THOMAS SANKARA: “IL PRESIDENTE RIBELLE”

THOMAS SANKARA: “IL PRESIDENTE RIBELLE”

Il 21 dicembre 1949 nasce uno dei Leader socialisti più impattanti della storia dell’Africa sub sahariana e non solo.
Nasce THOMAS SANKARA.
Costruì scuole per contrastare l’analfabetismo.
Costruì ospedali e case popolari.
Concretizzò programmi di eliminazione della povertà e della corruzione in tutto il Burkina Faso.
Si impegnò nel contrastare la desertificazione, piantando milioni di alberi nel Sahel e nel combattere quel viscido imperialismo e colonialismo che ancora oggi affonda i suoi artigli su tutto il continente africano. Per tutto questo fu ASSASSINATO.
Gloria eterna al Presidente Ribelle.
“Un soldato senza coscienza politica è un potenziale criminale”.

 

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CILE VINCE IL CANDIDATO SOSTENUTO DAI COMUNISTI

CILE VINCE IL CANDIDATO SOSTENUTO DAI COMUNISTI

In questi ultimi 2 anni, tante sono stati i casi di risposta unitaria dei popoli sudamericani, contro i soprusi dei governi filo-americani.
Ora tocca al Cile, in una domenica storica. La campagna è stata fortemente polarizzata con l’ex leader della protesta studentesca Gabriel Boric che sfida l’ultraconservatore José Antonio Kast, nostalgico del generale Pinochet.
Una vittoria con il 56% dei voti con una affluenza storica per il Cile, che ha visto le classi popolari respingere fermamente il candidato di estrema destra sostenuto dall’imperialismo USA e che continua a far soffiare forte il vento del cambiamento lungo tutto continente Centro e Sud Americano.
Avanti!
EL PUEBLO UNIDO, JAMÀS SERÀ VENCIDO

 

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Resoconto Sciopero 16/12

Resoconto Sciopero 16/12

Grazie all’impegno dei lavoratori, lo sciopero di ieri ha visto un’ottima partecipazione, nonostante i media asserviti al governo Draghi e ai partiti di governo (scandaloso l’atteggiamento del PD) abbiano cercato di silenziare, minimizzare o contrastare. La forza dei lavoratori è venuta fuori ugualmente, perché i lavoratori se solo prendessero coscienza della loro forza, capirebbero che potrebbero cambiare il futuro dell’Italia e non solo.
Bene. Adesso vogliamo risposte immediate da parte del Governo su salari, contratti, pensioni. Vogliamo l’approvazione immediata della Legge contro le delocalizzazioni, investimenti in sanità, scuola e risanamento del territorio.
Ora che lo sciopero generale (monco) è stato fatto, se il Governo non cambierà niente della manovra, cosa farà la cgil?
Noi pensiamo che se entro breve non cambierà niente, si dovrebbe richiamare immediatamente un nuovo sciopero generale, questa volta con tutte le categorie dei lavoratori e cercando di unire tutti i lavoratori.
Sennò lo sciopero di ieri è stato solo per ridare credito a chi non lo ha più, e cioè al sindacalismo concertativo, una forma che ha danneggiato i lavoratori in questi ultimi 30 anni.
I Lavoratori con la lotta e la mobilitazione possono incidere molto, facendo pressioni anche all’interno di questi sindacati, ma non vanno presi in giro.
Mai più.

 

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DRAGHI E TUTTO IL GOVERNO SONO CONTRO LO SCIOPERO E CONTRO I LAVORATORI

DRAGHI E TUTTO IL GOVERNO SONO CONTRO LO SCIOPERO E CONTRO I LAVORATORI

NOI SIAMO CONTRO DRAGHI AL FIANCO DEI LAVORATORI.

Draghi: “Sciopero incomprensibile”
Letta, PD: “Non me l’aspettavo”
Orlando, PD: “Sorpreso dalla decisione di CGIL e UIL”
Salvini, Lega: “È inspiegabile e irresponsabile”
Tajani, Forza Italia: “un errore, soprattutto un danno per la ripresa economica
Rosato, Italia Viva “Non si capisce come si possa proclamare ora uno sciopero generale”.
Landini, CGIL: “Non è uno sciopero contro Draghi”
Tutti sono contro i lavoratori, la CGIL ha dovuto, sotto spinta che veniva dai lavoratori chiamare uno sciopero generale, tardivo, con poco impegno, tante sono le voci di lavoratori di aziende sindacalizzate dove non è stata minimamente accennato della partecipazione allo sciopero.
Uno sciopero monco senza interi settori come scuola e sanità e altri ancora.
Uno sciopero fatto proprio perché andava fatto e controvoglia, proprio per questo la nostra presenza in piazza è fondamentale, per essere vicini alla rabbia dei lavoratori, per sostenerli, per alzare l’asticella del conflitto.
Perché questo non è un semplice sciopero contro la rimodulazione dell’IRPEF. Ma uno sciopero contro DRAGHI e contro tutto il suo governo (PD, Lega, M5S, Forza Italia e LEU)

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CONTRO DRAGHI. VIVA LO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI

CONTRO DRAGHI. VIVA LO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI

E’ stato proclamato lo sciopero generale di 8 ore per il prossimo 16 dicembre, con manifestazione nazionale a Roma e con il contemporaneo svolgimento di analoghe iniziative interregionali in altre 4 città d’Italia (Milano, Bari, Palermo e Cagliari).

