“#Brexit 23 giugno 2016? Un “sì” per l’inizio della fine dell’UE delle banche e dei padroni.”

“#Brexit 23 giugno 2016? Un “sì” per l’inizio della fine dell’UE delle banche e dei padroni.”

Mancano pochi giorni ormai per il voto referendario sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’UE, e presto anche noi lavoratori immigrati, così come la classe lavoratrice britannica, conosceremeo l’esito finale del voto.

A partire da febbraio di quest’anno, cioè dal momento in cui David Cameron, imitando da destra Renzi e Tsipras, tuonò sui media britannici la sua volontà di rinegoziare la posizione dellaGran Bretagna all’interno dell’UE, se non addirittura di minacciarne l’uscita col referendum [1], il contenuto della campagna pro- o contro-unione è quasi sempre rimasto su temi generici, limitandosi ad elencare una serie di presunti vantaggi o svantaggi coll’UE, ma che mai ha proposto un serio approfondimento sulla natura socio-economica dell’Unione Europea.

Nell’alternanza di dichiarazioni politiche miste tra terrorismo mediatico, farsa teatrale tragi-comica, rivendicazioni sovraniste ed anti-immigrazione, o slogan a favore della possibilità di riformare l’UE sulla falsa riga di Syriza in Grecia, e Podemos in Spagna, si è poi arrivati al triste evento della settimana scorsa quando un membro di un partito razzista, Britan First, uccise a colpi di pistola una parlamentare del partito laburista, centro-sinistra (simile al Partito Democratico o Sinistra italiana), impegnata per il voto a favore dell’UE, nel Nord-Est Inghilterra, a Leeds [2].

Cosa aspettarsi allora da questo referendum? In pratica, il “no” all’uscita rimanderebbe soltanto di alcuni anni il problema dell’unità dell’UE, perché se è vero che molto probabilmente la Gran Bretagna non uscirà dall’unione, in quanto Paese alla testa del sistema capitalista europeo, Lenin distingueva le nazioni del ‘900 tra anelli forti e deboli della catena imperialista, la frattura all’interno dell’UE è possibile che arrivi invece dal Sud Europastretto dalla morsa dell’austerità della Troika (FMI, BCE, ed UE), o da Est, con le nazioni ex-socialiste in piena crisi economica (altro che “benessere” e democrazia garantiti col capitalismo!), in difficoltà con i flussi migratori, e con la tensione politica tra USA, UE, NATO da una parte, e la Russia capitalista di Putin dall’altra.

Al contrario, cosa succederebbe in Gran Bretagna col “sì” all’uscita dall’UE? Come stabilito dal trattato di Lisbona del 2007[3], ovvero il progetto di Costituzione Europea bocciato dai referenda in Repubblica d’Irlanda, Francia, e Paesi Bassi nel 2005 [4], e poi ripresentato appunto come trattato di Lisbona due anni dopo (a dimostrazione che la democrazia nel capitalismo esiste solo quando vince il voto capitalista), l’articolo 50 del trattato impone un periodo di transizione per l’uscita di una nazione dall’UE di circa due anni. Nel breve periodo quindi, il tanto proclamato esodo di ritorno degli immigrati nei loro Paesi d’origine non avverrà, mentre potranno essere ripristinati i controlli per i flussi migratori alle frontiere della Gran Bretagna, con il bisogno di un permesso di soggiorno obbligatorio (VISA) applicabile ai cittadini UE ed extra-UE che cercano lavoro.

Ci pare ovvio che con il voto di questa settimana, voto per il quale gl’italiani nel Regno Unito non hanno diritto, se non in possesso di doppia nazionalità, il capitalismo altro non faccia che dare semplici illusioni di partecipazione diretta del popolo alla politica di una nazione, condizionando al momento stesso l’esito del voto: la strategia del dissenso-consenso applicato in Europa dopo la scomparsa del campo socialista ad Est.

Nei mesi scorsi, all’interno della comunità italiana in Gran Bretagna, i partiti di centro-destra e della finta sinistra radical chic, PD e SEL in testa, hanno lanciato il loro personale allarme contro la vittoria del “sì” al referendum. In particolare, la finta sinistra opportunista del PD e di SEL sembra essere spaventata più dall’obbligo di avere un permesso di soggiorno, piuttosto che dalle reali possibilità di peggioramento delle condizioni di vita e di salario dei lavoratori italiani, a prescindere dall’esito referendario. Su questo aspetto, il nostro parere rimane quello che non ci può essere democrazia, riscatto popolare, o progresso economico e sociale fin quando la sovrastruttura del capitalismo (FMI, BCE, UE, e NATO), e la sua struttura (la politica asservita al capitalismo, cioè il centro-destra ed il centro-sinistra) non vengono sostituite con una società basata sul socialismo-comunismo.

In Gran Bretagna, il principale sconfitto del referendum di Cameron sarà comunque la classe lavoratrice ed il piccolo ceto medio, immigrato o non. Sconfitto per via del precariato diffuso nel lavoro, dei bassi salari, del ricatto dei padroni con la guerra tra poveri tra lavoratori britannici ed immigrati (“l’esercito industriale di riserva”, come dicevano già Marx ed Engels), per via delle riforme anti-sindacali e delle politiche d’austerità imposta dalla Troika anche in questo Paese.

L’uscita dall’UE è d’obbligo anche in Gran Bretagna, ovvio, ma la sola uscita non basta. Contro la strategia della tensione in Gran Bretagna messa in atto dai monopolii privati del capitalismo nazionale ed internazionale, portata avanti dai professionisti della politica asservita alla Troika, e contro la mano armata del razzismo-fascismo, servo del Capitale, noi ricordiamo che non è l’identità nazionale, che divide, ma la classe sociale che unisce. Per tale ragione, invitiamo la comunità italiana a sostenere l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, impegnandosi a fianco della classe operaia britannica per il cambio in chiave socialista dell’economia e della società britannica.

                         Alain Fissore     –     Insegnante precario scuola superiore e coordinatore per il

                                                          Partito Comunista in Gran Bretagna;

                         Stefano Rosatelli – Servizi sociali e coordinatore per il Partito Comunista a

                                                           Londra.

Note bibliografiche disponibili gratuitamente su internet:

[1]  http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/immigration/11259473/David-Cameron-Im-ready-to-lead-Britain-out-of-Europe-if-migrant-reforms-fail.html ;

[2] http://www.express.co.uk/news/uk/680702/Labour-MP-Jo-Cox-killed-street-gun-horror-Birstall-Leeds ;

[3]  http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=OJ:C:2007:306:TOC ;

[4]  http://it.reuters.com/article/topNews/idITPOL34119620080614 .

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