Avanti con la ricostruzione e l’unità comunista. Si può fare!

Avanti con la ricostruzione e l’unità comunista. Si può fare!

Comunicato del CC del Partito Comunista

Il Comitato Centrale del Partito Comunista riunito oggi a Roma, al termine di un attento esame del risultato delle elezioni e dello stato del partito, ha approvato all’unanimità la relazione e le conclusioni del segretario generale Marco Rizzo e le proposte politiche e organizzative formulate.

 Il Partito Comunista considera l’esito di queste elezioni in linea con le nostre aspettative generali. Il crollo del Partito Democratico rappresenta la conclusione di un processo di trasformazione delle forze della sinistra con la progressiva perdita di consenso tra gli strati popolari. Il voto conferma la crescente ostilità popolare nei confronti delle politiche europee, e in generale delle forze che incarnano le politiche di governo di questi anni. Si tratta di un voto pesantemente influenzato dai temi della sicurezza, dell’immigrazione in generale dalla paura di precipitare in una condizione peggiore, con l’incapacità generale di forze di sinistra di intercettare questo sentimento dominante indirizzandolo in un’ottica di avanzamento collettivo. Un dato che dipende dai profondi errori strategici della sinistra di questi anni, dalla mancata chiarezza su temi – come l’Unione Europea – da una generale identificazione di tutte le forze di sinistra con il Partito Democratico e la sua politica. Il contesto in cui ci troviamo è senza dubbio arretrato, difficile. Una situazione in cui ci troveremo a agire per lungo tempo. La nostra azione è orientata a mutarlo.

La strategia del Partito Comunista era utilizzare queste elezioni per rafforzare la costruzione del Partito a livello nazionale, irrobustendo le realtà dove siamo presenti e iniziando nella costruzione del Partito dove eravamo praticamente assenti. Questa strategia, che prescinde dalle valutazione sul risultato elettorale, si è rivelata corretta. La campagna elettorale ci ha consentito di parlare a milioni di lavoratori, proponendo un programma di rottura e di lotta che ha consentito al Partito di intercettare consensi, sostegno e nuovi militanti che da oggi andranno a irrobustire e rafforzare le lotte.

Il Partito Comunista ringrazia l’impegno di tanti militanti, e specialmente dei giovani del Fronte della Gioventù Comunista che hanno consentito questo sforzo straordinario, dando energie e forza al Partito. In questi mesi abbiamo dimostrato che si può fare. Si possono convocare manifestazioni comuniste, senza cedere sui contenuti e sugli obiettivi. Si può vincere la sfida della presentazione alle elezioni, senza rinunciare al proprio simbolo, alle proprie parole d’ordine, alla propria prospettiva strategica. Si può dire che il fine dei comunisti non è modificare questo sistema, ma abbatterlo. Si può e si deve fare tutto ciò.

L’esito della nostra azione sarebbe stato migliore se il nostro appello all’unità comunista fosse stato accolto. Così non è stato, ma noi non arretriamo. Il Partito Comunista vuole ribadire anche in questa occasione la propria apertura ad una seria discussione sull’unità comunista, per dare a questo Paese un forte e coerente partito comunista, superando le divisioni, discutendo strategicamente degli obiettivi e dei compiti dei comunisti oggi. Tendiamo una mano a quei compagni che in dissenso con le proprie organizzazioni hanno sostenuto il PC, condividendo con noi la prospettiva strategica della ricostruzione comunista. Ci auguriamo ora che in queste e altre forze maturi un giudizio critico su esperienze unitarie a sinistra che, hanno avuto come unico risultato apprezzabile quello di ricondurre i comunisti alla coda di progetti perdenti, di impronta riformista e eclettica, privi della visione strategica dell’abbattimento del capitalismo e della costruzione del socialismo. A tutti questi compagni ci rivolgiamo: non è più tempo di aspettare. È il tempo dell’unità!

Di fronte al tracollo delle forze di sinistra e alla loro mutazione affermiamo con forza di assumere sulle nostre spalle la storia e l’esperienza del movimento operaio e dei comunisti, che vogliamo difendere da ogni attacco e revisionismo. Abbiamo il dovere di rilanciare con forza la nostra prospettiva di alternativa di società.

