Protocollo sulla Sicurezza: Un’altra occasione persa per rappresentare i concreti interessi dei lavoratori

20 Marzo 2020 di

La nostra analisi non è calata dall’alto dei nostri principi, bensì è stata costruita dal contributo materiale delle considerazioni fatte da lavoratori che si stanno battendo anche in questi giorni per la salvaguardia della salute e della sicurezza nei loro posti di lavoro .

Molti lavoratori hanno scioperato e stanno scioperando per fermare i settori produttivi non essenziali. Stare a casa è l’unica reale misura di limitazione del contagio. Generici e contraddittori protocolli di sicurezza non rendono fabbriche e uffici luoghi asettici e a contagio zero in poche ore.
Le notizie ci dicono che stiamo entrando forse nella settimana del picco di contagio per cui si rende indispensabile fermare la produzione di settori non essenziali .
Il padronato, guardando come sempre al suo profitto, azzarda la richiesta di autocertificarsi, procedura che non gli è stata fortunatamente consentita. Nello stesso tempo procede senza vincoli formalizzati e certi, secondo le strategie dei propri interessi. Così vediamo che alcune aziende che ritengono di potersi fermare lo fanno, mentre quelle che vogliono proseguire la produzione vanno avanti.
Come ci riferiscono i lavoratori, le aziende che continuano a produrre beni non essenziali dovranno rispettare una pletora di indicazioni, anche contrastanti come il Protocollo siglato dalle Parti sociali dove a rappresentare i lavoratori ci sono solo i CGIL CISL e UIL. Un Protocollo che nei fatti scarica sulle Rsu, sulle Rsa o gli Rls (dove ci sono) la responsabilità difficilissima di mettere in regola le aziende.
Il Protocollo non nomina neppure i possibili interventi delle ASL che in mancanza di RSU potrebbero intervenire.
Un Protocollo in situazione d’emergenza avrebbe dovuto avere la caratteristica di dettare linee generali certe ed immediatamente applicabili: così non è stato
In particolare il Protocollo prevede:
• Solo la “possibilità” per le aziende di ricorrere agli ammortizzatori sociali per garantire la riduzione o sospensione dell’attività e le operazioni di sanificazione dei luoghi. Ricordandoci che gli ammortizzatori sono a carico della collettività ovvero delle classi popolari per la maggioranza e si configurano come una regalia per le aziende. Intanto ancora i lavoratori si trovano spesso costretti a far fronte a questa emergenza sacrificando forme di salario indiretto come ferie, banca ore e congedi vari.
• Le prescrizioni sull’Informazione rappresentano un capitolo che per la gravità del momento si limita a ripetere indicazioni che dovrebbero già essere attive dall’inizio dell’emergenza e nella normalità (quali se un lavoratore ha la febbre sta a casa in malattia!), con l’aggiunta di una pratica nuova (non definita come emergenziale) apertamente in contrasto con lo Statuto dei Lavoratori ovvero quella che il lavoratore non può opporsi a subire controlli della temperatura in entrata.
• Le indicazioni sulla pulizia e sanificazione ambienti di lavoro e di ristoro e sulle precauzioni igieniche personali sono una semplice ripetizione di ovvietà sia per l’emergenza che per la normalità (es. i bagni dovrebbero sempre essere forniti di saponi e detergenti).
• Nessuna indicazione certa, anzi maggiormente confusiva a livello di prescrizione delle diverse organizzazioni sanitarie, in merito ai Dispositivi di Protezione Individuale(DPI) che già il Decreto dell’11 marzo si limitava a “raccomandare” e non OBBLIGARE. Questa incertezza diventa gravità quando si associa l’utilizzo indispensabile dei DPI nelle situazioni lavorative dove è impossibile mantenere la distanza di un metro tra un lavoratore e l’altro.
• L’ultima parte del Protocollo assume poi elementi già previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza addirittura peggiorandoli perché ad esempio dice che le aziende “possono” rimodulare i livelli produttivi per garantire la sicurezza mentre il TUS prevede che le aziende DEVONO rimodulare i livelli in questi casi.
• Nella conclusione del Protocollo si introduce poi l’elemento “innovativo” di costituzione nelle aziende di un Comitato di controllo per l’applicazione e verifica delle regole del protocollo stesso con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e degli Rls.

