Denunciamo l’intervento imperialista in Venezuela. Solidarietà con il popolo del Venezuela!

Denunciamo l’intervento imperialista in Venezuela. Solidarietà con il popolo del Venezuela!

Noi, Partiti Comunisti e Operai di tutto il mondo, denunciamo con decisione i piani imperialisti, le tattiche minatorie e le minacce scatenate dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e i loro governi alleati in America Latina, per rovesciare il presidente legittimamente eletto del Venezuela, Nicolás Maduro, sottomettere il popolo del paese ai loro interessi imperialistici e saccheggiare le risorse e ricchezza del paese.

Dopo il fallimento della provocazione orchestrata dagli Stati Uniti con la marionetta degli imperialisti Guaidó, il 23 febbraio alla frontiera con la Colombia, con il pretesto degli “aiuti umanitari”, vengono promossi nuovi scenari per un colpo di stato e l’attacco militare imperialista, mentre allo stesso tempo continuano gli sforzi per organizzare nuove provocazioni che daranno un pretesto per l’escalation dell’intervento.

Condanniamo fermamente qualsiasi scenario di colpo di stato e di intervento militare imperialista degli Stati Uniti e i suoi alleati!

Dichiariamo in modo deciso che contro di loro troveranno non solo il popolo del Venezuela, ma anche i Partiti Comunisti e Operai, il movimento operaio e popolare di tutto il mondo.

Condanniamo con veemenza le dichiarazioni del Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, secondo cui il governo degli Stati Uniti segue la dottrina Monroe che considera l’intera America Latina come una loro esclusiva zona d’interesse.

L’America Latina appartiene ai suoi popoli!

 Fedeli ai principi dell’internazionalismo proletario, esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo venezuelano, che è l’unico responsabile degli affari interni del suo paese.

Esprimiamo la nostra solidarietà con il Partito Comunista del Venezuela, alla Gioventù Comunista del Venezuela e alle altre forze antimperialiste Venezuelane che lottano in difficili condizioni per difendere gli interessi del popolo.

Abbasso l’imperialismo!

I popoli vinceranno! 

  1. Partito Comunista d’Albania
  2. Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo
  3. Partito del Lavoro d’Austria
  4. Partito Comunista Bangladesh
  5. Partito Comunista Brasiliano
  6. Partito Comunista di Gran Bretagna
  7. Nuovo Partito Comunista di Gran Bretagna
  8. Partito Comunista del Canada
  9. Partito Comunista di Boemia & Moravia
  10. AKEL, Cipro
  11. Partito Comunista in Danimarca
  12. Forza della Rivoluzione, Repubblica Dominicana
  13. Partito Comunista Tedesco
  14. Partito Comunista di Grecia
  15. Partito dei Lavoratori Ungherese
  16. Partito Comunista d’India
  17. Partito Tudeh d’Iran
  18. Partito Comunista d’Irlanda
  19. Partito Comunista, Italia
  20. Partito Comunista Giordano
  21. Movimento Socialista del Kazakhstan
  22. Partito Comunista Libanese
  23. Partito Socialista (Lituania)
  24. Partito Comunista di Malta
  25. Partito Comunista del Messico
  26. Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi
  27. Partito Comunista del Pakistan
  28. Partito Comunista Palestinese
  29. Partito Popolare Palestinese
  30. Partito Comunista Paraguayano
  31. Partito Comunista Peruviano
  32. Partito Comunista Filippino [PKP 1930]
  33. Partito Comunista Portoghese
  34. Partito Comunista della Federazione Russa
  35. Unione dei Partiti Comunisti – CPSU
  36. Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna
  37. Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia
  38. Partito Comunista dello Swaziland
  39. Partito Comunista di Turchia
  40. Partito Comunista d’Ucraina
  41. Unione dei Comunisti d’Ucraina

 

Condividi !

