Per una prima analisi del voto, e prospettiva del Partito Comunista.

Per una prima analisi del voto, e prospettiva del Partito Comunista.

L’esito delle elezioni europee in Italia ha segnato un generale avanzamento delle forze di destra (Lega Nord e Fratelli d’Italia). I Cinque Stelle escono fortemente ridimensionati perdendo sia nei confronti del loro alleato di governo, che cannibalizza i consensi della coalizione, sia dal recupero del Partito Democratico, la cui strategia è evidentemente quella di accreditarsi come unica alternativa possibile a Salvini nel quadro di un rinnovato centrosinistra.

I consensi ottenuti da Lega e Fdi ricalcano comunque l’area di voti per anni tenuta dal centrodestra e dal Pdl ai tempi di Berlusconi. La radicalizzazione a destra di quest’area è frutto della strategia del centrosinistra e del Partito Democratico, frutto delle precise responsabilità del gruppo dirigente renziano e della funzione del Movimento Cinque Stelle che ha traghettato una parte dei suoi voti verso la Lega.

La Lega si è accreditata negli strati popolari con una propaganda anti-sistema, pur rappresentando specifici settori capitalistici. Ha utilizzato il tema dell’immigrazione come strumento di costruzione di un legame identitario, alimentando il nazionalismo con una strategia perfettamente riconducibile agli interessi di quei settori delle imprese italiane maggiormente penalizzate dal mercato unico europeo. Ha cavalcato il tema della sicurezza per introdurre una ulteriore stretta repressiva sulle lotte sociali e gli scioperi utile a colpire i lavoratori e le classi popolari.

Il Movimento Cinque Stelle paga il tradimento degli elementi più radicali della sua proposta che sono caduti ad uno ad uno di fronte alla contraddizione del governo nel sistema di compatibilità capitalistiche e con l’alleanza con la Lega.

La riarticolazione del peso delle forze di Governo spinge a ritenere probabile la futura caduta di questo esecutivo, prossimo a dover affrontare la finanziaria con clausole e politiche lacrime e sangue che i vertici europei e i settori del grande capitale italiano non ritengono più rimandabili per soddisfare le promesse elettorali.

L’aumento dell’astensione è un segnale e colpisce soprattutto il M5S, ma in termini generali è la fotografia di una realtà in cui importanti – probabilmente maggioritari – settori delle classi popolari oggi non trovano rappresentanza nel sistema politico.

L’esito del voto in Unione Europea

Il voto si polarizza ovunque nel continente tra forze europeiste, che, anche attraverso una maggiore diversificazione, registrano una complessiva tenuta e le forze nazionaliste che avanzano con picchi particolari in singoli Paesi (Italia, Francia, Ungheria…). La riarticolazione del fronte europeista penalizza i partiti socialdemocratici a vantaggio dei verdi e soprattutto dei liberali, che oggi si propongono come prima linea del fronte anti-nazionalista, incassando anche nuovi ingressi come quello del partito di Macron. Nel complesso il fronte europeista tiene inasprendo ulteriormente il suo carattere antipopolare, che vedrà proprio nei liberali la nuova forza trainante come pure appare accadere (sebbene con risultati più modesti) in Italia con Più Europa.

A uscire sconfitto è senza dubbio il Partito della Sinistra europea che perde consensi a favore di questa polarizzazione verso socialisti e verdi, e non riesce a intercettare minimamente la flessione dei socialdemocratici dove si registra, con il GUE/NGL che registra una marcata riduzione dei seggi. Calano fortemente la Linke tedesca, France Insoumise di Melenchon, Unidos Podemos di Iglesias. Calano marcatamente anche quei partiti comunisti, come il KSCM in Repubblica Ceca e il PCP (Portogallo) che appoggiano i rispettivi governi socialdemocratici, a dimostrazione del fatto che il sostegno ai governi di centrosinistra viene pagato a caro prezzo dai comunisti.

A riassorbire il calo dei socialdemocratici sono i Verdi, che usufruiscono di un grande risalto mediatico che li accredita come voto nuovo, specialmente tra le nuove generazioni e che coniuga europeismo e rappresentanza diretta degli interessi di colossi industriali e finanziari legati alla green economy, forti, non a caso, proprio in Germania e nel nord Europa.

L’aumento dell’affluenza registrato in diversi Paesi dimostra che la strategia del capitale di polarizzare l’attenzione popolare sulla competizione tra europeisti e nazionalisti, è un’arma a favore della tenuta complessiva di questo sistema, legando i settori popolari a false alternative che non produrranno alcun reale cambiamento.

Il quadro della sinistra in Italia

 

Il Partito Democratico incassa il successo di una manovra tutta mediatica – la “svolta a sinistra” del neosegretario Zingaretti – tutt’altro che reale, ma assai percepita, recuperando una parte dei consensi perduti specialmente a scapito dell’ex area di Liberi e Uguali. L’utilizzo della logica del voto utile contro le destre e lo spettro del ritorno del fascismo agitato in campagna elettorale cannibalizza anche una parte dei consensi della Sinistra, i cui gruppi dirigenti sono già pronti a sposare la causa di un nuovo centrosinistra a guida Zingaretti.

