KKE: La rabbia popolare deve orientarsi verso una reale via d’uscita.

10 Giugno 2011 di

Aleka Papariga, Segretaria Generale del Comitato Centrale del KKE, rispondendo alle domande di un’emittente TV sulle manifestazioni di massa che si svolgono ogni pomeriggio nel centro di Atene, senza striscioni e bandiere dei partiti politici, ha dichiarato quanto segue:

“Quello che da anni sosteniamo è che il popolo deve prendere il futuro nelle proprie mani. Un movimento è sempre associato all’iniziativa popolare, allo spontaneismo; poiché parliamo di masse, coscienza e spontaneismo si uniscono. Osserviamo, tanto per cominciare, che le persone che si trovano in piazza Syntagma hanno fatto scelte politiche nel passato e crediamo che in gran parte abbiano sostenuto per molti anni i due partiti maggiori e che ora si sentano tradite. Noi non ci sentiamo traditi, nessuno ci ha traditi perché non abbiamo creduto a nessuno. Si sentono tradite, non sono persone inette ma pensanti. In secondo luogo, credo che abbiano posizioni politiche anche se non si sentono rappresentate da nessun partito politico. Una manifestazione di opposizione è una scelta politica. Vogliamo evidenziare che gli 11 milioni di persone residenti in Grecia non possono avere 11.000.000 di proposte. Né 1.000. Di conseguenza, un movimento che chiede il ritiro del Memorandum e la caduta del governo, deve avere una proposta alternativa. Noi l’abbiamo, anche se non ce lo riconoscono. Dicono che non abbiamo alcuna proposta perché non sono d’accordo con essa. Come sarà la proposta del movimento? Sarà generata nelle lotte di chi non è pronto a prendere in considerazione le proposte alternative.

Supponiamo che cada il governo. E allora? Ne verrà un altro. E’ quindi necessario innanzitutto che chiariscano una linea politica in relazione al capitale, ai monopoli, a Maastricht, al Trattato europeo. Devono chiarire quale linea politica si vuole che perseguano d’ora in avanti i partiti politici per cui vorranno votare. In secondo luogo, supponiamo che il Memorandum venga abolito. Credo che se ciò accadesse autonomamente, le cose non potrebbero andar peggio. È necessario sostituire ciò che si intende abolire. Questo argomento non è al momento in discussione.

Estratti dal discorso di Papariga a Eleusi, il 31/5/2011:

“Le piazze di Grecia sono piene di gente di ogni età, di giovani, che si stanno mobilitando. Questo non ci coglie di sorpresa, né impreparati. Se i lavoratori rileggessero, e lo suggerisco anche ai militanti e simpatizzanti del Partito, i nostri documenti, i volantini e gli articoli, constaterebbero che avevamo visto grandi focolai di protesta sociale in cui si coniugano coscienza e spontaneismo.

Questo è successo molti anni fa. Nel 1960, nel maggio ’68, il cosiddetto movimento studentesco rivoluzionario Marcuse, a cui se vogliamo possiamo affiancare i figli dei fiori, gli hippy. Sono state mobilitazioni significative che hanno avuto luogo negli Stati Uniti e in altri paesi: movimenti senza un chiaro orientamento ideologico che però chiedevano un cambiamento nella società. Questi movimenti esisteranno anche in futuro. Quando, per esempio, si anima un movimento operaio, anche se appare insufficiente al momento, è chiaro che avrà un effetto sulla società nel suo complesso. Le piazze piene di gente non ci spaventano affatto.

Ma dobbiamo affermare una cosa molto chiaramente. Ora non è il momento per le indagini su teoria o prassi. Ora è il momento della chiarezza.

Alcuni dicono che vogliono rovesciare il sistema politico, altri che il sistema deve cambiare e ammodernarsi, altri che i partiti politici devono andarsene. Tutto ciò naturalmente riflette la legittima scontentezza – a nostro avviso – soprattutto verso i partiti di potere. Certo, riflette anche la mancanza di convinzione verso gli altri partiti. Anche se alcuni di loro sono troppo giovani per essere convinti da un discorso, una dimostrazione o ancor meno dalle poche idee politiche che appaiono sui mass media, ecc

Diciamo questo: non è sufficiente, e aggiungiamo che è estremamente fuorviante, parlare in modo vago di cambiamento del sistema. Anche parlare di rovesciamento del sistema: è uno slogan che non spaventa il potere del capitale. Certo non sarà gradito al governo o alla plutocrazia e a molti altri; comunque i circoli di potere penseranno che è meglio che la gente dica di voler cambiare il sistema politico, piuttosto che dica di lottare per il potere della classe operaia-popolare. Noi non vogliamo cambiare il sistema politico, nel senso di cambiare i partiti, perché è un sistema politico reazionario e conservatore, costituito dal PASOK, da ND [i due maggiori partiti politici in Grecia, rispettivamente di centro sinistra e centro destra] e dagli altri partiti che vi si affiancano.

Questo sistema politico, il potere in realtà, è nelle mani della classe borghese, dei monopoli e dei capitalisti. Essi non lo esercitano direttamente – al di fuori della sfera economica – ma indirettamente, attraverso i loro partiti politici. Per la classe borghese, i monopoli e i capitalisti non è un problema se un movimento rivoluzionario mette in pericolo l’esistenza dei partiti o se mette fuori campo alcuni politici.

La storia del 20° secolo nel nostro paese lo dimostra: sono scomparsi dei partiti borghesi e altri ne sono comparsi. ERE (Unione Radicale Nazionale) che esisteva prima della dittatura divenne ND (Nuova Democrazia). L’Unione di centro è diventata PASOK (Partito Socialdemocratico). Inoltre non hanno alcun problema a emarginare, nonostante il nepotismo, alcuni dirigenti. Come non hanno alcun problema nel presentare partiti radicalmente nuovi, che compaiono non in forma partito ma come iniziative o comitati fintanto che il loro potere non sia messo in discussione nella sfera dell’economia.

Parlare oggi di rovesciare il sistema politico può sembrare rivoluzionario, in realtà non lo è. Noi non sottovalutiamo l’avversario poiché è un avversario con una grande esperienza nel mutare il suo aspetto, molto flessibile, capace di far concessioni e persino battere in ritirata, fin tanto che non sia colpito il dominio dei monopoli”.

La lotta del popolo continua

Va rilevato che PAME, PASEVE, PASY, MAS, e OGE [fronti sindacali e altre forze con orientamento di classe. Rispettivamente Fronte di Tutti i Lavoratori, Movimento dei lavoratori autonomi e i piccoli commercianti contro i monopoli, Movimento dei contadini, Fronte militante studentesco e Federazione delle donne greche], continuano le mobilitazioni militanti e multiformi. Sabato scorso (28 maggio) numerose manifestazioni e cortei si sono svolti in diverse città greche. Durante la settimana vi sono state molte visite sui luoghi di lavoro, proteste negli ospedali contro la mercificazione dei servizi sanitari, uno sciopero di 24 ore il 2 giugno di due federazioni sindacali di settore (ristorazione e industria della carta e stampa) appartenenti al PAME, nella lotta per la contrattazione collettiva.

Venerdì 3 giugno è indetto dal PAME come giorno di attivismo di tutti i lavoratori contro la plutocrazia e ci saranno nuove manifestazioni di massa in decine di città greche a livello nazionale. Il PAME ha proposto uno sciopero generale il giorno in cui il governo presenterà le nuove misure antioperaie all’approvazione dal Parlamento. 

[Video] delle manifestazioni di PAME del 28 maggio
http://www.youtube.com/user/kkemedia#p/u/0/Rs9s8JNMv9k


Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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