Il Segretario Generale Alberto Lombardo  al Congresso Mondiale sulla Noonomia

Il Segretario Generale Alberto Lombardo al Congresso Mondiale sulla Noonomia

Il Segretario Generale del Partito Comunista Alberto Lombardo ha partecipato a Roma al Global Congress della World Association of Noonomy, presentando l’intervento “Teoria del Valore e Noonomia”. Il contributo approfondisce i punti di contatto e di confronto tra la teoria della noonomia, il marxismo e la teoria del valore.

Il programma del congresso comprende esplicitamente sessioni dedicate ai fondamenti teorici della noonomia, alla trasformazione dell’economia mondiale, alla cultura e alla creatività, mentre tra i contributi italiani è indicato anche quello di Alberto Lombardo sul rapporto tra teoria del valore e noonomia.

Il Segretario Generale Alberto Lombardo al 19° Forum della World Association for Political Economy a Londra

Il Segretario Generale Alberto Lombardo al 19° Forum della World Association for Political Economy a Londra

Il segretario generale del Partito Comunista, compagno Alberto Lombardo, ha partecipato al 19° Forum della World Association for Political Economy, svoltosi dal 5 al 7 agosto all’Università di Greenwich, a Londra. Il suo contributo, dedicato ad Adam Smith, alla guerra e ai flussi finanziari globali, è stato presentato in due sessioni del Forum.

IL GIOCO DELLE TRE CARTE

IL GIOCO DELLE TRE CARTE


Leggiamo sul Fatto Quotidiano del 26 aprile l’articolo “Rifondazione si allei col Campo largo per spedire a casa Meloni” in cui il segretario Acerbo proclama, all’indomani delle celebrazioni del 25 aprile, di voler fare “un accordo tecnico con il campo largo”, come emerso nel Comitato Politico Nazionale del 12 aprile, in cui la linea pro-accordo ha prevalso con 89 voti, contro 80.

A parte le polemiche interne che ci asteniamo dal commentare, Acerbo usa due argomenti a sostegno della sua ipotesi. Uno che gli darebbe sonoramente torto dal punto di vista politico e uno veramente scorretto e infamante nel secondo.
Il primo esempio di desistenza di La France Insumise (LFI) di Melenchon che, a detta di Acerbo, «nelle ultime Amministrative in Francia ha ritirato i suoi candidati dove era necessario per battere il partito della Le Pen». Questo in generale è falso.

A Marsiglia il deputato di LFI è arrivato terzo e di fronte al rifiuto di un’alleanza posto dal candidato di sinistra ha scelto di ritirarsi, dicendo che «di fronte all’irresponsabilità di un uomo, ci assumeremo la responsabilità di un milione di persone». Anche a Parigi il vincitore socialista del primo turno ha annunciato che “non ci sarà alcuna alleanza con LFI al ballottaggio”, ma in questo caso la candidata di LFI non si è ritirata.

Aberrante l’esempio riportato da Acerbo sul «Portogallo, dove nelle Presidenziali i comunisti hanno dato indicazione di voto contro la destra». Una dichiarazione infamante per la politica conseguente e senza compromessi che quel partito ha sempre perseguito in un contesto difficilissimo caratterizzato da due destre come da noi. In un paese a regime parlamentare (quello portoghese come quello italiano) non si può paragonare l’elezione del Presidente della Repubblica, in cui questi non ha un ruolo politico ma di garante della Costituzione, con quella del Capo del Governo. «… il PCP ha compiuto una scelta tattica chiarissima al ballottaggio: impedire l’elezione di Ventura, senza trasformare questa indicazione in adesione politica al programma socialista.

Vista la situazione, infatti, votare contro il candidato reazionario significava votare Seguro, ma senza alcuna illusione sul suo posizionamento di fondo e senza rinunciare a una linea autonoma di lotta e alternativa. Anche nel resto dell’area della sinistra radicale portoghese è stato ribadito esplicitamente che “votare Seguro per battere Ventura” non equivale a sostenerlo politicamente.» [1]
Invece il “campo largo” ha una connotazione politica ed è indirizzato alla formazione del governo in caso di successo della coalizione.
Per giustificare il suo preteso “pragmatismo”, Acerbo si arrampica sugli specchi citando l’esito del recente referendum, che tutti i commentatori politici seri separano completamente da una possibile ricaduta di tipo elettorale [2]. Ma poi “bara”, invocando «un’agenda totalmente diversa da quella di Draghi o di Von der Leyen». Ricordiamo che il Governo Draghi è stato votato sia dal PD che dal M5S. La von der Leyen dal PD (con due eccezioni) e non dal M5S.

