MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA E CONTRO DRAGHI A CASA DI DRAGHI!

Domenica “a casa di Draghi” (Città della Pieve) abbiamo contestato il governo dei migliori del banchiere Draghi che continua ad inviare armi all’Ucraina e nel mentre taglia la sanità invece di tagliare le spese militari.
Il costo della vita continua ad aumentare, invece stipendi e pensioni continuano ad essere tra i più bassi in Europa.
Vogliamo che i soldi pubblici siano spesi per la sanità, per i trasporti, per l’istruzione, per rilanciare l’occupazione e il lavoro, per aiutare i redditi dei meno abbienti e non per aizzare un conflitto imposto dalla la NATO e dagli USA.

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Draghi: Ancora Tagli alla Sanità

Mentre in Italia si parla solamente del conflitto russo-ucraino e dai media sembra che la pandemia sia miracolosamente svanita nel nulla, Draghi con il suo “governo dei migliori” si appresta a tagliare ancora di più il Servizio Sanitario Nazionale dimenticandosi di quanto in fretta sia collassato, durante la prima ondata di pandemia, proprio a causa dei tagli fatti negli ultimi trent’anni.
Nel Documento di economia e finanza (Def),al contrario di quanto sbandierato durante i vari lock-down, ci sarà un ulteriore taglio alla Sanità Pubblica da oggi fino al 2025, abbassando la spesa di un punto percentuale del pil, passando dal 7,2% di spesa al 6,2%, un risultato persino peggiore a quello pre pandemia del 2019.
Un taglio di ben 6 miliardi di Euro in 3 anni, a dimostrazione che per i nostri governanti la salute dei cittadini non ha alcuna importanza e sembra che per loro la pandemia non sia mai esistita.
Allo stesso tempo però, per rispettare i diktat imposti dalla NATO, dagli USA e dall’UE non si peritano ad aumentare vertiginosamente le spese militari (2% del pil) e a togliere l’Iva sulla vendita delle armi destinate alle guerre.

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Draghi peggio di Monti: Aumento Record anche per la Benzina!

Il governo dei migliori sta portando avanti tutte le misure, in maniera ancora più aspra per la popolazione, che aveva iniziato il governo tecnico guidato da Monti.
I governi tecnici cambiano ma la sostanza è sempre la stessa, aumento del carovita, dei prezzi e soprattutto della benzina per poter far pagare la crisi solamente ai cittadini e ai lavoratori, non andando a toccare i grandi gruppi multinazionali.
In arrivo quindi una nuova stangata per le famiglie già colpite dal caro bollette. Rispetto a un anno fa + 20,5% per la benzina e + 22,3% per il gasolio, il balzo del prezzo alla pompa, equivale su base annua per i cittadini, secondo le stime “a una stangata pari a quasi 400 € sia per benzina che per il diesel per autovettura.
Rispetto a un anno fa, quindi, fare il pieno costa circa 15 euro in più per entrambi i carburanti, con un’impennata del 20,5% per la benzina e del 22,3% per il gasolio.
Il prezzo medio della benzina in modalità self costa 2,43 centesimi in più rispetto alla settimana scorsa (da 1,754 euro a1,778) raggiungendo così il massimo da settembre del 2013.
E anche il gasolio non sta a guardare, con un costo salito di 2,69 centesimi (da 1,620 a 1,647). Stabile il Gpl, da 0,817 euro a 0,816, mentre il gasolio da riscaldamento è salito di 2,92 centesimi (da 1,436 a 1,466), secondo la rilevazione settimanale del ministero della Transizione ecologica.
Al momento da parte del governo non c’è l’intenzione di mettere un freno a questo rincaro sproporzionato che metterà ancora più in difficoltà milioni di lavoratori e famiglie in tutta Italia, già martoriati dalla crisi pandemica, economica e dal rincaro dei beni di prima necessità e bollette di acqua, luce e gas.

