Mai proverbio fu più azzeccato!
Prendiamo spunto dalla frase contenuta nell’articolo di Luciana Castellina dell’8 febbraio del manifesto (giornale che si vanta abusivamente di essere un “quotidiano comunista”), solo perché tale foglio ha una risonanza maggiore di innumerevoli blog e organizzazioni che a parole dichiarano appoggio a Cuba socialista, quando invece tentano di minarne la solidarietà attaccando i suoi principali sostegni internazionali. In questo caso si tratta del Venezuela bolivariano.
Nell’articolo, di cui riportiamo per intero una frase onde non si possa equivocare, si legge:
«L’OCCIDENTE, come si vede, in barba ai suoi “valori” accetta disciplinato il diktat di Trump. Il quale, nel frattempo, soddisfatto per non aver trovato ostacoli al suo programma, ha mandato a dire all’Avana che lui è pronto ad un accordo e che, anzi, lui «sarà molto gentile» e farà quanto necessario per rendere finalmente Cuba libera. Come nel Venezuela che ha accettato, per salvarsi, di ammazzare definitivamente la Rivoluzione bolivariana, aprendo alla totale privatizzazione del suo petrolio.»
La “narrazione” che il governo venezuelano abbia aperto alla “totale privatizzazione” è appunto frutto dei desideri di Trump e non è corroborata da nessun atto del governo bolivariano in carica.
La verità è radicalmente opposta.
1. La notizia che sfugge all’informazione di regime: «La raffineria di Dos Bocas entra a pieno regime e il Messico taglia le importazioni dagli USA ai minimi da 16 anni. Un duro colpo per i raffinatori americani che perdono greggio pesante e quote di mercato. Trump ha bisogno ora di greggio pesante, come il Venezuelano.» (vedi i dettagli in coda) [1]
2. Il governo bolivariano ribadisce che le riforme sono in piena continuità con quanto delineato sia durante la presidenza Chavez che quella Maduro, in quanto il sistema produttivo venezuelano necessita di costosi investimenti che il blocco statunitense ha impedito. Inoltre il mercato petrolifero venezuelano è aperto a ogni acquirente ne sia interessato e non è certo ostaggio degli USA.
3. Già il primo carico ha fruttato al Venezuela un’entrata di 500 milioni di dollari che, contrariamente a quanto affermato dal vendifumo Trump, verranno spesi per il benessere del popolo e del sistema produttivo interno.
4. Il Messico (altro oggetto della propaganda filoimperialista) sta urgentemente mandando aiuti umanitari a Cuba. La Russia (la cattivona per eccellenza) ha dichiarato che continuerà a sostenere Cuba con tutte le sue forze. Altrettanto fa la Cina socialista.
In sintesi.
Trump si è macchiato di un crimine orrendo – contro i cittadini venezuelani e contro gli eroi cubani difensori della persona del Presidente Maduro e di sua moglie, violando le più elementari regole del diritto internazionale – per mascherare una sconfitta epocale che l’imperialismo statunitense sta subendo nel suo “cortile di casa”. Ma il risultato non cambia, perché gli investitori hanno manifestato seri dubbi a investire in Venezuela, non perché quel Paese non sia affidabile, ma perché non lo è l’aggressiva politica americana, in preda al terrore da ultimi giorni dell’impero, che spaventa anche i propri amici.
La Presidente messicana Claudia Sheinbaum sta dando un’eccellente prova di protezione della sovranità del suo Paese, in condizioni molto difficili, attraverso la compagnia statale Pemex. Ovviamente nulla garantisce che nel prossimo futuro questo percorso non possa essere invertito.
Il governo bolivariano, col coltello puntato alla gola, ha messo in scacco il tracotante Trump e l’imperialismo USA, in continuità con quanto fatto nei decenni precedenti dal Comandante Chavez e dal Presidente Maduro.
Cuba resiste e la rete di solidarietà (quella vera!) si estende.
Un’ultima domanda ai castellini e alle castelline di tutto il mondo:
CI SEI O CI FAI?
***********
Dettagli sulla produzione della nuova raffineria messicana:
«Questo cambiamento rappresenta una pessima notizia per i raffinatori statunitensi, che si trovano a fronteggiare una “tempesta perfetta”: stanno perdendo contemporaneamente le forniture di greggio pesante messicano e i volumi di esportazione dei prodotti raffinati verso il loro vicino meridionale.
Per anni, il Messico è stato uno dei principali acquirenti di carburante dagli Stati Uniti, paradossalmente esportando petrolio greggio per poi ricomprare benzina raffinata. Per interrompere questo ciclo, il governo ha costruito una nuova raffineria costata circa 20 miliardi di dollari, concepita per aumentare l’indipendenza energetica del Paese.
La raffineria Olmeca, nota anche come Dos Bocas, è stata il fulcro della precedente amministrazione guidata da Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO), con l’intento di restituire centralità alla compagnia statale Pemex nel sistema energetico messicano.
Questa dinamica, perfettamente in linea con i piani di sovranità energetica messicana, crea un doppio problema per l’industria statunitense. I raffinatori del Golfo del Messico, infatti, sono strutturati per lavorare il greggio pesante (come il Maya messicano o il venezuelano) e hanno sempre contato sul Messico come mercato di sbocco per i prodotti finiti.
Ecco spiegato perché Trump sta spingendo le società petrolifere USA e di mezzo mondo a investire in Venezuela: le sue raffinerie hanno bisogno di questo greggio.» [1]
📢 Contribuisci al Partito Comunista con una piccola sottoscrizione:
👉 https://ilpartitocomunista.it/contribuisci/
📬 Iscriviti al Partito Comunista:
👉 https://ilpartitocomunista.it/tesseramento/
🔴 Segui il Partito Comunista sui social:
👉 https://instabio.cc/PartitoComunista
🎧 Ascolta il nostro podcast su tutte le piattaforme:
👉 https://linktr.ee/ilpartitocomunista
👉 https://ilpartitocomunista.it/contribuisci/
📬 Iscriviti al Partito Comunista:
👉 https://ilpartitocomunista.it/tesseramento/
🔴 Segui il Partito Comunista sui social:
👉 https://instabio.cc/PartitoComunista
🎧 Ascolta il nostro podcast su tutte le piattaforme:
👉 https://linktr.ee/ilpartitocomunista
