Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela

Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela

Il Partito Comunista aderisce alla manifestazione di Sabato 10 Gennaio a Roma in difesa della Repubblica Bolivariana del Venezuela e contro l’Imperialismo USA.
Lo facciamo senza se e senza ma, invitando tutti i compagni che non potranno partecipare alla manifestazione di Roma a partecipare alle relative manifestazioni sul territorio nazionale.

Viva Maduro!
Viva Venezuela!

Promotori:
Potere al Popolo
Unione Sindacale di Base
Arci Roma
Movimento diritto all’abitare
La Villetta per Cuba
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Cred
Pacto Historico – Italia
Piattaforma progressista latinoamericana
Movimento studenti palestinesi
Comunità palestinesi d’Italia
Udap
Cambiare Rotta
Osa
Patria socialista
Rifondazione comunista
Rete dei Comunisti
Partito Comunista
Federazione della Gioventù Comunista

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Comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista sul sequestro del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro

Comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista sul sequestro del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro

Il Comitato Centrale del Partito Comunista condanna con la massima fermezza il sequestro del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, operato dagli Stati Uniti d’America attraverso un’azione di forza che rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale, della sovranità di uno Stato indipendente e dei principi fondamentali di convivenza tra i popoli.
Si tratta di un atto di aggressione imperialista che nulla ha a che vedere con la tutela dei diritti umani o con la difesa della democrazia né tantomeno con la lotta al narcotraffico e che si inserisce nella storica strategia di destabilizzazione dell’America Latina da parte dell’imperialismo statunitense e dei suoi alleati.
Il sequestro di un capo di Stato eletto costituisce un pericoloso precedente, che apre la strada alla legittimazione della forza militare e giudiziaria come strumento di dominio politico globale. È un messaggio intimidatorio rivolto a tutti i Paesi che non intendono sottomettersi ai diktat economici, militari e geopolitici delle potenze occidentali.
Il Venezuela viene colpito perché:
• difende il controllo pubblico delle proprie risorse strategiche;
• rivendica la propria indipendenza politica;
• porta avanti un processo di trasformazione sociale alternativo al capitalismo neoliberista.
Il Comitato Centrale del Partito Comunista denuncia inoltre:
• la complicità dell’Unione Europea e dei governi occidentali, responsabili di un silenzio che equivale a una corresponsabilità politica;
• il ruolo dei media mainstream, impegnati a giustificare o minimizzare un atto che, se compiuto da qualsiasi altro Stato, verrebbe unanimemente definito come atto di guerra.
Il Partito Comunista esprime la propria piena solidarietà al popolo venezuelano, alla Rivoluzione Bolivariana e a tutte le forze che nel mondo resistono all’imperialismo, allo sfruttamento e alla subordinazione dei popoli.
Difendere il Venezuela oggi significa difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione, la pace internazionale e la possibilità di un’alternativa al sistema capitalistico dominante.
Il Partito Comunista continuerà a battersi, in Italia e sul piano internazionale, contro ogni forma di imperialismo, per la sovranità dei popoli, per la pace e per il socialismo.
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Attacco al Venezuela e arresto di Maduro – Podcast del Partito Comunista

Attacco al Venezuela e arresto di Maduro – Podcast del Partito Comunista

Il Segretario Generale Alberto Lombardo analizza la situazione a poche ore dalla notizia dell’attacco yankee contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e dell’arresto del suo Presidente.

Ascolta qui su Youtube
👉 https://youtu.be/cvf96uvfno4

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Attacco imperialista al Venezuela

Attacco imperialista al Venezuela

In questo momento di folle attacco da parte dell’imperialismo Yankee, il nostro partito è sempre dalla parte del Venezuela Bolivarista e libero. Viva il Venezuela!

Di seguito, condividiamo il comunicato dell’Ambasciata Venezuelana.

COMUNICATO DELLA REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA

La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia dinanzi alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale Governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelani nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dei suoi articoli 1 e 2, che consacrano il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare dell’America Latina e dei Caraibi, e mette in grave pericolo la vita di milioni di persone.