Shares
L’8 marzo e la posizione delle donne comuniste

L’8 marzo e la posizione delle donne comuniste

Le donne comuniste salariate, disoccupate, lavoratrici autonome, pensionate e studentesse delle classi popolari sono impegnate quotidianamente a rivendicare con le lotte che conducono, diverse condizioni di vita per le donne e per gli uomini. Ma in questo periodo storico, economico e sociale dove anche nel nostro paese si fa sempre più strada una pratica di sfruttamento, violenza e tentativi di ritorno a legislazioni oscurantiste che le donne subiscono in prima persona, diventa necessario ribadire la direzione della nostra analisi e della conseguente nostra pratica di impegno e di lotta.

Molte sono le differenze  che assumono i diritti delle donne nei paesi capitalistici tanto che ,ad esempio, possiamo vedere paesi dove lo stato sovvenziona la sterilizzazione della donna(Asia e Africa), in altri paesi criminalizzano l’aborto(come in Argentina o come si vorrebbe tornare a fare in Italia ed ina altri paesi europei), così come in alcuni paesi dell’ex URSS permangono sistemi di protezione della donna dal punto di vista della tutela della maternità o della bassa età pensionabile, protezioni che con il diritto borghese  gradualmente vengono erose o cancellate. Vogliamo solo citare, non per scarsa importanza, ma perché drammaticamente conosciute le condizioni di pesante coercizione culturale e religiosa che si fanno regole di comportamento ed obblighi sociali, che le donne di molti paesi ancora subiscono come l’infibulazione, i matrimoni combinati, l’obbligo del burka ecc. ecc.

Tutte queste differenziazioni della posizione della donna nella società vengono caratterizzate e dipendono prioritariamente dalle maggiori contraddizioni nella struttura del patto di sviluppo capitalistico. Come il capitalismo ha interesse a mantenere la disuguaglianza per le donne come fonte di risorsa per ulteriori profitti, altrettanto ha saputo per molti versi adeguarsi ai cambiamenti necessari, così la doppia oppressione della donna, di classe e di genere, non si esprime più nelle forme dell’inizio del secolo scorso.

Altrettanto evidente è che il formale aumento dei diritti tra i due sessi, non ha liberato donne e uomini dall’oppressione sociale ed economica su base di classe, confermando che la disuguaglianza vissuta dalle donne della classe operaia e del popolo non può essere “riformata” all’interno del sistema capitalistico. Oggi nei paesi dove è avvenuto un riconoscimento formale dei diritti borghesi delle donne, non si è certamente trovata soluzione di liberarle dai problemi concreti della loro vita.

Anzi, in fase di crisi strutturale del sistema, il capitalismo utilizza, attraverso le sue espressioni politiche, vecchi e nuovi strumenti per accrescere il solco della disuguaglianza e dell’oppressione: così come oggi accade in Italia, per esempio, con il decreto Pillon, con le affermazioni del ministro oltrechè con la creazione del ministero stesso della famiglia, con l’aumento esponenziale dei casi di violenza, ecc., in un complesso intreccio di fenomeni storici e sociali.

Complessità, che a livello paradigmatico, si esprime nel fatto  che nella maggioranza  dei paesi a capitalismo avanzato con l’integrazione delle donne nel lavoro salariato insieme alle modernizzazioni borghesi che avanzano, la tipologia della famiglia, così come riprodotta per secoli, tende a cambiare. Perché il capitalismo abbatte anche le barriere di comunicazione tra i due sessi esistite da 3000 anni, ma non instaura nuove relazioni tra donne e uomini di reale e vera uguaglianza.

Riteniamo che la base per la costruzione di nuove relazioni fra donne e uomini non possa prescindere dalla costruzione di condizioni che oggi non esistono quali: nuove relazioni di produzione, la proprietà sociale, la pianificazione centralizzata.

A tal proposito l’esempio che ci viene dal primo stato operaio nato dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia, ci ha dimostrato l’enorme salto compiuto in un paese in forte arretratezza precapitalistica. Il giovane stato sovietico, non solo ha abbattuto l’apparato di stato zarista e la classe borghese, ma ha abolito tutte quelle leggi che mantenevano e rinforzavano dall’interno e dall’esterno la famiglia patriarcale e la disuguaglianza fra i due sessi. Ha provveduto ad inserire le donne in tutti i settori  (produttivi, culturali, scientifici, politici, ecc)con l’obiettivo della produttività e del beneficio sociale, insieme all’attivazione di avanzatissime misure di protezione della maternità e della salute della donna e soprattutto per il contributo concretamente paritario della donna nella costruzione della società  socialista.

