Meeting Internazionale di Madrid. Contro Euro, Unione Europea e Nato.Intervento di Marco Rizzo, segretario nazionale di CSP-PARTITO COMUNISTA Sabato 15 dicembre 2012

Intervento di Marco Rizzo,

segretario nazionale di CSP-PARTITO COMUNISTA

Meeting Internazionale di Madrid. Contro Euro, Unione Europea e Nato.

Sabato 15 dicembre 2012

Cari compagni,

insieme al ringraziamento per l’invito rivoltoci a partecipare a questa significativa e importante manifestazione, vi porto il saluto fraterno dei nostri militanti e di tutto il nostro Partito.

 

Ventuno anni fa cessava di esistere l’Unione Sovietica, la bandiera rossa con la falce e il martello¬† veniva ammainata dal pennone del Cremino, ma le nostre giuste idee non morivano. Sembrava che il capitalismo avesse ormai definitivamente trionfato. Ventuno anni dopo quel triste evento, invece, il pianeta si trova ad affrontare una crisi devastante quantitativamente e qualitativamente, dentro la quale il sistema continua ad avvitarsi senza essere in grado di uscirne.

 

Non si tratta di un guasto temporaneo rimediabile con accorgimenti tecnici, si tratta di una crisi strutturale, originante da sovrapproduzione e sovraccumulazione di capitale, le cui cause si trovano non nella sfera finanziaria, non nell’applicazione di una particolare dottrina economica (neoliberismo, keynesismo o teoria della decrescita), ma sono radicate nell’essenza stessa del modo di produzione capitalistico, che non √® pi√Ļ in grado di reggere la propria contraddizione fondamentale tra carattere sociale della produzione e appropriazione privata del prodotto. Lo stesso consumo energetico del modello capitalistico se fosse esteso a tutti gli abitanti del pianeta produrrebbe in brevissimo tempo un collasso ambientale totale.

Dilaniato dalla concorrenza globale interimperialista, il capitalismo oggi non √® pi√Ļ in grado di sostenere la caduta del saggio di profitto e di riavviare il ciclo espansivo di riproduzione e accumulazione, se non attraverso politiche di compressione dei salari e la distruzione di parte della massa di capitale globalmente circolante, attraverso riduzioni di capacit√† produttiva, licenziamenti e ‚Äď non dimentichiamolo -, guerra.

Assistiamo cos√¨ alla riduzione del salario diretto, sia di quello nominale per mezzo della contrattazione sempre pi√Ļ individuale, sia di quello reale attraverso l’abolizione dei meccanismi d’indicizzazione; alla compressione del salario indiretto, tramite i tagli ai servizi e alla spesa sociale (l’Italia si colloca ai livelli pi√Ļ bassi dell’Unione Europea per questa voce) e alla restrizione del salario differito, con l’allungamento della vita lavorativa e il calo delle pensioni. Questo provoca la diminuzione dei consumi e contrazione del risparmio delle famiglie, costrette per sopravvivere ad intaccare quanto precedentemente accantonato. L’ISTAT, l‚Äôente statistico italiano,¬† ci conferma una riduzione dei consumi delle famiglie¬† (-3,3% complessivo), a partire da quelli alimentari (-14%),. Una situazione che non si verificava dai tempi dall‚Äôultima guerra mondiale!

 

Le politiche di rigore che limitano la spesa pubblica nelle sue componenti di spesa sociale, previdenziale e investimento pubblico, tracciate e volute dall’UE, contribuiscono a deprimere ulteriormente la domanda interna, facendo avvitare l’economia nella spirale debito-rigore-calo della domanda-calo del prodotto interno-ulteriore debito. Il conclamato fallimento di queste politiche √® confermato sia dai dati degli Istituti di Statistica, che, paradossalmente, dalla stessa BCE: in Italia, in un anno di rigorismo del governo Monti, in ossequio alle politiche dell’Unione Europea, la produzione industriale √® crollata del -5.2%, il PIL del -2,3%, il rapporto tra debito e PIL √® passato dal 121,7% al 126,1%.

 

Se guardiamo la situazione dal punto di vista dei lavoratori e del popolo, vediamo che le misure di rigore e austerit√† hanno portato la disoccupazione oltre l’11%, con punte di pi√Ļ del 30% tra i giovani e del 50% in alcune regioni del Meridione italiano. I salari orari nominali sono cresciuti solo del 1,4% su base annua, mentre l’inflazione √® al 3,2%: di fatto, si √® attuata una forte riduzione dei salari reali diretti e differiti (pensioni), che si aggiunge all’originaria rapina del 50% delle retribuzioni, perpetrata con l’introduzione dell’Euro in Italia. Il massacro sociale √® sotto gli occhi di ciascuno di noi.

