11 FEBBRAIO A SANREMO E IN TUTTA ITALIA LA PROTESTA CONTINUA Anche se la presenza di Zelenskij è saltata con Amadeus che leggerà solamente il discorso del presidente ucraino, Il Festival della musica italiana ha lo stesso invitato il presidente di un Paese che sta spingendo il Mondo intero sull’orlo della terza guerra mondiale e permettendogli di fare becera propaganda continuando a mentire come sta facendo da anni. Zelensky è un guerrafondaio, che chiede armi e soldi a tutto il mondo pur non avendo rispettato gli accordi di Minsk e aver ucciso migliaia di abitanti del Donbass, obbligando, di fatto, l’intervento da parte della Russia a difendere la popolazione che moriva sotto le bombe ucraine. L’Italia DEVE rimanere fuori e cercare la pace, far finire le sanzioni contro la Russia, interrompere l’invio di Armi e aprire un tavolo per la Pace. Quest’anno uscite di casa, socializzate, organizzate cene con gli amici, coinvolgete quante più persone possibili. Mandiamo e-mail alla RAI manifestando il nostro dissenso. Facciamogli capire che non va bene usare i soldi degli italiani per far fare propaganda ad un bieco personaggio che ci sta costando milioni di euro che sarebbero potuti essere usati per far il benessere del popolo. Quest’anno Boicotta Sanremo. Manifestiamo contro la Guerra. BASTA CON LA PROPAGANDA DI GUERRA! Per questo diciamo: – NO ALL’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA – NO ALLE SANZIONI ALLA RUSSIA – NO INVIO DI SOLDI ALL’UCRAINA – NO ALLE ARMI NUCLEARI NEL NOSTRO PAESE – VIA L’ITALIA DALLA NATO, VIA LA NATO DALL’ITALIA – NO ALLA GUERRA, SI ALLA PACE APERTE LE ADESIONI E LE PARTECIPAZIONI A TUTTI. AGGIORNAMENTI SU LUOGHI E ORARI Sanremo – P.le Pian di Nave – 10 Saint-Christophe (AO) – Località Grande Charrière – 10 Torino – Via Verdi – 15.30 Milano – Corso Sempione – 15.30 Bologna – Via della Fiera – 11 Trento – Via Perini ore 18 poi Hotel America, Via Torre Verde, 18.30 Venezia – Campo San Geremia – 20 Ancona – Piazza Roma – 17.30 Firenze – Largo Alcide De Gasperi – 10.30 Perugia – Via Masi – 10.30 Roma – Viale Mazzini – 10.30 Pescara – Via De Amicis – 10.30 Napoli – Via Marconi Potenza – Via dell’Edilizia – 10 Bari – Piazza Umberto – 18 Palermo – Viale Strasburgo – 18 Cagliari – Viale Bonaria – 16.30


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11 FEBBRAIO A SANREMO E IN TUTTA ITALIA
LA PROTESTA CONTINUA

Anche se la presenza di Zelenskij è saltata con Amadeus che leggerà solamente il discorso del presidente ucraino, Il Festival della musica italiana ha lo stesso invitato il presidente di un Paese che sta spingendo il Mondo intero sull’orlo della terza guerra mondiale e permettendogli di fare becera propaganda continuando a mentire come sta facendo da anni.
Zelensky è un guerrafondaio, che chiede armi e soldi a tutto il mondo pur non avendo rispettato gli accordi di Minsk e aver ucciso migliaia di abitanti del Donbass, obbligando, di fatto, l’intervento da parte della Russia a difendere la popolazione che moriva sotto le bombe ucraine.
L’Italia DEVE rimanere fuori e cercare la pace, far finire le sanzioni contro la Russia, interrompere l’invio di Armi e aprire un tavolo per la Pace.
Quest’anno uscite di casa, socializzate, organizzate cene con gli amici, coinvolgete quante più persone possibili.
Mandiamo e-mail alla RAI manifestando il nostro dissenso. Facciamogli capire che non va bene usare i soldi degli italiani per far fare propaganda ad un bieco personaggio che ci sta costando milioni di euro che sarebbero potuti essere usati per far il benessere del popolo.
Quest’anno Boicotta Sanremo.
Manifestiamo contro la Guerra.
BASTA CON LA PROPAGANDA DI GUERRA!
Per questo diciamo:
– NO ALL’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA
– NO ALLE SANZIONI ALLA RUSSIA
– NO INVIO DI SOLDI ALL’UCRAINA
– NO ALLE ARMI NUCLEARI NEL NOSTRO PAESE
– VIA L’ITALIA DALLA NATO, VIA LA NATO DALL’ITALIA
– NO ALLA GUERRA, SI ALLA PACE

