Torino. E’ scomparso il compagno Secondo Novello “Vento”

31 maggio 2016 di

Torino. E’ mancato il Compagno Secondo Novello “Vento”. 22.09.1924/31.05.2016. I funerali avverrano venerdi 3 Maggio alle ore 11.45 presso il Cimitero Monumentale (Centrale) di Corso Novara a Torino. •••••••••••••••••••••••••8 settembre del 43 con la dissoluzione dello stato sono numerosi gli italiani che prendono coscienza. Prendere coscienza significa salire in montagna, significa congiungersi ai ribelli, significa non riconoscere piu’ l’autorità della repubblica sociale italiana.

Anche il compagno Novello Secondo assume la consapevolezza di cio’ che sta accadendo al nostro paese, sa bene che il tempo e’ scaduto, sa bene che deve agire.
Dalla sua Castello d’Annone paesino diviso dal Tanaro situato tra Asti e Alessandria parte per trovare i “ribelli” ovvero le formazioni Partigiane che da qualche tempo iniziano a organizzarsi in ogni vallata del Piemonte.

Il paese era occupato, non era facile spostarsi, fascisti, delatori, confidenti, ogni passo era un rischio. Saluta la sua famiglia e di notte si incammina insieme ad altri giovani ragazzi. Attraverso strade secondarie, prati , sentieri si sposta in direzione della Liguria, raggiunge Pamparato nella Val Casotto e si unisce ai partigiani della 1 Valcasotto guidati dal comandante Mauri. Il Partigiano Secondo diventa Vento, il suo nome di battaglia, dopo la presentazione viene affidato ad una brigata comandata dall’intrepido Fosco Lulli.

Tra quelle montagne, insieme ai suoi compagni di battaglia, Vento conosce gli orrori della guerra, apprende il dolore per la caduta di molti suoi compagni di battaglia, nel contempo si tempra, comprende che con i nazifascisti non si parla, non si discute, non si prova pieta’, essi vanno abbattuti, il suo paese l’Italia deve essere liberato dalle barbarie. Vento e’ oramai un combattente, partecipa a numerose azioni di guerra, mantiene rapporti con gli antifascisti del posto, si mobilità contro le rappresaglie, insieme agli altri Partigiani si da parecchio da fare per salvare molte vite umane tra la popolazione civile, prende dimestichezza con lo Steen affidatogli dai suoi comandanti. Era affezionato il Partigiano Vento al suo mitragliatore a canna corta, lo capivo dai dati tecnici che snocciolava ripetutamente nelle nostre chiacchierate, caricatore da 32 colpi, calibro 9×19,peso 4 kg, cadenza di tiro 540 colpi al minuto,” diofaus Mao a smiava an viulin”.

Ogni anno per molti anni lo abbiamo accompagnato a VALCASOTTO. Salivamo alla lapide che ricorda la strage di partigiani e civili del 13 marzo 1944. Quel giorno, insieme al 25 aprile era un giorno speciale per il Partigiano Vento, il viaggio in auto di andata e ritorno era un susseguirsi di ricordi, di racconti inerenti alla sua esperienza tra quelle montagne. Erano racconti precisi, puntuali, con estrema precisione elencava i particolari di quelle battaglie, i luoghi dei ponti minati, le persone che pur non essendo attivi nella resistenza sostenevano i Partigiani, il suo fucile mitragliatore STEN, il pezzo (come lo chiamava lui) che faceva la differenza quando sulla strada tra le montagne della Valcasotto incontrava le squadracce nazifasciste che istruivano i piani per preparare le rappresaglie alla popolazione di quei cascinali amici delle formazione partigiane.

