Costituita la Federazione Romagna

Costituita la Federazione Romagna

Sabato 7 marzo, a Cesena, dopo l’incontro pubblico “La Resistenza possibile”, è stata annunciata la costituzione della Federazione Romagna del Partito Comunista.

Un passo importante nel percorso di radicamento del Partito sul territorio, che rafforza la nostra presenza politica e organizzativa anche in Romagna.

La decisione di costituire la Federazione è maturata nel confronto con i compagni del territorio al termine dell’iniziativa “La Resistenza possibile”, che ha visto come relatori Leonardo Casetti (Federazione Romagna), Matteo Di Cocco (Vicesegretario del Partito Comunista), Giuseppe Canzio Visentin (Presidente del Partito) e Alberto Lombardo (Segretario Generale).

Un momento di discussione politica e organizzativa che segna l’inizio di una nuova fase di lavoro e di costruzione del Partito in questo territorio.

L’intero Partito rivolge i suoi migliori auguri di buon lavoro ai compagni e alle compagne che hanno deciso di rafforzare il nostro progetto politico anche in Romagna.

Viva il Partito Comunista!

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ANCORA UNA VOLTA MENTONO. VOGLIONO SOLO LA GUERRA: Attacco imperialista all’Iran!

ANCORA UNA VOLTA MENTONO. VOGLIONO SOLO LA GUERRA: Attacco imperialista all’Iran!

Israele e gli USA hanno lanciato l’attacco contro l’Iran.

Finora sono stati colpiti circa 30 obiettivi in tutto l’Iran, inclusa la residenza del Presidente iraniano e un quartier generale dell’intelligence, il Ministero dell’Intelligence iraniano, l’Agenzia iraniana per l’Energia Atomica, il QG delle Guardie della Rivoluzione

Ciò è avvenuto mentre sembrava che la diplomazia stesse avendo i propri frutti.

Il 26 febbraio i colloqui Iran-USA a Ginevra erano arrivati a “uno dei nostri cicli di negoziati più seri e lunghi” sul nucleare. Ci si aspettava che avrebbero dovuto riprendere a Vienna lunedì, secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che si era dichiarato “vicino” agli Stati Uniti su molte questioni, definendo entrambe le parti come “più serie” rispetto al passato nel raggiungere un accordo. Tra l’altro era previsto che “a partire da lunedì, i team tecnici di Vienna e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica inizieranno le revisioni tecniche degli esperti per inquadrare alcune questioni tecniche in un quadro specifico e poi adattarle alle richieste e alle considerazioni politiche di entrambe le parti.”

Invece oggi l’attacco proditorio.

Ciò svela definitivamente che le sommosse di gennaio in Iran, tramutate dagli agenti provocatori in terrorismo, erano la copertura all’azione bellica di oggi. Vedremo se i pacifisti di casa nostra saranno in grado di aprire gli occhi e uscire dall’ignobile posizione di equidistanza tra “l’aggressore e l’aggredito”.

Ciò svela definitivamente come le trattative diplomatiche per gli USA, Israele, l’UE e tutto il campo imperialista e bellicista sono solo trucchi malevoli per prendere tempo e poi attaccare senza alcun riguardo per il diritto internazionale, che ormai sappiamo “vale fino a un certo punto”. Lo stesso schema abbiamo visto nelle trattative che hanno preceduto la crisi ucraina del 2022 quando hanno fatto fallire le trattative per risolvere il conflitto nel Donbass che perdurava fin dal colpo di stato nazista del 2014. Lo stesso schema vediamo ripetersi ai danni del popolo palestinese, ingannato da decenni sul miraggio di avere uno stato riconosciuto e protetto contro l’espansionismo sionista.

Ciò svela definitivamente che la forza militare Usa e Israeliana non è e non è mai stata una difesa contro le minacce esterne, ma solo la più aggressiva macchina che minaccia tutti i popoli del mondo

FERMIAMOLI

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COMUNICATO CONGIUNTO PCI – PC

COMUNICATO CONGIUNTO PCI – PC

Comunicato congiunto

Nella giornata di domenica 1 febbraio, a Bologna, si è tenuto il preannunciato incontro tra componenti della Segreteria Nazionale  del Partito Comunista Italiano e dell’Ufficio Politico del Partito Comunista, unitamente a dirigenti della Federazione Giovanile Comunista Italiana e della Federazione Gioventù Comunista.

Un incontro importante, nel corso del quale i partecipanti si sono confrontati in termini generali su molteplici questioni attinenti al contesto internazionale e nazionale.
Un incontro al quale si è convenuto di dare continuità, approfondendo il merito delle stesse anche con specifiche iniziative.

Bologna, 1 febbraio 2026

Partito Comunista Italiano
Partito Comunista
Federazione Giovanile Comunista Italiana
Federazione Gioventù Comunista

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DAI NEMICI MI GUARDO IO, DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO – La lotta anti-imperialista in Venezuela non si è mai fermata

DAI NEMICI MI GUARDO IO, DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO – La lotta anti-imperialista in Venezuela non si è mai fermata

Mai proverbio fu più azzeccato!
 
