LA MANO DELL’IMPERIALISMO MORENTE SUL SUDAMERICA Le cocenti sconfitte in Brasile e in Colombia, considerate da sempre come il giardino di casa da parte degli Stati Uniti, hanno scatenato la reazione dell’imperialismo USA contro il Perù guidato dal professore marxista Pedro Castillo. Dopo la vittoria alle presidenziali, la destra filo yeankee guidata da Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore attualmente in carcere, con la maggioranza nel congresso peruviano ha di fatto reso ingovernabile il Paese, tentando per ben tre volte di rovesciare il governo con accuse infondate di corruzione e tradimento. Da ieri sera (ora italiana) il destituito presidente Castillo è detenuto in un carcere di Lima, mentre la vice presidente, Dina Boluarte, assumeva le cariche come capo dello stato con i complimenti di José Almagro, presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), passacarte di Washington e appoggio principale di tutti i golpisti e terroristi che negli ultimi anni hanno cercato di rovesciare governi popolari, di Bolivia, Venezuela, Nicaragua e Cuba. Da segnalare quanto dichiarato in modo equilibrato dal Presidente del Messico, Lopez Obrador. «Il non intervento e l’autodeterminazione dei popoli è un principio fondamentale della nostra politica estera. Questo è ciò a cui ci atteniamo nel caso di quanto accaduto in Perù. Tuttavia, consideriamo deprecabile che, a causa degli interessi delle élite economiche e politiche dall’inizio della presidenza legittima di Pedro Castillo, nei suoi confronti si è mantenuto un clima di confronto e ostilità fino a portarlo a prendere decisioni che sono servite ai suoi avversari per consumare la sua destituzione con l’accusa sui generis di “incapacità morale”. Si spera che i diritti umani siano rispettati e che ci sia stabilità democratica a beneficio del popolo.» Nel frattempo nubi “giudiziarie” anche in Argentina. La Presidente Cristina Fernandez de Kirchner è stata condannata a sei anni di carcere ed all’interdizione a vita dalle cariche pubbliche nell’ambito del processo Vialidad. Il Tribunale Federale ha ritenuto la vicepresidente argentina ed altre 12 persone colpevoli di corruzione sui lavori pubblici a Santa Cruz, tra il 2003 e il 2015. Tanti gli attestati di solidarietà alla vicepresidente, a partire dall’attuale presidente argentino Alberto Fernandez, che ha parlato di giudici asserviti ai circoli del potere. Gli fanno eco il presidente cubano Miguel Diaz-Canel Bermudez, il presidente messicano Andrés Manuel Lopez Obrador, l’ex presidente boliviano Evo Morales Ayma ed altri leader latinoamericani, che hanno ribadito il rifiuto di “processi giudiziari motivati da ragioni politiche” e hanno espresso il proprio sostegno alla vicepresidente argentina. Ricordiamo che nel settembre di quest’anno la Fernandez era scampata ad un attentato nei pressi della sua casa a Buenos Aires.


