FASCISMO E ANTIFASCISMO – Discorso del Segretario Generale Alberto Lombardo al World Socialism Forum di Pechino
1. Cos’è il fascismo e a cosa serve
Un approccio antimarxista è quello di separare le forze che operano nella sovrastruttura dai rapporti
di produzione sottostanti, sebbene – come ci ha avvertito Engels – le prime non possono essere
derivate meccanicamente dalle seconde. Da questo punto di vista, l’analisi del fascismo che parte da
aspetti culturali o sociologici non può coglierne la piena essenza.
I preparativi della Prima Guerra mondiale già mostrarono i segni di quello che possiamo chiamare il
protofascismo, caratterizzato dalla militarizzazione di tutta la società. Ma non dimentichiamo
l’insegnamento di Lenin che delineò con precisione quali erano gli interessi nei rapporti di classe e
nei rapporti interimperialistici, nonché la necessità del capitalismo mondiale di superare la crisi di
sovrapproduzione con la distruzione delle forze produttive.
Il VII Congresso dell’Internazionale Comunista, tenutosi a Mosca nel luglio/agosto del 1935, diede
una definizione di classe molto accurata di cosa fosse il fascismo, ossia la dittatura terroristica della
borghesia sul proletariato. Ma – sebbene già si avesse ampia prova di cosa esso fosse fin dal 1931
con l’aggressione imperialista del Giappone alla Cina – ciò costituiva solo l’aspetto prodromico del
fascismo, come si era inizialmente manifestato in Italia e poi in Germania e in altri paesi
dell’Europa, perché ancora non si aveva avuto ancora modo di osservare il momento culminante del
nazifascismo. Tale culmine caratterizza qualitativamente il nazifascismo rispetto alle altre forme di
dittatura della borghesia non solo per l’entità e la brutalità della repressione, ma per un salto
qualitativo essenziale, ossia la necessità di riportare sui campi di battaglia i popoli d’Europa, dopo
la carneficina della Prima Guerra, in una nuova guerra contro l’Unione Sovietica, una guerra già da
tempo considerata dai dirigenti sovietici come inevitabile conseguenza del capitalismo.
2. Il fascismo in Europa oggi
Il fascismo oggi non è costituito da piccoli gruppetti di teste calde o da posizioni politiche che i
partiti, per quanto profondamente reazionari, possono esercitare nei nostri paesi. Naturalmente,
questo cambia radicalmente quando questi gruppi estremisti o partiti politici si trovano a governare
intere nazioni, come avviene oggi in Ucraina.
Gli aspetti economici del fascismo storico (la penetrazione del capitale finanziario nell’intera vita
economica del Paese, il selvaggio calo dei salari; lo sfruttamento abominevole dei consumatori, la
tassazione senza precedenti dei produttori piccolo-borghesi), così come quelli politici (la
trasformazione essenzialmente reazionaria dell’intera vita politica del Paese), sono presenti in tutti i
Paesi capitalistici occidentali. Anche se conseguiti con metodi tutt’altro che terroristici.
In Italia, in particolare, le piccole e medie imprese stanno soffrendo gravemente, i lavoratori
dipendenti e autonomi sono schiacciati (l’unico Paese ad aver visto un calo dei salari reali in
trent’anni) e i sistemi sanitari, di previdenza e di istruzione distrutti. Nel frattempo, le banche,
Leonardo (armi) ed ENI (energia) festeggiano. È imbarazzante vedere come tutta l’economia
italiana, e più in generale europea, sia piegata agli interessi delle grandi multinazionali che della
guerra e dei preparativi alla guerra hanno fatto la propria ragione di sopravvivenza. Le associazioni
padronali (Confindustria, in Italia) protestano col governo solo per avere ulteriori sussidi che li
aiutino a superare il forte disavanzo di competitività con gli USA, indotti dall’interruzione delle
forniture dei gasdotti russi e delle sanzioni (in effetti, autosanzioni!) che stanno desertificando
l’intera struttura produttiva del Continente. La guerra cognitiva funziona non solo contro le fasce più
basse della popolazione, ormai completamente insoddisfatte dalla politica, come il forte
astensionismo elettorale testimonia, ma la cui protesta non riesce a coagularsi in una politica più
efficace. Ma anche rispetto alle fasce medio alte, quali imprenditori, docenti universitari, ecc.,
incapaci di elaborare un pensiero che esca dal conformismo filo Nato più ottuso.
