CHI HA DIMENTICATO L’ AFGHANISTAN?

CHI HA DIMENTICATO L’ AFGHANISTAN?

Qualcuno ha già dimenticato l’afghanistan?
Non noi comunisti.
A 6 mesi dalla strumentale “ritirata” usa dall’afghanistan, dopo aver sventrato per 20 anni l’intero paese e dopo che esso è caduto definitivamente in mano agli estremisti talebani, quali sono le condizioni?
La condizione delle donne afghane non è mai stata così opprimente.
Si parla di un paese dove più della metà della popolazione è così povera da non riuscire ad avere nemmeno i beni di prima necessità.
Aumentano i casi in cui le famiglie vendono le proprie figlie, per matrimoni organizzati, in cambio di cibo.
Il prezzo medio di una sposa bambina è di circa 2000 dollari.
Qualcuno potrebbe dire “si stava meglio sotto il dominio americano”.
Noi comunisti rispondiamo in maniera secca: queste barbarie erano presenti durante il dominio americano degli ultimi 20 anni.
la ritirata strategica degli usa, che hanno reputato più importante pensare di lasciare un presunto ostacolo all’espansione economica cinese, che assicurare la stabilità di un immenso territorio come quello afghano, dimostra ancora una volta che cosa sia l’imperialismo.
Servirsi di aree strategiche per fare i propri interessi (ai tempi era contrastare l’urss).
Sottomettere il popolo che la abita.
Costellare l’area di basi militari.
Abbandonare la regione ed il suo popolo nel momento in cui non serve più, consegnandolo nelle mani di terroristi e tagliagole, da sempre finanziati sottobanco.
Questi sono i risultati di chi gioca a fare la polizia del mondo, questi sono i risultati dell’imperialismo a stelle e strisce.

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L’EUROPA TAGLIA I FONDI ALL’ITALIA SUL GAS  E LE BOLLETTE AUMENTANO

L’EUROPA TAGLIA I FONDI ALL’ITALIA SUL GAS E LE BOLLETTE AUMENTANO

L’Europa taglia 10 miliardi di fondi per gli investimenti sull’energia i fondi potrebbero essere deviati su Germania, Polonia e Repubblica Ceca.
I fondi che sarebbero dovuti arrivare in Italia non ci saranno, le regole sulla tassonomia delle fonti energetiche – le stesse che hanno rilanciato il nucleare – hanno come corollario di «fissare emissioni di CO2 irraggiungibili» per la riconversione delle attuali centrali a carbone da riconvertire a gas. Mandando all’aria i piani delle industrie per pagarsi la riconversione con i soldi europei.
Nella Penisola sono in corsa attualmente 48 investimenti per la transizione delle centrali da carbone a gas metano: i più imponenti sono a Brindisi Sud Cerano, La Spezia, Monfalcone per A2A e Civitavecchia per Enel. Analizzando i dettati di Bruxelles sembrerebbe che dal programma in via di definizione si favoriscano quei progetti, e quindi quei Paesi, che a oggi risultano molto più esposti di noi verso il carbone: Polonia, Repubblica ceca o Germania. Al contempo viene facilitato anche il progetto francese per mantenere investimenti consistenti sul nucleare e incrementare quelli sul metano. Con questi presupposti anche la Francia sarebbe di molto davanti a noi in fatto di greenbond e incentivi per nuova sostenibilità.
Queste decisione da parte dell’UE costringeranno l’Italia ad acquistare energia da altri Paesi, non potendo godere dei finanziamenti per la riconversione e tutto ciò andrà a gravare solamente sulle tasche dei lavoratori e del popolo con un ulteriore innalzo dei prezzi dell’energia come già abbiamo visto dall’inizio dell’anno.
L’Unione Europea sempre più matrigna, sempre un danno per la nostra economia.
Eppure va detto che abbiamo il governo più filo-europeista di tutta l’Europa, sempre prono ad esaudire ogni capriccio che arriva da Bruxelles.
PER QUESTO L’UNICA SOLUZIONE PER L’ITALIA È:
FUORI DA UNIONE EUROPEA, EURO E NATO!