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LA MANO DELL’IMPERIALISMO MORENTE
SUL SUDAMERICA

Le cocenti sconfitte in Brasile e in Colombia, considerate da sempre come il giardino di casa da parte degli Stati Uniti, hanno scatenato la reazione dell’imperialismo USA contro il Perù guidato dal professore marxista Pedro Castillo.
Dopo la vittoria alle presidenziali, la destra filo yeankee guidata da Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore attualmente in carcere, con la maggioranza nel congresso peruviano ha di fatto reso ingovernabile il Paese, tentando per ben tre volte di rovesciare il governo con accuse infondate di corruzione e tradimento.
Da ieri sera (ora italiana) il destituito presidente Castillo è detenuto in un carcere di Lima, mentre la vice presidente, Dina Boluarte, assumeva le cariche come capo dello stato con i complimenti di José Almagro, presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), passacarte di Washington e appoggio principale di tutti i golpisti e terroristi che negli ultimi anni hanno cercato di rovesciare governi popolari, di Bolivia, Venezuela, Nicaragua e Cuba.
Da segnalare quanto dichiarato in modo equilibrato dal Presidente del Messico, Lopez Obrador.
«Il non intervento e l’autodeterminazione dei popoli è un principio fondamentale della nostra politica estera. Questo è ciò a cui ci atteniamo nel caso di quanto accaduto in Perù. Tuttavia, consideriamo deprecabile che, a causa degli interessi delle élite economiche e politiche dall’inizio della presidenza legittima di Pedro Castillo, nei suoi confronti si è mantenuto un clima di confronto e ostilità fino a portarlo a prendere decisioni che sono servite ai suoi avversari per consumare la sua destituzione con l’accusa sui generis di “incapacità morale”. Si spera che i diritti umani siano rispettati e che ci sia stabilità democratica a beneficio del popolo.»

Nel frattempo nubi “giudiziarie” anche in Argentina.
La Presidente Cristina Fernandez de Kirchner è stata condannata a sei anni di carcere ed all’interdizione a vita dalle cariche pubbliche nell’ambito del processo Vialidad. Il Tribunale Federale ha ritenuto la vicepresidente argentina ed altre 12 persone colpevoli di corruzione sui lavori pubblici a Santa Cruz, tra il 2003 e il 2015.
Tanti gli attestati di solidarietà alla vicepresidente, a partire dall’attuale presidente argentino Alberto Fernandez, che ha parlato di giudici asserviti ai circoli del potere. Gli fanno eco il presidente cubano Miguel Diaz-Canel Bermudez, il presidente messicano Andrés Manuel Lopez Obrador, l’ex presidente boliviano Evo Morales Ayma ed altri leader latinoamericani, che hanno ribadito il rifiuto di “processi giudiziari motivati da ragioni politiche” e hanno espresso il proprio sostegno alla vicepresidente argentina.
Ricordiamo che nel settembre di quest’anno la Fernandez era scampata ad un attentato nei pressi della sua casa a Buenos Aires.

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Il 2022 sta finendo, il 2023 sta per iniziare. Non stare a guardare, solo la lotta può invertire la rotta. Il Partito Comunista in questi anni è stato l’unico che ha contrastato sia le politiche del PD, che quelle del M5S che della destra. Tutti questi partiti rappresentano gli interessi delle Multinazionali, delle banche, della finanza, dell’Unione Europea e della NATO. Bisogna ribaltare il sistema: SII PROTAGONISTA DEL CAMBIAMENTO. LOTTA COL PARTITO COMUNISTA. https://ift.tt/DbzBUFx


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Il Partito Comunista in questi anni è stato l’unico che ha contrastato sia le politiche del PD, che quelle del M5S che della destra.
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Il 2022 sta finendo, il 2023 sta per iniziare. Non stare a guardare, solo la lotta può invertire la rotta. Il Partito Comunista in questi anni è stato l’unico che ha contrastato sia le politiche del PD, che quelle del M5S che della destra. Tutti questi partiti rappresentano gli interessi delle Multinazionali, delle banche, della finanza, dell’Unione Europea e della NATO. Bisogna ribaltare il sistema: SII PROTAGONISTA DEL CAMBIAMENTO. LOTTA COL PARTITO COMUNISTA. https://ift.tt/DbzBUFx