Proprio come la Francia fu sacrificata nel 1940 per fornire un retroterra economico e produttivo più
ampio alla guerra della Germania nazista, così l’Unione Europea viene sacrificata per fornire un
retroterra agli Stati Uniti nel loro imminente confronto con la Cina socialista. Le differenze sono
numerose e gli errori evidenti da parte delle amministrazioni statunitensi che si sono succedute, con
imbarazzanti retromarce. Va anche detto che dall’altra parte del tavolo ci sono i diplomatici più
astuti e i leader politici più lungimiranti che possiamo ricordare: quelli di Cina e Russia. E quindi è
molto più difficile per l’imperialismo navigare oggi di quanto non lo fosse nel 1941.
Quindi, alla domanda “siamo nel bel mezzo del fascismo?” la risposta deve essere: sostanzialmente
sì, ma non per le ragioni che appaiono alla superficie.
In particolare, la discriminante destra/sinistra oggi ormai è non solo fin troppo legata agli schemi
parlamentari di origine anglosassone, ma persino logora rispetto ai paradigmi del secolo scorso, dal
momento in cui la cosiddetta “sinistra” in Europa ha abbandonato ogni caratterizzazione di classe.
La repressione poliziesca è più vigorosa in Gran Bretagna e in Germania piuttosto che in Italia,
dove esiste un governo guidato da forze di origine neofascista. In Italia si stanno manomettendo i
meccanismi costituzionali, ma nel senso di liberalizzare la corruzione, seguendo l’esempio di
Berlusconi, proprio come in Germania e Gran Bretagna, dove vengono perseguiti i reati di opinione.
Abbiamo quindi elencato le ragioni più profonde: economico-finanziarie, sociali, geopolitiche.
In una parola, il fascismo odierno in Europa è la NATO e la sua proiezione politica, l’Unione
Europea.
3. Il fronte unito antimperialista
La discriminante antifascista è fondamentale. Deve basarsi non tanto su affermazioni retoriche,
quanto sui programmi che abbiamo già definito, in particolare l’opposizione alla guerra
imperialista.
Rispetto alla collocazione delle varie nazioni, se l’analisi fatta precedentemente è valida, allora il
punto di vista che si deve tenere – e che correttamente la Cina tiene – è quello che discrimina tra
nazioni i cui interessi dominanti e la cui classe politica dirigente spinge verso la guerra e quelle in
cui, al di là delle differenze politiche e perfino economiche, l’interesse è per la pace.
Non ci si può nascondere che l’interesse per la pace spesso è unito all’interesse a continuare a far
affari come prima e continuare lo sfruttamento capitalistico dentro ogni nazione. Questa però oggi
riveste un carattere che è sovrastato dalla contraddizione principale che è determinata dai pericoli di
guerra. Inoltre è falso, da un punto ideologico del leninismo, che ogni sistema capitalistico abbia in
sé la necessaria e urgente tendenza alla guerra. Le fasi di sviluppo del capitalismo in ogni nazione
sono diverse e quindi anche la necessità di esportare la crisi fuori dai propri confini attraverso la
guerra. Persino crisi regionali, come quelle che continuiamo a vedere, per esempio tra Pakistan e
India, non sono riconducibili a tendenze della stessa natura di quelle che caratterizzano
l’aggressività bellicista globale della NATO.
4. Conclusione
All’interno delle varie nazioni è indispensabile che le forze antifasciste e antimperialiste denuncino
con forza quali sono le cause del bellicismo aggressivo delle classi dominanti che hanno interesse
alla guerra e si uniscano quei settori che invece non hanno interesse alla guerra. Ciò deve avvenire
non lasciandosi intrappolare da una retorica fintamente progressista o persino “antifascista” di
settori politici che invece sono completamente integrati nella strategia imperialistica.
