LA BOLLA DEI GIGANTI DEL WEB A pagare sono sempre i lavoratori Ci volevano far credere che il futuro del lavoro fosse tutto incentrato sui nuovi mezzi tecnologici e che sarebbe passato anche dai social network. Dopo i massicci licenziamenti portati avanti in tutti i settori della nuova tecnologia, da Musk a Google, da Windows ad Amazon, Meta ha annunciato un nuovo pacchetto di licenziamenti. Meta (società che detiene Facebook e Instagram) di proprietà di Mark Zuckemberg, pochi mesi fa aveva licenziato 11.000 dipendenti, adesso sta pianificando una nuova serie di licenziamenti e taglierà migliaia di dipendenti già questa settimana, la più grande società di social network al mondo sta dunque eliminando altri posti di lavoro, oltre alla riduzione del 13% di novembre. I lavoratori dell’azienda di Menlo Park, in California, hanno descritto un’ansia crescente e un morale basso tra i colleghi negli ultimi tempi. Alcuni dipendenti si sono detti preoccupati di ricevere i loro bonus, che dovrebbero essere distribuiti questo mese, se dovessero perdere il lavoro in anticipo.


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LA BOLLA DEI GIGANTI DEL WEB
A pagare sono sempre i lavoratori

Ci volevano far credere che il futuro del lavoro fosse tutto incentrato sui nuovi mezzi tecnologici e che sarebbe passato anche dai social network.
Dopo i massicci licenziamenti portati avanti in tutti i settori della nuova tecnologia, da Musk a Google, da Windows ad Amazon, Meta ha annunciato un nuovo pacchetto di licenziamenti.

Meta (società che detiene Facebook e Instagram) di proprietà di Mark Zuckemberg, pochi mesi fa aveva licenziato 11.000 dipendenti, adesso sta pianificando una nuova serie di licenziamenti e taglierà migliaia di dipendenti già questa settimana, la più grande società di social network al mondo sta dunque eliminando altri posti di lavoro, oltre alla riduzione del 13% di novembre.

I lavoratori dell’azienda di Menlo Park, in California, hanno descritto un’ansia crescente e un morale basso tra i colleghi negli ultimi tempi. Alcuni dipendenti si sono detti preoccupati di ricevere i loro bonus, che dovrebbero essere distribuiti questo mese, se dovessero perdere il lavoro in anticipo.

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CONFINDUSTRIA VUOLE 300.000 NUOVI SCHIAVI Confindustria vuole nuovi schiavi da sfruttare e chiede esplicitamente al governo di far arrivare nuovi “migranti economici” perché i corridoi umanitari e i profughi che scappano dalla guerre non bastano a colmare quelle “migliaia di posti di lavoro” che gli italiani non riescono a occupare. Di fronte alla crescente denatalità italiana, una nuova forza lavoro diventa realmente necessaria.” Lo dice il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, premettendo di parlare anche “da siciliano”, oltre che da esponente dell’esecutivo e da uomo che ha vissuto “il dramma dell’emigrazione in famiglia” Confindustria addossa la mancanza di lavoratori alla denatalità nel nostro Paese e non alle politiche portate avanti negli ultimi 30 anni dai governi che si sono succeduti e dalla stessa confindustria. Negli ultimi anni i diritti dei lavoratori si sono quasi estinti, i turni di lavoro sono diventati al limite dello schiavismo e gli stipendi sono diminuiti del 3% invece di alzarsi anche in base al costo della vita. Confindustria ha creato tutti i presupposti per far si che i lavoratori siano completamente schiavi dei grandi industriali e delle multinazionali con la perenne insicurezza di poter perdere il proprio posto di lavoro da un giorno all’altro (grazie all’abolizione dell’articolo 18 fatto da Renzi e dal PD), ma la colpa di tutto questo per loro è la denatalità. IN ITALIA CI SONO OLTRE 2 MILIONI DI DISOCCUPATI NON MANCANO I LAVORATORI, MANCA LA VOGLIA DI PAGARLI DIGNITOSAMENTE DI FARLI LAVORARE CON I PIENI DIRITTI E SENZA RISCHIARE DI MORIRE SUL LAVORO. Far arrivare nuovi immigrati vuol dire allargare la lista dei disoccupati, aumentare l’esercito industriale di riserva, rendere i lavoratori ancora più ricattabili perché sono persone che scappano da condizioni peggiori, e quindi sono disposti a lavorare per meno soldi e meno diritti e questo è una pistola puntata alla tempia di tutti i lavoratori che saranno sempre più precari, sempre più sottopagati e sempre con meno diritti.