Tutto ciò ci dimostra l’indissolubile legame che esiste tra l’abbattimento della proprietà privata dei principali mezzi di produzione e l’abbattimento delle disuguaglianze e dello sfruttamento subiti dalle donne. La risposta ai bisogni del popolo insieme al soddisfacimento nelle relazioni degli individui con la società e della società con gli individui, si può adempiere solo sulle basi di una radicale riforma della società, attraverso la costruzione socialista con la sua corrispondente sovrastruttura legale ( legislazione giuridica).

Per noi comuniste l’esperienza   storica della costruzione socialista, rappresenta l’esempio cui guardare per dare forza e combattività alle donne nell’attuale fase con i contemporanei livelli di coscienza delle lavoratrici, delle disoccupate, delle giovani, delle migranti proletarie, delle pensionate, a volte condizionate da fatalismo, disfattismo e modalità conservatrici.

Non vogliamo neppure nascondere le difficoltà che si evidenziano in relazione al movimento globale delle donne con quelle organizzazioni che identificano il miglioramento della posizione della donna con la lotta per la modernizzazione borghese, con l’incremento della partecipazione delle donne all’interno dei gruppi economici e delle istituzioni borghesi, celando la principale contraddizione che è quella tra capitale-lavoro dietro la “competizione” tra uomini e donne.

Noi comuniste riteniamo che non sia il genere la discriminante politica, bensì quali sono gli interessi e di quale classe   quelli che vengono perseguiti dalle donne e dagli uomini.

Così torniamo all’8 marzo, al suo significato, ai diversi modi per definirlo e rappresentarlo: da quelli più trasversalmente borghesi a quelli femministi, a quelli tematici fino a quelli classisti.

Come comuniste affermiamo che  come questo lavoro, tutte le nostre iniziative e proposte sono frutto dello studio teorico, dell’analisi materiale, del confronto costante anche a livello internazionale e della conseguente pratica che ne deriva volta a dare il nostro contributo allo sviluppo delle organizzazioni di classe.

Poiché la fondamentale conclusione della nostra analisi è che i cambiamenti rivoluzionari anche nelle relazioni sociali passano necessariamente attraverso la presa del potere  politico da parte della classe operaia e delle masse popolari con il Partito Comunista come sua avanguardia organizzata, mettiamo tutte le nostre energie affinchè anche le tematiche toccate dal simbolismo dell’8 marzo ed afferenti alla specificità della questione femminile, siano parte del lavoro e dell’impegno quotidiano delle comuniste e dei comunisti all’interno dei luoghi di lavoro, di socialità, di studio, nell’associazionismo e negli organismi del lavoro, per costruire un fronte sempre più combattivo con l’obiettivo dell’abbattimento del sistema capitalista e l’instaurazione della società socialista-comunista.

di Laura Bergamini (up Partito Comunista)

Condividi !

Shares
SOSTENIAMO LA PROTESTA DEGLI STUDENTI. IL CENTROSINISTRA NON SE NE APPROPRI.

SOSTENIAMO LA PROTESTA DEGLI STUDENTI. IL CENTROSINISTRA NON SE NE APPROPRI.

