Per il rafforzamento dell’opposizione sociale al governo

11 settembre 2019 di

A poche ore dalla votazione di fiducia del Parlamento nei confronti del nuovo Governo il Partito Comunista conferma la propria opposizione e l’invito ai lavoratori e alle classi popolari a non riporre false speranze e cadere nella trappola dei governi “amici”.

Il governo Conte appoggiato da Cinque Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali (MPD + Sinistra Italiana) è, al pari dei precedenti, un governo di gestione capitalistica e come tale farà gli interessi del grande capitale. La reazione dei mercati, così come delle istituzioni internazionali a partire dall’Unione Europea non lasciano dubbi in tal senso.

L’inserimento di qualche ministro proveniente da forze politiche di sinistra presenti o passate non cambia il carattere di questo governo. Da sempre l’utilizzo di esponenti e forze politiche di sinistra nei governi di gestione capitalistica è uno strumento per confondere le masse popolari e disorganizzare la capacità di reazione e organizzazione dei lavoratori, tanto più in un momento critico di aperta crisi economica come questo. Per questo invitiamo i lavoratori a non cadere nella trappola: non basta avere un passato di lotte sindacali, cantare “bella ciao”, ciò che conta sono gli indirizzi politici generali.

Questo governo gode del consenso dell’Unione Europea. È possibile che in ottica premiale possa godere in un primo momento di un leggero allentamento dei vincoli e dell’alleggerimento della pressione sui conti, dando luogo a una parziale redistribuzione e concedendo qualche provvedimento spot per mantenere consenso. Ma si tratterà di una congiuntura temporanea e parziale, di cui le classi popolari riceveranno solo le briciole. Una congiuntura destinata comunque a esaurirsi per il peggioramento delle condizioni generali e l’inasprimento della competizione internazionale sui mercati che già fa evidenziare importanti segnali di recessione in Germania, nel centro produttivo dell’Europa, con conseguenze che non tarderanno ad arrivare anche in Italia, acuendo una condizione già precaria dell’economia nazionale. Un quadro ulteriormente complicato a livello internazionale dalla vicenda inglese e dal braccio di ferro sulla Brexit.

Dato il contesto in cui questo governo si muove è davvero ridicolo riporre qualche “Speranza” nel nuovo esecutivo. Alla lunga le esigenze dei settori che sono dietro a questo governo prevarranno apertamente, utilizzando la leva di riforme strutturali e usufruendo al contempo di una nuova pace sindacale e di lotta che i comunisti hanno il dovere di spezzare.

Il cambio di cavallo di una parte dei settori capitalistici italiani che hanno scaricato la Lega, non deve farci illudere sulla sconfitta di elementi reazionari, nazionalisti e razzisti che pure restano ben presenti nella società italiana e che potranno essere nuovamente utilizzati non appena la fase lo richieda. Il Partito Comunista ha sempre denunciato con forza il carattere reazionario, repressivo dei provvedimenti emessi dal precedente Governo, guardandovi con profonda preoccupazione. Tuttavia guardiamo alle contraddizioni presenti e non cediamo alla logica dell’avvenuta liberazione, che per giunta non mette in discussione molti dei pilastri di un impianto largamente condiviso anche dalle forze oggi al Governo. Inoltre in termini di consenso, il fallimento di un governo presentato a media unificati come “di sinistra” potrebbe rappresentare a medio periodo un nuovo rafforzamento di quelle forze.

Per tutte queste ragioni il Partito Comunista ritiene di dover insistere sulla strada della costruzione di un’opposizione sociale al nuovo governo Cinque Stelle- PD-Leu, confermando la disponibilità del PC a condividere la manifestazione del 5 ottobre, come già rappresentato ad altre forze sindacali e di lotta in questi giorni. Estendiamo questo invito a tutti i lavoratori  e a quanti  (forze sindacali, politiche e di lotta) ritengono in che l’opposizione sociale a questo Governo possa costruirsi attorno alle parole d’ordine della contrarietà all’Unione Europea, all’euro e alla Nato, alla difesa immediata dei diritti, dei posti di lavoro e dei salari dei lavoratori, dei diritti sociali criticando ogni ipotesi di realizzabilità di questi proposti mediante la compartecipazione a governi di gestione capitalistica e indicando come via la lotta per la costruzione di una società socialista.

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