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CONFINDUSTRIA VUOLE 300.000 NUOVI SCHIAVI

Confindustria vuole nuovi schiavi da sfruttare e chiede esplicitamente al governo di far arrivare nuovi “migranti economici” perché i corridoi umanitari e i profughi che scappano dalla guerre non bastano a colmare quelle “migliaia di posti di lavoro” che gli italiani non riescono a occupare.

Di fronte alla crescente denatalità italiana, una nuova forza lavoro diventa realmente necessaria.” Lo dice il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, premettendo di parlare anche “da siciliano”, oltre che da esponente dell’esecutivo e da uomo che ha vissuto “il dramma dell’emigrazione in famiglia”

Confindustria addossa la mancanza di lavoratori alla denatalità nel nostro Paese e non alle politiche portate avanti negli ultimi 30 anni dai governi che si sono succeduti e dalla stessa confindustria.
Negli ultimi anni i diritti dei lavoratori si sono quasi estinti, i turni di lavoro sono diventati al limite dello schiavismo e gli stipendi sono diminuiti del 3% invece di alzarsi anche in base al costo della vita.
Confindustria ha creato tutti i presupposti per far si che i lavoratori siano completamente schiavi dei grandi industriali e delle multinazionali con la perenne insicurezza di poter perdere il proprio posto di lavoro da un giorno all’altro (grazie all’abolizione dell’articolo 18 fatto da Renzi e dal PD), ma la colpa di tutto questo per loro è la denatalità.

IN ITALIA CI SONO OLTRE 2 MILIONI DI DISOCCUPATI
NON MANCANO I LAVORATORI, MANCA LA VOGLIA DI PAGARLI DIGNITOSAMENTE
DI FARLI LAVORARE CON I PIENI DIRITTI E SENZA RISCHIARE DI MORIRE SUL LAVORO.

Far arrivare nuovi immigrati vuol dire allargare la lista dei disoccupati, aumentare l’esercito industriale di riserva, rendere i lavoratori ancora più ricattabili perché sono persone che scappano da condizioni peggiori, e quindi sono disposti a lavorare per meno soldi e meno diritti e questo è una pistola puntata alla tempia di tutti i lavoratori che saranno sempre più precari, sempre più sottopagati e sempre con meno diritti.

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LA POLONIA VIETA LA LIBERTÀ’ DI PENSIERO La “democratica” Polonia, che in questo momento sta fornendo massicci aiuti economici e militari all’Ucraina di Zelenskij,impedisce la libertà di pensiero ai propri cittadini che osano mettere in dubbio la veridicità dei media e del governo riguardo gli eventi sul conflitto russo-ucraino. Così nella città polacca di Legnica è in corso un processo nei confronti di un pensionato di 72 anni, membro del Partito Comunista di Polonia, Henrik Miketyn, che sul social network Facebook, ha espresso sostegno per l’esercitodella Federazione Russa, nell’operazione di denazificazione e smilitarizzazione dell’Ucraina, denunciato da uno dei “vigili polacchi” all’Agenzia polacca per la sicurezza interna e di conseguenza finito immediatamente sotto processo al banco degli imputati. La narrazione portata avanti dal governo pseudodemocratico di Varsavia è la stessa che ha il nostro Paese e come metodo di intimidazione e censura della libertà di pensiero ricorda molto quello del regime di risanamento della Polonia sotto il dittatore Pilsudski durante il periodo tra le due Guerre mondiali. Facciamo appello ai deputati del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, che dicono di essere dei “veri democratici” e ai partiti comunisti e operai d’Europa con un appello a fare pressione sulla leadership polacca affinché questa smetta di perseguitare i dissidenti!


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LA POLONIA VIETA LA LIBERTÀ’ DI PENSIERO

La “democratica” Polonia, che in questo momento sta fornendo massicci aiuti economici e militari all’Ucraina di Zelenskij,impedisce la libertà di pensiero ai propri cittadini che osano mettere in dubbio la veridicità dei media e del governo riguardo gli eventi sul conflitto russo-ucraino.

Così nella città polacca di Legnica è in corso un processo nei confronti di un pensionato di 72 anni, membro del Partito Comunista di Polonia, Henrik Miketyn, che sul social network Facebook, ha espresso sostegno per l’esercitodella Federazione Russa, nell’operazione di denazificazione e smilitarizzazione dell’Ucraina, denunciato da uno dei “vigili polacchi” all’Agenzia polacca per la sicurezza interna e di conseguenza finito immediatamente sotto processo al banco degli imputati.