Quale sia l’esito delle consultazione e il colore politico del governo che si insedierà proseguiranno le politiche antipopolari e l’attacco ai diritti dei lavoratori. Continuerà il comando del FMI, della BCE e della Nato, della Confindustria, come testimonia il nuovo accordo siglato il 28 febbraio 2018 con i sindacati confederali . Quale sia il futuro governo l’Italia continuerà a sostenere interessi imperialistici, a incrementare le spese militari nell’ambito della Nato, noi ad opporci a questa politica . Nostro obiettivo primario è svelare da subito le contraddizioni anche delle forze – o di parte di esse – che hanno intercettato in massa il voto di protesta. In questo contesto il compito del partito è rafforzare la presenza, l’organizzazione, la lotta. Proseguire con più forza il lavoro di agitazione e la costruzione del partito sui luoghi di lavoro, organizzare e rafforzare le lotte. Compito del Partito sarà lanciare da subito campagne di propaganda e di azione a partire dai luoghi di lavoro e dai quartieri delle periferie.

Compito del Partito sarà infine quello di conquistare ad uno ad uno i tanti lavoratori, giovani, disoccupati e pensionati che hanno dato il loro voto al Partito Comunista. In un contesto tanto arretrato oltre centomila voti al Partito Comunista in metà Italia sono un dato importante. Sarebbero una forza inarrestabile se organizzati. Vogliamo spezzare la passività e il disimpegno, l’idea della delega al posto della partecipazione diretta. Vogliamo irrobustire l’organizzazione anche e soprattutto in quelle regioni dove per poche firme è mancata la presentazione alle elezioni.

Su questa strada proseguiamo a testa alta, avanzando come abbiamo fatto in queste settimane. Si può e si deve fare.

Dispositivo organizzativo.

Il CC del Partito Comunista approva all’unanimità la proposta del SG di integrazione dell’ufficio politico e modifica dei compiti interni agli organismi dirigenti del Partito.

Entrano a fare parte dell’UP il compagno Salvatore Catello, segretario della Toscana con l’obiettivo di aumentare il lavoro politico nelle “regioni rosse”, il compagno Tiziano Censi, responsabile organizzazione del FGC che va ad irrobustire il settore organizzativo del Partito e a aumentare l’integrazione del lavoro di costruzione tra Partito e gioventù. Il CC attribuisce al compagno Mustillo il ruolo di coordinatore dell’UP del partito, e al compagno Lombardo la direzione del giornale “La Riscossa”.

Il CC delega infine i compagni Rizzo, Mustillo, Lang, Censi a costituire un gruppo esecutivo centrale per coordinare e supportare attivamente il processo di strutturazione e rafforzamento organizzativo nazionale e nelle realtà locali, nonché la gestione politica d’intesa con le strutture locali dei nuovi ingressi nel Partito.

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Il segretario del KKE: «congratulazioni al Partito Comunista in Italia»

Il segretario del KKE: «congratulazioni al Partito Comunista in Italia»

Lettera del segretario del Partito Comunista di Grecia (KKE), Dimitris Koutsoumpas, a Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista (PC) in Italia.

Caro compagno Marco, cari compagni,

vi esprimiamo la stima dei compagni del Partito Comunista di Grecia (KKE) per l’importante battaglia del vostro Partito. Una battaglia che ha superato gran parte degli ostacoli della legge elettorale imponendo l’insostituibile presenza del Partito Comunista in Italia con una lista indipendente e con simbolo la falce e martello.

Il risultato elettorale del Partito Comunista in Italia è un importante passo avanti per la sua azione, che dà forza per gli interventi e la presenza nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nei quartieri popolari e operai.

Grazie all’avanzamento politico che avete compiuto e alle forze raccolte, il vostro partito può continuare da posizioni migliori un forte lavoro quotidiano in questa battaglia politica, per rafforzare il Partito Comunista nella lotta per la difesa degli interessi della classe operaia e degli strati popolari, per la riorganizzazione del movimento operaio in Italia con un orientamento di classe, per supportare con decisione l’unica vera soluzione, il socialismo-comunismo.

Caro compagno Marco, cari compagni,

il KKE continuerà a stare al vostro fianco e contribuirà all’ulteriore rafforzamento dei rapporti bilaterali e della lotta comune dei nostri partiti.

Un saluto a pugno chiuso

Dimitris Koutsoumpas

Segretario Generale del C.C. del KKE

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Prime considerazioni sull’esito elezioni.

Prime considerazioni sull’esito elezioni.

