Dimitris Koutsoumpas – KKE. Discorso a Roma. 7 Novembre 2015.

01 dicembre 2015 di

DISCORSO DEL SEGRETARIO GENERALE DEL C.C. DEL KKE TENUTO A ROMA IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE DEL PARTITO COMUNISTA (ITALIA)  DEL 7 NOVEMBRE 2015 PER IL 98° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

 

È con grande piacere che siamo oggi qui con voi a Roma, in questa bella manifestazione del Partito Comunista. Ci uniscono forti legami di amicizia e di cooperazione. Apprezziamo gli sforzi eroici dei nostri compagni comunisti in Italia per ricostituire il Partito Comunista e per renderlo una forza potente, radicato nella classe operaia del paese, nei luoghi di lavoro, tra i lavoratori in età produttiva e all’interno della gioventù.

Anche se lottiamo in condizioni diverse, i problemi dei popoli di Grecia e d’Italia sono comuni. Nel quadro europeo i nostri Partiti sviluppano una stretta collaborazione all’interno della “Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa” attraverso comuni incontri europei, elaborazioni e azioni contro l’UE imperialista, lo sfruttamento dei popoli, gli interventi militari e le guerre, le politiche antipopolari dei nostri governi e contro il potere del capitale monopolistico.

Compagni e compagne,

rendiamo omaggio oggi al 98esimo anniversario dalla grande Rivoluzione Socialista di Ottobre del 1917 in Russia che ha segnato e determinato il percorso di milioni di persone, non solo nell’area geografica dove si è costituito il primo Stato Operaio nella storia dell’umanità, nella regione dell’ex Unione Sovietica, ma ha condizionato e contraddistinto ogni parte di questo pianeta per più di settanta anni.

L’Ottobre ha dimostrato la possibilità e la capacità della classe operaia di adempiere la sua missione storica, essendo l’unica classe veramente rivoluzionaria. La missione di dirigere il mutamento radicale della costruzione del Socialismo-Comunismo.

L’Ottobre indica anche il ruolo insostituibile della questione che riguarda la direzione della rivoluzione socialista, il ruolo del Partito Comunista.

Il grande Ottobre indica la forza enorme dell’internazionalismo proletario . Nonostante le cose che sono accadute dai rovesciamenti del 1989-1991, l’anniversario di oggi, con tutta l’esperienza teorica e pratica e la maturità che abbiamo acquisito tutti questi anni, ci rende ancora più sicuri e categorici in merito l’attualità e la necessità del socialismo.

I rovesciamenti controrivoluzionari non cambiano il carattere del nostro periodo storico. Il 21esimo secolo sarà il secolo di un nuovo sviluppo del movimento mondiale rivoluzionario e di una nuova serie di rivoluzioni sociali.

Le lotte quotidiane per conquiste più basilari sono indubbiamente necessarie, non possono però dare a lungo termine soluzioni sostanziali e durature. Unica soluzione rimane il Socialismo.

La necessità del socialismo appare dall’intensificazione delle contraddizioni dell’attuale mondo capitalistico, del sistema imperialistico. Le condizioni oggettive del capitalismo sono mature per il socialismo. Il capitalismo ha socializzato il lavoro e la produzione a livelli mai visti prima. La classe operaia, la reale forza produttiva, è la maggioranza della popolazione attiva economicamente. Però i mezzi di produzione e i prodotti del lavoro organizzato socialmente sono di proprietà capitalistica privata. È proprio questa la contraddizione che crea tutti i fenomeni di crisi delle società attuali capitalistiche, come le crisi economiche, la distruzione dell’ambiente, il problema della droga, l’elevato orario di lavoro giornaliero nonostante il grande aumento della produttività del lavoro, che ovviamente ha riflessi negativi sulla disoccupazione, l’occupazione part-time, la sottoccupazione, l’intensità dello sfruttamento della forza operaia ecc.

Nello stesso tempo però questo fatto indica la necessità dell’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione più concentrati, la loro socializzazione e il loro utilizzo pianificato nella produzione sociale, la pianificazione dell’economia da parte della classe operaia in modo tale che i rapporti di produzione corrispondano al livello di sviluppo delle forze produttive.

Cari compagni e care compagne,

È noto a tutti voi che l’economia della Grecia capitalista si trova nel settimo anno di crisi, che ha portato grande diminuzione del reddito popolare e operaio, con diminuzioni dei salari e delle pensioni, con il restringimento del reddito dei piccoli contadini, dei lavoratori autonomi e dei piccoli negozianti, con l’aumento vertiginoso della disoccupazione che ha raggiunto il 27%, con l’altissima tassazione ecc. Questa crisi si è manifestata in modo sincrono a livello internazionale: è iniziata dagli USA e dopo si è manifestata nella UE, in Giappone, Russia e altri paesi.

