CONTRO I DIKTAT DEL GOVERNO DELLE BANCHE E DELLA UE PER UN FRONTE UNICO DEI LAVORATORI. Intervista a Marco Rizzo

02 Dicembre 2011 di

CONTRO I DIKTAT DEL GOVERNO DELLE BANCHE

PER UN FRONTE UNICO DEI LAVORATORI

Intervista a Marco Rizzo, Segretario Nazionale di Comunisti Sinistra Popolare

 

Rizzo: “Proponiamo  di battere il governo delle banche e della UE , coordinando le lotte sulle base di tre punti: difesa dei diritti, abolizione delle leggi della precarietà, democrazia sui luoghi di lavoro”

 

 

Il 2011 sta ormai per concludersi; un anno tremendo per le tasche delle famiglie italiane, ma l’anno nuovo promette, se possibile, una situazione ancora peggiore. Che sta succedendo?

 

Succede quello che affermiamo ormai da anni e cioè che siamo di fronte a una vera e propria crisi strutturale del capitalismo. È una crisi gravissima e i nodi stanno venendo al pettine. La Storia ci insegna che le conseguenze di questi meccanismi sono disastrosi: non solo sacrifici e difficoltà per i popoli, ma anche terribili guerre. Ma non doveva essere, questa, dopo la caduta del muro di Berlino, l’epoca del benessere e della pace? E invece veniamo da vent’anni di guerre a bassa e media intensità, che rischiano di trasformarsi ora in una guerra mondiale. Non c’è da escludere un imminente attacco alla Siria ed è ancora più preoccupante la possibilità di un’escalation in Iran, che porterebbe il mondo davvero sull’orlo di una catastrofe. Soffermandoci, all’interno di questa dinamica, su quanto avviene in Europa, possiamo dire che questo capitalismo è spinto principalmente dall’iniziativa dei grandi banchieri tedeschi, francesi e del Benelux. Quotidianamente questi soggetti ci sottopongono il pessimo spettacolo di una partita di giro tra istituzioni internazionali e agenzie di rating che, ormai, hanno messo completamente fuori gioco la nostra misera politica. Il centro-destra e il centro-sinistra, da anni, erano già al loro servizio, ma alle banche non è bastato: adesso sono direttamente i loro emissari a comandare. Non è un caso che il nuovo premier greco, votato da centro-destra e centro-sinistra e contrastato a livello parlamentare solo dai nostri compagni del partito comunista KKE, sia quel Papadimos già vicepresidente alla Bce. Per non parlare della carriera del “nostro” Monti, tra banche e UE. In Italia l’asperrimo scontro tra berlusconiani e finta sinistra è durato ben poco. È bastata una tiratina d’orecchie a Berlusconi da parte dei poteri forti, evidentemente più forti di lui, e tutto è andato secondo i loro piani.

 

Da quello che dici sembrerebbe che la politica, a questo punto, sia completamente inutile…

Si conferma il paradigma che da tempo andiamo constatando e che continuiamo a ripetere: è oramai compiuta l’inversione del primato tra politica ed economia. La politica è ormai asservita alle banche.  I partiti si dimostrano inutili, deboli, corrotti, ancora più arraffoni del solito. Ora, però, ci sono i professori: probabilmente, con questo governo tecnico, si parlerà meno di “casta”, ma questo allevierà forse il massacro sociale a cui ci sottoporranno?

 

Quanto servirà per i famosi “tagli”?

Abbiamo un debito di 1930 miliardi di euro e un aumento dei tassi d’interesse sui titoli di stato da poco più dell’1 a quasi l’8 per cento. Tutto questo fa sì che ci sia una speculazione solo sugli interessi di oltre cento miliardi di euro: viene quindi proposta un’altra manovra che dovrebbe avere lo scopo di farci guadagnare una “A” in più, come se fossero le “forchette” di una guida per ristoranti. Intanto, però, 100 miliardi sono già stati bruciati, derubati ai lavoratori. La casta vale sei miliardi di euro all’anno, il Vaticano ne vale nove. E il resto? Ci agitano sotto al naso degli specchietti per le allodole, mantenendo i banchieri del capitale al riparo dalla sacrosanta indignazione che monterebbe tra la gente con un’informazione corretta.