La lista di Sinistra ottiene l’1,7% dei voti, con una flessione evidente rispetto all’area della sinistra extra-Pd alle scorse politiche. Un’ennesima prova del fallimento delle liste comuni di carattere elettoralistico, il cui unico scopo, a questo giro, era contarsi per le future trattative sui seggi uninominali con il Partito Democratico in vista delle prossime politiche. Una strategia, quella delle liste comuni, perdente e inconcludente, con la continua sostituzione di simboli e leader, tanto a livello nazionale quanto alle amministrative, che disorienta e non sedimenta alcuna reale ipotesi alternativa. Un disorientamento che è alimentato anche dalla strategia dei gruppi dirigenti che illudono sulla possibilità del raggiungimento del quorum la propria base militante e i propri sostenitori, sacrificando per la conquista di una manciata di voti in più, ogni residua credibilità, provocando ulteriore sconforto e disillusione che produce allontanamento e disimpegno.

Fascisti: riportare il dibattito sulla realtà.

Per l’intera durata della campagna elettorale il tema principale è stato lo scontro tra fascismo e l’antifascismo. All’esito delle elezioni le due formazioni neofasciste hanno registrato risultati modestissimi e un fortissimo calo di consensi rispetto alle scorse tornate elettorali, conquistando insieme appena la metà dei consensi del Partito Comunista che ha superato entrambe queste formazioni a queste elezioni per numero di voti.

Tutto ciò smonta la bolla mediatica che per mesi ha dato visibilità e autorevolezza a queste organizzazioni, che sono costantemente sovraesposte e considerate ben otre il reale peso nella società. Ciò non significa sottovalutarne la presenza, spesso crescente, nei quartieri. Ma è assolutamente necessario impedire che l’argomento “fascismo”, ingigantito e strumentalizzato, si tramuti nell’ennesima chiamata al voto utile per il PD e il centrosinistra, veri responsabili dell’avanzata della destra.

Il voto al Partito Comunista

 voti pc

In questo quadro generale, il voto al Partito Comunista registra un avanzamento che sebbene limitato numericamente è comunque un dato in controtendenza. Il PC aumenta in voti assoluti, passando da 106.000 a 235.000 voti (+ 129.000 voti, pari a un aumento del 120%,), nonostante la minore affluenza rispetto alle scorse politiche (55% rispetto a 72%). Sebbene si parli di numeri ridotti, l’incremento percentuale di voti assoluti del PC è superiore a quello di ogni altro partito (anche Lega e Fdi) e unico dato di controtendenza a sinistra negli ultimi anni. Questo avanzamento dipende solo parzialmente dalla presenza in tutto il territorio nazionale, dal momento che risulta marcato sia in termini assoluti che percentuali, anche nel confronto diretto in tutte le regioni dove il PC si era presentato alle scorse elezioni (es. Toscana da 22.166 a 31.425, in percentuale da 1,04% a 1,68%; Umbria da 4.521 a 7.001, in percentuale da 0,88% a 1,56%; Basilicata da 1.511 a 2.645, in percentuale da 0,48% a 1,11% ecc…). Anzi proprio in queste regioni si registra un aumento maggiore a conferma del fatto che la presenza costante nel tempo, produce un’accumulazione di massa critica attorno ai comunisti. Complessivamente il Partito Comunista ottiene lo 0,9% dei voti nazionali, che corrisponde al terzo risultato in numeri assoluti – senza tenere conto quindi della differente popolazione dei Paesi – dei Partiti comunisti in Europa.

Il risultato del PC è in linea con le nostre previsioni di crescita e rafforzamento, e corrisponde allo stato attuale dei rapporti di forza nel nostro Paese. Abbiamo sfruttato ogni occasione per portare la nostra linea politica, non rassegnandoci alla farsa del dibattito da campagna elettorale, ma facendo avanzare le nostre idee di una società alternativa, esprimendo esplicitamente la nostra contrarietà alla Unione Europea, all’euro e alla Nato, ponendo al centro il conflitto capitale/lavoro e la prospettiva della conquista del potere politico da parte dei lavoratori.

I media borghesi non ci hanno regalato nulla. Al PC sono stati concessi solo lo 0.5% globale degli spazi mediatici, con la pressoché totale assenza da Rai3, Tg3, e trasmissioni di Formigli e Floris, neanche una menzione sul Manifesto sebbene si definisca “quotidiano comunista”. Abbiamo diffuso oltre un milione di volantini, attaccato decine di migliaia di manifesti cercando di arrivare ovunque, nonostante i pochi mezzi e le poche risorse disponibili. Abbiamo rilanciato una presenza di piazza dei comunisti, con iniziative e comizi.

Registriamo con rammarico che il nostro appello a una convergenza unitaria delle forze comuniste e antimperialiste sulla nostra candidatura non ha sempre ricevuto il sostegno sperato. Abbiamo visto “comunisti” sostenere “tatticamente” il Movimento Cinque Stelle, ossia il partito di governo; “comunisti contro l’Unione Europea” lasciare libertà di voto tra noi e una lista legata al partito della Sinistra Europea, ossia alla sinistra europeista e perno della distruzione del movimento comunista in Europa. Tutto ciò ha continuato ad alimentare confusione e disorientamento a livello di base, fattori che non giovano alla ricostruzione comunista. Nei giorni della campagna elettorale si sono moltiplicati verso il Partito Comunista attacchi di ogni tipo da parte di organizzazioni di sinistra e anche comuniste, con l’obiettivo di screditare la nostra organizzazione. Consideriamo la condotta di ciascuna organizzazione in questa circostanza un elemento dirimente per la valutazione sui rapporti futuri nell’ottica degli sforzi per l’unità comunista.