Prendiamo spunto dalla frase contenuta nell’articolo di Luciana Castellina dell’8 febbraio del manifesto (giornale che si vanta abusivamente di essere un “quotidiano comunista”), solo perché tale foglio ha una risonanza maggiore di innumerevoli blog e organizzazioni che a parole dichiarano appoggio a Cuba socialista, quando invece tentano di minarne la solidarietà attaccando i suoi principali sostegni internazionali. In questo caso si tratta del Venezuela bolivariano.
Nell’articolo, di cui riportiamo per intero una frase onde non si possa equivocare, si legge:
 
«L’OCCIDENTE, come si vede, in barba ai suoi “valori” accetta disciplinato il diktat di Trump. Il quale, nel frattempo, soddisfatto per non aver trovato ostacoli al suo programma, ha mandato a dire all’Avana che lui è pronto ad un accordo e che, anzi, lui «sarà molto gentile» e farà quanto necessario per rendere finalmente Cuba libera. Come nel Venezuela che ha accettato, per salvarsi, di ammazzare definitivamente la Rivoluzione bolivariana, aprendo alla totale privatizzazione del suo petrolio.»
 
La “narrazione” che il governo venezuelano abbia aperto alla “totale privatizzazione” è appunto frutto dei desideri di Trump e non è corroborata da nessun atto del governo bolivariano in carica.
La verità è radicalmente opposta.
 
1. La notizia che sfugge all’informazione di regime: «La raffineria di Dos Bocas entra a pieno regime e il Messico taglia le importazioni dagli USA ai minimi da 16 anni. Un duro colpo per i raffinatori americani che perdono greggio pesante e quote di mercato. Trump ha bisogno ora di greggio pesante, come il Venezuelano.» (vedi i dettagli in coda) [1]
2. Il governo bolivariano ribadisce che le riforme sono in piena continuità con quanto delineato sia durante la presidenza Chavez che quella Maduro, in quanto il sistema produttivo venezuelano necessita di costosi investimenti che il blocco statunitense ha impedito. Inoltre il mercato petrolifero venezuelano è aperto a ogni acquirente ne sia interessato e non è certo ostaggio degli USA.
3. Già il primo carico ha fruttato al Venezuela un’entrata di 500 milioni di dollari che, contrariamente a quanto affermato dal vendifumo Trump, verranno spesi per il benessere del popolo e del sistema produttivo interno.
4. Il Messico (altro oggetto della propaganda filoimperialista) sta urgentemente mandando aiuti umanitari a Cuba. La Russia (la cattivona per eccellenza) ha dichiarato che continuerà a sostenere Cuba con tutte le sue forze. Altrettanto fa la Cina socialista.
 
In sintesi.
Trump si è macchiato di un crimine orrendo – contro i cittadini venezuelani e contro gli eroi cubani difensori della persona del Presidente Maduro e di sua moglie, violando le più elementari regole del diritto internazionale – per mascherare una sconfitta epocale che l’imperialismo statunitense sta subendo nel suo “cortile di casa”. Ma il risultato non cambia, perché gli investitori hanno manifestato seri dubbi a investire in Venezuela, non perché quel Paese non sia affidabile, ma perché non lo è l’aggressiva politica americana, in preda al terrore da ultimi giorni dell’impero, che spaventa anche i propri amici.
 
La Presidente messicana Claudia Sheinbaum sta dando un’eccellente prova di protezione della sovranità del suo Paese, in condizioni molto difficili, attraverso la compagnia statale Pemex. Ovviamente nulla garantisce che nel prossimo futuro questo percorso non possa essere invertito.
 
Il governo bolivariano, col coltello puntato alla gola, ha messo in scacco il tracotante Trump e l’imperialismo USA, in continuità con quanto fatto nei decenni precedenti dal Comandante Chavez e dal Presidente Maduro.
 
Cuba resiste e la rete di solidarietà (quella vera!) si estende.
 
Un’ultima domanda ai castellini e alle castelline di tutto il mondo:
CI SEI O CI FAI?
 
***********
Dettagli sulla produzione della nuova raffineria messicana:
«Questo cambiamento rappresenta una pessima notizia per i raffinatori statunitensi, che si trovano a fronteggiare una “tempesta perfetta”: stanno perdendo contemporaneamente le forniture di greggio pesante messicano e i volumi di esportazione dei prodotti raffinati verso il loro vicino meridionale.
Per anni, il Messico è stato uno dei principali acquirenti di carburante dagli Stati Uniti, paradossalmente esportando petrolio greggio per poi ricomprare benzina raffinata. Per interrompere questo ciclo, il governo ha costruito una nuova raffineria costata circa 20 miliardi di dollari, concepita per aumentare l’indipendenza energetica del Paese.
La raffineria Olmeca, nota anche come Dos Bocas, è stata il fulcro della precedente amministrazione guidata da Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO), con l’intento di restituire centralità alla compagnia statale Pemex nel sistema energetico messicano.
Questa dinamica, perfettamente in linea con i piani di sovranità energetica messicana, crea un doppio problema per l’industria statunitense. I raffinatori del Golfo del Messico, infatti, sono strutturati per lavorare il greggio pesante (come il Maya messicano o il venezuelano) e hanno sempre contato sul Messico come mercato di sbocco per i prodotti finiti.
Ecco spiegato perché Trump sta spingendo le società petrolifere USA e di mezzo mondo a investire in Venezuela: le sue raffinerie hanno bisogno di questo greggio.» [1]
 