Come comunisti riteniamo che quanto contenuto nel Protocollo non rappresenti affatto né un a conquista,né un avanzamento nei processi di salvaguardia della sicurezza e della salute per i lavoratori nei posti di lavoro, in particolare in questo grave momento di emergenza. Crediamo invece che sia il risultato della sudditanza agli interessi padronali da parte delle cosiddette altre forze sociali e politiche.
Si rende ancora una volta evidente come le crisi, da quella economica a quella sociale, anche in un momento di grave emergenza sanitaria come oggi, vengano scaricate sul popolo lavoratore.
Per questo come Partito Comunista sosteniamo e come lavoratori promuoviamo nei nostri luoghi di lavoro l’appello di adesione agli scioperi indetti dalle organizzazioni conflittuali che rivendicano:
SCIOPERO AD OLTRANZA
NON LAVORIAMO ! NON SIAMO CARNE DA MACELLO

Gli operai sono vittime del tradimento dei bonzi sindacali i quali dichiarano la loro piena soddisfazione per l’intesa raggiunta:
il protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus COVID-19, negli ambienti di lavoro.
Una presa in giro dei lavoratori.
Questa non è “presa di coscienza in una situazione d’emergenza” questo è asservimento agli interessi padronali.
Il protocollo, da una parte invita a restare a casa, dall’altra da la libertà di scelta ai padroni di chiudere o tenere aperte le aziende.
Il COVID-19 rappresenta un rischio biologico generico per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione (tranne che per i lavoratori).
Il protocollo pur di non fermare la produzione, permette di lavorare a meno di un metro, con mascherina, guanti ecc. Permette di misurare la temperatura corporea (sorvolando sulla privacy) da personale non medico, sospende i corsi obbligatori sulla sicurezza e permette, ad esempio ai carrellisti, di lavorare anche senza corsi di formazione. Ci dicono che è probabile che nei giorni prossimi il virus aumenterà, le fabbriche potrebbero essere focolai di dimensioni enormi.
Prima che sia troppo tardi, non rischiamo la vita per la produzione, la salute non è monetizzabile.
Le aziende possono applicare gli ammortizzatori sociali, se non lo fanno non ci resta che confermare lo Sciopero ad oltranza e prepararci a una lunga stagione di conflitto di classe. E’ tempo di decidere da che parte stare: dalla parte dei padroni o dalla parte dei lavoratori.
Lo sciopero è la protesta più dolorosa economicamente ma la più dignitosa per proteggere noi stessi e i nostri famigliari oltre che contenere il virus.
Lo sciopero è a copertura di tutti gli operai che non hanno alternativa per restare a casa. Possono aderire come e quando vogliono, nei giorni e per i che meglio ritengono.

RICHIESTE IMMEDIATE :
-Chiusura di tutti i siti produttivi finchè non sarà rientrata l’emergenza Coronavirus, ad eccezione delle produzioni e servizi essenziali.
-Nelle produzioni e nei servizi essenziali riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario
-Utilizzo degli ammortizzatori sociali con integrazione salariale al 100%
– Assunzioni a tempo indeterminato di personale medico, scientifico e infermieristico; potenziamento della sanità pubblica, requisizione di tutte le cliniche private per l’ampliamento emergenziale del servizio pubblico come unico servizio universale e gratuito.

La FLMUniti mantiene lo sciopero già proclamato fino al 23 marzo e continua con SCIOPERO AD OLTRANZA PER TUTTO IL PERIODO EMERGENZIALE nel settore metalmeccanico ad eccezione delle produzioni servizi essenziali.

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