L’IRA DEGLI USA E IL MARASMA DELL’UE Di fronte all’IRA (Inflation Reduction Act) degli Stati Uniti, che con misure protezionistiche di aiuti di Stato metteranno definitivamente fuori gioco la manifattura europea, l’Unione Europea dimostra tutta la propria inconsistenza e subalternità. Ad oggi il 77% degli aiuti di Stato è concentrato finora in Francia e Germania, che hanno la capacità di sforare nel debito pubblico più di altri, a cominciare da noi, grazie alle regole che prima hanno imposto agli altri e ora vogliono violare. Il resto dei condomini forzati di questo palazzo chiamata UE – che assomiglia più a una prigione –si sforzano di salire sulla barca comune. Il documento presentato dal Governo sedicente sovranista italiano condanna l’approccio «frammentario» e rileva: «Nell’assenza di un’immediata risposta di politica industriale, ciò può trasformarsi in una seria minaccia alla sopravvivenza dell’Europa nel panorama manifatturiero». Bella scoperta! E la soluzione? La «strada maestra per affrontare l’impatto dell’Ira sull’industria europea è il dialogo transatlantico. Questo dialogo è stato affinato dal coordinamento sulle sanzioni contro la Russia. Dovremmo perseguire lo stesso approccio sull’IRA, alla ricerca di soluzioni costruttive.» Cioè, per sfuggire agli artigli della parte forte dell’UE, ci diamo in pasto alle fauci degli USA, da dove arriva la ventata bellicista che desertificherà l’Europa, compresi quelli che al momento cercano di trovare una via d’uscita alla chetichella a uno a uno. Fa mi faccia il piacere!


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L’IRA DEGLI USA E IL MARASMA DELL’UE
Di fronte all’IRA (Inflation Reduction Act) degli Stati Uniti, che con misure protezionistiche di aiuti di Stato metteranno definitivamente fuori gioco la manifattura europea, l’Unione Europea dimostra tutta la propria inconsistenza e subalternità.
Ad oggi il 77% degli aiuti di Stato è concentrato finora in Francia e Germania, che hanno la capacità di sforare nel debito pubblico più di altri, a cominciare da noi, grazie alle regole che prima hanno imposto agli altri e ora vogliono violare. Il resto dei condomini forzati di questo palazzo chiamata UE – che assomiglia più a una prigione –si sforzano di salire sulla barca comune.
Il documento presentato dal Governo sedicente sovranista italiano condanna l’approccio «frammentario» e rileva: «Nell’assenza di un’immediata risposta di politica industriale, ciò può trasformarsi in una seria minaccia alla sopravvivenza dell’Europa nel panorama manifatturiero».
Bella scoperta! E la soluzione?
La «strada maestra per affrontare l’impatto dell’Ira sull’industria europea è il dialogo transatlantico. Questo dialogo è stato affinato dal coordinamento sulle sanzioni contro la Russia. Dovremmo perseguire lo stesso approccio sull’IRA, alla ricerca di soluzioni costruttive.»
Cioè, per sfuggire agli artigli della parte forte dell’UE, ci diamo in pasto alle fauci degli USA, da dove arriva la ventata bellicista che desertificherà l’Europa, compresi quelli che al momento cercano di trovare una via d’uscita alla chetichella a uno a uno.
Fa mi faccia il piacere!

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“E STALINGRADO GRIDÒ VITTORIA!” Il 2 febbraio 1943 l’Armata Rossa respingeva i nazisti a #Stalingrado in quella che fu la più grande e decisiva battaglia della seconda guerra mondiale. La controffensiva dei sovietici sancì la definitiva sconfitta della Germania nazista. Il sangue versato dall’armata rossa e dal fiero popolo sovietico per le strade di Stalingrado, portò successivamente alla conquista di Berlino nel cuore del Terzo Reich. L’Europa intera deve molto di più all’Unione Sovietica di quanto qualche farlocco revisionista vorrebbe far credere. Il Partito Comunista non dimentica.


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“E STALINGRADO GRIDÒ VITTORIA!”
Il 2 febbraio 1943 l’Armata Rossa respingeva i nazisti a #Stalingrado in quella che fu la più grande e decisiva battaglia della seconda guerra mondiale.
La controffensiva dei sovietici sancì la definitiva sconfitta della Germania nazista.
Il sangue versato dall’armata rossa e dal fiero popolo sovietico per le strade di Stalingrado, portò successivamente alla conquista di Berlino nel cuore del Terzo Reich.
L’Europa intera deve molto di più all’Unione Sovietica di quanto qualche farlocco revisionista vorrebbe far credere.
Il Partito Comunista non dimentica.

