ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI OPERAI E DEI LAVORATORI

17 giugno 2016 di

Interventi  dei  compagne Basano e  Mangiapane e del compagno Valenti.

Care compagne e cari compagni,

Riteniamo sia molto importante oggi presentare a questa assemblea di operai e lavoratori la questione dell’alternanza scuola-lavoro, che con la riforma dell’istruzione del Governo Renzi, la cosiddetta “buona scuola”, ha di fatto posto un nuovo terreno di scontro finora sconosciuto agli studenti medi, ponendoli di fronte ad un inserimento ancora più diretto e precoce nella condizione di lavoratori.

Con l’approvazione della Legge 107 entra infatti a regime l’alternanza scuola-lavoro, che diventa obbligatoria per tutti gli studenti degli ultimi tre anni di scuole superiori. Si tratta, come dice la parola stessa, di un percorso di formazione che prevede una parte teorica, svolta in aula, e una parte pratica di lavoro in azienda. Gli studenti di istituti tecnici e professionali dovranno svolgere complessivamente 400 ore minime di lavoro, che diventano 200 nei licei.

Il Governo vorrebbe convincerci che l’alternanza è una misura di contrasto alla disoccupazione giovanile, che nel nostro paese è ormai arrivata al 45%, e che migliorerà la nostra condizione, ma non è assolutamente così. Anzi: l’alternanza trasforma di fatto le scuole pubbliche in corsi di formazione professionale delle grandi imprese. Questa cosa fa si che da un lato i padroni risparmino i costi di formazione scaricandoli sulla scuola, e dall’altro gli studenti acquisiscano conoscenze specifiche, settoriali, addirittura legate alla singola azienda con la quale la scuola ha stipulato l’accordo, e che per questo non sono in grado di assicurare un futuro stabile in un mercato del lavoro precario come quello attuale.

Dal lato delle imprese, invece, il guadagno è totale. I tirocini attivati dalle scuole in questi anni hanno già dimostrato di tradursi, specie se realizzati nei mesi estivi, nello sfruttamento selvaggio di manodopera pressoché gratuita o a bassissimo costo; un’esperienza senza nessun valore formativo. Questo lo si può già riscontrare nell’esito dei progetti di alternanza scuola-lavoro svolti durante i mesi estivi in alberghi e ristoranti, un settore dove tale praticata è già diffusa ampiamente da anni, dunque da molto prima della “buona scuola”. I proprietari degli alberghi, contando sulla manodopera di migliaia di studenti che ogni estate svolgono tirocini, assumono meno personale di quanto altrimenti ne assumerebbero per far fronte al turismo estivo, sfruttando della totale mancanza di tutele e diritti che caratterizza la condizione degli studenti in alternanza per imporre condizioni di lavoro assolutamente inaccettabili: basti pensare al caso, risalente a qualche mese fa, della denuncia di 6 imprenditori del settore alberghiero, accusati di aver sfruttato la manodopera di 2700 studenti in alternanza con retribuzioni inferiori ai 60 euro settimanali e orari di lavoro fino a 12 ore giornaliere. Di conseguenza, tutto questo costituisce per la classe padronale uno strumento doppiamente vantaggioso, perché non solo consente di sfruttare il lavoro giovanile a basso costo per aumentare immediatamente i profitti, ma il lavoro di noi studenti viene anche usato come arma di ricatto contro tutti i lavoratori per abbassarne i salari, ridurne tutele e diritti e, in ultima analisi, consentire licenziamenti e riduzioni dell’organico potendo contare ogni anno sul, seppur parziale e temporaneo, inserimento degli studenti all’interno dell’organizzazione aziendale come forza-lavoro a basso costo, diventando pienamente soggetti che concorrono alla formazione del profitto dell’imprenditore.

L’alternanza è quindi a tutti gli effetti un’arma dei padroni contro i lavoratori di oggi e di domani, l’ennesimo attacco ai diritti e alle condizioni di vita delle classi lavoratrici, un attacco cui dobbiamo reagire organizzandoci e lanciando la controffensiva!