Rispetto alle nazioni, si devono appoggiare tutti gli sforzi per sottrarsi all’aggregazione imperialista,
al di là delle pur grandi differenze politiche ed economiche. Ogni nazione che si sottrae a questa
aggregazione è un passo avanti verso la pace e un passo contro i venti di guerra.
Comunicato del Comitato Centrale – 28 Ottobre 2025
3° Incontro Nazionale della Federazione della Gioventù Comunista
? Incontro Nazionale Giovanile – FUTURA UMANITÀ
Il futuro appartiene a chi lotta oggi.
Giovani studenti, lavoratori e militanti comunisti si ritrovano per discutere, organizzarsi e rilanciare le battaglie contro precarietà, disuguaglianze e guerra.
La Federazione della Gioventù Comunista terrà in quel fine settimana i lavori del suo 3° incontro nazionale, per fare il punto sull’evoluzione della politica nazionale, internazionale e sull’organizzazione della Federazione.
✊ Dalle ore 15 ci sarà la sessione pubblica aperta a chiunque voglia sostenere la crescita della nostra organizzazione. La forza dei compagni non ha confini generazionali!
SIETE TUTTI INVITATI!
? Sabato 13 settembre
? Roma, Hotel Villa Rosa – Via Giovanni Prati 1
? Ore 15.00
IL FUTURO NON SI ASPETTA, SI CONQUISTA!
GioventùComunista #GiovaniInLotta #FuturaUmanità #PartitoComunista
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Il Segretario Generale Alberto Lombardo insignito del Distinguished Award e cooptato nel Consiglio della WAPE
Il Compagno Alberto Lombardo, Segretario Generale del Partito, è rientrato in Italia da Istanbul, dove ha partecipato al 18° Convegno della WAPE (World Association for Political Economy) dal tema:
“Multipolarity in the 21st Century: Challenges and Opportunities in Political Economy”, tenutosi dal 6 all’8 agosto nella Yeditepe University di Istanbul. L’Associazione vanta collegamenti con riviste scientifiche (World Review of Political Economy, International Critical Thought, World Marxist Review, The Belt and Road Initiative Quarterly – BRIQ).
In questa occasione Alberto Lombardo è stato cooptato nel Consiglio dell’Associazione.
Inoltre ha ricevuto il Distinguished Award in Politica Economica per il XXI Secolo per l’articolo “Building a Community with a Shared Future for Humanity”, pubblicato su International Critical Thought, 2023, VOL. 13, NO. 4, 621-633
Insieme al Prof. Cheng Enfu, Presidente dell’Associazione, ed altri distinti colleghi, ha presieduto la cerimonia di chiusura.
Il viaggio è stata una straordinaria occasione per rafforzare i già consolidati rapporti internazionali e aprirne di nuovi, facendo assumere al nostro Partito un prestigio sempre maggiore.
[2] https://www.tandfonline.com/doi/epdf/10.1080/21598282.2023.2296774
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Referendum: Hanno vinto tutti, tranne i lavoratori
HANNO VINTO TUTTI (TRANNE I LAVORATORI)
Il punto del Segretario Generale Alberto Lombardo
«… vi sono delle battaglie che occorre combattere anche se si sa di perdere immediatamente. Esse servono per il domani. In ogni caso ritengo che si perda di più ogni volta che si cedono posizioni importanti senza dar battaglia.» (Pietro Secchia)
A urne chiuse e a spoglio completato si può abbozzare un bilancio dell’esito del referendum.
Tutti proclamano di avere vinto, almeno di non avere perso. A meno di conti funambolici sul numero dei votanti che assegnerebbero al “campo largo” tutti quelli che sono andati a votare (compreso chi ha votato NO), il risultato politico è certamente negativo per la CGIL e per la Segreteria Schlein.
