Banche VS pubblico Impiego. Considerazioni di Fabio Petra

04 Luglio 2012 di

BANCHE VS PUBBLICO IMPIEGO

 

Dopo anni di campagna mediatica denigratoria, sapientemente montata ai danni del Pubblico Impiego, questo governo impostoci dai poteri forti del capitale e non votato dal popolo sovrano, getta la maschera e con la scusa di essere un governo di tecnici che deve far quadrare i conti calca la mano pesantemente.

Il ministro Patroni Griffi definisce questa ennesima manovra “una rivoluzione di buon senso” e la sua collega  Fornero, questa volta senza versare una lacrima (una ne aveva e l’ha giocata alla prima occasione per togliersi il pensiero), ha esplicitato che la gente capirà. L’opinione pubblica effettivamente non ne può più di questi statali che sono solo un costo per lo stato. Ricordiamo che l’Italia secondo l’ultima classifica stilata dei paesi con maggior libertà di stampa è al 61° posto, quindi non c’è da stupirsi se il diritto acquisito da un lavoratore venga ora chiamato “privilegio”. Sappiamo benissimo come sono bravi a manipolare le parole e a ripeterle così come vogliono loro per farle entrare nella convinzione comune e trasformarle in dato di fatto oggettivo.

Quindi che ora si riporti indietro di 15 anni il potere d’acquisto dei buoni pasto riducendoli a poco più che carta straccia;  che si vogliano ridurre le piante organiche iniziando con la rottamazione di quelle persone che sono vicine all’età pensionabile, che già avevano visto allontanarsi sempre di più come un miraggio nel deserto; che si vogliano tagliare le tredicesime dopo aver bloccato l’adeguamento dei contratti per anni;  che si  continui a tagliare la spesa per la sanità; che si sopprimano gli enti territoriali; non è poi un male così grave se si paragona a quello che è successo in Grecia, sempre ricordato con estrema puntualità dal nostro Presidente del Consiglio, o davanti allo spauracchio dell’aumento dell’iva sventolato ultimamente come una calamità.

Non è però così difficile capire che tutto ciò si traduce in una contrazione dei servizi pubblici che colpirà tutti i cittadini, come è chiaro che c’ è un disegno atto a smantellare lo stato italiano.

Il governo attuale imposto dalle banche sta semplicemente attuando il piano stabilito per sottrarre sovranità al popolo ed affossare l’economia, è l’ultima frontiera della conquista degli stati, che prima con i vari killer dell’economia si rivolgeva ai paesi poveri per mantenerli nella loro condizione e poterli sfruttare impunemente, ed ora punta ad impossessarsi anche degli stati fino ad ora considerati economicamente forti.

Uno dei primi passi attuati in questa direzione è stata l’introduzione, tranne che per le banche e per la chiesa, dell’Imu, con la conseguente perdita di liquidità per le imprese e per le famiglie e quindi il blocco totale dell’economia, e poi l’aumento delle tasse e il taglio dei servizi.

L’attacco al Pubblico Impiego avviene quindi con il beneplacito  del resto del paese che ipnotizzato davanti ad una televisione che trasmette solo programmi spazzatura si accontenta di veder ridotti i “privilegi” di chi ha poco più di lui pensando ingenuamente ad un  “mal comune mezzo gaudio” come soluzione di una crisi che inevitabilmente gli si ritorcerà contro.

La spregiudicatezza del progetto avviato da questo governo di tecnici sostenuto, ricordiamolo, strenuamente da P.D. – P.D.L. – U.D.C.  porta, per la prima volta, a toccare altresì le classi dirigenti anche se la sproporzione di trattamento economico con il personale livellato è tale da non poter accettare termini di paragone. Sono cadute tutte le maschere, l’Europa chiama e l’Italia risponde stando bene attenta a non toccare rendite finanziare, grandi patrimoni, spese militari, grandi evasori, chiesa e soprattutto ad aiutare sempre e comunque le banche, e anche con quest’ultimo decreto sono riusciti a vessare il dipendente pubblico e a dare ben 2 miliardi di euro al Monte dei Paschi.

Davanti allo scenario catastrofico che si presenta non è più possibile tirarsi indietro, ora più che mai è necessario portare avanti la lotta di classe.

 

 

F. Petra

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