L’obiettivo di questo attacco non è altro che impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, tentando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo legittimo Governo restano saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti.

Dal 1811 il Venezuela ha affrontato e vinto imperi. Quando nel 1902 potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: “La pianta insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”. Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si leva nuovamente per difendere la propria indipendenza dinanzi all’aggressione imperiale.

Popolo, scendete in strada!

Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione e a ripudiare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono dispiegati per garantire la sovranità e la pace. Contestualmente, la Diplomazia Bolivariana di Pace presenterà le corrispondenti denunce al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, al Segretario Generale di tale organizzazione, alla CELAC e al Movimento dei Paesi Non Allineati, esigendo la condanna e l’assunzione di responsabilità da parte del Governo statunitense.

Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto tutti i piani di difesa nazionale perché siano attuati nel momento e nelle circostanze adeguate, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dalla Legge Organica sugli Stati di Eccezione e dalla Legge Organica di Sicurezza della Nazione.

In tal senso, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di Commozione Esterna in tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata. Tutto il Paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.

Allo stesso modo ha ordinato il dispiegamento immediato del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e municipi del Paese.

Nel pieno rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il proprio popolo, il proprio territorio e la propria indipendenza. Chiamiamo i popoli e i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva di fronte a questa aggressione imperiale.

Come affermò il Comandante Supremo Hugo Chávez Frías, “di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, di qualunque portata, la risposta di tutti e di tutte i patrioti è unità, lotta, battaglia e vittoria”.

Caracas, 3 gennaio 2026

 

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VITTORIA DI CUBA ALL’ONU!

VITTORIA DI CUBA ALL’ONU!

Per la 33ª volta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato – con 165 voti a favore (tra cui l’Italia) – la risoluzione cubana che chiede la fine del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba.
Solo 7 Paesi (tra cui USA, Israele e Ucraina) hanno votato contro, mentre 12 si sono astenuti.
Una vittoria politica e morale di enorme valore, che conferma l’isolamento internazionale della politica di embargo e la solidarietà del mondo intero con il popolo cubano.
Riprendiamo dal Presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel:
#Cuba, dignitosa, resiliente, senza alcun timore dell’impero turbolento, brutale, cinico e bugiardo, ha sconfitto ancora una volta il #BloccoGenocida che dura da sei decenni.
Le pesanti pressioni degli Stati Uniti sono riuscite a piegare alcuni. Ma la maggior parte del mondo ha votato nuovamente insieme a #Cuba per la Vita.”
?? Cuba vencerá! Forza Cuba, siamo con te!
Nella foto l’Ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda Averhoff, insieme al Vicesegretario Matteo Di Cocco, al corpo diplomatico e a tante compagne, compagni e amiche e amici di Cuba, riuniti oggi in Ambasciata per celebrare la vittoria di Cuba all’ONU.

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Il SG Alberto Lombardo in manifestazione a Cuba per la difesa del Venezuela

Il SG Alberto Lombardo in manifestazione a Cuba per la difesa del Venezuela

Dal nostro Segretario Generale Alberto Lombardo, in questo momento in missione a Cuba per rappresentare il nostro Partito:

” Stamattina una grandiosa manifestazione in piazza Bolivar all’Avana alla presenza del primo segretario e presidente della repubblica Miguel Diaz Canel. I valori di unità indissolubile dei popoli cubano e venezuelano, cementati storimamente dai Comandanti Fidel Castro e Hugo Chavez, sono stati ribaditi con forza. Ogni attacco al Venezuela sarà considerato come un attacco a Cuba. “

Viva Cuba!
Viva Venezuela!

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Cuba respinge il Memorandum presidenziale degli Stati Uniti che inasprisce il blocco economico

Cuba respinge il Memorandum presidenziale degli Stati Uniti che inasprisce il blocco economico

Condividiamo e supportiamo la dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri di Cuba.