La narrazione portata avanti dal governo pseudodemocratico di Varsavia è la stessa che ha il nostro Paese e come metodo di intimidazione e censura della libertà di pensiero ricorda molto quello del regime di risanamento della Polonia sotto il dittatore Pilsudski durante il periodo tra le due Guerre mondiali.

Facciamo appello ai deputati del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, che dicono di essere dei “veri democratici” e ai partiti comunisti e operai d’Europa con un appello a fare pressione sulla leadership polacca affinché questa smetta di perseguitare i dissidenti!

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SOTTOSCRIZIONE POPOLARE Tutte le informazioni qui ? https://ift.tt/nf2Pqha RAFFORZARE, UNIRE, ALLARGARE. Queste sono le tre parole d’ordine del IV CONGRESSO NAZIONALE del Partito Comunista che si appresta ad affrontare le nuove sfide del nostro tempo. Dopo aver tenuto aperta l’ipotesi comunista in Italia, l’impegno del Partito è ancora oggi quello del I Congresso nazionale del 2014 NO ALLA NATO, NO ALLA UNIONE EUROPEA Per poterlo fare però, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti e per poter organizzare al meglio l’evento serve anche il vostro aiuto, con una donazione libera, permetterai la realizzazione nel migliore dei modi del nostro congresso per proseguire nella nostra lotta dalla parte di chi vive del proprio lavoro ed è stanco di essere parte di un sistema guidato dai grandi potentati economici.


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NO ALLA NATO, NO ALLA UNIONE EUROPEA
Per poterlo fare però, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti e per poter organizzare al meglio l’evento serve anche il vostro aiuto, con una donazione libera, permetterai la realizzazione nel migliore dei modi del nostro congresso per proseguire nella nostra lotta dalla parte di chi vive del proprio lavoro ed è stanco di essere parte di un sistema guidato dai grandi potentati economici.

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Dopo aver tenuto aperta l’ipotesi comunista in Italia, l’impegno del Partito è ancora oggi quello del I Congresso nazionale del 2014
NO ALLA NATO, NO ALLA UNIONE EUROPEA
Per poterlo fare però, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti e per poter organizzare al meglio l’evento serve anche il vostro aiuto, con una donazione libera, permetterai la realizzazione nel migliore dei modi del nostro congresso per proseguire nella nostra lotta dalla parte di chi vive del proprio lavoro ed è stanco di essere parte di un sistema guidato dai grandi potentati economici.

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DONNE NEL SOCIALISMO Prima che gli Stati Uniti attaccassero l’Iraq nel 1991, il paese offriva le migliori condizioni della regione alle donne. Le donne irachene hanno brevemente vissuto nella pienezza del loro ruolo di donna durante il periodo delle riforme socialiste, in cui hanno avuto accesso all’istruzione, alla vita pubblica, al lavoro e ai loro diritti. Soltanto l’avvento dei partiti religiosi (sostenuti e finanziati dall’occidente) ha ristretto la loro partecipazione, ma come testimoniano le fotografie di quegli anni, esse potevano accedere alle Università – che erano gratuite – e vivevano una piena vita sociale. Con la guerra e l’occupazione, le donne irachene oggi chiedono, non solo parità, ma il diritto di vivere. La lotta per l’emancipazione femminile o è anticapitalista o non è. #8marzo


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DONNE NEL SOCIALISMO

Prima che gli Stati Uniti attaccassero l’Iraq nel 1991, il paese offriva le migliori condizioni della regione alle donne.

Le donne irachene hanno brevemente vissuto nella pienezza del loro ruolo di donna durante il periodo delle riforme socialiste, in cui hanno avuto accesso all’istruzione, alla vita pubblica, al lavoro e ai loro diritti. Soltanto l’avvento dei partiti religiosi (sostenuti e finanziati dall’occidente) ha ristretto la loro partecipazione, ma come testimoniano le fotografie di quegli anni, esse potevano accedere alle Università – che erano gratuite – e vivevano una piena vita sociale.

Con la guerra e l’occupazione, le donne irachene oggi chiedono, non solo parità, ma il diritto di vivere.