«Il Partito Comunista sostiene la protesta degli studenti delle scuole superiori oggi in piazza in oltre cinquanta città contro la politica del governo. La protesta degli studenti che è stata promossa in tutta Italia da rappresentanti d’istituto e delle consulte studentesche con il sostegno primario e l’organizzazione del Fronte della Gioventù Comunista, ha correttamente criticato questo governo per la continuità con le politiche di smantellamento dell’istruzione pubblica. Gli studenti hanno evidenziato come anche in questa manovra siano previsti 4 miliardi di tagli all’istruzione (l’Italia è al 152° posto su 157 al mondo per la spesa pubblica destinata all’educazione), denunciando i provvedimenti spot del governo come l’istallazione delle telecamere mentre non si interviene sull’edilizia scolastica e sull’abbassamento dei costi per l’istruzione (contributi, libri di testo), e criticando fortemente le politiche europee e la loro natura. “Sono bastati pochi mesi – hanno scritto gli studenti nella piattaforma di mobilitazione – a gettare la maschera. Il “governo del cambiamento”  che parlava di abolizione della Buona Scuola ha proseguito sulla strada dei suoi predecessori, adottando tutti i disastri della riforma, dall’alternanza scuola-lavoro ai “presidi-manager”. Una protesta che non ha nulla a che vedere quindi con le strumentalizzazioni dei partiti di centrosinistra, corresponsabili per anni delle politiche di distruzione della scuola pubblica, che cercano oggi di rivendicarne la paternità per questioni di mero tornaconto elettorale. Quello di oggi è un segnale estremamente positivo che dimostra come attraverso il lavoro politico e l’organizzazione sia possibile costruire una mobilitazione di classe, criticando questo governo dall’ottica delle classi popolari e non finendo nella inutile retorica elettoralismi del PD e delle forze di sinistra, che al governo hanno applicato le stesse misure antipopolari.

Condividi !

Shares
RIZZO (PC): «ITALIA DAVANTI A CRISI DI SISTEMA. GOVERNO PRIVO DI SOLUZIONI, CGIL, CISL E UIL SENZA VOCE».

RIZZO (PC): «ITALIA DAVANTI A CRISI DI SISTEMA. GOVERNO PRIVO DI SOLUZIONI, CGIL, CISL E UIL SENZA VOCE».

La crisi che abbiamo di fronte non è una congiuntura temporanea ma una crisi di sistema, profondissima e senza uscita se si continuano ad accettare le logiche capitalistiche e la permanenza nel mercato unico europeo. L’Italia perde un ulteriore 5,5% di produzione industriale, è in recessione e la crisi la stanno pagando i lavoratori e le classi popolari con abbassamento di salari, disoccupazione, diritti sociali» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Le misure del governo non sono minimamente in grado di invertire questo processo. È importante che i lavoratori tornino a mobilitarsi, ma non per essere utilizzati strumentalmente nè per sostenere uno sbiadito PD ed una pseudosinistra che fino a ieri erano al governo e sono largamente responsabili del disarmo delle forze popolari, né per nutrire ancora una volta l’illusione della concertazione, come oggi fanno CGIL, CISL e UIL, che ha portato solo danni ai lavoratori. I margini del riformismo sono finiti, quale sia la tonalità di colore del partito o del sindacato che lo sostiene».

Condividi !

Shares
RIZZO (PC): «SU FOIBE CONTINUE FALSIFICAZIONI. L’ANPI SBAGLIA A DISSOCIARSI».

RIZZO (PC): «SU FOIBE CONTINUE FALSIFICAZIONI. L’ANPI SBAGLIA A DISSOCIARSI».

«Sulla vicenda delle foibe ormai è impossibile esprimere in Italia un giudizio legato alla verità storica e alla contestualizzazione degli eventi. Chiunque affermi il vero, e cioè che quello che è avvenuto non puo’ definirsi genocidio, nè pulizia etnica, e soprattutto che le vittime non erano nell’ordine nè delle centinaia di migliaia nè dei milioni come arrivano ad affermare settori di destra, viene tacciato di negazionismo. Sbaglia l’ANPI a dissociarsi da serie iniziative di storici che mirano a contrastare con il rigore della ricerca questo mare di propaganda» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Sulle vicende del confine orientale è stata costruita una narrazione che ha stravolto la realtà, che non fa i conti con le responsabilità dell’Italia fascista, alimenta il mito del “buon italiano”, utile alla propaganda nazionalista anche per l’oggi. Una cosa sono episodi di giustizia sommaria e rappresaglie, per quanto brutali, pero assai comuni durante la guerra, e nella maggior parte in risposta ai crimini perpetrati dalla colonizzazione fascista. Altro è quello che la propaganda revisionista afferma oggi a reti unificate. La costruzione della memoria collettiva è demandata a sceneggiati privi di reale riscontro storico come quello che andrà in onda sulla Rai questa sera. Si parla di ricerca della “memoria condivisa” ma in realtà si nobilita la falsificazione. La sinistra che ha appoggiato questa tendenza, è corresponsabile tanto quanto la destra, anzi forse di più. Al contrario – conclude Rizzo – difendere la verità storica significa evitare che narrazioni tossiche influenzino il senso comune, costruendo il terreno per nuove campagne belliciste che si profilano all’orizzonte e che nulla hanno a che fare con l’interesse dei popoli, a partire da quello italiano».