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Comunicato del Comitato Centrale 17-18 Gennaio 2026

Comunicato del Comitato Centrale 17-18 Gennaio 2026

COMUNICATO DEL COMITATO CENTRALE

 

Sabato 17 e domenica 18 nella nuova sede nazionale di via degli Elci a Roma, in un clima di grande e fraterna unità, si è tenuta la seduta del Comitato Centrale.

In essa, dopo l’introduzione del SG Alberto Lombardo, sono stati estensivamente discussi temi di politica nazionale e internazionale molto importanti.

È stata condannata la politica imperialista e guerrafondaia dell’imperialismo statunitense.

È stata rinnovata la solidarietà internazionalista col popolo venezuelano e di sostegno al governo bolivariano, rinnovando l’esecrazione del codardo atto scellerato che ha portato al sequestro del Presidente Maduro e della Prima Dama e Prima Combattente Cilia Flores.

Sono stati condannati i gravissimi atti di ingerenza e sovversione che l’intelligence statunitense e sionista hanno messo in atto a danno del popolo iraniano, creando una situazione che ha arrecato morti e ingenti danni materiali al popolo e alla sicurezza del Paese. La grave crisi economica, causata dalle illegali sanzioni che l’occidente ha provocato negli anni, aveva dato luogo all’inizio a legittime proteste che avevano ricevuto la giusta considerazione da parte della autorità. Ad esse si sono sovrapposti atti terroristici fomentati e finanziati dall’imperialismo americano e sionista, che hanno dato modo alla servile propaganda di regime, anche nel nostro paese, di attaccare la Repubblica Islamica. La sintonia tra le fonti di “informazione” padronale non ci stupisce, così come non ci stupisce neanche l’atteggiamento filo imperialista e filo sionista che certi partiti della pretesa “opposizione” hanno inscenato. Denunciamo altresì con forza l’atteggiamento di tutti coloro che si sono accodati a questa canea. Il Partito Comunista si troverà sempre dall’altra parte della barricata.

Ancora una volta esprimiamo la massima solidarietà alle sofferenze del popolo palestinese e alla legittima resistenza all’occupante sionista. Abbiamo salutato con soddisfazione le manifestazioni che anche nel nostro Paese hanno denunciato il genocidio criminale che il sionismo attua ancor oggi non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania. Purtroppo siamo stato facili profeti nel prevedere che l’impulso si sarebbe attenuato nonostante l’indignazione popolare resti altissima. Confidiamo che la vigliacca farsa con la quale i complici del sionismo nel nostro Paese avrebbero voluto “rifarsi una verginità” non passerà. Continueremo a denunciare i falsi amici del popolo palestinese e a strappare loro la vergognosa maschera sotto la quale tentano di occultare il loro appoggio all’imperialismo, tentando di attribuire le colpe a questa o a quella direzione governativa e non agli interessi monopolistici internazionali che non mutano al mutare dei governi, così come non mutano le loro strategie ma solo questa o quella tattica.

Venendo alle questioni nazionali.

È stata espressa una valutazione completamente negativa dell’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur. È stato sottolineato che esso sarà a favore del grande capitale monopolistico che domina le economie sia europee che sudamericane. Per l’Italia saranno protette le “eccellenze”, ma le piccole aziende agricole riceveranno forse qualche compensazione nel transitorio, frutto di mere anticipazioni del bilancio europeo. Il travagliato accordo ha visto il Belgio astenuto mentre Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria hanno votato contro. Il Governo italiano in un primo tempo aveva mercanteggiato, ma dopo ha ceduto agli interessi dei grandi industriali del manifatturiero e dell’agroalimentare. Si teme l’arrivo massiccio di carne bovina, pollame, zucchero, cereali, riso e ortofrutta a basso costo, e la concorrenza sleale. L’UE applica norme vincolanti sul benessere animale, come l’alimentazione, le cure veterinarie e le condizioni minime di spazio. Nei Paesi del Mercosur, invece, gli standard sono spesso molto più bassi e negli allevamenti intensivi rimangono diffuse pratiche crudeli. Stesso discorso vale per fitofarmaci, antibiotici e ormoni, molti pesticidi proibiti nella Ue sono invece impiegati in Sudamerica. Nell’ottobre 2024 un audit ufficiale della Commissione europea sul sistema di controlli brasiliano ha concluso che non è possibile garantire con certezza che la carne bovina esportata verso la Ue non sia stata trattata con ormoni vietati. La cosiddetta “trasparenza” che dovrebbe consentire ai consumatori di scegliere consapevolmente se acquistare o meno un prodotto di provenienza sudamericana è fittizia, perché quando l’alimento viene poi lavorato, sull’etichetta ci sarà scritto «Prodotto in Italia». Anche gli sbandierati controlli doganali sono una farsa. Gran parte dei prodotti in arrivo dal Sudamerica sbarcano al porto di Rotterdam, dove oggi i controlli sono sotto il 3% e l’aumento previsto li porterebbe al 4%.