MEGLIO TARDI CHE MAI

CGIL e UIL hanno deciso, dopo una lunga è colpevole attesa di scendere in piazza e protestare contro le nuove manovre varate dal governo Draghi, che vanno a colpire tutti i cittadini, i lavoratori e i pensionati peggiorando la loro situazione sociale ed economica.

Troppo tardi, troppo poco, rivendicazioni minime, ma il posto dei comunisti è accanto ai lavoratori a prescindere dalle dirigenze dei sindacati concertativi.
Quindi saremo presenti, con le nostre parole d’ordine in queste piazze al fianco di chi vive del proprio lavoro, in una situazione di accentuata normalizzazione col protrarsi dello stato di emergenza di altri tre mesi.
E per dare più forza ai lavoratori per renderli protagonisti. Per fargli capire che se vogliono possono conquistare TUTTO.
Questo governo è attento solamente ai bisogni delle multinazionali, dei grandi industriali, di Confindustria, delle banche e della finanza.
Sempre pronto, inoltre, a soddisfare ogni diktat che arriva dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dalla NATO.
Noi sappiamo da che parte stare, la parte opposta a quella per cui opera Draghi. Sempre dalla parte dei lavoratori e contro il governo dei banchieri.
Per un sindacato conflittuale, di classe e non concertativo.

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ADESSO BASTA!, LA SCUOLA SI RIBELLA DOMANI 10 DICEMBRE, SCIOPERO!

ADESSO BASTA!, LA SCUOLA SI RIBELLA DOMANI 10 DICEMBRE, SCIOPERO!

Il governo continua a distruggere il sistema scolastico pubblico e il futuro degli studenti. E’ Necessario dare stabilità al lavoro di migliaia di precari valorizzando di più il lavoro che si fa in classe. Aumento dei posti dei collaboratori scolastici. E poi: presidi sanitari e sistemi di sanificazione nelle scuole.

Negli ultimi anni, soprattutto dall’avvento della pandemia da Covid-19 non è stato posto nessun rimedio alle grandi carenze di tutto il sistema scolastico.

– Non è stato fatto nessun investimento nell’edilizia scolastica, con conseguenti problemi per la sicurezza, cresciuti ulteriormente con la pandemia.

– Non è stato posto nessun rimedio al problema delle classi pollaio. Problema già presente prima della pandemia.

– Dei 33 miliardi di Legge di Bilancio, solo lo 0,6% viene destinato per riconoscere la professionalità docente

– Non è stata prevista nessuna stabilizzazione del personale precario, docenti e ATA

– Nessun adeguamento per il rinnovo del contratto docenti scaduto nel 2018 Il pnrr, fatto comunque a debito, non interviene sui punti elencati e viene usato come strumento per introdurre riforme peggiorative per la scuola e regalare soldi ai privati, come le grandi aziende informatiche.

Sull’organico Covid, invece, è stato fatto ben poco: 300 milioni sono stati trovati per gli insegnanti, ma nessuna risorsa per il personale ATA e ricordiamo il numero esagerato dei precari: 250.000 docenti e circa 50.000 Ata.

Il governo Draghi continua a voler affossare la scuola pubblica (molto spesso a favore della scuola privata), dimostrando quanto poco interessi il futuro degli studenti e di tutto il personale scolastico.

Il governo continua a distruggere il sistema scolastico pubblico e il futuro degli studenti. E’ Necessario dare stabilità al lavoro di migliaia di precari valorizzando di più il lavoro che si fa in classe. Aumento dei posti dei collaboratori scolastici. E poi: presidi sanitari e sistemi di sanificazione nelle scuole.

Negli ultimi anni, soprattutto dall’avvento della pandemia da Covid-19 non è stato posto nessun rimedio alle grandi carenze di tutto il sistema scolastico.

– Non è stato fatto nessun investimento nell’edilizia scolastica, con conseguenti problemi per la sicurezza, cresciuti ulteriormente con la pandemia.

– Non è stato posto nessun rimedio al problema delle classi pollaio. Problema già presente prima della pandemia.

– Dei 33 miliardi di Legge di Bilancio, solo lo 0,6% viene destinato per riconoscere la professionalità docente,

– Non è stata prevista nessuna stabilizzazione del personale precario, docenti e ATA.

