SOLIDARIETA’ AI COMUNISTI POLACCHI. Interrogazione del KKE al Parlamento Europeo sulle recenti persecuzioni anticomuniste in Polonia.

14 aprile 2016 di

Recentemente membri e quadri del Partito Comunista della Polonia (KPP, membro dell’iniziativa dei partiti comunisti e operai d’europa)) sono stati condannati dal tribunale regionale di Dąbrowa Górnicza a condanne fino a 9 mesi di carcere, a molti mesi di “libertà vigilata”, al lavoro sociale obbligatorio ed anche a multe, perché la diffusione delle loro idee attraverso il giornale “Brzask” (Aurora) e il sito web www.kompol.org è considerata “offesa” e “crimine”. La corte, allo scopo di condannarli, in ossequio alle posizioni anticomuniste delle autorità polacche, ha utilizzato accuse grossolane e infondate in merito “alla promozione pubblica di un sistema totalitario”. Ciò è parte del tentativo di cancellare e calunniare le conquiste dei lavoratori durante il socialismo, il diritto al lavoro e i diritti sociali. Le autorità polacche da alcuni anni hanno provocatoriamente bandito i simboli comunisti e ora condannano i comunisti, invocando “valori democratici”.

Persecuzioni anticomuniste simili, condanne e divieti contro partiti comunisti sono stati imposti anche in altri paesi dell’UE, con l’aperto sostegno dell’UE stessa che ha elevato l’anticomunismo a sua ideologia ufficiale, qualcosa che va di pari passo con l’intensificarsi dell’offensiva antipopolare. Ora ci sono prove sufficienti sul reale significato delle dichiarazioni dell’UE in merito ai “valori di libertà e democrazia”.

Alla Commissione Europea chiediamo: sono forse parte dei “valori” dell’UE anche la messa al bando e la persecuzione dell’ideologia comunista, la criminalizzazione della manifestazione delle idee e dell’attività dei comunisti imposta dalle autorità e dal governo della Polonia?

The KKE delegation in the European Parliament tabled the following question in relation to the recent anti-communist persecution in Poland:

“recently members and cadres of the CP of Poland were convicted by the regional court of Dąbrowa Górnicza to prison sentences of up to 9 months, many months of “limited freedom” and compulsory social work and also fines, because the dissemination of their ideas through the newspaper “Brzask” and the website www.kompol.org is considered to be an “offense” and a “crime”.The court in order to convict them, following the anticommunist positions of the Polish authorities, utilized rotten and groundless accusations regarding “the public promotion of a totalitarian system”. This is part of their attempt to cancel and slander the gains of the workers under socialism, the right to work, labour and social rights. The Polish authorities have for some years provocatively banned the communist symbols and now convict the communists, invoking “democratic values”.

Similar anti-communist persecution, convictions and bans against CPs have also been imposed in other EU member states, with the open support of the EU which has elevated anticommunism into being its official ideology, something that goes hand in hand with the intensification of the anti-people onslaught. Now there is enough evidence so that everyone can understand what the EU’s declarations about the “values of freedom and democracy” really mean.

The Commission is asked: Are the banning and persecution of the communist ideology, the criminalization of the expression of communist ideas and of the activity of communists imposed by the authorities and government of Poland part of the EU’s “values”?

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