Di grazia, Acerbo di cosa parla?

[1] https://giuliochinappi.com/2026/02/15/portogallo-bloccato-lassalto-della-destra-ma-nessun-assegno-in-bianco-a-seguro/
[2] https://ilpartitocomunista.it/referendum-e-democrazia-rappresentativa/

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A Cuba non si arrende nessuno

A Cuba non si arrende nessuno

Il criminale blocco statunitense ai danni del popolo cubano si basa ovviamente non sullo strangolamento economico, ma anche su quello della comunicazione, nella speranza di abbattere l’enorme empatia e solidarietà che l’eroica resistenza del popolo cubano continua a ricevere in tutto il mondo.

Di passaggio, anche il Venezuela Bolivariano subisce lo stesso trattamento da parte dei centri di propaganda imperialisti e delle sue ramificazioni territoriali. Ciò viene promosso attraverso la delegittimazione della presidenza ad interim, usando menzogne più volte smentite di fine del monopolio statale dello sfruttamento delle risorse energetiche e persino ripetendo la bugia che si fosse inviato un carico di petrolio a Israele.

Armi di distrazione di massa.

Tornando a Cuba. La prima campagna di disinformazione è partita dicendo che Cuba è sola e i suoi alleati l’hanno abbandonata. “Come mai la Russia e la Cina non portano le loro navi da guerra nei Caraibi?”. Ovviamente questa enorme sciocchezza può essere creduta solo da chi ha una esperienza militare nei giochi da tavolo (quelli delle feste natalizie, non quelli di alto livello, non vogliamo offendere nessuno), non tenendo conto che sarebbe impraticabile il relativo impegno logistico da parte di forze militari che non hanno basi fuori dal proprio territorio. Vediamo il fallimento degli USA, la prima potenza militare, contro l’Iran, pur considerando l’enorme dispiegamento di basi nella regione. Immaginiamo la seconda o la terza potenza contro la prima, sotto casa di questa e con le proprie basi logistiche distanti a decine di migliaia di miglia.

Però sappiamo che, tenendo conto dei tempi tecnici, la Cina ha fatto arrivare un carico di aiuti alimentari e la Russia ha già fatto attraccare una petroliera a Cuba, scortata da una nave militare russa, e ne sta arrivando un’altra. Ciò ha provocato la classica reazione TACO (Trump always chickens out, Trump fa sempre marcia indietro come un pollo) secondo la quale a lui non importa che arrivino carichi umanitari. Di conseguenza anche il Messico ha ripreso a mandare aiuti e rifornimenti energetici.

La notizia che esce oggi, anche ripresa da Telesur [1], è: “Cuba rilascia 2.010 persone private della libertà”. Già ci aspettiamo gli alti lai dei rivoluzionari da tastiera che piangeranno dicendo che Cuba si è arresa.

Stiano tranquilli costoro. Pensino che questo è il quinto perdono effettuato dal governo cubano dal 2011, a beneficio di oltre 11.000 persone. La grazia è stata concessa a giovani, donne, adulti over 60, quelli che arrivano alla fine del rilascio anticipato nell’ultimo semestre e l’anno prossimo; così come gli stranieri e i cittadini cubani residenti all’estero. Non sono contemplati coloro che hanno commesso reati di violenza sessuale, pedofilia con violenza, omicidio, omicidio, droga, furto e massacro di bestiame, rapina con violenza o forza con l’uso di armi o vittime minori, corruzione di minori, reati contro l’autorità, recidivi e colpevoli di reati multipli o già graziati.