La lotta per l’emancipazione femminile o è anticapitalista o non è. #8marzo

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DONNE NEL SOCIALISMO Aleida Guevara March è sicuramente una delle figlie più prestigiose della rivoluzione cubana. Nata nel 1960 a Cuba, è figlia del Comandante CHE Guevara e della combattente Aleida March (nella foto). Aleidita ha studiato all’Accademia militare della Forze Armate Rivoluzionarie ed è dottoressa in medicina specializzata in pediatria. Attualmente lavora all’ospedale pediatrico William Soler dell’Avana ed è collaboratrice del Centro Studi Che Guevara. E’ stata medico brigatista internazionalista in Angola, Ecuador e Nicaragua ed è membro del Partito Comunista di Cuba. Aleida e la figlia Celia, anch’essa medico, sono due donne frutto del socialismo cubano che sintetizzano il pensiero del padre e nonno Ernesto CHE Guevara nella lettera che ha lasciato ai suoi figli e che la rivoluzione ha allargato a tutti i cubani e le cubane. La lotta per l’emancipazione femminile o è anticapitalista o non è. #8marzo


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DONNE NEL SOCIALISMO

Aleida Guevara March è sicuramente una delle figlie più prestigiose della rivoluzione cubana. Nata nel 1960 a Cuba, è figlia del Comandante CHE Guevara e della combattente Aleida March (nella foto).

Aleidita ha studiato all’Accademia militare della Forze Armate Rivoluzionarie ed è dottoressa in medicina specializzata in pediatria. Attualmente lavora all’ospedale pediatrico William Soler dell’Avana ed è collaboratrice del Centro Studi Che Guevara. E’ stata medico brigatista internazionalista in Angola, Ecuador e Nicaragua ed è membro del Partito Comunista di Cuba.

Aleida e la figlia Celia, anch’essa medico, sono due donne frutto del socialismo cubano che sintetizzano il pensiero del padre e nonno Ernesto CHE Guevara nella lettera che ha lasciato ai suoi figli e che la rivoluzione ha allargato a tutti i cubani e le cubane.

La lotta per l’emancipazione femminile o è anticapitalista o non è.
#8marzo

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8 MARZO Lotto contro il padrone che mi sfrutta (che sia uomo o donna) Lotto contro uno stato che lo protegge e i suoi servi (che siano uomini o donne) Lotto per la solidarietà di classe tra le lavoratrici e i loro colleghi lavoratori, che hanno in comune di essere sfruttati e malpagati, e non per una solidarietà basata solo sul genere “femminile” falsa e senza senso, perché un’operaia NON ha nulla in comune con la presidente della BCE, o dell’UE. Lotto perché le donne diventino coscienti che sono i rapporti economici, propri della società capitalistica, che le sfrutta due volte, come lavoratrici e come donne. Lotto per l’uguaglianza sociale, senza la quale non esiste l’uguaglianza di genere, e non per un “femminismo di facciata e interclassista”, con rivendicazioni marginali (linguaggio di genere o altre cose irrilevanti per chi lavora tutti i giorni). Lotto tutti i giorni dell’anno e non solo l’otto marzo. Lotta insieme al Partito Comunista, l’unico partito dove le lavoratrici e i lavoratori trovano la loro organizzazione di classe SOLO LA LOTTA PAGA


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8 MARZO
Lotto contro il padrone che mi sfrutta (che sia uomo o donna)
Lotto contro uno stato che lo protegge e i suoi servi (che siano uomini o donne)
Lotto per la solidarietà di classe tra le lavoratrici e i loro colleghi lavoratori, che hanno in comune di essere sfruttati e malpagati, e non per una solidarietà basata solo sul genere “femminile” falsa e senza senso, perché un’operaia NON ha nulla in comune con la presidente della BCE, o dell’UE.
Lotto perché le donne diventino coscienti che sono i rapporti economici, propri della società capitalistica, che le sfrutta due volte, come lavoratrici e come donne.
Lotto per l’uguaglianza sociale, senza la quale non esiste l’uguaglianza di genere, e non per un “femminismo di facciata e interclassista”, con rivendicazioni marginali (linguaggio di genere o altre cose irrilevanti per chi lavora tutti i giorni).
Lotto tutti i giorni dell’anno e non solo l’otto marzo.
Lotta insieme al Partito Comunista, l’unico partito dove le lavoratrici e i lavoratori trovano la loro organizzazione di classe
SOLO LA LOTTA PAGA