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IN FRANCIA PROTESTANO PER LE PENSIONI IN ITALIA RESTIAMO A GUARDARE A Parigi scendo in piazza mezzo milioni di persone per protestare contro la riforma delle pensioni, in Italia invece continuano a diminuirle e ad innalzare l’età pensionabile nel totale silenzio dei sindacati concertativi. La seconda ondata di proteste contro i piani del presidente Emmanuel Macron di innalzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni sta bloccando l’intero paese. Otto grandi sindacati hanno aderito: chiuse scuole e raffinerie di petrolio. Fermo il trasporto pubblico con gravi disagi. La partecipazione in aumento rispetto al primo appuntamento contro la riforma delle pensioni del 19 gennaio, secondo il sindacato francese Cgt: in piazza a Parigi, a Montparnasse, sono scesi oggi 500.000 manifestanti, contro i 400.000 della prima volta. Nel nostro paese invece queste proteste non accadono più, complici sopratutto i sindacati concertativi che si sono piegati a tutte le direttive che i governi degli ultimi anni hanno emanato, intatti un lavoratore italiano può andare in pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni di età, con almeno 20 anni di contribuzione. Oppure andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva se lavoratrice donna, oppure con 42 anni e 10 mesi se lavoratore uomo.


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IN FRANCIA PROTESTANO PER LE PENSIONI
IN ITALIA RESTIAMO A GUARDARE

A Parigi scendo in piazza mezzo milioni di persone per protestare contro la riforma delle pensioni, in Italia invece continuano a diminuirle e ad innalzare l’età pensionabile nel totale silenzio dei sindacati concertativi.

La seconda ondata di proteste contro i piani del presidente Emmanuel Macron di innalzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni sta bloccando l’intero paese. Otto grandi sindacati hanno aderito: chiuse scuole e raffinerie di petrolio. Fermo il trasporto pubblico con gravi disagi.
La partecipazione in aumento rispetto al primo appuntamento contro la riforma delle pensioni del 19 gennaio, secondo il sindacato francese Cgt: in piazza a Parigi, a Montparnasse, sono scesi oggi 500.000 manifestanti, contro i 400.000 della prima volta.

Nel nostro paese invece queste proteste non accadono più, complici sopratutto i sindacati concertativi che si sono piegati a tutte le direttive che i governi degli ultimi anni hanno emanato, intatti un lavoratore italiano può andare in pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni di età, con almeno 20 anni di contribuzione. Oppure andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva se lavoratrice donna, oppure con 42 anni e 10 mesi se lavoratore uomo.

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BASTA PROPAGANDA MOBILITIAMOCI Armi sempre più letali e capaci di colpire in profondità la Russia, ossia di accendere la miccia della Terza Guerra Mondiale. Minacce degli USA alla Cina, chiamando allo scontro entro il 2024/25. Israele conduce la sua guerra parallela: prima scatena l’inferno dentro il campo profughi di Jenin e poi attacca importanti istallazioni sul territorio iraniano. Provocazioni alla Serbia per costringerla ad aderire all’asse del “bene”. Nel frattempo l’Italia regala altre 5 motovedette al governo fantoccio di Tripoli responsabile dei traffici di petrolio e di esseri umani. La Francia in rivolta contro la riforma delle pensioni che le porterebbero alla bella cifra di 64 anni (da noi sono 67). Da noi il carovita ha già tagliato il 7,6% dei salari senza che nessun recupero sia alle viste. Già i salari italiani sono gli unici in tutta Europa che non crescono da vent’anni. Gli infortuni sul lavoro ritornano ai livelli precovid (1.100 l’anno scorso secondo l’INAIL, addirittura 1.499 secondo altre fonti), ossia nulla si è fatto veramente a proposito questo gravissimo fenomeno. Il Governo Meloni fa la faccia feroce agli indigenti che non trovano lavoro, spacca l’Italia con l’“autonomia differenziata”, completando l’opera iniziata dal PD, con una riforma che garantirà solo le privatizzazioni al nord e al sud, mentre ai cittadini resteranno solo i Lep (Livelli essenziali di prestazione), dove “essenziali” è tutto da vedere cosa ci concederanno. Il popolo italiano vede nero il suo futuro, è contrario alla guerra, alle sanzioni, alla politica atlantista ed “europeista” che in realtà sta desertificando l’Europa. Di cosa si occupa il Parlamento italiano, per una volta a banchi quasi al completo? Di cose irrilevanti. Litigano animatamente su argomenti che coinvolgono solo loro per continuare a far credere che siano diversi, ma invece sono sempre le due facce della stessa medaglia. E l’informazione? E l’intrattenimento? Ormai è tutta propaganda. Anche il Festival di San Remo viene arruolato alla guerra. Non sanno più cosa inventare per tenere il popolo italiano narcotizzato. È il momento di svegliarsi, di dire no. Il popolo italiano come il popolo francese. L’Italia che lavora alzi la testa. L’11 febbraio scendiamo in piazza contro la guerra e contro questa becera propaganda di regime. Anche nella tua regione puoi andare davanti le sedi della RAI a protestare. Iniziamo da qui.