“¡Aquí no se rinde nadie!” (Camilo Cienfuegos)

 

[1] https://www.telesurtv.net/cuba-libera-a-2-010-personas-privadas-de-libertad/

 

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REFERENDUM E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

REFERENDUM E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Sul merito dell’esito del referendum si può dire che la controriforma non è passata e le forze di Governo hanno subito una brutta sconfitta. In realtà sembra che la Lega sia quella che è uscita meglio, infatti le uniche roccaforti della destra dove il Sì ha prevalso sono quelle dove tradizionalmente essa è radicata: Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Lombardia (ma non Milano). Invece nel resto d’Italia, e marcatamente nel sud, il No ha inaspettatamente (?) prevalso. Persino nel Lazio.

I grandi problemi della giustizia in Italia restano inalterati. Almeno non peggiorano. Ci riferiamo non solo ai problemi lamentati dai magistrati, a cominciare dalle carenze di organico e di risorse, ma anche e soprattutto a quelli che coinvolgono i cittadini più vulnerabili: carceri piene di povera gente; giustizia civile, e ancor di più del lavoro, per chi può e per chi ha le giuste conoscenze.

Ma è interessante notare l’andamento dell’affluenza nelle ultime consultazioni.

Camera 2013 75,20 %; Europee 2014 58,69 %; Camera 2018 72,94 %; Europee 2019 56,09 %; Camera 2022 63,91 %; Europee 2024 49,69 %; Referendum 2026 58,93

Assimiliamo quest’ultima consultazione alle altre a causa della forte politicizzazione che esse hanno subito. Non sembra congruo invece assimilare questo referendum ai precedenti in cui il quorum non fu raggiunto.

I trend in caduta sono paralleli. I candidati alle europee sono pochissimi e quindi l’attrattività esercitata da “parentele” e “affini” sono di meno, facendo abbassare la curva delle europee rispetto a quelle delle politiche, ma la tendenza al crollo ha la stessa velocità.

Cosa dire?

L’attrattività delle forze di Governo prevale quando scendono in campo i “ras” locali, altrimenti la prevalenza della destra si sgonfia paurosamente.

D’altro lato la “sinistra” riesce a prevalere su temi “larghi” e “difensivi”, come questa volta, ma non su proposte politiche proprie e autonome che difatti non ha, e da tempo, essendosi resa del tutto indistinguibile dalla “destra”.

La gente normale questo lo capisce sempre di più e reagisce nell’unico modo che può: non andando a votare.

Le proposte alternative vere, e non interne a questo o a quel campo, sono bloccate sia da leggi liberticide che erigono barriere all’accesso di nuove sigle politiche, che litigiosità interne giustificate ma spesso indotte per creare “rumore” di disturbo. Chi ancora resta incantato dal teatrino “destra-sinistra” viene colpito dalla sindrome del “voto utile”, atterrito dalla prospettiva che possano vincere “gli altri”, e quindi ingoia il boccone amaro turandosi non solo il naso, ma anche tutto il resto.

La democrazia rappresentativa non funziona più (se mai ha funzionato) perché ci sono i partiti a presentarsi alle elezioni. Partiti ben lontani dal rappresentare le idealità, e perché no?, le ideologie contrapposte, partiti di massa ed educatori di classi dirigenti. Ma ammucchiate di persone eterogenee scelte dai capipartito e usate solo per fungere da collettori di voti.

Laddove non si votano i partiti ma le singole persone, come in Cina e a Cuba, la democrazia come selezione dei migliori funziona. Là vanno a votare tutti o quasi perché credono nel sistema, e non perché hanno i fucili puntati.

Questa è situazione del disastro della democrazia italiana, e non solo italiana ma occidentale in generale, ormai arrivata alla putrescenza.

Ciò che vediamo è l’effetto e non la causa.

La causa sta più a monte. Sta nel predominio del puparo che agita i due pupi contrapposti come i Rinaldo e Orlando di turno.

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ANCORA UNA VOLTA MENTONO. VOGLIONO SOLO LA GUERRA: Attacco imperialista all’Iran!

ANCORA UNA VOLTA MENTONO. VOGLIONO SOLO LA GUERRA: Attacco imperialista all’Iran!

Israele e gli USA hanno lanciato l’attacco contro l’Iran.