In questi anni della crisi economica si è realizzata la ristrutturazione del sistema politico borghese, iniziata gradualmente dal 2012 e continua fino a oggi. Le caratteristiche fondamentali di questa ristrutturazione sono state:

La riorganizzazione della socialdemocrazia, con corrente principale SYRIZA dopo il crollo del PASOK. SYRIZA ha assunto il ruolo del PASOK come uno dei pilastri del sistema borghese in Grecia, l’altro pilastro è Nuova Democrazia. Un’altra caratteristica è l’esistenza parlamentare data dalla corrente nazifascista con alfiere l’organizzazione criminale Alba Dorata.

SYRIZA, soprattutto dopo la sua elezione al governo lo scorso gennaio col sostegno del partito di destra nazionalista ANEL, ha contribuito alla subordinazione politica di una grande parte del popolo greco ai piani antipopolari, sfruttando la speranza e la sopportazione che ha creato la parola d’ordine, “per la prima volta la sinistra” (al governo…). Il nuovo mandato dalle elezioni di settembre, un mese e mezzo fa, nonostante la diminuzione di voti a causa dell’uscita di una parte di suoi membri e dirigenti, indica che sta continuando il tentativo di manipolare e sottomettere il popolo nonostante la votazione del terzo memorandum.

Certamente non si può parlare degli sviluppi in Grecia senza far riferimento alla questione dei profughi, che è davvero una questione di vita o di morte. Il nostro popolo da mesi dimostra la sua solidarietà ai profughi che cercano la salvezza. Però consideriamo questione importante che il popolo non si abitui alle immagini quotidiane di profughi morti, di bambini affogati, sradicati dal loro paese. Condizioni simili sappiamo che ci sono anche in Italia.

Questo sradicamento ha una causa, un nome e un cognome. È la barbarie capitalista che partorisce crisi economiche, povertà e disoccupazione, guerre imperialiste e interventi militari ai quali partecipano anche i nostri Stati, all’interno dell’UE e della NATO.

Il KKE lotta contro le cause che partoriscono i fenomeni dei profughi e dell’immigrazione, lotta contro il nazifascismo e i suoi esponenti oggi in Grecia, che cercano fra l’altro anche di utilizzare la grande questione delle ondate immigratorie per diffondere nel nostro popolo il nazionalismo, la xenofobia e il razzismo. Richiediamo subito misure affinché queste persone sopravvivano e abbiano una permanenza dignitosa per il periodo che rimarranno nel nostro paese e garantiscano il loro trasporto sicuro verso i paesi della loro destinazione finale.

Nello stesso momento la classe operaia, il popolo si trova di fronte a un nuovo attacco del capitale, attacco che sta portando avanti il governo SYRIZA-ANEL, applicando l’accordo antipopolare del memorandum che ha firmato in estate.

Ogni giorno attraverso i disegni di legge che porta il governo al parlamento, si realizzano misure di una barbarie mai vista. Si tratta di misure che aumentano la tassazione delle famiglie popolari – la più evidente, l’aumento della tassazione dei contadini e dei lavoratori autonomi – mentre si stabiliscono esoneri fiscali per il grande capitale. Prendono di mira ciò che è rimasto della previdenza sociale, aumentando i limiti dell’età pensionistica. Stanno preparando l’attacco al diritto di sciopero e ad altri diritti sindacali, mentre portano avanti le privatizzazioni.

Questo attacco è la prova che lo sfruttamento della forza-lavoro operaia è condizione per la ripresa della reddittività capitalista.

Il governo SYRIZA-ANEL partecipa in modo attivo e si trova in prima linea nei piani della NATO, degli USA e dell’UE nella nostra area, mettendo a disposizione parti intere del nostro territorio per la creazione di nuove basi della NATO e di infrastrutture per attacchi militari.

Il governo della pseudo sinistra ha offerto e offre enormi servizi al sistema capitalista.

Si sta verificando per l’ennesima volta ciò che conoscono anche i lavoratori italiani, il fatto che i cosiddetti governi di sinistra, i cosiddetti partiti della sinistra riformista, che al loro interno hanno anche ex comunisti rinnegati  che possano fare molto meglio il loro lavoro sporco per il capitale. Nello stesso momento spingono il popolo e il suo movimento in una situazione di passività e delusione.

