Comunicato del PC sull’assassinio di un lavoratore in lotta a Piacenza

Comunicato del PC sull’assassinio di un lavoratore in lotta a Piacenza

« Il Partito Comunista, appresa la notizia dell’uccisione di un lavoratore durante un picchetto a Piacenza, nel manifestare la propria solidarietà alla famiglia ai colleghi e ai compagni, si unisce ai sindacati nella denuncia di quanto accaduto, ribadendo la propria incondizionata solidarietà e vicinanza alle ragioni dei lavoratori in lotta.

A prescindere dalle responsabilità giudiziarie su cui siamo certi penderà la scure dei tribunali che ne limiteranno la portata, esistono precise responsabilità in capo alle aziende. Sono le responsabilità di chi specula sulla pelle dei lavoratori, delle grandi aziende multinazionali, come la GLS, che con la logica della compressione dei costi del lavoro e degli appalti attaccano i diritti dei lavoratori per i loro profitti. Sono le responsabilità di chi punta a dividere la classe operaia a premiare l’azione dei crumiri, ad aizzare i lavoratori gli uni contro gli altri fino alle estreme conseguenze a cui abbiamo assistito questa notte. Sono le responsabilità di una classe politica asservita agli interessi dei grandi monopoli e di quei settori sindacali che ancora oggi ritengono che possano esistere spazi per la concertazione con governo e padroni, svendendo ancora una volta gli interessi reali dei lavoratori.

Il PC fa appello alla massima mobilitazione per una reazione al barbaro assassinio, associandosi alle richieste provenienti dai sindacati che stanno promuovendo le lotte dei lavoratori della SEAM di Piacenza. La repressione in ogni sua forma non può far arretrare dalle posizioni di lotta. Il livello del conflitto che oggi si raggiunge è la prova per tutti i lavoratori della necessità di organizzarsi, di ripudiare ogni illusione e ogni tentennamento. O chi lavora o chi sfrutta. O noi o loro. Non c’è possibilità di mediazione.»

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La posizione del PC per la nazionalizzazione della Piaggio.

La posizione del PC per la nazionalizzazione della Piaggio.

I titoli Piaggio hanno segnato un aumento alla Borsa italiana di quasi il 10 % , che  significa un utile netto del 21,9%, pari a ben 18 milioni di euro. Questi enormi profitti stridono con il dato occupazionale, una crisi dichiarata, ma non di fatto, che ha cancellato migliaia di posti di lavoro e che ora quindi anche l’indotto. Piaggio non è, quindi, un’azienda decotta o in crisi di sovrapproduzione: nel primo semestre 2015 ha venduto ben 269.600 veicoli, solo nel primo semestre 2016  un quarto degli scooter venduti sono a marchio Piaggio. Il fatturato cresce e i titoli in borsa vanno a gonfie vele, ma gli stabilimenti italiani continuano a perdere migliaia di operai.

Ma  allora  gli  investimenti,  intanto  cresciuti  del  50%,  dove  sono  finiti ?

Dovremmo tutti prendere atto che da anni ormai si continua a lottare solo contro gli effetti, e non contro le cause che creano la disoccupazione, la precarietà, l’aumento dei ritmi di lavoro, le delocalizzazioni produttive, gli appalti al ribasso. Limitarsi ad una lotta per una limitazione del danno, ottenendo al massimo l’attivazione degli ammortizzatori sociali ancora in essere (cig, mobilità, prepensionamenti) in questi anni non ha prodotto grandi risultati, incamminandoci tutti su una strada senza uscita.  Emblematico è il caso della Carlo Colombo, che dopo 5 anni di agonia ha inviato le lettere di licenziamento a tutti dipendenti del sito pisano.

Compromessi travestiti da vittorie di Pirro con il risultato di essere più ricattati e sfruttati.

Del resto l’arrendevolezza dei sindacati e delle istituzioni locali verso la Piaggio non ha impedito né le delocalizzazioni, né ha bloccato il disimpegno crescente sulle produzioni 3\4 ruote. Non lottare contro le vere cause che portano alla chiusura o al ridimensionamento delle fabbriche, accontentarsi solo di ottenere briciole di ammortizzatori sociali, significa ridurre la lotta operaia a semplici e provvisori palliativi, che non curano la malattia, ma al massimo ne rallentano l’esito mortale. Con la scusa del mercato i padroni, a cominciare da Colaninno, conducono una incessante guerriglia contro gli operai, applicando solo loro una genuina “lotta di classe”, avendo i sindacati collaborazionisti,  cgil  e  fiom  compresi,  disarmato  completamente  la  classe  operaia.

E’ allora giusto condurre anche delle lotte difensive, ma oggi è più che mai necessario comprendere che è il sistema capitalista in sé che non funziona, e che quindi va rotto. Sono ormai mature le condizioni necessarie per una rottura politica, sindacale e sociale con il padronato e i sindacati della riduzione del danno, per una rivolgimento economico della società . Un obiettivo concreto e praticabile è, dunque, la requisizione senza indennizzo della Piaggio: anche a voler seguire la cosiddetta legalità borghese, vogliamo calcolare quanti quattrini hanno ricevuto dallo Stato italiano i vari padroni che si sono succeduti nella proprietà della Piaggio ?

Continuare ad accettare, noi lavoratori, di essere considerati una variabile dipendente dai mercati ci porta solo verso la rovina, cambiare direzione è possibile e necessario, basta prendere  atto  che questa  società  capitalista  non  è  più  una  società  possibile.

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