Il governo si piega alla UE: prima manovra da 1,5 miliardi e nuovi tagli alla spesa sociale.

04 luglio 2019 di

Per giorni i ministri del governo gialloverde ci hanno fatto credere che avrebbero battuto i pugni in Europa per evitare la manovra correttiva e redistribuire alle famiglie i risparmi provenienti dalle minori richieste per quota 100 e reddito di cittadinanza. E invece, come già in occasione della manovra economica dell’anno scorso, il governo si è piegato ai diktat della commissione europea concedendo una correzione di bilancio di 1,5 miliardi di euro sotto la minaccia della procedura di infrazione. 1,5 di miliardi che invece di essere redistribuiti come prometteva la cosiddetta “manovra del popolo”, saranno destinati alla riduzione del deficit, in piena osservanza delle politiche di austerità imposte dall’UE e a dispetto delle fanfare di chi solo pochi mesi fa strombazzava ai quattro venti di aver “sconfitto la povertà”.

Per finanziare reddito di cittadinanza e quota cento il governo ha già incrementato i prelievi sulle pensioni, tagliate per circa 6 milioni di pensionati italiani, e oggi si prepara a una nuova stretta di tagli alla spesa pubblica che significano riduzione dei servizi sociali. Con una mano concede il reddito di cittadinanza e quota 100, con l’altra prende, sempre dalle classi popolari, mentre nessuna norma va a toccare la grande concentrazione della ricchezza e la rendita, che mantengono inalterati i propri profitti.

Nello specifico nel triennio 2019-2021 la spesa per l’istruzione subirà un taglio di 4 miliardi di euro (circa il 10%), passando 48,3 a 44,4 miliardi, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi). Nella sanità una clausola inserita nel Patto della Salute autorizza il taglio di 2 miliardi di euro al fondo sanitario nazionale, erogando dei finanziamenti «salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macro economico» poste in relazione al «conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica» tra i quali come noto ci sono il pareggio di bilancio e i parametri su deficit/pil e debito/pil dei trattati europei. Un taglio mascherato, con clausole automatiche, proprio come insegnato dai governi tecnici.

Lo chiamano “assestamento di bilancio” invece che “manovra correttiva”, ma è l’ennesima prova che, a dispetto dei proclami e degli strilli propagandistici buoni solo ad adescare gonzi sui social, il governo gialloverde è in perfetta continuità con i governi precedenti di centro destra e centro sinistra nell’asservimento alle politiche antipopolari dettate dai monopoli finanziari che sono i veri padroni dell’UE.

I lavoratori e le classi popolari non devono credere alle bugie di questo governo, né seguire la falsa opposizione del PD e degli altri partiti che hanno governato in questi anni, ma prendere coscienza della necessità di lottare per difendere i propri diritti, unendosi ai settori sindacali più combattivi e sostenendo il processo di ricostruzione del Partito Comunista per la rottura del potere della finanza e la conquista del potere nelle mani dei lavoratori e delle classi popolari.

 

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