Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela
Il Partito Comunista aderisce alla manifestazione di Sabato 10 Gennaio a Roma in difesa della Repubblica Bolivariana del Venezuela e contro l’Imperialismo USA.
Lo facciamo senza se e senza ma, invitando tutti i compagni che non potranno partecipare alla manifestazione di Roma a partecipare alle relative manifestazioni sul territorio nazionale.
Viva Maduro!
Viva Venezuela!
Promotori:
Potere al Popolo
Unione Sindacale di Base
Arci Roma
Movimento diritto all’abitare
La Villetta per Cuba
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Cred
Pacto Historico – Italia
Piattaforma progressista latinoamericana
Movimento studenti palestinesi
Comunità palestinesi d’Italia
Udap
Cambiare Rotta
Osa
Patria socialista
Rifondazione comunista
Rete dei Comunisti
Partito Comunista
Federazione della Gioventù Comunista
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Comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista sul sequestro del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro
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Attacco al Venezuela e arresto di Maduro – Podcast del Partito Comunista
Il Segretario Generale Alberto Lombardo analizza la situazione a poche ore dalla notizia dell’attacco yankee contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e dell’arresto del suo Presidente.
Ascolta qui su Youtube
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Attacco imperialista al Venezuela
In questo momento di folle attacco da parte dell’imperialismo Yankee, il nostro partito è sempre dalla parte del Venezuela Bolivarista e libero. Viva il Venezuela!
Di seguito, condividiamo il comunicato dell’Ambasciata Venezuelana.
COMUNICATO DELLA REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA
La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia dinanzi alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale Governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelani nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dei suoi articoli 1 e 2, che consacrano il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare dell’America Latina e dei Caraibi, e mette in grave pericolo la vita di milioni di persone.
L’obiettivo di questo attacco non è altro che impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, tentando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo legittimo Governo restano saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811 il Venezuela ha affrontato e vinto imperi. Quando nel 1902 potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: “La pianta insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”. Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si leva nuovamente per difendere la propria indipendenza dinanzi all’aggressione imperiale.
Popolo, scendete in strada!
Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione e a ripudiare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono dispiegati per garantire la sovranità e la pace. Contestualmente, la Diplomazia Bolivariana di Pace presenterà le corrispondenti denunce al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, al Segretario Generale di tale organizzazione, alla CELAC e al Movimento dei Paesi Non Allineati, esigendo la condanna e l’assunzione di responsabilità da parte del Governo statunitense.
Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto tutti i piani di difesa nazionale perché siano attuati nel momento e nelle circostanze adeguate, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dalla Legge Organica sugli Stati di Eccezione e dalla Legge Organica di Sicurezza della Nazione.
In tal senso, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di Commozione Esterna in tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata. Tutto il Paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.
Allo stesso modo ha ordinato il dispiegamento immediato del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e municipi del Paese.
Nel pieno rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il proprio popolo, il proprio territorio e la propria indipendenza. Chiamiamo i popoli e i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva di fronte a questa aggressione imperiale.
Come affermò il Comandante Supremo Hugo Chávez Frías, “di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, di qualunque portata, la risposta di tutti e di tutte i patrioti è unità, lotta, battaglia e vittoria”.
Caracas, 3 gennaio 2026
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Comunicato della Repubblica Bolivariana del Venezuela
UCRAINA. DUE PIANI INACCETTABILI PER CONTINUARE LA GUERRA
Ma davvero possiamo credere che gli USA e l’UE vogliano mollare la presa sull’Ucraina?
Come si fa a mostrare alle rispettive opinioni pubbliche la propria “buona volontà” di pace? Ammannendo a ciascuna di queste una “narrazione” (si dice così oggi, giusto?) che scarichi sul cattivone Putin la responsabilità della continuazione della guerra e che faccia baluginare ai propri danti causa (le rispettive multinazionali) i benefici della continuazione.