Da mesi il Fronte della Gioventù Comunista organizza nelle scuole di tutta Italia la lotta contro lo sfruttamento in alternanza, rivendicando un limite massimo delle ore di lavoro giornaliero e una retribuzione oraria minima. La rivendicazione del salario è di estrema importanza non soltanto perché una giusta retribuzione per gli studenti in alternanza significa riconoscere che l’esperienza formativa avviene pur sempre nel contesto di una attività di fatto lavorativa, e che per questo va retribuita; ma anche perché rivendicare il salario minimo è l’unico modo per di contrastare ogni tentativo di generare conflitto all’interno della classe operaia trasformando stage e tirocini degli studenti in alternanza in un potentissimo meccanismo di competizione al ribasso con operai e lavoratori.

Questa è una campagna che ha già costruito importanti momenti di mobilitazione studentesca, come il presidio all’Ufficio Scolastico Regionale a Roma, il corteo studentesco a Milano e l’approvazione da parte della Consulta Provinciale degli Studenti di Roma di un documento, proposto dai militanti del FGC e avversato dalla giunta di centro sinistra dei sindacati studenteschi, in cui si chiedono interventi diretti e maggiori tutele per gli studenti in alternanza scuola-lavoro.

Per la gioventù comunista la lotta contro lo sfruttamento in alternanza costituisce una campagna di punta delle lotte studentesche, in quanto pone gli studenti di fronte alla necessità di unire le lotte dei lavoratori futuri e presenti, di operai e studenti, contrastando ogni tentativo di coprire il conflitto di classe con l’illusione del conflitto generazionale, e rifiutando, allo stesso tempo, le logiche dello studentismo che caratterizzano la visione dei sindacati studenteschi e che separano la lotta degli studenti per la difesa del diritto all’istruzione dalla questione dell’appartenenza di classe e dall’obiettivo strategico di ricostruire l’unità del movimento operaio e delle sue lotte. Nelle scuole di tutta Italia, perciò, il nostro messaggio alla gioventù è chiaro: esiste un solo nemico, un solo fronte ed una sola lotta!

Vi ringrazio per l’attenzione. Buon lavoro a tutti, compagni.

Silvia Basano, Responsabile Scuola Fronte della Gioventù Comunista Torino

 

