Questa tabella è stata pubblicata dall’inserto del Corriere della Sera, L’Economia, del 6 luglio.
Come sta scritto nella didascalia, “Tutti i valori sono al netto della fiscalità e reali, al netto dell’inflazione”. Quindi il confronto è immediato. Questo è importante perché c’è un trucco che alla fine sveleremo.
Come si vede, il TFR lasciato in azienda o all’Inps batte tutti i profili “prudenti” (garantiti e obbligazionari), diciamo che è molto competitivo anche coi “bilanciati”, considerando il contenuto di rischio non trascurabile di quelli. Pertanto, occorre convincere i lavoratori ad aderire ai fondi “rischiosi”, ossia gli azionari puri (quelli in rosso). Come si fa?
Leggiamo:
Il riferimento implicito è alla formula life cycle: si parte con un profilo di rischio e rendimento più elevati, con elevata esposizione azionaria, per massimizzare i benefici della capitalizzazione composta. «Le performance maturano non solo sul capitale investito, ma anche sui rendimenti già accumulati. Più lungo è l’orizzonte d’investimento, più forte diventa questo effetto» …
Le azioni fanno crescere il capitale più velocemente: un piano da 100 euro al mese, avviato dai genitori alla nascita del figlio fino ai 18 anni e poi, idealmente, proseguito dall’intestatario fino alla pensione, si può tradurre in un capitale netto di 88.713 euro e 247.237 euro, rispettivamente, a seconda che il fondo investa in una linea con rischio medio (40% azioni, il resto bond) o alto (80% azioni). Equivale a una rendita mensile vitalizia di 307 euro oppure di 854.
Come si vede, la capitalizzazione composta ha un effetto quasi «magico». Purché si sia in grado di tollerare picchi di volatilità durante il tragitto. Nel meccanismo di life cycle, in ogni caso, c’è un paracadute: a mano a mano che ci si avvicina alla data obiettivo, il portafoglio ruota progressivamente verso attività finanziarie meno volatili. Così si mitiga il rischio di restare spiazzati da una correzione violenta, proprio al momento di ricevere la prima pensione di scorta, quando il montante previdenziale accumulato fino a quel momento viene valorizzato e convertito in rendita pensionistica.»
Quindi:
1. si prefigurano cifre mirabolanti, sempre che si salga sull’otto volante da appena nati, grazie all’effetto “magico” della capitalizzazione composta
2. perché life cycle? (e qui l’inglese è d’obbligo, perché se dicessero “una volta entrato, non puoi più uscirne” farebbe un altro effetto). Perché si devono tollerare i “picchi di volatilità”, ossia l’otto volante per cui una volta potresti trovarti su e una volta giù e se questo accade quando sei in procinto del pensionamento ti potresti ritrovare con un pugno di mosche.
Quindi verso la fine si limita la velocità dell’otto volante e si passa a criteri meno “volatili” ma meno remunerativi … in media.
Ora qui va fatta una precisazione di cosa significa “in media” e quale dev’essere è l’atteggiamento dell’investitore (perché ormai a questo è ridotto il lavoratore). Siamo in presenza di una scommessa, essa può andare bene o male. Per semplicità di esempio: investiamo 100 euro e l’esito potrebbe farci guadagnare o perdere 50 euro. A questi livelli di gioco forse si potrebbe ancora tentare, visto che al massimo perdiamo una pizza con la famiglia. Ma se si tratta di mettere tutto il TFR? Significa comprare una casa grande la metà (o meno) o una volta e mezza, oppure avere una rendita pensionistica la metà o una volta e mezza.
Nessuno butterebbe nella mischia il proprio futuro. Qui ora è chiaro dove sta l’inganno della media. Saremo tra la metà dei fortunati che staranno un po’ meglio o la metà dei condannati all’inferno?
La seconda precisazione è che il fondo prescelto potrebbe fallire. E in questo caso andrebbe in fumo non la metà della pensione, ma tutta. Negli USA sono falliti (ossia hanno saccheggiato) i fondi di investimento pensionistici e gente di più di ottant’anni è stata costretta a cercarsi un lavoretto per vivere.
3. Ma c’è un’alternativa alla bellissima asticella rossa del grafico? Ebbene sì. A parità di orizzonte di investimento ci sono i vecchi e cari Titoli di Stato trentennali (BTP), il cui rendimento lordo si attesta attualmente intorno al 4,55% (pari al 4% netto), con lievi oscillazioni giornaliere sul mercato secondario. E questi sono garantiti dalla Stato. Dovrebbe fallire questo per non vederli più. Il punto è che, se si vogliono vendere prima, ci si potrebbe rimettere ed anche tanto, quindi non è un investimento consigliabile a meno di non investire solo una quota parte del capitale a disposizione.
4. L’incognita dell’inflazione. In orizzonti così lunghi lo spauracchio di ogni risparmiatore è l’inflazione. A parte Titoli di Stato che proteggono, ma con rendimenti più bassi, nessuno dei profili dei fondi può dare la garanzia a meno di rivolgerci ai titoli meno redditizi, ossia i garantiti. Invece il TFR in azienda prevede un dignitoso 1,5% certo, più il 75% dell’inflazione.
Quindi l’unico che può davvero proteggere efficacemente (come si vede dal grafico riportato) contro la mannaia che si abbatte su chi è a reddito fisso e per il quale la “scala mobile” (adeguamento automatico del salario ai prezzi) è un lontano ricordo; per i più giovani è una divertente componente dei grandi magazzini.
5. La cosa che fa più rabbia è la tassazione a cui il TFR in azienda o all’INPS e quello nei fondi gestiti è sottoposto.
Il primo ha un’aliquota applicata corrisponde alla media del reddito (IRPEF) degli ultimi cinque anni e varia dal 23% al 43%. Nel secondo il 15% per i primi 15 anni di iscrizione al fondo con riduzione dello 0,30% per ogni anno di permanenza oltre il quindicesimo, fino al 9% di aliquota minima (raggiungibile dopo 35 anni di iscrizione). Nonostante questo il TFR in azienda o all’INPS risulta più conveniente dei profili garantiti e competitivo con quelli “bilanciati” ossia con una non indifferente quota di rischio.
Questo perché i costi di gestione dei fondi sono in percentuali molto pesanti, mentre il TFR in azienda non ce li ha.
In conclusione sorge spontanea la domanda: ma perché ai fondi privati lo Stato dà un’agevolazione fiscale così elevata e al TFR in azienda no? Si consideri che “agevolazione fiscale” significa soldi sottratti alle tasse che potrebbero essere spesi per altro … sperabilmente non in armi.
