25 novembre: giornata di lotta contro la violenza di genere e di classe che colpisce le donne.

23 novembre 2015 di

La data del 25 novembre vuole ricordare delle donne resistenti: le sorelle Mirabal, donne che sono state seviziate e violentate perché ribelli contro un sistema oppressore. La motivazione della ferocia usata da quel potere asservito agli USA, è stata tutta politica.

Oggi come ieri, infatti, la violenza che si scatena contro le donne, ritenute soggetto / oggetto debole dalla propaganda mediatica che impera da secoli, tocca i nervi scoperti degli affetti e della sfera privata ma la sua essenza è squisitamente politica e di classe.

E’ la politica borghese che vuole le donne soggetto debole, oggetto da compravendere e mercificare anche a costo del gesto estremo / eclatante che, proprio nei paradigmi sociali di oggi, rileva solo come fatto di cronaca, senza che vengano indagate le cause vere, sociali, economiche e valoriali, di tali violenze.

In un sistema in crisi strutturale, il prezzo viene sempre pagato dalle classi più deboli: ex classe operaia, piccola borghesia ormai proletarizzata, vaste sacche di sottoproletariato consolidate in situazioni di emarginazione sociale e culturale.

E le donne di queste fasce sociali vivono le condizioni peggiori: doppiamente sfruttate perché in difficoltà sociale ed economica, prive di indipendenza perché espulse dal mondo del lavoro e disoccupate e di autonomia individuale,  perché tornate vittime di una concezione patriarcale che si ripresenta prepotentemente come concezione valoriale dominate, mai contrastata da una sottocultura condivisa ed alimentata nel tempo e che oggi fa tabula rasa di ogni espressione dialettica.

Le donne delle classi dominanti, per contro, possono permettersi una dialettica forte ed emancipata e fanno quindi “corsa a se’”, strombazzando però a nome di tutte di diritti civili, parità di genere, quote rosa, cultura delle differenze di cui sono le sole a beneficiare e a dispetto di ogni normativa.

Della serie: se sei ricca puoi permetterti tutto, compreso stare al riparo dalla violenza o, se del caso, contrastarla, se sei povera subisci tutto e senza pietà ma hai l’illusione che la demagogia farcita di parità di genere,  possa riguardare anche te.

Le donne del Partito Comunista ribadiscono come si debba lottare per i diritti di tutte e non per i  privilegi di poche.

Sono i diritti sociali a conformare e rendere migliore una società, non i “casi” sbandierati come proposta politica (peraltro mai realizzata!),  per esempio, dalla falsa sinistra demagogica, che oggi in Italia, è al tempo stesso maggioranza e minoranza / consenso e dissenso organizzato. Tali bandiere propagandiste, senza anima e senza cuore, sono sventolate al solo scopo di confondere e distrarre l’attenzione dalla lotta, purtroppo in difesa, che le classi popolari stanno faticosamente portando avanti in un clima di enorme difficoltà, per mantenerla nel solco del consociativismo sociale e del più bieco appiattimento.

La violenza contro le donne, dunque, è oggi violenza fisica, stupro, riaffacciarsi di un medioevo mai sopito riverniciato da analfabetismo culturale di ritorno, licenziamento, precariato eterno,  sfruttamento classista al quadrato, ovvero costrizione al doppio lavoro gratuito (nei lavori di cura in famiglia) e sottopagato (fuori casa, per sopravvivere). Il tutto  orchestrato da una deriva politica ancorata ad un saldo  principio: attaccare i soggetti più deboli della società, classi popolari sempre più vaste che oggi stentano a riconoscersi come tali e, in modo più feroce, le donne delle classi subalterne e dei vasti ceti in via di proletarizzazione.

Così come la coscienza di classe rende possibile la lotta consapevole degli sfruttati contro gli sfruttatori, solo la capacità delle donne delle classi popolari di contrastare la doppia violenza di classe e di genere, renderà autenticamente possibile un modo più giusto per tutti e tutte.

Il mondo dove i principi di parità di genere nel rispetto delle differenze, autodeterminazione ed indipendenza non saranno affidati  alla casualità di politiche più o meno progressiste e dal valore alterno (sempre per i ricchi e mai per i poveri, diritti civili si (solo per chi può) / diritti sociali mai più) ha un solo nome ed è quello ispirato al modello di società socialista / comunista.

Tutto ciò non è retorica ma l’unica vera possibilità organizzata di contrastare l’attuale modello violento ed ingiusto di società: una società governata dai dettami del capitalismo,  violento e cattivo sempre e con tutti ma di più con le donne.

Monica Perugini

responsabile nazionale donne comuniste

Partito Comunista

Condividi
  • Twitter
  • Facebook
  • email
    RUBRICHE

    Autore

    L'autore non ha ancora aggiunto informazioni al suo profilo
    Commenti Chiusi.