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L’Italia affonda, ma per Draghi la priorità diventa il ponte sullo stretto

Sono passati 50 anni e ancora stanno parlando di realizzare il ponte sullo stretto di Messina.
In un periodo delicato come quello che stiamo passando negli ultimi due anni, a causa della crisi finanziaria e pandemica, con centinaia di migliaia di lavoratori che hanno perso il posto lavoro e con le aziende che decidono di delocalizzare la produzione col il sostegno implicito del Governo, per l’esecutivo di Draghi diventa una priorità investire soldi sul ponte sullo stretto di Messina.
Il Ministero delle infrastrutture ha già iniziato l’iter per lo studio della fattibilità: lo studio deve fornire gli elementi, di natura tecnica e conoscitiva, occorrenti per valutare la realizzabilità del sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina, anche sotto il profilo economico-finanziario, attingendo ai fondi stanziati allo scopo dall’ultima legge di bilancio. Nel frattempo, il dicastero guidato da Giovannini ricorda che nei mesi scorsi il governo ha provveduto a potenziare le attuali modalità di attraversamento dello Stretto, anche grazie ai fondi del Pnrr 510 milioni di euro le risorse messe a disposizione.
Il governo dunque sceglie di continuare a buttare soldi su un progetto inutile, considerando anche le infrastrutture per arrivare ad un ipotetico ponte sia in Calabria che in Sicilia, in un periodo come questo in cui sarebbe più opportuno investire i finanziamenti per creare lavoro stabile, con una seria politica economica che torni ad investire nelle produzioni strategiche, nella sanità, nell’istruzione, nella manutenzione del territorio e delle infrastrutture e nei traporti.

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BANCHE E FINANZA VOGLIONO DRAGHI COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

È il loro uomo! Il colosso Goldman Sachs esprime il proprio supporto a Draghi e vorrebbe che rimanesse presidente del consiglio per portare avanti le misure (che aiutano i miliardari) che ha intrapreso e il PNRR.

La finanza entra a gamba tesa nella politica italiana senza nascondersi come fa di solito, e lo fa con il colosso Goldman Sachs attraverso le parole del direttore esecutivo e capoeconomista per l’Europa Meridionale Filippo Taddei, ex responsabile economia del Pd. Taddei sottolinea che la salita di Draghi al Colle potrebbe causare un ritardo nell’attuazione del Recovery Fund e delle relative riforme.
Secondo Taddei l’elezione di Draghi come presidente della repubblica «scatenerebbe incertezza circa il nuovo governo e l’efficacia della sua politica» con il rischio di impatti negativi sull’utilizzo delle risorse e l’implementazione delle riforme legate al Recovery Fund e che avrebbero anche ricadute di mercato.

L’Italia è sempre più terra di conquista dei grandi gruppi multinazionali, della finanza e delle banche, svenduta totalmente da chi ha governato negli ultimi 30 anni

SIA CHIARO PER NOI DRAGHI NON DEVE ESSERE NÉ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NÉ PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA!
NOI DRAGHI NON LO VOGLIAMO!

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DRAGHI AUMENTA I FONDI PER LA NATO

Il governo Draghi in risposta alla crisi economica, sociale e pandemica che sta attraversando l’Italia ha deciso di aumentare le spese militari e “il contributo” che il nostro paese da ogni anno alla NATO.
Mentre la crisi attraversa da ormai due anni il nostro paese, il governo, invece di investire nella sanità pubblica, in leggi che tutelino i lavoratori, scuola e in misure contro il carovita, aumenta le spese militari.
Stando alle stime dell’osservatorio Milex, nel 2022 il ministero della Difesa avrà a disposizione 25,8 miliardi di euro. Un +5,4% rispetto al 2021, equivalente ad un aumento di 1,3 miliardi di euro. Gli ultimi cinque decreti il ministro li ha fatti trovare al Parlamento appena prima di Natale, e come previsto sono stati prontamente approvati da un Parlamento divenuto ormai mero esecutore delle proposte governative. Tra le varie voci si scorge anche l’aumento per le spese militari per la NATO di 7 miliardi l’anno.
Tutti questi soldi sarebbero potuti servire a fronteggiare la una crisi che va avanti da troppi anni e che vede sempre di più aumentare il divario tra i ricchi e i poveri.
In Italia servono nuove infrastrutture, nuovi finanziamenti per la scuola e per la sanità pubblica, dimodoché torni ad essere veramente pubblica, gratuita e di qualità. Servono nuove leggi che tutelino tutti i cittadini che durante la pandemia hanno perso il posto di lavoro per colpa dello sblocco dei licenziamenti e di una mancata approvazione di una legge contro le delocalizzazioni.
Servono misure sociali, non regali alla NATO.
FUORI L’ITALIA DALLA NATO
FUORI LA NATO DALL’ITALIA

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IL GOVERNO DRAGHI HA BISOGNO DELLA PANDEMIA

Il Governo Draghi ha bisogno della Pandemia Covid altrimenti si sgretola in un secondo. Parlano solo di vaccini, ma dove sono tutte le promesse che hanno fatto? Le assunzioni nella sanità?
Parlano di Vaccini perché se si mettono a parlare di lavoro, pensioni ed economia viene giù tutto!