Pertanto trova conferma la posizione coerente del KKE, che tutti questi anni ha rifiutato la partecipazione a governi di gestione del sistema capitalista, alle politiche antipopolari dell’UE e all’aggressività della NATO.

Oggi, sia nel nostro paese, sia a livello internazionale, si è accumulata una grande esperienza per i limiti politici entro i quali si muovono le diverse politiche di governi e coalizioni borghesi, che si chiamino “centro-sinistra” o “centro-destra”, “sinistra” o “radicali”. Dal momento che essi sono costruiti sul terreno della difesa del dominio capitalista, della gestione dei problemi socio-economici che il sistema provoca costantemente al popolo e alla gioventù, essi saranno legati “mani e piedi” alle esigenze del capitale e delle unioni imperialiste, l’UE e la NATO. Il problema non sta nel loro nome, oppure nelle loro intenzioni. Ma si concentra sulle leggi della società capitalista, che sono implacabili e non si possono ignorare, senza seminare illusioni tra i lavoratori sul fatto che sia possibile una gestione “più umana” del capitalismo.

Queste leggi o vengono rovesciate, oppure continueranno a “divorare” i sogni e le vite dei lavoratori e della gioventù. Una “Terza via” non esiste.

Questo è anche il significato del tema della vostra odierna manifestazione per il messaggio che trasmette l’insegnamento e l’esperienza dalla Grecia, per poter trarre indicazioni a favore della classe operaia e gli strati popolari.

Esattamente questo stiamo facendo in Grecia. Le forze del KKE, della KNE, con la nostra azione nei luoghi di lavoro, nel movimento operaio-popolare danno battaglia per smascherare i piani del governo e degli altri partiti borghesi, dei comitati borghesi, che assieme attaccano la classe operaia con obiettivo di sfruttarla di più e renderla più asservita; smascherare il vero carattere dei memorandum, il quale qualsiasi sia la ripresa dell’economica capitalista, persino la più debole, presuppone l’abolizione di ogni conquista e in nessun modo potrà aumentare il livello di vita, alleviare le sofferenze delle famiglie popolari. È più probabile che la situazione possa peggiorare, poiché si presentano segni per il manifestarsi di una nuova crisi internazionale, mentre le contraddizioni imperialistiche diventano sempre più acute.

Il KKE impegna tutta la sua forza all’interno del popolo per smascherare i piani che si progettano contro di lui, per frapporre ostacoli – per quanto è possibile sulla base dei rapporti di forza – alle misure antioperaie e antipopolari, per rafforzare prima di tutto la lotta di classe, affinché quanta più gente possibile comprenda la necessità di un conflitto totale e di una prospettiva rivoluzionaria.

Apriamo il dibattito su quale tipo di sviluppo necessita il popolo e in quale direzione e in che modo possano essere soddisfatti i bisogni operai-popolari, proiettando la proposta del potere avanzata dal KKE. Questa è la risposta alla strategia unitaria di tutti i partiti borghesi, dei capitalisti, dei comitati dell’UE.

Già in Grecia abbiamo manifestazioni di massa, scioperi di operai, impiegati, marinai, studenti universitari e di scuola, agricoltori, pensionati e commercianti. Ci prepariamo in modo intenso per il grande sciopero generale di 24 ore per il 12 di Novembre.

In questo contesto il KKE, appoggia l’aggregazione del movimento operaio-popolare, alla costruzione dell’alleanza sociale, con l’intensificazione della lotta di classe, con l’espansione dei legami del Partito Comunista con nuove forze di operaie e operai e di altri lavoratori, contadini e lavoratori autonomi, e particolarmente di giovani e donne di famiglie popolari, alla costruzione di solide Cellule in tutti i luoghi di lavoro e in settori strategici dell’economia.

Solo in questa maniera potremmo aprire la strada, preparare e concentrare le forze, per un domani migliore per tutte e tutti, per i nostri figli, per la prospettiva socialista-comunista.

Cari compagni e care compagne

Il fatto che la nostra epoca viene caratterizzata come epoca di transizione dal capitalismo al socialismo, non riguarda definiti tempi e limiti, ma la definizione marxista-leninista dell’epoca contemporanea come epoca di transizione al socialismo. Inoltre il socialismo come sistema sociale non potrà nascere come i precedenti sistemi di sfruttamento, cioè all’interno del capitalismo. Quello che nasce all’interno del capitalismo sono solo le condizioni materiali per il suo rovesciamento.

In Grecia, come in tutto il mondo, pesano in modo determinante le conseguenze della controrivoluzione e della sconfitta della costruzione socialista nei paesi dell’Europa, dell’Asia, ma anche dell’arretramento che si effettua in paesi che si dichiarano socialisti anche oggi.