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BASTA PROPAGANDA
MOBILITIAMOCI

Armi sempre più letali e capaci di colpire in profondità la Russia, ossia di accendere la miccia della Terza Guerra Mondiale. Minacce degli USA alla Cina, chiamando allo scontro entro il 2024/25. Israele conduce la sua guerra parallela: prima scatena l’inferno dentro il campo profughi di Jenin e poi attacca importanti istallazioni sul territorio iraniano. Provocazioni alla Serbia per costringerla ad aderire all’asse del “bene”. Nel frattempo l’Italia regala altre 5 motovedette al governo fantoccio di Tripoli responsabile dei traffici di petrolio e di esseri umani.
La Francia in rivolta contro la riforma delle pensioni che le porterebbero alla bella cifra di 64 anni (da noi sono 67). Da noi il carovita ha già tagliato il 7,6% dei salari senza che nessun recupero sia alle viste. Già i salari italiani sono gli unici in tutta Europa che non crescono da vent’anni. Gli infortuni sul lavoro ritornano ai livelli precovid (1.100 l’anno scorso secondo l’INAIL, addirittura 1.499 secondo altre fonti), ossia nulla si è fatto veramente a proposito questo gravissimo fenomeno.
Il Governo Meloni fa la faccia feroce agli indigenti che non trovano lavoro, spacca l’Italia con l’“autonomia differenziata”, completando l’opera iniziata dal PD, con una riforma che garantirà solo le privatizzazioni al nord e al sud, mentre ai cittadini resteranno solo i Lep (Livelli essenziali di prestazione), dove “essenziali” è tutto da vedere cosa ci concederanno.
Il popolo italiano vede nero il suo futuro, è contrario alla guerra, alle sanzioni, alla politica atlantista ed “europeista” che in realtà sta desertificando l’Europa.
Di cosa si occupa il Parlamento italiano, per una volta a banchi quasi al completo? Di cose irrilevanti. Litigano animatamente su argomenti che coinvolgono solo loro per continuare a far credere che siano diversi, ma invece sono sempre le due facce della stessa medaglia.
E l’informazione? E l’intrattenimento? Ormai è tutta propaganda. Anche il Festival di San Remo viene arruolato alla guerra. Non sanno più cosa inventare per tenere il popolo italiano narcotizzato.
È il momento di svegliarsi, di dire no. Il popolo italiano come il popolo francese. L’Italia che lavora alzi la testa.
L’11 febbraio scendiamo in piazza contro la guerra e contro questa becera propaganda di regime. Anche nella tua regione puoi andare davanti le sedi della RAI a protestare. Iniziamo da qui.

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LA NATO VUOLE ALTRE GUERRE La NATO vuole iniziare un’altra guerra, dopo quello che sta avvenendo in Ucraina, vuole esportare il conflitto ancora più a est. L’organizzazione che controlla direttamente anche le politiche estere italiane ha deciso di attaccare anche la Cina e lo fa attraverso le parole del suo Segretario Generale Stoltenberg durante un incontro con il premier giapponese Kishida: “Guerra oggi in Europa, domani forse in Asia” “Pechino osserva con attenzione cosa sta accadendo oggi in Ucraina e questo potrà influenzare le sue decisioni future: ciò che accade oggi in Europa potrà accadere domani in Asia”. Giappone e Nato concordano che la sicurezza nell’area transatlantica e dell’indopacifico è “interconnessa” e che la guerra in Ucraina non è una sfida “solo europea”. La NATO è un’organizzazione intergovernativa nata nel 1949 che fino ad oggi ha portato avanti moltissime guerre dalla sua nascita fino ad oggi, molte delle quali in maniera illegale, tra cui: la guerra illegale contro l’Iran (1953); la guerra illegale contro l’Egitto (1956); la guerra illegale contro Cuba (1961): dopo la rivoluzione nei Caraibi, la guerra illegale contro il Vietnam (1964), con la menzogna sul golfo del Tonchino e la manipolazione dei media, la guerra illegale contro il Nicaragua (1981); la guerra illegale contro la Serbia (1999), col bombardamento del Kosovo, il 24 marzo, e la Nato che si trasforma (definitivamente) da alleanza locale a scopo difensivo in alleanza aggressiva globale; la guerra illegale contro l’Iraq (2003) per finire con le guerre più vicine ai giorni nostri con la guerra illegale contro la Libia (2011) e la guerra illegale contro l’Ucraina (2014), con dell’ampliamento a est della Nato. Questi sono solo alcuni esempi delle operazioni di guerra che ha portato avanti. La NATO è un’organizzazione che porta solamente guerra ovunque vada e il nostro paese ne è completamente succube, costretto a spendere il 2% del proprio pil ogni anno per sovvenzionarla. Fuori l’Italia dalla NATO Fuori la NATO dall’Italia. Subito.


