I GIGANTI DEL WEB NON PAGANO LE TASSE Se le grandi multinazionali del Web che operano in Italia pagassero le tasse nel nostro Paese, la pressione fiscale per tutti i cittadini sarebbe molto più bassa e lo Stato potrebbe garantire servizi più efficienti e di qualità. Se i Giganti pagassero anche solo il 15% di tasse (cifra molto più bassa di quanto versa qualsiasi lavoratore), nelle casse del nostro Stato entrerebbero 11,5 MILIARDI di Euro che potrebbero essere spesi per migliorare la qualità della vita dei cittadini che negli ultimi anni è sempre andata peggiorando. I giganti del web però, grazie a Paesi con fiscalità agevolata, hanno “risparmiato” tasse per 36,3 miliardi solo nel triennio 2019-2021. È quanto emerge dall’indagine dell’Area Studi Mediobanca. Questo grazie anche a governi che non si sono imposti per far pagare le tasse nei paesi in cui operano, ma hanno favorito questo meccanismo solo per non voler “pestare i piedi” ai potenti del mondo creando così un’ulteriore danno economico per il nostro Paese.


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I GIGANTI DEL WEB NON PAGANO LE TASSE

Se le grandi multinazionali del Web che operano in Italia pagassero le tasse nel nostro Paese, la pressione fiscale per tutti i cittadini sarebbe molto più bassa e lo Stato potrebbe garantire servizi più efficienti e di qualità.
Se i Giganti pagassero anche solo il 15% di tasse (cifra molto più bassa di quanto versa qualsiasi lavoratore), nelle casse del nostro Stato entrerebbero 11,5 MILIARDI di Euro che potrebbero essere spesi per migliorare la qualità della vita dei cittadini che negli ultimi anni è sempre andata peggiorando.

I giganti del web però, grazie a Paesi con fiscalità agevolata, hanno “risparmiato” tasse per 36,3 miliardi solo nel triennio 2019-2021. È quanto emerge dall’indagine dell’Area Studi Mediobanca. Questo grazie anche a governi che non si sono imposti per far pagare le tasse nei paesi in cui operano, ma hanno favorito questo meccanismo solo per non voler “pestare i piedi” ai potenti del mondo creando così un’ulteriore danno economico per il nostro Paese.

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Ieri lo sciopero generale dei sindacati di base. In tutta Italia i compagni del Partito Comunista insieme ai lavoratori aderenti ai sindacati di base, con le Parole d’ordine contro il Carovita, Contro la guerra, l’Unione Europea e la Nato per la piena occupazione, la riduzione dell’orario di lavoro e l’aumento degli stipendi. LOTTA CON IL PARTITO COMUNISTA


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Ieri lo sciopero generale dei sindacati di base.
In tutta Italia i compagni del Partito Comunista insieme ai lavoratori aderenti ai sindacati di base, con le Parole d’ordine contro il Carovita, Contro la guerra, l’Unione Europea e la Nato per la piena occupazione, la riduzione dell’orario di lavoro e l’aumento degli stipendi.

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Ieri lo sciopero generale dei sindacati di base. In tutta Italia i compagni del Partito Comunista insieme ai lavoratori aderenti ai sindacati di base, con le Parole d’ordine contro il Carovita, Contro la guerra, l’Unione Europea e la Nato per la piena occupazione, la riduzione dell’orario di lavoro e l’aumento degli stipendi. LOTTA CON IL PARTITO COMUNISTA


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Ieri lo sciopero generale dei sindacati di base.
In tutta Italia i compagni del Partito Comunista insieme ai lavoratori aderenti ai sindacati di base, con le Parole d’ordine contro il Carovita, Contro la guerra, l’Unione Europea e la Nato per la piena occupazione, la riduzione dell’orario di lavoro e l’aumento degli stipendi.

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OGGI Sabato 3 Dicembre, Ore 18 BENEVENTO – Via dell’Esperanto, Centro Sportivo Cretarossa Incontro pubblico, lancio della Federazione di Benevento Per rafforzare il Partito, per l’Unità Comunista all’interno di un Fronte Ampio Con il Segretario Regionale Gennaro Nenna


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OGGI Sabato 3 Dicembre, Ore 18
BENEVENTO – Via dell’Esperanto, Centro Sportivo Cretarossa
Incontro pubblico, lancio della Federazione di Benevento
Per rafforzare il Partito, per l’Unità Comunista all’interno di un Fronte Ampio
Con il Segretario Regionale Gennaro Nenna

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DOMANI, Sabato 3 Dicembre a PALESTRINA: Assemblea pubblica con Marco RIZZO. Parleremo di politica, lavoro e attualità. ? L’incontro avverrà a partire dalle ore 17 presso la sala dell’albergo Ristorante Stella, nel centro storico di Palestrina. ? Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. A seguire cena popolare (prenotazione obbligatoria tel: 3339781270).