Cuba respinge il Memorandum presidenziale degli Stati Uniti che inasprisce il blocco economico

Il documento anticubano reso noto dal governo statunitense il 30 giugno 2025 consiste in una riedizione e modifica del Memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale n. 5 che lo stesso governo degli Stati Uniti aveva emesso il 16 giugno 2017, all’inizio del primo mandato di Donald Trump.

Cuba denuncia e respinge categoricamente entrambe le versioni del famigerato documento.

Come chiara espressione del comportamento aggressivo e delle mire egemoniche di quel Paese, il testo originale e la sua attuale riedizione contemplano una serie di misure volte a rafforzare ulteriormente l’assedio economico e a provocare maggiori privazioni al popolo cubano, nel fallito tentativo di impadronirsi del Paese e di governarne il destino, in conformità con quanto previsto dalla legge Helms-Burton del 1996.

Già dal 2017, e sulla base del memorandum allora emesso, il governo statunitense ha iniziato ad applicare misure di rafforzamento estremo del blocco economico che lo hanno portato a una dimensione qualitativamente più dannosa. Queste misure sono state mantenute per otto anni, compreso il periodo di governo di Joseph Biden, e spiegano in larga misura le attuali carenze e le grandi sfide che l’economia cubana deve affrontare per la sua ripresa, crescita e sviluppo.

Il Memorandum originale del 2017 è stato la piattaforma politica che ha promosso, tra le altre misure, il divieto quasi assoluto per i cittadini statunitensi di recarsi a Cuba. È stato questo a indurre la persecuzione delle forniture di carburante, l’ostacolo alle rimesse e le misure contro i governi di paesi terzi per aver fatto ricorso ai servizi medici cubani per assistere le rispettive popolazioni.

È anche ciò che ha promosso pressioni su entità commerciali e finanziarie di qualsiasi parte del mondo per impedire loro di intrattenere relazioni con Cuba, che favorisce cause legali nei tribunali degli Stati Uniti contro gli investitori nel nostro paese, che ha disposto la calunniosa inclusione dell’isola nella lista degli Stati che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo, con le sue nefaste conseguenze per l’economia nazionale.

La politica ostile così definita viola il diritto internazionale e numerose risoluzioni dell’ONU. Essa pretende di giustificare l’uso della coercizione economica come arma di aggressione contro un paese sovrano, con l’intento di spezzare la volontà politica dell’intera nazione e sottometterla alla dittatura egemonica degli Stati Uniti. Non è per caso né per capriccio che, dal 1992, l’Assemblea Generale dell’ONU chiede quasi all’unanimità la fine del blocco economico, commerciale e finanziario.

Per giustificare la sua azione, sia il Memorandum presidenziale originale che quello ora emendato fanno riferimento a termini come democrazia, diritti umani, libertà religiosa e altri. Tutti questi sono concetti incompatibili con il comportamento storico abusivo e trasgressivo del governo statunitense. Si fa anche espresso riferimento all’impegno di distruggere il socialismo e convertire l’economia cubana al capitalismo.

I governanti e i politici degli Stati Uniti hanno la sfacciataggine di dichiarare che agiscono in questo modo per il bene del popolo cubano.

Le sfide che Cuba deve affrontare sono grandi e impegnative, soprattutto a causa dell’impegno degli Stati Uniti a distruggere il progetto nazionale che noi cubani abbiamo costruito nel pieno esercizio dei nostri diritti sovrani, tra cui quello di autodeterminazione.

Al governo statunitense non importa che Cuba sia un paese pacifico, stabile, solidale e in rapporti amichevoli con praticamente tutto il mondo. La politica che applica risponde agli interessi ristretti di una cricca anticubana e corrotta che ha fatto dell’aggressione al vicino uno stile di vita e un business molto redditizio.

L’Avana, 1° luglio 2025.

 

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Incontro con l’Ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda Averhoff.

Incontro con l’Ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda Averhoff.