Un altro punto che è stato al lungo approfondito riguarda il referendum sulla giustizia, in seguito all’approvazione parlamentare. La posizione di principio espressa ha riguardato la condanna di ogni manomissione della Costituzione. L’abbiamo condannata quando è stata attuata dalla cosiddetta sinistra a proposito del Titolo V, quando è stata attuata da tutto l’arco parlamentare con l’introduzione del vincolo di bilancio, la condanniamo oggi. Nel merito, si è rilevato che i punti della legge sottoposti al referendum non toccano minimamente i veri problemi che affliggono la giustizia italiana e che interessano milioni di cittadini che giornalmente si scontrano con essi: ritardi, soprusi, costi, consorterie inestirpabili che non coinvolgono certo solo le due funzioni della magistratura ma investono tutto il sistema giudiziario, in particolare nel diritto del lavoro. Nel merito addirittura è stato rilevato che l’innalzamento dei limiti della carcerazione preventiva va proprio in direzione contraria alla propaganda securitaria del Governo, che invece continua ad allargare le scappatoie a cui fa ricorso chi “può”. Questo referendum inoltre fa passare in secondo piano due attacchi violentissimi che il Governo ha scatenato contro i cittadini. Il primo riguarda la nuova normativa securitaria, anche questa fatta passare sull’onda dell’indignazione per atti che hanno coinvolto minori, ma che investiranno il diritto a manifestare dei lavoratori. E il secondo la gravissima manomissione del funzionamento della Corte dei Conti, che spesso ha messo i bastoni tra le ruote alle consorterie politico-affaristiche, come da ultimo la vicenda del Ponte di Messina.

La domenica mattina la seduta del CC ha anche affrontato il tema dell’impegno che il Partito deve sviluppare sempre di più per radicarsi tra la classe operaia e tra i lavoratori, di studiare e conoscere le situazioni in cui si esplica la lotta di classe nel nostro Paese e il sostegno all’attività sindacale che genuinamente si batte quotidianamente contro il consociativismo palese o occulto delle principali centrali italiane.

A questo proposito viene confermata la convocazione della Conferenza di Organizzazione da tenersi non prima di settembre, in modo tale da dare in modo a tutto il Partito di sviluppare nei territori un ampio dibattito per la sua preparazione.

Nel pomeriggio si è avuta la inaugurazione pubblica ufficiale della nuova Sede Nazionale e la presentazione della tessera del Partito (militante e sostenitore) per il 2026. La tessera è dedicata al centenario della nascita del Comandante Fidel Castro e reca la riproduzione di una tela che è stata donata all’Ambasciata di Roma, una copia della quale è stata portata personalmente all’Habana dal SG in occasione della sua ultima visita in quel Paese. Sul fonte della tessera si riporta una profonda riflessione del Comandante Fidel sul marxismo-leninismo e i doveri di ogni militante che tocca ognuno di noi e ci richiama alle nostre responsabilità quotidiane.

Ci ha onorato la presenza fraterna di una delegazione di alto livello dell’Ambasciata cubana a Roma.

La manifestazione, aperta dal Vicesegretario Matteo Di Cocco, ha visto la presenza di militanti e simpatizzanti oltre ogni limite fisico di ingresso ed è stata preceduta dalla commossa lettura degli eroi che hanno difeso la persona del Presidente Maduro e della sua sposa e prima Combattente, a prezzo della propria vita ma anche – come si viene a sapere ora – infliggendo pesanti perdite agli aggressori.

Oltre alla presenza di alto livello dell’Ambasciata, abbiamo avuto l’intervento dello scrittore e saggista Giambattista Cadoppi, che ha presentato il suo saggio pubblicato da Anteo Edizioni: “Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee”, dedicato all’analisi del discorso che Fidel tenne nel 1999 a Caracas, di fronte ai giovani venezuelani, nell’Aula Magna dell’Università Centrale del Venezuela, al fianco di Chávez. È intervenuto con un appassionato discorso Luciano Iacovini, presidente dell’associazione “La villetta per Cuba”, che ha richiamato i comunisti e i sinceri democratici all’unità nell’azione.

La manifestazione si è conclusa con l’intervento del Segretario Generale, Alberto Lombardo, che, dopo aver ringraziato tutti gli intervenuti, ha ripreso i temi della giornata. In particolare ha richiamato il ruolo dell’ideologia marxista-leninista come fondamento dei partiti comunisti negli esempi storici dove il socialismo ha trionfato, ma anche profondamente attuale nei paesi dove il socialismo si sviluppa guidato da Partiti Comunisti. Inoltre ha ricordato la frase di Pietro Secchia in cui il grande comunista e organizzatore si chiedeva: “Unità sì, ma con chi e per che cosa?” Frase che dà forma a tutta l’attività ideologica e politica del nostro Partito che lo distingue per coerenza e intransigenza.