Condividi !

Shares
Ai lavoratori non servono giravolte, ma coerenza e impegno per la ricostruzione comunista

Ai lavoratori non servono giravolte, ma coerenza e impegno per la ricostruzione comunista

Ancora una volta le tornate elettorali dettano l’agenda politica della sinistra, anche nelle sue organizzazioni più radicali, piegando qualsiasi prospettiva strategica all’utilità immediata del risultato contingente, e anche dell’autoconservazione dei suoi gruppi dirigenti. Quando un anno fa il Partito Comunista decise di presentare il proprio simbolo alle elezioni politiche e quindi di non partecipare a coalizioni elettorali unitarie di sinistra, attirò su di sé molte critiche. È bastato meno di un anno per dimostrare le ragioni della nostra scelta.

In ogni prospettiva di aggregazione a sinistra manca sistematicamente qualsiasi chiarezza sulla differenza tra l’alternativa al PD – condizione necessaria ma non sufficiente –  e la costruzione di una soggettività politica che esprima il rifiuto del sistema capitalistico e che lotti per far avanzare la prospettiva di un’alternativa alla società capitalistica. In nome di questa ambiguità si può rifiutare l’accordo con il PD, ma allo stesso tempo sostenerlo con settori altrettanto responsabili della condizione dei lavoratori e delle masse popolari: partiti e personaggi impegnati nelle amministrazioni locali, nei governi regionali, imbevuti della retorica della democrazia borghese, della legalità borghese, di una visione riformista, assolutamente compatibile con le dinamiche di salvaguardia del capitalismo. L’ambiguità si scioglie, l’alternativa diventa solo elettorale –  magari persino temporanea, in attesa di sviluppi interni al PD –  ma assolutamente priva di qualsiasi prospettiva strategica che ponga una reale differenza con le forze che comunque stanno “dentro” al sistema borghese ed alle sue logiche. Una parte rilevante delle forze più sane della società: lavoratori, settori di sindacato conflittuali, giovani, studenti, protagonisti delle lotte sociali vengono così imbrigliati, loro malgrado, all’interno dei meccanismi di bassa politica della società borghese.

Per questa ragione si cercano formule di compromesso buone per tutte le stagioni che esprimano un’apparente radicalità senza dire nulla. Una di queste è l’idea della “rottura dell’Unione Europea dei trattati” che in concreto non significa assolutamente nulla, e che a ben vedere, non è altro che l’ennesima declinazione della visione riformista Sinistra Europea, con parole apparentemente più radicali. Dopo l’Arcobaleno, la Rivoluzione Civile, l’Altra Europa e Pap, saremmo ora di fronte ad un nuovo simbolo, per la quinta volta. A una leadership affidata, per la terza volta a un ex-magistrato, da Ingroia a Grasso, e oggi a De Magistris. No, grazie. Lo diciamo con rispetto per chi fa questa scelta, a nostro avviso, sbagliando.

Da comunisti riaffermiamo, ancora una volta, che la nostra prospettiva strategica è la costruzione di un forte, radicato, coerente Partito Comunista, che sia percepito come serio e affidabile da parte dei lavoratori e delle classi popolari del nostro Paese. È un processo che richiede tempo e non conosce scorciatoie. Esige un percorso sicuramente lungo, necessariamente chiaro e coerente. Non ha bisogno di continue giravolte, cambi di linee strategiche, simboli, figure di riferimento, situazioni che producono disorientamento, evitando sistematicamente la sedimentazione di qualsiasi ipotesi organizzativa. L’elettorato della sinistra “alternativa al PD” in dieci anni ha visto solo sconfitte, non tanto elettorali, quanto strategiche. Oggi un’altra ancora, che non fermerà di un millimetro il progressivo scivolamento in senso reazionario della società italiana.