Ringraziamo invece i tanti compagni e le tante compagne di base, che hanno compreso l’importanza di questo passaggio, capendo che il rafforzamento del Partito Comunista era l’unico modo per tenere aperta in Italia la questione comunista, rafforzare un’opposizione di classe in questo Paese e mettere questo risultato a disposizione di un avanzamento collettivo. Ringraziamo quelle organizzazioni, quei collettivi e quelle formazioni politiche e sindacali che al PC hanno dato un sostegno anche attraverso legittime critiche propositive. A loro guardiamo per stringere maggiore collaborazione e avanzare nella necessaria unità comunista.

 

La nostra strategia per il futuro

 

Concepiamo il risultato ottenuto come una più ampia base di partenza per il lavoro di rafforzamento e radicamento del Partito Comunista. La linea che abbiamo tenuto fino ad ora è corretta e questa è la strada su cui proseguiremo. Necessita di tempo per produrre a pieno i suoi frutti, dopo anni di disastro, per riconquistare la fiducia dei lavoratori e delle classi popolari. La scelta peggiore sarebbe quella di non dare seguito e non proseguire con coerenza su questa strada, ma ricercare scorciatoie opportuniste già provate dalla sinistra in passato, che hanno prodotto la distruzione del movimento comunista in Italia.

Sull’argomento dell’unità intendiamo essere chiari. Noi ci adopereremo per la più vasta unità dei comunisti, sulla base di una linea rivoluzionaria e coerente. Praticheremo questo percorso attraverso la convergenza nelle lotte reali e lo sviluppo di iniziative politiche di approfondimento, dibattito e studio sulle principali questioni strategiche che oggi sono in discussione. Ci adopereremo per la massima unità sul terreno delle lotte sociali, con le forze sindacali di classe e conflittuali, con le organizzazioni del movimento studentesco, con i comitati di lotta per costruire un’opposizione sociale alle politiche antipopolari del governo.

Ma con altrettanta determinazione e chiarezza respingiamo sin da ora gli appelli all’unità con il centrosinistra. La storia degli ultimi anni ha dimostrato che non esistono margini per riforme in favore dei lavoratori e delle classi popolari, che il potere è saldamente nelle mani dei grandi gruppi finanziari, che il governo con forze di centrosinistra conduce solamente al tradimento dei lavoratori. L’unità con il centrosinistra non è utile a fermare la destra, e anzi la rafforza e radicalizza, aumentandone il consenso nei settori popolari.

Il PC continuerà la sua lotta politica e ideologica per far comprendere ai lavoratori e alle classi popolari che il Partito Democratico non è un partito in favore dei lavoratori; che non è migliorabile dall’interno; che non siamo tutti dalla stessa parte e che sui temi determinanti il PD è il partito più rappresentativo degli interessi del grande capitale. Lavoriamo per contrastare il tentativo del PD di accreditare una “svolta a sinistra” che non esiste, e che è solamente un espediente elettoralistico per riconquistare consensi. Allo stesso tempo spiegheremo che l’unità con la sinistra che cambia nome e sigla ad ogni elezioni, che è pronta ad accordi con il PD, porta all’immobilismo e all’estinzione; che è impossibile una unità con chi nei fatti difende l’Unione Europea e la Nato, con chi non si propone come orizzonte l’abbattimento del sistema capitalistico.

Le elezioni hanno dimostrato, sebbene con risultati ancora minimi, che una linea politica rigorosamente contro l’Unione Europea, in favore dei lavoratori e delle classi popolari, un’organizzazione che si radica nei luoghi di lavoro e nelle periferie, è l’unica che riesce a contendere spazi di consenso alla destra e a tornare a rappresentare settori popolari che legittimamente si sono astenuti in mancanza di una propria rappresentanza. Riconquistare astenuti e ammaliati dalle parole di cinque stelle e lega, è tanto importante quanto convincere quella parte delle classi popolari che continuerà a votare centrosinistra in nome del “meno peggio”.

Allo stesso tempo la strada dell’opposizione sociale contro questo governo è l’unica che può garantire risultati di radicamento e costruzione. Lottare per smascherare le contraddizioni che a mano a mano verranno alla luce, intercettando simpatie e consenso dei settori delle classi popolari tradite anche dalle promesse di Cinque Stelle e Lega, denunciandone il carattere reazionario e antipopolare. Solo questo, e senza nessuna confusione con il centrosinistra, potrà far avanzare il radicamento del Partito.

Per fare tutto questo è necessario un grande passo avanti. nella costruzione del Partito e alla sua attività, aprendo al contributo di quanti ci hanno manifestato sostegno in queste elezioni. Se il risultato elettorale del Partito Comunista è limitato è perché troppo limitato è ancora il nostro radicamento locale, troppo grande è l’assenza di canali di informazione che possano condurre ogni giorno una battaglia politica e teorica di controinformazione rispetto ai media capitalistici, troppo debole è ancora la nostra capacità di intervento nel conflitto sociale e la nostra presenza nei sindacati. Dotarci di strutture stabili all’altezza dei tempi e dei compiti da svolgere, radicarsi nei luoghi di lavoro e nelle periferie, praticare la lotta di classe nelle contraddizioni esistenti, incrementare la lotta politica e ideologica. Questi sono i nostri compiti immediati.