APERTE LE ADESIONI E LE PARTECIPAZIONI A TUTTI.

AGGIORNAMENTI SU LUOGHI E ORARI
Sanremo – P.le Pian di Nave – 10
Saint-Christophe (AO) – Località Grande Charrière – 10
Torino – Via Verdi – 15.30
Milano – Corso Sempione – 15.30
Bologna – Via della Fiera – 11
Trento – Via Perini ore 18 poi
Hotel America, Via Torre Verde, 18.30
Venezia – Campo San Geremia – 20
Ancona – Piazza Roma – 17.30
Firenze – Largo Alcide De Gasperi – 10.30
Perugia – Via Masi – 10.30
Roma – Viale Mazzini – 10.30
Pescara – Via De Amicis – 10.30
Napoli – Via Marconi
Potenza – Via dell’Edilizia – 10
Bari – Piazza Umberto – 18
Palermo – Viale Strasburgo – 18
Cagliari – Viale Bonaria – 16.30

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LE CONSEGUENZE DELL’EMBARGO Da oggi 5 febbraio scatta l’embargo dell’Unione Europea all’importazione di prodotti petroliferi raffinati russi, in particolare benzina e gasolio. L’Ue fino a oggi ha importato da Mosca oltre la metà del suo fabbisogno di gasolio, circa un milione di barili al giorno. Assoutenti lancia l’allarme su possibili ulteriori manovre speculative, ricordando gli extraprofitti che le compagnie avrebbero realizzato nel 2022 (1,9 miliardi sulla benzina e 7,4 miliardi sul gasolio). «Arriverà la stangata sul diesel?», si chiede un articolo a pag. 24 su La Stampa di oggi di Alberto Quarati, dove si legge che, secondo la società inglese di consulenza sull’energia Fge, l’Europa sostituirà i flussi dalla Russia aumentando le importazioni dagli Stati Uniti e dal Medio Oriente: comunque, un viaggio più caro rispetto al prodotto russo, che arrivava via condotta oppure dai porti del Mar Baltico o del Mar Nero. «Ringrazieranno anche gli Usa, che nel 2022 già hanno incassato il loro dividendo col gas naturale liquefatto, chiamato in parte a sostituire i flussi dalla Russia: in un anno l’export verso l’Europa è passato da 17,5 a 41,4 milioni di tonnellate, diventando il secondo esportatore mondiale di LNG a fianco del Qatar e dietro all’Australia.», chiude l’articolo. Ma ce lo stanno dicendo chiaro e tondo che il fallimento dell’Europa è dietro l’angolo! Nel frattempo vanno alle stelle i profitti, anche europei, sulle armi. A loro i superprofitti, a noi miseria e disoccupazione … Ma noi aspettiamo Zelensky, che ci verrà a fare la solita propaganda bellicista.