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Non stare a guardare, solo la lotta può invertire la rotta.
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Tutti questi partiti rappresentano gli interessi delle Multinazionali, delle banche, della finanza, dell’Unione Europea e della NATO.
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PIL + 3,9% MA STIAMO SEMPRE PEGGIO! Il PIL per il 2022 schizza a +3,9% facendo esultare economisti e lo stesso governo dando un immagine del nostro Paese sempre più distante dalla realtà. Grazie a questo dato, tutti i giornali mainstream hanno iniziato a ripetere come un mantra che il nostro Paese (e i suoi cittadini) stanno benissimo economicamente. Il PIL dunque cresce e a comunicarlo è l’Istat nel suo Report sulle prospettive per l’economia italiana nel 2022-2023 precisando che l’aumento del Pil verrebbe sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte, mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo in entrambi gli anni. Quello che però l’Istat né il governo e neanche i media mainstream dicono è che se il Pil è cresciuto del 3,9%, l’inflazione è cresciuta di quasi il 9% nell’ultimo anno, e quella reale ancora di più, andando a tagliare, come potere d’acquisto per i lavoratori e le famiglie italiane, quattro mensilità di stipendio. Per un lavoratore, quindi, sarà come se non avesse riscosso per 4 mesi interi avendone lavorati 12. L’inflazione dovuta soprattutto alle speculazioni cominciate molti mesi prima rispetto alla guerra in Russia, è esplosa con le sanzioni alla Russia e alle ingenti somme di denaro che il nostro Stato ha riversato nell’armare l’Ucraina, queste politiche stanno impoverendo sempre di più il nostro Paese con tassi di povertà che sfiorano i 6 milioni di persone, però per i media e il governo l’Italia è un Paese che sta benissimo e che si sta riprendendo velocemente dalla crisi economica e sociale che hanno voluto e costruito loro stessi. VERGOGNATEVI!


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PIL + 3,9% MA STIAMO SEMPRE PEGGIO!

Il PIL per il 2022 schizza a +3,9% facendo esultare economisti e lo stesso governo dando un immagine del nostro Paese sempre più distante dalla realtà.
Grazie a questo dato, tutti i giornali mainstream hanno iniziato a ripetere come un mantra che il nostro Paese (e i suoi cittadini) stanno benissimo economicamente.

Il PIL dunque cresce e a comunicarlo è l’Istat nel suo Report sulle prospettive per l’economia italiana nel 2022-2023 precisando che l’aumento del Pil verrebbe sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte, mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo in entrambi gli anni.

Quello che però l’Istat né il governo e neanche i media mainstream dicono è che se il Pil è cresciuto del 3,9%, l’inflazione è cresciuta di quasi il 9% nell’ultimo anno, e quella reale ancora di più, andando a tagliare, come potere d’acquisto per i lavoratori e le famiglie italiane, quattro mensilità di stipendio.
Per un lavoratore, quindi, sarà come se non avesse riscosso per 4 mesi interi avendone lavorati 12.

L’inflazione dovuta soprattutto alle speculazioni cominciate molti mesi prima rispetto alla guerra in Russia, è esplosa con le sanzioni alla Russia e alle ingenti somme di denaro che il nostro Stato ha riversato nell’armare l’Ucraina, queste politiche stanno impoverendo sempre di più il nostro Paese con tassi di povertà che sfiorano i 6 milioni di persone, però per i media e il governo l’Italia è un Paese che sta benissimo e che si sta riprendendo velocemente dalla crisi economica e sociale che hanno voluto e costruito loro stessi.

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LA MELONI ALZA IL PREZZO DELLA BENZINA PER MANDARE PIÙ ARMI Il governo Meloni dopo poco più di un mese dall’insediamento decide di penalizzare ancora di più i lavoratori e le famiglie dimezzando lo sconto sulle accise del carburante. Il primo decreto del nuovo governo di destra penalizzerà ancora una volta chi è già in grave difficoltà e non riesce ad arrivare a fine mese. Dopo i rincari e le speculazioni sul gas ed energia con le bollette che sono arrivate a costare anche 6 volte di più per i cittadini, adesso tagliano anche lo sconto apportato sui carburanti e dopo nove mesi, le accise di benzina, gasolio e Gpl risalgono e i carburanti costeranno 12 centesimi in più al litro. Da Oggi un pieno costerà in media 6,1 euro in più rispetto a novembre con un aggravio di spesa da +146 euro annui a famiglia, ma gli effetti graveranno anche sui prezzi al dettaglio, andando ad aggravare ancora più la situazione generale. I rialzi dei carburanti provocheranno infatti nei prossimi mesi rincari a cascata per beni e servizi, con ripercussioni sul tasso di inflazione reale già alle stelle. Questa è solo una delle prime misure antipopolari del governo Meloni che subito andrà a peggiorare le già disastrose condizioni economiche del popolo e dei lavoratori italiani, non andando a intaccare minimamente le finanze dei grandi monopoli multinazionali, dei colossi del web o i grandi gruppi finanziari che non pagheranno un euro in più di tasse. Invece di concentrarsi su politiche vere che aiutino la popolazione in difficoltà, il nuovo governo continua sulla linea già tracciata da Draghi e continua ad insistere sulle sanzioni alla Russia e sull’invio di armi per alimentare una guerra invece di destinarlo al miglioramento delle condizioni del Popolo.


