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l Partito Comunista arriva anche a Lodi. Se sei interessato contattaci. Rafforziamo il Partito, per l’unità dei comunisti, in un fronte ampio. I Comunisti sono il motore del cambiamento. Segui la pagina??? https://bit.ly/ComLodi


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FIRENZE – Circolo di San Niccolò, Via San Niccolò 33 Giovedì 17 Novembre Ore 21 SOVRANITÀ NAZIONALE E MONDO MULTIPOLARE. I COMPITI DEI COMUNISTI NELL’ATTUALE FASE STORICA Un mondo è al crepuscolo, un altro sta sorgendo, sullo sfondo di un conflitto ormai dispiegato tra il senescente unipolarismo imperialista degli Usa e dei suoi vassalli ed un mondo multipolare in formazione. In questo contesto è sempre più evidente che le catene che legano l’Italia alla Nato e all’Unione Europea, implicano guerra e miseria per i lavoratori e per le masse popolari. Multipolarismo, battaglia per la sovranità nazionale e lotta per l’emancipazione delle classi subalterne sono quindi inevitabilmente interconnesse. Ai comunisti che lavorano dentro l’attuale fase storica si apre nuovamente la possibilità di giocare un ruolo nella storia lasciandosi le spalle le proprie sconfitte. Quale tipo di organizzazione comunista è necessaria per affrontare le sfide attuali? Come costruire un fronte ampio di opposizione all’attuale sistema? Di questo e altro parleremo con Alessandro PASCALE, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista e autore di opere importanti quali “Storia del comunismo”, “Il totalitarismo liberale”, “Ascesa e declino dell’impero statunitense”


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FIRENZE – Circolo di San Niccolò, Via San Niccolò 33
Giovedì 17 Novembre Ore 21

SOVRANITÀ NAZIONALE E MONDO MULTIPOLARE.
I COMPITI DEI COMUNISTI NELL’ATTUALE FASE STORICA

Un mondo è al crepuscolo, un altro sta sorgendo, sullo sfondo di un conflitto ormai dispiegato tra il senescente unipolarismo imperialista degli Usa e dei suoi vassalli ed un mondo multipolare in formazione. In questo contesto è sempre più evidente che le catene che legano l’Italia alla Nato e all’Unione Europea, implicano guerra e miseria per i lavoratori e per le masse popolari.
Multipolarismo, battaglia per la sovranità nazionale e lotta per l’emancipazione delle classi subalterne sono quindi inevitabilmente interconnesse.
Ai comunisti che lavorano dentro l’attuale fase storica si apre nuovamente la possibilità di giocare un ruolo nella storia lasciandosi le spalle le proprie sconfitte.
Quale tipo di organizzazione comunista è necessaria per affrontare le sfide attuali? Come costruire un fronte ampio di opposizione all’attuale sistema?
Di questo e altro parleremo con Alessandro PASCALE, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista e autore di opere importanti quali “Storia del comunismo”, “Il totalitarismo liberale”, “Ascesa e declino dell’impero statunitense”

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Nel’11 Novembre 1917 si dà vita allo storico decreto, che rappresentò una svolta epocale per la Russia rivoluzionaria e per i lavoratori e gli sfruttati di tutto il mondo. Con l’avvento della Rivoluzione Rossa d’Ottobre, uno dei primi interventi sul piano sociale ci fu quando si decretò : -IL DIVIETO E L’ABOLIZIONE DEL LAVORO MINORILE -GIORNATA DI LAVORO NON SUPERIORE ALLE 8 ORE LAVORATIVE. Oggi con l’innovazione tecnologica si potrebbe lavorare ancora meno e lavorare tutti. Si potrebbero eliminare precariato e disoccupazione, ma per farlo c’è bisogno di cambiare il sistema e per farlo c’è bisogno di un grande e forte Partito Comunista e di un ampio fronte popolare, c’è bisogno di tutti voi.


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Nel’11 Novembre 1917 si dà vita allo storico decreto, che rappresentò una svolta epocale per la Russia rivoluzionaria e per i lavoratori e gli sfruttati di tutto il mondo.

Con l’avvento della Rivoluzione Rossa d’Ottobre, uno dei primi interventi sul piano sociale ci fu quando si decretò :
-IL DIVIETO E L’ABOLIZIONE DEL LAVORO MINORILE
-GIORNATA DI LAVORO NON SUPERIORE ALLE 8 ORE LAVORATIVE.