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LE CONSEGUENZE DELL’EMBARGO

Da oggi 5 febbraio scatta l’embargo dell’Unione Europea all’importazione di prodotti petroliferi raffinati russi, in particolare benzina e gasolio. L’Ue fino a oggi ha importato da Mosca oltre la metà del suo fabbisogno di gasolio, circa un milione di barili al giorno.
Assoutenti lancia l’allarme su possibili ulteriori manovre speculative, ricordando gli extraprofitti che le compagnie avrebbero realizzato nel 2022 (1,9 miliardi sulla benzina e 7,4 miliardi sul gasolio).
«Arriverà la stangata sul diesel?», si chiede un articolo a pag. 24 su La Stampa di oggi di Alberto Quarati, dove si legge che, secondo la società inglese di consulenza sull’energia Fge, l’Europa sostituirà i flussi dalla Russia aumentando le importazioni dagli Stati Uniti e dal Medio Oriente: comunque, un viaggio più caro rispetto al prodotto russo, che arrivava via condotta oppure dai porti del Mar Baltico o del Mar Nero.
«Ringrazieranno anche gli Usa, che nel 2022 già hanno incassato il loro dividendo col gas naturale liquefatto, chiamato in parte a sostituire i flussi dalla Russia: in un anno l’export verso l’Europa è passato da 17,5 a 41,4 milioni di tonnellate, diventando il secondo esportatore mondiale di LNG a fianco del Qatar e dietro all’Australia.», chiude l’articolo.
Ma ce lo stanno dicendo chiaro e tondo che il fallimento dell’Europa è dietro l’angolo!
Nel frattempo vanno alle stelle i profitti, anche europei, sulle armi.
A loro i superprofitti, a noi miseria e disoccupazione …
Ma noi aspettiamo Zelensky, che ci verrà a fare la solita propaganda bellicista.

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PD E MELONI GOVERNANO INSIEME Il PD è il partito che odia più di tutti i lavoratori e il popolo, lo dimostra sempre di più giorno dopo giorno. Dopo aver sprecato una intera campagna elettorale bipolare a urlare al lupo al lupo contro Meloni e il pericolo “fascismo”, eccoli tutti in fila ad accodarsi a Meloni sulla via di Kiev, supportando il nuovo governo nelle decisioni sulla guerra. Il Partito Democratico ha buttato definitivamente la maschera e ha fatto di tutto per proseguire la linea portata avanti sin da quando era al governo con Draghi. volevano un governo di guerra, un Gabinetto di guerra e sono riusciti a costituirlo insieme a questo governo di destra, con anche l’appoggio di Articolo 1. La paura del ritorno al fascismo si è spenta subito dopo le elezioni quando si sono trovati tutti d’accordo nel continuare a ignorare l’articolo 11 della Costituzione con l’invio di armi e fondi all’Ucraina, creando di fatto un nuovo governo delle larghe intese insieme alla tanto odiata Meloni


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PD E MELONI GOVERNANO INSIEME

Il PD è il partito che odia più di tutti i lavoratori e il popolo, lo dimostra sempre di più giorno dopo giorno.
Dopo aver sprecato una intera campagna elettorale bipolare a urlare al lupo al lupo contro Meloni e il pericolo “fascismo”, eccoli tutti in fila ad accodarsi a Meloni sulla via di Kiev, supportando il nuovo governo nelle decisioni sulla guerra.

Il Partito Democratico ha buttato definitivamente la maschera e ha fatto di tutto per proseguire la linea portata avanti sin da quando era al governo con Draghi. volevano un governo di guerra, un Gabinetto di guerra e sono riusciti a costituirlo insieme a questo governo di destra, con anche l’appoggio di Articolo 1.

La paura del ritorno al fascismo si è spenta subito dopo le elezioni quando si sono trovati tutti d’accordo nel continuare a ignorare l’articolo 11 della Costituzione con l’invio di armi e fondi all’Ucraina, creando di fatto un nuovo governo delle larghe intese insieme alla tanto odiata Meloni