La manifestazione si è conclusa in un clima di grande entusiasmo.

 

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Inaugurazione della sede nazionale ed evento di inizio anno

Inaugurazione della sede nazionale ed evento di inizio anno

Iniziamo il nostro anno di attività politica con un evento dedicato a Fidel Castro.
Il 2026 segna infatti il centenario della sua nascita, e il Partito Comunista non poteva non aprire l’anno – e il tesseramento, con una tessera a lui dedicata – nel suo nome. Non solo: idealmente dedichiamo a Fidel Castro l’intero anno della nostra attività politica.
📅 Domenica 18 gennaio, ore 16
📍 Roma – Sede nazionale del Partito Comunista
In questa occasione inaugureremo insieme la sede nazionale del Partito Comunista con un evento in onore di uno dei giganti della storia del Novecento.
Rivoluzione, resistenza e strenua lotta all’imperialismo: temi centrali dell’esperienza di Fidel Castro, che restano oggi più che mai attuali.
Interventi
🎙 Introduce
Matteo Di Cocco
Vicesegretario Generale del Partito Comunista
🗣 Interviene
Giambattista Cadoppi
Saggista per Anteo Edizioni, presenterà il volume Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee, discorso di Fidel Castro presso l’Università di Caracas, oggi di straordinaria attualità, nel segno di un’unione ideale tra Cuba e Venezuela.
🗣 Interviene
Luciano Iacovino
Presidente dell’Associazione La Villetta per Cuba
🎤 Conclude
Alberto Lombardo
Segretario Generale del Partito Comunista
🇨🇺 All’evento sarà presente una delegazione dell’Ambasciata di Cuba.

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FASCISMO E ANTIFASCISMO – Discorso del Segretario Generale Alberto Lombardo al World Socialism Forum di Pechino

FASCISMO E ANTIFASCISMO – Discorso del Segretario Generale Alberto Lombardo al World Socialism Forum di Pechino

1. Cos’è il fascismo e a cosa serve

Un approccio antimarxista è quello di separare le forze che operano nella sovrastruttura dai rapporti
di produzione sottostanti, sebbene – come ci ha avvertito Engels – le prime non possono essere
derivate meccanicamente dalle seconde. Da questo punto di vista, l’analisi del fascismo che parte da
aspetti culturali o sociologici non può coglierne la piena essenza.

I preparativi della Prima Guerra mondiale già mostrarono i segni di quello che possiamo chiamare il
protofascismo, caratterizzato dalla militarizzazione di tutta la società. Ma non dimentichiamo
l’insegnamento di Lenin che delineò con precisione quali erano gli interessi nei rapporti di classe e
nei rapporti interimperialistici, nonché la necessità del capitalismo mondiale di superare la crisi di
sovrapproduzione con la distruzione delle forze produttive.

Il VII Congresso dell’Internazionale Comunista, tenutosi a Mosca nel luglio/agosto del 1935, diede
una definizione di classe molto accurata di cosa fosse il fascismo, ossia la dittatura terroristica della
borghesia sul proletariato. Ma – sebbene già si avesse ampia prova di cosa esso fosse fin dal 1931
con l’aggressione imperialista del Giappone alla Cina – ciò costituiva solo l’aspetto prodromico del
fascismo, come si era inizialmente manifestato in Italia e poi in Germania e in altri paesi
dell’Europa, perché ancora non si aveva avuto ancora modo di osservare il momento culminante del
nazifascismo. Tale culmine caratterizza qualitativamente il nazifascismo rispetto alle altre forme di
dittatura della borghesia non solo per l’entità e la brutalità della repressione, ma per un salto
qualitativo essenziale, ossia la necessità di riportare sui campi di battaglia i popoli d’Europa, dopo
la carneficina della Prima Guerra, in una nuova guerra contro l’Unione Sovietica, una guerra già da
tempo considerata dai dirigenti sovietici come inevitabile conseguenza del capitalismo.

2. Il fascismo in Europa oggi

Il fascismo oggi non è costituito da piccoli gruppetti di teste calde o da posizioni politiche che i
partiti, per quanto profondamente reazionari, possono esercitare nei nostri paesi. Naturalmente,
questo cambia radicalmente quando questi gruppi estremisti o partiti politici si trovano a governare
intere nazioni, come avviene oggi in Ucraina.

Gli aspetti economici del fascismo storico (la penetrazione del capitale finanziario nell’intera vita
economica del Paese, il selvaggio calo dei salari; lo sfruttamento abominevole dei consumatori, la
tassazione senza precedenti dei produttori piccolo-borghesi), così come quelli politici (la
trasformazione essenzialmente reazionaria dell’intera vita politica del Paese), sono presenti in tutti i
Paesi capitalistici occidentali. Anche se conseguiti con metodi tutt’altro che terroristici.

