REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA:
UNA RIFORMA CHE NON RISOLVE I PROBLEMI REALI
Il Comitato Centrale del 17-18 Gennaio ha espresso una posizione chiara:
Condanna di ogni manomissione della Costituzione.
L’abbiamo fatto in passato, lo facciamo oggi. La Carta non può essere piegata alle convenienze politiche del momento.
(Nei commenti trovate l’estratto del comitato centrale ed il link di riferimento)
Nel merito, i quesiti referendari:
Non affrontano i veri nodi della giustizia italiana
– ritardi strutturali
– costi insostenibili
– soprusi
– consorterie radicate nel sistema
Non intervengono sulle disfunzioni che colpiscono milioni di cittadini, in particolare nel diritto del lavoro.
Anzi, l’innalzamento dei limiti della carcerazione preventiva si muove in direzione contraria alla propaganda securitaria del Governo, mentre restano intatte le scappatoie per chi “può”.
Questo referendum rischia inoltre di oscurare due attacchi gravi ai diritti democratici:
• nuove norme securitarie che possono limitare il diritto di manifestare
• l’indebolimento della Corte dei Conti, organo fondamentale di controllo sulla spesa pubblica, come dimostrano vicende controverse quali il Ponte di Messina.
Difendere la giustizia significa affrontare i problemi reali.
Difendere la Costituzione significa difendere i diritti dei cittadini.
Fonti:
Comunicato del Comitato Centrale 17-18 Gennaio 2026
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