E diciamolo, una cosa è certa: La temporanea vittoria della controrivoluzione non invalida l’inevitabilità del socialismo. È un dato di fatto che nessun sistema socio-economico è prevalso al primo tentativo nella storia dell’umanità.

Nemmeno il capitalismo, quando è apparso, ha prevalso contro il feudalesimo. I rapporti di produzione capitalistici – come un modo nuovo, in senso storico, di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, tramite il rapporto lavoro salariato/capitale – sono apparsi per la prima volta nella seconda metà del quattordicesimo secolo in nord Italia, dove non sono riusciti a sopravvivere. Sono stati sviluppati dopo anni in Inghilterra, Olanda e altrove, e finalmente possiamo parlare di epoca capitalista dal sedicesimo secolo. A questo punto dobbiamo segnalare una differenza sostanziale tra il capitalismo e il socialismo-comunismo, su quanto riguarda il modo di stabilire i nuovi rapporti di produzione.

I rapporti di produzione capitalistici sono nati all’interno del feudalesimo, addirittura sono stati appoggiati dagli stati feudali assolutistici in vari casi. Questo è stato possibile, perché entrambi i modi di produzione hanno in comune lo sfruttamento.

D’altro canto, i rapporti di produzione socialisti non nascono all’interno del sistema capitalista, poiché il rovesciamento ha a che fare con la più sviluppata forma di proprietà privata dei mezzi di produzione, la proprietà capitalista. In questo modo il potere rivoluzionario operaio non trova pronti i nuovi rapporti di produzione. Non vengono organizzati i nuovi rapporti socialisti di produzione in modo spontaneo, come ad esempio il mercato organizza i rapporti capitalistici.

Il potere socialista deve rovesciare, cambiare in modo radicale, trasformare in modo rivoluzionario, tutto ciò che ha ereditato dal capitalismo. E sotto questo punto di vista affronta difficoltà molto maggiori.

Allo stesso momento, non dobbiamo ignorare le difficoltà, che hanno come base il fatto che la costruzione socialista del secolo precedente è iniziata da paesi nei quali lo sviluppo del capitalismo era storicamente arretrato, quindi iniziava da un livello più basso di sviluppo delle forze produttive rispetto gli altri paesi capitalisti.

Il socialismo ha iniziato a costruirsi dopo l’enorme distruzione della prima Guerra Mondiale e sulle condizioni catastrofiche della guerra civile. In seguito ha affrontato anche le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale; mentre attraverso la guerra gli Stati Uniti, che non hanno vissuto alcuna guerra nel loro territorio, al incontrario hanno superato la grande crisi degli anni ’30.

Il grande sviluppo economico e sociale raggiunto in queste condizioni in URSS, e in altri paesi dove si costruiva il socialismo, è solo una prova della superiorità dei rapporti di produzione socialisti. Questo si è tradotto in un significativo e forte progresso che ha dato il socialismo ai popoli nel 20° secolo nel tenore di vita, nel lavoro, nell’istruzione, nella salute, nella cultura.

Compagne e compagni

La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, la prima battaglia vittoriosa nella storia per l’emancipazione della classe operaia mantiene anche oggi viva la sua forza. Il socialismo, da una semplice previsione, è diventato una realtà concreta. La vittoria della rivoluzione ha dato la possibilità di condensare i suoi insegnamenti in una teoria completa sulla Rivoluzione Socialista e sul Partito. Questi suoi insegnamenti hanno dato la base ideologica e politica per la creazione dell’Internazionale comunista, per un nuovo slancio del Movimento Comunista Internazionale.

L’eredità teorica della rivoluzione, arricchita con l’esperienza delle rivoluzioni popolari socialiste che seguirono, è molto preziosa.

Conferma nella prassi la correttezza della teoria marxista-leninista sulla rivoluzione, che proviene dall’analisi dai molteplici aspetti e sistematica dell’imperialismo, sulla sua maturazione nel corso dello sviluppo storico e sul suo scoppio in un momento storico, determinato da un complesso di un’intera serie di cause oggettive e soggettive.

Gli imperialisti e tutti i rinnegati distorcono o tacciono sul significato della Rivoluzione d’Ottobre perché ovviamente capiscono molto bene che, con la vittoria della rivoluzione, la teoria e le idee del marxismo sono divenute una forza materiale, hanno mobilitato e mobilitano milioni di lavoratori in tutto il mondo contro il potere del capitale e della borghesia, e hanno prevalso, organizzando il proprio stato della dittatura del proletariato, cioè la forma suprema di democrazia popolare che l’umanità abbia vissuto finora.

