LA FONDAZIONE DEL PARTITO COMUNISTA.Introduzione dei lavori delCOMITATO CENTRALE. PARTITO COMUNISTA – Livorno, 24 Gennaio 2015.

01 Febbraio 2015 di

Il 21 gennaio 1921 nacque a Livorno il Partito Comunista d’Italia, sezione italiana della III Internazionale, nel corso del dibattito congressuale del XVII Congresso del PSI, al culmine di un processo di distinzione e separazione fra comunisti e riformisti che aveva avuto come fatti storici caratterizzanti e scatenanti la 1^ Guerra Mondiale e la Rivoluzione d’ottobre.

In quei giorni di infuocato dibattito, durato sette giorni, dal 15 al 21 gennaio, nell’affollato Teatro Goldoni, si giunge all’atto finale e definitivo di tale processo, prendendo atto del suo carattere nazionale ed internazionale.

I comunisti abbandonano la sala del Teatro Goldoni intonando l’Internazionale e si avviano verso la nuova assise di fondazione, dandosi appuntamento al Teatro S. Marco per deliberare la costituzione del Partito Comunista.

Nel pomeriggio, si procede alla designazione della sede centrale del Partito che viene fissata a Milano dove si pubblicherà “ Il Comunista “ bisettimanale organo centrale del Partito ed alla elezione del nuovo Comitato Centrale fra i cui componenti spiccano i nomi di Gramsci, Terracini, Bordiga,Grieco, Parodi, Gennari ed altri fra cui il rappresentante della Federazione giovanile comunista, che sorgerà ufficialmente  una settimana dopo avendo fra i suoi fondatori Luigi Longo, Pietro Secchia, Giuseppe Roasio e Giuseppe Alberganti che diventeranno ben presto i protagonisti della lotta clandestina contro il fascismo e della lotta politica dell’immediato dopo-guerra.

Ma, quali erano le basi ideologiche, politiche ed organizzative del nuovo Partito?

Esse erano state efficacemente sintetizzate da Antonio Gramsci nell’articolo de “ L’Ordine Nuovo “ del 13 gennaio 1921, ma, ancor prima, nell’articolo del 3 gennaio 1920 sullo stesso giornale, Gramsci indica,con particolare concretezza programmatica, la base per la formazione di un blocco sociale di alleanza popolare.

Del resto, negli atti approvati da secondo Congresso dell’Internazionale Comunista, nel 1920, al diciassettesimo punto delle “ Tesi sui compiti fondamentali “ preparate da Lenin, si legge: “ Per quanto riguarda il PSI, il Congresso ritiene sostanzialmente giuste la critica al Partito e le proposte pratiche pubblicate a nome della sezione torinese del Partito stesso, nella rivista “ L’Ordine Nuovo “ del 8 maggio 1920, le quali corrispondono pienamente a tutti i principi fondamentali della III Internazionale.”

Tre anni prima,il 18 novembre 1917, pochi giorni dopo la Rivoluzione d’Ottobre, si erano incontrati a Firenze, in una riunione clandestina, una ventina di delegati delle più importanti sezioni socialiste d’Italia, tra cui erano presenti Antonio Gramsci ed Amedeo Bordiga, al fine di discutere le conseguenze dell’evento sulla situazione politica e sociale del nostro paese.

Ancora prima, nelle due Conferenze internazionali di Zimmerwald ( settembre 1915 ) e Kienthal ( aprile 1916 ), Lenin aveva lanciato la parola d’ordine della “ trasformazione della guerra imperialista in guerra civile “, mentre i socialisti italiani avevano scelto la formula “ né aderire, né sabotare “:

Proprio la guerra e la votazione dei crediti di guerra nel 1914 da parte dei partiti della II Internazionale riporterà all’attualità il termine “ comunista “ che Lenin propone di adottare ai bolscevichi nell’aprile de 1917.