L’esito delle elezioni testimonia la correttezza della nostra analisi generale sul ruolo della sinistra in questi anni. Il tradimento portato avanti a danno dei lavoratori e delle classi popolari punisce il Partito Democratico, ma trascina con sé indistintamente  tutte le forze di sinistra. La geografia del voto dimostra che non esistono più le regioni “rosse”, che nel complesso la sinistra è travolta da un’ondata di voto di protesta, che aumenta nelle regioni del meridione, e tra gli strati sociali popolari.

Le vicende storiche dell’evoluzione della sinistra italiana, in un contesto di forte dominio mediatico e diminuzione del radicamento territoriale finiscono per colpire indistintamente tutte le forze che ad essa vengono associate. Anche chi come noi non ha nulla da spartire con il PD e che anzi, si pone in netta e insanabile contrapposizione con le sue politiche, esce colpito da questa valanga. Il voto di protesta, salvo che in piccoli settori più determinati e militanti, non si canalizza nei partiti a sinistra del PD, ma si dirige verso il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord.

Queste elezioni non fanno che certificare quel dato diffuso che ben conosciamo nelle masse. I temi dell’immigrazione, della sicurezza, della lotta contro la politica, prevalgono oggi nel sentire comune, anche e soprattutto delle classi popolari, su quelli del lavoro, dei diritti sociali. Non è la prospettiva della conquista di nuovi diritti, ma il timore di precipitare in una condizione ancora peggiore a pesare nel sentire comune. Non è la lotta di classe, ma una strisciante guerra tra poveri l’orizzonte che si percepisce come attuale.

Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che la sinistra ha fatto di tutto per dismettere la propria base sociale, il proprio radicamento, mutando il proprio fine ultimo. Rovesciare questa percezione è un lavoro lungo, che si può ottenere solo con una presenza continua e coerente.

La sconfitta del PD è enorme e travolge con sé Liberi e Uguali, che a stento supera la soglia di sbarramento. Il gruppo dirigente che ha guidato lo scioglimento del PCI, che ha controllato la maggioranza del principale sindacato italiano, che è stato asse centrale dei governi di centrosinistra degli scorsi due decenni, ottiene un pugno di seggi. Le forze di sinistra nel loro complesso sono all’anno zero. Pap che nelle ultime settimane si auto-promuoveva vicina al 3% dei consensi ottiene l’1%.

 In questo quadro saremmo disonesti a parlare di risultati diversi dalle nostre aspettative per quanto riguarda il Partito Comunista. Siamo una piccola barca che va controcorrente nella tempesta, ma abbiamo il dovere di tenere dritta la barra. Non abbiamo nascosto le difficoltà e non abbiamo dato false illusioni, dicendo chiaramente che il nostro obiettivo era utilizzare le elezioni per il rafforzamento e la costruzione del Partito, senza illudere nessuno circa un’improbabile ingresso nelle istituzioni.

 Il risultato raggiunto è esattamente quello che ci aspettavamo. Ci eravamo dati come obiettivo quello di 100.000 voti a livello nazionale. Questo obiettivo, seppur magro e iniziale, possiamo dire –  anche a dati non ancora definitivi –  sia stato raggiunto e superato.

Il risultato in termini percentuali (0,35%) è un falso indicatore, poiché riflette la presenza delle liste del Partito solamente nel 57% (36 su 63) dei collegi alla Camera e nel 59% (19 su 32) al Senato.

COPERTURA COLLEGI

Nel complesso dei collegi dove il partito è presente il risultato è dello 0,65%, con punte dell’1% in Toscana e Emilia, e evidenzia un radicamento in crescita nelle aree proletarie. Un risultato comunque magro, ma non sensibilmente differente da quello ottenuto da chi ha perseguito altre strade a sinistra, che ha tratto anche beneficio diretto dalla nostra assenza in molti collegi, assenza senza quale Pap probabilmente non avrebbe raggiunto l’1% nazionale (il loro dato nazionale è sul 100% di copertura dei collegi).

Risultati maggiori si sarebbero potuti ottenere se altre forze comunista avessero accolto l’invito del Partito Comunista ad una seria discussione politica e alla ricerca di un’unità anche in vista delle elezioni, senza preferire lo scioglimento in un contenitore genericamente di sinistra. I comunisti uniti avrebbero ottenuto senza dubbio di più. Su questa strada noi intendiamo insistere per continuare ad aprire un dibattito concreto con quei tanti compagni che ci hanno sostenuto in questi mesi.