In occasione dello scorso 8 Marzo, Il Segretario Generale Alberto Lombardo, ed il Responsabile Nazionale dell’Organizzazione, Matteo Di Cocco hanno incontrato avuto il piacere e l’onore di essere ricevuti dall’Ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda Averhoff.
L’incontro è stato l’occasione per ribadire il totale sostegno del Partito Comunista alla causa Cubana, rafforzando ancora una volta i nostri rapporti di amicizia.

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Don Giovanni e i leporelli – Il Punto del Segretario Generale Alberto Lombardo

Don Giovanni e i leporelli – Il Punto del Segretario Generale Alberto Lombardo

Don Giovanni e i leporelli – Il Punto del Segretario Generale Alberto Lombardo
In diplomazia ci sono dei giochi che si tengono sopra il tavolo, ossia alla luce del sole, e giochi che invece passano sotto il tavolo. Per scoprire cosa c’è sotto il tavolo bisogna rifarsi ai veri interessi dei giocatori e poi capire perché sopra il tavolo hanno scoperto quelle carte.
La prolusione a Marsiglia di Mattarella è un classico esempio di questo doppio binario.
Indaghiamo sul quadro generale degli interessi in gioco e come si sono mossi gli attori finora.
Quando è iniziata la crisi in Ucraina, tre anni fa, abbiamo subito detto che questa non è la guerra della Russia contro l’Ucraina, ma degli USA contro l’Unione Europea e contro la Germania in particolare. Killer locali: Gran Bretagna, Polonia e nazioncelle baltiche, nonché i quisling europei che sono di stanza a Bruxelles. L’interesse era quello di distaccare il blocco produttivo europeo da quello energetico russo, indebolire l’Europa e poi cibarsi cannibalescamente della sua economia.
La Russia è stata costretta a stare al gioco, anche se ha tentato dal 2014 al 2022 di sottrarsi. L’UE ci è cascata attratta dalle promesse di praterie da conquistare, come accadde coi territori dell’ex URSS. La preparazione militare ed economica della Russia ha fatto sì che hanno retto la botta ed ora possono dire di stare uscendo quasi indenni dal pericolo. L’UE no. Ora gli USA passano all’incasso, il cambio di presidenza a Washington rappresenta questo. “Noi ci pigliamo le terre ucraine e voi, se volete, continuate la guerra, anzi dovete pensare a riarmarvi. Nel frattempo regoliamo i conti anche con voi coi dazi.” Siamo rimasti col cerino in mano.
Primo. Il contrasto strategico con la Russia si è tutt’altro che appianato.
E non poteva essere diversamente, visti i secolari conflitti di interessi.
Si è spostato dall’Ucraina, che si rivela un fronte secondario che doveva servire solo ad assaggiare la resistenza russa, a cose molto più importanti, come l’Artico e le sue nuove rotte commerciali che si apriranno. Gli USA tenteranno di chiudere quella porta a Russia e soprattutto Cina.
Le provocazioni della NATO nel Baltico cominciano a salire di livello e a questo serviva l’ingresso di Svezia e Finlandia. Nel frattempo si strattonano Canada e Danimarca che subito si apprestano a piegarsi ai diktat di aumentare le spese militari per proteggere il fianco nord. Il dinamismo statunitense in Palestina è il secondo braccio della tenaglia ancora una volta rivolto ai cosiddetti alleati, in particolare arabi e alla Turchia.
Secondo. Cosa potrebbe fare l’UE, ma non vuole? Rispondere a muso duro.
“La guerra l’hai fatta tu ora noi ci dissociamo, i dazi te li ribaltiamo e anzi riprendiamo il gas dalla Russia, tanto tutti capiscono che certo non ci possono né vogliono invadere. Ci dispiace per i soldi persi in Ucraina, ma senza di noi anche tu non vai da nessuna parte”. Perché questa risposta è impossibile? Intanto perché dovrebbe andare a casa tutta la ciurma bellicista che finora proprio gli USA aveva messo in piedi. Inoltre i legami e i ricatti anche personali che gli USA sono in grado di esercitare schianterebbero chiunque. Chi è appassionato d’opera ricorderà Don Giovanni che accusa il suo servo Leporello delle malefatte che invece aveva compiuto lui e questi balbetta non potendo accusare il padrone, ma non volendo condannarsi da solo.