Se i comunardi di Parigi nel 19° secolo hanno preso e mantenuto il potere solo pochi mesi, il nuovo assalto al cielo durò più di sette decenni e costruì il socialismo, dando un enorme contributo in tutto il mondo e superando i confini di un paese. La posizione nichilista nei confronti del socialismo che abbiamo conosciuto, l’adozione di opinioni sul suo complessivo fallimento, solo perché si è interrotto il suo cammino, è un atteggiamento non scientifico e antistorico e conduce a una via senza uscita.

No, compagni! Il socialismo è stato costruito, sviluppato, e ha trovato soluzione di grandi problemi economici e sociali. Non è stato però possibile, per una serie di ragioni, mostrare e principalmente liberare, durante tutto il processo della sua edificazione, le sue interne potenzialità di continuo sviluppo e perfezionamento e consolidarsi nella lotta contro il sistema capitalista. Ma tutto ciò in nessun caso annulla il contributo e il ruolo del sistema socialista nelle forme che si realizzarono durante il 20° secolo, nonostante le carenze, le debolezze e gli errori che si sono presentati in questo difficile percorso.

Quello che ha segnato la Rivoluzione d’Ottobre, ed è un fatto inconfutabile, è il fatto che il futuro dell’umanità è il socialismo. È il sistema che all’interno dell’evoluzione sociale storica creerà le nuove relazioni sociali, quelle socialiste, avendo al centro della sua attenzione l’uomo e la soddisfazione di tutte le sue esigenze.—

Cari compagni e amici,

Oggi che si aggrava l’aggressione imperialista sull’economia, sui rapporti di lavoro, sulla politica sociale, ovunque le conquiste del socialismo per i lavoratori si rivelano fondamentali. Vediamo l’esempio del problema della previdenza sociale, che è presente oggi nel nostro paese, ma anche in tutti i paesi d’Europa.

In Unione Sovietica la previdenza sociale si basava sui principi formulati da Lenin che si sono sviluppati in seguito. Includeva tutti gli operai, gli impiegati, i contadini. Non si tratteneva niente dai salari dei lavoratori. Era caratterizzata dalla multiformità e dall’aumento sistematico della previdenza sociale. Parallelamente alla garanzia materiale, si cercava di assicurare la salute dei lavoratori e aumentare l’efficienza del lavoro sociale. La loro direzione era organizzata molto democraticamente ed era svolta dai sindacati. Forme di base delle garanzie e dei servizi erano le pensioni, le indennità, l’ingresso gratuito nei sanatori, nelle case di riposo, nei campi giovanili, nelle strutture di cura preventiva, nei programmi di alimentazione terapeutica, nei centri turistici, nelle case di villeggiatura e molto altro. Misure speciali di tutela esistevano per le donne lavoratrici, le madri, ecc.

Si possono citare tantissimi esempi di questa serie, ma il tempo stringe.

 

Care compagne e cari compagni,

Il rovesciamento del sistema socialista in Europa è una sconfitta temporanea del socialismo, che aveva fatto i primi passi e aveva aperto nuove vie mai conosciute prima, in un contesto internazionale molto sfavorevole. La lotta di classe non è finita. Non è finita la prospettiva socialista rivoluzionaria, come affermano i vari rappresentanti ideologici e politici della borghesia, i sostenitori della “fine della storia”. La sconfitta è temporanea. Il 21° secolo porterà nuove vittorie rivoluzionarie.

Consideriamo come una questione fondamentale il riconoscimento che nei suddetti paesi si sviluppava l’edificazione socialista con le sue debolezze, i suoi errori e le sue deviazioni e non si trattava di un qualsiasi “nuovo sistema di sfruttamento” o di una “forma di capitalismo di stato”, come sostengono varie correnti opportuniste nel movimento operaio. Esisteva la proprietà socialista e ad essa era sottomessa la proprietà cooperativa, la pianificazione centrale e il potere operaio, però gradualmente essa perse le sue caratteristiche rivoluzionarie e si trasformò in controrivoluzionaria. Lo studio dei processi di sviluppo ci suggerisce che l’erosione opportunista del partito e la degenerazione della natura del potere hanno messo in corso la corrosione della proprietà sociale socialista e della pianificazione centrale, fino al loro rovesciamento. Non è stata direttamente visibile la progressiva degenerazione del carattere rivoluzionario operaio del potere, così l’intero processo dà l’impressione di crollo del potere operaio e non quello reale di transizione graduale della dirigenza del partito e dello stato dall’opportunismo alla controrivoluzione.