Come avevamo più volte detto queste elezioni servivano a affermare la presenza del Partito, a intercettare quei settori di avanguardia dei lavoratori e delle classi popolari riuscendo a legare a noi più forze e organizzarle. Questo obiettivo è stato raggiunto.

Non era scontato con questa legge elettorale neanche riuscire ad essere presenti in un numero apprezzabile di collegi. Il Partito discuterà a livello nazionale e locale, delle proprie carenze – specialmente nelle regioni dove non siamo stati presenti sulla scheda elettorale – trovando il modo di fare in questi mesi ulteriori passi in avanti, di fare tesoro degli errori per fortificare la propria struttura, e il proprio radicamento.

Nostro obiettivo concreto è trasformare quei 100.000 voti – e i molti in più che non ci hanno potuto votare per assenza nei loro collegi – in sostenitori del Partito. Aumentare i nostri militanti nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Rafforzare insieme al Fronte della Gioventù Comunista le strutture e le organizzazioni necessarie per far avanzare concretamente la ricostruzione comunista in Italia e le lotte.

Un’ultima considerazione merita il risultato dell’estrema destra. Anche qui il voto non si è distaccato dalle nostre previsioni. La destra neofascista non solo non entra in Parlamento ma non supera neanche l’1% dei voti, dato considerato già raggiunto secondo tutti i sondaggi. Questo nonostante l’incredibile propaganda mediatica fatta dal PD e da tutta la sinistra, che ha ulteriormente gonfiato un dato che sarebbe stato ancora più magro. Il peso effettivo che questi movimenti hanno avuto nel periodo della campagna elettorale e il clamore mediatico di cui hanno beneficiato, devono farci riflettere. L’antifascismo senza strategia politica, e quello elettorale del PD fanno solo pubblicità ai fascisti.

 

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Rizzo (Pc): «Militante di sinistra aggredito. Fermare l’escalation di violenza, no al ritorno degli anni ’70. Antifascismo è anticapitalismo»

Rizzo (Pc): «Militante di sinistra aggredito. Fermare l’escalation di violenza, no al ritorno degli anni ’70. Antifascismo è anticapitalismo»

POL01F60BIS_7193790F1_802«La recente aggressione ad un militante di sinistra a Perugia segna un confine da non valicare. L’escalation di violenza va fermata.» Così Marco Rizzo, candidato premier e segretario del Partito Comunista. «Il potere è in crisi e quindi ha bisogno di riproporre una stagione simile a quella degli anni ’70 dove un’intera generazione di giovani è stata sacrificata. Da militante del ’77 conosco molto bene le dinamiche che si possono scatenare e che il potere ha tutto l’interesse ad incentivare strumentalizzandolo a proprio favore. In quegli anni le provocazioni e la logica degli “opposti estremismi” servirono a fare il gioco del potere e a invocare la repressione. I giovani si scontravano e alla fine vincevano i padroni.»

«Oggi il fascismo si combatte riprendendo le lotte tra i lavoratori, portando le parole d’ordine della solidarietà e dell’uguaglianza nei quartieri e nelle periferie, rifiutando la guerra tra poveri e dando una reale alternativa di lotta alle classi popolari, e non certo con l’antifascismo di facciata di chi ha scelto le banche e l’Unione Europea. Oggi l’antifascismo è anticapitalismo.»

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Marco Rizzo (Pc): «Cia ammette ingerenza in elezioni italiane»

Marco Rizzo (Pc): «Cia ammette ingerenza in elezioni italiane»

James Woolsey, ex direttore della CIA fra il 1993 e il 1995, ha affermato in un’intervista andata in onda su FoxNews pochi giorni fa che gli Stati Uniti hanno interferito nelle elezioni italiane e greche del dopoguerra per evitare la vittoria dei comunisti. Fra le risate sue e della giornalista, ha lasciato intendere che la CIA oggi interferisce ancora nelle elezioni di alcuni paesi nel mondo, “solo per una giusta causa, per difendere la democrazia”.

Questa la dichiarazione di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista (PC): «È grave che in Italia nessuno abbia detto nulla. Il fatto che tutto questo sia considerato normale dimostra che in questo sistema la “democrazia” va bene solo quando vincono i padroni, quando il potere resta saldo nelle mani di banche e multinazionali. Se in Italia avessero vinto i comunisti nel 1948, gli USA avrebbero promosso un colpo di Stato come in Cile nel ‘73. Quanto ammesso da Woolsey è tanto più inaccettabile se si pensa che oggi in Italia ci sono decine di basi militari USA dislocate sul suolo italiano. Adesso abbiamo una ragione in più per esigere l’uscita dell’Italia dalla NATO e la chiusura di tutte le basi statunitensi sul territorio nazionale».