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PIAZZE E LUOGHI DI LAVORO UNITI NELLA LOTTA!

PIAZZE E LUOGHI DI LAVORO UNITI NELLA LOTTA!

La battaglia contro lo strumento coercitivo e inutilmente antiscientifico del #GreenPass, nasce in primis nei luoghi di lavoro.
Le prime battaglie contro questo “specchietto per le allodole” voluto dal governo dei banchieri, nascono quando dopo mesi e mesi in cui milioni di lavoratori sono stati costretti a lavorare senza tutele, senza sicurezza e senza DPI, si decide di punto in bianco che la responsabilità nella gestione pandemica é puramente INDIVIDUALE.
Parte così, il ricatto verso coloro che in tutta la prima fase della pandemia sono stati trattati come OGGETTI intercambiabili, sacrificabili per mantenere stabile ed ininterrotto il flusso di profitto privato.
Nelle prime fasi di questa lotta, abbiamo visto interi settori ed intere situazioni (anche enormi) fermarsi unitariamente per ribadire la contrarietà del #popolo verso un governo ipocrita, che tiene a tutto meno che a tutelare realmente la salute dei cittadini.
Con il passare del tempo, l’asse del conflitto è stata spostata sempre più al di fuori dei luoghi di lavoro (dove realmente si iniziava a tenere sotto scacco il governo) per passare a piazze giuste e piene di grinta…ma troppo spesso generalizzate e disorganizzate e strumentalizzate.
L’efficacia della battaglia contro il GreenPass, come l’efficacia di qualsiasi altra battaglia il cui perno deve essere i rapporti di forza contro un governo corrotto e in malafede, diminuisce man mano che allontana il proprio centro dai posti di lavoro.
Tutto ciò, fa parte di un’operazione studiata ad hoc, anche da determinati personaggi (esempio #Pappalardo e #Salvini) che a voce dicono di stare dalla parte del popolo nella lotta contro il GreenPass, ma che nei fatti lavorano per ridurre queste lotte ad un mero PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO.
Tutto questo, invece di aiutare la gente a comprendere che l’unico modo per far davvero pressione sui nemici del popolo, è quella di partire dall’unità nei luoghi di lavoro.
Le proteste in piazza, sono tanto più efficaci quando sono conseguenza delle proteste che nascono nei luoghi di produzione. Proprio lá, dove si trova il centro del conflitto capitale/lavoro.
PIAZZE e LUOGHI DI LAVORO devono essere uniti contro il ricatto del Green-Pass, senza limitarsi a solo questa rivendicazione.
– Per ribadire una sanità pubblica efficiente, gratuita, garantita e capillare.
– Per combattere contro qualsiasi forma di ricatto nei luoghi di lavoro.
– Per ribaltare il tavolo di questo governo ipocrita.
– Per fare in modo che non ci siano più licenziamenti, delocalizzazioni, tagli in busta paga e meccanismi che penalizzano il mondo del lavoro.
– Contro gli aumenti del costo dell’energia e dei beni di prima necessità.
Bisogna continuare a costruire comitati di #fabbrica, di #quartiere, #studenteschi, tanto all’interno quanto all’esterno dei luoghi di lavoro.
SIAMO LAVORATORI.
Siamo coloro che producono realmente la ricchezza di questo Paese.
Mettiamoci bene in testa che i nostri nemici DIPENDONO DA NOI.