– Nessun adeguamento per il rinnovo del contratto docenti scaduto nel 2018 Il pnrr, fatto comunque a debito, non interviene sui punti elencati e viene usato come strumento per introdurre riforme peggiorative per la scuola e regalare soldi ai privati, come le grandi aziende informatiche.

Sull’organico Covid, invece, è stato fatto ben poco: 300 milioni sono stati trovati per gli insegnanti, ma nessuna risorsa per il personale ATA e ricordiamo il numero esagerato dei precari: 250.000 docenti e circa 50.000 Ata.

Il governo Draghi continua a voler affossare la scuola pubblica (molto spesso a favore della scuola privata), dimostrando quanto poco interessi il futuro degli studenti e di tutto il personale scolastico.

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LA SALUTE E’ PIU’ IMPORTANTE DEL PROFITTO

LA SALUTE E’ PIU’ IMPORTANTE DEL PROFITTO

Il governo ancora, puntualmente come al solito, si dimostra succube di Confindustria.

Come è ben noto, Confindustria ripete sin dal giorno in cui è stato proclamato il “lockdown” di voler riaprire tutte le grandi fabbriche subito per contenere le perdite di profitto che i grandi industriali avrebbero avuto in questa fase, il governo Conte infatti durante tutto questo periodo ha fatto di tutto per assecondare le richieste dei grandi industriali mettendo così a rischio la salute di milioni di cittadini.

La nuova proposta viene dal Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli che vorrebbe “regionalizzare“ la fase 2 per far si che siano le regioni a gestire in maniera autonoma le misure di sicurezza da adottare per la prevenzione da Covid 19.
Una misura che può far piacere solamente a Confindustria e ai grandi industriali, che permetterebbe loro di fare pressioni sui governi delle regioni più industrializzate per far riaprire tutto nel minor tempo possibile, una misura che metterebbe a rischio la salute di tutti i lavoratori che riporterebbe in breve tempo a un’ impennata di contagi e a una situazione nazionale identica a quella che abbiamo vissuto nell’ultimo mese e mezzo.
Ormai è chiaro a tutti che per ministro Patuanelli insieme al governo è molto più importante il profitto di pochi rispetto alla salute dei cittadini e questa proposta infatti ne è l’ennesima prova.

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Whirlpool: Contro le illusioni e le false promesse! Solo la lotta operaia e l’unità di tutti i lavoratori paga!

Whirlpool: Contro le illusioni e le false promesse! Solo la lotta operaia e l’unità di tutti i lavoratori paga!

Ci risiamo! Il 17 settembre la Whirlpool (società USA) ha annunciato la cessione dell’ramo d’azienda napoletano alla svizzera Prs, una piccola azienda di vendita di container refrigerati.
Questa è una reale minaccia di chiusura dello stabilimento partenopeo che rientra in una strategia complessiva di dismissione dell’attività produttiva in Italia, con la prospettiva di buttare sul lastrico 430 operai e operaie e centinaia di famiglie del capoluogo campano.
Il Partito Comunista a fronte della grave situazione dei lavoratori Whirpool di Napoli, ai quali fin dall’inizio ha espresso la sua piena solidarietà e volontà di sostenerli nelle rivendicazioni, dichiara la improrogabile necessità che la classe operaia ed il movimento dei lavoratori facciano luce sulle reali intenzioni  e affidabilità dei diversi politici che si succedono ai governi, così come dei sindacati sempre più collaborazionisti ai quali spesso viene delegata la difesa dei propri interessi e diritti.
Il caso Whirpool riafferma la necessità che i lavoratori riconoscano i loro autentici alleati di classe, i meccanismi del sistema economico in cui viviamo e possano così divenire protagonisti non deleganti delle loro lotte e rivendicazioni. La solidarietà, la lotta e l’unità erano, sono e saranno armi necessarie per un percorso vittorioso della lotta di classe.
I politici locali e nazionali che si avvicendano nel promettere soluzioni positive ai lavoratori Whirpool sono unicamente subalterni agli interessi dell’azienda poiché antepongono la salvaguardia dei profitti aziendali alla salvaguardia dei posti di lavoro e della dignità dei lavoratori.  (esemplificativo l’ultimo incontro tra Governo e azienda avvenuto al MISE).
Così i sindacati concertativi diventano collaborazionisti del padronato quando accettano accordi incerti ed al ribasso.
Il Partito Comunista seguirà con attenzione e partecipazione politica attiva, la mobilitazione e la lotta di tutti i lavoratori del gruppo Whirpool ricordando sempre che l’interesse dell’operaio è contrapposto all’interesse del padrone ed una fabbrica può funzionare senza il padrone ma non funziona senza gli operai ed i lavoratori.
L’unica vera alternativa di società che ci libererà dallo sfruttamento dei padroni e di chi difende i loro interessi è quella dove i mezzi di produzione saranno nelle mani di chi direttamente produce, dei lavoratori: ovvero nella società socialista.
Alla lotta e al fianco degli operai della Whirlpool!