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LA NATO VUOLE ALTRE GUERRE

La NATO vuole iniziare un’altra guerra, dopo quello che sta avvenendo in Ucraina, vuole esportare il conflitto ancora più a est.
L’organizzazione che controlla direttamente anche le politiche estere italiane ha deciso di attaccare anche la Cina e lo fa attraverso le parole del suo Segretario Generale Stoltenberg durante un incontro con il premier giapponese Kishida: “Guerra oggi in Europa, domani forse in Asia”
“Pechino osserva con attenzione cosa sta accadendo oggi in Ucraina e questo potrà influenzare le sue decisioni future: ciò che accade oggi in Europa potrà accadere domani in Asia”. Giappone e Nato concordano che la sicurezza nell’area transatlantica e dell’indopacifico è “interconnessa” e che la guerra in Ucraina non è una sfida “solo europea”.

La NATO è un’organizzazione intergovernativa nata nel 1949 che fino ad oggi ha portato avanti moltissime guerre dalla sua nascita fino ad oggi, molte delle quali in maniera illegale, tra cui: la guerra illegale contro l’Iran (1953); la guerra illegale contro l’Egitto (1956); la guerra illegale contro Cuba (1961): dopo la rivoluzione nei Caraibi, la guerra illegale contro il Vietnam (1964), con la menzogna sul golfo del Tonchino e la manipolazione dei media, la guerra illegale contro il Nicaragua (1981); la guerra illegale contro la Serbia (1999), col bombardamento del Kosovo, il 24 marzo, e la Nato che si trasforma (definitivamente) da alleanza locale a scopo difensivo in alleanza aggressiva globale; la guerra illegale contro l’Iraq (2003) per finire con le guerre più vicine ai giorni nostri con la guerra illegale contro la Libia (2011) e la guerra illegale contro l’Ucraina (2014), con dell’ampliamento a est della Nato.
Questi sono solo alcuni esempi delle operazioni di guerra che ha portato avanti.

La NATO è un’organizzazione che porta solamente guerra ovunque vada e il nostro paese ne è completamente succube, costretto a spendere il 2% del proprio pil ogni anno per sovvenzionarla.
Fuori l’Italia dalla NATO
Fuori la NATO dall’Italia.
Subito.

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ANCHE I GIGANTI DEL WEB INIZIANO A LICENZIARE Grazie alle nuove tecnologie e all’avvento di internet in quasi tutte le case avremmo dovuto lavorare meno, lavorare meglio e vivere meglio, grazie anche a tutte le nuove tecnologie degli ultimi venti anni. La realtà dei fatti però non è così, persino il mercato fiorente del web (sempre in crescita negli ultimi anni) si appresta a tagliare drasticamente il personale con il solo fine di aumentare (sempre più a dismisura) i profitti. Così i giganti del web nelle ultime settimane hanno iniziato a licenziare in tronco i propri dipendenti: Google 12.000 , Microsoft 10.000, Twitter 4000, Meta 11.000 e Amazon ben 18.000 licenziamenti. La storia dei licenziamenti di Google ha un particolare che insulta ancora di più i propri ex lavoratori, l’azienda infatti ha annunciato che stava tagliando 12.000 dipendenti, circa il 6% della forza lavoro a tempo pieno e molti dipendenti si sono svegliati per trovare il loro accesso alle proprietà dell’azienda bloccati con solamente una mail contenete delle FAQ per il licenziamento . Alcuni dei dipendenti licenziati erano di lunga data o recentemente promossi. La tecnologia e i nuovi mezzi che avrebbero dovuto far lavorare meno e meglio i lavoratori si è trasformata solamente in un metodo nuovo per arricchire i grandi dirigenti di queste multinazionali che sfruttano sempre di più i propri dipendenti con paghe e orari di lavoro al limite dello schiavismo.


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ANCHE I GIGANTI DEL WEB INIZIANO A LICENZIARE

Grazie alle nuove tecnologie e all’avvento di internet in quasi tutte le case avremmo dovuto lavorare meno, lavorare meglio e vivere meglio, grazie anche a tutte le nuove tecnologie degli ultimi venti anni.