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LA MELONI ALZA IL PREZZO DELLA BENZINA PER MANDARE PIÙ ARMI

Il governo Meloni dopo poco più di un mese dall’insediamento decide di penalizzare ancora di più i lavoratori e le famiglie dimezzando lo sconto sulle accise del carburante.

Il primo decreto del nuovo governo di destra penalizzerà ancora una volta chi è già in grave difficoltà e non riesce ad arrivare a fine mese. Dopo i rincari e le speculazioni sul gas ed energia con le bollette che sono arrivate a costare anche 6 volte di più per i cittadini, adesso tagliano anche lo sconto apportato sui carburanti e dopo nove mesi, le accise di benzina, gasolio e Gpl risalgono e i carburanti costeranno 12 centesimi in più al litro.

Da Oggi un pieno costerà in media 6,1 euro in più rispetto a novembre con un aggravio di spesa da +146 euro annui a famiglia, ma gli effetti graveranno anche sui prezzi al dettaglio, andando ad aggravare ancora più la situazione generale. I rialzi dei carburanti provocheranno infatti nei prossimi mesi rincari a cascata per beni e servizi, con ripercussioni sul tasso di inflazione reale già alle stelle.

Questa è solo una delle prime misure antipopolari del governo Meloni che subito andrà a peggiorare le già disastrose condizioni economiche del popolo e dei lavoratori italiani, non andando a intaccare minimamente le finanze dei grandi monopoli multinazionali, dei colossi del web o i grandi gruppi finanziari che non pagheranno un euro in più di tasse.
Invece di concentrarsi su politiche vere che aiutino la popolazione in difficoltà, il nuovo governo continua sulla linea già tracciata da Draghi e continua ad insistere sulle sanzioni alla Russia e sull’invio di armi per alimentare una guerra invece di destinarlo al miglioramento delle condizioni del Popolo.

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FIRENZE – SABATO 10 Dicembre, Ore 20 Serata di presentazione e finanziamento di OttolinaTv nuovo canale televisivo via WEB nato dalla mente di Giuliano Marrucci, giornalista Rai 3 di Report. Presso il Circolo Ricreativo Culturale di Brozzi Nella serata si parlerà anche della questione Aeroporto inoltre si potrà votare per la consultazione della GKN. VI ASPETTIAMO.


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FIRENZE – SABATO 10 Dicembre, Ore 20
Serata di presentazione e finanziamento di OttolinaTv nuovo canale televisivo via WEB nato dalla mente di Giuliano Marrucci, giornalista Rai 3 di Report.

Presso il Circolo Ricreativo Culturale di Brozzi

Nella serata si parlerà anche della questione Aeroporto inoltre si potrà votare per la consultazione della GKN.
VI ASPETTIAMO.