 

Prima l’informazione invece della politica parlava del gossip, ora invece del conflitto d’interesse dei banchieri-ministri parla solo della miseria della casta, altri diversivi?

In larga parte sì. Il prossimo diktat degli eurocannibali è già sul piatto: svendere i gioielli dell’Italia in pochissimo tempo. Sto parlando di Eni, di Enel e di Finmeccanica (dove guarda caso si scoprono le tangenti solo ora), i grandi gruppi del capitalismo europeo sono pronti a fare “la spesa” nel nostro Paese, sempre più colonizzato. Di questo però, a sinistra, non ne parla nessuno. I congressi della sinistra radicale, spiazzati dalla mancanza di semplice lungimiranza sul governo tecnico, passano disinvoltamente dalla teoria del fronte democratico col PD all’opposizione al governo Monti, ma con tanti sé e ma. Nessuna parola netta contro la UE, contro il PD, partito più conseguente al governo dei banchieri, insomma sono intimamente ancora protesi (anche se con grandi incertezze) ad elemosinare un “piatto di lenticchie”  alle elezioni del 2013.

Ci sono dei segnali d’opposizione a tutto questo?

Sabato scorso ho partecipato, a Roma, alla manifestazione in difesa dell’acqua pubblica, una manifestazione molto bella ma, purtroppo, disertata da molti a sinistra. La tematica dell’acqua pubblica fino a pochi mesi fa era cavalcata da tutti. Adesso sembra già non interessare certa sinistra. Fatto sta che in piazza c’erano poche migliaia di persone. È il primo effetto del governo tecnico? Ora che non servono più le “spallate” per Berlusconi è finito il problema? Attendiamo con preoccupazione di vedere cosa accadrà con le “riforme” che si preparano contro i lavoratori. Come si comporterà la CGIL? Avrà lo stesso comportamento di prima o non vorrà disturbare troppo il governo “tecnico” così come faceva con Prodi?

 

 

Come intervenire in questa situazione?

Riteniamo che sia giusto partire da singole contraddizioni ed evitare ulteriori divisioni, lacerazioni che oggi suonerebbero solo come giustapposizioni politiciste: evitiamo, per intenderci, nuove precipitazioni organizzative di un sindacalismo lacerato.

Serve il protagonismo del popolo. Chiediamo di costruire un Fronte unico dei lavoratori (FUL) che si muova attorno a tre punti principali: anzitutto la difesa delle condizioni attuali di lavoro. Dobbiamo evitare le guerre tra poveri, lo scontro tra “garantiti” e “non garantiti”: è evidente che solo rafforzando il più possibile gli uni potremo salvaguardare anche gli altri. Il secondo punto è lanciare tutti insieme una campagna contro le leggi della precarietà che, dal pacchetto Treu alla legge Biagi, il centro-destra e il centro-sinistra hanno approvato contro i lavoratori. E il terzo punto è la difesa della democrazia vera sui luoghi di lavoro.

Non si tratta, appunto, di un nuovo sindacato, ma della costruzione di fatto di un sindacalismo che unisce le sue forze, lancia parole d’ordine e lotta, anche al di là delle appartenenze. Insomma, non andiamo certo cercando scontri, abiure etc. restiamo pure nel sindacato in cui attualmente militiamo, ma riconosciamoci tutti su alcuni punti fondamentali, coordiniamo le lotte, facciamo vera opposizione nei luoghi di lavoro e nelle piazze. Un coordinamento sul modello del PAME greco, che si sta rivelando uno strumento davvero utile ai lavoratori e alle loro lotte contro l’ingordigia dell’Europa dei banchieri.

 

 

 

(a cura della redazione romana di Csp)

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