Finora sono stati colpiti circa 30 obiettivi in tutto l’Iran, inclusa la residenza del Presidente iraniano e un quartier generale dell’intelligence, il Ministero dell’Intelligence iraniano, l’Agenzia iraniana per l’Energia Atomica, il QG delle Guardie della Rivoluzione

Ciò è avvenuto mentre sembrava che la diplomazia stesse avendo i propri frutti.

Il 26 febbraio i colloqui Iran-USA a Ginevra erano arrivati a “uno dei nostri cicli di negoziati più seri e lunghi” sul nucleare. Ci si aspettava che avrebbero dovuto riprendere a Vienna lunedì, secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che si era dichiarato “vicino” agli Stati Uniti su molte questioni, definendo entrambe le parti come “più serie” rispetto al passato nel raggiungere un accordo. Tra l’altro era previsto che “a partire da lunedì, i team tecnici di Vienna e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica inizieranno le revisioni tecniche degli esperti per inquadrare alcune questioni tecniche in un quadro specifico e poi adattarle alle richieste e alle considerazioni politiche di entrambe le parti.”

Invece oggi l’attacco proditorio.

Ciò svela definitivamente che le sommosse di gennaio in Iran, tramutate dagli agenti provocatori in terrorismo, erano la copertura all’azione bellica di oggi. Vedremo se i pacifisti di casa nostra saranno in grado di aprire gli occhi e uscire dall’ignobile posizione di equidistanza tra “l’aggressore e l’aggredito”.

Ciò svela definitivamente come le trattative diplomatiche per gli USA, Israele, l’UE e tutto il campo imperialista e bellicista sono solo trucchi malevoli per prendere tempo e poi attaccare senza alcun riguardo per il diritto internazionale, che ormai sappiamo “vale fino a un certo punto”. Lo stesso schema abbiamo visto nelle trattative che hanno preceduto la crisi ucraina del 2022 quando hanno fatto fallire le trattative per risolvere il conflitto nel Donbass che perdurava fin dal colpo di stato nazista del 2014. Lo stesso schema vediamo ripetersi ai danni del popolo palestinese, ingannato da decenni sul miraggio di avere uno stato riconosciuto e protetto contro l’espansionismo sionista.

Ciò svela definitivamente che la forza militare Usa e Israeliana non è e non è mai stata una difesa contro le minacce esterne, ma solo la più aggressiva macchina che minaccia tutti i popoli del mondo

FERMIAMOLI

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DAI NEMICI MI GUARDO IO, DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO – La lotta anti-imperialista in Venezuela non si è mai fermata

DAI NEMICI MI GUARDO IO, DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO – La lotta anti-imperialista in Venezuela non si è mai fermata

Mai proverbio fu più azzeccato!
 
Prendiamo spunto dalla frase contenuta nell’articolo di Luciana Castellina dell’8 febbraio del manifesto (giornale che si vanta abusivamente di essere un “quotidiano comunista”), solo perché tale foglio ha una risonanza maggiore di innumerevoli blog e organizzazioni che a parole dichiarano appoggio a Cuba socialista, quando invece tentano di minarne la solidarietà attaccando i suoi principali sostegni internazionali. In questo caso si tratta del Venezuela bolivariano.
Nell’articolo, di cui riportiamo per intero una frase onde non si possa equivocare, si legge:
 
«L’OCCIDENTE, come si vede, in barba ai suoi “valori” accetta disciplinato il diktat di Trump. Il quale, nel frattempo, soddisfatto per non aver trovato ostacoli al suo programma, ha mandato a dire all’Avana che lui è pronto ad un accordo e che, anzi, lui «sarà molto gentile» e farà quanto necessario per rendere finalmente Cuba libera. Come nel Venezuela che ha accettato, per salvarsi, di ammazzare definitivamente la Rivoluzione bolivariana, aprendo alla totale privatizzazione del suo petrolio.»
 
La “narrazione” che il governo venezuelano abbia aperto alla “totale privatizzazione” è appunto frutto dei desideri di Trump e non è corroborata da nessun atto del governo bolivariano in carica.
La verità è radicalmente opposta.
 