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MELONI ODIA I POVERI E I LAVORATORI! Il governo Meloni tira giù subito la maschera e inizia a mettere in atto le politiche che caratterizzano da sempre la peggiore destra: lotta contro i poveri e i lavoratori. La prima manovra di bilancio del neo governo Meloni del valore di 37 miliardi, mette in luce il disprezzo che questa classe politica ha verso chi non è ricco, togliendo ai poveri per donare ai ricchi, basti pensare alla flat tax del 15% per gli autonomi fino a 85mila euro di reddito (quando quella cifra per i lavoratori dipendenti comporta trattenute fiscali non inferiori al 35%); e anche alla soppressione del reddito di cittadinanza senza prevedere un piano di occupazione. La presa in giro di quota 103, che non elimina la Fornero, che è riguarderà poche migliaia di lavoratori e che perderanno parte della loro pensione. Tutte manovre fatte per agevolare le classi più abbienti del nostro Paese a scapito dei lavoratori e di chi non riesce ad arrivare a fine mese. I poveri nel nostro Paese, che pure fa parte dell’élite del superpotere del G7, continuano ad aumentare, secondo gli ultimi dati: sono quasi 6 milioni, e al nuovo governo (come quello precedente) pare non interessare per niente di questa gravissima situazione ma anzi sta andando in direzione opposta cercando di salvarsi la coscienza con l’elemosina di un po’ di bonus, che nulla però hanno a che fare con misure strutturate. Il freddo sta arrivando le bollette salgono sempre di più, il primo sconto sul carburante è sparito. Non vediamo nessuna inversione di rotto, ma la continuità col governo Draghi e tutti i governi precedenti.


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MELONI ODIA I POVERI E I LAVORATORI!

Il governo Meloni tira giù subito la maschera e inizia a mettere in atto le politiche che caratterizzano da sempre la peggiore destra: lotta contro i poveri e i lavoratori.

La prima manovra di bilancio del neo governo Meloni del valore di 37 miliardi, mette in luce il disprezzo che questa classe politica ha verso chi non è ricco, togliendo ai poveri per donare ai ricchi, basti pensare alla flat tax del 15% per gli autonomi fino a 85mila euro di reddito (quando quella cifra per i lavoratori dipendenti comporta trattenute fiscali non inferiori al 35%); e anche alla soppressione del reddito di cittadinanza senza prevedere un piano di occupazione.
La presa in giro di quota 103, che non elimina la Fornero, che è riguarderà poche migliaia di lavoratori e che perderanno parte della loro pensione.
Tutte manovre fatte per agevolare le classi più abbienti del nostro Paese a scapito dei lavoratori e di chi non riesce ad arrivare a fine mese.

I poveri nel nostro Paese, che pure fa parte dell’élite del superpotere del G7, continuano ad aumentare, secondo gli ultimi dati: sono quasi 6 milioni, e al nuovo governo (come quello precedente) pare non interessare per niente di questa gravissima situazione ma anzi sta andando in direzione opposta cercando di salvarsi la coscienza con l’elemosina di un po’ di bonus, che nulla però hanno a che fare con misure strutturate.

Il freddo sta arrivando le bollette salgono sempre di più, il primo sconto sul carburante è sparito.
Non vediamo nessuna inversione di rotto, ma la continuità col governo Draghi e tutti i governi precedenti.

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IL 6 DICEMBRE DI 28 ANNI FA CI LASCIAVA GIAN MARIA VOLONTÈ “Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita.” Oggi ricordiamo non solo l’eccezionale attore che ha dato voce a l’Italia popolare ed alle contraddizioni di una società, quella degli anni 70 e 80, che si definiva democratica. “La classe operaia va in paradiso”, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “Il Caso Mattei” sono solo alcuni degli esempi di questa tendenza grazie alla quale Volonté ha portato i suoi ideali davanti alla cinepresa e nella vita di tutti i giorni.


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IL 6 DICEMBRE DI 28 ANNI FA CI LASCIAVA GIAN MARIA VOLONTÈ

“Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita.”

Oggi ricordiamo non solo l’eccezionale attore che ha dato voce a l’Italia popolare ed alle contraddizioni di una società, quella degli anni 70 e 80, che si definiva democratica. “La classe operaia va in paradiso”, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “Il Caso Mattei” sono solo alcuni degli esempi di questa tendenza grazie alla quale Volonté ha portato i suoi ideali davanti alla cinepresa e nella vita di tutti i giorni.

