NON UN SOLDO, NON UN SOLDATO PER LA GUERRA IMPERIALISTA NE’ GUERRA TRA I POPOLI, NE’ PACE TRA LE CLASSI SOCIALISMO O BARBARIE

22 gennaio 2016 di

A un mese dalla Conferenza di Roma del 13 dicembre scorso, è stato annunciato ieri dall’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Martin Kobler, la formazione del governo di “unità nazionale” libico. Questo governo, che deve passare ancora dal voto “parlamentare”, è stato imposto al popolo libico dalle principali potenze e organizzazioni imperialiste, a distanza di quasi cinque anni dall’intervento militare del 2011 guidato da Francia, GB e USA per rovesciare e assassinare Gheddafi, avviando così una nuova fase di spartizione delle risorse energetiche e di controllo dell’area. A oggi in Libia è ancora il caos più totale: alla barbarie esterna dell’intervento militare imperialista si è aggiunta quella interna, con il tutti contro tutti, tra le varie fazioni e tribù locali per mettere le mani sui pozzi petroliferi (e non solo) e divenire interlocutori dei vari governi imperialisti. A farne le spese è stata la popolazione civile e le centinaia di migliaia di lavoratori che, quando non massacrati e uccisi, hanno visto piombare nell’abisso le proprie condizioni di vita. Il territorio libico è stato smembrato in diverse aree sotto il controllo essenzialmente di due “governi”, uno con sede a Tripoli (di matrice “islamista” sostenuto da Qatar e Turchia) e l’altro a Tobruk (riconosciuto dalla “comunità internazionale”), ognuno dei quali risponde a diverse fazioni di tribù locali e a diversi insiemi di potenze imperialiste (globali, regionali e locali), in competizione tra di loro per la conquista di posizioni migliori nel controllo dell’area, la conquista di vie di trasporto, quote di mercato e saccheggio delle risorse energetiche, nel quadro del processo di nuova spartizione del mondo che segue al rimescolamento dei rapporti di forza a livello internazionale immersi nella crisi capitalista a livello globale.

Il nuovo governo fantoccio viene creato a tavolino attraverso la mediazione degli interessi contradditori in campo, con accordi temporanei che si basano su fragili equilibri determinati dalla forza economica, diplomatica e militare, e nulla hanno a che fare con gli interessi reali dei popoli coinvolti. L’imposizione di questa parvenza di stabilità istituzionale, che viene spacciata per grande successo diplomatico in nome della pace, serve solamente a creare le condizioni migliori per gli affari dei grandi monopoli internazionali e non esclude per nulla un nuovo intervento militare per definire le posizioni di forza nella banditesca spartizione del bottino. L’imperialismo italiano, uscito malconcio dalla guerra del 2011 a vantaggio in particolare della Francia, cerca di mantenere e incrementare il suo ruolo nella sua ex colonia per garantire, in particolare, affari e interessi della sua principale multinazionale, l’ENI. Basta leggere le numerose interviste dell’AD dell’ENI, Descalzi, rilasciate negli ultimi mesi ai vari organi di stampa della borghesia italiana, per capire gli interessi che guidano la politica estera del governo Renzi, che si concentrano maggiormente in Libia ma che si estendono in tutta l’area del mediterraneo, Africa e Medio Oriente, mediati e sottomessi nell’alleanza imperialista dell’UE e della NATO (a guida USA). Da mesi sono in corso diverse operazioni militari che preparano un possibile prossimo nuovo intervento militare nel territorio libico, in nome della sicurezza, stabilità e pace; diverse notizie giornalistiche parlano ormai apertamente di un intervento militare di un contingente composto da diverse migliaia di soldati delle forze speciali USA, GB e Francia sotto il comando italiano, per “liberare” il territorio attualmente occupato dalle forze dell’ISIS. Ciò è stato confermato dallo stesso Ministero degli Esteri italiano, Gentiloni, che ha dichiarato che è «possibile un intervento militare in caso richiesto dal governo libico». Situazione paradossale perché questo “governo” è stato creato dall’esterno, in spregio alla sovranità e interessi del popolo libico, dagli stessi imperialisti. Questi hanno la responsabilità delle distruzioni e delle atrocità commesse in Libia, ieri sotto il nome di “Primavera Araba”, oggi sotto quello dell’ISIS, anche questa creatura dell’imperialismo occidentale.

Il “terrorismo” è l’altra faccia della medaglia dell’imperialismo.

Gli sviluppi confermano che la retorica sulla “lotta al terrorismo” da parte delle borghesie e degli Stati capitalisti, non sono altro che una continua guerra – condotta a livello diplomatico, economico o militare – nella competizione inter-imperialista per la nuova spartizione del mondo e in particolare di tutta l’area che si estende dal Mediterraneo all’Eurasia, dove si scontrano diversi piani e interessi monopolistici degli imperialismi coinvolti e i loro alleati regionali e locali. Gli interventi militari e le ristrutturazioni dei regimi borghesi dell’area post “Primavera Araba”, servono esclusivamente per assicurare l’accesso dei monopoli statunitensi ed europei alle risorse energetiche e ai nuovi giacimenti, con l’espansione dei gruppi monopolistici nei mercati di questi paesi ed entrando in contraddizione con gli interessi monopolistici di altre potenze, come la Russia e la Cina e relativi alleati regionali.

Le esperienze storiche e gli attuali sviluppi ci permettono una sempre maggiore comprensione della realtà, e questo deve condurre il proletariato e popolo italiano, come tutti gli altri, a non farsi ingannare dalle vuote parole con il quale vengono giustificati gli interventi militari, come: “lotta al terrorismo”, “crisi umanitaria”, “rifugiati”, “immigrazione”, “diritti democratici o umani” ecc… Questi sono solo pretesti degli stati capitalisti per mascherare le ulteriori guerre e gli interventi militari, che hanno come unico obiettivo gli interessi e i profitti dei monopoli capitalistici. Si generano le guerre all’esterno che provocano saccheggio, rapina, miseria, povertà e distruzioni, causa dell’immigrazione di massa. Queste a loro volta creano sul fronte interno la distruzione dei diritti sociali e dei lavoratori, attraverso l’abnorme aumento dell’esercito salariato di riserva, costituito da tutti i proletari che sono costretti a lasciare il loro paese e andare a vendere la loro forza-lavoro nei nostri paesi a condizioni di ricatto estreme.

Il Partito Comunista in Italia denuncia che il nuovo governo libico risponde ad interessi estranei a quelli del popolo libico, essendo espressione degli interessi imperialistici.

Denuncia il ruolo dell’imperialismo italiano e rifiuta l’ingerenza e ogni eventuale intervento militare imperialista. Questi interventi non rispondono agli interessi né del popolo italiano né di quello libico, ai reciproci desideri di pace, sicurezza e prosperità, ma solo alla perpetuazione della barbarie del capitalismo, che produce solo sfruttamento, crescente povertà, guerre e orrendi crimini contro l’umanità e l’ambiente, sotto falsi slogan umanitari.

Per porre fine alla barbarie, per conquistare la pace, l’unica strada è quella di distruggere l’imperialismo, organizzando e praticando la lotta di classe nei nostri paesi contro le nostre borghesie e rispettive alleanze imperialiste, come l’UE e la NATO.

Siamo solidali con il popolo libico, i cui interessi risiedono nella lotta sotto le proprie bandiere per i propri diritti sovrani e democratici contro l’ingerenza imperialista e il fondamentalismo islamico.

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