GUERRA ALLA LIBIA

03 Maggio 2011 di

GUERRA ALLA LIBIA

(del Prof.Aldo Bernardini)

Nella sconvolgente vicenda libica si parla poco di diritto internazionale, probabilmente perché fa comodo l’opinione che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite abbia esaurito il problema. Non è così.

Le NU non sono federazione mondiale, il C.d.s non è né governo né legislatore del mondo. Come invece si ritiene generalmente a partire dalla prima guerra irachena: si arriva a ritenere sufficiente che il C.d.s. a discrezione invochi il cap. VII della Carta (minacce e rotture della pace, internazionale di per sé, cioè nei rapporti fra Stati, ma qui si innesta il trucco) per decidere ogni sorta d’azione nei confronti di uno Stato, anche al di fuori delle tipologie disegnate dalla Carta: pure per fatti interni, come un’insurrezione (ai quali venga sempre discrezionalmente affibbiata una rilevanza internazionale: questo è il trucco) e al fine, vedremo illegittimo, di “autorizzare” gli Stati che lo vogliano (i “volenterosi”) a intervenire contro lo Stato preso di mira. Magari perché “non protegge” la propria popolazione contro se stesso, e cioè gli insorti contro lo Stato centrale: una recente trovata fantagiuridica per giustificare gli interventi. Questo non è diritto e non è diritto internazionale. Ben pochi Stati avrebbero accettato la Carta se tale ne fosse stata la portata: così il presidente jugoslavo Milosevic nel colloquio che ebbi con lui nel suo carcere nell’agosto 2001.

Siamo davanti a un copione ormai usurato, ma purtroppo abituale per distruggere uno Stato o governo sgradito perché non subalterno. Il despota o tiranno che viene criminalizzato con sfrenate campagne mediatiche, le atrocità, le stragi, le fosse comuni, i diritti umani violati, i fondi all’estero: solo a posteriori a volte si scoprirà la mala informazione. Qualche protesta o rivolta ovviamente contrastata dal potere costituito, eccessi veri o presunti contro “civili innocenti” (spesso rivoltosi incendiari e armati): di qui gli interventi dei “buoni”, sino alla guerra con effetti catastrofici (con le differenze dei casi, Jugoslavia, Iraq, Somalia, Afghanistan…). 

Veniamo al diritto internazionale, in larga misura espresso nella Carta delle NU, non però nelle applicazioni “stravaganti” più recenti. L’art. 2, n. 1, della Carta evoca la “sovrana eguaglianza di tutti i membri” e il n. 4 vieta l’uso della forza “contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”: l’Assemblea generale nel 1981 chiarisce “il diritto sovrano di uno Stato di determinare il suo sistema politico, economico, culturale e sociale… senza intervento, ingerenza sovversione… in qualsiasi forma dall’esterno” e il divieto di “abbattere o cambiare il sistema politico di un altro Stato o il suo governo”. Per il diritto internazionale non esistono forme statali vietate, sistemi autoaffermantisi come democratici o viceversa dittatori da respingere: lecite o no sono solo le specifiche azioni nei rapporti interstatali. Il regime statale rientra nelle scelte e nelle lotte delle forze interne di ogni Stato. Di fronte a rivolta interna è legittimo per il governo costituito di contrastarla. Senza interferenze. Il Protocollo II del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949 sul diritto bellico, tuttora vigente, stabilisce per gli Stati parti l’applicazione delle norme umanitarie ai conflitti armati interni (guerre civili, insurrezioni), ma senza che ciò possa invocarsi “per attentare alla sovranità di uno Stato o alla responsabilità del governo di mantenere o ristabilire l’ordine pubblico nello Stato o di difendere l’unità nazionale e l’integrità territoriale dello Stato con tutti i mezzi legittimi”: nulla “potrà essere invocato per giustificare un intervento, quale che ne sia la ragione, in un conflitto armato o negli affari interni o esterni” dello Stato in cui avviene il conflitto. È dunque impensabile quanto si va pretendendo nel senso che il vertice libico debba venire sostituito per volontà esterna, o che si interferisca nella guerra civile, addirittura con il sostegno di ogni genere ai ribelli, con gli attacchi armati contro le forze governative di contrasto all’insurrezione, con i riconoscimenti prematuri degli insorti.

Quanto alle accuse sul piano umanitario, a parte i pulpiti di provenienza e la totale assenza di verifiche fattuali serie, potrebbe al massimo pensarsi a pressioni di carattere politico-economico, in casi assolutamente estremi a corpi armati (ad es. di interposizione) sotto comando NU, perché solo questo è compatibile con il sistema di sicurezza collettiva. Se il C.d.s. potesse a sua discrezione travolgere i principii accennati sarebbe dittatore mondiale e padrone del diritto internazionale: il che non è. Qualora una decisione del C.d.s.   consentisse ciò o fosse interpretabile in tal senso sarebbe invalida. Tralasciata la discutibilissima ris. 1970, adottata persino senza verifica dei fatti, la 1973 di fronte all’insurrezione armata si occupa solo della “violenza” esercitata nel (in principio legittimo) contrasto agli insorti e non pure di quella di costoro. Assumendo a base la protezione dei “civili”, dà in realtà copertura agli insorti, che civili non sono, e tende di fatto ad impedire la legittima azione governativa. La clausola per cui gli Stati disposti (i “volenterosi”) vengono autorizzati “a prendere tutte le misure necessarie per proteggere i civili” ripete e aggrava l’infelice precedente iracheno. La ris. è dunque illegittima, a parte l’indebita ingerenza in fatti interni,  soprattutto per la (raffigurata) delega a Stati, invece eventualmente, ricorrendone i presupposti, dell’affidamento non eludibile dell’azione a corpi militari sotto comando NU; comunque per l’indeterminatezza delle azioni preventivate (che viene nei fatti intesa sino alla distruzione delle capacità militari dello Stato libico e alla tentata uccisione dei leader!), senza elementi di controllo né cura dei danni reali che possono conseguire ai civili (tutti, non solo quelli riconducibili non si sa poi come agli insorti). 