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DOMANI, Sabato 3 Dicembre a PALESTRINA:
Assemblea pubblica con Marco RIZZO.
Parleremo di politica, lavoro e attualità.
? L’incontro avverrà a partire dalle ore 17 presso la sala dell’albergo Ristorante Stella, nel centro storico di Palestrina.
? Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
A seguire cena popolare
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LO SBARCO DEL “GRANMA” Il 2 Dicembre 1956, 82 rivoluzionari guidati da FIDEL CASTRO sbarcano a CUBA sulla Playa De Las Coloradas (una zona paludosa situata sulla parte sudorientale dell’isola) dopo essere partiti dal Messico il 25 Novembre “Sulle onde con la prua alla speranza” Ciò segna l’inizio della rivolta che tre anni dopo porterà alla sconfitta della dittatura del generale Batista. W CUBA SOCIALISTA! W LA RIVOLUZIONE CUBANA!


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LO SBARCO DEL “GRANMA”

Il 2 Dicembre 1956, 82 rivoluzionari guidati da FIDEL CASTRO sbarcano a CUBA sulla Playa De Las Coloradas (una zona paludosa situata sulla parte sudorientale dell’isola) dopo essere partiti dal Messico il 25 Novembre

“Sulle onde con la prua alla speranza”
Ciò segna l’inizio della rivolta che tre anni dopo porterà alla sconfitta della dittatura del generale Batista.

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FUORI DA UNIONE EUROPEA, EURO E NATO! Da quando siamo nell’Unione Europea e nella Moneta unica, il Paese è andato in picchiata, una economia distrutta, abbiamo perso gran parte della nostra manifattura, abbiamo perso posti di lavoro e le aziende hanno potuto facilmente delocalizzare all’estero, abbiamo perso produzioni di qualità, non ci sono più investimenti in ricerca, sanità e istruzione. Il lavoro è sempre più precario e insicuro, chi lavora lavora tante ore e in situazioni limite, la pensione è un miraggio. Gli stipendi si sono ridotti nonostante l’inflazione. L’ambiente è devastato, basta una pioggia per far succedere tragedie. Bisogna riprendere in mano il nostro futuro. Bisogna tornare ad essere sovrani delle nostre vite, della nostra economia, della nostra moneta. Bisogna essere indipendenti da queste organizzazioni sovranazionali che eseguono gli ordini dei grandi potentati delle multinazionali. È ORA DI DIRE BASTA!


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FUORI DA UNIONE EUROPEA, EURO E NATO!

Da quando siamo nell’Unione Europea e nella Moneta unica, il Paese è andato in picchiata, una economia distrutta, abbiamo perso gran parte della nostra manifattura, abbiamo perso posti di lavoro e le aziende hanno potuto facilmente delocalizzare all’estero, abbiamo perso produzioni di qualità, non ci sono più investimenti in ricerca, sanità e istruzione.
Il lavoro è sempre più precario e insicuro, chi lavora lavora tante ore e in situazioni limite, la pensione è un miraggio.
Gli stipendi si sono ridotti nonostante l’inflazione. L’ambiente è devastato, basta una pioggia per far succedere tragedie.
Bisogna riprendere in mano il nostro futuro.
Bisogna tornare ad essere sovrani delle nostre vite, della nostra economia, della nostra moneta.
Bisogna essere indipendenti da queste organizzazioni sovranazionali che eseguono gli ordini dei grandi potentati delle multinazionali.

È ORA DI DIRE BASTA!

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Domani venerdì 2 Dicembre. SCIOPERO GENERALE! Come Partito Comunista invitiamo tutti a partecipare a scioperare e manifestare: CONTRO IL CAROVITA! STOP SPESE PER NATO E GUERRA! ALZIAMO STIPENDI E PENSIONI!


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Domani venerdì 2 Dicembre.
SCIOPERO GENERALE!
Come Partito Comunista invitiamo tutti a partecipare a scioperare e manifestare:
CONTRO IL CAROVITA!
STOP SPESE PER NATO E GUERRA!
ALZIAMO STIPENDI E PENSIONI!