Esaminiamo però se chi ha intrapreso la battaglia poteva collocarsi in una posizione migliore anche dopo una sconfitta, oppure no. Dipende da cosa intendiamo per “vittoria” e “sconfitta”. Si era partiti con la furbata di aggregare i cinque quesiti a quello sull’autonomia differenziata, che però la Corte Costituzionale aveva cassato, e quindi si è rimasti senza il volano che si sperava per raggiungere il quorum, confidando nelle crepe della destra. Invece hanno avuto più peso le crepe a sinistra, come l’associazione del quinto referendum che ha ricevuto una quantità di NO imbarazzante.
Ma fatta la tara dell’insipienza tattica dei proponenti, qual era la strategia?
Si ricorderà anzitutto il referendum sulla “scala mobile” svoltosi esattamente 40 anni fa che, anche se in presenza di un sindacato ancora non completamente ammaestrato dai poteri forti e con una base discretamente combattiva e la esistenza di un PCI organizzato sul territorio e ancora parzialmente radicato tra i lavoratori, non ha impedito la storica sconfitta del movimento operaio in una fase di declino iniziata con la “marcia dei quarantamila” di Torino. Gli estensori dei referendum, Cgil in testa, forse immaginavano oggi di poter raggiungere un risultato positivo, compresa quindi l’attribuzione dei rimborsi elettorali (2,5 mln), senza per questo tenere conto la passivizzazione di un elettorato sempre più demotivato nel riconoscere le consultazioni elettorali come qualificanti; sempre più lontano dalla politica attiva. Ma se ciò continua ad avvenire è proprio grazie alla classe politica e sindacale di questo Paese, sempre più piegata ai poteri forti e finanziari che condizionano la politica. Nel metodo infatti, non devono essere trascurate le modalità di un referendum che non è stato costruito con i lavoratori sui luoghi di lavoro ma è il frutto di una alchimia da laboratorio proprio con il PD. Lo stesso partito che ha formulato la legge (Job Act), che la Cgil diceva di voler abrogare.
L’unico referendum che ha avuto successo negli ultimi decenni è stato quello sull’acqua pubblica e contro il nucleare che ha beneficiato dell’evento di Chernobyl che ha colpito l’immaginazione pubblica e un tema trasversale a cui diverse sensibilità poteva mobilitare. In cui votano tutti quelli che sono interessati, ossia tutti i cittadini. Non un tema sul lavoro dipendente che coinvolge l’interesse di una parte amplissima, ma pur sempre minoritaria. Il referendum non è mai stato uno strumento utile per le norme sul lavoro. Infatti l’elettorato attivo è composto anche da categorie sociali che non riguardano il lavoro dipendente (imprenditori, pensionati, professionisti, ecc.). E quindi è proprio lo strumento che era strategicamente sbagliato. 40 anni fa, e ancor più oggi.
Ma c’è un’aggravante. Il referendum dell’8 e 9 giugno non si ha sviluppato un dibattito vasto nemmeno sui territori e nemmeno è cresciuto nell’intera nazione aumentando così una maggiore coscienza tra le classi subalterne. Qualche protesta per le apparizioni in televisione (utili a chi ci va e non a quello che si dice). Qualche comizio del tutto inferiore alla forza che, almeno sulla carta, la CGIL vanta.
Tralasciamo alcuni commenti a posteriori veramente disgustosi che rivelano solo l’ottusità e la protervia dei perdenti. Se si chiede rispetto e attenzione per chi è andato a votare, si dovrebbe con altrettanta “civiltà”, rispettare anche le scelte diverse.
Il primo risultato pratico, e prevedibile ma non con questa forza devastante data dall’entità del flop, è che il Governo può legittimamente vantarsi di avere vinto e il primo risultato parlamentare è quello che il Gruppo di Forza Italia al Senato ha presentato la proposta di modifica per l’aumento del numero di sottoscrizioni (da 500.000 a 1.000.000) e del numero di consigli regionali (da 5 a 10) per la richiesta di referendum abrogativo. Alla faccia dell’allargamento della democrazia.