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INFLAZIONE ALLE STELLE: STANGATA DA 3500€ A FAMIGLIA ITALIANI SEMPRE PIU’ POVERI Le famiglie in Italia perderanno quasi 3500€ di potere di acquisto in un solo anno per colpa dell’inflazione che si è assestata a quasi il 12%. Questo dato è il dato più alto che il nostro paese ha avuto dal 1985 fino ad oggi. I dati odierni, congiunti a quelli raccolti dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che segnano una drastica riduzione dei consumi in tutti i settori, persino in quello essenziale come l’alimentazione. Ecco perché necessitano urgenti provvedimenti volti a sostenere il peso delle bollette e del caro-carburanti, a partire dalla sospensione dei distacchi per morosità, dalla previsione di una garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, dalla costituzione di un Fondo contro la povertà energetica e dal contenimento del costo dei carburanti. I grandi promotori dell’Euro e dell’Unione Europea (finanziaria) ci hanno propinato per vent’anni il discorso che grazie all’Euro il nostro paese sarebbe stato finanziariamente più stabile , niente di più falso, come abbiamo potuto appurare negli ultimi due anni. A differenza del 1985 però adesso non esiste più “la scala mobile” che permetteva un adeguamento degli stipendi al costo della vita, adesso invece gli stipendi sono sempre più bassi (-3% dal 1990) e il costo della vita cresce a dismisura di mese in mese. Con l’Euro avremmo avuto stabilità finanziaria e avremmo lavorato un giorno in meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno di più. Questo è quello che i politici di centro destra e centro sinistra hanno ripetuto come un mantra per cercar di convincere il popolo italiano delle loro disastrose scelte. L’Italia si ritrova sempre più povera, con sempre meno servizi e sempre meno stato sociale, il popolo diventa sempre più povero e senza più sicurezze lavorative e sociali. Questo però non interessa al governo che è più impegnato ad inviare armi e soldi all’Ucraina invece di risollevare le sorti del paese che dovrebbero governare.


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INFLAZIONE ALLE STELLE: STANGATA DA 3500€ A FAMIGLIA
ITALIANI SEMPRE PIU’ POVERI

Le famiglie in Italia perderanno quasi 3500€ di potere di acquisto in un solo anno per colpa dell’inflazione che si è assestata a quasi il 12%. Questo dato è il dato più alto che il nostro paese ha avuto dal 1985 fino ad oggi.

I dati odierni, congiunti a quelli raccolti dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che segnano una drastica riduzione dei consumi in tutti i settori, persino in quello essenziale come l’alimentazione. Ecco perché necessitano urgenti provvedimenti volti a sostenere il peso delle bollette e del caro-carburanti, a partire dalla sospensione dei distacchi per morosità, dalla previsione di una garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, dalla costituzione di un Fondo contro la povertà energetica e dal contenimento del costo dei carburanti.

I grandi promotori dell’Euro e dell’Unione Europea (finanziaria) ci hanno propinato per vent’anni il discorso che grazie all’Euro il nostro paese sarebbe stato finanziariamente più stabile , niente di più falso, come abbiamo potuto appurare negli ultimi due anni.
A differenza del 1985 però adesso non esiste più “la scala mobile” che permetteva un adeguamento degli stipendi al costo della vita, adesso invece gli stipendi sono sempre più bassi (-3% dal 1990) e il costo della vita cresce a dismisura di mese in mese.

Con l’Euro avremmo avuto stabilità finanziaria e avremmo lavorato un giorno in meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno di più. Questo è quello che i politici di centro destra e centro sinistra hanno ripetuto come un mantra per cercar di convincere il popolo italiano delle loro disastrose scelte.

L’Italia si ritrova sempre più povera, con sempre meno servizi e sempre meno stato sociale, il popolo diventa sempre più povero e senza più sicurezze lavorative e sociali. Questo però non interessa al governo che è più impegnato ad inviare armi e soldi all’Ucraina invece di risollevare le sorti del paese che dovrebbero governare.

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Era il 3 febbraio 1998. Un aereo da addestramento statunitense tranciava la portante della funivia del Cermis. Morirono in 20 quel giorno. I responsabili non hanno mai pagato. Nessuna giustizia qui come in tutti gli altri Paesi attaccati dagli USA. Vittime dell’arroganza e dell’imperialismo. CONTINUEREMO A CHIEDERE GIUSTIZIA!