Oggi con l’innovazione tecnologica si potrebbe lavorare ancora meno e lavorare tutti. Si potrebbero eliminare precariato e disoccupazione, ma per farlo c’è bisogno di cambiare il sistema e per farlo c’è bisogno di un grande e forte Partito Comunista e di un ampio fronte popolare, c’è bisogno di tutti voi.

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LA CGIL VA A CONGRESSO, TRA DUE PESI E DUE MISURE! Si stanno svolgendo questi giorni le assemblee congressuali per eleggere i rappresentanti che andranno al congresso CGIL di Dicembre. Le dinamiche contorte e politiche della CGIL, presentano davanti ai lavoratori in votazione due mozioni, la 1 quella della maggioranza e la 2 quella della minoranza. È qui che entra in gioco la logica dei due pesi e delle due misure, che caratterizza da troppo tempo ormai le stanze del potere, politico, sociale, economico a anche sindacale. Nelle Marche in provincia di Ancona, al Segretario regionale del Partito Comunista Marche, iscritto con la CGIL nella categoria della FILT, viene in ultimo impedita la candidatura sulla base di un regolamento statutario che prevede l’insindacabilità qualora si ricopra un ruolo dirigenziale politico, oppure per ovviare ad una possibile candidatura con la mozione 2. Ora se è vero il rispetto dello statuto, è altrettanto vero chiedersi se questo scrupolo nell’applicazione del regolamento, questo spulciare le liste, sia stato fatto in passato o nel presente, in altre circostanze, con altre figure o magari per qualche candidato politicamente impegnato nelle fila del Partito Democratico o di un’altra organizzazione politica congeniale per linea politica alla stessa CGIL. Qualcuno l’ha definita “una porcata”, noi diremo niente di nuovo sul fronte occidentale, consci della crisi irreversibile in cui versa quello che nacque come il sindacato dei “cafoni” ma che sempre di più preferisce i datori di lavoro, o per meglio dire, i grandi padroni.


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LA CGIL VA A CONGRESSO, TRA DUE PESI E DUE MISURE!

Si stanno svolgendo questi giorni le assemblee congressuali per eleggere i rappresentanti che andranno al congresso CGIL di Dicembre.
Le dinamiche contorte e politiche della CGIL, presentano davanti ai lavoratori in votazione due mozioni, la 1 quella della maggioranza e la 2 quella della minoranza.
È qui che entra in gioco la logica dei due pesi e delle due misure, che caratterizza da troppo tempo ormai le stanze del potere, politico, sociale, economico a anche sindacale.
Nelle Marche in provincia di Ancona, al Segretario regionale del Partito Comunista Marche, iscritto con la CGIL nella categoria della FILT, viene in ultimo impedita la candidatura sulla base di un regolamento statutario che prevede l’insindacabilità qualora si ricopra un ruolo dirigenziale politico, oppure per ovviare ad una possibile candidatura con la mozione 2.
Ora se è vero il rispetto dello statuto, è altrettanto vero chiedersi se questo scrupolo nell’applicazione del regolamento, questo spulciare le liste, sia stato fatto in passato o nel presente, in altre circostanze, con altre figure o magari per qualche candidato politicamente impegnato nelle fila del Partito Democratico o di un’altra organizzazione politica congeniale per linea politica alla stessa CGIL.
Qualcuno l’ha definita “una porcata”, noi diremo niente di nuovo sul fronte occidentale, consci della crisi irreversibile in cui versa quello che nacque come il sindacato dei “cafoni” ma che sempre di più preferisce i datori di lavoro, o per meglio dire, i grandi padroni.

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LODI – Via Fanfulla 3, Caffè Letterario Martedì 15 Novembre ore 21 Incontro pubblico, lancio della Federazione di Pavia Per rafforzare il Partito, per l’Unità Comunista all’interno di un Fronte Ampio Con Alessandro PASCALE


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LODI – Via Fanfulla 3, Caffè Letterario
Martedì 15 Novembre ore 21
Incontro pubblico, lancio della Federazione di Pavia
Per rafforzare il Partito, per l’Unità Comunista all’interno di un Fronte Ampio
Con Alessandro PASCALE