Esposto il quadro generale e capito cosa c’è sotto il tavolo, torniamo alla diplomazia. L’ultimo uomo politico degno di questo nome che ha l’UE, dopo la estromissione della Merkel, è Mattarella. Nato e cresciuto negli ambienti atlantici. È l’unico rappresentante europeo che va in Cina e non viene preso a pesci in faccia, dove ha parlato di multilateralismo e dei Due Stati in Palestina.
Cosa cerca di fare sopra il tavolo? Rabberciare la tela strappata.
Tenta di ricordare agli americani che l’altra volta nel 1929 non gli andò molto bene
«Si trattò, per gli Usa, del cedimento alla tentazione dell’isolazionismo.»
State attenti che non vi potete mettere contro tutti. La politica internazionale non si può trattare come si trattano gli affari di una multinazionale.
«Cooperazione e non competizione. Fraternità laddove regimi e governi avevano voluto seminare odio.»
L’onda sta cambiando. Il vento non è mai sempre favorevole.
«L’utopia di un mondo “unipolare” si è consumata nel tempo di poco più di un ventennio.»
Ricordatevi che quando si unirono i “non allineati” cominciò la fine del colonialismo
«Il gruppo dei “BRICS”, quasi revival riveduto del gruppo dei Paesi “non allineati” – allora, peraltro, davvero tali – che prese avvio con la Conferenza di Bandung, in Indonesia, nel 1955.»
Addirittura si punta il dito, con una chiarezza inusitata, contro i …
«… neo-feudatari del Terzo millennio – novelli corsari a cui attribuire patenti – che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche.»
Insomma, si parla alla suocera per farla sentire alla nuora.
Per quanto sensate però queste parole sono gettate in un campo dove non germoglieranno. E ciò perché non è la ragionevolezza a governare il mondo ma gli interessi
Dopo di che si rivolge ai leporelli europei.
«L’Europa intende essere oggetto nella disputa internazionale, area in cui altri esercitino la loro influenza, o, invece, divenire soggetto di politica internazionale, nell’affermazione dei valori della propria civiltà?
Può accettare di essere schiacciata tra oligarchie e autocrazie?
Con, al massimo, la prospettiva di un “vassallaggio felice”.
Bisogna scegliere: essere “protetti” oppure essere “protagonisti”?»
Presidente, come vede, il Suo invito a leggere con attenzione il Suo discorso lo abbiamo raccolto, ma, con tutto il rispetto, non Le sembra un po’ tardi? Forse ci dovevamo pensare qualche decennio fa. Quando l’Italia si fece Leporello degli Stati Uniti. Anche allora, ricorda, si paventava l’arrivo dei cosacchi che abbeveravano i cavalli a Piazza San Pietro. E con questa minaccia ci siamo beccati le basi militari, le stragi di stato, le cariche della polizia. Fino a oggi, con la distruzione dei diritti e del livello di vita dei lavoratori e la guerra alle porte. Tutto per seguire il Don Giovanni a stelle-e-strisce che oggi non si fa remore di farci prenderci tutti a schiaffi in faccia da un ragazzone maleducato dell’Ohio.
Ma i leporelli non meritano altro, che essere presi a schiaffoni dai propri padroni.
E poi, davvero, che bisogno c’era di fare professione di atlantismo, proprio Lei, insultando così la Russia? Forse per non far apparire sul tavolo quello che c’è sotto il tavolo?

 

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Fermezza e dignità di fronte all’oltraggio – Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri di Cuba

Fermezza e dignità di fronte all’oltraggio – Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri di Cuba

Come Partito Comunista sottoscriviamo e condividiamo la dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri Cubano in relazione alle ultime azioni da parte degli Stati Uniti d’America ed in particolare del Segretario di Stato Marco Rubio. Di seguito, la versione tradotta.