 

Il tutto √® stato condito da una riduzione sostanziale dei diritti dei lavoratori, della sicurezza del e sul posto di lavoro. La precariet√† non riguarda pi√Ļ solo le nuove generazioni, ma √® estesa e generalizzata a tutte le fasce di et√† e di genere; l’attacco ai diritti dei lavoratori consente oggi ai padroni di licenziare senza giusta causa, per sole ragioni congiunturali, ma anche per ragioni di discriminazione politico-sindacale. La mancata garanzia¬† della sicurezza sul lavoro, della quale sindacati collaborazionisti hanno consentito la monetizzazione, conferisce all’Italia il triste primato europeo per gli omicidi bianchi. Il potente apparato mediatico del governo Monti, emanazione diretta dell’oligarchia monopolistica e bancaria, incarnate dall’UE e dalla BCE, ha millantato che la riforma del sistema previdenziale, che deruba milioni di pensionandi, la riforma del mercato del lavoro, che riduce fortemente gli ammortizzatori sociali e cancella i residui diritti dei lavoratori, la politica di rigore, che taglia sanit√†, istruzione, servizi, ricerca scientifica, cultura, trasporti pubblici, una volta attuate, avrebbero fatto ripartire l’economia. Il risultato √® stato lacrime e sangue per la classe operaia, i lavoratori, i giovani, i pensionati; nuovi regali ai padroni, che aumentano i loro profitti grazie a ulteriori defiscalizzazioni, a livelli salariali da quarto mondo, a privatizzazioni del patrimonio pubblico e dei servizi a prezzi di saldo; peggioramento complessivo della situazione macroeconomica.

 

Ecco qual √® il vero intento dei ‚Äúmercati‚ÄĚ e a cosa serve la clava del rigore, con la minaccia dello ‚ÄúSpread‚ÄĚ! Non a risanare l’economia, ma a depredare il patrimonio dei popoli; non a migliorare la vita delle persone, ma a sfruttare ancora di pi√Ļ i lavoratori, spolpandoli fino alla miseria!

Questa spoliazione e rapina ai danni di lavoratori, popoli e paesi, attuata dal capitale monopolistico, industriale e finanziario, vede la partecipazione, in maggiore o minore misura a seconda dei rapporti di forza interimperialistici, di tutte le borghesie nazionali senza esclusione alcuna, sia dei paesi economicamente pi√Ļ forti, che dei paesi pi√Ļ deboli. Non esistono borghesie ‚Äúbuone‚ÄĚ o ‚Äúvittime‚ÄĚ: tutte sono comunque sfruttatrici della classe operaia! Non esiste un capitalismo ‚Äúbuono‚ÄĚ (quello produttivo) ed uno ‚Äúcattivo‚ÄĚ (quello finanziario). Esiste il capitalismo, punto e basta, con la criminalit√† organizzata, la mafia e tutte le¬† sue attivit√† delinquenziali.

 

Il debito non √® causa della crisi, √® una sua conseguenza.. Non sono i lavoratori, non sono i popoli, che avrebbero vissuto al di sopra delle proprie possibilit√†, ad avere generato il debito pubblico. Il debito √® stato generato dal capitale per massimizzare i profitti. Il capitale, infatti, ha finanziato la propria crescita nei periodi espansivi e compensato l’inevitabile caduta del saggio di profitto attraverso un uso sfacciato della spesa pubblica, drenando risorse statali (in Italia l’83% circa delle entrate fiscali provengono dal lavoro dipendente, senza possibilit√† di evasione) a copertura di fasi congiunturali avverse, di finti programmi di sviluppo, settoriali o regionali, attraverso contributi a fondo perduto, crediti agevolati a tasso abbattuto a carico della finanza pubblica, defiscalizzazioni e decontribuzioni, ecc.. Questa √® la principale causa del debito pubblico, insieme agli enormi interessi verso le banche e al crescente peso degli apparati repressivi dello Stato, degli armamenti e delle missioni di guerra in forza dell’appartenenza alla Nato!

