PC a Cuba per i funerali di Fidel Castro.

PC a Cuba per i funerali di Fidel Castro.

Una delegazione del Partito Comunista è a Cuba in questi giorni per le esequie e le cerimonie di commemorazione di Fidel Castro, per partecipare insieme a tutto il popolo cubano al dolore per la scomparsa del compagno Fidel Castro e per riaffermare la nostra fedeltà agli ideali della rivoluzione socialista cubana e la solidarietà internazionalista dell’Italia con Cuba socialista.

A Roma sabato 3 dicembre dalle ore 17.30 si terrà una fiaccolata che da Piazza Albania raggiungerà l’Ambasciata di Cuba in Via Licinia. Il Partito Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista invitano tutti i compagni, gli amici di Cuba, a partecipare. Sarà presente il SG Marco Rizzo.

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PC Messina: cordoglio per le vittime dell’ennesima strage sul lavoro

PC Messina: cordoglio per le vittime dell’ennesima strage sul lavoro

La classe lavoratrice del nostro paese si trova ancora una volta costretta a piangere i suoi morti sul lavoro e ancora una volta sono marittimi nello Stretto. L’ennesima strage di lavoratori – che arriva poco dopo la morte di un marmista a Carrara e di un altro operaio al Porto di Salerno – è avvenuta nel primo pomeriggio del 29 novembre, con la morte di 3 lavoratori e 6 feriti, di cui 1 gravissimo, al Molo Norimberga del porto di Messina sulla Nave Sansovino – Siremar, che dopo 27 anni di vita, appartiene adesso al gruppo monopolistico privato “Società di Navigazione Siciliana”, holding posseduta al 50% rispettivamente dalle società armatrici Liberty Lines (ex Ustica Lines) e Caronte&Tourist, delle famiglie Morace, Franza, Matacena e Francantonio Genovese.

Il Partito Comunista di Messina, nell’attesa di apprendere ulteriori informazioni sulla dinamica dei fatti, esprime il proprio profondo dolore e cordoglio ai familiari, amici e colleghi dei marittimi che hanno perso la vita nel corso delle loro funzioni in una delicata operazione d’intervento in una cisterna di gas che richiede misure di sicurezza e di prevenzione di alto livello. E’ evidente che così non è stato, come è altrettanto chiaro che la dinamica è simile ad altri “incidenti” avvenuti durante la manutenzione di serbatoi in cui i lavoratori operano in ambienti pericolosi senza essere spesso messi nelle condizioni per farlo in sicurezza. Invitiamo pertanto alla più alta vigilanza i lavoratori e le organizzazioni sindacali affinché venga appurata la verità e, a tal proposito, denunciamo la propensione che si intravede nelle prime dichiarazioni rilasciate da esponenti del gruppo Caronte&Tourist che tende a scaricare, come spesso accade, le responsabilità sui lavoratori stessi.

Troviamo ipocrite le lacrime dell’armatore privato, di Renzi, del Ministro Poletti e del Presidente Mattarella. Le tante morti sul lavoro a livello nazionale rendono ormai sempre più evidente come non possono esser derubricate ad “incidenti” e al “destino”. All’elevato sviluppato tecnologico e scientifico dovrebbe corrispondere un sempre maggiore livello di sicurezza nei posti di lavoro ma così non è a causa della logica del profitto che è più importante della sicurezza e prevenzione della salute e vita dei lavoratori, considerati dei costi improduttivi per il padronato supportato dal governo che depenalizza e deregolamenta costantemente le norme sulla sicurezza con la complicità in alcuni casi anche dei sindacati collaborazionisti e dell’inesistente controllo degli apparati statali preposti, che si associa a sempre più insistenti pressioni, ricatti e ritmi-turni di lavoro elevati con l’applicazione del Jobs Act.