Non è certo con queste pratiche che si potrà recuperare l’attenzione dei lavoratori, ai quali dovrebbe essere riservata una attiva partecipazione e un protagonismo che abbiamo visto in questo Paese fino a qualche decennio fa ma che sarebbe opportuno recuperare insieme alla “cassetta degli attrezzi” per riattivare la coscienza marxista e di classe. Certamente sarebbe utile confrontarsi costantemente con i lavoratori e l’intera classe lavoratrice sui problemi materiali della stessa (bassi salari; sanità, scuola e formazione, trasporti e servizi sociali privata sempre più alle masse lavoratrici e cedute ai poteri forti privati e finanziari).
La Cgil si prepara a saltare sul carro del PD alle prossime elezioni politiche, magari candidando il proprio segretario al parlamento nazionale o in futuro, presso il parlamento UE? Non si accontenta di illudere i lavoratori ma anzi si prepara ad un nuovo assalto ai TFR per dirottarli ai fondi pensione contrattuali (Cometa, Fonchim, Fonte, ecc.), nei cui consigli di amministrazione ha piazzato i propri dirigenti. Una massa enorme calcolata in circa 440 mld che potrebbero essere sottratti ai lavoratori di questo paese in breve tempo.
Al tradimento della classe operaia e lavoratrice, al tradimento delle masse popolari bisogna rispondere con un’azione incisiva che tolga dalla passivizzazione in cui è stata gettata l’intera classe lavoratrice e solo il rinnovato protagonismo dei lavoratori può determinare un adeguato cambiamento.
Rileggendo la frase di Pietro Secchia, possiamo dire:
Non è la battaglia che ci spaventa. Anzi! Sono certi i comandanti che ci fanno paura.
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Attacco Anticomunista in Repubblica Ceca: KSCM Denuncia Nuova Legge Liberticida
Il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) denuncia una grave offensiva anticomunista in Repubblica Ceca: il nuovo Codice Penale prevede fino a 10 anni di carcere per chi sostiene il movimento comunista. Appello alla solidarietà internazionale.
Il volto moderno del fascismo: neoliberismo e guerra permanente: Intervento al II Forum Internazionale Antifascista di Mosca
Per prima cosa permettetemi di portarvi il saluto di Alberto Lombardo, Segretario Generale del nostro Partito, e di ringraziarvi per averci invitato a questo importantissimo incontro.
***
Il Fascismo non è un incidente della storia, ma il frutto avvelenato della degenerazione sistemica del capitalismo che, quando entra in crisi o si sente minacciato dai movimenti popolari e operai, reagisce con ferocia.
Ed è proprio così che risponde il capitalismo: utilizzando la violenza dei propri cani da guardia al servizio e a protezione delle élite finanziarie ed economiche.
Proprio come accadde in Italia dopo il biennio rosso (1919-1920), che, seguendo l’esempio della Rivoluzione bolscevica, cercò di scardinare la monarchia liberale del Paese. Come ci ha insegnato il nostro grande Maestro e fondatore del Partito Comunista d’Italia, Antonio Gramsci, in quel contesto la pavidità dei partiti operai furono incapaci di fermare la marea nera. Essi non avevano una corretta visione ideologica perché egemonizzati dalle correnti riformiste. Esse avevano paura dei settori più avanzati che poi nel gennaio del 1921 diedero vita al Partito Comunista d’Italia. Fu questa pavidità la causa della sconfitta e poi della distruzione dei movimenti operai in Italia, così come poi in Germania e in Austria.
Il fascismo è un pericolo sempre pronto a tornare per schiacciare prima di tutto i diritti dei lavoratori e delle masse. Lo vediamo di nuovo nei Paesi occidentali guidati dal neoliberismo, specialmente sotto l’egida della bandiera della fintamente democratica Unione Europea, ma non solo.
Sebbene sia mutato nelle forme, il fascismo sopravvive e continua a perpetrarsi ancora oggi soprattutto grazie al fatto che, negli ultimi 30 anni, gran parte del mondo occidentale ha perso ogni anticorpo per contrastare questo virus.