 

Sul piano interno, per fare fronte alla crisi e gestire questi processi di ristrutturazione brutale e disumana, il capitale non può fare a meno di inasprire gli strumenti repressivi del proprio dominio, cancellando anche i diritti formali della democrazia borghese, ridotta ormai ad un simulacro. Riforme costituzionali autoritarie e leggi elettorali truffaldine svuotano le assemblee elettive di ogni reale potere e escludono da queste ogni forma di protagonismo del conflitto di classe, attraverso sistemi bipolari, sbarramenti, richieste di inverosimili quantità di firme per la presentazione delle liste, dalle quali sono però esentati i partiti borghesi già presenti nelle istituzioni, confermandoci nella nostra convinzione di quanto sia vana e inconsistente la finzione del parlamentarismo borghese.

 

Anche sul piano esterno il ricorso alla forza √® sempre pi√Ļ marcato. L’inasprimento della competizione interimperialistica per il controllo delle materie prime, delle fonti di energia, dell’acqua, delle grandi vie dei trasporti e dei traffici, insieme alla gi√† citata necessit√† di distruggere quote di capitale globalmente circolante per contrastare la caduta del saggio di profitto, concorrono a trascinare l’umanit√† verso una catastrofe bellica di proporzioni planetarie. Assistiamo ad una escalation di aggressioni contro stati sovrani, ieri contro la Libia, oggi contro la Siria, domani contro l’Iran, espressioni locali del pi√Ļ generale conflitto per l’egemonia e il controllo, in una prospettiva che vede l‚Äôazione dell’imperialismo statunitense e quello europeo.

Un sistema incapace di riavviare il ciclo di riproduzione e di reggersi senza ricorrere alla pi√Ļ brutale repressione e alla guerra √® un sistema finito. Questo √® oggi il capitalismo: un modo di produzione morente che ha esaurito da tempo il proprio ruolo storico, ma che ha ancora pericolose e affilate armi¬† nel proprio arsenale, da quelle sempre meno efficaci di dissimulazione delle proprie responsabilit√† nella crisi a quelle¬† terribili del portarci alla catastrofe della guerra.

 

L’Euro, l’Unione Europea, la NATO, sono le armi con cui l’imperialismo europeo, cio√® il capitale monopolistico europeo, cerca di imporre il proprio dominio e la propria politica di rapina a popoli e paesi, all’esterno dell’Europa, ma anche al suo interno, come le vicende di Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda ci dimostrano.

Per questo, i comunisti, coscienti del fatto che nessuna soluzione alla crisi √® possibile all’interno del sistema capitalistico e che i margini di manovra del riformismo e delle politiche keynesiane si sono definitivamente esauriti, chiamano la classe operaia, i lavoratori, i ceti popolari colpiti dalla crisi, ad organizzarsi in un unico, potente Fronte, capace di lanciare la mobilitazione di massa per uscire dall’Unione Europea, dal sistema dell’Euro e dalla NATO, come primo passo verso la rivoluzione socialista e l’instaurazione del potere operaio, che il fallimento oggettivo del capitalismo pone oggi all’ordine del giorno per evitare la barbarie e la guerra.

 

Per fare questo serve la lotta di classe ma anche la battaglia contro la finta sinistra ed i suoi partiti opportunisti che continuano a voler spiegare la possibilit√† di riforma del sistema capitalistico e che continuano a ‚Äėflirtare‚Äô coi governi di centrosinistra nazionali e regionali. Questi opportunisti non sono meno responsabili del nemico di classe in quanto distolgono e rendono inefficaci forze ed energie nella lotta decisiva.

Questo richiede una forte ed effettiva capacità di coordinamento internazionale dei partiti comunisti coerentemente marxisti-leninisti, fino ad adottare vincoli politici visibili alle masse popolari, che consentano di elaborare congiuntamente la teoria e la prassi della lotta di classe nelle condizioni attuali, le strategie e le tattiche comuni per la rivoluzione proletaria e la costruzione del socialismo-comunismo.

 

Popoli d’Europa, alzatevi!

Fuori dall’Unione Europea e dalla NATO! Abbattere la dittatura del capitale!

Viva l’internazionalismo proletario!

Il Comunismo √® la giovent√Ļ del mondo!

Viva il Partito Comunista dei Popoli di Spagna! Viva i Collettivi della Giovent√Ļ Comunista!

