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IMMIGRATI, TEATRINO SULLA PELLE DEI LAVORATORI

07 Maggio 2020 di

Attorno alla proposta di stabilizzazione degli immigrati irregolari da parte del ministro del partito di Renzi, Teresa Bellanova, si sta scatenando il solito teatrino della “politica”. Crimi del 5Stelle è contrario, il PD a favore, così come l’ex rivoluzionario Fratoianni, per non parlare della sinistra radicale sempre più allo sbando. Come si può solo pensare che un Ministro renziano, forse il partito più prono a Confindustria, possa fare qualcosa a favore dei lavoratori italiani o stranieri? Basterebbe questo a far accendere il campanello d’allarme, ma oggi si fa solo tifoseria. Salvini non ci vede più dalla gioia di potersi buttare a capofitto nella polemica per riprendere un po’ di visibilità. Idem la Meloni. Qualcuno dovrebbe ricordare ad entrambi che furono loro e i loro partiti a fare due sanatorie. Nel 2002 la famigerata legge Bossi-Fini regolarizzò 634mila persone; nel 2009, invece, sempre con un governo di centrodestra con ministro dell’interno il leghista Maroni, le regolarizzazioni furono quasi 300mila. Chiaramente queste “regolarizzazioni” non modificarono in alcun modo le condizioni dei lavoratori immigrati. Nessuno parla della sostanza, taroccata, della proposta. Non servono nuovi schiavi che abbiano soltanto il diritto civile di un permesso di soggiorno o di una carta d’identità. Serve sopra ogni cosa il diritto di tutti i lavoratori, a prescindere da razza, nazionalità, religione etc, ad avere un salario dignitoso, orari umani e diritti chiari. Tutto questo non può prescindere da una riduzione dell’orario di lavoro per permettere la piena occupazione ed evitare la guerra tra poveri, incrementi salariali generalizzati, un piano straordinario infrastrutturale e di riassesto idrogeologico di tutta la nazione. Per risolvere la piaga del lavoro nero occorre una massiccia assunzione di ispettori del lavoro (oggi solo 4mila che in un anno riescono a controllare meno del 5% delle aziende) che controllino a tappeto e garantiscano la reale situazione contrattuale di chi lavora, unico modo per vincere il lavoro nero e il caporalato, che riguarda tutti, italiani e immigrati. Solo se riusciamo a dare un lavoro a tutti la regolarizzazione degli immigrati può trasformarsi in cittadinanza piena e in diritti veri, altrimenti si trasforma nel solito spot elettorale buono solo a far tornare alle luci della ribalta questo o quello schieramento e nel fare favori a qualche amico degli amici. Il primario diritto al lavoro verrebbe così, ancora una volta, messo in disparte.

IL LAVORO NERO COLPISCE ITALIANI E STRANIERI CON LA CONNIVENZA DELLO STATO CHE GUARDA DALL’ALTRA PARTE. NON È CON I PEZZI DI CARTA CHE SI POSSONO COMBATTERE LE DISCRIMINAZIONI.

LA LOGICA DEL MENO PEGGIO PORTA INESORABILMENTE AL PEGGIO

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