Questa deriva è nata oltre 40 anni fa, con la Thatcher nel Regno Unito e Reagan negli USA, ma continuato dai dirigenti delle finte sinistre – come Blair, Clinton e Obama – fino agli attuali governanti europei, in cui ogni confine tra i settori politici che si alternano al governo si è perso.
Basta vedere cosa è successo in Italia, con il lento ma costante smantellamento ideologico di quello che era il più grande partito comunista d’occidente, portato a una mutazione genetica che ha dato alla luce la caricatura di quello che era. Nasce così la pseudosinistra che per prima cosa ha disarmato politicamente e ideologicamente le classi popolari e infine si è trasformato in un partito – il Partito Democratico – di chiaro stampo neoliberista con lo scopo principale di difendere gli interessi delle élite finanziarie ed economiche. Proprio come accadde con il fascismo 100 anni fa: sono loro che si frappongono tra i padroni e le classi popolari, sono loro i primi alfieri della compressione dei diritti sociali, a tutto guadagno degli interessi privati.
E così che oggi gli eredi del fascismo storico arrivano al governo in Italia, sull’onda di una velenosa propaganda che ha predicato gli interessi della nazione, ma che poi si è acconciata ad accettare gli aspetti più antipopolari delle politiche nazionali e internazionali. Pensiamo alle pensioni, ai diritti dei lavoratori e allo stato sociale, all’interno, e al sostegno alla junta nazista in Ucraina e alle bellicose politiche dell’Unione Europea, all’estero. Oggi si propone come mediatore tra i due poli dell’imperialismo, USA e UE, in conflitto per l’irrisolvibile crisi che attanaglia il capitalismo. Ma continua a soggiogare gli interessi nazionali all’uno o all’altro. Non è con il lupo americano né con le faine europee che la nostra nazione può garantire i propri interessi. La classe politica di oggi, come al solito sotto il capitalismo, fa solo gli interessi dei grandi monopolisti e non del popolo lavoratore.
***
Il fascismo non è solo repressione interna, ma è guerra ed espansione militare, conquista, distruzione e cancellazione di qualsiasi opposizione. L’Unione Europea è diventata nient’altro che un apparato tecnico e militare al servizio del capitale: Euro, Unione Europea e NATO non difendono la democrazia, bensì sono l’incarnazione della sua negazione.
L’Unione Europea si caratterizza per un anticomunismo che ha raggiunto toni parossistici che si sono manifestati negli anni con dichiarazioni abominevoli che hanno equiparato il fascismo al comunismo. E ciò viene portato sempre più nelle scuole e nelle piazze. Repressione ideologica e politica.
È stato fatto in Ucraina, sabotando ogni tentativo di risoluzione dei contrasti tra i popoli e favorendo i settori esplicitamente neonazisti.
Gli obiettivi sono manifesti.
Primo. Accerchiare e isolare la Russia. Ciò è fallito. I popoli del Donbass si sono ribellati prendendo le armi. Le sanzioni contro la Russia si sono ritorte contro l’Europa. La NATO è stata umiliata. La Russia, insieme alla Cina socialista e alle altre nazioni che vogliono uscire dal giogo imperialista e alla dittatura del dollaro, si uniscono in un fronte per la pace e la sovranità economica e politica. Oggi i settori del capitalismo si sbranano tra di loro. Dazi e controdazi scuotono i mercati.
Secondo. Militarizzare le società e aumentare a dismisura le spese militari, come via d’uscita dalla crisi. Ciò ha portato all’impoverimento dei popoli e all’arricchimento delle élite finanziarie. E, temiamo a breve, perfino alla guerra generalizzata in Europa e in Asia.
Nulla di nuovo per il capitalismo.
La volontà non è di costruire un’Europa dei Popoli, che potrà esistere solo col socialismo, ma cercare di perpetuare il sogno di distruggere la continuità storica tra il popolo ucraino e quello russo, che esiste da centinaia di anni prima della nascita della NATO o degli Stati Uniti d’America, e di distruggere la Russia.