Opposti tracciano neo-millennio, Yin e Yang, gemelli siamesi, passi di danza, amanti diabolici. Da una parte s’impone “L’uso capitalistico delle macchine”, Demiurgo il Mercato, Dio voracissimo, insaziabile, dittatore totalitario, tiranno assoluto, mirabilie scientifiche corollario indispensabile. Il primo round della storica sfida tra Intelligenza Artificiale e Uomo è vinto dal super-computer AlphaGo della Google Deepmind; sbaraglia il sudcoreano Lee Sedol, il più grande nel Go, millenario gioco da tavola cinese. Copia le reti neurali umane, elabora, crea, intuisce; s’emoziona? Scoccia Deep Blue oggi giocattolino, anticaglia, ferrovecchio da pattume, nel 1997 sconfisse il campione degli scacchi Garry Kasparov. Craig Venter Insitute, crea SYN3.0 organismo vivente da laboratorio, batterio sintetico. Affianca celebratissima, Crispr-CAS99N, tecnica di modifica genetica, toglie e aggiunge geni con facilità, coniglietto dal cilindro del mago, gioca dell’oca. Bosone di Higgs, da Ginevra, bussa alla porta del Big Bang, inizio del Tutto-chissà Dio?-Salticchiano da Einstein le onde gravitazionali, increspature spazio/tempo, si viaggio nell’ignoto. Algoritmi, Robot, Pc modellano, nell’era del silicio nuda vita, affetti, creato. Glorifica Rivoluzione Industriale 4.0, Internet delle cose. Primo Motore la digitalizzazione dell’intero processo produttivo, uomo compreso. Scienza e Tecnica veicolano, filosofi reggitori, false utopie antiautoritarie, liberazione, affrancamento secolare da fatica e alienazione, schiaffeggiati Adamo ed Eva. L’altra parte sfugge, categoria oscurata, figlia zoppa, bottino imboscato dal turbo-capitalismo, stordita da epocale sconfitta di classe. Il proletario “Il lato cattivo della storia” latita all’angolo, ferito, umiliato, tradito. Just in Time, neo-Toyotismo, Word Class Manufacturing, endiadi totalitaria, ergonomia d’assalto preda invincibile; zero difetti, zero guasti, zero scorte, non zero incidenti però! Si muore di più nel lavoro. 678 nel 2015 contro i 661 del 2014 (+ 2,6%) erano 637 nel 2008 (+6,1%). Osservatorio Indipendente di Bologna denuncia che con le morti sulle strade ed in itinere si superano i 1400 complessivi (stima minima). Complici i sindacati concertativi sirena operaia fischia monocrazia. Alla Fiat nel 1971, sulle linee di montaggio la saturazione di un operaio era del 84%, su 1minuto lavorava 50 secondi. Oggi siamo al 98% cioè su 1 minuto lavora 58/59 secondi. Marchionne ringrazia. Tradimento echeggia potentissimo. Su “Era Hollande”, socialista di guerra, Monde Diplomatique, marzo 2016, titola “Dossier. Socialdemocrazia, la fine di un ciclo.”. Il Capitale arbitra Re dei Re. Arroganza padronale, Tavares, AD Peugot,  raddoppia le sue entrate+5,2milioni nel 2015(premio al “merito” per Medef, Confindustria francese) accompagnano tagli salariali e licenziamenti.  “Immane produzione di merci” colonizza menti, cuori, anime. Torsione autoritaria, Finanz-Capitalismo vota, tifa, urla da stadio Grosse Koalition; nuovi poveri in Germania.  A Berlino allo Zoo e all’Ostbahnof per 2 brioche e un caffè aprono la porta, raccolgono i vuoti di bottiglia (8 cent l’una) mendicano. “500.000 scrive Sebastiano Canetta sul Manifesto “fanno i salti mortali per mettere insieme pranzo e cena, 3 milioni di cittadini sotto la soglia della povertà, 400.000 le abitazioni in cui non si accende nemmeno il riscaldamento”. Classe Transnazionale blocca ruota della Storia. Imperialismi graffitano sangue. Intellighenzia liberale sonnecchia preoccupata. A. Touraine, padre moderno della sociologia francese, pubblica “Globalizzazione e fine del sociale”. Fascismi adornano fili spinati, capitale tecnocratica partorisce mostri, bombe tambureggiano nero. Società liquida cartolina arcaiche disegualianze, oscenità moderne, Centimani, Ciclopi, Giganti allo scontro finale. Dall’algida Davos, sede del Forum Economico Mondiale, Rapporto Oxfam (gennaio 2016) denuncia la forbice Upperclass, 0,0…% della popolazione mondiale 53 uomini e 9 donne (non rispettata anche qui la contraddizione di genere) posseggono la metà del pianeta. La Grande Depressione accelera lo scempio. Nel 2010 erano 338 miliardari che possedevano metà della ricchezza del globo, 80 nel 2014. Roberta Carlini nel libro “Come siamo cambiati. Gli italiani e la crisi” scrive che viviamo nel 3^ paese più diseguale dell’area Ocse, nel 2014 il 5% delle famiglie deteneva il 35% della ricchezza privata totale, il 20% più povero nulla. La ricchezza media dei neo-trentenni oggi è la metà dei trentenni di ieri. La mutata morfologia della crisi accentua disparità di genere (le donne occupate post 2012 sono più precarie, guadagnano meno, relegate in settori a basso valore aggiunto. Part-time involontario, il neo oppio dei popoli alimenta l’oscurantismo del focolare domestico. Nord/Sud solca, funerea tavola da surf, divari enormi di produzione reddito, occupazione, in aumento esponenziali. In Italia dalla crisi, insieme agli scatoloni della Lemhan Brother 500.000 emigrano, si spopola una città come Bologna; a Barcellona camerieri, a Londra nelle reception, ad Amburgo le pulizie. Qualche cervello in fuga esaspera il declino. Rapporto Istat 2015 titola “Se la crisi italiana parla straniero”. Oscillano nella Gande Depressione, scassate sedie a dondolo, tra “lumpenproletariat” ed esercito industriale di riserva. Gaia precaria; BOOM dei voucher (115 milioni!!) dei NEET (not in empolyed, education, or trading) cioè non lavoro o studiano, solo la Bulgaria ci batte. Signori si taglia! Il Censis (2015) scrive che il 41,7% non si cura più, i medici denunciano malati al lavoro. Sotto i 1000€ il 42,5% dei pensionati,  contributivo pro-rata fotografa Grande Guerra. Economia di carta se ne frega, erotica diva in Tv, 13 volte l’economia reale. Ondata reazionaria investe il mono-battito pubblico, Grande Fratello osserva soddisfatto, batte mani–unica rete, unica proposta, unico partito-cose vecchie, varianti classiste postmoderne-arrabattate alla controriforma della Costituzione borghese, già abbattuta dal neo-liberismo trionfante, del Pensiero Unico, della fine della Storia, della fine delle Classi, della fine del Soggetto. Gentrificazione, speculazione edilizia, ghettizzazione etnica, invisibili confini forgiano le attuali esclusioni. Ceti globali separano, città d’immigrati, città di separati, banlieue versus torri eburnee.  Città vetrina cullano marginalità e emergenza abitativa, 2 milioni le condizioni di disagio (fonte Nomisma). Non paghi? Via! 1 sfratto ogni 300 famiglie, 100 al giorno, dal 2005 al 2014 +69%. Sale separate, vagoni separati, cibi separati, umanità scansa umanità. Neo-accumulazione K.O…