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Era il 3 febbraio 1998. Un aereo da addestramento statunitense tranciava la portante della funivia del Cermis. Morirono in 20 quel giorno. I responsabili non hanno mai pagato.
Nessuna giustizia qui come in tutti gli altri Paesi attaccati dagli USA. Vittime dell’arroganza e dell’imperialismo.

CONTINUEREMO A CHIEDERE GIUSTIZIA!

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SANITA’ COME NEGLI USA I RICCHI SI CURANO, I POVERI MUOIONO La sanità italiana fino a trent’anni fa, con tutte le sue pecche, era un’eccellenza per gli standard occidentali, tanto da essere presa come punto di riferimento da molti paesi, adesso non è più così e la colpa è totalmente di chi ha voluto smantellarla e renderla inefficiente a favore di quella privata. Anni fa il diritto alla salute era un diritto garantito per tutti, oggi invece è diventato un privilegio solo per chi può permetterselo. Tutti i governi dal inizio della seconda repubblica fino ad oggi hanno cercato di smantellare il nostro sistema sanitario e hanno cercato di renderlo sempre più uguale a quello statunitense dove possono curarsi solamente chi può permettersi di pagare. La linea che sta portando il governo Meloni è sempre più quella di privilegiare il settore privato a scapito del pubblico, infatti negli ultimi anni sono arrivate anche in Italia le famose assicurazioni sanitarie private sullo stesso modello degli Stati Uniti che stanno prendendo sempre più piede e arriveranno presto ad essere obbligatorie per poter essere curati. Se nel nostro paese si proseguirà sulla via del neoliberismo volto a privatizzare tutto il SSN smantellandolo e abolendo il sistema dei c.d. Tickets, il risultato sarà solo quello di favorire i grossi interessi finanziari privati delle Società di Assicurazione, e di smantellare del tutto quel poco che resta dello Stato sociale. Il “principio” è chiaro: chi ha i soldi si cura chi non li ha può morire.


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SANITA’ COME NEGLI USA
I RICCHI SI CURANO, I POVERI MUOIONO

La sanità italiana fino a trent’anni fa, con tutte le sue pecche, era un’eccellenza per gli standard occidentali, tanto da essere presa come punto di riferimento da molti paesi, adesso non è più così e la colpa è totalmente di chi ha voluto smantellarla e renderla inefficiente a favore di quella privata.

Anni fa il diritto alla salute era un diritto garantito per tutti, oggi invece è diventato un privilegio solo per chi può permetterselo. Tutti i governi dal inizio della seconda repubblica fino ad oggi hanno cercato di smantellare il nostro sistema sanitario e hanno cercato di renderlo sempre più uguale a quello statunitense dove possono curarsi solamente chi può permettersi di pagare.
La linea che sta portando il governo Meloni è sempre più quella di privilegiare il settore privato a scapito del pubblico, infatti negli ultimi anni sono arrivate anche in Italia le famose assicurazioni sanitarie private sullo stesso modello degli Stati Uniti che stanno prendendo sempre più piede e arriveranno presto ad essere obbligatorie per poter essere curati.

Se nel nostro paese si proseguirà sulla via del neoliberismo volto a privatizzare tutto il SSN smantellandolo e abolendo il sistema dei c.d. Tickets, il risultato sarà solo quello di favorire i grossi interessi finanziari privati delle Società di Assicurazione, e di smantellare del tutto quel poco che resta dello Stato sociale. Il “principio” è chiaro: chi ha i soldi si cura chi non li ha può morire.