Proseguiremo il grande lavoro che il FGC realizza sulla gioventù, sostenendolo con ogni nostro sforzo. Il fattore dirimente nella ricostruzione comunista è già oggi il grande afflusso di giovani dalle scuole, dalle università e dai quartieri popolari, che sono la spina dorsale della ricostruzione comunista in Italia. Vedere piazze piene di giovani, mentre a sinistra si va verso l’estinzione, è la conferma della correttezza del lavoro che stiamo svolgendo. Organizzare, preparare questa gioventù sarà centrale nel nostro lavoro.

Allo stesso tempo continueremo a rafforzare i nostri legami internazionali in particolare con le organizzazioni comuniste e con il lavoro nella Iniziativa Comunista Europea, in Solidnet e nelle strutture del movimento comunista internazionale. Legami internazionali che hanno dimostrato la loro concretezza e necessità anche in queste elezioni. Siamo convinti di aver dato un contributo positivo alla ricostruzione internazionale del movimento comunista in questi anni, anche attraverso questo risultato elettorale, e andiamo fieri di questo.

Per fare tutto questo abbiamo bisogno del contributo diretto, in ogni forma e sostegno possibile, di ciascuno dei nostri sostenitori. Sappiamo che in Italia esistono 235.000 comunisti che hanno votato PC. Organizzare la parte maggiore possibile di quel numero perché diventino sostenitori, militanti, del partito e della gioventù comunista.

Per questo facciamo un appello a tutti coloro che ci hanno sostenuto a queste elezioni, a quanti guardano a noi: sappiamo che il nostro partito ha ancora tante insufficienze, dateci una mano a superarle. Sappiamo che scontiamo lacune, assenze territoriali e in situazioni di conflitto: dateci una mano a colmarle. La costruzione del Partito Comunista non chiede tifosi o spettatori, ma protagonisti attivi. Insieme possiamo realizzare tutto questo.

Ufficio Politico Partito Comunista

 

 

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Istruzioni di voto per gli italiani all’estero.

Istruzioni di voto per gli italiani all’estero.

I cittadini italiani residenti all’estero possono votare il Partito Comunista. Poiché tuttavia ci sono differenze rispetto al voto per le elezioni politiche, vi invitiamo a consultare questo decalogo con alcune raccomandazioni:

1)    Per gli iscritti AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) in un paese dell’Unione Europea

Se siete iscritti AIRE e non avete espresso l’opzione di voto per le liste del paese in cui risiedete, allora avete diritto di votare per le liste italiane e potrete votare il Partito Comunista, in due diverse modalità:

a)     votare nel paese di residenza

In ciascuno dei paesi dell’UE saranno allestiti seggi: bisogna andare fisicamente a votare, non è previsto in questo caso il voto postale.

Il voto non si svolgerà lo stesso giorno rispetto all’Italia, ma sarà possibile votare il 24 e il 25 Maggio, con orari variabili a seconda della località e limitati a parte delle due giornate.

Riceverete a casa un certificato elettorale con date, orari e luogo del voto. Se non lo avete ricevuto informatevi a partire dal 21 Maggio in Consolato e richiedetelo. Sarà necessario portare il certificato al momento del voto.

A differenza delle politiche non esiste una circoscrizione estero, Ciascuno di voi sarà chiamato a esprimere il voto sulla base delle liste della Circoscrizione del vostro comune italiano di iscrizione AIRE. Le liste circoscrizionali sono 5 e così ripartite:

–       Italia nord occidentale (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia)

–       Italia nord orientale (Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna)

–       Italia centrale (Toscana, Marche, Umbria, Lazio)

–       Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria)

–       Italia insulare (Sicilia, Sardegna)

b)    votare in Italia

In questo caso occorre presentare richiesta, entro il giorno precedente le elezioni in Italia, al Comune italiano nelle cui liste elettorali si è iscritti, ma consigliamo  di presentare la richiesta con maggiore anticipo per evitare problemi amministrativi. In tal caso è necessario portare il certificato elettorale ricevuto per votare all’estero .

ATTENZIONE!  Queste opzioni si escludono a vicenda. Nessuno può votare più di una volta, nemmeno avendo la doppia cittadinanza. Votare due volte è reato penale.

2)    Per i residenti in un paese che non fa parte dell’Unione Europea

Se risiedete in un paese che non fa parte dell’UE potete votare solo tornando in Italia nel Comune di iscrizione elettorale. Questo vale indipendentemente dall’iscrizione all’AIRE .

Esistono alcune agevolazioni di viaggio per gli elettori, ma valgono per la maggior parte sul territorio nazionale. Si consiglia di informarsi e verificare, ad esempio Trenitalia ne prevede alcune.

Italiani non iscritti all’AIRE e temporaneamente in un paese dell’Unione Europea

Se non siete iscritti AIRE ma vi trovate temporaneamente all’estero per motivi di studio o di lavoro potete votare nel paese di residenza temporanea solo se avete espresso questa opzione entro il 7 Marzo. In questo caso le modalità sono le stesse degli iscritti AIRE.