In Italia, in particolare, le piccole e medie imprese stanno soffrendo gravemente, i lavoratori
dipendenti e autonomi sono schiacciati (l’unico Paese ad aver visto un calo dei salari reali in
trent’anni) e i sistemi sanitari, di previdenza e di istruzione distrutti. Nel frattempo, le banche,
Leonardo (armi) ed ENI (energia) festeggiano. È imbarazzante vedere come tutta l’economia
italiana, e più in generale europea, sia piegata agli interessi delle grandi multinazionali che della
guerra e dei preparativi alla guerra hanno fatto la propria ragione di sopravvivenza. Le associazioni
padronali (Confindustria, in Italia) protestano col governo solo per avere ulteriori sussidi che li
aiutino a superare il forte disavanzo di competitività con gli USA, indotti dall’interruzione delle
forniture dei gasdotti russi e delle sanzioni (in effetti, autosanzioni!) che stanno desertificando
l’intera struttura produttiva del Continente. La guerra cognitiva funziona non solo contro le fasce più
basse della popolazione, ormai completamente insoddisfatte dalla politica, come il forte
astensionismo elettorale testimonia, ma la cui protesta non riesce a coagularsi in una politica più
efficace. Ma anche rispetto alle fasce medio alte, quali imprenditori, docenti universitari, ecc.,
incapaci di elaborare un pensiero che esca dal conformismo filo Nato più ottuso.

Proprio come la Francia fu sacrificata nel 1940 per fornire un retroterra economico e produttivo più
ampio alla guerra della Germania nazista, così l’Unione Europea viene sacrificata per fornire un
retroterra agli Stati Uniti nel loro imminente confronto con la Cina socialista. Le differenze sono
numerose e gli errori evidenti da parte delle amministrazioni statunitensi che si sono succedute, con
imbarazzanti retromarce. Va anche detto che dall’altra parte del tavolo ci sono i diplomatici più
astuti e i leader politici più lungimiranti che possiamo ricordare: quelli di Cina e Russia. E quindi è
molto più difficile per l’imperialismo navigare oggi di quanto non lo fosse nel 1941.

Quindi, alla domanda “siamo nel bel mezzo del fascismo?” la risposta deve essere: sostanzialmente
sì, ma non per le ragioni che appaiono alla superficie.

In particolare, la discriminante destra/sinistra oggi ormai è non solo fin troppo legata agli schemi
parlamentari di origine anglosassone, ma persino logora rispetto ai paradigmi del secolo scorso, dal
momento in cui la cosiddetta “sinistra” in Europa ha abbandonato ogni caratterizzazione di classe.
La repressione poliziesca è più vigorosa in Gran Bretagna e in Germania piuttosto che in Italia,
dove esiste un governo guidato da forze di origine neofascista. In Italia si stanno manomettendo i
meccanismi costituzionali, ma nel senso di liberalizzare la corruzione, seguendo l’esempio di
Berlusconi, proprio come in Germania e Gran Bretagna, dove vengono perseguiti i reati di opinione.
Abbiamo quindi elencato le ragioni più profonde: economico-finanziarie, sociali, geopolitiche.
In una parola, il fascismo odierno in Europa è la NATO e la sua proiezione politica, l’Unione
Europea.

3. Il fronte unito antimperialista

La discriminante antifascista è fondamentale. Deve basarsi non tanto su affermazioni retoriche,
quanto sui programmi che abbiamo già definito, in particolare l’opposizione alla guerra
imperialista.

Rispetto alla collocazione delle varie nazioni, se l’analisi fatta precedentemente è valida, allora il
punto di vista che si deve tenere – e che correttamente la Cina tiene – è quello che discrimina tra
nazioni i cui interessi dominanti e la cui classe politica dirigente spinge verso la guerra e quelle in
cui, al di là delle differenze politiche e perfino economiche, l’interesse è per la pace.

Non ci si può nascondere che l’interesse per la pace spesso è unito all’interesse a continuare a far
affari come prima e continuare lo sfruttamento capitalistico dentro ogni nazione. Questa però oggi
riveste un carattere che è sovrastato dalla contraddizione principale che è determinata dai pericoli di
guerra. Inoltre è falso, da un punto ideologico del leninismo, che ogni sistema capitalistico abbia in
sé la necessaria e urgente tendenza alla guerra. Le fasi di sviluppo del capitalismo in ogni nazione
sono diverse e quindi anche la necessità di esportare la crisi fuori dai propri confini attraverso la
guerra. Persino crisi regionali, come quelle che continuiamo a vedere, per esempio tra Pakistan e
India, non sono riconducibili a tendenze della stessa natura di quelle che caratterizzano
l’aggressività bellicista globale della NATO.

4. Conclusione

All’interno delle varie nazioni è indispensabile che le forze antifasciste e antimperialiste denuncino
con forza quali sono le cause del bellicismo aggressivo delle classi dominanti che hanno interesse
alla guerra e si uniscano quei settori che invece non hanno interesse alla guerra. Ciò deve avvenire
non lasciandosi intrappolare da una retorica fintamente progressista o persino “antifascista” di
settori politici che invece sono completamente integrati nella strategia imperialistica.

Rispetto alle nazioni, si devono appoggiare tutti gli sforzi per sottrarsi all’aggregazione imperialista,
al di là delle pur grandi differenze politiche ed economiche. Ogni nazione che si sottrae a questa
aggregazione è un passo avanti verso la pace e un passo contro i venti di guerra.