Marx splendido, immaginifico, profetico “La borghesia produce innanzitutto i suoi propri becchini”.

Denis Valenti, impiegato INPS

 

 

 

FALSI MAESTRI E FALSE BATTAGLIE: PERCHE’ IL REDDITO MINIMO GARANTITO DESTRUTTURA LE ORGANIZZAZIONI E LE LOTTE DEI LAVORATORI

 

Compagni, in questi tempi difficili, noi abbiamo il dovere di restare in piedi; lo sappiamo,  intorno a noi sembrano esserci solo macerie,  macerie materiali, umane, sociali e culturali, le macerie dello sfruttamento capitalistico e delle guerre imperialiste, le macerie derivate dal collasso delle organizzazioni dei lavoratori che, sole, si sono da sempre opposte alle devastazioni padronali.

Alcuni inguaribili anticomunisti pensano di potersi prendere gioco di noi etichettandoci come nostalgici che tentano di rimettere insieme i cocci di un passato glorioso e importante che non c’è più. Ma noi, le lavoratrici e i lavoratori comunisti più di chiunque altro sappiamo che questo non  è il tempo della nostalgia: siamo qui perché vogliamo imparare da quelle grandi e storiche esperienze e da esse trarre la forza per le nostre lotte.Sappiamo che i lavoratori hanno già vinto, e più di una volta, pur partendo da situazioni ancora più ostiche e arretrate di quelle in cui ci troviamo noi a lottare. La stessa ultima esperienza di lotta delle compagne e dei compagni di Termoli, lucidamente e coraggiosamente guidate dalla compagna Fantauzzi, stanno a dimostrare che gli operai possono realizzare alcune significative vittorie anche nei livelli più aspri dello scontro di classe.