La ris. equivale in realtà ad un “permesso”, per gli Stati che lo vogliano (e quindi secondo i loro interessi!), alla guerra e all’aggressione, permesso che le NU non possono dare perché frontalmente contrario al sistema obbligatorio di sicurezza collettiva della Carta.  Ma il vero senso giuridico è un altro: non l’impossibile e insensata “autorizzazione” agli Stati, ma la rinuncia (illecita) delle NU a stigmatizzare e sanzionare l’aggressione contro la Libia.

Tutto ciò, per quanto riguarda l’Italia, nulla ha a che fare con l’art. 11 Cost., che naturalmente vieta le azioni in corso e non le considera fra quelle legittimamente disposte da un’organizzazione internazionale con l’obiettivo della pace e giustizia fra le nazioni.

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    2 Risposte a “GUERRA ALLA LIBIA”

    1. Luca Ricaldone dice:

      Diceva qualcuno che è ingenuo predicare la morale a gente che non riconosce la morale umana.
      I fatti a cui assistiamo in questi giorni non sono che l’ultima manifestazione di un sistema barbaro che di giorno in giorno imputridisce sempre più e verso i quali, per altro, non è il caso di mostrar sorpresa. In effetti sono fatti annunciati da tempo!
      Al Capone e Totò Riina sembrano miseri dilettanti di fronte a questa banda di killer internazionali che, in totale spregio delle leggi del diritto internazionale, si arroga il diritto di farsi giustizia da sé come il classico ispettore Callaghan. Ma dov’è finito il diritto liberale borghese? Il diritto ad un giusto processo; la presunzione d’innocenza; ecc. ecc.: tutte balle!
      In generale bisogna riconoscere che gli Stati Uniti non hanno mai mostrato un particolare rispetto per le leggi internazionali. Mi sembra però che con le vicende di Gheddafi e Bin Laden si sia fatto un certo salto di qualità. Se prima si ricorreva alla farsa dei processi (Noriega, Saddam, Milosevic) oggi anche questo passaggio viene ritenuto superfluo, una inutile e dispendiosa perdita di tempo. Meglio farli fuori subito e non pensarci più! Forse non vogliono sprecare il denaro dei contribuenti.
      E considerato che in questo periodo sembrano proprio gli Usa a dettare le regole del diritto internazionale, temo proprio che questi principi finiscano col fare giurisprudenza. E non tarderà molto perché si accetti sul piano nazionale ciò che già oggi si accetta senza fiatare su quello internazionale. Del resto cosa ci si può attendere da un governo, quello degli Usa, che tratta un suo alleato come l’ultima delle Repubbliche delle banane. Ma cosa possiamo aspettarci anche dal nostro di Governo che approva un simile comportamento. Per non parlare della finta opposizione del Pd che si mostra sempre più realista del re!
      Non ho dubbi che la guerra porterà anche qui da noi ad un progressivo imbarbarimento nell’azione dello Stato contro ogni forma di opposizione. E chiunque si oppone a questa guerra verrà presto o tardi accusato di tradimento verso la patria, di collusione col nemico, di essere la quinta colonna di Gheddafi nel nostro paese. E verrà trattato di conseguenza. Che nessuno si faccia illusioni!
      Dopo la violazione aperta e sistematica delle leggi internazionali, il passo successivo è quello della violazione aperta e sistematica di quelle nazionali in una misura tale che ancora non abbiamo visto.

    2. mj23 dice:

      La vicenda di Bin Laden (ricordo che costui era al soldo della CIA già dagli anni Ottanta, quando gli americani lo hanno armato fino ai denti per combattere contro i sovietici in Afghanistan) sinceramente è preoccupante, perchè in realtà ci stanno raccontando una marea di buffonate. Ascoltate questa analisi eccezionale di Giulietto Chiesa:

      http://www.youtube.com/watch?v=QjNtmO-dGw

      E’ chiaro che tirare fuori adesso la “morte di Bin Laden”, molto probabilmente ucciso già da tempo dall’ISI pakistano completamente asservito ai voleri della CIA, segna chiaramente un decisivo cambio di strategia dell’Impero americano, che deve aggiornare le proprie priorità per salvarsi dalla crisi che il suo stesso sistema turbo-capitalistico ha prodotto. Ecco che la possibilità di un eventuale progressivo disimpegno americano dall’Afghanistan può diventare estremamente funzionale ad aprire nuovi e più prioritari conflitti imperialistici, ad esempio la Siria e tutto ciò che la circonda, Iran incluso. Tempo fa ho detto che dobbiamo cominciare a dire parole coraggiose, radicali e pesanti sull’11 settembre: la farsa di Bin Laden “ucciso in una villa al secondo piano” e “seppellito in mare in rispetto del rito islamico (!!!)” dimostra che questo tema è assolutamente DIRIMENTE se vogliamo avere una minima possibilità di distruggere questo mostro imperialista che sta facendo il bello e il cattivo tempo ormai da quasi un secolo.

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