Ci hanno provato i Teutoni, gli Svedesi, Napoleone, il Kaiser, Hitler e Mussolini, i Samurai.
Sotto a chi tocca!
Infine, compagni, permettetemi di dirvi che non so quando arriverà la Vittoria, ma so che, quando arriverà, voglio che ci sia anche il mio ed il nostro contributo, come quello dato dai compagni dell’Armata Rossa che a Stalingrado, con tutto il popolo sovietico, fermò proprio lì la macchina militare nazifascista. Da lì è iniziata la strada verso la Vittoria del 9 maggio 1945 e proprio per questo quel luogo deve tornare a chiamarsi Stalingrado non solo per pochi giorni l’anno, ma deve tornare ad esserlo sempre. Come simbolo eterno della resistenza antifascista e della dignità del popolo sovietico, di coloro che hanno sacrificato la loro vita non solo per la libertà del loro Paese, non solo per la libertà dell’Europa, ma per la libertà di tutto il mondo!
Slava Stalingrad! Vperëd k pobede! (Avanti verso la vittoria!)
Appello del II Forum Internazionale Antifascista di Mosca sottoscritto dal Partito Comunista
La lotta contro il fascismo è il compito comune e urgente delle forze progressiste di tutto il mondo
Appello del II Forum Internazionale Antifascista
Mosca, 23 aprile 2025
Noi, partecipanti al II Forum antifascista di Mosca, riaffermiamo e sosteniamo il Manifesto per l’unità dei popoli del mondo “Salvaguardare l’umanità contro il fascismo”, adottato il 22 aprile 2023 a Minsk dal I Forum internazionale antifascista.
Il corso degli eventi ha indicato che la causa dell’aggressività imperialista nel mondo moderno è l’aggravarsi della crisi generale del capitalismo. Alla fine del XX secolo, la controrivoluzione in URSS e nei Paesi dell’Europa orientale ha indebolito temporaneamente il polo socialista del pianeta, liberando le mani delle forze reazionarie. In piena sintonia con la teoria leninista dell’imperialismo, gli Stati Uniti e gli altri predatori capitalisti stanno tentando di conquistare l’egemonia mondiale attraverso i metodi più odiosi, tra cui la promozione di regimi neofascisti.
In accordo con l’ideologia fascista di sottomissione dei popoli, i regimi imperialisti hanno macchiato la loro reputazione con aggressioni barbariche contro la Jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia e la Siria. Sostengono anche i sionisti israeliani, che hanno scatenato il massacro in Palestina, trasformato praticamente in un genocidio del popolo palestinese.
Minacciando una nuova guerra mondiale, l’imperialismo internazionale sta alimentando le tensioni in varie regioni del mondo e accendendo nuovi conflitti. I Paesi della NATO si sono posti l’obiettivo di demonizzare la Russia, sconfiggerla militarmente e smembrarla come l’Unione Sovietica. Per raggiungere questo scopo, è stata creata una testa di ponte aggressiva in Ucraina. Il banderovismo, una forma di nazismo che ha costituito la base della russofobia e della diffusione dell’ideologia fascista, è stato alimentato in Ucraina. Nel febbraio del 2022, la politica antirussa dell’esercito della NATO, guidato dagli Stati Uniti, coinvolgeva quasi 50 Paesi satelliti. Le risorse economiche, politiche e militari del capitale mondiale, compresi i mercenari di guerra, erano impegnate nell’attacco contro la Russia.
Occorre impedire l’ulteriore rafforzamento del regime neonazista di Kiev e il suo rifornimento di armi. Gli sgherri di Bandera e i loro mandanti in Occidente devono essere giustamente condannati, e il regime fascista di Kiev deve essere completamente liquidato.
Le motivazioni revansciste sono sempre più evidenti nell’ideologia e nella politica del blocco occidentale. Sono istigati dalle stesse forze che hanno subito una sconfitta per mano dell’Unione Sovietica e della sua Armata Rossa nel 1945. L’anticomunismo è uno dei principali segni della rinascita del fascismo in Ucraina, nei Paesi baltici e in altri Paesi occidentali. Questo è totalmente in linea con la pratica dei fascisti di Hitler, che crearono un patto anticomunista. Tutto ciò che sta accadendo nell’Unione Europea è essenzialmente un preludio alla creazione del Quarto Reich.