Guardiamo alle elezioni europee, come abbiamo sempre fatto, con la consapevolezza che le elezioni servono a costruire e rafforzare il Partito e non viceversa. Siamo consapevoli che l’ostacolo della raccolta di 150.000 firme in tutto il Paese è enorme, ma non per questa ragione ci accodiamo a percorsi elettorali che sono antitetici rispetto alla nostra prospettiva. Il Partito lavorerà con le proprie forze, con tutti i sinceri comunisti che vorranno sostenere insieme a noi questo sforzo. Abbiamo sempre ricercato l’unità comunista ma attribuendo a questa espressione una prospettiva strategica e non istituzionale ed elettorale. Affermiamo nuovamente che la nostra porta è aperta, ma con altrettanta chiarezza diciamo che non siamo disponibili a discutere di unità comunista con quei dirigenti che, dopo essere stati rifiutati da chi ha preferito altre alleanze, si riscoprono improvvisamente fautori dell’unità dei comunisti sotto elezioni. Servono scelte strategiche non vecchie logiche.

Siamo consapevoli della difficile condizione della società italiana, del contesto internazionale, di quanto sta accadendo nel nostro continente e nel mondo. Ma siamo altrettanto consapevoli degli errori commessi nel passato dalla sinistra, e anche dai comunisti. Non sarà rinunciando alla costruzione dell’unico progetto in grado di lottare per una società alternativa al capitalismo che miglioreremo questa situazione. Abbiamo il dovere di evitare che nuovi errori strategici possano intaccare anche quel poco –  certamente ancora insufficiente –  che fino ad oggi siamo riusciti a ricostruire in termini di militanza, consenso, interesse attivo specie tra le nuove generazioni. Perché questo è l’embrione della nuova società che dobbiamo far nascere. Sarebbe un errore imperdonabile sacrificarlo in nome della pressione del momento, o peggio ancora di calcoli meramente elettorali. Sappiamo che una linea coerente può apparire rigida, ma nel tempo è l’unica che paga

Abbiamo un Partito e una Gioventù che crescono nel Paese, lavoreremo coerentemente per rafforzarli. Per questo rivolgiamo un appello a quanti saranno delusi dalle ennesime giravolte e esperienze fallimentari, ai lavoratori, ai giovani: abbandonate le illusioni, unitevi a chi con determinazione e coerenza vuole costruire in questo Paese un forte Partito Comunista, unico strumento in grado di condurre i lavoratori e le classi popolari alla loro liberazione, all’abbattimento dell’oppressione capitalistica alla costruzione di una società socialista. Negli anni futuri, quali siano le condizioni di questo Paese e del mondo il Partito Comunista ci sarà, noi ci saremo e saremo più forti. Con il nostro simbolo, con le nostre bandiere, con le nostre idee. Ne è la riprova una forte e combattiva gioventù, che testimonia più di ogni altro fattore le solide basi su cui poggia la ricostruzione comunista in Italia. Chi oggi potrebbe dire altrettanto?

Condividi !

Shares
RIZZO(PC): «UE VUOLE GOLPE IMPERIALISTA IN VENEZUELA. SOLO MADURO HA LEGITTIMAZIONE POPOLARE»

RIZZO(PC): «UE VUOLE GOLPE IMPERIALISTA IN VENEZUELA. SOLO MADURO HA LEGITTIMAZIONE POPOLARE»

Le elezioni in Venezuela si sono tenute il 20 maggio 2018. Le ha vinte Maduro con oltre il 67% dei voti, una legittimazione popolare superiore a quella della stragrande maggioranza dei governi europei. L’Unione Europea e gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di imporre nuove elezioni, minacciando interventi in caso contrario. Vogliono il golpe in Venezuela per imporre un governo fantoccio al servizio dei loro interessi imperialisti a partire dal controllo del petrolio. Il governo italiano non si allinei a questa posizione.

Condividi !