Fermezza e dignità di fronte all’oltraggio

Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri

Il 31 gennaio 2025, il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver informato il Congresso degli Stati Uniti della revoca della sospensione della possibilità di intentare cause nei tribunali statunitensi ai sensi del Titolo III della Legge Helms-Burton.

Ha inoltre approvato il ripristino della Lista ristretta di entità cubane, con cui è vietato a entità o persone negli Stati Uniti effettuare transazioni, pena l’applicazione di multe e il congelamento dei loro beni. Ha riferito la decisione di aggiungere alla lista la società cubana di elaborazione delle rimesse, Orbit S.A..

Non si tratta di azioni inaspettate. Sono passi mancati per annullare le decisioni tardive ma positive annunciate dal Presidente Joseph Biden il 14 gennaio.

Questo annuncio è forse anche il preludio di altre misure che l’équipe incaricata della questione cubana in questo governo ha progettato dal 2017 per poter stringere ulteriormente, in modo gratuito e irresponsabile, l’assedio contro Cuba alla ricerca di nuovi ed evitabili scenari di deterioramento e di scontro bilaterale.

L’obiettivo delle misure è quello di intimidire gli investitori stranieri e impedire loro di contribuire allo sviluppo economico di Cuba e al benessere dei cubani, attraverso l’esplicita minaccia di essere citati in giudizio nei tribunali statunitensi. Si tratta inoltre di chiudere tutte le fonti di reddito esterne all’economia cubana nel suo complesso; di sabotare in modo criminale la capacità di tutti gli attori economici, pubblici e privati, di fornire beni e servizi; di deteriorare ulteriormente il tenore di vita della popolazione colpita dal blocco e dalle misure aggiuntive imposte durante il primo mandato di Trump, di creare irritazione e destabilizzazione sociale e di cercare di raggiungere l’obiettivo, spesso sognato ma mai realizzato, di rovesciare la Rivoluzione a scopo di dominio e castigo.

Queste azioni sono accompagnate da operazioni di comunicazione di disinformazione e discredito e da un potente meccanismo di manipolazione sulle piattaforme digitali, con l’obiettivo di rendere Cuba responsabile dell’impatto delle misure criminali del governo statunitense, in modo che il mondo e il popolo cubano non riconoscano i loro carnefici.

Questi sono gli stessi politici che sono guidati dal loro impegno verso le famiglie reazionarie e i gruppi di interesse speciale negli Stati Uniti e in Florida, che beneficiano del blocco di Cuba sacrificando il benessere e minacciando i mezzi di sussistenza del popolo cubano. Questi politici di oggi sono gli stessi artefici delle decine di misure aggiuntive al blocco che sono state messe in atto tra il 2017 e il 2021.

Dall’approvazione della legge Helms-Burton nel 1996 e fino al 2019, tutti i presidenti degli Stati Uniti, compreso Trump nei primi due anni del suo precedente mandato, hanno usato consecutivamente il potere esecutivo per sospendere l’applicazione del Titolo III ogni sei mesi, riconoscendo che viola il diritto internazionale e la sovranità di altri Stati. Si sono anche resi conto che la sua applicazione avrebbe creato ostacoli insormontabili a qualsiasi prospettiva di liquidazione dei crediti e di risarcimento degli americani le cui proprietà erano state legittimamente nazionalizzate al trionfo della Rivoluzione.

Di conseguenza, dal 2019 sono state depositate nei tribunali circa 45 cause, principalmente contro aziende statunitensi. Queste ultime hanno dovuto spendere denaro, tempo ed energie per difendersi da quella che gli esperti considerano un’aberrazione giuridica, con aspetti che potrebbero essere considerati incostituzionali. Tra le aberrazioni più significative, il titolo estende la sua portata a proprietari che non erano cittadini statunitensi al momento delle nazionalizzazioni e la cui presunta proprietà non è stata certificata da nessuno.

Si tratta di misure che non hanno nulla a che vedere con l’interesse nazionale degli Stati Uniti o con i desideri di gran parte della comunità imprenditoriale statunitense che desidera partecipare all’economia cubana. Al contrario, sono legate agli obsoleti desideri di riconquista degli eredi politici del dittatore Fulgencio Batista.