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L’IRA DEGLI USA E IL MARASMA DELL’UE Di fronte all’IRA (Inflation Reduction Act) degli Stati Uniti, che con misure protezionistiche di aiuti di Stato metteranno definitivamente fuori gioco la manifattura europea, l’Unione Europea dimostra tutta la propria inconsistenza e subalternità. Ad oggi il 77% degli aiuti di Stato è concentrato finora in Francia e Germania, che hanno la capacità di sforare nel debito pubblico più di altri, a cominciare da noi, grazie alle regole che prima hanno imposto agli altri e ora vogliono violare. Il resto dei condomini forzati di questo palazzo chiamata UE – che assomiglia più a una prigione –si sforzano di salire sulla barca comune. Il documento presentato dal Governo sedicente sovranista italiano condanna l’approccio «frammentario» e rileva: «Nell’assenza di un’immediata risposta di politica industriale, ciò può trasformarsi in una seria minaccia alla sopravvivenza dell’Europa nel panorama manifatturiero». Bella scoperta! E la soluzione? La «strada maestra per affrontare l’impatto dell’Ira sull’industria europea è il dialogo transatlantico. Questo dialogo è stato affinato dal coordinamento sulle sanzioni contro la Russia. Dovremmo perseguire lo stesso approccio sull’IRA, alla ricerca di soluzioni costruttive.» Cioè, per sfuggire agli artigli della parte forte dell’UE, ci diamo in pasto alle fauci degli USA, da dove arriva la ventata bellicista che desertificherà l’Europa, compresi quelli che al momento cercano di trovare una via d’uscita alla chetichella a uno a uno. Fa mi faccia il piacere!


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L’IRA DEGLI USA E IL MARASMA DELL’UE
Di fronte all’IRA (Inflation Reduction Act) degli Stati Uniti, che con misure protezionistiche di aiuti di Stato metteranno definitivamente fuori gioco la manifattura europea, l’Unione Europea dimostra tutta la propria inconsistenza e subalternità.
Ad oggi il 77% degli aiuti di Stato è concentrato finora in Francia e Germania, che hanno la capacità di sforare nel debito pubblico più di altri, a cominciare da noi, grazie alle regole che prima hanno imposto agli altri e ora vogliono violare. Il resto dei condomini forzati di questo palazzo chiamata UE – che assomiglia più a una prigione –si sforzano di salire sulla barca comune.
Il documento presentato dal Governo sedicente sovranista italiano condanna l’approccio «frammentario» e rileva: «Nell’assenza di un’immediata risposta di politica industriale, ciò può trasformarsi in una seria minaccia alla sopravvivenza dell’Europa nel panorama manifatturiero».
Bella scoperta! E la soluzione?
La «strada maestra per affrontare l’impatto dell’Ira sull’industria europea è il dialogo transatlantico. Questo dialogo è stato affinato dal coordinamento sulle sanzioni contro la Russia. Dovremmo perseguire lo stesso approccio sull’IRA, alla ricerca di soluzioni costruttive.»
Cioè, per sfuggire agli artigli della parte forte dell’UE, ci diamo in pasto alle fauci degli USA, da dove arriva la ventata bellicista che desertificherà l’Europa, compresi quelli che al momento cercano di trovare una via d’uscita alla chetichella a uno a uno.
Fa mi faccia il piacere!

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“E STALINGRADO GRIDÒ VITTORIA!” Il 2 febbraio 1943 l’Armata Rossa respingeva i nazisti a #Stalingrado in quella che fu la più grande e decisiva battaglia della seconda guerra mondiale. La controffensiva dei sovietici sancì la definitiva sconfitta della Germania nazista. Il sangue versato dall’armata rossa e dal fiero popolo sovietico per le strade di Stalingrado, portò successivamente alla conquista di Berlino nel cuore del Terzo Reich. L’Europa intera deve molto di più all’Unione Sovietica di quanto qualche farlocco revisionista vorrebbe far credere. Il Partito Comunista non dimentica.


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“E STALINGRADO GRIDÒ VITTORIA!”
Il 2 febbraio 1943 l’Armata Rossa respingeva i nazisti a #Stalingrado in quella che fu la più grande e decisiva battaglia della seconda guerra mondiale.
La controffensiva dei sovietici sancì la definitiva sconfitta della Germania nazista.
Il sangue versato dall’armata rossa e dal fiero popolo sovietico per le strade di Stalingrado, portò successivamente alla conquista di Berlino nel cuore del Terzo Reich.
L’Europa intera deve molto di più all’Unione Sovietica di quanto qualche farlocco revisionista vorrebbe far credere.
Il Partito Comunista non dimentica.