Quel 13 marzo del 44 a Valcasotto Vento era parte integrante di una squadra composta da 7 partigiani guidati dall’intrepido comandante Fosco Lulli. Ingenti forze nazifasciste sono in arrivo da Mondovi’ e da Ceva altre stanno proseguendo su Garessio. I nazifascisti stanno bloccando gli ingressi e quindi le uscite della valle, i rapporti di forza non giocano certo a favore delle formazioni Partigiane. Quando mi raccontava questa epica battaglia i suoi occhi si illuminavano, diventavano piu’ grossi, lo sguardo piu’ attento, mi diceva con il tono della voce alto “ diofaus eravamo in sette e per tre giorni abbiamo tenuto la postazione forse e’ servito a qualcosa ma sono morti tra partigiani e civili 129 persone”.
I suoi occhi diventavano tristi e io salendo per quei tornanti vivevo grazie a Secondo schegge della guerra Partigiana nel frattempo mi tornavano alla mente i racconti di mio padre Partigiano Garibaldino della 19* Val di Viu’, un sommarsi di immagini, di fotografie nitide che prendevano vita, riconoscevo quei posti nella mia mente che mio padre prima e Secondo poi mi avevano fatto conoscere, il comando garibaldino di Machaussia ai piedi del lago, le montagne sopra Usseglio, Viu’, Lanzo, le inaugurazioni delle lapidi partigiane alla fine degli anni 60, insomma tutti i luoghi della mia formazione antifascista. Stavo bene a sentire quei racconti, si rafforzava in me sempre di piu’ l’orgoglio di essere stato figlio e genero di due Partigiani combattenti.

La scuola Partigiana non e’ solo battaglie e sacrifici durissimi, e’ scuola di vita, di formazione politica e ideologica, dopo la liberazione Secondo si iscrive al Partito Comunista Italiano, rimarrà iscritto e militante fino al suo scioglimento. Punto di riferimento nel suo storico quartiere Regio Parco ricoprira’ per parecchi anni il ruolo di segretario di sezione e di consigliere di circoscrizione.

Con lo scioglimento del Partito il compagno Novello contribuisce in maniera determinante alla costruzione della sezione di Rifondazione Comunista alla barriera di milano. Gli eventi di allora, quelli del 1998, lo portano a ricominciare la sua attività di militante comunista, Novello si iscrive ai Comunisti Italiani. Ci rimane fino al 2014.
A dicembre del 2016, ancora lucidissimo e informato si lamentava alla sua maniera…tornavo dal lavoro e mi diceva “ ma diofaus i comunista ai sun pi nen? Tradotto…diofaus i comunisti non ci sono piu? Si iscrive al Partito Comunista e con meticolosa cura conserva nel cassettino delle sue cose la tessera, la sua ultima tessera comunista.

Il compagno Novello Secondo, il Partigiano Vento, era uomo semplice, generoso, vivace, la sua vita non conosce ombre e incertezze, sapeva da che parte stare, dalla parte della classe operaia, dalla parte di coloro che vivono quotidianamente il disagio profondo di chi non ha lavoro, di coloro che non hanno una casa, di coloro che hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena.
Questo modo di essere e soprattutto di fare lo ha portato a diventare un punto di riferimento importante per le persone che abitavano Regio Parco, girare con lui nel suo quartiere confermava quanto detto sopra, impossibile fare 50 metri senza fermarsi a parlare con qualcuno.

Si potrebbe pensare oggettivamente ad un rapporto privilegiato con gli anziani considerata l’eta’, ma non era così. Novello era solito a soffermarsi in capannelli con le nuove generazioni, a loro raccontava le sue imprese Partigiane e la sua smisurata passione per il ciclismo. Era straordinario vedere quei ragazzi e quelle ragazze interessati sinceramente alle vicende che raccontava, oramai non mi stupivo piu’, era tutto chiaro, Secondo sapeva trasmettere nonostante la sua eta’ avanzata una sorta di sicurezza dettata dalla sua grande esperienza. Quell’esperienza e quella sicurezza che in qualche modo oggi manca ai giovani, ecco perche’ potevano fermarsi a parlare con lui per delle ore.