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ITALIA: OGNI ACQUAZZONE DIVENTA UNA CATASTROFE L’Italia non investe ormai da troppi anni nella prevenzione del suo territorio nonostante sia un Paese ad alto rischio sismico, di frane e di allagamenti. Il nostro Paese negli ultimi anni è stato sempre più soggetto ad eventi climatici estremi come bombe d’acqua, trombe d’aria, grandinate e forti siccità che hanno colpito moltissime aree urbane e causato ingenti danni al territorio, in tutto questo l’Italia è l’unico Paese in Europa ad essere totalmente sprovvisto di un piano di adattamento al clima e un piano per la prevenzione. Molti dei danni causati da questi eventi climatici potrebbero essere ridotti drasticamente se avessero investito di più sul monitoraggio e la prevenzione. Da Gennaio a Luglio 2022 si sono registrati 132 eventi climatici estremi che hanno causato allagamenti, alluvioni, smottamenti e crolli raggiungendo il numero più alto dell’ultimo decennio. Inoltre, molto preoccupante è anche il dato complessivo degli ultimi anni, dal 2010 a luglio 2022 si sono verificati 1318 eventi che hanno colpito più di 700 comuni italiani tra cui: 516 allagamenti da piogge intense, 55 frane da piogge intense, 157 danni alle infrastrutture da piogge, 123 esondazioni fluviali con ingenti danni e 22 danni a patrimoni storici. Serve immediatamente un grande piano di riassesto idrogeologico del nostro Paese, che prevenga e tuteli il nostro territorio per evitare queste tragedie, ma nessun governo, ne di destra ne di sinistra vuole farlo, preferisce spendere il denaro pubblico dei cittadini per altri fini


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ITALIA: OGNI ACQUAZZONE DIVENTA UNA CATASTROFE

L’Italia non investe ormai da troppi anni nella prevenzione del suo territorio nonostante sia un Paese ad alto rischio sismico, di frane e di allagamenti.

Il nostro Paese negli ultimi anni è stato sempre più soggetto ad eventi climatici estremi come bombe d’acqua, trombe d’aria, grandinate e forti siccità che hanno colpito moltissime aree urbane e causato ingenti danni al territorio, in tutto questo l’Italia è l’unico Paese in Europa ad essere totalmente sprovvisto di un piano di adattamento al clima e un piano per la prevenzione. Molti dei danni causati da questi eventi climatici potrebbero essere ridotti drasticamente se avessero investito di più sul monitoraggio e la prevenzione.

Da Gennaio a Luglio 2022 si sono registrati 132 eventi climatici estremi che hanno causato allagamenti, alluvioni, smottamenti e crolli raggiungendo il numero più alto dell’ultimo decennio.
Inoltre, molto preoccupante è anche il dato complessivo degli ultimi anni, dal 2010 a luglio 2022 si sono verificati 1318 eventi che hanno colpito più di 700 comuni italiani tra cui: 516 allagamenti da piogge intense, 55 frane da piogge intense, 157 danni alle infrastrutture da piogge, 123 esondazioni fluviali con ingenti danni e 22 danni a patrimoni storici.

Serve immediatamente un grande piano di riassesto idrogeologico del nostro Paese, che prevenga e tuteli il nostro territorio per evitare queste tragedie, ma nessun governo, ne di destra ne di sinistra vuole farlo, preferisce spendere il denaro pubblico dei cittadini per altri fini

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SOLDI ALLA GUERRA E NON AL POPOLO. Il governo Meloni è identico a quelli precedenti di Conte e Draghi, lo dimostra confermando l’impegno a mandare armi all’Ucraina per tutto il 2023 e si impegnerà a investire per il settore della Difesa una cifra pari al 2% del Pil come chiede la NATO. Nel 2014, la spesa militare italiana corrispondeva solo all’1,1% del Pil. E ha continuato a crescere persino durante la pandemia, passando dai 21 miliardi del 2019 ai 25 miliardi del 2021, arrivando così all’1,5% del Pil. Il nuovo governo quindi continua a portare avanti le stesse politiche estere di Draghi addirittura peggiorandole, ignorando completamente i bisogni del proprio popolo e continuando ad innalzare la spesa militare a favore della NATO arrivando fino al tanto richiesto 2% annuo. Da tenere conto è anche il fatto che Nel 2021, dei 30 membri aderenti all’organizzazione, la NATO ha affermato che solamente otto paesi occidentali hanno speso più del 2% del pil nella difesa e sono: Stati Uniti (3,57%), Grecia (3,59%), Polonia (2,34%), Regno Unito (2,25%), Croazia (2,16%), Estonia (2,16%), Lettonia (2,16%) e Lituania (2,03%). Il governo Meloni dimostra di essere persino più atlantista del precedente, mostrando ancora più servilismo e sudditanza agli USA e alla NATO, il tutto a discapito dei lavoratori e dei cittadini del proprio Paese che dovranno continuare a pagare le conseguenze di queste scelte.


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SOLDI ALLA GUERRA E NON AL POPOLO.