Per questo società armatrice e governo sono responsabili di queste morti al di là degli aspetti penali del caso, essendo fautori delle politiche di cancellazione delle protezioni, taglio delle risorse e dei diritti che i lavoratori pagano con le loro vite. Nelle stesse ore in cui morivano i marittimi a Messina arrivava la notizia del ridimensionamento dell’accusa nei confronti del padrone di Eternit e la prescrizione di molte morti di cittadini e lavoratori per amianto. La realtà è quindi che si continua a morire sul lavoro nell’indifferenza e complicità di padroni, istituzioni e mass-media. Non è sufficiente reclamare adeguamenti legislativi delle norme sulla sicurezza nelle navi e porti come stanno facendo i sindacati dei trasporti di CGIL-CISL-UIL ma è una necessità urgente la mobilitazione dei marittimi e l’unità e la lotta dell’intera classe lavoratrice per rompere la gabbia padronale e conquistare persino il diritto a vivere e non morire sul posto di lavoro, per condizioni di sicurezza e salute sul lavoro adeguate con il controllo operaio e la cancellazione del Jobs Act.

Partito Comunista, Messina, 29/11/2016

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HASTA SIEMPRE COMANDANTE .

HASTA SIEMPRE COMANDANTE .

Nota del Partito Comunista sulla morte del compagno Fidel Castro.

Abbiamo appreso in queste ore della morte del comandante Fidel Castro. Inviamo le nostre condoglianze fraterne al Partito Comunista di Cuba e a tutto il popolo cubano, per l’immane perdita che colpisce Cuba e tutto il movimento comunista internazionale.

Muore il combattente che alla testa di un pugno di uomini ha liberato Cuba dallo sfruttamento capitalistico e dal tallone dell’imperialismo americano. Il dirigente comunista che ha saputo mantenere ferma la costruzione della società socialista dopo gli eventi controrivoluzionari in URSS e nell’est Europa, che nonostante le difficoltà e l’infame blocco economico americano, ha garantito al suo popolo istruzione, sanità, diritti sociali. Muore l’instancabile rivoluzionario antimperialista, fratello delle lotte di ogni popolo oppresso, dal Sud America, all’Africa.

Muore un uomo, ma non la grande idea del socialismo-comunismo. Siamo convinti che oggi, di fronte alla crisi capitalistica, allo sfruttamento sempre maggiore, alla compressione dei diritti e delle condizioni di vita dei lavoratori, all’emergere di nuove e più grandi contraddizioni del sistema capitalistico a livello globale, le idee di Fidel Castro, le idee dei comunisti siano più attuali che mai. Con questo spirito rinnoviamo il nostro profondo sostegno alla causa del socialismo, a Cuba socialista. Il nome di Fidel resterà scritto nelle pagine della storia accanto a quello dei grandi rivoluzionari di ieri, e ne siamo convinti, a quelli di domani. Nel tuo nome compagno Fidel continuiamo la nostra lotta. Hasta siempre Comandante!

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RIZZO: «FIDEL. L’IDEA CHE NON MUORE.»

RIZZO: «FIDEL. L’IDEA CHE NON MUORE.»

Dichiarazione di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista

«Muore il Comandante Fidel Castro, ma la sua idea vive! La volontà e la lotta del grande rivoluzionario cubano ha trasformato il suo popolo ridando dignità e uguaglianza contro la mercificazione dell’imperialismo. Centinaia di volte hanno provato ad assassinarlo senza riuscirci. I popoli e le nazioni delle Americhe, dell’Africa e del mondo intero lo ricordano come portatore di idea, lotta e solidarietà. Il Partito Comunista in Italia abbassa le sue bandiere in onore del Comandante Fidel. L’idea che non muore. Con Cuba Socialista Sempre.»

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26 novembre: la violenza sulle donne è sempre quella borghese contro le classi popolari

26 novembre: la violenza sulle donne è sempre quella borghese contro le classi popolari

Nell’attuale sistema sociale, la condizione delle donne sta divenendo sempre più precaria e, per una fascia sempre più vasta, scivola verso la proletarizzazione.  Proprio come sta avvenendo per gli ampi  strati  di lavoratori che sino a pochi anni orsono vivevano condizioni relativamente stabili, saldamente ancorate ai principi ed ai valori dello stato capitalista e del consumismo ad ogni costo.