Cari compagni e amici,

la società socialista è una società transitoria. È comunismo immaturo, incompiuto, imperfetto.

È la prima fase della formazione socio-economica che si muove verso la sua fase superiore.

Non siamo d’accordo con l’idea avanzata da alcuni marxisti che il socialismo è una “formazione autonoma” o con l’idea di altri che attribuiscono caratteristiche autosufficienti di lunga durata alla transizione dal capitalismo al socialismo. La società socialista porta forti i segni della società capitalista da cui è emersa a tutti i livelli: in ogni suo rapporto e manifestazione: economica, spirituale e morale.

L’edificazione socialista è lotta per il cambiamento dei rapporti di produzione, per la riorganizzazione non solo dei rapporti economici ma anche di quelli ideologici, culturali ecc., cioè di tutti i rapporti sociali. In questo senso la rivoluzione sociale si estende durante tutta la durata dell’edificazione socialista e non si limita alla conquista del potere o alla configurazione solamente della sua base economica iniziale.

Nel socialismo viene eliminato lo sfruttamento di classe, ma non ogni disuguaglianza e stratificazione sociale, ogni forma di proprietà privata o di gruppo, ogni forma di penetrazione di rapporti capitalistici, come per esempio il capitalismo straniero.

Naturalmente questo si riflette nelle coscienze, nelle concezioni, nelle scelte di vita che certamente vengono influenzate anche dai meccanismi di cui dispone l’imperialismo.

La lotta per il consolidamento e lo sviluppo della nuova società viene diretta dal potere rivoluzionario operaio con a capo il Partito Comunista, che utilizza le leggi che governano la società socialista. Da qui deriva il ruolo superiore del fattore soggettivo in relazione a tutte le precedenti formazioni socio-economiche.

La scientificità e il classismo della politica del Partito Comunista è una condizione inderogabile della costruzione socialista. Nella misura in cui questi elementi si perdono, l’opportunismo si rafforza e finisce per essere una forza contro-rivoluzionaria.

Nel corso della costruzione del socialismo le diseguaglianze sociali e le differenziazioni dovettero essere risolte in modo cosciente, pianificato, a beneficio dei rapporti socialisti di produzione-distribuzione, elaborando soluzioni per che per la prima volta apparivano storicamente e certamente non esistevano ricette pronte.

Questo dovere, naturalmente, richiede il continuo sviluppo della teoria del socialismo scientifico, prima di tutto da parte del Partito Comunista.

Se la politica del potere socialista non risolve a favore dell’edificazione socialista le contraddizioni che appaiono, queste possono trasformarsi in contraddizioni antagoniste, come ha dimostrato l’esperienza passata, e possono manifestarsi sotto la forma di crisi costituendo il terreno per la crescita di passività, disaffezione, protesta, sviluppo di elementi antisocialisti, sotto l’influenza dell’imperialismo che offre continuamente pieno sostegno.

Cari compagni e compagne,

un quesito fondamentale è se nella società socialista esistono elementi anche di regressione sociale. La risposta che il nostro Partito ormai dà sulla base dell’esperienza, è affermativa.

Principalmente questi elementi di regressione ci sono nell’economia, nelle relazioni di produzione – distribuzione.

Nel campo dell’economia la lotta fra il nuovo e il vecchio assume la forma della lotta per la completa prevalenza e sviluppo della proprietà sociale dei mezzi di produzione e della pianificazione della produzione e distribuzione nei confronti di ogni forma di proprietà e delle spontanee relazioni di mercato.

Nel socialismo deve svolgere ruolo egemone la tendenza al rafforzamento della proprietà sociale e della pianificazione. Solamente così la società socialista porta a svilupparsi in linea crescente. Se predomina la tendenza del loro indebolimento, allora l’edificazione socialista può essere invertita e oscillare verso forme storiche superate. La lotta di queste due tendenze si esprime in una serie di questioni difficili dal punto di vista teorico e pratico.

Un esempio è la questione delle relazioni monetario-mercantili nel socialismo, cioè se esiste e in che forma e misura la legge del valore durante la costruzione socialista.

Durante tutto il corso dell’edificazione socialista su queste tematiche si svolse una lotta.