La realtà dei fatti però non è così, persino il mercato fiorente del web (sempre in crescita negli ultimi anni) si appresta a tagliare drasticamente il personale con il solo fine di aumentare (sempre più a dismisura) i profitti. Così i giganti del web nelle ultime settimane hanno iniziato a licenziare in tronco i propri dipendenti: Google 12.000 , Microsoft 10.000, Twitter 4000, Meta 11.000 e Amazon ben 18.000 licenziamenti.

La storia dei licenziamenti di Google ha un particolare che insulta ancora di più i propri ex lavoratori, l’azienda infatti ha annunciato che stava tagliando 12.000 dipendenti, circa il 6% della forza lavoro a tempo pieno e molti dipendenti si sono svegliati per trovare il loro accesso alle proprietà dell’azienda bloccati con solamente una mail contenete delle FAQ per il licenziamento . Alcuni dei dipendenti licenziati erano di lunga data o recentemente promossi.

La tecnologia e i nuovi mezzi che avrebbero dovuto far lavorare meno e meglio i lavoratori si è trasformata solamente in un metodo nuovo per arricchire i grandi dirigenti di queste multinazionali che sfruttano sempre di più i propri dipendenti con paghe e orari di lavoro al limite dello schiavismo.

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SUPER BONUS? SE NE HAI USUFRUITO L’AGENZIA DELLE ENTRATE TI IPOTECA LA CASA L’agenzia delle entrate, per salvaguardare i guadagni e gli interessi delle banche, ha deciso di ipotecare le case di chi ha usufruito dei bonus del 110% e del 90%. Ovviamente, come sempre accade nel nostro Paese con il consenso del governo, si pensa solamente a privilegiare i ricchi, le banche e le grandi multinazionali a penalizzando e impoverendo sempre di più il popolo. Queste misure Si chiamano in gergo “procedure cautelari”, prevedono l’ ipoteca preventiva sugli immobili che hanno beneficiato dei bonus 110% e 90%. L’ipoteca serve a garantire banche, Agenzia delle Entrate e creditori vari, a sindacare e a controllare su tutta la procedura , come da sentenza della Cassazione, sarà la stessa Agenzia delle Entrate. Di fatto con i “superbonus” i condomini hanno ipotecato le loro case. Il “Centro Studi ICAF” aveva già individuato, e ben prima della sentenza della Suprema Corte, oltre ottanta elementi di criticità: prevalentemente ignorati dagli amministratori condominiali nell’ambito della deliberazione delle opere di “riqualificazione del fabbricato attraverso ricorso a bonus fiscali”. Di fatto la Cassazione in questo caso ha sentenziato abbracciando una sfera che va del diritto tributario al diritto civile, dall’amministrativo al penale. Nei casi più sciagurati, già è possibile prevedere il pignoramento dell’immobile, e poi la messa all’asta. L’ipoteca serve a garantire solamente le banche, Agenzia delle Entrate e i grandi gruppi industriali e finanziari.che potranno appropriarsi degli immobili dei cittadini solamente perchè hanno usufruito dei bonus dati dallo Stato. Questo è l’ennesimo attacco a tutti i cittadini che in Italia posseggono una casa, il nostro paese infatti ha il più alto tasso di case di proprietà in tutta Europa .


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SUPER BONUS?
SE NE HAI USUFRUITO L’AGENZIA DELLE ENTRATE TI IPOTECA LA CASA

L’agenzia delle entrate, per salvaguardare i guadagni e gli interessi delle banche, ha deciso di ipotecare le case di chi ha usufruito dei bonus del 110% e del 90%. Ovviamente, come sempre accade nel nostro Paese con il consenso del governo, si pensa solamente a privilegiare i ricchi, le banche e le grandi multinazionali a penalizzando e impoverendo sempre di più il popolo.

Queste misure Si chiamano in gergo “procedure cautelari”, prevedono l’ ipoteca preventiva sugli immobili che hanno beneficiato dei bonus 110% e 90%. L’ipoteca serve a garantire banche, Agenzia delle Entrate e creditori vari, a sindacare e a controllare su tutta la procedura , come da sentenza della Cassazione, sarà la stessa Agenzia delle Entrate.
Di fatto con i “superbonus” i condomini hanno ipotecato le loro case. Il “Centro Studi ICAF” aveva già individuato, e ben prima della sentenza della Suprema Corte, oltre ottanta elementi di criticità: prevalentemente ignorati dagli amministratori condominiali nell’ambito della deliberazione delle opere di “riqualificazione del fabbricato attraverso ricorso a bonus fiscali”.