Discurso de Marco Rizzo, Secretario Nacional del CSP-PARTIDO COMUNISTA

Encuentro Internacional en Madrid. Contra el Euro, la Unión Europea y la OTAN.15 de diciembre 2012

Estimados compa√Īeros,

junto con la gratitud por la invitación a participar en este evento significativo e importante, les traigo los saludos fraternales de nuestros militantes y nuestro Partido.

Hace veinte a√Īos, la Uni√≥n Sovi√©tica dej√≥ de existir, la bandera roja con la hoz y el martillo fue arriada del asta de la bandera del Kremlin, pero nuestras ideas correctas no murieron. Parec√≠a que el capitalismo hab√≠a definitivamente triunfado. Sin embargo, veinti√ļn a√Īos despu√©s de ese acontecimiento triste, el planeta se enfrenta a una crisis devastadora cuantitativa y cualitativamente, en la que el sistema continuar√° dandovueltas sobre si mismo sin poder encontrar una salida.

Esto no es un problema temporal remediable con medidas técnicas, se trata de una crisis estructural, proveniente de la sobreproducción y sobreacumulación de capital, cuyas causas no se encuentran en la esfera financiera y tampoco en la aplicación de una determinada teoría económica (neoliberalismo, keynesianismo o  teoría del decrecimiento); al contrario, tienen sus raíces en la esencia misma del modo de producción capitalista, que ya no es capaz de revolver su propia contradicción fundamental entre el carácter social de la producción y la apropiación privada del producto. El consumo de energía del mismo modelo capitalista si se extiende a todos los habitantes del planeta en un tiempo muy corto produciría un colapso ecológico total.

Destruido por la competencia mundial inter-imperialista, el capitalismo ya no es capaz de soportar la tendencia decreciente de la tasa de ganancia y reiniciar el ciclo de crecimiento de reproducción y acumulación, a menos que no utilice las políticas de compresión de los salarios y la destrucción de una parte de la masa del capital que circula en el mundo, la reducción de capacidad productiva, los despidos y Рno lo olvidemos Рla guerra.

Asistimos de este modo a la reducci√≥n de los salarios directos, tanto el nominal mediante la negociaci√≥n cada vez m√°s individual como de los salarios reales a trav√©s de la supresi√≥n de los mecanismos deadecuacion al indice de precios. Y asistimos a la reduccionde los salarios indirectos, a trav√©s de los recortes a los servicios y al gasto social (en esto Italia se encuentra en los niveles m√°s bajos de la Uni√≥n Europea) y a trav√©s de la restricci√≥n de los salarios diferidos, con el alargamiento de la vida laboral y la disminuci√≥n de las pensiones. Esto provoca¬† el descenso del consumo y la disminuci√≥n de los ahorros de las familias, que para sobrevivir est√°n obligadas a gastar lo que consiguieron ahorrar en el pasado. EL¬† ISTAT, la agencia de estad√≠sticas italiana, confirma una reducci√≥n en el consumo de los hogares (-3,3% en total), sobre todo por lo que concierne a los alimentos (-14%). Una situaci√≥n que no se produc√≠a desde la √ļltima guerra mundial!

Las pol√≠ticas de austeridad que limitan el gasto publico en sus componentes de gasto social, de seguridad social y de inversi√≥n p√ļblica, dibujadas e impuestas por la UE, contribuyen a deprimir a√ļn m√°s la demanda interna, bloqueando la econom√≠a en la espiral de deuda-austeridad-ca√≠da de la demanda-ca√≠da del producto interno- m√°s deuda. El fracaso evidente de estas pol√≠ticas lo confirman tanto los datos de los Institutos de Estad√≠stica, como, parad√≥jicamente, el BCE: en Italia, en un a√Īo de gobierno de austeridad de Monti, de acuerdo con las pol√≠ticas de la Uni√≥n Europea, la producci√≥n industrial cay√≥ del -5.2%, el PIB disminuy√≥ del 2,3%, el ratio de deuda respecto al PIB pas√≥ del 121,7% al 126,1%.

Si miramos la situaci√≥n desde el punto de vista de los trabajadores y del pueblo, vemos que las medidas de rigor y austeridad han llevado el desempleo a m√°s del 11%, con picos de m√°s del 30% entre los j√≥venes y el 50% en algunas regiones del sur de Italia.¬† Los nominales de los salarios por hora crecieron s√≥lo un 1,4% sobre base anual, mientras que la inflaci√≥n es del 3,2%: de hecho, se ha puesto en marcha una importante reducci√≥n de los salarios reales directos y diferidos (pensiones), que se a√Īade al originario robo¬† del 50% de los salarios, perpetrados con la introducci√≥n del euro en Italia. La masacre social est√° bajo los ojos de¬† cada uno de nosotros.