Conformemente alle risposte teoriche adottate, si diedero anche soluzioni pratiche, sia per le forme di proprietà socialista (esempio l’“autosufficienza delle aziende”), che per le scelte di pianificazione centrale (esempio nel rapporto proporzionale tra i settori di produzione, cioè se la precedenza deve essere data al settore produttivo 1  dei mezzi di produzione o al settore 2  dei mezzi di consumo), che per il ruolo che deve svolgere il piano centrale, come meccanismo di direzione dell’economia in generale, dei settori, delle imprese ecc., nonché a proposito delle questioni riguardanti la distribuzione dei prodotti della produzione (salari, incentivi, prezzi dei prodotti, ecc.).

Oggi constatiamo che, invece di collocare la politica come armonizzatore dei rapporti di produzione verso un nuovo livello di sviluppo delle forze produttive con l’ascesa del carattere sociale della proprietà, il perfezionamento della pianificazione e del controllo operaio sociale si è mosso in direzione opposta.

Sono state usate come soluzione ai problemi sorti in economia, modi e mezzi appartenenti al passato, come per esempio il passaggio dei mezzi di produzione del settore socialista alla proprietà delle cooperative, incentivi aziendali, l’autonomizzazione delle aziende della pianificazione centrale ed altro.

Invece di rafforzare la tendenza socialista, cioè la proprietà sociale e la pianificazione centralizzata, la partecipazione operaia nell’organizzazione del lavoro, il controllo operaio dal basso verso l’alto, da un certo punto in poi ha cominciato a rafforzarsi la tendenza inversa, con corrispondente impatto anche sul livello di coscienza.

Cari compagni e compagne,

come punto di svolta si distingue il 20° Congresso del PCUS. Questo non significa che la lotta non fosse stata condotta anche precedentemente ma è continuata anche dopo. Dai fatti risulta che le scelte operate allora non risolsero il problema.

Il sempre maggior coinvolgimento degli elementi di mercato nella diretta produzione sociale del socialismo, lo indebolirono.

Questo ha portato a un calo della dinamica dello sviluppo socialista, si è rafforzato in breve termine l’interesse individuale e l’interesse di gruppo a scapito degli interessi generali dell’insieme della società.

Successivamente si è creato il terreno sociale per il rafforzamento e il prevalere della controrivoluzione tramite il veicolo della perestroika.

Gli sviluppi hanno confermato che nella società socialista non si eliminano i pericoli di sviluppare deviazioni.

Oltre all’ambiente imperialista e alla sua indiscutibile influenza che rafforza e potenzia i pericoli, la base dell’opportunismo rimane finché rimangono le forme di proprietà privata, finché rimangono i rapporti mercantili-monetari e le differenze sociali in tutto il percorso dell’edificazione socialista.

A livello teorico hanno prevalso le teorie della “produzione socialista di mercato” del “socialismo con mercato”, l’accettazione teorica della legge di valore come legge del modo di produzione comunista e operante anche nella fase della costruzione socialista sviluppata.

Parallelamente, il soggettivismo nella valutazione del corso dell’edificazione socialista come “socialismo sviluppato” e lo sviluppo dell’opportunismo è stata espressa anche nei cambiamenti apportati alla Costituzione del 1977, dove è stato istituzionalizzato lo “stato di tutto il popolo” e il “partito di tutto il popolo”. La teoria dello “stato di tutto il popolo” ha contribuito ulteriormente al deterioramento delle caratteristiche dello stato, alla sottovalutazione del ruolo della classe operaia. Si è distorto anche il carattere della democrazia socialista e la definizione del partito come “partito di tutto il popolo” ha portato a una distorsione della sua caratteristica operaia. È stato violato il principio di uguaglianza dei comunisti.

Si sono create le condizioni per lo sviluppo del carrierismo. Negli anni ‘80 si compie una nuova scelta opportunista con le risoluzioni del 27° Congresso (1986) e l’adozione della legge (1987) che tutelava anche istituzionalmente la legalizzazione dei rapporti capitalistici, sotto l’accettazione delle diverse forme di rapporti di proprietà.

All’inizio del 1990 è stato abbandonato anche il vecchio approccio socialdemocratico dell’“economia del mercato pianificato” a favore della posizione di un’“economia del mercato regolabile” e successivamente sostituito dall’“economia del libero mercato”.

Qui vale la pena ricordare un significativo estratto da un articolo di Ernesto Che Guevara

«… la pianificazione centralizzata è un modo di esistenza della società socialista, la categoria che la definisce e il punto dove la coscienza dell’uomo riesce finalmente a comporre e dirigere l’economia verso il suo obiettivo, la completa liberazione dell’essere umano all’interno del quadro della società comunista».