Di fatto la Cassazione in questo caso ha sentenziato abbracciando una sfera che va del diritto tributario al diritto civile, dall’amministrativo al penale.
Nei casi più sciagurati, già è possibile prevedere il pignoramento dell’immobile, e poi la messa all’asta.

L’ipoteca serve a garantire solamente le banche, Agenzia delle Entrate e i grandi gruppi industriali e finanziari.che potranno appropriarsi degli immobili dei cittadini solamente perchè hanno usufruito dei bonus dati dallo Stato.

Questo è l’ennesimo attacco a tutti i cittadini che in Italia posseggono una casa, il nostro paese infatti ha il più alto tasso di case di proprietà in tutta Europa .

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SOVRANISTI DI CARTONE “Assurdo e gratuito atto ostile della Nato nei confronti della Russia: non si schierano centinaia di carri armati su un confine all’improvviso”. Queste erano le parole del attuale ministro della Difesa Guido Crosetto del 9 gennaio del 2017 sull’invasione che l’Ucraina stava portando avanti in Donbass. Adesso che è ministro della Difesa sotto il governo Meloni, Crosetto ha cambiato completamente idea e si è tolto definitivamente la maschera da sovranista di cartone dimostrando tutta la fedeltà del governo italiano alle decisioni prese da NATO, USA e UE dichiarando pubblicamente che: “Se l’Italia non avesse condiviso la scelta di fornire armi all’Ucraina, si sarebbe messa ai margini della Nato.” Inoltre ha aggiunto che la prossima settimana “potrebbe nascere” un nuovo decreto che autorizzi gli aiuti, anche relativi ad approvvigionamenti militari, dell’Italia all’Ucraina. Quanto ai tempi operativi, il ministro ha parlato di “qualche settimana”. Il decreto sarebbe il sesto dall’inizio del sostegno italiano. Il nostro governo continua a preferire l’invio delle armi e sovvenzioni all’Ucraina invece di pensare al disastro economico e sociale che sta distruggendo molto velocemente il nostro paese. I soldi impiegati per questa operazione basterebbero per risollevare le sorti del nostro paese, ma come abbiamo visto, questi sovranisti di cartone preferiscono essere fedeli ubbidienti della NATO a scapito del benessere del proprio popolo.


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SOVRANISTI DI CARTONE

“Assurdo e gratuito atto ostile della Nato nei confronti della Russia: non si schierano centinaia di carri armati su un confine all’improvviso”. Queste erano le parole del attuale ministro della Difesa Guido Crosetto del 9 gennaio del 2017 sull’invasione che l’Ucraina stava portando avanti in Donbass.

Adesso che è ministro della Difesa sotto il governo Meloni, Crosetto ha cambiato completamente idea e si è tolto definitivamente la maschera da sovranista di cartone dimostrando tutta la fedeltà del governo italiano alle decisioni prese da NATO, USA e UE dichiarando pubblicamente che: “Se l’Italia non avesse condiviso la scelta di fornire armi all’Ucraina, si sarebbe messa ai margini della Nato.”
Inoltre ha aggiunto che la prossima settimana “potrebbe nascere” un nuovo decreto che autorizzi gli aiuti, anche relativi ad approvvigionamenti militari, dell’Italia all’Ucraina. Quanto ai tempi operativi, il ministro ha parlato di “qualche settimana”. Il decreto sarebbe il sesto dall’inizio del sostegno italiano.

Il nostro governo continua a preferire l’invio delle armi e sovvenzioni all’Ucraina invece di pensare al disastro economico e sociale che sta distruggendo molto velocemente il nostro paese. I soldi impiegati per questa operazione basterebbero per risollevare le sorti del nostro paese, ma come abbiamo visto, questi sovranisti di cartone preferiscono essere fedeli ubbidienti della NATO a scapito del benessere del proprio popolo.