Todo el asunto se ha coronado por¬† una reducci√≥n sustancial de los derechos laborales y de seguridad en el lugar de trabajo. La incertidumbre no es s√≥lo para la generaci√≥n m√°s joven, sino que se ha¬† extendido y generalizado a todos los grupos de edad y de g√©nero; el ataque a los derechos de los trabajadores ahora permite a los empresarios despedir sin causa justificada, no solo por motivos econ√≥micos, sino que tambi√©n por motivos de discriminaci√≥n pol√≠tico-sindical. La falta de medidas de seguridad en el lugar de trabajo, de la cual los sindicatos colaboracionistas han permitido la monetizaci√≥n, confiere a Italia la triste distinci√≥n en Europa de los fallecido por accidentes laborales. El poderoso aparato medi√°tico del Gobierno Monti, hijo de la oligarqu√≠a monopol√≠sta y bancaria, encarnadas por la UE y el BCE, se ha jactado de que la reforma del sistema de pensiones, que roba a millones de jubilados, la reforma del mercado del trabajo, que reduce muchisimo las redes de seguridad social y borra los derechos de los trabajadores que quedaban, la pol√≠tica de austeridad,¬† que recorta la salud, la educaci√≥n, los servicios, la investigaci√≥n cient√≠fica, la cultura, el transporte p√ļblico; todas estas pol√≠ticas, una vez implementadas, deber√≠an haber echo remontar la econom√≠a.

El resultado fue sangre y l√°grimas para la clase obrera, los trabajadores, los j√≥venes, los pensionistas; nuevos regalos a la patronal que aumenta sus ganancias a trav√©s de exenciones fiscales adicionales, salarios al nivel del cuarto mundo, privatizaci√≥n del patrimonio p√ļblico y de los servicios con precios de tiempos de rebajas; deterioro general de la situaci√≥n macroecon√≥mica.

¬°Es esta la verdadera intenci√≥n de los “mercados” y a esto sirve la porra del rigor y de la austeridad, con la amenaza de¬† la prima de riesgo! No para restaurar la econom√≠a, sino para saquear la riqueza de los pueblos, no para mejorar la vida de las personas, sino para explotar a√ļn m√°s a los trabajadores, saque√°ndolos hasta la miseria!

Este saqueo y robo en contra de los trabajadores, de los pueblos y de los pa√≠ses, puesto en pr√°ctica por el capital monopolista, industrial y financiero,¬† implica la participaci√≥n, en mayor o menor medida dependiendo de los equilibrios de fuerzas inter-imperialistas, de todas las burgues√≠as nacionales, tanto de los pa√≠ses econ√≥micamente m√°s fuertes como de los pa√≠ses m√°s d√©biles. No existen¬† burgues√≠as “buenas” o “v√≠ctimas”: ¬°todas explotan¬† la clase obrera! No hay capitalismo “bueno” (el capitalismo productivo) y uno “malo” (el capitalismo financiero). Existe el capitalismo, simple y llanamente, con el crimen organizado, la mafia y todas sus actividades delictivas.

La deuda no se debe a la crisis, es una consecuencia de la misma… No son los trabajadores, no es la poblaci√≥n, quienes han estado viviendo encima de sus posibilidades, los que han generado la deuda p√ļblica. La deuda fue generada por el capital para maximizar los beneficios. Es el capital, de hecho, queien financiado su crecimiento en los periodos de expansi√≥n y compensado la inevitable ca√≠da de la tasa de ganancia a trav√©s del uso descarado del gasto p√ļblico, agotando los recursos del estado (en Italia alrededor del 83% de los ingresos fiscales provienen del empleo, sin posibilidad de evasi√≥n) para cubrir estas adversas coyunturas; estos falsos programas de desarrollo, sectorial o regional, a trav√©s de subvenciones sin l√≠mite; estas tasas de pr√©stamos¬† a cargo de las finanzas p√ļblicas; estas exenciones tributarias, etc .. Esta es la causa principal de la deuda, junto con los inmensos intereses de los bancos y el peso creciente de los organismos represivos del Estado, de los armamentos y de las misiones de guerra justificadas por el hecho de ser miembro de la OTAN!