Se non avete esercitato in tempo questa opzione potrete votare soltanto presentandovi al seggio in Italia nel Comune nelle cui liste elettorali siete iscritti con le modalità normali e col certificato elettorale italiano.

Per maggiori informazioni consultate il sito del Ministero e la brochure riassuntiva.

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Sulla grande vittoria antifascista dei popoli

Sulla grande vittoria antifascista dei popoli

L’Iniziativa Comunista Europea invia saluti militanti ai popoli d’Europa in occasione dell’anniversario della Grande vittoria antifascista dei popoli!

La verità storica non può essere distorta o cancellata.

La grande resistenza del popolo sovietico contro la Germania nazista, allora ritenuta invincibile, e i suoi alleati in Europa si concluse con la disfatta e la resa incondizionata del fascismo. Il 9 maggio è registrato nella storia come il giorno in cui l’Armata Rossa, alzando la bandiera con la falce e il martello sul Reichstag, completò la più grande vittoria dei popoli contro il fascismo. Questo è il giorno che ha segnato la fine della seconda guerra mondiale in Europa.

Nel novembre del 1936 il Giappone e la Germania fascista firmarono un accordo anticomunista (il Patto Anti-Comintern). Nel periodo 1939-1941 gli eserciti fascisti tedeschi, inseguendo il desiderio nazista di dominare il mondo, occuparono la Polonia, la Danimarca, il Belgio, l’Olanda, la Norvegia, la Francia, la Grecia e la Jugoslavia. Così come la distruzione dell’Unione Sovietica era un obiettivo dichiarato della Germania nazista, le potenze capitaliste erano ostili all’URSS e alle conquiste del potere socialista.

Nel giugno 1941 la Germania fascista attaccò l’Unione Sovietica. Nelle prime due settimane i fascisti erano già avanzati in profondità nel territorio sovietico occupando la Lituania, la Lettonia e una considerevole parte della Bielorussia, dell’Ucraina e della Moldavia. Il popolo sovietico, guidato dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica, mobilitò tutte le risorse a sua disposizione per respingere il nemico e sconfiggere il fascismo. Su richiesta del PCUS e del governo sovietico, centinaia di migliaia di cittadini sovietici entrarono nelle file dell’Armata Rossa. Nelle aspre battaglie difensive dell’estate del 1941 le forze sovietiche difendevano eroicamente la loro patria. La lotta dell’URSS divenne parte importante della lotta dei popoli d’Europa e del mondo contro l’aggressione fascista. L’eroica difesa di Stalingrado, la sconfitta delle forze fasciste nella battaglia di Kursk e le azioni eroiche dei partigiani comunisti frantumarono la risolutezza dei fascisti.

Il 30 aprile 1945 Hitler si suicidò di fronte ad una sicura sconfitta. Il giorno seguente, 1° maggio, la bandiera rossa della vittoria, con la falce e martello, sventolava sul Reichstag – simbolo emblematico del ruolo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del fascismo. La Germania nazista si arrese il giorno seguente e nei giorni successivi i nazisti firmarono la resa. Il 9 maggio le forze sovietiche distrussero le forze naziste che circondavano Praga e la Germania, che si arresero incondizionatamente. La vittoria fu raggiunta, il fascismo fu sonoramente sconfitto, i paesi e i popoli furono liberati dall’oppressione fascista e la pace ristabilita in Europa.

La capacità di resistenza e di combattimento dell’Unione Sovietica era il risultato del suo carattere socialista, la sua economia centralmente e scientificamente pianificata, con il popolo che aveva la proprietà della ricchezza che produceva.

Il 12 gennaio 1945 l’Armata Rossa lanciò la sua offensiva finale lungo il Mar Baltico fino ai Carpazi. L’offensiva si sviluppò ad un ritmo rapido. I nazisti fecero ricorso a tutte le forze per la difesa di Berlino. Berlino divenne teatro di una battaglia epocale quando l’avanzata delle forze sovietiche prese la città, strada per strada e casa per casa.

L’aggressione fascista fu affrontata e distrutta. Ciò fu realizzato dall’Unione Sovietica e dai suoi alleati, insieme alla resistenza antifascista in Europa. Tuttavia, è importante riconoscere e ricordare il ruolo decisivo dell’Armata Rossa, dell’Unione Sovietica e del suo popolo nella sconfitta del fascismo. L’Unione Sovietica ha perso oltre 20 milioni di cittadini. 25 milioni di persone hanno perso le loro case. Distrutte 1.700 città, 70.000 villaggi e 31.850 imprese industriali. Oltre due milioni di membri del Partito comunista sovietico furono uccisi in operazioni di guerra o di guerriglia o nelle azioni clandestine. La sconfitta del fascismo tedesco e il militarismo giapponese aprirono la strada alla rivoluzione socialista e alla liberazione in tutta Europa e nel mondo.

La continua offensiva del capitale e gli sviluppi pericolosi nella NATO, nell’Unione europea e negli Stati Uniti insieme all’acutizzarsi delle rivalità inter-imperialiste continuano a sottolineare l’onnipresente minaccia del fascismo e della guerra imperialista.