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SOVRANISTI DI CARTONE “Assurdo e gratuito atto ostile della Nato nei confronti della Russia: non si schierano centinaia di carri armati su un confine all’improvviso”. Queste erano le parole del attuale ministro della Difesa Guido Crosetto del 9 gennaio del 2017 sull’invasione che l’Ucraina stava portando avanti in Donbass. Adesso che è ministro della Difesa sotto il governo Meloni, Crosetto ha cambiato completamente idea e si è tolto definitivamente la maschera da sovranista di cartone dimostrando tutta la fedeltà del governo italiano alle decisioni prese da NATO, USA e UE dichiarando pubblicamente che: “Se l’Italia non avesse condiviso la scelta di fornire armi all’Ucraina, si sarebbe messa ai margini della Nato.” Inoltre ha aggiunto che la prossima settimana “potrebbe nascere” un nuovo decreto che autorizzi gli aiuti, anche relativi ad approvvigionamenti militari, dell’Italia all’Ucraina. Quanto ai tempi operativi, il ministro ha parlato di “qualche settimana”. Il decreto sarebbe il sesto dall’inizio del sostegno italiano. Il nostro governo continua a preferire l’invio delle armi e sovvenzioni all’Ucraina invece di pensare al disastro economico e sociale che sta distruggendo molto velocemente il nostro paese. I soldi impiegati per questa operazione basterebbero per risollevare le sorti del nostro paese, ma come abbiamo visto, questi sovranisti di cartone preferiscono essere fedeli ubbidienti della NATO a scapito del benessere del proprio popolo.


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SOVRANISTI DI CARTONE

“Assurdo e gratuito atto ostile della Nato nei confronti della Russia: non si schierano centinaia di carri armati su un confine all’improvviso”. Queste erano le parole del attuale ministro della Difesa Guido Crosetto del 9 gennaio del 2017 sull’invasione che l’Ucraina stava portando avanti in Donbass.

Adesso che è ministro della Difesa sotto il governo Meloni, Crosetto ha cambiato completamente idea e si è tolto definitivamente la maschera da sovranista di cartone dimostrando tutta la fedeltà del governo italiano alle decisioni prese da NATO, USA e UE dichiarando pubblicamente che: “Se l’Italia non avesse condiviso la scelta di fornire armi all’Ucraina, si sarebbe messa ai margini della Nato.”
Inoltre ha aggiunto che la prossima settimana “potrebbe nascere” un nuovo decreto che autorizzi gli aiuti, anche relativi ad approvvigionamenti militari, dell’Italia all’Ucraina. Quanto ai tempi operativi, il ministro ha parlato di “qualche settimana”. Il decreto sarebbe il sesto dall’inizio del sostegno italiano.

Il nostro governo continua a preferire l’invio delle armi e sovvenzioni all’Ucraina invece di pensare al disastro economico e sociale che sta distruggendo molto velocemente il nostro paese. I soldi impiegati per questa operazione basterebbero per risollevare le sorti del nostro paese, ma come abbiamo visto, questi sovranisti di cartone preferiscono essere fedeli ubbidienti della NATO a scapito del benessere del proprio popolo.

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Non si può sintetizzare meglio di quanto abbia fatto Michelangelo Severgnini nel suo post quanto accaduto a Tripoli con l’arrivo della premier italiana, Meloni. 8 miliardi per stipulare un contratto con un governo fantoccio dell’Occidente che non rappresenta il popolo libico, tiene in schiavitù 700mila profughi e fa contrabbando di petrolio. Se solo le “democrazie” occidentali, ossia la NATO, si facessero da parte e il popolo libico fosse libero di scegliersi il proprio futuro – dopo che nel 2011 glielo abbiamo distrutto – contrabbando, schiavitù e migrazioni forzate finirebbero, almeno in quella disgraziata terra. Questi contratti sono carta straccia. Se pure vedremo da lì un metro cubo di gas, ciò avverrà tra tre anni, dopo che l’Italia e l’Europa sarà già stata ridotta a un deserto industriale o peggio un tizzone ardente nuclearizzato. «In questo 20% di Libia non sta un solo pozzo di petrolio o gas. Ecco perché ora dobbiamo andarcelo a cercare sotto il mare. Eppure l’altra Libia, quella vera, quella legale, quella legittima, petrolio e gas ne hanno quanto ne occorre», ricorda Severgnini. Meloni ha chiesto di «trovare soluzioni strutturali e verificabili» sul contenimento dell’immigrazione irregolare – che ipocrisia! si vanno a dare altre motovedette a coloro che con questi mezzi la provocano e si trascura chi potrebbe risolverla! – anche « … in collaborazione con l’agenzia Onu sul campo»? Quell’agenzia che si rifiuta di riportare nei loro paesi i migranti che ne hanno diritto e lo chiedono a gran voce.