En el plano interno, para hacer frente a la crisis y gestionar estos procesos de reestructuración brutal e inhumana, el capital no puede sino exacerbar los instrumentos represivos de su dominio, llegando a borrar tambien los derechos formales de la democracia burguesa,  reducida ahora a un simulacro. Reformas constitucionales autoritarias y leyes electorales fraudulentas vacían las asambleas elegidas de cualquier poder real y excluyen de éstas cualquier forma de liderazgo de la lucha de clases, a través de sistemas bipartidistas, barreras, peticiones de una cantidad increíble de firmas para la presentación de las listas, de las cuales, sin embargo, son exceptuados los partidos burgueses presentes ya en las instituciones, lo que confirma nuestra creencia de cuánto es vana e inconsistente la ficción de un parlamentarismo burgués.

Tambi√©n en el exterior, la utilizaci√≥n de la fuerza es cada vezm√°s marcada. La intensificaci√≥n de la competencia inter-imperialista para el control de las materias primas, de las fuentes de energ√≠a, del agua, de las grandes vias de transporte, junto con la necesidad antes mencionada de destruir cuotas de capital que circulan a nivel global para contrarrestar la ca√≠da de la tasa de ganancia, arrastran a la humanidad hacia una guerra catastr√≥fica de proporciones globales. Estamos siendo testigos de una escalada de agresiones contra distintos Estados soberanos, ayer contra Libia, hoy en contra de Siria, ma√Īana en contra de Ir√°n. Estas son las expresiones locales de un conflicto m√°s general por la hegemon√≠a y el control, en una perspectiva que ve la acci√≥n del imperialismo de Estados Unidos y de Europa.

Un sistema que no es capaz de reiniciar el ciclo de reproducci√≥n sin recurrir a la m√°s brutal represi√≥n y a la guerra es un sistema acabado. Esto es el capitalismo hoy en d√≠a: un modo de producci√≥n moribundo que ha terminado desde hace mucho tiempo su papel hist√≥rico, pero que a√ļn posee¬† armas afiladas y peligrosas en su arsenal, de las siempre menos eficaces que ocultan sus responsabilidades en la crisis a las terribles que pueden llevarnos a la cat√°strofe de la guerra.

El euro, la Uni√≥n Europea, la OTAN, son las armas con las que el imperialismo europeo, es decir, el capital monopolista europeo, trata de imponer su dominio y su pol√≠tica de robo a pueblos y pa√≠ses fuera de la Europa, pero tambi√©n en su interior, como la historia de Grecia, Espa√Īa, Italia, Portugal e Irlanda nos muestra.

Para ello, los comunistas, conscientes del hecho de que ninguna solución a la crisis es posible dentro del sistema capitalista y de que el margen de maniobra de las políticas del reformismo y las politicas keynesianas han  agotado definitivamente, llaman a la clase obrera, los trabajadores, las clases populares afectadas por la crisis, a organizarse en un solo y poderoso Frente, capaz de poner en marcha la movilización de masas para salir de la Unión Europea, el sistema del euro y de la OTAN, como un primer paso hacia la revolución socialista y el establecimiento del poder obrero que el fracaso del capitalismo pone en la agenda de hoy para evitar la barbarie y la guerra.

Para ello es necesaria la lucha de clases, pero tambi√©n la batalla en contra de la falsa izquierda y sus partidos oportunistas que siguen intentando explicar las posibilidades de reformar el sistema capitalista y continuar ‚Äėcoqueteando‚Äô con los gobiernos de centro-izquierda a nivel nacional y regional. Estos oportunistas no son menos responsables que el¬† enemigo de clase ya que quitan y hacen ineficaces fuerzas y energ√≠as en la lucha decisiva.

Esto requiere una capacidad de coordinación fuerte y efectiva de los partidos comunistas internacionales coherentemente marxistas-leninistas, hasta adoptar medidas políticas que sean visibles para las masas populares y gracias a las cuales sea posible desarrollar conjuntamente la teoría y la práctica de la lucha de clases en las condiciones actuales, las estrategias y tácticas comunes para la revolución proletaria y la construcción del socialismo-comunismo.

Pueblos de Europa, lev√°ntaos!

Fuera de la Unión Europea y de la OTAN! A derrocar la dictadura del capital!

¬°Viva el internacionalismo proletario!

El comunismo es la juventud del mundo!

Viva el PCPE! Viva los CJC!

 

 

 

 


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