La diffamatoria offensiva anticomunista che cerca di cancellare la verità storica non potrà prevalere. La liberazione dell’Europa e del mondo non può mai essere separata dal ruolo storico di primo stato socialista del mondo, il suo popolo e i milioni di comunisti che hanno sacrificato la loro vita e contribuito in modo determinante alla sconfitta del nazismo e del fascismo.

L’Iniziativa Comunista Europea denuncia e condanna il sistematico tentativo dell’Unione Europea di cancellare dalla memoria storica e dalla coscienza dei popoli la grande vittoria antifascista, torcendo il 9 Maggio nel “Giorno dell’Europa”. Si batte decisamente contro l’anticomunismo e l’identificazione antistorica, che l’UE e i suoi governi cercano di stabilire, del comunismo con il mostro del fascismo. La distorsione della storia, che usa la diffusione dell’anticomunismo e dei sermoni antistorici, specialmente ai giovani, non passerà. Condanniamo la politica dell’UE che promuove la persecuzione anti-comunista, il divieto delle attività dei Partiti Comunisti e dei simboli comunisti, la distruzione di monumenti dedicati a comunisti e antifascisti, come quelli in corso in Polonia, Ucraina, Stati baltici, la resa di provocatori onori e pensioni a nazisti e a loro discendenti, ecc. Esprimiamo la nostra completa solidarietà ai quadri del PC della Polonia, che stanno per essere ancora processati il ​​15 maggio dalle autorità polacche, nonostante la loro assoluzione di 3 mesi fa. Non riusciranno a mettere ostacoli alla propagazione delle idee comuniste.

Il razzismo, il fascismo e l’estrema destra sono forme di gestione del capitalismo, della dittatura del capitale. Queste correnti reazionarie sono alimentate dalle politiche antipopolari dell’UE, le guerre che essa sostiene, la sua politica politica contro immigrati e rifugiati, l’anti-comunismo e l’equazione antistorica del comunismo con il fascismo, tutto questo è il suo “valore fondante”. Essi vengono alimentati e diffusi dal capitalismo stesso, il sistema che servono l’UE e i partiti borghesi. Questo è il motivo per cui la socialdemocrazia – vecchia e nuova – le forze borghesi, che sostengono e difendono la UE, stanno cercando di ingannare il popolo nella corsa alle elezioni europee presentandosi come sedicenti “progressiste”.

Ma ciò che è veramente progressista è la linea politica dei Partiti Comunisti, la loro lotta contro l’UE, la lotta di classe e la devozione dei comunisti all’organizzazione di questa lotta. Come la storia ha dimostrato, i comunisti sono oppositori coerenti, inflessibili ed efficaci contro il fascismo e al sistema che li nutre. Per questo motivo, coloro che si apprestano alle elezioni europee possono rafforzare in modo decisivo i Partiti Comunisti che combattono contro l’UE, così come contro le unioni imperialiste. Il rafforzamento dei Partiti Comunisti in ogni battaglia politica contribuisce allo sviluppo delle lotte dei popoli.

Chiediamo ai popoli di indebolire le forze che sostengono l’UE in qualsiasi modo e coltivano le illusioni che l’UE “può essere riformata”.

NO all’UE dei monopoli, dei capitali e delle guerre!

Avanti per un’Europa della prosperità dei popoli, della pace, della giustizia sociale e dei diritti democratici, del socialismo!

Viva il 9 maggio – IL GIORNO DELLA GRANDE VITTORIA ANTIFASCISTA DEI POPOLI

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RIZZO (PC): «MI PREOCCUPANO FASCISTI NELLE PERIFERIE, PIU’ CHE AL SALONE DEL LIBRO»

RIZZO (PC): «MI PREOCCUPANO FASCISTI NELLE PERIFERIE, PIU’ CHE AL SALONE DEL LIBRO»

«Mi preoccupa che i fascisti si radichino nelle periferie, e tra i lavoratori molto di più che una casa editrice sia al Salone del Libro di Torino. Mi preoccupa che il PD usi l’antifascismo come chiamata al voto utile alle elezioni, dando estrema visibilità ai fascisti e legittimandoli nelle periferie. Perché se il popolo odia il PD, e ha ragione per farlo, è facile che passi a abbracciare chi dal PD è odiato» Così Marco Rizzo segretario del Partito Comunista. «Se la sinistra continua a fare la parte degli intellettuali spocchiosi, non avrà futuro. L’unico modo per fermare l’avanzata della destra è difendere con coerenza i lavoratori, le classi popolari, non svendere i diritti sociali alle banche e all’Unione Europea come ha fatto il PD. E soprattutto significa non perdere terreno, nei quartieri come in ogni luogo della società. Abbandonare un posto significa lasciarlo ai fascisti indisturbati. Per questo – conclude la nota – lavoriamo per rafforzare il Partito Comunista. Per avere militanti, presidi territoriali, strutture, in grado di poter contrstare davvero tutto questo».