A questo scopo gli USA presentano un piano del tutto inaccettabile per l’UE e la nazi junta ucraina e l’UE un simmetrico piano inaccettabile per Putin. Nel piano USA i guadagni erano tutti per se stessi (mani sulle risorse ucraine e spese a carico dell’UE e parzialmente della Russia), nel piano UE simmetricamente (guadagni per la riconversione industriale europea nel settore militare e spese a carico integralmente della Russia).
Risultato: stallo diplomatico, la Russia avanza, i morti continuano e con essi i profitti.
Gli USA non azzannano, da subito come speravano, le risorse ucraine e non dividono la Russia dalla Cina. Tuttavia ancora succhieranno il sangue dall’Europa coi dazi e il gas.
L’UE si imbarca in una guerra infinita che la porterà al dissanguamento finanziario e sociale (v. ADDENDUM in fondo). Tuttavia le azioni delle fabbriche della morte riprenderanno a macinare profitti, dopo lo spavento che si erano prese dopo la divulgazione del piano americano.
La Russia deve continuare a combattere.
L’Ucraina deve continuare a morire.
ADDENDUM.
«L’alto livello di automazione fa inoltre sì che l’odierna industria bellica usi molta meno manodopera di un tempo, specie rispetto a settori del terziario civile come la sanità o l’istruzione.
Per tali ragioni, il moltiplicatore (PIL generato per denaro pubblico investito) è ritenuto molto basso da FMI, OCSE e Banca mondiale: di norma non superiore a 0,75-0,85, cioè 75-85 centesimi di PIL generato per euro (o dollaro) investito. [Più si investe più ci si impoverisce globalmente, Nota mia]
Nel caso europeo è anche inferiore: 0,5 secondo Goldman Sachs, in quanto la forte dipendenza dai fornitori americani rende molto improbabile soddisfare le ambizioni di riarmo con soli acquisti made in Europe.
Si aprono qui due strade. La prima è rosicchiare risorse da altri settori, come sanità o scuola, con moltiplicatori normalmente superiori (1,2-1,5, in media): burro e cannoni, entrambi in abbondanza, è un lusso che poche economie in pochi periodi storici si possono permettere. La seconda è militarizzare sul serio i nostri paesi…»
(LA PALLOTTOLA SPUNTATA di Fabrizio Maronta, in PERCHÉ ABBIAMO PERSO, LIMES, agosto 2025, p.79)
FASCISMO E ANTIFASCISMO – Discorso del Segretario Generale Alberto Lombardo al World Socialism Forum di Pechino
1. Cos’è il fascismo e a cosa serve
Un approccio antimarxista è quello di separare le forze che operano nella sovrastruttura dai rapporti
di produzione sottostanti, sebbene – come ci ha avvertito Engels – le prime non possono essere
derivate meccanicamente dalle seconde. Da questo punto di vista, l’analisi del fascismo che parte da
aspetti culturali o sociologici non può coglierne la piena essenza.
I preparativi della Prima Guerra mondiale già mostrarono i segni di quello che possiamo chiamare il
protofascismo, caratterizzato dalla militarizzazione di tutta la società. Ma non dimentichiamo
l’insegnamento di Lenin che delineò con precisione quali erano gli interessi nei rapporti di classe e
nei rapporti interimperialistici, nonché la necessità del capitalismo mondiale di superare la crisi di
sovrapproduzione con la distruzione delle forze produttive.
Il VII Congresso dell’Internazionale Comunista, tenutosi a Mosca nel luglio/agosto del 1935, diede
una definizione di classe molto accurata di cosa fosse il fascismo, ossia la dittatura terroristica della
borghesia sul proletariato. Ma – sebbene già si avesse ampia prova di cosa esso fosse fin dal 1931
con l’aggressione imperialista del Giappone alla Cina – ciò costituiva solo l’aspetto prodromico del
fascismo, come si era inizialmente manifestato in Italia e poi in Germania e in altri paesi
dell’Europa, perché ancora non si aveva avuto ancora modo di osservare il momento culminante del
nazifascismo. Tale culmine caratterizza qualitativamente il nazifascismo rispetto alle altre forme di
dittatura della borghesia non solo per l’entità e la brutalità della repressione, ma per un salto
qualitativo essenziale, ossia la necessità di riportare sui campi di battaglia i popoli d’Europa, dopo
la carneficina della Prima Guerra, in una nuova guerra contro l’Unione Sovietica, una guerra già da
tempo considerata dai dirigenti sovietici come inevitabile conseguenza del capitalismo.