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IN FRANCIA PROTESTANO PER LE PENSIONI IN ITALIA RESTIAMO A GUARDARE A Parigi scendo in piazza mezzo milioni di persone per protestare contro la riforma delle pensioni, in Italia invece continuano a diminuirle e ad innalzare l’età pensionabile nel totale silenzio dei sindacati concertativi. La seconda ondata di proteste contro i piani del presidente Emmanuel Macron di innalzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni sta bloccando l’intero paese. Otto grandi sindacati hanno aderito: chiuse scuole e raffinerie di petrolio. Fermo il trasporto pubblico con gravi disagi. La partecipazione in aumento rispetto al primo appuntamento contro la riforma delle pensioni del 19 gennaio, secondo il sindacato francese Cgt: in piazza a Parigi, a Montparnasse, sono scesi oggi 500.000 manifestanti, contro i 400.000 della prima volta. Nel nostro paese invece queste proteste non accadono più, complici sopratutto i sindacati concertativi che si sono piegati a tutte le direttive che i governi degli ultimi anni hanno emanato, intatti un lavoratore italiano può andare in pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni di età, con almeno 20 anni di contribuzione. Oppure andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva se lavoratrice donna, oppure con 42 anni e 10 mesi se lavoratore uomo.


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IN FRANCIA PROTESTANO PER LE PENSIONI
IN ITALIA RESTIAMO A GUARDARE

A Parigi scendo in piazza mezzo milioni di persone per protestare contro la riforma delle pensioni, in Italia invece continuano a diminuirle e ad innalzare l’età pensionabile nel totale silenzio dei sindacati concertativi.

La seconda ondata di proteste contro i piani del presidente Emmanuel Macron di innalzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni sta bloccando l’intero paese. Otto grandi sindacati hanno aderito: chiuse scuole e raffinerie di petrolio. Fermo il trasporto pubblico con gravi disagi.
La partecipazione in aumento rispetto al primo appuntamento contro la riforma delle pensioni del 19 gennaio, secondo il sindacato francese Cgt: in piazza a Parigi, a Montparnasse, sono scesi oggi 500.000 manifestanti, contro i 400.000 della prima volta.

Nel nostro paese invece queste proteste non accadono più, complici sopratutto i sindacati concertativi che si sono piegati a tutte le direttive che i governi degli ultimi anni hanno emanato, intatti un lavoratore italiano può andare in pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni di età, con almeno 20 anni di contribuzione. Oppure andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva se lavoratrice donna, oppure con 42 anni e 10 mesi se lavoratore uomo.