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+++ L’UNIONE EUROPEA PER LA MESSA AL BANDO DEI SIMBOLI COMUNISTI+++

+++ L’UNIONE EUROPEA PER LA MESSA AL BANDO DEI SIMBOLI COMUNISTI+++

Il Partito Comunista denuncia il nuovo tentativo dell’Unione Europea di messa al bando dei simboli comunisti. Domani, 19 settembre, in Parlamento Europeo sarà discussa e approvata una risoluzione di condanna del comunismo che prevede la totale equiparazione al nazi-fascismo e la richiesta agli Stati membri di limitare l’utilizzo dei simboli comunisti nei luoghi pubblici, e rimuovere le intitolazioni a strade, parchi e località.

Una distorsione della verità storica, sostituita con falsità e menzogne, professata con spudorata ipocrisia dai promotori che, criminalizzando l’URSS e l’Armata Rossa, omettono in modo ipocrita il fatto che questo paese ha pagato il più alto tributo di sangue alla sconfitta del nazifascismo, insieme con i movimenti partigiani di tutto il continente, guidati e composti in maggioranza proprio dalle forze comuniste. Nessun cenno invece alle profonde corresponsabilità delle “democrazie liberali” nell’affermazione del fascismo, dell’aperto sostegno in chiave anticomunista che allora ricevettero i movimenti nazi-fascisti, ai numerosi accordi e patti tra i paesi occidentali e la Germania nazista, anche a danno della sovranità di stati oggi membri della UE. Nessun riferimento allo spudorato utilizzo di personalità apertamente legate ai regimi nazi-fascisti in chiave anticomunista da parte degli apparati politici e militati all’indomani della fine della guerra.

Le risoluzioni anticomuniste della UE sono già state utilizzate per mettere fuori legge i Partiti Comunisti in molti paesi dell’est europeo, e ben presto potrebbero essere utilizzate in tutti i paesi dell’Unione per limitare la libertà democratica di azione delle forze comuniste e anticapitaliste, gli spazi per la propaganda e la diffusione delle nostre idee su piattaforme pubbliche e private.
In un momento di profonda crisi economica, con l’acuirsi dell’attacco ai diritti e alle condizioni di vita dei lavoratori e delle classi popolari, l’anticomunismo di Bruxelles risponde alla strategia delle classi dominanti, di indebolire ogni capacità di resistenza e riorganizzazione della lotta di classe.

Combatteremo questa ennesima provocazione in ogni luogo di lavoro e specialmente tra le nuove generazioni, verso le quali la propaganda anticomunista mira a criminalizzare la più grande esperienza di liberazione dei popoli del mondo. Il capitalismo non è e non sarà mai l’unico orizzonte possibile di costruzione della società umana.

Ci associamo e sosteniamo i deputati comunisti che domani a Bruxelles si opporranno a questo scempio e inviamo la nostra solidarietà a tutti i compagni che nei paesi dell’est Europa lottano in condizioni di illegalità a causa delle misure liberticide dell’Unione Europea e dei loro Paesi.

Il voto favorevole del gruppo dei socialisti e democratici, tra i cui banchi siedono anche i deputati del PD, dimostrerà ancora una volta agli occhi di tutti la reale natura di questo partito che mentre tenta di recuperare per fini elettorali il legame con la propria storia pregressa, vota in Europa le peggiori leggi anticomuniste proposte dai settori più retrivi e reazionari delle forze politiche europee. L’ennesima prova del reale carattere del PD e dell’irreversibilità totale della scelta di campo operata a partire dalla Bolognina e che la distinzione con le forze della destra reazionaria è solo una mera questione di formalismo e non di sostanza.

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RIZZO (PC): «CHI DELOCALIZZA VA ESPROPRIATO. GIUSTO STRISCIONE ALLA DM ELEKTRON»

RIZZO (PC): «CHI DELOCALIZZA VA ESPROPRIATO. GIUSTO STRISCIONE ALLA DM ELEKTRON»

«Chi delocalizza le aziende andrebbe espropriato, le fabbriche devono essere di chi lavora. Io sto con i compagni del Partito Comunista del Friuli che hanno esposto lo striscione fuori dai cancelli della Dm Elektron, attirando gli attacchi della Confindustria e la presa di distanza isterica di qualche sindacalista. I comunisti dicono le cose come stanno».

Così Marco Rizzo segretario generale del Partito Comunista in relazione alla vicenda dello striscione affido ai cancelli della Dm Elektron di Buja (UD).