2. Il fascismo in Europa oggi
Il fascismo oggi non è costituito da piccoli gruppetti di teste calde o da posizioni politiche che i
partiti, per quanto profondamente reazionari, possono esercitare nei nostri paesi. Naturalmente,
questo cambia radicalmente quando questi gruppi estremisti o partiti politici si trovano a governare
intere nazioni, come avviene oggi in Ucraina.
Gli aspetti economici del fascismo storico (la penetrazione del capitale finanziario nell’intera vita
economica del Paese, il selvaggio calo dei salari; lo sfruttamento abominevole dei consumatori, la
tassazione senza precedenti dei produttori piccolo-borghesi), così come quelli politici (la
trasformazione essenzialmente reazionaria dell’intera vita politica del Paese), sono presenti in tutti i
Paesi capitalistici occidentali. Anche se conseguiti con metodi tutt’altro che terroristici.
In Italia, in particolare, le piccole e medie imprese stanno soffrendo gravemente, i lavoratori
dipendenti e autonomi sono schiacciati (l’unico Paese ad aver visto un calo dei salari reali in
trent’anni) e i sistemi sanitari, di previdenza e di istruzione distrutti. Nel frattempo, le banche,
Leonardo (armi) ed ENI (energia) festeggiano. È imbarazzante vedere come tutta l’economia
italiana, e più in generale europea, sia piegata agli interessi delle grandi multinazionali che della
guerra e dei preparativi alla guerra hanno fatto la propria ragione di sopravvivenza. Le associazioni
padronali (Confindustria, in Italia) protestano col governo solo per avere ulteriori sussidi che li
aiutino a superare il forte disavanzo di competitività con gli USA, indotti dall’interruzione delle
forniture dei gasdotti russi e delle sanzioni (in effetti, autosanzioni!) che stanno desertificando
l’intera struttura produttiva del Continente. La guerra cognitiva funziona non solo contro le fasce più
basse della popolazione, ormai completamente insoddisfatte dalla politica, come il forte
astensionismo elettorale testimonia, ma la cui protesta non riesce a coagularsi in una politica più
efficace. Ma anche rispetto alle fasce medio alte, quali imprenditori, docenti universitari, ecc.,
incapaci di elaborare un pensiero che esca dal conformismo filo Nato più ottuso.
Proprio come la Francia fu sacrificata nel 1940 per fornire un retroterra economico e produttivo più
ampio alla guerra della Germania nazista, così l’Unione Europea viene sacrificata per fornire un
retroterra agli Stati Uniti nel loro imminente confronto con la Cina socialista. Le differenze sono
numerose e gli errori evidenti da parte delle amministrazioni statunitensi che si sono succedute, con
imbarazzanti retromarce. Va anche detto che dall’altra parte del tavolo ci sono i diplomatici più
astuti e i leader politici più lungimiranti che possiamo ricordare: quelli di Cina e Russia. E quindi è
molto più difficile per l’imperialismo navigare oggi di quanto non lo fosse nel 1941.
Quindi, alla domanda “siamo nel bel mezzo del fascismo?” la risposta deve essere: sostanzialmente
sì, ma non per le ragioni che appaiono alla superficie.
In particolare, la discriminante destra/sinistra oggi ormai è non solo fin troppo legata agli schemi
parlamentari di origine anglosassone, ma persino logora rispetto ai paradigmi del secolo scorso, dal
momento in cui la cosiddetta “sinistra” in Europa ha abbandonato ogni caratterizzazione di classe.