Ho accennato in precedenza al ciclismo, l’unica vera e grande passione di Secondo insieme alla politica e alla montagna. D’altronde la sua generazione, quella della guerra e successivamente della ricostruzione, non ha avuto le opportunita’ di oggi in termini di svago. Il ciclismo rappresentava allora, e forse ancora un pochino adesso lo sport come servizio sociale lo sport di massa per intenderci. Per poche lire, prima dell’entrata in guerra dell’Italia acquista la sua prima bicicletta, e realizza il suo primo sogno,quello di correre in bici. Era solito raccontarmi un episodio a cui teneva particolarmente, avvenuto ancora prima di fare delle competizioni ciclistiche.

In una sera d’estate giocando a pallone con i suoi amici nella spettacolare piazza 4 marzo gli viene sequestrato il pallone dai carabinieri. I soliti carabinieri. Data l’impossibilità di continuare a giocare al pallone decidono, lui e i suoi amici, di inforcare le biciclette per raggiungere Genova. Partono verso mezzanotte, le strade non erano certamente quelle di oggi, i tratti asfaltati si possono contare sulle dita di una mano, la bici ha ancora le gomme piene, il telaio non e’ certo d’alluminio come oggi, ma non importa vogliono raggiungere Genova. Pedalano tutta la notte e gran parte del mattino, su sterrati, senza le luci, con le indicazioni quando capitava. Verso le 10 del mattino raggiungono Genova, l’obbiettivo e’ raggiunto, optano per il porto, non l’avevano mai visto. I soldi come potrete immaginare erano cosa sconosciuta in quei tempi, figurati quattro ragazzotti come loro. La fame dopo una pedalata del genere si fa sentire e allora Secondo si ingegna. E’ attraccata al porto una nave giapponese, Novello era in grado di fare amicizia anche con gli esquimesi, questa era la sua forza. Raggiunge l’attracco e a gesti fa capire che vuole conoscere il personale della nave che ovviamente e’ tutto giapponese. In quattro e quattrotto il gruppo dei ragazzotti sale sulla nave e dopo le dovute presentazioni viene preparato per loro un banchetto di tutto riguardo. Sostanzialmente occupano quasi tutto il pomeriggio a cibarsi, dopo i ringraziamenti e i saluti risalgono in sella per ritornare a Torino.

Ho bene in mente gli occhi di Novello quando raccontava questo episodio, gli occhi e l’espressione del suo viso, soddisfatto, sorridente, raggiante. Probabilmente quella era stata la sua prima esperienza fuori dal suo territorio, non l’ha dimenticata mai.

Non ho il tempo per farlo ora, me ne rammarico per questo, sono tanti gli avvenimenti raccontatomi in questi anni vissuti insieme. Quando le gambe lo reggevano, ancora spesso si andava a fare il suo giro preferito, caffe’ in piazza Vittorio, via po’ piazza Castello, via Cernaia, si scendeva giu’ dal rondo’ di cso regina, via Pergolesi la sua casa, e poi dritti a Superga. Sostenuto dal bastone, da lui costruito con una radice robustissima e flessibile, si arrivava al retro della basilica, alla lapide del grande Torino. Aveva 25 anni quando il Toro di Mazzola e Gabetto si schianto’ contro la collina di Superga. Nessuno ma proprio nessuno era mai riuscito a raccontarmi quella vicenda come ci era riuscito lui.
Il suo sguardo su quella storia andava oltre al gioco del calcio, andava oltre al mito degli eroi granata, lui raccontava la città, la Torino ammutolita e dispiaciuta, la Torino straordinaria che soffriva per la scomparsa di quegli atleti. Alzava il tono della voce, diceva che non si possono paragonare quegli uomini di allora con i giocatori viziati di oggi, diceva…a loro li incontravi nelle piole, e ci parlavi insieme se ne capitava l’occasione facevi anche due tiri insieme nella vecchia piazzetta 4 marzo che spesso ritornava nei suoi racconti. Si, perche’ dopo che lui e la sua famiglia furono sfollati Secondo arriva a Torino e risiede nella vicina via conte verde. Durante i bombardamenti anche la sua casa viene centrata e distrutta, tuttavia Secondo e la sua famiglia trovano un tetto nell’appendice della chiesa vicina.