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DONNE NEL SOCIALISMO “Nella DDR potevo essere per la prima volta una libera professionista. Potevo vivere da scrittrice e fare persino piccoli viaggi e andare a teatro. Ero coperta per tutto ciò di cui avevo bisogno: potevo dedicarmi produttivamente alla mia attività senza dovere pensare ogni giorno: potrò pagare l’affitto il mese prossimo?” (Gisela Kraft) Gisela Kraft nata a Berlino, tra il 1956 ed il 1959 prese parte ad una serie di corsi di formazione teatrale e di Euritmia a Berlino, Stoccarda e Dornach svolgendo tra il 1960 ed il 1972 una serie di lavori teatrali. Continuò la sua formazione accademica conseguendo, nel 1978, il dottorato con una tesi sul poeta turco Fazıl Hüsnü Dağlarca. Dal 1978 al 1983 lavorò come ricercatrice accademica presso l’Istituto di studi islamici. La sua vita cambiò quando si occupò di tradurre l’opera The Epic of Sheik Bedreddin, una collezione di poesie a cura di Nazim Hikmet, poeta comunista turco che, nella Germania dell’Ovest, le procurò un attacco da parte di intellettuali turchi di sinistra. Gisela venne accolta nella Germania dell’Est dove ebbe l’opportunità di emanciparsi e vivere in modo dignitoso come poetessa in un modo che le sarebbe stato impossibile ad Ovest. Donna socialista da sempre impegnata si ricorda anche per aver ricevuto il premio Weimar del 2006 come traduttrice letteraria ed il Premio Christoph Martin Wieland per il suo epilogo nell’opera Die Namen ser Sehnsucht di Nâzım Hikmet. La lotta per l’emancipazione femminile o è anticapitalista o non è.


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DONNE NEL SOCIALISMO
“Nella DDR potevo essere per la prima volta una libera professionista. Potevo vivere da scrittrice e fare persino piccoli viaggi e andare a teatro. Ero coperta per tutto ciò di cui avevo bisogno: potevo dedicarmi produttivamente alla mia attività senza dovere pensare ogni giorno: potrò pagare l’affitto il mese prossimo?”
(Gisela Kraft)
Gisela Kraft nata a Berlino, tra il 1956 ed il 1959 prese parte ad una serie di corsi di formazione teatrale e di Euritmia a Berlino, Stoccarda e Dornach svolgendo tra il 1960 ed il 1972 una serie di lavori teatrali.
Continuò la sua formazione accademica conseguendo, nel 1978, il dottorato con una tesi sul poeta turco Fazıl Hüsnü Dağlarca.
Dal 1978 al 1983 lavorò come ricercatrice accademica presso l’Istituto di studi islamici.
La sua vita cambiò quando si occupò di tradurre l’opera The Epic of Sheik Bedreddin, una collezione di poesie a cura di Nazim Hikmet, poeta comunista turco che, nella Germania dell’Ovest, le procurò un attacco da parte di intellettuali turchi di sinistra.
Gisela venne accolta nella Germania dell’Est dove ebbe l’opportunità di emanciparsi e vivere in modo dignitoso come poetessa in un modo che le sarebbe stato impossibile ad Ovest.
Donna socialista da sempre impegnata si ricorda anche per aver ricevuto il premio Weimar del 2006 come traduttrice letteraria ed il Premio Christoph Martin Wieland per il suo epilogo nell’opera Die Namen ser Sehnsucht di Nâzım Hikmet.
La lotta per l’emancipazione femminile o è anticapitalista o non è.

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I DIRITTI DELLE DONNE: UNA QUESTIONE DI CLASSE Ancora oggi, nella società capitalista in cui viviamo, i diritti delle donne risultano tra i più disattesi. Questo accade perché l’applicazione dei diritti individuali e non, dipende dalla volontà dei governi. Volontà guidata dagli interessi economici che questi portano avanti. La società capitalista non garantisce universalmente questi diritti poiché essa si serve dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo per accentrare potere e ricchezze. La divisione in classi fa sì che questi siano un privilegio per alcune e lettera morta per la maggioranza. Oggi, il sistema capitalista tenta di appropriarsi delle stesse parole di lotta per svuotarle del loro vero significato. Noi lo diciamo chiaro e tondo: i diritti delle donne sono una questione di lotta di classe. Ecco perché la Società Socialista, anteponendo il benessere collettivo a quello individuale, risulta tutt’ora l’unica reale possibilità di emancipazione e liberazione della donna. Lavoratrici e lavoratori devono acquisire coscienza del fatto che il rispetto dei diritti delle donne si traduce in un vantaggio e rafforzamento della classe lavoratrice tutta. Nessuno si volti dinanzi a un’ingiustizia commessa nei confronti di una donna, nessuno sia complice di un sistema che alimenta diseguaglianza e violenza, tanto nei luoghi di lavoro quanto fuori e tra le mura di casa. Ogni giorno l’otto. Lottiamo insieme ogni giorno. #8marzo