Ancora oggi, con tutte le differenze contingenti che possiamo ammettere, l’organizzazione mondiale capitalistica unifica gerarchicamente i lavoratori e tutto l’edificio mondiale dell’imperialismo poggia, oggi più di ieri, sulla grande industria. I numeri parlano chiaro. Per questo ancora oggi il fulcro della lotta universale contro il capitalismo e contro l’imperialismo è la lotta del proletariato. È la classe operaia che deve guidare le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, ed è la classe operaia che, facendosi guida delle altre classi di sfruttati, potrà fare ancora oggi la rivoluzione.

Perché questa apparentemente strana e scontata premessa? Perché così scontata forse non lo è nemmeno qua dentro. Per noi lavoratori la militanza comunista non è un titolo accademico, un orpello di cui vantarsi o un tappeto rosso su cui sfilare; per noi è sudore e fatica, è coerenza e coraggio, è sangue e calci in faccia ogni giorno, fin dentro le nostre case.

Sappiamo che nella nostra lotta abbiamo una sola arma: l’organizzazione, e organizzazione sono, ciascuno con i propri compiti e la propria indipendenza, il partito comunista e il sindacato di classe. Pensare di superare le attuali debolezze del movimento dei lavoratori sovrapponendo i piani sindacato – partito, fino a farli coincidere persino nelle competizioni elettorali borghesi, è indice quantomeno di una scarsa chiarezza mentale ancora prima che ideologica, per non dire di un insano opportunismo.  Perché se il capitale è anarchia, il proletariato è organizzazione.

Noi sappiamo,  i comunisti lo sanno fin dalle tesi di Roma del 1922, che le organizzazioni dei lavoratori, in particolare l’organizzazione sindacale in quanto embrione dello stato operaio nello stato borghese, può essere subita solo transitoriamente dal regime capitalista; esso infatti potrà anche ritenerla utile in determinate circostanze: “Al fine di disgregare l’organizzazione, il capitalismo non ha mai lasciato nulla di intentato per corrompere e assumere ai propri servigi gli elementi operai che attraverso l’attività sindacale si sono distinti per capacità e per intelligenza. Impedire che dal seno della massa operaia scaturisca un ceto dirigente autonomo, decapitare periodicamente la classe operaia, ricacciandola nell’indistinto e nel caos, è un aspetto della lotta del capitalismo contro il proletariato” .

Dobbiamo stare molto attenti, quindi: non ripartiamo da zero, abbiamo una storia, una storia di lotte e di successi; ma anche una storia di tradimenti, di falsi maestri e di false battaglie. E ciò che non possiamo fare, anche in una durissima fase di arretramento tattico, è girarsi e camminare in senso inverso, ripercorrendo a ritroso strade che il socialismo scientifico ha storicamente battuto.

Oggi questi falsi maestri ci parlano di moltitudine, impero, operai sociali, conflitto sociale, democrazia web, e, diciamolo una volta per tutte, referendum, e anziché mantenere al centro la classe operaia, si fanno volontariamente contaminare dalle teorie economiche borghesi. Non solo: è borghese anche la comoda rappresentazione del conflitto sociale che fa da contraltare all’incapacità di agire la lotta di classe nei luoghi di lavoro.

I deviazionisti di sinistra, più subdoli e insidiosi di quelli di destra perché a differenza di questi ultimi hanno completamente rimosso il riferimento al mondo del lavoro, si annidano un po’ ovunque nel confuso e drammatico panorama politico e sociale italiano: movimenti, associazioni, reti, sindacati metropolitani e carovane rischiano di spingere anche il movimento dei lavoratori in una direzione pericolosa e autolesionista, distogliendolo dalla battaglia centrale per il lavoro e per il salario minimo e spingendolo verso la falsa battaglia del reddito di cittadinanza e del reddito minimo garantito. Una battaglia che per il movimento operaio e per la lotta stessa tutta intera contro il capitale rappresenta un gravissimo errore strategico perché funzionale agli obbiettivi delle organizzazioni padronali volte a tenere basse le retribuzioni, sgretolare e indebolire le organizzazioni dei lavoratori, impedire la nascita di un sindacato di classe e creare un ceto di sottoproletari dipendenti per la propria sussistenza dal potere politico borghese. L’essenza delle varie proposte di reddito di cittadinanza/reddito minimo garantito consiste nel non togliere ai padroni (sottraendo quote ai processi di accumulazione del capitale) per garantire il salario a fronte di lavoro certo, non precarizzato e contrattualizzato, bensì togliere ai proletari tramite la fiscalità generale, per garantire sacche di sottoproletariato passivo.  Chi a sinistra, e tra questi qualcuno si definisce pure comunista (la rete dei comunisti, per fare un esempio) sostiene queste forme di assistenzialismo, ha messo Marx in soffitta, evitando di aggredire il capitale proprio al cuore della sua essenza, ovvero il processo di appropriazione del plusvalore prodotto dal lavoratore.