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NAZIONALIZZARE LE TELECOMUNICAZIONI Tim, ex Telecom non riesce a stare al passo coi tempi e con gli sviluppi di piani industriali come gli altri Paesi perché i nostri governi hanno deciso, in passato, di privatizzare l’azienda e vendere grosse quote a multinazionali straniere a cui non interessa lo sviluppo dell’azienda, il destino dei lavoratori né tantomeno potenziare i servizi al cittadino. Paesi come Francia e Germania con Orange e Deutsche Telekom dove lo Stato svolge un ruolo attivo e principale all’interno dell’azienda, rappresentano il perno intorno al quale si muove tutto il sistema, con la garanzia data dalla presenza dello stato che ne orienta scelte e politiche di sviluppo. Nel nostro Paese invece la totale assenza di un progetto di industrializzazione per questo settore non produce i suoi effetti negativi solo sui conti delle imprese di tlc, ma danneggia gravemente gli interessi generali del Paese. Un modello che brucia 14 mld di ricavi tra il 2010 e il 2021 (-3,7% medio annuo, con il mobile a -5,0%, il fisso a -2,5% e una flessione confermata anche nel primo semestre 2022 dai ricavi domestici dei principali operatori italiani) oltre a non fare gli interessi del settore e, conseguentemente dei lavoratori impiegati – che pagano per questo un prezzo altissimo – è in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto d’Europa e del mondo, dove i margini di redditività continuano ad aumentare progressivamente. E con essi, investimenti e sviluppo. La prosecuzione con la linea di spacchettare e continuare a (s)vendere la ex compagnia nazionale delle telecomunicazione porterà il nostro Paese ad essere solo un mercato da conquistare, tutto questo a discapito dei lavoratori ancora presenti nell’azienda e dei cittadini a cui viene emesso un servizio sempre peggiore e non di qualità. Per questo Tim deve essere nazionalizzata.


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NAZIONALIZZARE LE TELECOMUNICAZIONI

Tim, ex Telecom non riesce a stare al passo coi tempi e con gli sviluppi di piani industriali come gli altri Paesi perché i nostri governi hanno deciso, in passato, di privatizzare l’azienda e vendere grosse quote a multinazionali straniere a cui non interessa lo sviluppo dell’azienda, il destino dei lavoratori né tantomeno potenziare i servizi al cittadino.

Paesi come Francia e Germania con Orange e Deutsche Telekom dove lo Stato svolge un ruolo attivo e principale all’interno dell’azienda, rappresentano il perno intorno al quale si muove tutto il sistema, con la garanzia data dalla presenza dello stato che ne orienta scelte e politiche di sviluppo.
Nel nostro Paese invece la totale assenza di un progetto di industrializzazione per questo settore non produce i suoi effetti negativi solo sui conti delle imprese di tlc, ma danneggia gravemente gli interessi generali del Paese.
Un modello che brucia 14 mld di ricavi tra il 2010 e il 2021 (-3,7% medio annuo, con il mobile a -5,0%, il fisso a -2,5% e una flessione confermata anche nel primo semestre 2022 dai ricavi domestici dei principali operatori italiani) oltre a non fare gli interessi del settore e, conseguentemente dei lavoratori impiegati – che pagano per questo un prezzo altissimo – è in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto d’Europa e del mondo, dove i margini di redditività continuano ad aumentare progressivamente. E con essi, investimenti e sviluppo.

La prosecuzione con la linea di spacchettare e continuare a (s)vendere la ex compagnia nazionale delle telecomunicazione porterà il nostro Paese ad essere solo un mercato da conquistare, tutto questo a discapito dei lavoratori ancora presenti nell’azienda e dei cittadini a cui viene emesso un servizio sempre peggiore e non di qualità.
Per questo Tim deve essere nazionalizzata.

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9 NOVEMBRE 1989 : è crollato un muro, se ne sono alzati altri. Ci dicono che così si mise fine “all’isolamento” imposto dal socialismo. Ci dicono che oggi siamo liberi. Ci dicono che esiste un’Europa unita e solidale con i suoi popoli. La REALTÀ è che oggi esistono decine di muri che dividono il mondo (in Palestina fatto dagli Israeliani o tra USA e Messico, oppure tra la Polonia e la Bielorussia e quello che la Finlandia vuole costruire con la Russia), ben 70 in più rispetto alla fine della seconda guerra mondiale. Oggi, il nostro presente é fatto di sacrifici, sfruttamento e precarietà. In questa Unione Europea il PROFITTO viene prima delle nostre necessità, come quelle di un lavoro stabile, istruzione e sanità pubbliche ed efficienti e la difesa e il diritto alla casa. Nella DDR, questi diritti c’erano. Nell’Europa di oggi no. IL MURO DI BERLINO È CROLLATO SUI LAVORATORI E I POPOLI DI TUTTO IL MONDO!