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I DIRITTI DELLE DONNE: UNA QUESTIONE DI CLASSE
Ancora oggi, nella società capitalista in cui viviamo, i diritti delle donne risultano tra i più disattesi. Questo accade perché l’applicazione dei diritti individuali e non, dipende dalla volontà dei governi.
Volontà guidata dagli interessi economici che questi portano avanti.
La società capitalista non garantisce universalmente questi diritti poiché essa si serve dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo per accentrare potere e ricchezze.
La divisione in classi fa sì che questi siano un privilegio per alcune e lettera morta per la maggioranza.
Oggi, il sistema capitalista tenta di appropriarsi delle stesse parole di lotta per svuotarle del loro vero significato.
Noi lo diciamo chiaro e tondo: i diritti delle donne sono una questione di lotta di classe. Ecco perché la Società Socialista, anteponendo il benessere collettivo a quello individuale, risulta tutt’ora l’unica reale possibilità di emancipazione e liberazione della donna.
Lavoratrici e lavoratori devono acquisire coscienza del fatto che il rispetto dei diritti delle donne si traduce in un vantaggio e rafforzamento della classe lavoratrice tutta. Nessuno si volti dinanzi a un’ingiustizia commessa nei confronti di una donna, nessuno sia complice di un sistema che alimenta diseguaglianza e violenza, tanto nei luoghi di lavoro quanto fuori e tra le mura di casa.
Ogni giorno l’otto.
Lottiamo insieme ogni giorno.
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CITTÀ SOLO PER RICCHI Il popolo espulso dalle città Le grandi città italiane sono, sempre di più, destinate solamente alle persone più ricche, i lavoratori non riescono più a viverci a causa dei prezzi troppo alti sia degli affitti sia delle case in vendita, costretti sempre di più a vivere o in periferia nelle città più grandi provincia- Il costo delle case nei centri urbani continua a crescere in tutta Italia e a rimetterci è chi vive del proprio lavoro. Nel 2021 la quota dei costi abitativi sul reddito disponibile in Ue era in media del 19%, mentre specificamente per le persone a rischio di povertà tale quota era del 38%. Il sovraccarico dei costi abitativi è più alto nelle città. Il 10,4% della popolazione europea che abita in una zona urbana vive in una famiglia in cui il costo totale dell’alloggio rappresenta più del 40% del reddito disponibile, contro il 6,2% di chi vive nelle zone rurali. Le città italiane quindi sono sempre più popolate da soli ricchi e sempre più spesso le case vengono comprate o affittate da grandi gruppi immobiliari o da giganti del turismo e vengono usate come case vacanza da utilizzare solo poche settimane l’anno. Così le città stanno morendo, si svuotano di popolo, di tradizioni e costumi. Le famiglie e i lavoratori sono sempre più costretti a spostarsi nelle periferie o in zone molto distanti sradicando milioni di persone da i propri luoghi e da dove vorrebbero vivere ma non possono.


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CITTÀ SOLO PER RICCHI
Il popolo espulso dalle città

Le grandi città italiane sono, sempre di più, destinate solamente alle persone più ricche, i lavoratori non riescono più a viverci a causa dei prezzi troppo alti sia degli affitti sia delle case in vendita, costretti sempre di più a vivere o in periferia nelle città più grandi provincia-

Il costo delle case nei centri urbani continua a crescere in tutta Italia e a rimetterci è chi vive del proprio lavoro.
Nel 2021 la quota dei costi abitativi sul reddito disponibile in Ue era in media del 19%, mentre specificamente per le persone a rischio di povertà tale quota era del 38%.

Il sovraccarico dei costi abitativi è più alto nelle città. Il 10,4% della popolazione europea che abita in una zona urbana vive in una famiglia in cui il costo totale dell’alloggio rappresenta più del 40% del reddito disponibile, contro il 6,2% di chi vive nelle zone rurali.

Le città italiane quindi sono sempre più popolate da soli ricchi e sempre più spesso le case vengono comprate o affittate da grandi gruppi immobiliari o da giganti del turismo e vengono usate come case vacanza da utilizzare solo poche settimane l’anno. Così le città stanno morendo, si svuotano di popolo, di tradizioni e costumi.
Le famiglie e i lavoratori sono sempre più costretti a spostarsi nelle periferie o in zone molto distanti sradicando milioni di persone da i propri luoghi e da dove vorrebbero vivere ma non possono.

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