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PROTESTE IN KAZAKISTAN IMPERIALISMO IN AZIONE

PROTESTE IN KAZAKISTAN IMPERIALISMO IN AZIONE

Proviamo a spiegare in modo semplice cosa succede in Kazakistan, per non cadere nella propaganda del pensiero unico globalista, soprattutto della stampa che si ammanta di essere di “sinistra”.
Facciamo alcune premesse che comunque sono tra i punti.
Il Kazakistan non è comunista e noi non simpatizziamo per chi governa quel Paese, i motivi per mobilitarsi e fare una vera rivoluzione, ci sono come in quasi tutti gli stati del mondo, i problemi sono reali ma la destabilizzazione per scopi diversi da quelli della presa del potere politico da parti ci chi lavoro sono sotto gli occhi di tutti.
Ora un elenco a punti semplificato.
1) Il Kazakistan è tra i più grandi Paesi del mondo e sta tra Russia e Cina in una posizione strategica
2) Il Kazakistan è tra i più importanti Paesi per l’estrazione di petrolio, gas e carbone
3) Il Kazakistan aveva il 60% della produzione di minerali dell’URSS
3) Il Kazakistan fornisce il 40% dell’Uranio Mondiale
4) Il Kazakistan non è un Paese socialista
5) Le risorse kazake sono in mano a multinazionali estere.
6) Negli ultimi anni, agenzie estere statunitensi hanno finanziato organizzazioni finto democratiche. Uno dei leader è Mukhtar Ablyazov, per breve tempo ministro dell’energia, industria e commercio alla fine degli anni ’90, successivamente figura politica d’opposizione al presidente Nasarbayev, infine rifugiato politico in Europa. Oggi risiede in Francia, al riparo da innumerevoli condanne che si è guadagnato in patria. Negli scorsi giorni egli ha attivamente aizzato i manifestanti attraverso i social, ponendosi come organizzatore delle proteste, traendo esplicita ispirazione dall’Euromaidan di Kiev.
7) Negli ultimi tempi il Kazakistan cercava di “smarcarsi da Mosca”. Se agli USA dai un dito si prendono tutto il braccio. O diventi vassallo o niente, non puoi essere indipendente.
8 ) Le proteste sono iniziate per problemi reali, sui quali è stato facile soffiare sul fuoco. Tuttavia la svolta “militare” della loro organizzazione, che richiama in tutto e per tutto quanto accaduto in Ucraina, mostrano senza dubbio che sono state subito dirette da professionisti della sovversione.
9) Non c’è nessuna organizzazione comunista o rivoluzionaria a guidare le proteste, anzi sembra che vi siano infiltrazioni di organizzazioni terroristiche “islamiche” che hanno agito in altri Paesi. Il fatto che nel movimento ci sia una componente “operaia” non è garanzia di nulla, pensiamo al ruolo che ebbe “Solidarnosc” in Polonia.
10) Le proteste hanno provocato la caduta del governo e l’abbassamento dei prezzi del gas sotto il livello precedentemente gli aumenti, causa scatenante delle proteste, ma le proteste sono continuate. Questa è un’ulteriore dimostrazione che non sono né spontanee, né puramente rivendicative.
11) Forse gli USA non si aspettavano una reazione così decisa da parte della Russia, che questa volta ha reagito, contrariamente a quanto fatto in Ucraina. Tuttavia l’intervento russo è conforme al diritto internazionale, essendo stato invocato dal legittimo governo all’interno di un sistema di alleanze difensive.
12) Quando tutti i media finanziati dai grandi multinazionali sono da una parte, i comunisti devono stare automaticamente dall’altra. Il doppio pesismo è lampante. Pensiamo all’atteggiamento avuto verso i gilet gialli o altre forme di protesta molto meno violente avvenute in occidente.
Quindi da Comunisti, da marxisti-leninisti, siamo, come sempre, dalla parte del Paese aggredito anche se non è un modello di sistema da seguire. Se il Kazakistan fosse destabilizzato sarebbe peggio sia per i lavoratori e per il popolo kazako che passerebbero sotto il tallone statunitense.
Una tale svolta sarebbe un’accelerazione dei pericoli di guerra sia per l’intera area che per tutti gli abitanti del pianeta.
Come in Libia, come in Siria, come in Ucraina, chi sta dalla parte dei “ribelli”, sta dalla parte della CIA e dell’imperialismo.