1. La notizia che sfugge all’informazione di regime: «La raffineria di Dos Bocas entra a pieno regime e il Messico taglia le importazioni dagli USA ai minimi da 16 anni. Un duro colpo per i raffinatori americani che perdono greggio pesante e quote di mercato. Trump ha bisogno ora di greggio pesante, come il Venezuelano.» (vedi i dettagli in coda) [1]
2. Il governo bolivariano ribadisce che le riforme sono in piena continuità con quanto delineato sia durante la presidenza Chavez che quella Maduro, in quanto il sistema produttivo venezuelano necessita di costosi investimenti che il blocco statunitense ha impedito. Inoltre il mercato petrolifero venezuelano è aperto a ogni acquirente ne sia interessato e non è certo ostaggio degli USA.
3. Già il primo carico ha fruttato al Venezuela un’entrata di 500 milioni di dollari che, contrariamente a quanto affermato dal vendifumo Trump, verranno spesi per il benessere del popolo e del sistema produttivo interno.
4. Il Messico (altro oggetto della propaganda filoimperialista) sta urgentemente mandando aiuti umanitari a Cuba. La Russia (la cattivona per eccellenza) ha dichiarato che continuerà a sostenere Cuba con tutte le sue forze. Altrettanto fa la Cina socialista.
 
In sintesi.
Trump si è macchiato di un crimine orrendo – contro i cittadini venezuelani e contro gli eroi cubani difensori della persona del Presidente Maduro e di sua moglie, violando le più elementari regole del diritto internazionale – per mascherare una sconfitta epocale che l’imperialismo statunitense sta subendo nel suo “cortile di casa”. Ma il risultato non cambia, perché gli investitori hanno manifestato seri dubbi a investire in Venezuela, non perché quel Paese non sia affidabile, ma perché non lo è l’aggressiva politica americana, in preda al terrore da ultimi giorni dell’impero, che spaventa anche i propri amici.
 
La Presidente messicana Claudia Sheinbaum sta dando un’eccellente prova di protezione della sovranità del suo Paese, in condizioni molto difficili, attraverso la compagnia statale Pemex. Ovviamente nulla garantisce che nel prossimo futuro questo percorso non possa essere invertito.
 
Il governo bolivariano, col coltello puntato alla gola, ha messo in scacco il tracotante Trump e l’imperialismo USA, in continuità con quanto fatto nei decenni precedenti dal Comandante Chavez e dal Presidente Maduro.
 
Cuba resiste e la rete di solidarietà (quella vera!) si estende.
 
Un’ultima domanda ai castellini e alle castelline di tutto il mondo:
CI SEI O CI FAI?
 
***********
Dettagli sulla produzione della nuova raffineria messicana:
«Questo cambiamento rappresenta una pessima notizia per i raffinatori statunitensi, che si trovano a fronteggiare una “tempesta perfetta”: stanno perdendo contemporaneamente le forniture di greggio pesante messicano e i volumi di esportazione dei prodotti raffinati verso il loro vicino meridionale.
Per anni, il Messico è stato uno dei principali acquirenti di carburante dagli Stati Uniti, paradossalmente esportando petrolio greggio per poi ricomprare benzina raffinata. Per interrompere questo ciclo, il governo ha costruito una nuova raffineria costata circa 20 miliardi di dollari, concepita per aumentare l’indipendenza energetica del Paese.
La raffineria Olmeca, nota anche come Dos Bocas, è stata il fulcro della precedente amministrazione guidata da Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO), con l’intento di restituire centralità alla compagnia statale Pemex nel sistema energetico messicano.
Questa dinamica, perfettamente in linea con i piani di sovranità energetica messicana, crea un doppio problema per l’industria statunitense. I raffinatori del Golfo del Messico, infatti, sono strutturati per lavorare il greggio pesante (come il Maya messicano o il venezuelano) e hanno sempre contato sul Messico come mercato di sbocco per i prodotti finiti.
Ecco spiegato perché Trump sta spingendo le società petrolifere USA e di mezzo mondo a investire in Venezuela: le sue raffinerie hanno bisogno di questo greggio.» [1]
 
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