La vita di queste donne, in ogni parte del pianeta, può dirsi ancora più contrassegnata dall’ oppressione e dallo sfruttamento;   le loro istanze, poi, non sono e non possono, essere rappresentate dal così detto movimento femminista istituzionale, democratico e medio/piccolo borghese, tanto meno dai sindacati, a partire da quelli confederali consociativi fino a quelli di base. Ed è questa è la prima violenza che le donne proletarie, lavoratrici, disoccupate, precarie, subiscono e che, conseguentemente, le espone all’ulteriore violenza che la società retta dai principi capitalistici dello sfruttamento, riserva loro, considerandole vera e propria merce  di scambio, buona per ritrarre profitto in tutti i modi, compreso quello di riperpetuare la concezione della subordinazione, della diseguaglianza  e dell’inferiorità.

Le donne lavoratrici, precarie, disoccupate, braccianti immigrate delle cooperative agricole e delle pulizie, le donne “più grandi” espulse come roba vecchia dal mondo del lavoro, le giovani proletarie che mai vi faranno ingresso  non possono, né devono delegare la loro rappresentanza alle forme  sindacali ed associative tradizionali, troppo spesso comunemente ritenute (ma a torto) strumento di dissenso e contestazione al sistema.

Così come la lotta del movimento popolare anche quella delle donne, gli  interessi e le specificità devono  trovare forme di contrapposizione ed antagonismo organizzato e consapevole ad un circo mediatico organizzato anche attorno al 25 novembre.

Tutto ciò avvalora la posizione delle donne comuniste sul tema della violenza di classe, oggi resa ancor più cruenta dalla manipolazione e dalla organizzazione,  oltre che del consenso e dell’accettazione sotto ricatto dei dettami capitalistici, pure dal dissenso che non porta a conquiste  né a vittorie di classe. Come da tanto tempo ormai è avvenuto per l’8 marzo, oggi anche la giornata del 25 novembre sta ripiegando su tale falsariga, resa stilema consolidato, fatto di propaganda mediatica, preordinata da quegli stessi poteri e dalle sue centrali operative (sindacati, associazioni di donne, gruppi di opinione…) che hanno contribuito nei fatti, a ricacciare le donne nella zona d’ombra dello sfruttamento violento.

Diviene quindi di fondamentale importanza che la lotta delle donne possa riprendere per dar voce alle rivendicazioni di classe che fanno la differenza rispetto alla propaganda demagogica orchestrata dal sistema e dalle sue formazioni collaterali e si unisca a quella del movimento operaio e popolare non ancora ridotto al silenzio.

Come possono CGIL e sindacati confederali ma pure quelli di base che hanno abbracciato strette  le politiche concertative, resuscitare,  in occasione del 25 novembre, parole di sdegno contro la violenza sulle donne, quando hanno firmato ogni nefandezza imposta da governo e padronato, per espellere i proletari  e primi fra tutti le donne, dal mondo del lavoro, confinandoli in una condizione sociale che li rende preda privilegiata della violenza  perpetrata attraverso la deprivazione dal lavoro e dal reddito e di tutte le difficoltà che ne conseguono e che spingono alla emarginazione sociale.

Il 25 novembre, nella giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, le donne comuniste lanciano la parola d’ordine della necessità di un cambiamento delle parole d’ordine delle lotte, lavorando per collegare ed unire le lotte delle donne proletarie in atto nel nostro paese ma ancora frammentate e non ancora supportate da una coscienza di classe e di genere (di classe) che potrà fare la differenza.

Le donne comuniste, dunque,  non si limiteranno a partecipare alla manifestazione nazionale del 26: vi porteranno le proprie parole d’ordine, ricordando che la violenza sofferta dalle donne, oggi più che mai, è quella operata dal sistema capitalista. Questo sistema non è si può riformare, abbellire, rendere “più umano”, la crisi in atto conferma che ciò non è possibile.  Questo sistema sociale va cambiato radicalmente, lavorando per una società socialista / comunista dove lo sfruttamento dell’uomo e della donna su altri uomini e donne, non sarà più possibile.  Tale lavoro parte dalle lotte presenti, per organizzarle in lotta di classe, rafforzata dalla concezione che non si tratta  semplicemente di una questione di genere erroneamente comune a tutte le donne.