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A 15 ANNI DAL ROGO DELLA THYSSENKRUPP DI TORINO: NESSUN INCIDENTE, I COLPEVOLI FURONO I PADRONI! Quel 6 dicembre del 2007 rimane impresso nella mente della città di Torino e dei lavoratori italiani tutti. Sistemi di sicurezza non funzionanti, estintori vuoti e mancanza di personale specializzato significarono la morte di 7 operai e il ferimento grave dell’ottavo. Alcuni di loro stavano lavorando da più di 12 ore accumulando più di 4 ore di straordinario. Provarono a dire che fu un incidente, che fu una fatalità, una sventura. Ma la verità é che i responsabili furono i PADRONI. Gli stessi condannati nel 2008 con pene fino a 16 anni, che un sistema malato e antipopolare ridusse ad un massimo di 7 anni nel 2015. Questa non è la nostra giustizia. NON È LA GIUSTIZIA DELLA CLASSE OPERAIA. Loro ci sfruttano, ci incatenano, ci deridono, ci ammazzano… ma noi la testa non la pieghiamo. LOTTIAMO. Il Partito Comunista dedica il suo ricordo in questa giornata a: -Antonio Schiavone, 36 anni -Roberto Scola, 32 anni -Angelo Laurino, 43 anni -Bruno Santino, 26 anni -Rocco Marzo, 54 anni -Rosario Rodinò, 26 anni -Giuseppe Demasi, 26 anni


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A 15 ANNI DAL ROGO DELLA THYSSENKRUPP DI TORINO: NESSUN INCIDENTE, I COLPEVOLI FURONO I PADRONI!

Quel 6 dicembre del 2007 rimane impresso nella mente della città di Torino e dei lavoratori italiani tutti.
Sistemi di sicurezza non funzionanti, estintori vuoti e mancanza di personale specializzato significarono la morte di 7 operai e il ferimento grave dell’ottavo.
Alcuni di loro stavano lavorando da più di 12 ore accumulando più di 4 ore di straordinario.
Provarono a dire che fu un incidente, che fu una fatalità, una sventura.
Ma la verità é che i responsabili furono i PADRONI.
Gli stessi condannati nel 2008 con pene fino a 16 anni, che un sistema malato e antipopolare ridusse ad un massimo di 7 anni nel 2015.
Questa non è la nostra giustizia.
NON È LA GIUSTIZIA DELLA CLASSE OPERAIA.
Loro ci sfruttano, ci incatenano, ci deridono, ci ammazzano… ma noi la testa non la pieghiamo. LOTTIAMO.
Il Partito Comunista dedica il suo ricordo in questa giornata a:
-Antonio Schiavone, 36 anni
-Roberto Scola, 32 anni
-Angelo Laurino, 43 anni
-Bruno Santino, 26 anni
-Rocco Marzo, 54 anni
-Rosario Rodinò, 26 anni
-Giuseppe Demasi, 26 anni

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PNRR SOLDI A STROZZO CHE NON RIESCONO A SPENDERE Il governo precedente e quello attuale non riescono a spendere i soldi del PNRR (soldi presi dall’UE con un tasso di interessi che ricadranno sulle finanze dei lavoratori) per migliorare il paese e le condizioni di vita dei propri cittadini. Dai 42 Miliardi di Euro iniziali, previsti al momento dell’approvazione del Piano, la spesa era già stata rivista al ribasso passando a 33 Miliardi, poi a settembre quando ancora c’era il Governo Draghi era infine passata a 21 Miliardi. Alla fine dei conti il governo attuale non riuscirà a spendere neanche quello dichiarato a settembre da Draghi, arrivando forse a soli 15 miliardi di Euro. Di tutte le promesse fatte, quindi, la maggior parte non saranno realizzate come ad esempio dei 2,4Miliardi per contrastare il dissesto idrogeologico, ne sono stati spesi ZERO. Zero come la spesa che riguarda la costruzione dei nuovi asili nido, uno dei principali obiettivi del Pnrr a cui erano stanziati 4,6 miliardi, senza contare i fondi tanto millantati per la Sanità Pubblica o sulle infrastrutture. Tutte promesse non mantenute fatte con soldi presi a strozzo che graveranno per moltissimi anni sulle tasche dei cittadini, costretti a ripagare un debito fatto per ubbidire ai diktat di Bruxelles.