È un dato di fatto inoltre che 1) lo smantellamento delle forme di salario minimo (così come erano state conquistate in Italia negli anni ’70 dal movimento operaio) quali la cassa integrazione guadagni, la mobilità, etc.;2) l’introduzione di forme varie di lavoro flessibile (dal pacchetto Treu, alla Legge Biagi al Jobs Act) e di lavoro flessibile mascherato e sottopagato (lavori socialmente utili, lavori di pubblica utilità, falso volontariato, voucher, vari progetti regionali come i bros, etc.) e 3) le campagne per l’istituzione del reddito di cittadinanza e/o del rmg, siano contemporanei e paralleli, segnando un progressivo spostamento dell’intervento pubblico dalla creazione di lavoro all’assistenzialismo, nelle sue varie forme. Anche la questione della pensione di reversibilità rientra in questa tendenza. È comprensibile che il capitale e chi ne esprime gli interessi nei parlamenti borghesi abbiano questa mira; è però incomprensibile e inaccettabile che questo possa essere anche l’obbiettivo dei lavoratori e delle loro organizzazioni: se noi spostiamo sempre più la risoluzione degli squilibri generati dal capitalismo verso la fiscalità generale, e quindi carichiamo solo le spalle dei lavoratori del problema delle diseguaglianze, lasciando intatti, anzi, facendoli crescere sempre di più, i profitti, non colpiremo mai il cuore del sistema.

Dobbiamo avere il coraggio di demolire anche l’altro falso mito della sinistra italiana, quella bandiera che Landini va sventolando con tanta secumera: il modello tedesco di flessibilità: in cosa consisterebbe, secondo questi geni, l’avanzamento dei diritti dei lavoratori, il miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro, nell’essere retribuiti con salari diversi per le stesse mansioni?

Nella lotta per l’avanzamento dei diritti dei lavoratori, il sindacato di classe organizza i lavoratori, organizza il conflitto vero e concreto nei luoghi di lavoro, contro lo sfruttamento e per conquistare forme estese di salario minimo garantito per tutti i lavoratori, occupati, non più occupati e non ancora occupati.

Invece, nella lotta per la conquista del potere, il partito comunista può certo porsi, ma solo come obbiettivo tattico, la difesa dei livelli minimi di sussistenza, che è cosa ben diversa sia dalla concessione del diritto astratto al reddito di cittadinanza, che, come tutti i diritti individuali astratti, può non garantire la reale sussistenza, sia dall’elargizione di una prebenda come appunto il reddito minimo; ma l’obbiettivo del partito comunista deve essere chiaro e dichiarato: l’organizzazione dell’avanguardia della classe operaia per la conquista del potere e la collettivizzazione dei mezzi di produzione nell’organizzazione economica socialista.

Di fronte a ciò che vediamo tutti i giorni, il socialismo non è l’utopia; la vera utopia è pensare che il capitalismo sia riformabile: o la trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o la comune rovina delle classi in lotta…perché noi non vogliamo la luna, noi ce l’andiamo a prendere!

Barbara Mangiapane, Sindacato Generale di Base Toscana

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