No alla guerra imperialista in Siria

11 aprile 2018 di

La Siria sta per essere attaccata. Un copione già visto, molto simile a ciò che avvenne 15 anni fa con l’invasione dell’Iraq. Anche allora si parlò di armi chimiche poi rivelatisi inesistenti, di un dittatore da cacciare via per portare la libertà e la democrazia in quel paese, per giustificare un vero e proprio crimine internazionale, un’aggressione che scavalcò persino la “legittimità” dell’ONU. Una guerra per il petrolio, che ha causato più di mezzo milione di morti, destabilizzando un’intera regione consegnandola nelle mani dei fondamentalisti islamici.

Oggi si parla di nuovo dell’utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito siriano del governo di Bashar al Assad. Un’accusa già lanciata dai paesi della NATO già dal 2014, e poi nel 2017 (esattamente un anno fa), mai dimostrata da prove concrete e che tutt’oggi appare inverosimile, perché un esercito che sta già vincendo la guerra contro i jihadisti, come quello di Assad, non ha nessuna convenienza militare, strategica né tantomeno politica nell’utilizzare armi chimiche contro i civili, con l’unico risultato di fornire il pretesto per un’invasione che gli USA e i paesi della NATO aspettano da tempo. Già anni fa diverse inchieste giornalistiche, fra cui quella del premio Pulitzer Seymour Hersh, dimostrarono che ad utilizzare le armi chimiche in Siria non è l’esercito di Assad, ma le formazioni dei “ribelli” e jihadisti, con il preciso intento di provocare un intervento militare dei paesi NATO e UE in loro sostegno. Non a caso, la Siria ha ufficialmente e nuovamente invitato l’ONU, la cui apposita commissione è già presente in Siria, a un’ulteriore indagine per accertare le effettive responsabilità.

La scorsa notte, gli Stati Uniti hanno proposto la sua sostituzione con una commissione con meccanismi diversi da quelli dell’attuale diritto internazionale. Il veto della Russia è stato riportato in Italia con titoli fuorvianti che parlano del “No di Mosca a inchiesta ONU”: un’informazione tutt’altro che oggettiva e neutrale, ma distorta da chi ha il preciso intento di trascinare l’Italia in guerra col consenso dell’opinione pubblica.

Il Partito Comunista condanna con forza la campagna mediatica lanciata in Italia a reti unificate dai principali mezzi di informazione, con la complicità di noti personaggi pubblici e dello spettacolo come Saviano, Boldrini, Littizzetto, Fabio Volo e molti altri. Una campagna propagandistica che ha l’evidente obiettivo di preparare l’opinione pubblica del nostro paese ad accettare un intervento militare in Siria, proprio mentre il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncia nuovi bombardamenti contro l’esercito siriano.

In guerra la prima a morire è sempre la verità. Questo è particolarmente evidente oggi nel conflitto siriano, in cui allo scontro fra diversi centri imperialisti, che si contendono l’egemonia e il controllo delle risorse in Siria, corrispondono altrettante versioni dei fatti, in cui anche la propaganda di guerra assume le caratteristiche di un fuoco incrociato in cui la verità è sempre più difficile da riconoscere. Una propaganda di guerra che, nel nostro caso, non si fa scrupoli nell’utilizzare nel modo più subdolo i morti innocenti causati dall’imperialismo, inclusi i bambini, per giustificare una guerra che causerebbe altre decine di migliaia di morti.

Il Partito Comunista condanna con forza la prospettiva di un nuovo intervento imperialista in Siria, e considera scellerata ogni forma di sostegno dell’Italia a una guerra voluta dai grandi monopoli, ma che saranno i popoli e i lavoratori a pagare. Non una base, non un soldato devono essere messi a disposizione dall’Italia per una nuova guerra in Siria. Siamo pronti a mobilitarci in difesa della pace, contro l’imperialismo e la prospettiva di un coinvolgimento del nostro paese in un’aggressione alla Siria. Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia.

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