PROTESTE IN KAZAKISTAN IMPERIALISMO IN AZIONE

09 Gennaio 2022 di
Proviamo a spiegare in modo semplice cosa succede in Kazakistan, per non cadere nella propaganda del pensiero unico globalista, soprattutto della stampa che si ammanta di essere di “sinistra”.
Facciamo alcune premesse che comunque sono tra i punti.
Il Kazakistan non è comunista e noi non simpatizziamo per chi governa quel Paese, i motivi per mobilitarsi e fare una vera rivoluzione, ci sono come in quasi tutti gli stati del mondo, i problemi sono reali ma la destabilizzazione per scopi diversi da quelli della presa del potere politico da parti ci chi lavoro sono sotto gli occhi di tutti.
Ora un elenco a punti semplificato.
1) Il Kazakistan è tra i più grandi Paesi del mondo e sta tra Russia e Cina in una posizione strategica
2) Il Kazakistan è tra i più importanti Paesi per l’estrazione di petrolio, gas e carbone
3) Il Kazakistan aveva il 60% della produzione di minerali dell’URSS
3) Il Kazakistan fornisce il 40% dell’Uranio Mondiale
4) Il Kazakistan non è un Paese socialista
5) Le risorse kazake sono in mano a multinazionali estere.
6) Negli ultimi anni, agenzie estere statunitensi hanno finanziato organizzazioni finto democratiche. Uno dei leader è Mukhtar Ablyazov, per breve tempo ministro dell’energia, industria e commercio alla fine degli anni ’90, successivamente figura politica d’opposizione al presidente Nasarbayev, infine rifugiato politico in Europa. Oggi risiede in Francia, al riparo da innumerevoli condanne che si è guadagnato in patria. Negli scorsi giorni egli ha attivamente aizzato i manifestanti attraverso i social, ponendosi come organizzatore delle proteste, traendo esplicita ispirazione dall’Euromaidan di Kiev.
7) Negli ultimi tempi il Kazakistan cercava di “smarcarsi da Mosca”. Se agli USA dai un dito si prendono tutto il braccio. O diventi vassallo o niente, non puoi essere indipendente.
8 ) Le proteste sono iniziate per problemi reali, sui quali è stato facile soffiare sul fuoco. Tuttavia la svolta “militare” della loro organizzazione, che richiama in tutto e per tutto quanto accaduto in Ucraina, mostrano senza dubbio che sono state subito dirette da professionisti della sovversione.
9) Non c’è nessuna organizzazione comunista o rivoluzionaria a guidare le proteste, anzi sembra che vi siano infiltrazioni di organizzazioni terroristiche “islamiche” che hanno agito in altri Paesi. Il fatto che nel movimento ci sia una componente “operaia” non è garanzia di nulla, pensiamo al ruolo che ebbe “Solidarnosc” in Polonia.
10) Le proteste hanno provocato la caduta del governo e l’abbassamento dei prezzi del gas sotto il livello precedentemente gli aumenti, causa scatenante delle proteste, ma le proteste sono continuate. Questa è un’ulteriore dimostrazione che non sono né spontanee, né puramente rivendicative.
11) Forse gli USA non si aspettavano una reazione così decisa da parte della Russia, che questa volta ha reagito, contrariamente a quanto fatto in Ucraina. Tuttavia l’intervento russo è conforme al diritto internazionale, essendo stato invocato dal legittimo governo all’interno di un sistema di alleanze difensive.
12) Quando tutti i media finanziati dai grandi multinazionali sono da una parte, i comunisti devono stare automaticamente dall’altra. Il doppio pesismo è lampante. Pensiamo all’atteggiamento avuto verso i gilet gialli o altre forme di protesta molto meno violente avvenute in occidente.
Quindi da Comunisti, da marxisti-leninisti, siamo, come sempre, dalla parte del Paese aggredito anche se non è un modello di sistema da seguire. Se il Kazakistan fosse destabilizzato sarebbe peggio sia per i lavoratori e per il popolo kazako che passerebbero sotto il tallone statunitense.
Una tale svolta sarebbe un’accelerazione dei pericoli di guerra sia per l’intera area che per tutti gli abitanti del pianeta.
Come in Libia, come in Siria, come in Ucraina, chi sta dalla parte dei “ribelli”, sta dalla parte della CIA e dell’imperialismo.
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