Non lottiamo per tutte le donne: le donne delle classi abbienti non sono sopraffatte dalla violenza quotidiana rappresentata dalla mancanza di lavoro e dalla marginalità, dalla sopraffazione derivante dal dover vivere in un ambiente sociale degradato, privo di servizi sociali, di tutela e di diritti esigibili, dove i valori del rispetto e dell’autodeterminazione hanno perso qualsiasi spazio concreto e retaggio culturale e dove la mancanza dei diritti sociali rende impossibile anche solo prefigurare l’esistenza di quelli civili.  Le donne comuniste lottano con le donne delle fasce deboli e sfruttate della società, per quelle a cui gli attuali potentati economici e finanziari che guidano i governi dei paesi occidentali, dettandone  le regole,  hanno tolto qualsiasi prospettiva futura e a cui le mediazioni riformiste condite dalla propaganda mediatica organizzata dai soliti padroni del vapore e dalle loro reti di divulgazione di massa, stanno  scippando anche la dignità.

 25 novembre : la violenza contro le donne è sempre quella borghese contro le classi popolari. Alla manifestazione nazionale del 26 con le nostre parole d’ordine!

Monica Perugini ( Responsabile nazionale donne del Partito Comunista)

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Solidarietà al compagno Kovacic

Solidarietà al compagno Kovacic

Ieri il nostro Compagno Renato Kovacic e’ stato arrestato e denunciato ad Alessandria mentre si stava incatenando contro la visita di Renzi. L’accusa e’ quella di porto di “armi improprie”, quelle stesse catene che lui, malato di tumore e licenziato per questa malattia, ha “usato” in passato per la lotta dei diritti negati, dalla salute al job-act. La nostra solidarieta’ nei confronti del Compagno Kovacic e’ totale. Saremo al suo fianco in ogni momento nella lotta per spezzare le catene del popolo lavoratore

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Oggi 7 Novembre, anniversario della Rivoluzione Sovietica, presentato il 2^ Congresso Nazionale del PARTITO COMUNISTA che si terrà’ a Roma il 21/22 Gennaio 2017.

Oggi 7 Novembre, anniversario della Rivoluzione Sovietica, presentato il 2^ Congresso Nazionale del PARTITO COMUNISTA che si terrà’ a Roma il 21/22 Gennaio 2017.

Lunedi 7 Novembre alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati in Via della Missione 4 si è svolta la”Conferenza Stampa del Partito Comunista in cui il segretario Marco Rizzo ha illustrato il secondo Congresso Nazionale che si svolgera’ il 21 e 22 Gennaio a Roma. Il 2017 e’ il CENTENARIO della RIVOLUZIONE SOVIETICA e proprio con un grande Lenin color acciaio e rosso, nella data di fondazione del Partito Comunista d’Italia si riuniranno nella capitale i delegati italiani e le rappresentanze di 29 Partiti Comunisti europei (da quello greco a quello russo, da quello spagnolo a quello norvegese) nonche’ gli ambasciatori di Cuba, Nicaragua, Bolivia, Equador, Venezuela e Corea del Nord. Il Segretario Rizzo ha ribadito la volonta’ di continuare il percorso aperto in Russia il secolo scorso da Lenin e Stalin ed in Italia da Gramsci e Secchia. Mai come nel mondo odierno falcidiato da guerra, distruzione dell’ambiente e disuguaglianze sempre crescenti il Comunismo si rivela come l’unica soluzione per i popoli ed i lavoratori.400 sono i delegati che si riuniranno a Roma in rappresentanza dei circa 4mila iscritti in settanta province italiane. Il Partito ha salda la teoria marxista-leninista, sta crescendo specie nella gioventu’ e tra i lavoratori. Con lo slogan “alla riscossa” i comunisti si presentano quindi, totalmente alternativi tanto al centro destra quanto al centro sinistra , vedendo il M5S comunque dentro le logiche del sistema capitalistico.