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BASTA PROPAGANDA MOBILITIAMOCI Armi sempre più letali e capaci di colpire in profondità la Russia, ossia di accendere la miccia della Terza Guerra Mondiale. Minacce degli USA alla Cina, chiamando allo scontro entro il 2024/25. Israele conduce la sua guerra parallela: prima scatena l’inferno dentro il campo profughi di Jenin e poi attacca importanti istallazioni sul territorio iraniano. Provocazioni alla Serbia per costringerla ad aderire all’asse del “bene”. Nel frattempo l’Italia regala altre 5 motovedette al governo fantoccio di Tripoli responsabile dei traffici di petrolio e di esseri umani. La Francia in rivolta contro la riforma delle pensioni che le porterebbero alla bella cifra di 64 anni (da noi sono 67). Da noi il carovita ha già tagliato il 7,6% dei salari senza che nessun recupero sia alle viste. Già i salari italiani sono gli unici in tutta Europa che non crescono da vent’anni. Gli infortuni sul lavoro ritornano ai livelli precovid (1.100 l’anno scorso secondo l’INAIL, addirittura 1.499 secondo altre fonti), ossia nulla si è fatto veramente a proposito questo gravissimo fenomeno. Il Governo Meloni fa la faccia feroce agli indigenti che non trovano lavoro, spacca l’Italia con l’“autonomia differenziata”, completando l’opera iniziata dal PD, con una riforma che garantirà solo le privatizzazioni al nord e al sud, mentre ai cittadini resteranno solo i Lep (Livelli essenziali di prestazione), dove “essenziali” è tutto da vedere cosa ci concederanno. Il popolo italiano vede nero il suo futuro, è contrario alla guerra, alle sanzioni, alla politica atlantista ed “europeista” che in realtà sta desertificando l’Europa. Di cosa si occupa il Parlamento italiano, per una volta a banchi quasi al completo? Di cose irrilevanti. Litigano animatamente su argomenti che coinvolgono solo loro per continuare a far credere che siano diversi, ma invece sono sempre le due facce della stessa medaglia. E l’informazione? E l’intrattenimento? Ormai è tutta propaganda. Anche il Festival di San Remo viene arruolato alla guerra. Non sanno più cosa inventare per tenere il popolo italiano narcotizzato. È il momento di svegliarsi, di dire no. Il popolo italiano come il popolo francese. L’Italia che lavora alzi la testa. L’11 febbraio scendiamo in piazza contro la guerra e contro questa becera propaganda di regime. Anche nella tua regione puoi andare davanti le sedi della RAI a protestare. Iniziamo da qui.


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BASTA PROPAGANDA
MOBILITIAMOCI

Armi sempre più letali e capaci di colpire in profondità la Russia, ossia di accendere la miccia della Terza Guerra Mondiale. Minacce degli USA alla Cina, chiamando allo scontro entro il 2024/25. Israele conduce la sua guerra parallela: prima scatena l’inferno dentro il campo profughi di Jenin e poi attacca importanti istallazioni sul territorio iraniano. Provocazioni alla Serbia per costringerla ad aderire all’asse del “bene”. Nel frattempo l’Italia regala altre 5 motovedette al governo fantoccio di Tripoli responsabile dei traffici di petrolio e di esseri umani.
La Francia in rivolta contro la riforma delle pensioni che le porterebbero alla bella cifra di 64 anni (da noi sono 67). Da noi il carovita ha già tagliato il 7,6% dei salari senza che nessun recupero sia alle viste. Già i salari italiani sono gli unici in tutta Europa che non crescono da vent’anni. Gli infortuni sul lavoro ritornano ai livelli precovid (1.100 l’anno scorso secondo l’INAIL, addirittura 1.499 secondo altre fonti), ossia nulla si è fatto veramente a proposito questo gravissimo fenomeno.
Il Governo Meloni fa la faccia feroce agli indigenti che non trovano lavoro, spacca l’Italia con l’“autonomia differenziata”, completando l’opera iniziata dal PD, con una riforma che garantirà solo le privatizzazioni al nord e al sud, mentre ai cittadini resteranno solo i Lep (Livelli essenziali di prestazione), dove “essenziali” è tutto da vedere cosa ci concederanno.
Il popolo italiano vede nero il suo futuro, è contrario alla guerra, alle sanzioni, alla politica atlantista ed “europeista” che in realtà sta desertificando l’Europa.
Di cosa si occupa il Parlamento italiano, per una volta a banchi quasi al completo? Di cose irrilevanti. Litigano animatamente su argomenti che coinvolgono solo loro per continuare a far credere che siano diversi, ma invece sono sempre le due facce della stessa medaglia.
E l’informazione? E l’intrattenimento? Ormai è tutta propaganda. Anche il Festival di San Remo viene arruolato alla guerra. Non sanno più cosa inventare per tenere il popolo italiano narcotizzato.
È il momento di svegliarsi, di dire no. Il popolo italiano come il popolo francese. L’Italia che lavora alzi la testa.
L’11 febbraio scendiamo in piazza contro la guerra e contro questa becera propaganda di regime. Anche nella tua regione puoi andare davanti le sedi della RAI a protestare. Iniziamo da qui.

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