«Il Partito Comunista ha da tempo denunciato la volontà da parte dell’azienda di chiudere e delocalizzare la produzione all’estero. Nel dicembre scorso con un sit-in gli operai avevano cercato di fermare lo spostamento dei macchinari delle linee produttive. Noi stiamo dalla loro parte. Basta imprenditori che prendono finanziamenti e ricorrono al sostegno pubblico per poi delocalizzare. Alla Confinsurtia e alla stampa che accusa i comunisti di avere un linguaggio da “anni di piombo” rispondo che quel periodo non c’entra nulla. Nello striscione è contenuto un messaggio politico chiaro: i lavoratori possono e devono fare a meno dei padroni, perché solo con il potere nelle mani dei lavoratori si potrà evitare la disoccupazione, le delocalizzazione, i ricatti sulla pelle dei lavoratori. Fa pena – conclude la nota – qualche sindacalista che al posto di fare realmente gli interessi dei lavoratori invitando alla lotta ancora una volta punta a spegnere qualsiasi mobilitazione, condannando i lavoratori alla sconfitta».

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23 marzo. Progresso significa costruire un mondo per i lavoratori non per il capitale.

23 marzo. Progresso significa costruire un mondo per i lavoratori non per il capitale.

 

Il 23 marzo scenderanno in piazza a Roma i movimenti di lotta contro le grandi opere inutili e per la lotta ai cambiamenti climatici. Il Partito Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista saranno in piazza sostenendo queste giuste battaglie. In particolare riteniamo fondamentale in questo momento storico legare le giuste rivendicazioni ambientali a una prospettiva generale di cambiamento del modello di sistema e evidenziare allo stesso tempo il totale cedimento da parte del Movimento Cinque Stelle alle pressioni dei grandi gruppi capitalistici e la rinuncia ai punti più avanzati e di rottura del proprio programma elettorale.

La questione ambientale paradigma dell’insostenibilità del modello capitalistico.

Il capitalismo è un modello insostenibile per il futuro dell’umanità. Non è insostenibile assicurare a tutti una vita dignitosa, i beni e le esigenze essenziali per tutti. È invece insostenibile continuare a promuovere uno sviluppo e un consumo che è finalizzato esclusivamente alla riproduzione del capitale e alla concentrazione dei profitti nelle mani di pochi grandi monopoli finanziari, che allo stesso tempo impedisce alla stragrande maggioranza delle persone di poter avere una vita dignitosa e accesso ai beni essenziali.

In nome di questo interesse i consumi sono stati dirottati sui prodotti più profittevoli, ma non sempre – anzi quasi mai – più necessari; la produzione è orientata in relazione alla capacità di massimizzazione del profitto e non in relazione alle esigenze dei lavoratori e della salvaguardia ambientale. Questi paradigmi sono propri del sistema capitalistico stesso e non sono ascrivibili unicamente all’ingordigia o alla brama di profitti dei singoli capitalisti, è il sistema stesso ad essere malato e ad imporre, pena l’estromissione mercato, di sottomettere la tutela ambientale alle ragioni della concorrenza.

La tendenza generale all’aumento della produzione di merci, alla competizione al ribasso sui prezzi, come strumento per la conquista dei mercati, si pone in conflitto insanabile con la natura finita delle risorse del pianeta e con l’incremento dei costi sociali e ambientali che vengono scaricati sulla collettività per consentire il mantenimento dei margini di profitto privati. Spesso ignoriamo che la massiccia delocalizzazione produttiva verso paesi in via di sviluppo ha diminuito i costi delle merci non solo in ragione di condizioni salariali più basse per i lavoratori locali, ma anche per la possibilità di eliminare i costi di produzione legati alle limitazioni di inquinamento e agli standard minimi di sostenibilità che venivano richiesti nei pasi in cui la sensibilità ambientale cominciava già a crescere e svilupparsi a livello di massa. Ovunque le ricadute ambientali sono costi scaricati sulla collettività da parte delle imprese private, direttamente monetizzate dai capitalisti. In poche parole, il capitale ha subordinato tutto all’accrescimento dei propri profitti, anche a costo di distruggere l’ecosistema e mettere a rischio la sopravvivenza stessa di milioni di persone.

È ormai evidenza scientifica che i cambiamenti climatici siano un prodotto diretto dell’azione dell’uomo, intendendo con questa espressione il modello di utilizzo indiscriminato delle risorse che trae inizio proprio con l’affermazione al potere della borghesia e il suo consolidamento.

Ciò comporta sfide nuove: mutamento dei cicli climatici con conseguente distruzione delle produzioni agricole, siccità e desertificazione, fenomeni atmosferici di portata sempre più eccezionale, innalzamento dei mari e distruzione di habitat, oltre che conseguenze più profonde e ancora da analizzare. Ciò mette in atto processi epocali, come le migrazioni verso i paesi più sviluppati, innesca conflitti locali e guerre per il controllo delle risorse sempre più scarse.