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SUI MALATI ONCOLOGICI IL GOVERNO NON PUO’ SCHERZARE.

SUI MALATI ONCOLOGICI IL GOVERNO NON PUO’ SCHERZARE.

Dichiarazione del Segretario del Partito Comunista Marco Rizzo.

«Il Governo ha previsto, ma il testo della Legge Finanziaria non è stato ancora presentato in Parlamento, uno stanziamento di 500 milioni di euro per affrontare per l’anno 2017 il costo dei farmaci innovativi in oncologia. A questo riguardo ci sono alcune osservazioni da fare che chiariscono meglio il quadro reale della situazione a riguardo, di cui il Governo ed il Premier in particolare forniscono una rappresentazione assolutamente parziale e funzionale ad una attività di promozione al SI al referendum per nulla giustificata dai fatti. Il problema della sostenibilità economica delle innovazioni terapeutiche in medicina è un tema ampiamente dibattuto sia dalla comunità scientifica che nell’ambito della comunità dei decisori politici delle scelte sanitarie. A questo riguardo bisogna fornire alcuni dati che chiariscono meglio il problema e cioè:

– È prevedibile che nel corso dell’anno 2017 l’introduzione di nuovi farmaci in oncologia rappresenterà un valore economico di circa 700-800 milioni di euro, cifra quindi ben superiore rispetto a quella prospettata dal Governo.

– In Italia l’Agenzia Regolatoria AIFA ha sempre introdotto alla rimborsabilità tutti i farmaci autorizzati dall’Agenzia Regolatoria Europea (EMA) pur producendo, come vedremo in seguito, significativi ritardi all’introduzione di questi farmaci rispetto agli altri Paesi europei. Prevedere quindi una cifra qualsiasi come quella prevista nella prossima Finanziaria, che sarà comunque inferiore rispetto alle reali necessità, non significa che queste risorse saranno sufficienti; nello storico infatti tutte le cifre messe a budget sono state tutte ampiamente superate e quindi sempre ripianate in sede di bilancio consuntivo.

– Il provvedimento dell’istituzione di un fondo ad hoc per i farmaci innovativi in oncologia, pur meritorio, perché pone l’attenzione su questo complesso problema e sui malati di cancro in generale, risulta di fatto improduttivo in quanto attualmente in Italia i Farmaci innovativi in oncologia vengono introdotti alla rimborsabilità con un’attesa media di ben 427 giorni (in gran parte imputabile ai ritardi dell’AIFA e solo in piccola parte ai ritardi delle Regioni nell’introduzione nei loro prontuari). Questa attesa, ripeto 427 giorni, è enormemente maggiore rispetto ai 109 giorni del Regno Unito, agli 80 giorni della Germania,etc (studio CENSIS-FAVO-AIOM, 2015). Quindi stanziare un Fondo ad hoc, stante questi ritardi nell’effettiva disponibilità dei farmaci per i pazienti, appare inutile e non significherà che i pazienti oncologici potranno con certezza usufruirne. Si deve considerare infatti che questi farmaci vengono in massima parte applicati a pazienti con aspettativa di vita di soli pochi mesi (pazienti con neoplasie solide avanzate del polmone, del rene, della vescica, della prostata,etc) e quindi rischiano di morire ancor prima di poter utilizzare i farmaci stessi, che invece in molti casi se somministrati sarebbero in grado di allungare di molto anche di alcuni anni la loro sopravvivenza.