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PNRR SOLDI A STROZZO CHE NON RIESCONO A SPENDERE

Il governo precedente e quello attuale non riescono a spendere i soldi del PNRR (soldi presi dall’UE con un tasso di interessi che ricadranno sulle finanze dei lavoratori) per migliorare il paese e le condizioni di vita dei propri cittadini.

Dai 42 Miliardi di Euro iniziali, previsti al momento dell’approvazione del Piano, la spesa era già stata rivista al ribasso passando a 33 Miliardi, poi a settembre quando ancora c’era il Governo Draghi era infine passata a 21 Miliardi. Alla fine dei conti il governo attuale non riuscirà a spendere neanche quello dichiarato a settembre da Draghi, arrivando forse a soli 15 miliardi di Euro.

Di tutte le promesse fatte, quindi, la maggior parte non saranno realizzate come ad esempio dei 2,4Miliardi per contrastare il dissesto idrogeologico, ne sono stati spesi ZERO. Zero come la spesa che riguarda la costruzione dei nuovi asili nido, uno dei principali obiettivi del Pnrr a cui erano stanziati 4,6 miliardi, senza contare i fondi tanto millantati per la Sanità Pubblica o sulle infrastrutture.
Tutte promesse non mantenute fatte con soldi presi a strozzo che graveranno per moltissimi anni sulle tasche dei cittadini, costretti a ripagare un debito fatto per ubbidire ai diktat di Bruxelles.

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RICORDIAMO NELSON MANDELA Il 5 Dicembre del 2013 moriva Nelson MAndela. Fin dal principio, riconobbe l’importanza fondamentale dell’URSS nel sostegno alla lotta per l’indipendenza e l’autodeterminazione dei Paesi coloniali. In pochi sanno che era uno dei dirigenti del Partito Comunista Sudafricano quando fu arrestato. I popoli oppressi sapevano bene chi stava dalla parte della libertà e chi invece erano gli oppressori. Infatti, mentre gli USA si macchiavano di ogni forma di barbarie e dei peggiori crimini in Africa e Asia, i Paesi socialisti da subito condannarono il regime dell’Apartheid in Sudafrica. “La causa del comunismo è la causa più grande nella storia dell’umanità perché cerca di rimuovere dalla società tutte le forme di oppressione e sfruttamento, di liberare l’umanità e di assicurare pace e prosperità a tutti.”


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RICORDIAMO NELSON MANDELA

Il 5 Dicembre del 2013 moriva Nelson MAndela.
Fin dal principio, riconobbe l’importanza fondamentale dell’URSS nel sostegno alla lotta per l’indipendenza e l’autodeterminazione dei Paesi coloniali.
In pochi sanno che era uno dei dirigenti del Partito Comunista Sudafricano quando fu arrestato.
I popoli oppressi sapevano bene chi stava dalla parte della libertà e chi invece erano gli oppressori.
Infatti, mentre gli USA si macchiavano di ogni forma di barbarie e dei peggiori crimini in Africa e Asia, i Paesi socialisti da subito condannarono il regime dell’Apartheid in Sudafrica.

“La causa del comunismo è la causa più grande nella storia dell’umanità perché cerca di rimuovere dalla società tutte le forme di oppressione e sfruttamento, di liberare l’umanità e di assicurare pace e prosperità a tutti.”

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