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GLI BASTANO 7 GIORNI PER GUADAGNARE QUANTO NOI IN UN ANNO!

GLI BASTANO 7 GIORNI PER GUADAGNARE QUANTO NOI IN UN ANNO!

Oggi 7 Gennaio, in Italia gli amministratori delegati delle grandi aziende quotate alla borsa di Milano hanno già guadagnato quanto un lavoratore che, nei casi migliori, riesce a portare a casa durante tutto l’anno, comprensivo di straordinari, tredicesime e quattordicesime (quando ci sono) circa 30.000 € (lordi). Per questi signori invece la media è più di 4.000 € al giorno!
In un mondo in cui l’1% della popolazione globale detiene la ricchezza di tutto il resto del mondo non serve andare troppo lontano con lo sguardo per rendersi conto di come il divario si fa sempre più ampio tra chi lavora, producendo la ricchezza e di chi né gode i benefici.

 

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EX ILVA: Incendio presso la portineria D

Proprio 2 giorni fa, dicevamo che non esistono stanziamenti o presunte bonifiche che tengano, finché il siderurgico #ILVA rimarrà in funzione.
Ieri, un enorme incendio é dilagato nei pressi della portineria D. a fronte della combustione di un nastro trasportatore PCA.
Una quotidianità, vissuta tra carbone e diossina. C’è ancora chi ha il coraggio di chiamarli incidenti?
O addirittura “transizione ecologica”?

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AMAZON DI DESE (VENEZIA): LASCIATI A CASA CON UN MESSAGGIO SU WHATSAPP!

AMAZON DI DESE (VENEZIA): LASCIATI A CASA CON UN MESSAGGIO SU WHATSAPP!

A Dese, gli stabilimenti Amazon ci sono solo da tre mesi, e i benefici di Amazon non tardano ad arrivare, infatti a 40 dei 60 lavoratori assunti a tempo determinato da due aziende di trasporto veronesi, gli è stato mandato un messaggio WhatsApp che gli dava il benservito con la speranza di richiamarli ad Aprile.
Questa è il capitalismo: alcuni la chiamano “flessibilità” ma in realtà è criminale sfruttamento dei lavoratori creato in trent’anni di progressiva e capillare distruzione di ogni diritto.
Come Partito Comunista siamo al fianco dei lavoratori licenziati e appoggeremo e sosterremo tutte le lotte, come sempre, per cambiare i rapporti di forza nella società e ribaltare tutto.

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EX ILVA: DECRETO MILLEPROROGHE

EX ILVA: DECRETO MILLEPROROGHE

Il 27 giugno 2012, all’ex Ilva di Taranto furono sequestrati gli impianti per “attività criminosa”.
Da quel giorno, i governi che nel tempo si sono succeduti hanno tirato fuori dal cappello ben 12 decreti salva-ILVA, con cui la produzione è andata avanti senza sosta.
Tra esuberi ed incidenti anche mortali, i lavoratori e cittadini hanno continuato ad ammalarsi e l’intero territorio Tarantino ha continuato ad essere messo sotto ricatto dal siderurgico più grande d’Europa.
Ora, parte dei soldi sequestrati alla famiglia #Riva, che dovevano servire esclusivamente per le bonifiche passano invece in mano ad #ACCIAIERIEITALIA.
Grazie al decreto #milleproroghe, l’ennesimo schiaffo di questo bel paese a tutta la popolazione Tarantina.
Non esistono stanziamenti o presunte bonifiche che tengano, finché il siderurgico dell’Ilva sarà in funzione.
Ben venga lo sciopero indetto per i lavoratori in AS, ma a Taranto vanno bloccate le portinerie una volta per tutte.
Socialismo o Barbarie.

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