È una dimostrazione della natura corrotta con cui opera quel governo in generale e, nello specifico, del suo obiettivo di asfissiare economicamente Cuba, di arrecare danno al nostro popolo e di pretendere che noi rinunciamo alle prerogative sovrane che sono costate tanti anni, sforzi e vite per essere conquistate.

Con la riattivazione del Titolo III, viene nuovamente completata l’applicazione della Legge Helms-Burton nella sua interezza, che si distingue per l’estrema extraterritorialità, per la violazione delle norme e dei principi del diritto internazionale, per la contrarietà alle regole del commercio e delle relazioni economiche internazionali e per la lesività della sovranità di altri Stati, soprattutto perché le sue disposizioni colpiscono le imprese e le persone stabilite nel loro territorio. È stata ampiamente, coerentemente e quasi unanimemente respinta dalla comunità internazionale in seno alle Nazioni Unite, agli organismi internazionali specializzati e alle organizzazioni regionali. Diversi Paesi hanno leggi nazionali per affrontare gli effetti extraterritoriali di questa legge.

Il Governo di Cuba ribadisce i postulati della Legge per la Riaffermazione della Dignità e della Sovranità Cubana (Legge n. 80) e ricorda la decisione del Tribunale Provinciale del Popolo dell’Avana, il 2 novembre 1999, di dichiarare ammissibile la causa contro il Governo degli Stati Uniti per danni umani, sanzionandolo a riparare e risarcire il popolo cubano per un importo di 181.100 milioni di dollari. Successivamente, il 5 maggio 2000, il Tribunale ha stabilito i danni economici causati a Cuba e l’ha condannata a risarcire 121 miliardi di dollari.

Cuba ha ribadito la propria disponibilità a trovare una soluzione alle reciproche rivendicazioni e al risarcimento. Le nazionalizzazioni cubane sono state effettuate sotto la protezione della legge, in stretta osservanza della Costituzione del nostro Paese e in conformità con il diritto internazionale. Tutte le nazionalizzazioni prevedevano processi di compensazione equi e adeguati, che il governo statunitense si è rifiutato di prendere in considerazione. Cuba ha raggiunto e rispettato accordi di compensazione globale con altre nazioni che oggi investono nel nostro Paese, come Spagna, Svizzera, Canada, Regno Unito, Germania e Francia.

Allo stesso modo, il governo cubano denuncia e ritiene responsabile il governo degli Stati Uniti per le conseguenze immediate che la nuova misura avrà in tutto il Paese contro il diritto degli emigranti cubani di inviare rimesse e aiutare le loro famiglie, che stanno già soffrendo troppo per l’assedio che si è intensificato a causa dell’ingiusta e fraudolenta inclusione di Cuba nella lista dei presunti sponsor di Stato del terrorismo.

Cuba rifiuta con forza, fermezza e categoricità queste decisioni. Le considera un nuovo atto ostile e arrogante e ripudia il linguaggio irrispettoso e calunnioso del comunicato del Dipartimento di Stato, pieno di bugie nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile.

Nessuno si lascerà ingannare dai loro falsi pretesti per cercare di giustificare questi e futuri oltraggi. Riusciranno solo a rafforzare l’isolamento e il rifiuto universale dei vergognosi abusi dei governi statunitensi contro Cuba e la sua popolazione.

Chiediamo alla comunità internazionale di fermarsi, denunciare e accompagnare il nostro popolo di fronte alla nuova e pericolosa aggressione appena iniziata.

Con i loro piani e le loro misure assassine e vigliacche faranno molti danni, ma non raggiungeranno mai il loro obiettivo principale: mettere Cuba in ginocchio per sottometterla.

Cuba vincerà!

L’Avana, 1 febbraio 2025.

 

Link all’articolo originale: https://cubaminrex.cu/es/firmeza-y-dignidad-frente-al-atropello

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