La ricostruzione comunista avanza in Italia. Lavoriamo per unità senza arretrare.

13 novembre 2017 di

L’ufficio politico del Partito Comunista saluta il risultato della grande mobilitazione di sabato 11 novembre che ha visto cinquemila tra lavoratori, giovani, pensionati e disoccupati partecipare al corteo indetto dal FGC. Un risultato non scontato di questi tempi, che ha visto tornare in piazza una manifestazione comunista, di lotta contro le politiche del governo, contro la permanenza dell’Italia nell’Unione Europea e nella Nato, ribadendo la prospettiva della rivoluzione socialista, nel centenario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Ringraziamo tutte le organizzazioni regionali e la federazione romana, per l’organizzazione della manifestazione e lo sforzo sostenuto. A nome del Partito svolgiamo alcune brevi considerazioni su questa giornata, che segna un importante avanzamento sulla strada della ricostruzione comunista, processo che non riteniamo assolutamente concluso, ma appena iniziato.

1. Il corteo è stato la migliore risposta a quanti bei giorni precedenti avevano chiesto di opporre un divieto alla manifestazione e l’approvazione di leggi sull’apologia di comunismo. Da giorni settori della stampa reazionaria hanno condotto una campagna di propaganda anticomunista contro il corteo; preoccupanti segnali sono venuti da comuni del centro-nord Italia dove sono in discussione o addirittura approvate mozioni anticomuniste. La grande mobilitazione di sabato 11 novembre, successiva a quella di Soragna e Reggio Emilia è un segnale chiaro contro queste politiche;

2. È necessario che la protesta sociale si riappropri dell’orizzonte strategico del cambiamento rivoluzionario dei rapporti sociali e del sistema politico che riflette tali rapporti. Per questa ragione, manifestare in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, non significa fare semplici commemorazioni, ma rivendicare la prospettiva finale della nostra lotta: il rovesciamento del capitalismo e la costruzione del socialismo, unica alternativa reale per i lavoratori e le masse popolari. Questo è il compito principale dei comunisti oggi: non arretrare su semplici rivendicazioni intermedie, ma collegare obiettivi immediati e mediati in una strategia di accumulazione di forze per il rovesciamento del sistema. La lotta ideologica non è nostalgia, ma parte integrante dei nostri compiti. Rispondere alle calunnie del revisionismo e della propaganda borghese, difendendo l’esperienza storica del socialismo reale dalla sua criminalizzazione, significa introdurre antidoti nella classe operaia e nelle masse popolari, indispensabili per poter aspirare a dirigere un movimento rivoluzionario dei lavoratori che lotti realmente per l’emancipazione dallo sfruttamento capitalistico;

3. La manifestazione di sabato 11 novembre dimostra che i comunisti non devono aspettare e rincorrere forze opportuniste, improbabili coalizioni di soggetti, appelli di decine di vuote sigle firmatarie, per convocare una manifestazione di lotta. Ogni accusa di marginalità cade di fronte all’evidenza dei numeri visti ieri in piazza, che non hanno di certo sfigurato rispetto alle consuete manifestazioni in cui varie forze comuniste finiscono per accodarsi. La strategia di chi guarda al lavoro diretto verso la classe lavoratrice e la gioventù paga più di mille tavoli inconcludenti e lavorio tra strutture auto-rappresentative;

4. La responsabilità che ci consegna la giornata di sabato, chiama il Partito a rinnovare nuovamente la proposta già avanzata da quest’ufficio politico sulla strada dell’unità comunista. La manifestazione di ieri avrebbe potuto essere un primo passo in questa direzione, ma non è andata così. Esprimiamo rammarico per la scelta delle altre forze comuniste di ignorare l’appello effettuato dal FGC nello scorso giugno, e di ritrovarsi in una contro-manifestazione nello stesso giorno  – convocata, a data del corteo comunista già annunciata -  ma rinnoviamo la nostra volontà di confronto. Una proposta che oggi è più attuale che mai di fronte allo scenario politico, che chiama i comunisti a non attendere le scelte delle forze opportuniste e socialdemocratiche ma a assumere un ruolo protagonista, finalizzato alla costruzione di un campo autonomo dei comunisti, dalle forze socialdemocratiche, opportuniste, inconcludenti. Siamo convinti con Lenin che l’unità che vada ricercata è quella dei comunisti con i comunisti e non quella tra comunisti e opportunisti o socialdemocratici. Su questa strada continuiamo a muoverci, in linea con le nostre tesi congressuali e rinnovando il nostro appello alle forze comuniste per aprire un serio dibattito sull’unità comunista;

5. Facciamo un appello ai compagni senza partito, ai delusi dal tradimento delle dirigenze opportuniste: è tempo di mettersi in gioco. Non si può più restare alla finestra ad attendere che i comunisti tornino ad essere presenti ovunque c’è bisogno di loro, senza un sostegno attivo e cosciente, senza un contributo attivo, secondo le possibilità di ciascuno, al processo di ricostruzione comunista. L’impegno di tutti è un indispensabile fattore di accelerazione, senza il quale la ricostruzione comunista procederà più lentamente, in un quadro di repentino peggioramento dello scenario politico e sociale;

6. L’entusiasmo riportato in piazza dalla manifestazione deve essere tradotto in lavoro politico, di costruzione e rafforzamento delle lotte, costruzione e rafforzamento delle organizzazioni locali del partito ad ogni livello. Non è facendo arretrare le proprie posizioni politiche che i comunisti riconquisteranno la fiducia delle classi popolari, ma con un incessante lavoro politico di lotta, radicamento,  capacità di direzione. Un vero Partito Comunista costruisce la sua ossatura nelle organizzazioni di fabbrica e dei luoghi di lavoro, nel centro del conflitto di classe. Tutto il lavoro del partito è orientato in questa direzione;

7. Anche in questa occasione il fattore determinante per la positiva riuscita della mobilitazione è stata la gioventù. La gioventù è la fiamma più viva della Rivoluzione, con migliaia di giovani che stanno riportando vittorie nelle scuole, nelle università, che fanno avanzare le lotte e costruiscono radicamento nei quartieri popolari e nei luoghi di lavoro. I giovani sanno bene che Il capitalismo ha prodotto precarietà, disoccupazione, lavoro gratuito, impossibilità ad avere una casa e diritti sociali che solo venti anni fa ero scontanti. I giovani di oggi, non hanno più nulla da perdere, per questo in tanti nonostante anni di diffamazione ideologica diventano comunisti e prendono parte attiva nelle lotte e nella loro organizzazione E’ nostro compito sostenere lo sforzo della gioventù comunista e costruire insieme alle nuove generazioni un forte, coerente, radicato, Partito Comunista.

Ufficio Politico
Partito Comunista
Roma, 12/11/17

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