Cari compagni e amici

L’accerchiamento imperialista del sistema socialista ha rappresentato un potente amplificatore dei problemi e delle contraddizioni interne. Portava a decisioni che complicavano la costruzione socialista. La corsa agli armamenti assorbiva una grande parte delle risorse dell’Unione Sovietica. La linea della “coesistenza pacifica”, come è stata sviluppata principalmente dal 20° Congresso del PCUS, ha permesso la coltivazione di concezioni utopiste, cioè la possibilità che l’imperialismo abbandoni la guerra e i mezzi militari.

Nella configurazione dei rapporti di forza internazionali un ruolo importante è stato svolto dagli sviluppi del Movimento Comunista Internazionale e dalle questioni della strategia.

Lo scioglimento dell’Internazionale Comunista nel 1943 ha segnato l’assenza di un centro di elaborazione di strategia rivoluzionaria nei confronti del sistema imperialista internazionale.

Anche se la II Guerra Mondiale determinò condizioni di intensificazione delle contraddizioni di classe, la lotta antifascista portò al rovesciamento del potere borghese solamente nei paesi dell’Europa Centrale e Orientale con il contributo decisivo dell’Armata Rossa.

Nell’Occidente capitalista i Partiti Comunisti non riuscirono a elaborare una strategia di trasformazione della guerra imperialista o della lotta di liberazione in una lotta per la conquista del potere operaio.

Dopo la fine della II Guerra Mondiale si è rivelata la mancanza del collegamento organico dei Partiti Comunisti per la formazione di una strategia autonoma nei confronti della strategia congiunta dell’imperialismo internazionale.

Gli incontri internazionali dei Partiti Comunisti che ci sono stati di seguito non riuscirono a contribuire all’unità ideologica e alla formulazione di una strategia rivoluzionaria.

La politica di collaborazione di una serie di Partiti Comunisti con la socialdemocrazia si inseriva nella strategia di un governo antimonopolista progressista, una forma di stadio, espressa anche tramite governi di gestione del capitalismo, in particolare nei paesi europei.

Cari compagni e care compagne

Il nostro Partito trae insegnamento dalle sue debolezze e dai suoi errori del passato, come ad esempio la mancanza di prontezza teorica e politica nel valutare tempestivamente lo sviluppo della controrivoluzione in URSS. Consideriamo che sia responsabilità e diritto di ogni P.C. di studiare le questioni teoriche del socialismo, di valutare il corso dell’edificazione socialista, di trarre insegnamenti rispetto al fronte contro l’opportunismo a livello internazionale, la spiegazione scientifica e classista delle battute d’arresto nel movimento e nello sviluppo sociale. Con tale spirito internazionalista e comunista cerchiamo di seguire gli sviluppi attuali in paesi come la Cina, il Vietnam, Cuba e altri.

La spiegazione scientifica e la difesa del socialismo del 20° secolo rappresenta un elemento di potenziamento della strategia rivoluzionaria del Movimento Comunista.

Lo studio dei contrasti e delle contraddizioni, degli errori soggettivi di tutto il movimento storico è un processo di sviluppo della teoria socialista-comunista da cui emergerà la rigenerazione ideologica e politica e la supremazia del Movimento Comunista per il nuovo assalto e la vittoria definitiva. Tra i nostri compiti principali è compresa la riabilitazione, agli occhi dei lavoratori, della verità sul socialismo del 20° secolo, senza idealizzazioni e abbellimenti, in modo obiettivo e libero dalle calunnie della borghesia, anche sulla base dei disastri portati dalla controrivoluzione.

Il capitalismo può essere ancora oggi forte, ma non è onnipotente. I popoli sono forti quando lottano con una strategia corretta. Guardiamo con ottimismo al 21° secolo. Il 20° secolo iniziò con il più grande assalto dei proletari di tutti i tempi e finì con la loro sconfitta provvisoria. Il 21° secolo porterà nuovi assalti e nuove vittorie rivoluzionarie, il definitivo e irrevocabile, questa volta, rovesciamento del capitalismo e la costruzione del socialismo-comunismo.

Il fantasma del socialismo, del comunismo dei dirigenti dell’Internazionale Comunista, del Manifesto Comunista di Marx ed Engels, del dirigente della Rivoluzione d’Ottobre e dello sviluppo del marxismo nella fase dell’imperialismo, Vladimir Illic Lenin, del dirigente dell’edificazione socialista e della Grande Vittoria Antifascista dei Popoli Stalin e di tanti altri dirigenti del Movimento Comunista Internazionale, dimora anche oggi nei sogni insanguinati dei borghesi in tutte le longitudini e latitudini della terra.

Avanti, diventiamo con ulteriore determinazione il loro incubo permanente.

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