 

 

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NO DRAGHI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA!

Draghi presidente sarebbe lo scacco matto dell’Unione Europea, delle banche e dei grandi gruppi Multinazionali al nostro Paese.
Siamo arrivati all’uomo solo al potere, un banchiere legato ai grandi gruppi multinazionali europei, a capo dello stato, cosa ne può venire fuori di buono per il popolo?
NIENTE.
Dobbiamo cambiare tutto!

 

 

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DRAGHI E TUTTO IL GOVERNO SONO CONTRO LO SCIOPERO E CONTRO I LAVORATORI

NOI SIAMO CONTRO DRAGHI AL FIANCO DEI LAVORATORI.

Draghi: “Sciopero incomprensibile”
Letta, PD: “Non me l’aspettavo”
Orlando, PD: “Sorpreso dalla decisione di CGIL e UIL”
Salvini, Lega: “È inspiegabile e irresponsabile”
Tajani, Forza Italia: “un errore, soprattutto un danno per la ripresa economica
Rosato, Italia Viva “Non si capisce come si possa proclamare ora uno sciopero generale”.
Landini, CGIL: “Non è uno sciopero contro Draghi”
Tutti sono contro i lavoratori, la CGIL ha dovuto, sotto spinta che veniva dai lavoratori chiamare uno sciopero generale, tardivo, con poco impegno, tante sono le voci di lavoratori di aziende sindacalizzate dove non è stata minimamente accennato della partecipazione allo sciopero.
Uno sciopero monco senza interi settori come scuola e sanità e altri ancora.
Uno sciopero fatto proprio perché andava fatto e controvoglia, proprio per questo la nostra presenza in piazza è fondamentale, per essere vicini alla rabbia dei lavoratori, per sostenerli, per alzare l’asticella del conflitto.
Perché questo non è un semplice sciopero contro la rimodulazione dell’IRPEF. Ma uno sciopero contro DRAGHI e contro tutto il suo governo (PD, Lega, M5S, Forza Italia e LEU)

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CONTRO DRAGHI. VIVA LO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI

E’ stato proclamato lo sciopero generale di 8 ore per il prossimo 16 dicembre, con manifestazione nazionale a Roma e con il contemporaneo svolgimento di analoghe iniziative interregionali in altre 4 città d’Italia (Milano, Bari, Palermo e Cagliari).

MEGLIO TARDI CHE MAI

CGIL e UIL hanno deciso, dopo una lunga è colpevole attesa di scendere in piazza e protestare contro le nuove manovre varate dal governo Draghi, che vanno a colpire tutti i cittadini, i lavoratori e i pensionati peggiorando la loro situazione sociale ed economica.

Troppo tardi, troppo poco, rivendicazioni minime, ma il posto dei comunisti è accanto ai lavoratori a prescindere dalle dirigenze dei sindacati concertativi.
Quindi saremo presenti, con le nostre parole d’ordine in queste piazze al fianco di chi vive del proprio lavoro, in una situazione di accentuata normalizzazione col protrarsi dello stato di emergenza di altri tre mesi.
E per dare più forza ai lavoratori per renderli protagonisti. Per fargli capire che se vogliono possono conquistare TUTTO.
Questo governo è attento solamente ai bisogni delle multinazionali, dei grandi industriali, di Confindustria, delle banche e della finanza.
Sempre pronto, inoltre, a soddisfare ogni diktat che arriva dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dalla NATO.
Noi sappiamo da che parte stare, la parte opposta a quella per cui opera Draghi. Sempre dalla parte dei lavoratori e contro il governo dei banchieri.
Per un sindacato conflittuale, di classe e non concertativo.

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