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9 NOVEMBRE 1989 : è crollato un muro, se ne sono alzati altri.

Ci dicono che così si mise fine “all’isolamento” imposto dal socialismo.
Ci dicono che oggi siamo liberi.
Ci dicono che esiste un’Europa unita e solidale con i suoi popoli.

La REALTÀ è che oggi esistono decine di muri che dividono il mondo (in Palestina fatto dagli Israeliani o tra USA e Messico, oppure tra la Polonia e la Bielorussia e quello che la Finlandia vuole costruire con la Russia), ben 70 in più rispetto alla fine della seconda guerra mondiale.
Oggi, il nostro presente é fatto di sacrifici, sfruttamento e precarietà.
In questa Unione Europea il PROFITTO viene prima delle nostre necessità, come quelle di un lavoro stabile, istruzione e sanità pubbliche ed efficienti e la difesa e il diritto alla casa.
Nella DDR, questi diritti c’erano. Nell’Europa di oggi no.

IL MURO DI BERLINO È CROLLATO SUI LAVORATORI E I POPOLI DI TUTTO IL MONDO!

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Per il ministro Lollobrigida è “naturale” che ci sia un aumento dei prezzi a causa della speculazione. Mentre parlano di altro a volte chi ci governa si lascia scappare dichiarazioni interessanti, per il ministro quindi è “normale” che le grandi aziende energetiche facciano ancora più profitti alle spalle dei cittadini e dei lavoratori, i quali sono costretti a pagare interamente questa crisi che stiamo affrontando. La soluzione è una sola, nazionalizzare le aziende energetiche e imporre prezzi accessibili a tutti senza che i soliti pochi continuino a guadagnarci sopra.


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Per il ministro Lollobrigida è “naturale” che ci sia un aumento dei prezzi a causa della speculazione.

Mentre parlano di altro a volte chi ci governa si lascia scappare dichiarazioni interessanti, per il ministro quindi è “normale” che le grandi aziende energetiche facciano ancora più profitti alle spalle dei cittadini e dei lavoratori, i quali sono costretti a pagare interamente questa crisi che stiamo affrontando.

La soluzione è una sola, nazionalizzare le aziende energetiche e imporre prezzi accessibili a tutti senza che i soliti pochi continuino a guadagnarci sopra.

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12 Novembre ore 11 CAGLIARI Via dei Navigatori 1 (Lazzaretto di Sant’Elia) Incontro pubblico con: Salvatore CATELLO Ufficio Politico PC Per rafforzare il Partito, per l’Unità Comunista all’interno di un Fronte Ampio. – Contro la Guerra – Contro NATO – Contro le Sanzioni alla Russia – Contro l’invio di Armi – Contro il carovita PER RIBALTARE IL SISTEMA.


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12 Novembre ore 11
CAGLIARI
Via dei Navigatori 1 (Lazzaretto di Sant’Elia)
Incontro pubblico con:
Salvatore CATELLO Ufficio Politico PC

Per rafforzare il Partito, per l’Unità Comunista all’interno di un Fronte Ampio.
– Contro la Guerra
– Contro NATO
– Contro le Sanzioni alla Russia
– Contro l’invio di Armi
– Contro il carovita

PER RIBALTARE IL SISTEMA.

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96 anni fa, l’8 Novembre del 1926 il regime fascista arrestava Antonio GRAMSCI a Roma e lo rinchiudeva nel carcere di Regina Coeli. Gramsci fu accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe. Il pubblico ministero concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa: «PER VENT’ANNI DOBBIAMO IMPEDIRE A QUESTO CERVELLO DI FUNZIONARE»; infatti Gramsci venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione; “L’acqua è acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra nell’atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo stato gassoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita non varrebbe la pena di essere vissuta” Antonio Gramsci.


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96 anni fa, l’8 Novembre del 1926 il regime fascista arrestava Antonio GRAMSCI a Roma e lo rinchiudeva nel carcere di Regina Coeli.
Gramsci fu accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe.

Il pubblico ministero concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa: «PER VENT’ANNI DOBBIAMO IMPEDIRE A QUESTO CERVELLO DI FUNZIONARE»; infatti Gramsci venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione;

“L’acqua è acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra nell’atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo stato gassoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita non varrebbe la pena di essere vissuta”

Antonio Gramsci.

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