Il capitale ha posto al suo servizio la scienza e la tecnica, impedendo lo sviluppo di tecnologie più sostenibili ove queste si pongano in conflitto con i profitti privati. L’enorme progresso scientifico della nostra epoca potrebbe essere indirizzato verso le reali sfide dell’umanità, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di milioni di persone e la sostenibilità della nostra esistenza rispetto all’ambiente in cui viviamo.

Il progresso della scienza e delle capacità dell’uomo consentirebbe oggi la soluzione di gran parte dei problemi che affliggono l’uomo e l’ambiente. Ma per far questo sarebbe necessario liberare l’immensa forza della scienza dalle sue catene capitaliste. Questo sarà possibile solo in una diversa società, in cui il potere sia nelle mani dei lavoratori e si perseguano gli interessi della maggioranza e non di una esigua e parassitaria minoranza. La questione ambientale diviene quindi oggi un nuovo paradigma della necessità storica dell’abbattimento del capitalismo e della costruzione di una società socialista. Per questo però è necessaria consapevolezza e il rifiuto di ogni falsa contrapposizione, alimentata scientificamente dai capitalisti, tra ambiente e lavoro. La versa contraddizione è tra ambiente e profitto.

L’ambientalismo capitalista di socialdemocratici e liberali

La centralità della questione ambientale nelle sfide e nel futuro dell’umanità attira inevitabilmente settori economici e politici, che tentano di strumentalizzare, per tornaconti immediati, la giusta lotta e l’attenzione posta da un numero crescente di persone nel mondo. La questione ambientale è divenuta elemento di conflitto internazionale tra Paesi non perché vi siano governi capitalistici più o meno inclini alla salvaguardia dell’ambiente, ma semplicemente perché anche le modifiche richieste nei trattati (si pensi alle emissioni), sono speculari agli interessi dei rispettivi settori monopolistici, e vengono utilizzate quali strumenti indiretti di lotta economica. Le conferenze intergovernative sul clima vengono piegate a questo scontro di interessi. Gli obiettivi, la loro estensione globale, le deroghe ad alcuni paesi, l’obbligatorietà o meno di tali vincoli sono decisi in base a questo confronto di interessi tra l’uno e l’altro settore monopolistico o conglomerato imperialistico. Tutto ciò come si può ben immaginare non necessariamente porta benefici dal punto di vista ambientale, anzi limita l’estensione e l’efficacia degli interventi di salvaguardia climatica.

I Partiti socialdemocratici e liberali in Europa tentano di utilizzare la questione ambientale come strumento per la propria affermazione nelle prossime elezioni europee, tentando di togliere terreno alle forze di destra. Si tratta di un’operazione che nulla ha a che vedere con la difesa dell’ambiente e che viene non a caso portata avanti dagli stessi partiti che in questi anni sono stati promotori degli interessi della finanza e delle grandi imprese. Per questo, con grande sostegno dei media, si scoprono iniziative in favore dell’ambiente, magari “promosse” da giovani, volti nuovi e puliti che di prestato inconsapevolmente a un gioco funzionale a togliere alle lotte per l’ambiente la portata realmente innovativa che oggi potrebbero avere, sottomettendole alle consuete logiche di contrapposizione tra settori del capitale, e tra partiti politici. Chiunque abbia a cuore la questione ambientale oggi non può che rifiutare queste strumentalizzazioni promosse non a caso dalle stesse forze che nei rispettivi Paesi sono corresponsabili delle peggiori politiche in favore degli inquisitori (tanto per citarne una si pensi alle responsabilità del PD sull’Ilva di Taranto)

Queste stesse forze alimentano l’illusione della possibilità di un’economia verde trainata da imprese ecosostenibili. La retorica della green economy, però, è utile soltanto a quelle imprese che beneficeranno dell’ennesimo trasferimento di risorse pubbliche, sotto forma di incentivi, in mano privata. Infatti non può esistere un modello pienamente sostenibile dal punto di vista ambientale in un sistema economico che antepone a qualsiasi altro aspetto la ricerca del maggior profitto privato possibile. L’idea di un capitalismo buono fatto di imprese verdi, che comunque mantengono invariato lo sfruttamento ai danni dei lavoratori e il saccheggio delle risorse dei popoli (non più il petrolio, ma cereali per biocarburanti per esempio), si infrange di fronte a una realtà in cui la sostenibilità ambientale viene cercata soltanto dove essa può garantire un abbattimento dei costi o la possibilità di aprire nuovi mercati su cui fare profitto, non considerando invece le reali esigenze del nostro pianeta.

Il paradigma delle grandi opere utili alla speculazione e non alle classi popolari e la mancata riconversione.