– E perché l’AIFA ritarda rispetto agli altri Paesi l’introduzione di questi farmaci? Ritardando questo processo di rimborso lo Stato registra annualmente notevoli risparmi nella spesa dei farmaci oncologici. Infatti questa spesa è stata nel corso degli ultimi anni di circa 2,9 miliardi all’anno per l’Italia vs i 6,2 miliardi della Germania e i 4,2 miliardi della Francia (elaborazione CENSIS su dati FARMINDUSTRIA, WHO, IMS, EPPIA, ISTAT) a significare che i ritardi con cui l’AIFA registra nel nostro Paese questi farmaci hanno come diretta conseguenza un notevole risparmio per lo Stato, probabilmente anche una conseguenza ricercata, vista la riluttanza a rivedere il sistema di approvazione nonostante le ripetute richieste della nostra Società Scientifica e delle Associazioni di Pazienti e visto che questi miglioramenti sono una esclusiva facoltà del Governo dal momento che l’AIFA è sotto la vigilanza del Ministero della Salute. In buona sostanza un provvedimento veramente efficace che è alla portata del Governo in quanto l’AIFA è sotto la vigilanza diretta del Ministero della Salute, dovrebbe essere quello di consentire una più rapida introduzione alla rimborsabilità dei farmaci realmente innovativi ed utili (mentre invece tutti i farmaci vengono introdotti dall’AIFA indipendentemente dalla loro efficacia e validità ed anche con gli stessi ritardi). La creazione di un Fondo ad hoc senza risolvere i problemi dei ritardi quindi rischia di essere un provvedimento inefficace e soprattutto assolutamente non utile per i malati di cancro. Ma il Governo non ha voluto mai prendere in esame la soluzione del problema degli intollerabili ritardi perché un’AIFA che ritarda consente di risparmiare, sulla pelle degli ammalati, molte risorse economiche.»

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NO ALL’INVIO DI TRUPPE IN LETTONIA.

NO ALL’INVIO DI TRUPPE IN LETTONIA.

Relativamente alla decisione del governo italiano di inviare un contingente militare in Lettonia, ai confini con la Russia, l’Ufficio Politico del Partito Comunista ha espresso la seguente posizione:

Il Partito Comunista condanna la decisione del governo italiano di inviare un contingente di truppe militari in Lettonia. Tale scelta scellerata, che si inserisce nell’ambito degli impegni assunti dal vertice NATO di Varsavia è il segno più chiaro dell’inasprirsi di una politica aggressiva che rischia di trascinare il mondo sull’orlo di un nuovo conflitto mondiale. Oggi i lavoratori e le classi popolari devono alzare in alto la bandiera della lotta all’imperialismo e della pace, assumere come parola d’ordine delle proprie lotte l’uscita dell’Italia dalla NATO e lo smantellamento di ogni base militare NATO in territorio italiano, lottando affinché l’Italia non sia coinvolta in scenari militari.

L’inasprirsi dello scontro interimperialistico in atto è evidente. La lotta delle potenze imperialiste per il controllo dei mercati e delle risorse per gli interessi dei rispettivi monopoli conosce oggi una preoccupante escalation. La classe operaia e le classi popolari non hanno nulla da guadagnare da questo scontro. La storia dell’umanità ha dimostrato che sono i capitalisti che guadagnano dalle guerre, mentre i popoli ne subiscono le perdite.

Il movimento comunista nasce da un’opposizione irriducibile alla guerra imperialista, dalla critica alla socialdemocrazia che si pose alla coda degli interessi imperialistici trascinando la classe operaia a fare da “carne da cannone” per gli interessi dei monopoli. Il Partito Comunista chiama i sindacati, le associazioni di massa, la gioventù e tutti coloro che hanno a cuore la lotta contro la guerra a denunciare la scelta del governo italiano chiedendone con forza le immediate dimissioni, ad una vasta mobilitazione per far desistere il governo dalla sua scelta. Il nostro partito nelle scorse settimane aveva partecipato al contro-vertice di Varsavia organizzato dai partiti comunisti e dal movimento internazionale per la pace, denunciando il carattere imperialista del vertice NATO e la preoccupazione per l’inasprimento dello scontro in atto.

L’Italia non deve essere trascinata nel vortice della guerra. Rafforziamo l’opposizione popolare alle misure della NATO, alla politica del governo Renzi e dell’Unione Europea.

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RIZZO: AUTUNNO CALDO E LOTTE DEI LAVORATORI

RIZZO: AUTUNNO CALDO E LOTTE DEI LAVORATORI

Dichiarazione del Segretario del Partito Comunista Marco Rizzo.

«Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso il 25% della produzione industriale, ha un tasso di disoccupazione stabilmente al di sopra dell’11%, un enorme trasferimento di ricchezza dalle classi popolari alla finanza e alla grande produzione. L’Italia è la seconda potenza industriale d’Europa, è un paese imperialista. Il capitale monopolistico italiano controlla alcuni settori con posizioni dominanti a livello internazionale (Fiat -Chrysler, Luxottica, Finmeccanica, Fincantieri, ENI, Trenitalia), per non parlare degli istituti bancari (Intesa San Paolo e Unicredit) o assicurativi. Migliaia di lavoratori vengono espulsi dal processo produttivo, aumentando la disoccupazione e incrementando lo sfruttamento dei lavoratori che restano.

Il Jobs Act altro non è che la risposta alle pressanti richieste dei settori padronali, per garantire margini di profitto e precipitando la classe operaia e le masse popolari in una condizione peggiore, aumentano la disoccupazione, la competizione tra lavoratori, l’impoverimento generalizzato delle masse popolari. La ‘riforma’ Fornero ha lasciato all’Italia il peggior sistema pensionistico d’Europa con un aumento generalizzato dell’età pensionabile e una riduzione delle pensioni.

Al capitale serve rafforzare l’efficienza della macchina dello Stato, aumentando il ruolo e i poteri degli organi esecutivi. In questo senso va il tentativo di cambio Costituzionale attuato dal governo Renzi e del Partito Democratico che rappresenta oggi il partito più conseguentemente legato al grande capitale monopolistico.

L’azione del Partito Comunista è diretta a influenzare il superamento dei limiti della condizione sindacale attuale, nella direzione strategica della costruzione del sindacato di classe, che coerentemente difenda gli interessi dei lavoratori senza cedere a compromessi al ribasso, rifiutando gli accordi capestro di questi anni, che organizzi i lavoratori su una piattaforma generale di classe non limitata a vincoli di categoria, che si ponga l’obiettivo dell’avanzamento della coscienza della classe operaia, che ne organizzi le lotte non limitandosi alle singole vertenze di luogo di lavoro, ma aumentando la solidarietà e sviluppando la mobilitazione comune delle masse lavoratrici. Questo processo complesso si pone a partire dalle lotte reali e non può essere proclamato per decreto, ma deve trarre linfa dalla lotta reale dei lavoratori. La prospettiva della costruzione del sindacato di classe dovrà’ rompere i meccanismi di compatibilità dell’attività sindacale con le politiche padronali e gli ultimi accordi, in particolare quelli del 10 gennaio nei settori privati e del 4 aprile nel pubblico, che puntano a stringere l’azione sindacale in anguste vie chiuse, privandola di qualsiasi possibilità di incisività.

La lotta sindacale è importante ma vogliamo riaffermare la necessità storica del Partito Comunista come soggetto politico dell’emancipazione della classe operaia, come unico strumento in grado di guidare il proletariato alla conquista del potere, capace di dare alla classe operaia una piena coscienza e prospettiva rivoluzionaria a partire da un nuovo autunno caldo.»

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RIZZO (PC): « I PADRONI FANNO AMMAZZARE I LAVORATORI».

RIZZO (PC): « I PADRONI FANNO AMMAZZARE I LAVORATORI».

«Per chi ancora creda che in Italia non esiste il conflitto di classe, questa notte un lavoratore è morto a Piacenza, ammazzato da un camion utilizzato per sfondare il picchetto ai cancelli e far desistere i lavoratori dalla lotta.» così Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista. « Il PC ha già inviato la propria solidarietà alla famiglia del lavoratore e ai compagni del sindacato e a tutti i lavoratori invitando a proseguire la lotta con la massima fermezza. Come in Grecia anche in Italia c’è una lotta mortale: da una parte le grandi multinazionali che speculano sulla pelle dei lavoratori in nome del loro profitto, dall’altra milioni di lavoratori sempre più sfruttati. Per me – conclude la nota – i responsabili sono i padroni, i partiti e quei settori sindacali che hanno svenduto gli interessi dei lavoratori.»

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