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Rizzo (Pc): «Inaccettabile la repressione dell’antifascismo»

Rizzo (Pc): «Inaccettabile la repressione dell’antifascismo»

antifascisti napoli

«Le vicende di Napoli, dove un presidio antifascista è stato caricato dalle forze dell’ordine e i manifestanti perquisiti come dei criminali, sono inaccettabili e vanno condannate con forza», così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Esprimiamo solidarietà ai manifestanti perquisiti e fermati. La politica di Minniti e del Governo ormai va ben oltre l’ordinaria gestione dell’ordine pubblico, e sfocia nell’aperta repressione delle manifestazioni antifasciste mentre immensi schieramenti di polizia vengono posti a difesa dell’estrema destra. L’attuale governo ha la responsabilità di aver sdoganato le forze neofasciste, elevandole per pura convenienza politica a propri avversari e competitori diretti nonostante la loro scarsa rilevanza. A questa responsabilità si aggiunge l’equiparazione fra fascismo e antifascismo, che è il miglior modo per spianare la strada alle forze di estrema destra, che oggi vanno contrastate a partire dai quartieri popolari, dalle periferie, costruendo una reale alternativa di lotta per le classi popolari contro la guerra fra poveri promossa da queste organizzazioni».

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DA “IL TEMPO” GRAVE PROVOCAZIONE ANTICOMUNISTA

DA “IL TEMPO” GRAVE PROVOCAZIONE ANTICOMUNISTA

IL TEMPO FB

«Quella de “Il Tempo” è una provocazione anticomunista che non può essere tollerata», così Marco Rizzo, candidato premier e segretario del Partito Comunista (PC), sull’iniziativa del quotidiano che ha lanciato la sottoscrizione a una “Anagrafe nazionale anticomunista”, con tanto di prima pagina dedicata. «L’equiparazione fra comunismo e nazifascismo è un’assurdità storica. In Italia c’è stata una dittatura fascista che è stata combattuta proprio dai partigiani, in maggioranza comunisti; il Terzo Reich fu sconfitto dall’Armata Rossa. Nell’appello de “Il Tempo” si tirano fuori tutte le menzogne anticomuniste, a partire dalla vera e propria assurdità dei 100 milioni di morti, privi di ogni riscontro attendibile, col solo scopo di criminalizzare forze politiche come la nostra. È un’iniziativa utile solo a inquinare il dibattito elettorale. I problemi degli italiani oggi non vengono dai comunisti, ma dalle misure antipopolari votate per anni da centro-destra e centro sinistra. Vorremmo vedere il Tempo esprimersi con la stessa forza contro queste misure, contro i diktat UE e il Patto di Stabilità, contro il potere di banche e grandi imprese. Ma sappiamo che questo non avverrà».

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MACERATA. MUSTILLO (PC): « GRAVE DECISIONE DI MINNITI. NO A EQUIPARAZIONI».

MACERATA. MUSTILLO (PC): « GRAVE DECISIONE DI MINNITI. NO A EQUIPARAZIONI».

«Il Partito Comunista considera gravissima la decisione della prefettura di Macerata e del Ministro Minniti di equiparare manifestazioni di apologia verso il gesto terroristico di un neofascista, con manifestazioni popolari democratiche e antifasciste, con la conseguenza di vietare il corteo di sabato». Così Alessandro Mustillo, a nome dell’ufficio politico del Partito Comunista.

«Non è possibile equiparare chi fomenta il razzismo a chi vuole combatterlo, chi rivendica e esalta il gesto omicida di un individuo, con chi vuole condannarlo. L’equiparazione da parte dei vertici dello Stato dimostra chiaramente la connivenza di fondo delle classi dominanti con la legittimazione e l’avanzata dei neofascisti. Si usa il vecchio trucco degli opposti estremismi per colpire a sinistra. E’ una strategia che conosciamo e faremo di tutto per evitare che le lotte sociali vengano messe nell’angolo con questo trucco.