La lotta dei comunisti contro le grandi opere inutili, non è una battaglia contro il progresso e per l’immobilismo. Non significa sposare teorie decresciste o antistorici ritorni al passato. Non è una critica rivolta alla scienza, alla tecnica e alle nuove possibilità che l’innovazione tecnologica consente. Tutt’altro. La nostra è una critica sull’utilità di quelle opere rispetto ad altre più urgenti e necessarie, che sarebbero utili a migliorare la condizione quotidiana di milioni di lavoratori e delle rispettive famiglie. È una critica alla sottomissione delle enormi potenzialità del progresso scientifico al dominio del capitale, che, conseguentemente, ne orienta l’utilizzo nelle forme più utili alla realizzazione di profitti privati per pochi, e non al libero sviluppo in favore della collettività. Senza pretesa di esaustività e rimandando a analisi più specifiche queste sono le principali ragioni della nostra contrarietà alle opere in questione:

   – La TAV è un’opera costosa e inutile. La tendenza storica dello scambio merci tra Francia e Italia dimostra di divergere sensibilmente rispetto ai prospetti entusiastici che erano stati formulati per giustificare il progetto. Il guadagno in termini di spostamento sarà di circa un minuto, ottenibile anche con un ammodernamento della linea già esistente. Il costo è però di miliardi di euro che ben potrebbero essere spesi per un ammodernamento complessivo della rete ferroviaria italiana – quello sì che diminuirebbe sensibilmente traffico su strada e inquinamento – comprese le reti regionali, prese quotidianamente dai lavoratori. Il fatto che sia finanziato in parte con soldi europei non muta la questione: i fondi europei sono frutto della fiscalità generale, sono soldi dei lavoratori italiani e degli altri paesi della UE. Non si tratta di nessun regalo quindi fatto al popolo italiano, semmai di un regalo fatto con i nostri soldi alle imprese che parteciperanno;

   – Il gasdotto TAP è parte integrante del progetto imperialistico USA sul gas, e della guerra commerciale in atto con la Russia che ha come obiettivo la spartizione del mercato energetico europeo. Non si tratta dunque di una banale opera di approvvigionamento energetico dell’Italia, ma di una precisa strategia voluta dalla Nato;

    –  il MUOS ricopre una importanza strategica per l’imperialismo statunitense, con cui è colluso l’imperialismo italiano vincolati dall’alleanza militare della NATO, trasformando la Sicilia, con diverse basi e infrastrutture militari USA/NATO, in una piattaforma strategica per le guerre e interventi imperialisti in Africa e Medio Oriente per la ripartizione e l’ampliamento di sfere d’influenza e equilibri geopolitici, nel quadro di sempre più accese tensioni e dispute interimperialiste per il controllo delle risorse naturali, gasdotti energetici, vie di comunicazione, quote di mercato, nell’esclusivo interesse e per i profitti dei monopoli capitalistici e dei gruppi finanziari.

    – Trivellazioni in adriatico. L’Italia produce appena il 9% del suo fabbisogno di gas e petrolio. In Italia il petrolio non è di alta qualità ed è difficile da raggiungere perché i nostri giacimenti sono molto profondi. Per questa ragione le royalties pagate dalle società sono le più basse del mondo, con la conseguenza che il guadagno finisce pressoché tutto in mani private e non certo a beneficio della collettività. Le società pagano appena il 10% su petrolio e gas, mentre in mare dal 2012 ci sono due diverse aliquote: 10% per il gas e 7% sul petrolio. Il tutto sottoposto a franchigia: nessun pagamento se si producono meno di 20mila tonnellate di petrolio su terra e meno di 50mila in mare. Praticamente un regalo. Sulla collettività invece si scaricano i costi delle trivellazioni, con inquinamento marino e delle coste.

l ricatto occupazionale delle imprese e la difesa del lavoro della classe operaia.

Si dice che le grandi opere portano lavoro; che in un momento di crisi dell’edilizia la garanzia dei livelli occupazionali può essere mantenuta solo attraverso queste opere. Si pubblicano studi che parlano di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro con la TAV e con le grandi opere, sia nell’immediato che per l’impatto successivo sull’economia. Si tratta di teorie false, frutto di menzogne e manipolazioni finalizzate alla protezione degli interessi dei capitalisti, purtroppo fatte proprie anche da settori maggioritari dei sindacati confederali che le promuovono tra i lavoratori.

Basta vedere i precedenti delle olimpiadi di Torino, dei mondiali di nuoto a Roma, persino dell’Expo di Milano: grandi esborsi per strutture senza alcun impatto successivo in termini occupazionali o con impatto minimo, assolutamente ingiustificato a fronte di montagne di debiti di soldi pubblici finiti nella speculazione privata.

