Leggiamo sul Fatto Quotidiano del 26 aprile l’articolo “Rifondazione si allei col Campo largo per spedire a casa Meloni” in cui il segretario Acerbo proclama, all’indomani delle celebrazioni del 25 aprile, di voler fare “un accordo tecnico con il campo largo”, come emerso nel Comitato Politico Nazionale del 12 aprile, in cui la linea pro-accordo ha prevalso con 89 voti, contro 80.
A parte le polemiche interne che ci asteniamo dal commentare, Acerbo usa due argomenti a sostegno della sua ipotesi. Uno che gli darebbe sonoramente torto dal punto di vista politico e uno veramente scorretto e infamante nel secondo.
Il primo esempio di desistenza di La France Insumise (LFI) di Melenchon che, a detta di Acerbo, «nelle ultime Amministrative in Francia ha ritirato i suoi candidati dove era necessario per battere il partito della Le Pen». Questo in generale è falso.
A Marsiglia il deputato di LFI è arrivato terzo e di fronte al rifiuto di un’alleanza posto dal candidato di sinistra ha scelto di ritirarsi, dicendo che «di fronte all’irresponsabilità di un uomo, ci assumeremo la responsabilità di un milione di persone». Anche a Parigi il vincitore socialista del primo turno ha annunciato che “non ci sarà alcuna alleanza con LFI al ballottaggio”, ma in questo caso la candidata di LFI non si è ritirata.
Aberrante l’esempio riportato da Acerbo sul «Portogallo, dove nelle Presidenziali i comunisti hanno dato indicazione di voto contro la destra». Una dichiarazione infamante per la politica conseguente e senza compromessi che quel partito ha sempre perseguito in un contesto difficilissimo caratterizzato da due destre come da noi. In un paese a regime parlamentare (quello portoghese come quello italiano) non si può paragonare l’elezione del Presidente della Repubblica, in cui questi non ha un ruolo politico ma di garante della Costituzione, con quella del Capo del Governo. «… il PCP ha compiuto una scelta tattica chiarissima al ballottaggio: impedire l’elezione di Ventura, senza trasformare questa indicazione in adesione politica al programma socialista.
Vista la situazione, infatti, votare contro il candidato reazionario significava votare Seguro, ma senza alcuna illusione sul suo posizionamento di fondo e senza rinunciare a una linea autonoma di lotta e alternativa. Anche nel resto dell’area della sinistra radicale portoghese è stato ribadito esplicitamente che “votare Seguro per battere Ventura” non equivale a sostenerlo politicamente.» [1]
Invece il “campo largo” ha una connotazione politica ed è indirizzato alla formazione del governo in caso di successo della coalizione.
Per giustificare il suo preteso “pragmatismo”, Acerbo si arrampica sugli specchi citando l’esito del recente referendum, che tutti i commentatori politici seri separano completamente da una possibile ricaduta di tipo elettorale [2]. Ma poi “bara”, invocando «un’agenda totalmente diversa da quella di Draghi o di Von der Leyen». Ricordiamo che il Governo Draghi è stato votato sia dal PD che dal M5S. La von der Leyen dal PD (con due eccezioni) e non dal M5S.
Di grazia, Acerbo di cosa parla?
[1] https://giuliochinappi.com/2026/02/15/portogallo-bloccato-lassalto-della-destra-ma-nessun-assegno-in-bianco-a-seguro/
[2] https://ilpartitocomunista.it/referendum-e-democrazia-rappresentativa/
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