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Non si può sintetizzare meglio di quanto abbia fatto Michelangelo Severgnini nel suo post quanto accaduto a Tripoli con l’arrivo della premier italiana, Meloni.
8 miliardi per stipulare un contratto con un governo fantoccio dell’Occidente che non rappresenta il popolo libico, tiene in schiavitù 700mila profughi e fa contrabbando di petrolio. Se solo le “democrazie” occidentali, ossia la NATO, si facessero da parte e il popolo libico fosse libero di scegliersi il proprio futuro – dopo che nel 2011 glielo abbiamo distrutto – contrabbando, schiavitù e migrazioni forzate finirebbero, almeno in quella disgraziata terra.
Questi contratti sono carta straccia. Se pure vedremo da lì un metro cubo di gas, ciò avverrà tra tre anni, dopo che l’Italia e l’Europa sarà già stata ridotta a un deserto industriale o peggio un tizzone ardente nuclearizzato.
«In questo 20% di Libia non sta un solo pozzo di petrolio o gas. Ecco perché ora dobbiamo andarcelo a cercare sotto il mare. Eppure l’altra Libia, quella vera, quella legale, quella legittima, petrolio e gas ne hanno quanto ne occorre», ricorda Severgnini.
Meloni ha chiesto di «trovare soluzioni strutturali e verificabili» sul contenimento dell’immigrazione irregolare – che ipocrisia! si vanno a dare altre motovedette a coloro che con questi mezzi la provocano e si trascura chi potrebbe risolverla! – anche « … in collaborazione con l’agenzia Onu sul campo»? Quell’agenzia che si rifiuta di riportare nei loro paesi i migranti che ne hanno diritto e lo chiedono a gran voce.

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ZELENSKIJ VUOLE L’ITALIA IN GUERRA, ANCORA DI PIU’ Nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invoca sempre di più la terza guerra mondiale dichiarando che anche l’Italia dovrebbe partecipare ancora più attivamente a questa guerra, il tutto vaneggiando su scenari fanta-apocalittici in cui la Russia sarebbe pronta ad invadere Polonia, Paesi Baltici. Zelensky afferma che: “Anche l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti, l’Inghilterra, tutti gli stati membri della Nato saranno costretti a entrare in guerra per dimostrare che la NATO esiste davvero e la NATO lavora”. Invece sul nostro primo ministro Giorgia Meloni, ai microfoni di Bruno Vespa ha dichiarato:”Aspettiamo molto Giorgia. Non dico Giorgia Meloni perché durante il nostro primo colloquio lei mi ha detto ’Volodymyr mi chiami, per favore, Giorgia’, e così abbiamo iniziato la conversazione con lei. Io ho visto in lei un primo ministro estremamente concreto. Mi è assolutamente chiara la sua retorica. Al giorno d’oggi vedo Giorgia filoitaliana e questa è la cosa più importante: che è proitaliana e sostiene l’Ucraina. E sostiene i valori comuni. Oggi è così. L’aspetto molto in Ucraina in visita ufficiale. Lei verrà presto. Kiev vorrebbe trascinarci sempre più in un’escalation che distruggerà il nostro paese, è tempo di fermare questa follia e lottare davvero per la pace. Il nostro paese si dimostra sempre di più succube e schiavo delle politiche di guerra portate avanti dalla NATO, UE e USA. Stop all’invio di armi all’Ucraina, Stop sanzioni contro la Russia, fuori l’Italia dalla guerra e dalla Nato!


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ZELENSKIJ VUOLE L’ITALIA IN GUERRA, ANCORA DI PIU’

Nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invoca sempre di più la terza guerra mondiale dichiarando che anche l’Italia dovrebbe partecipare ancora più attivamente a questa guerra, il tutto vaneggiando su scenari fanta-apocalittici in cui la Russia sarebbe pronta ad invadere Polonia, Paesi Baltici.

Zelensky afferma che: “Anche l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti, l’Inghilterra, tutti gli stati membri della Nato saranno costretti a entrare in guerra per dimostrare che la NATO esiste davvero e la NATO lavora”.
Invece sul nostro primo ministro Giorgia Meloni, ai microfoni di Bruno Vespa ha dichiarato:”Aspettiamo molto Giorgia. Non dico Giorgia Meloni perché durante il nostro primo colloquio lei mi ha detto ’Volodymyr mi chiami, per favore, Giorgia’, e così abbiamo iniziato la conversazione con lei. Io ho visto in lei un primo ministro estremamente concreto. Mi è assolutamente chiara la sua retorica. Al giorno d’oggi vedo Giorgia filoitaliana e questa è la cosa più importante: che è proitaliana e sostiene l’Ucraina. E sostiene i valori comuni. Oggi è così. L’aspetto molto in Ucraina in visita ufficiale. Lei verrà presto.

Kiev vorrebbe trascinarci sempre più in un’escalation che distruggerà il nostro paese, è tempo di fermare questa follia e lottare davvero per la pace.
Il nostro paese si dimostra sempre di più succube e schiavo delle politiche di guerra portate avanti dalla NATO, UE e USA.
Stop all’invio di armi all’Ucraina, Stop sanzioni contro la Russia, fuori l’Italia dalla guerra e dalla Nato!

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