Maggiori e più stabili ricadute favorevoli all’occupazione si avrebbero investendo le medesime somme in opere utili al Paese, come la riconversione edilizia, la creazione di nuove scuole e ospedali, l’ammodernamento delle tratte ferroviarie e stradali del Paese e così via. Tutte queste opere richiedono assunzioni e lavoratori, ma garantiscono margini di profitto inferiori delle grandi concentrazioni speculative. Per questo le grandi società edili e finanziarie non le vogliono. Per questo, al contrario, i lavoratori dovrebbero rivendicarle, dal momento che il miglioramento delle condizioni complessive di vita (salute, istruzione, casa…) interessa proprio i lavoratori salariati e le classi popolari. Si tratterebbe inoltre di posti di lavoro che possono essere mantenuti nel lungo periodo, di occupazione stabile e non di posti vincolati a singole iniziative.

La classe operaia non può piegarsi alle parole d’ordine della Confindustria e degli edili, che utilizzano il ricatto occupazionale come strumento di pressione per la difesa dei loro profitti e non certo per favorire i lavoratori. La classe operaia ha un ruolo storico: abbattere questo modello di sistema e edificare una società dei lavoratori per i lavoratori. La lotta concreta e immediata per la difesa dei posti di lavoro non può marciare separatamente da una visione complessiva dei processi sociali. I lavoratori non possono e non devono essere indifferenti al tipo di sviluppo che viene loro proposto, non devono subirne passivamente gli assunti.

La forza organizzata e la consapevolezza della classe operaia sono l’unico elemento che potrà effettivamente rovesciare questa situazione: innalzare il livello delle lotte e delle loro parole d’ordine significa combattere insieme tanto lo sfruttamento e il ricatto occupazionale, assicurando lavoro e difesa dei salari, tanto rafforzare la lotta complessiva per l rovesciamento di rapporti sociali insostenibili oggi anche alla luce del loro impatto sull’ambiente, sulla salute dell’uomo, sul futuro delle nuove generazioni.

 Il tradimento del Movimento Cinque Stelle e la lotta dei comunisti. 

Il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato tutto il suo opportunismo politico. Negli anni si è fatto portavoce dei movimenti di lotta, fino a spingersi a chiedere il “voto utile” contro la frammentazione del voto per portare i cinque stelle al Governo e far bloccare le grandi opere inutili. Al Governo ha ceduto sistematicamente alle pressioni dei settori capitalistici, nazionali e internazionali, spalleggiati apertamente dalla Lega (come pure dal centrodestra e dal PD) approvando tutte le opere di cui aveva assicurato lo stop.

I 5 Stelle hanno dato il via libera al TAP subito dopo il colloquio tra Conte e Trump alla Casa Bianca, hanno autorizzato nuove concessioni e esplorazioni nell’Adriatico; non hanno bloccato il MUOS. Sulla TAV si nascondono dietro un cavillo lessicale in attesa delle prossime elezioni, consapevoli di aver già ceduto. Sull’ILVA di Taranto hanno approvato lo stesso piano promosso dal ministro PD Calenda, accettando la svendita dell’ILVA a una società multinazionale, promuovendo un piano che è assolutamente negativo sia sul piano dell’impatto occupazionale (1/5 dei lavoratori in cassa integrazione) e sul lato ambientale con assicurazione dell’immunità penale e revisione al ribasso dei progetti di riqualificazione, con obblighi pressoché inesistenti per la nuova proprietà.

Tutto ciò è avvenuto non solo a causa dell’opportunismo dei cinque stelle, ma anche e soprattutto perché nessun partito che accetti le logiche capitalistiche, rinunciando alla lotta contro questo modello di società, nessun partito che accetti la permanenza all’interno delle organizzazioni imperialistiche (Nato, UE…) può realizzare un vero cambiamento. É dunque importante che da questa esperienza i movimenti di lotta, i lavoratori e tutti i cittadini sensibili alle tematiche ambientali e all’opposizione alle grandi opere inutili acquisiscano esperienza, evitando di cadere nuovamente nella trappola di nuove forze politiche che faranno dell’ambientalismo una battaglia di circostanza, buona a carpire voti e a trainarle verso successi elettorali. La vera misura della coerenza su queste lotte, si misura con la determinazione strategica a realizzare un rovesciamento delle premesse che le sorreggono.

La lotta dei comunisti per il rovesciamento del sistema capitalistico contiene in sé le rivendicazioni più avanzate dalla lotta per la difesa dell’ambiente. Lottare contro il capitalismo, per la costruzione di una società dei lavoratori e per i lavoratori, significa combattere contro le vere cause e non frammentare inutilmente le lotte in una miriade di comitati e organizzazioni che combattono, ognuna, contro uno dei singoli effetti prodotti dal capitalismo. Per questa ragione l’azione unitaria dei movimenti di lotta può rappresentare un primo passo importante verso l’acquisizione di una maggiore coscienza complessiva e nella conquista di una direzione delle lotte che si rivolga complessivamente al rovesciamento di un modello sociale ingiusto e oggi evidentemente insostenibile anche sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente e della salute.

 

 

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