FASCISMO E ANTIFASCISMO-Scarica il PDF

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Comunicato del Comitato Centrale – 28 Ottobre 2025

Comunicato del Comitato Centrale – 28 Ottobre 2025

Il Comitato Centrale del Partito Comunista, riunitosi il 25 ottobre 2025, ha votato all’unanimità la posticipazione di un anno del V Congresso Nazionale, che si sarebbe dovuto tenere il prossimo anno, e ha contestualmente deliberato di convocare la Conferenza Nazionale di Organizzazione entro il 2026.
Nella stessa seduta è stata approvata la proposta dell’Ufficio Politico di nominare il compagno Matteo Di Cocco Vicesegretario.
Entrambe le proposte sono state approvate all’unanimità.

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3° Incontro Nazionale della Federazione della Gioventù Comunista

3° Incontro Nazionale della Federazione della Gioventù Comunista

? Incontro Nazionale Giovanile – FUTURA UMANITÀ

Il futuro appartiene a chi lotta oggi.

Giovani studenti, lavoratori e militanti comunisti si ritrovano per discutere, organizzarsi e rilanciare le battaglie contro precarietà, disuguaglianze e guerra.
La Federazione della Gioventù Comunista terrà in quel fine settimana i lavori del suo 3° incontro nazionale, per fare il punto sull’evoluzione della politica nazionale, internazionale e sull’organizzazione della Federazione.

✊ Dalle ore 15 ci sarà la sessione pubblica aperta a chiunque voglia sostenere la crescita della nostra organizzazione. La forza dei compagni non ha confini generazionali!

SIETE TUTTI INVITATI!

? Sabato 13 settembre
? Roma, Hotel Villa Rosa – Via Giovanni Prati 1
? Ore 15.00

IL FUTURO NON SI ASPETTA, SI CONQUISTA!

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Il Segretario Generale Alberto Lombardo insignito del Distinguished Award e cooptato nel Consiglio della WAPE

Il Segretario Generale Alberto Lombardo insignito del Distinguished Award e cooptato nel Consiglio della WAPE

Il Compagno Alberto Lombardo, Segretario Generale del Partito, è rientrato in Italia da Istanbul, dove ha partecipato al 18° Convegno della WAPE (World Association for Political Economy) dal tema:

“Multipolarity in the 21st Century: Challenges and Opportunities in Political Economy”, tenutosi dal 6 all’8 agosto nella Yeditepe University di Istanbul. L’Associazione vanta collegamenti con riviste scientifiche (World Review of Political Economy, International Critical Thought, World Marxist Review, The Belt and Road Initiative Quarterly – BRIQ).

In questa occasione Alberto Lombardo è stato cooptato nel Consiglio dell’Associazione.

Inoltre ha ricevuto il Distinguished Award in Politica Economica per il XXI Secolo per l’articolo “Building a Community with a Shared Future for Humanity”, pubblicato su International Critical Thought, 2023, VOL. 13, NO. 4, 621-633

Insieme al Prof. Cheng Enfu, Presidente dell’Associazione, ed altri distinti colleghi, ha presieduto la cerimonia di chiusura.

Il viaggio è stata una straordinaria occasione per rafforzare i già consolidati rapporti internazionali e aprirne di nuovi, facendo assumere al nostro Partito un prestigio sempre maggiore.

 

[1] https://wapeweb.org/

[2] https://www.tandfonline.com/doi/epdf/10.1080/21598282.2023.2296774

 

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Referendum: Hanno vinto tutti, tranne i lavoratori

Referendum: Hanno vinto tutti, tranne i lavoratori

HANNO VINTO TUTTI (TRANNE I LAVORATORI)
Il punto del Segretario Generale Alberto Lombardo

 

«… vi sono delle battaglie che occorre combattere anche se si sa di perdere immediatamente. Esse servono per il domani. In ogni caso ritengo che si perda di più ogni volta che si cedono posizioni importanti senza dar battaglia.» (Pietro Secchia)

 

A urne chiuse e a spoglio completato si può abbozzare un bilancio dell’esito del referendum.

Tutti proclamano di avere vinto, almeno di non avere perso. A meno di conti funambolici sul numero dei votanti che assegnerebbero al “campo largo” tutti quelli che sono andati a votare (compreso chi ha votato NO), il risultato politico è certamente negativo per la CGIL e per la Segreteria Schlein.

Esaminiamo però se chi ha intrapreso la battaglia poteva collocarsi in una posizione migliore anche dopo una sconfitta, oppure no. Dipende da cosa intendiamo per “vittoria” e “sconfitta”. Si era partiti con la furbata di aggregare i cinque quesiti a quello sull’autonomia differenziata, che però la Corte Costituzionale aveva cassato, e quindi si è rimasti senza il volano che si sperava per raggiungere il quorum, confidando nelle crepe della destra. Invece hanno avuto più peso le crepe a sinistra, come l’associazione del quinto referendum che ha ricevuto una quantità di NO imbarazzante.

Ma fatta la tara dell’insipienza tattica dei proponenti, qual era la strategia?