Ma, sarà la rivolta popolare a Torino, nell’agosto 1917, con le barricate e la lotta per le strade, dove caddero più di cinquanta operai, cinquecento furono i feriti e cinquemila i processati, a costituire, per Gramsci, un momento di rapida maturazione.

Egli, giovane segretario della sezione socialiste torinese e direttore del “ Grido del Popolo “, esprimerà sul giornale la solidarietà la solidarietà al movimento di lotta affermando “…..Il proletariato non vuole predicatori di esteriorità, freddi alchimisti di parole, vuole comprensione, intelligenza e simpatia piena d’amore. “

Infine saranno due avvenimenti dell’anno 1920 a dare l’impulso decisivo al processo di costruzione del partito comunista. Uno, di carattere internazionale, rappresentato dallo svolgimento del II Congresso dell’Internazionale Comunista  sotto l’egemonia dei bolscevichi e di Lenin stesso, vedrà la proposizione dei 21 punti caratterizzanti le condizioni per il riconoscimento, per ciascun partito nazionale, dell’appartenenza all’Internazionale. L’altro,il grande movimento di lotta del settembre 1920 in Italia, caratterizzato dall’occupazione delle fabbriche metallurgiche, a cui parteciparono mezzo milione di lavoratori, che, nel suo dispiegarsi, dimostrerà, tuttavia, ben presto, che il movimento operaio italiano non ha una sua strategia rivoluzionaria e che non vi è nessun rapporto reale tra una progettazione come quella dei soviet e quanto si fa nella pratica, tanto che Lenin affermerà, a tale proposito che “ …. nessun marxista italiano si é rivelato tale durante il settembre 1920, “

Così si arriva alla formazione del Partito Comunista d’Italia, sezione italiana della Internazionale Comunista, che noi, oggi, qui ricordiamo per trarre, anche da tale evento, stimoli ed indicazioni per sviluppare il nostro progetto di Partito Comunista avviato col Congresso di un anno or sono.

Le nostre Tesi Congressuali sono la bussola che ci guida nel lavoro quotidiano ed il programma in esse compreso è il linguaggio con cui, ogni giorno, ci rivolgiamo agli operai, a tutti i lavoratori, al popolo intero.

Se così agiremo, noi faremo onore alla grande e gloriosa storia che abbiamo alle nostre spalle, attingendo da essa, dai suoi insegnamenti per dare vita e forza al nostro progetto ed al nostro lavoro quotidiano.

In questa città di Livorno, sacra alla memoria e per la storia del movimento comunista italiano ed internazionale, noi ribadiamo fermamente, così come abbiamo fatto l’8 novembre scorso a Roma, nell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, il nostro impegno a costruire un grande e forte Partito Comunista che serva agli operai, ai lavoratori tutti ed al popolo italiano, oggi per resistere alle politiche distruttrici della borghesia e dei suoi governi, domani per aprire una nuova pagina della storia del nostro Paese e del mondo intero.

Di fronte alla distruzione politica e sociale provocata dalle politiche borghesi noi esprimiamo nei confronti di chi oggi governa l’Italia e l’Europa, lo stesso concetto espresso da Antonio Gramsci di fronte ai giudici del Tribunale speciale che infliggevano a lui ed agli altri dirigenti comunisti pene fino a venti anni di carcere:” Voi state distruggendo l’ Italia e l’Europa, toccherà, ancora una volta, ai comunisti  salvarle e risollevarne le sorti, dando ad esse ed ai loro popoli la dignità ed il benessere per i quali da lunghi anni, fra mille sacrifici ed enormi sofferenze, lottano colpiti dagli effetti nefasti della gestione capitalistica della crisi.”

Perciò,da qui, da Livorno, noi diciamo, ancora una volta, con fermezza e determinazione:

                                       VIVA IL PARTITO COMUNISTA

                                       VIVA IL MARXISMO-LENINISMO

                                       VIVA LA RIVOLUZIONE PROLETARIA

                                       VIVA IL SOCIALISMO-COMUNISMO

Dario Ortolano, coordinatore della Direzione Centrale

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