Shares
RIZZO (PC): «SOLIDALI CON MADURO. GOVERNO ITALIANO NON RICONOSCA I GOLPISTI»

RIZZO (PC): «SOLIDALI CON MADURO. GOVERNO ITALIANO NON RICONOSCA I GOLPISTI»

«Esprimo a nome del Partito Comunista la piena solidarietà al presidente Maduro contro il tentativo di golpe appoggiato apertamente dagli USA. Una criminale ingerenza imperialista, il cui scopo è sovvertire un governo che ha l’appoggio dei lavoratori e delle classi popolari venezuelane» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Ci auguriamo che l’Italia non ceda alle pressioni di Trump e che il governo non dia alcun riconoscimento e legittimazione al golpista Guaidò. I comunisti – conclude Rizzo – sono pronti alla mobilitazione in difesa del diritto del popolo venezuelano alla propria autodeterminazione contro ogni ingerenza imperialista»

Condividi !

Shares
VENEZUELA. CRIMINALE SOSTEGNO USA A GOLPE, SOSTENIAMO PRESIDENTE MADURO

VENEZUELA. CRIMINALE SOSTEGNO USA A GOLPE, SOSTENIAMO PRESIDENTE MADURO

Il Partito Comunista (PC) e il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) condannano il tentativo di colpo di Stato in Venezuela e la scelta del governo USA di Donald Trump di riconoscere come presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela il leader dell’opposizione Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea Nazionale che oggi si è autoproclamato a capo del Governo.
I fatti delle ultime ore rappresentano l’ultimo tentativo in ordine di tempo delle forze reazionarie, dei monopoli internazionali e della grande borghesia Venezuela, rappresentati politicamente dai gruppi della cosiddetta opposizione, di impadronirsi del potere politico dopo aver perso nuovamente le elezioni presidenziali.
L’ingerenza del governo USA, che con sorprendente rapidità annuncia il sostegno ufficiale a quello che è a tutti gli effetti un tentativo di golpe, è un atto criminale ingiustificabile, che testimonia come ciò che accade oggi sia stato pianificato da tempo. Altrettanto inaccettabile è l’invito ai governi di altri paesi di sostenere l’autoproclamato nuovo presidente.
In queste ore, i comunisti sono al fianco del popolo venezuelano e del suo diritto all’autodeterminazione. Siamo pronti a mobilitarci per sostenere le forze progressiste, i lavoratori e il popolo venezuelano nella legittima lotta per la difesa del processo bolivariano e delle sue conquiste, contro ogni ingerenza imperialista.

Condividi !

Shares
RIZZO (PC): «ACCUSE ALLA FRANCIA VERE, MA PAROLE DI DI MAIO COLPEVOLMENTE PARZIALI»

RIZZO (PC): «ACCUSE ALLA FRANCIA VERE, MA PAROLE DI DI MAIO COLPEVOLMENTE PARZIALI»

«Da comunisti abbiamo sempre denunciato le politiche imperialiste e neocolonialiste dei paesi europei, Francia in testa, additandole come prime responsabili del terribile esodo migratorio. Solo il PD può pensare ancora una volta di difendere l’indifendibile, facendo blocco con la Commissione europea» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Quanto detto da Di Maio è innegabile, però le sue dichiarazioni sono colpevolmente parziali, e omettono di andare alla radice della questione. La critica alla Francia è giusta e sacrosanta, ma lo stesso deve essere fatto della politica imperialista statunitense, e anche di quella italiana. Anche il nostro paese è colpevole, quando difende gli interessi dell’Eni e delle grandi società italiane che spesso si sono macchiate delle peggiori nefandezze in Africa. Se non si fa questo, il rischio è di fare semplice nazionalismo, finendo per farsi portabandiera degli interessi di una parte dei monopoli nella spartizione africana. Le cause dell’immigrazione – conclude Rizzo – sono da ricercarsi nel sistema capitalistico, che ogni giorno impone la rapina delle risorse dei popoli e della ricchezza prodotta dai lavoratori per consegnarla nelle mani di un pugno di persone ricchissime. L’imperialismo è il vero responsabile della crisi dell’immigrazione. Bisogna rovesciare un sistema dove pochi supermiliardari hanno la stessa ricchezza di 3,8 miliardi di persone ridotte alla fame, non è sufficiente criticare un solo Paese. E questo i cinque stelle hanno dimostrato definitivamente con i fatti di non volerlo fare».

Condividi !

Shares