Altrettanto grave è la decisione di CGIL, ARCI, ANPI e delle altre associazioni di sottostare a questo diktat. Il Partito Comunista – prosegue la nota – farà di tutto per inviare una rappresentanza di militanti a Macerata in un periodo di grande sforzo organizzativo ed economico richiesto ai nostri compagni nei pochi giorni che restano prima delle elezioni. In ogni caso incrementeremo la nostra azione nei luoghi di lavoro, nelle periferie, convinti che solo un lavoro paziente e continuativo per organizzare la lotta dei lavoratori e delle classi popolari può essere antidoto all’avanzata delle forze neofasciste.

Questi fatti – conclude la nota – dimostrano per chi ancora non lo avesse compreso, le profonde corresponsabilità della sinistra di governo e delle associazioni ad essa collegate. Come in passato non sarà l’appello alle istituzioni, alle forze borghesi a contrastare il fascismo, ma l’organizzazione delle classi popolari. Questo resta il nostro compito».

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Sette operai feriti a Como. Rizzo (Pc): «Sicurezza sul lavoro non esiste più»

Sette operai feriti a Como. Rizzo (Pc): «Sicurezza sul lavoro non esiste più»

«In Italia il diritto alla sicurezza sul lavoro non esiste più», questo il commento di Marco Rizzo sull’esplosione in un’azienda chimica in provincia di Como, dalla quale sono rimasti feriti sette operai, di cui uno in codice rosso. «Per fortuna non ci sono stati morti, come invece è avvenuto di recente alla Lamina di Rho. Ma in Italia aumentano gli incidenti e i morti sul lavoro, 13mila vittime in 10 anni, e già decine dall’inizio del 2018. Non si tratta di incidenti o fatalità, è il risultato delle politiche di attacco ai diritti. Se nel nome del profitto si risparmia sulla manutenzione, si punta a comprimere il costo del lavoro, tutto questo poi si ripercuote anche sulla sicurezza dei lavoratori. Bisogna rompere con tutto questo, ridare diritti e dignità ai lavoratori, contro un sistema in cui conta solo il profitto che viene fatto anche a spese della nostra sicurezza, della nostra salute e a volte anche della nostra vita.»

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Rizzo (PC): «rilanciare assunzioni nella sanità pubblica contro la privatizzazione»

Rizzo (PC): «rilanciare assunzioni nella sanità pubblica contro la privatizzazione»

«Oggi la sanità pubblica è ridotta in ginocchio dai tagli e dal blocco del turnover» – ha dichiarato Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista – «Dal 2009 il personale impiegato nella sanità è stato decimato: meno 45mila in 8 anni, secondo i conti della Ragioneria dello Stato. Solo fra il 2016 e il 2014 si sono persi 15mila lavoratori nella sanità. È il risultato delle politiche antipopolari volute dall’Unione Europea e dai poteri forti; i tagli alla spesa sociale stanno strangolando la sanità pubblica. Una situazione che nel complesso giova al privato, al quale sono costretti a rivolgersi i cittadini esasperati da disagi e liste d’attesa interminabili. La nostra proposta è molto semplice: rompere con i vincoli di Bruxelles e difendere il Servizio Sanitario Nazionale rilanciando la spesa e le assunzioni. Ed eliminare il numero chiuso nelle facoltà di medicina e nelle professioni sanitarie, che evidentemente non ha nessun legame con i posti di lavoro disponibili, ma oggi al contrario è funzionale allo smantellamento della sanità pubblica a vantaggio del privato.»

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Espropriare la Embraco per difendere i lavoratori

Espropriare la Embraco per difendere i lavoratori

«L’Embraco di Riva di Chieri va semplicemente espropriata e data in gestione ai lavoratori» – ha dichiarato Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista (PC) – «È assurdo che la posizione del Ministro Calenda si limiti a proporre la cassa integrazione per 500 lavoratori in cambio di un nuovo piano industriale. Quello dell’azienda Whirlpool nel torinese non è un caso isolato, ce ne sono tanti analoghi in tutto il paese. Quante sono le aziende che prima prendono aiuti dallo Stato e poi delocalizzano la produzione, lasciando centinaia di lavoratori sul lastrico? In questi casi la soluzione sta solo in una politica di rottura, che metta al primo posto i lavoratori e non la tutela degli interessi delle grandi imprese, rompendo con i vincoli del mercato comune europeo. Le aziende che annunciano la delocalizzazione vanno nazionalizzate, anche senza indennizzo a titolo di risarcimento per gli aiuti ricevuti dallo Stato negli anni, e date in gestione ai lavoratori».

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