Quanti sacrifici, quante difficoltà ha dovuto gestire, ma ne e’ valsa la pena, il suo carattere e’ forte, temprato, questo gli consente di poter camminare a testa alta sempre, nulla da rimproverarsi, nulla di cui vergognarsi. E con questo spirito che si costruisce la sua famiglia sposandosi con la cara Lucia dividendo con lei gli aspetti positivi e le difficolta’ che la vita impone. Dopo aver cambiato tantissime occupazioni trova lavoro alla SIP e anche in quell’ambito si distingue per il suo impegno sindacale. Un lavoro sicuro con uno stipendio sicuro gli consente di acquistare la sua piccola casa di Via Pergolesi. Era fiero del suo investimento, a differenza sua che da molto giovane a causa di una precoce perdita del padre aveva dovuto provvedere al mantenimento dei suoi fratelli e delle sue sorelle, Gabriella, Bruna, Giuseppe,Giovanni e Orlandino. Con quell’investimento aveva procurato una sicurezza certa alla sua famiglia.
Secondo starà fino alla fine accanto a Lucia, prodigandosi per starle vicino nel percorso della malattia che la portera via nel 2010.

Nella vita di Novello vi e’ un altro elemento di fondamentale importanza, l’unica figlia, Ivana.
Secondo e Ivana due testoni uniti da una sorta di complicità iniziata 40 anni fa’ e che solo dall’interno si poteva comprendere il rispetto e l’affiatamento che rispettivamente provavano l’uno per l’altro. Ivana e’ molto legata a suo padre ed e’ per questo motivo che dopo l’incidente accaduto sei anni fa a Secondo, decise di portarlo ad abitare a casa nostra.
Una coabitazione naturale, priva di tensioni, la nostra casa era la sua casa, e devo dire che fino a quando e’ rimasto lucido il suo parere era quello che contava. Anche i tre gatti e la lupa Mishka lo trattavano da grande saggio, poi abbiamo capito che a nostra insaputa contribuiva in maniera determinante a farli ingrassare!

Anche Alessandra e’ parte integrante della vita di Secondo, e’ lui che trasmette ad Ale la passione della montagna passando le vacanze con lei e con Lucia per molti anni nella sua casetta di Calsazio ai piedi di Ceresole. Con Ale piccola si addentra nei boschi a raccogliere funghi, e istruisce la ragazzina ad un rapporto di conoscenza con la natura e in particolare con la montagna.

Concludo ringraziando due persone che non sono parenti ma non per questo meno importanti. Due persone che per Secondo erano amici sinceri. Ivano, anche lui era tra quelli impegnati ad ascoltare i racconti di Secondo, e che spesso e volentieri ci ha aiutato in alcuni momenti difficili dell’ultima gestione di Secondo. L’altra e’ la Sign.Ra Felicia che per sei anni lo ha accudito con professionalita’ e amicizia sincera.
Non era cosa insolita entrare improvvisamente a casa nostra e vedere Secondo a cantare a squarciagola insieme alla Sign.Ra Felicia o sole mio.

Per quanto mi riguarda ti dico che sono orgoglioso di averti conosciuto, frequentato, qualche volte viziato e accudito quando ne hai avuto bisogno.

E’ giunta l’ora di farti andare Partigiano Vento, la notte e’ buia e il ripido sentiero che porta a Valcasotto e’ ghiacciato, coraggio…ancora ti aspettano le imprese piu’ rischiose, le gesta piu’ temerarie,gli atti piu’ eroici.

A noi piace ricordarti cosi…con i tuoi inseparabili scarponi, il tuo Steen, e il fazzoletto al collo della 1* Valcasotto.

ciao Partigiano Vento

Novello Secondo 31 maggio 2016. Dalla commemorazione di Mao Calliano

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