I popoli del mondo devono impedire qualsiasi tentativo di vendetta nazista. Chiediamo la rinuncia totale a tutte le forme di disinformazione nell’ideologia e nelle politiche degli Stati. La lotta contro il neonazismo è compito di tutte le persone di buon senso, coraggiose e dignitose del pianeta. Non può essere rimandata a dopo. Deve essere condotta qui e ora, con tutti i mezzi disponibili, e riunendo tutti gli alleati possibili!
Alla vigilia dell’80° anniversario della Grande Vittoria sul nazismo hitleriano e sul militarismo giapponese nella Seconda Guerra Mondiale, dichiariamo che la fine definitiva del fascismo e della minaccia di guerre mondiali può essere ottenuta solo ponendo fine all’imperialismo. Sosteniamo senza riserve la trasformazione della lotta contro il fascismo in lotta per il rinnovamento socialista di tutti i Paesi del pianeta.
La lotta contro il fascismo non può tollerare pause e armistizi!
Unitevi alle file dei combattenti contro il neofascismo, per il progresso sociale e il socialismo!
Non permetteremo che il mondo venga fatto saltare in aria!
¡No pasarán! Non passeranno!
Viva il fronte unito delle forze progressiste!
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8 Marzo – Evento del Partito Comunista per la giornata internazionale della donna
? GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA ?
Un’occasione per discutere di lotta di classe, emancipazione e resistenza!
? 8 MARZO – ORE 15:00
? VIA GIOVANNI PRATI 1, ROMA
? Interventi e riflessioni:
?Introduzione da parte del Resp. Organizzazione Nazionale, Matteo Di Cocco
? Reading teatrale “Dialoghi Cosmici” di e con Lavinia Lalle e Sarah Mataloni
? Filosofe e Lotta di classe con Clio Stefanelli, Federazione di Roma – Partito Comunista
✊ Riflessioni e azioni per la vera emancipazione con Francesca Venditti, Federazione di Roma – Partito Comunista
⚠️ La guerra contro le donne, le donne contro la guerra con Silvia Stefani, Ufficio Politico del Partito Comunista
? Conclusioni di Alberto Lombardo, Segretario Generale del Partito Comunista
? Collegamento con i nostri partiti fratelli europei per un’iniziativa internazionale di lotta!
80 ANNI DI RESISTENZA: ieri, oggi e domani!
#8Marzo #GiornataInternazionaleDellaDonna #LottaDiClasse #Resistenza #Emancipazione #PartitoComunista #DonneControLaGuerra
Terzo incontro multilaterale dei partiti comunisti – Parigi
Terzo incontro multilaterale dei Partiti Comunisti – Parigi
Sabato 22 febbraio si è tenuto a Parigi il terzo incontro multilaterale dei seguenti partiti comunisti europei: Partito Comunista Tedesco, Partito dei Lavoratori Ungherese, Partito Comunista dei Popoli di Spagna, Partito Comunista (Italia), Partito Comunista (Svizzera), Partito Comunista Danese, Partito Comunista della Federazione Russa e la Polo di Rinascita Comunista in Francia, che ha ospitato l’incontro.
Le discussioni si sono concentrate sulla situazione in Europa e nel mondo, sulla questione della pace in Ucraina e sui cambiamenti successivi all’investitura dell’amministrazione Trump alla guida dell’imperialismo statunitense. Diversi partiti partecipanti hanno presentato proposte di azione che saranno rese pubbliche a breve. Allo stesso modo, i partiti membri hanno concordato di regolarizzare questo tipo di incontri due volte l’anno e hanno concesso un prossimo incontro faccia a faccia nel corso dell’anno, in una data che sarà annunciata nelle prossime settimane.
Parigi, 22 febbraio 2025