Il governo Meloni è identico a quelli precedenti di Conte e Draghi, lo dimostra confermando l’impegno a mandare armi all’Ucraina per tutto il 2023 e si impegnerà a investire per il settore della Difesa una cifra pari al 2% del Pil come chiede la NATO.

Nel 2014, la spesa militare italiana corrispondeva solo all’1,1% del Pil. E ha continuato a crescere persino durante la pandemia, passando dai 21 miliardi del 2019 ai 25 miliardi del 2021, arrivando così all’1,5% del Pil.
Il nuovo governo quindi continua a portare avanti le stesse politiche estere di Draghi addirittura peggiorandole, ignorando completamente i bisogni del proprio popolo e continuando ad innalzare la spesa militare a favore della NATO arrivando fino al tanto richiesto 2% annuo.
Da tenere conto è anche il fatto che Nel 2021, dei 30 membri aderenti all’organizzazione, la NATO ha affermato che solamente otto paesi occidentali hanno speso più del 2% del pil nella difesa e sono: Stati Uniti (3,57%), Grecia (3,59%), Polonia (2,34%), Regno Unito (2,25%), Croazia (2,16%), Estonia (2,16%), Lettonia (2,16%) e Lituania (2,03%).

Il governo Meloni dimostra di essere persino più atlantista del precedente, mostrando ancora più servilismo e sudditanza agli USA e alla NATO, il tutto a discapito dei lavoratori e dei cittadini del proprio Paese che dovranno continuare a pagare le conseguenze di queste scelte.

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LA MELONI ATTACCA LA SCUOLA Come è di moda fare negli ultimi 30 anni, quando i governi vogliono tagliare la spesa pubblica, come sempre, le principali vittime sono la sanità e la scuola. Dato che la sanità pubblica è stata quasi completamente distrutta in favore di quella privata, adesso vogliono finire di distruggere anche la scuola. Questa volta oltre ad attaccare programmi e fondi, attaccano direttamente le strutture, infatti nella nuova manovra a firma del governo Meloni è presente la voce: dimensionare e decimare gli istituti. Dimensionare è la parola che almeno dal 2011 è nei tentativi di riorganizzazione del sistema scolastico, eppure neanche il governo Monti con la sua Austerità era riuscito in questa impresa che mira alla riduzione del numero delle istituzioni scolastiche. Secondo le prime stime che circolano dalla bozza sulla legge di bilancio, potrebbero essere tagliate fino a 700 scuole in pochi anni. Quanto si legge dalla bozza sul dimensionamento scolastico si raffigura come un taglio che andrà a colpire soprattutto le regioni e i territori più deboli, invece di investire sulla scuola quindi sull’istruzione e il futuro dei giovani del nostro Paese, ancora una volta il governo lo va a penalizzare, favorendo di conseguenza gli istituti privati a pagamento e creando studenti di serie A (i più ricchi) e studenti di serie B (chi non potrà permettersi di andare in un istituto privato). La scuola deve essere di tutti, gratuita e di qualità, i governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni hanno fatto solamente a gara a chi riusciva a tagliare più fondi.


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LA MELONI ATTACCA LA SCUOLA

Come è di moda fare negli ultimi 30 anni, quando i governi vogliono tagliare la spesa pubblica, come sempre, le principali vittime sono la sanità e la scuola. Dato che la sanità pubblica è stata quasi completamente distrutta in favore di quella privata, adesso vogliono finire di distruggere anche la scuola.

Questa volta oltre ad attaccare programmi e fondi, attaccano direttamente le strutture, infatti nella nuova manovra a firma del governo Meloni è presente la voce: dimensionare e decimare gli istituti.
Dimensionare è la parola che almeno dal 2011 è nei tentativi di riorganizzazione del sistema scolastico, eppure neanche il governo Monti con la sua Austerità era riuscito in questa impresa che mira alla riduzione del numero delle istituzioni scolastiche.
Secondo le prime stime che circolano dalla bozza sulla legge di bilancio, potrebbero essere tagliate fino a 700 scuole in pochi anni.

Quanto si legge dalla bozza sul dimensionamento scolastico si raffigura come un taglio che andrà a colpire soprattutto le regioni e i territori più deboli, invece di investire sulla scuola quindi sull’istruzione e il futuro dei giovani del nostro Paese, ancora una volta il governo lo va a penalizzare, favorendo di conseguenza gli istituti privati a pagamento e creando studenti di serie A (i più ricchi) e studenti di serie B (chi non potrà permettersi di andare in un istituto privato).

La scuola deve essere di tutti, gratuita e di qualità, i governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni hanno fatto solamente a gara a chi riusciva a tagliare più fondi.

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