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RIZZO (PC): «CONTRO BRIATORE PROVO ODIO DI CLASSE»

RIZZO (PC): «CONTRO BRIATORE PROVO ODIO DI CLASSE»

Marco Rizzo intervistato alla trasmissione radiofonica la Zanzara da Cruciani replica alle parole di Flavio Briatore che aveva accusato l’Italia di essere un paese comunista che vuole tutti sfigati. «Briatore offende chi vive del proprio lavoro e non evade le tasse, non ha lo yatch – ha affermato il segretario comunista –  Quando Briatore usa queste parole mi fa provare nei suoi confronti, rancore, anzi odio. Direi odio di classe»

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RIZZO (PC): « NON PIANGO PER LA TARGA DELLA BOLOGNINA»

RIZZO (PC): « NON PIANGO PER LA TARGA DELLA BOLOGNINA»

«Non sappiamo chi sia stato, ma di certo non piangeremo lacrime per la targa di Occhetto imbrattata alla Bolognina. Un monumento al revisionismo e alla svolta che ha portato a cancellare il PCI fino a ritrovarci Renzi. La sinistra di oggi, che ha tradito i lavoratori per sposare Banche, Confindustria e Unione Europea è figlia di quella scellerata scelta» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Una falce e martello disegnata su quell’orribile targa la rende decisamente più bella. Non se ne vorranno i partigiani che dietro quel simbolo lottarono per la liberazione dell’Italia. Non è una targa per la Resistenza, ma una targa che cita strumentalmente il ricordo dei partigiani legandolo a un evento storico, la svolta della Bolognina, che è stato il tradimento anche dei loro ideali».

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* la targa della Bolognina riporta il seguente messaggio:

“Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino,nel 45° anniversario della Battaglia qui avvenuta, Achille Occhetto annunciò il cambiamento politico che prese il nome di “svolta della Bolognina”. La Germania sconfitta dagli Alleati contro il nazismo, smembrata dalla guerra fredda si riunificava senza ostacoli ed in pace, anche grazie al rifiuto del presidente sovietico Michail Gorbaciov di usare la forza contro la volontà popolare. Gli 11 partigiani della Bolognina caduti in battaglia o fucilati dai nazifascisti nel 1944 non morirono invano. Il loro sacrificio ci ha lasciato un mondo migliore. Nel loro ricordo salutiamo la liberazione dal nazifascismo, la democrazia e la Costituzione della Repubblica Italiana, sicuro baluardo di pace e di progresso in Europa e nel Mondo”

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25 APRILE. MUSTILLO (PC): « PRESENZA ASS. ITALIA-UCRAINA MAIDAN A CASA CERVI È INSULTO »

25 APRILE. MUSTILLO (PC): « PRESENZA ASS. ITALIA-UCRAINA MAIDAN A CASA CERVI È INSULTO »

«Il 25 aprile è la giornata in cui si festeggia la vittoria sul nazi-fascismo nel nostro Paese, Casa Cervi è un simbolo storico della lotta antifascista e del sacrificio pagato dalla resistenza partigiana. Vedere un’iniziativa con l’associazione Italia-Ucraina Maidan in questo contesto fa ribollire il sangue. Chiediamo l’immediata cancellazione» Così Alessandro Mustillo, coordinatore dell’ufficio politico del Partito Comunista. «Mi associo alle proteste della nostra federazione di Reggio Emilia e di tutta la cittadinanza e le associazioni e i gruppi antifascisti. La presenza di un’associazione che ha sponsorizzato un golpe antidemocratico nel quale erano in prima linea gruppi neofascisti, nelle celebrazioni del 25 aprile a Casa Cervi è un intollerabile controsenso. Ricordiamo solamente la persecuzione dei comunisti e degli antifascisti, il massacro di Odessa, la guerra a cui è stata costretta la popolazione del Donbass. Il PD – conclude la nota – la smetta di utilizzare il 25 aprile per operazioni di revisionismo contrarie alla natura e allo spirito della lotta partigiana. I partigiani non hanno lottato e dato la vita per un’Italia che tradisse i diritti dei lavoratori, un’Europa che il centro propulsore delle politiche antipopolari e del revisionismo storico e della legittimazione aperta del neofascismo.

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25 APRILE. UN PASSATO DA ONORARE. UN FUTURO DA CONQUISTARE

25 APRILE. UN PASSATO DA ONORARE. UN FUTURO DA CONQUISTARE

l Partito Comunista sarà in piazza il 25 aprile nei cortei e con proprie iniziative per ricordare la vittoria sul nazifascismo, onorando il contributo vittorioso del movimento partigiano e il ruolo centrale del Partito Comunista nella sua organizzazione. Ricordare la vittoria sul fascismo non è un atto di ritualità, ma un preciso legame con la nostra storia e gli ideali di liberazione e giustizia sociale che hanno animato la lotta partigiana.
Il Partito Comunista difenderà questa memoria contro ogni attacco revisionista da parte della destra. Il revisionismo storico è oggi uno strumento potente nelle mani del nazionalismo, che mira a cancellare le responsabilità storiche dell’Italia fascista, e a diffondere una falsa coscienza storica utile agli interessi dei grandi gruppi capitalistici in questa fase.
Siamo convinti allo stesso tempo che le celebrazioni del 25 aprile non possano diventare terreno di propaganda elettorale per un centrosinistra ormai privo di qualsiasi legame con quella storia. Gli ideali che hanno animato la lotta di tanti giovani durante la Resistenza chiedevano di pari passo alla liberazione dall’occupazione nazifascista, la costruzione di una società nuova, fatta di maggiore equità e giustizia sociale.
L’Italia di oggi non è il frutto della Resistenza ma del tradimento delle sue aspirazioni di cambiamento. Per questo motivo crediamo che l’antifascismo non possa essere invocato come scusa per giustificare alleanze e opportunismi, subalternità con quei settori del centrosinistra che hanno tradito gli interessi dei lavoratori e delle classi popolari. Sconfiggere l’avanzata della destra oggi significa, lottare contro i presupposti della sua crescita, avanzare nel radicamento tra le nuove generazioni, tra i lavoratori e le classi popolari, diffondendo un’ideale di cambiamento reale della società e denunciando allo stesso tempo, l’imbroglio delle parole d’ordine della destra.
Per questa ragione diciamo: “fedeli alla nostra storia avanti fino alla vittoria”. Per questo, ricordando e onorando la memoria di quanti hanno combattuto per la liberazione, intendiamo proseguire la nostra lotta fino alla liberazione definitiva dei lavoratori e dei popoli dall’oppressione capitalista in tutte le sue forme.