Si ricorderà anzitutto il referendum sulla “scala mobile” svoltosi esattamente 40 anni fa che, anche se in presenza di un sindacato ancora non completamente ammaestrato dai poteri forti e con una base discretamente combattiva e la esistenza di un PCI organizzato sul territorio e ancora parzialmente radicato tra i lavoratori, non ha impedito la storica sconfitta del movimento operaio in una fase di declino iniziata con la “marcia dei quarantamila” di Torino. Gli estensori dei referendum, Cgil in testa, forse immaginavano oggi di poter raggiungere un risultato positivo, compresa quindi l’attribuzione dei rimborsi elettorali (2,5 mln), senza per questo tenere conto la passivizzazione di un elettorato sempre più demotivato nel riconoscere le consultazioni elettorali come qualificanti; sempre più lontano dalla politica attiva. Ma se ciò continua ad avvenire è proprio grazie alla classe politica e sindacale di questo Paese, sempre più piegata ai poteri forti e finanziari che condizionano la politica. Nel metodo infatti, non devono essere trascurate le modalità di un referendum che non è stato costruito con i lavoratori sui luoghi di lavoro ma è il frutto di una alchimia da laboratorio proprio con il PD. Lo stesso partito che ha formulato la legge (Job Act), che la Cgil diceva di voler abrogare.

L’unico referendum che ha avuto successo negli ultimi decenni è stato quello sull’acqua pubblica e contro il nucleare che ha beneficiato dell’evento di Chernobyl che ha colpito l’immaginazione pubblica e un tema trasversale a cui diverse sensibilità poteva mobilitare. In cui votano tutti quelli che sono interessati, ossia tutti i cittadini. Non un tema sul lavoro dipendente che coinvolge l’interesse di una parte amplissima, ma pur sempre minoritaria. Il referendum non è mai stato uno strumento utile per le norme sul lavoro. Infatti l’elettorato attivo è composto anche da categorie sociali che non riguardano il lavoro dipendente (imprenditori, pensionati, professionisti, ecc.). E quindi è proprio lo strumento che era strategicamente sbagliato. 40 anni fa, e ancor più oggi.

Ma c’è un’aggravante. Il referendum dell’8 e 9 giugno non si ha sviluppato un dibattito vasto nemmeno sui territori e nemmeno è cresciuto nell’intera nazione aumentando così una maggiore coscienza tra le classi subalterne. Qualche protesta per le apparizioni in televisione (utili a chi ci va e non a quello che si dice). Qualche comizio del tutto inferiore alla forza che, almeno sulla carta, la CGIL vanta.

Tralasciamo alcuni commenti a posteriori veramente disgustosi che rivelano solo l’ottusità e la protervia dei perdenti. Se si chiede rispetto e attenzione per chi è andato a votare, si dovrebbe con altrettanta “civiltà”, rispettare anche le scelte diverse.

Il primo risultato pratico, e prevedibile ma non con questa forza devastante data dall’entità del flop, è che il Governo può legittimamente vantarsi di avere vinto e il primo risultato parlamentare è quello che il Gruppo di Forza Italia al Senato ha presentato la proposta di modifica per l’aumento del numero di sottoscrizioni (da 500.000 a 1.000.000) e del numero di consigli regionali (da 5 a 10) per la richiesta di referendum abrogativo. Alla faccia dell’allargamento della democrazia.

Non è certo con queste pratiche che si potrà recuperare l’attenzione dei lavoratori, ai quali dovrebbe essere riservata una attiva partecipazione e un protagonismo che abbiamo visto in questo Paese fino a qualche decennio fa ma che sarebbe opportuno recuperare insieme alla “cassetta degli attrezzi” per riattivare la coscienza marxista e di classe. Certamente sarebbe utile confrontarsi costantemente con i lavoratori e l’intera classe lavoratrice sui problemi materiali della stessa (bassi salari; sanità, scuola e formazione, trasporti e servizi sociali privata sempre più alle masse lavoratrici e cedute ai poteri forti privati e finanziari).

La Cgil si prepara a saltare sul carro del PD alle prossime elezioni politiche, magari candidando il proprio segretario al parlamento nazionale o in futuro, presso il parlamento UE? Non si accontenta di illudere i lavoratori ma anzi si prepara ad un nuovo assalto ai TFR per dirottarli ai fondi pensione contrattuali (Cometa, Fonchim, Fonte, ecc.), nei cui consigli di amministrazione ha piazzato i propri dirigenti. Una massa enorme calcolata in circa 440 mld che potrebbero essere sottratti ai lavoratori di questo paese in breve tempo.

Al tradimento della classe operaia e lavoratrice, al tradimento delle masse popolari bisogna rispondere con un’azione incisiva che tolga dalla passivizzazione in cui è stata gettata l’intera classe lavoratrice e solo il rinnovato protagonismo dei lavoratori può determinare un adeguato cambiamento.

Rileggendo la frase di Pietro Secchia, possiamo dire:

Non è la battaglia che ci spaventa. Anzi! Sono certi i comandanti che ci fanno paura.

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