La repressione poliziesca è più vigorosa in Gran Bretagna e in Germania piuttosto che in Italia,
dove esiste un governo guidato da forze di origine neofascista. In Italia si stanno manomettendo i
meccanismi costituzionali, ma nel senso di liberalizzare la corruzione, seguendo l’esempio di
Berlusconi, proprio come in Germania e Gran Bretagna, dove vengono perseguiti i reati di opinione.
Abbiamo quindi elencato le ragioni più profonde: economico-finanziarie, sociali, geopolitiche.
In una parola, il fascismo odierno in Europa è la NATO e la sua proiezione politica, l’Unione
Europea.
3. Il fronte unito antimperialista
La discriminante antifascista è fondamentale. Deve basarsi non tanto su affermazioni retoriche,
quanto sui programmi che abbiamo già definito, in particolare l’opposizione alla guerra
imperialista.
Rispetto alla collocazione delle varie nazioni, se l’analisi fatta precedentemente è valida, allora il
punto di vista che si deve tenere – e che correttamente la Cina tiene – è quello che discrimina tra
nazioni i cui interessi dominanti e la cui classe politica dirigente spinge verso la guerra e quelle in
cui, al di là delle differenze politiche e perfino economiche, l’interesse è per la pace.
Non ci si può nascondere che l’interesse per la pace spesso è unito all’interesse a continuare a far
affari come prima e continuare lo sfruttamento capitalistico dentro ogni nazione. Questa però oggi
riveste un carattere che è sovrastato dalla contraddizione principale che è determinata dai pericoli di
guerra. Inoltre è falso, da un punto ideologico del leninismo, che ogni sistema capitalistico abbia in
sé la necessaria e urgente tendenza alla guerra. Le fasi di sviluppo del capitalismo in ogni nazione
sono diverse e quindi anche la necessità di esportare la crisi fuori dai propri confini attraverso la
guerra. Persino crisi regionali, come quelle che continuiamo a vedere, per esempio tra Pakistan e
India, non sono riconducibili a tendenze della stessa natura di quelle che caratterizzano
l’aggressività bellicista globale della NATO.
4. Conclusione
All’interno delle varie nazioni è indispensabile che le forze antifasciste e antimperialiste denuncino
con forza quali sono le cause del bellicismo aggressivo delle classi dominanti che hanno interesse
alla guerra e si uniscano quei settori che invece non hanno interesse alla guerra. Ciò deve avvenire
non lasciandosi intrappolare da una retorica fintamente progressista o persino “antifascista” di
settori politici che invece sono completamente integrati nella strategia imperialistica.
Rispetto alle nazioni, si devono appoggiare tutti gli sforzi per sottrarsi all’aggregazione imperialista,
al di là delle pur grandi differenze politiche ed economiche. Ogni nazione che si sottrae a questa
aggregazione è un passo avanti verso la pace e un passo contro i venti di guerra.
VITTORIA DI CUBA ALL’ONU!
Il SG Alberto Lombardo in manifestazione a Cuba per la difesa del Venezuela
Dal nostro Segretario Generale Alberto Lombardo, in questo momento in missione a Cuba per rappresentare il nostro Partito:
” Stamattina una grandiosa manifestazione in piazza Bolivar all’Avana alla presenza del primo segretario e presidente della repubblica Miguel Diaz Canel. I valori di unità indissolubile dei popoli cubano e venezuelano, cementati storimamente dai Comandanti Fidel Castro e Hugo Chavez, sono stati ribaditi con forza. Ogni attacco al Venezuela sarà considerato come un attacco a Cuba. “
Viva Cuba!
Viva Venezuela!
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Il Segretario Generale Alberto Lombardo a Cuba
Il nostro Segretario Generale Alberto Lombardo è arrivato a L’Avana dove in questi giorni rappresenterà il nostro Partito sia al terzo Incontro Internazionale delle Pubblicazioni Teoriche dei Partiti e dei Movimenti di Sinistra che al Primo Festival Granma Rebelde.