Ufficio Politico
Partito Comunista

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Call center: ancora cassa integrazione e riduzione dei diritti

Call center: ancora cassa integrazione e riduzione dei diritti

In questi giorni Teleperformance, multinazionale francese con sedi tra Taranto e Roma-Fiumicino, ha annunciato la cassa integrazione per circa mille addetti call center. Quasi quattrocento lavoratori somministrati si vedranno contemporaneamente ridurre l’orario lavorativo a 20 ore settimanali senza possibilità di straordinari. L’impatto sarà notevole e vedrà una riduzione dei salari in alcuni casi anche del 50%. Per effetto del Decreto Dignità altri lavoratori somministrati a scadenza del 36esimo mese di lavoro rischiano di finire a casa, dopo aver assistito alla trasformazione in contratti “staff leasing” per colleghi somministrati da soli due anni.

Questa vicenda è lo specchio esatto della situazione del settore dei call center e dei servizi in generale. Grandi multinazionali che esternalizzano servizi ad altre multinazionali che a loro volta attingono alla somministrazione, e che sfruttano il costo più basso della manovalanza di paesi interni e extra UE delocalizzando. Una frammentazione di contratti che innesca una guerra tra lavoratori (eterne vittime del gioco capitalista) , e crea una ricattabilità continua oltre che un continuo calpestamento dei diritti.

Il Partito Comunista da sempre sostiene l’importanza dell’abolizione delle troppe forme contrattuali atte a inasprire la già difficile situazione del precariato. Non si può accettare di continuare a sostenere un sistema basato sulla ricattabilità e precarietà dei lavoratori. Quello che adesso è un’eccezione (il contratto a tempo indeterminato) deve tornare ad essere la regola, così come si deve mettere fine all’esternalizzazione si servizi di grandi aziende, e spesso della stessa pubblica amministrazione.

La vicenda dei call center dimostra gli effetti devastanti del mercato comune e delle regole europee che sono uno strumento di competizione al ribasso sui diritti e i salari dei lavoratori. Un motivo in più per lottare contro l’Unione Europea.

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+++ PARTITO COMUNISTA AMMESSO IN TUTTA ITALIA PER LE EUROPEE +++

+++ PARTITO COMUNISTA AMMESSO IN TUTTA ITALIA PER LE EUROPEE +++

Il Partito Comunista è stato ufficialmente ammesso in tutta Italia alle elezioni Europee 2019. Il simbolo della falce e martello sarà presente su tutte le schede elettorali. Le liste comuniste saranno guidate dal segretario Marco Rizzo che ha dichiarato: «La nostra lotta contro l’Unione Europea sarà portata avanti insieme con i partiti comunisti di tutto il continente. Grazie alla presenza dei comunisti in questa campagna elettorale, che rischiava di diventare uno scontro tra europeisti e nazionalisti, entreranno gli interessi dei lavoratori e delle classi popolari. Il mercato comune ha cancellato i diritti sociali dei popoli europei per arricchire la finanza e le grandi imprese. La sinistra ha abbandonato queste battaglie dimenticando la sua funzione, e la destra fomenta la guerra tra poveri a tutto vantaggio dei grandi poteri. Solo i comunisti – conclude Rizzo – possono essere lo strumento di un reale cambiamento che oggi è attuale e necessario».

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RIZZO (PC): QUESTIONE MORALE ESISTE SOLO CON PROSPETTIVA ALTERNATIVA DI SISTEMA.

RIZZO (PC): QUESTIONE MORALE ESISTE SOLO CON PROSPETTIVA ALTERNATIVA DI SISTEMA.

«La questione morale può esistere solo se c’è una reale diversità. La sinistra che ha perso la prospettiva di costruire una società alternativa ha perso anche la sua diversità morale, piegandosi alla corruzione e al malaffare. Se non sei più portatore di un’idea di cambiamento, se sei soggetto alle leggi di una politica che è solo gestione di interesse privati, non c’è più alcuna diversità» Così Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista. «La vicenda del PD in Umbria è l’ennesima testimonianza di questo.  Noi vogliamo ricostruire un partito che sia dalla parte dei lavoratori e del popolo, che abbia una prospettiva di cambiamento reale della società. Per questo siamo diversi. Chi sta con i banchieri, con la finanza, con i grandi poteri privati della sanità, dei palazzinari non fa più parte della nostra famiglia».

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