REFERENDUM E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

REFERENDUM E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Sul merito dell’esito del referendum si può dire che la controriforma non è passata e le forze di Governo hanno subito una brutta sconfitta. In realtà sembra che la Lega sia quella che è uscita meglio, infatti le uniche roccaforti della destra dove il ha prevalso sono quelle dove tradizionalmente essa è radicata: Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Lombardia (ma non Milano). Invece nel resto d’Italia, e marcatamente nel sud, il No ha inaspettatamente (?) prevalso. Persino nel Lazio.

I grandi problemi della giustizia in Italia restano inalterati. Almeno non peggiorano. Ci riferiamo non solo ai problemi lamentati dai magistrati, a cominciare dalle carenze di organico e di risorse, ma anche e soprattutto a quelli che coinvolgono i cittadini più vulnerabili: carceri piene di povera gente; giustizia civile, e ancor di più del lavoro, per chi può e per chi ha le giuste conoscenze.

Ma è interessante notare l’andamento dell’affluenza nelle ultime consultazioni.

Camera 2013 75,20 %; Europee 2014 58,69 %; Camera 2018 72,94 %; Europee 2019 56,09 %; Camera 2022 63,91 %; Europee 2024 49,69 %; Referendum 2026 58,93

Assimiliamo quest’ultima consultazione alle altre a causa della forte politicizzazione che esse hanno subito. Non sembra congruo invece assimilare questo referendum ai precedenti in cui il quorum non fu raggiunto.

I trend in caduta sono paralleli. I candidati alle europee sono pochissimi e quindi l’attrattività esercitata da “parentele” e “affini” sono di meno, facendo abbassare la curva delle europee rispetto a quelle delle politiche, ma la tendenza al crollo ha la stessa velocità.

Cosa dire?

L’attrattività delle forze di Governo prevale quando scendono in campo i “ras” locali, altrimenti la prevalenza della destra si sgonfia paurosamente.

D’altro lato la “sinistra” riesce a prevalere su temi “larghi” e “difensivi”, come questa volta, ma non su proposte politiche proprie e autonome che difatti non ha, e da tempo, essendosi resa del tutto indistinguibile dalla “destra”.

La gente normale questo lo capisce sempre di più e reagisce nell’unico modo che può: non andando a votare.

Le proposte alternative vere, e non interne a questo o a quel campo, sono bloccate sia da leggi liberticide che erigono barriere all’accesso di nuove sigle politiche, che litigiosità interne giustificate ma spesso indotte per creare “rumore” di disturbo. Chi ancora resta incantato dal teatrino “destra-sinistra” viene colpito dalla sindrome del “voto utile”, atterrito dalla prospettiva che possano vincere “gli altri”, e quindi ingoia il boccone amaro turandosi non solo il naso, ma anche tutto il resto.

La democrazia rappresentativa non funziona più (se mai ha funzionato) perché ci sono i partiti a presentarsi alle elezioni. Partiti ben lontani dal rappresentare le idealità, e perché no?, le ideologie contrapposte, partiti di massa ed educatori di classi dirigenti. Ma ammucchiate di persone eterogenee scelte dai capipartito e usate solo per fungere da collettori di voti.

Laddove non si votano i partiti ma le singole persone, come in Cina e a Cuba, la democrazia come selezione dei migliori funziona. Là vanno a votare tutti o quasi perché credono nel sistema, e non perché hanno i fucili puntati.

Questa è situazione del disastro della democrazia italiana, e non solo italiana ma occidentale in generale, ormai arrivata alla putrescenza.

Ciò che vediamo è l’effetto e non la causa.

La causa sta più a monte. Sta nel predominio del puparo che agita i due pupi contrapposti come i Rinaldo e Orlando di turno.

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