RAPPORTO DI CUBA. Sulla risoluzione 69/5 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

29 settembre 2015 di

RAPPORTO DI CUBA

Sulla risoluzione 69/5 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”

Giugno 2015

Il 17 dicembre 2014 si aprì un nuovo capitolo nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti (USA), segnato dal ritorno dei tre lottatori antiterroristi cubani che rimanevano ingiustamente imprigionati in quel paese, l’annuncio della decisione di ristabilire relazioni diplomatiche tra entrambe le nazioni, e il riconoscimento da parte del presidente Barack Obama del fatto che loro politica verso Cuba, compreso il blocco, è obsoleta e deve eliminarsi.  Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, del 20 gennaio 2015, il presidente esortò il Congresso a “iniziare il lavoro di mettere fine all’embargo”.

Come parte dei cambiamenti nella politica statunitense verso Cuba, il presidente Obama annunciò varie misure indirizzate a modificare l’applicazione di alcuni aspetti del blocco. Il 16 gennaio 2015 entrarono in vigore emendamenti alle regolazioni dei Dipartimenti del Tesoro e del Commercio che sebbene costituiscono un passo nella direzione corretta, risultano limitate e insufficienti di fronte alla dimensione e alla portata che hanno le leggi del blocco per Cuba e il resto del mondo, le quali si mantengono in vigore e si applicano con rigore.

Il presente rapporto riflette in stretta sintesi i danni risultanti dell’applicazione della politica di blocco da aprile 2014 fino ad aprile 2015, periodo durante il quale, nonostante gli annunci del 17 dicembre, si osserva chiaramente come l’ingiusta e crudele politica di blocco persiste.

Lo scorso 5 settembre 2014, tre mesi prima dello storico annuncio di dicembre, il presidente Obama rinnovò le sanzioni contro Cuba sotto la Legge di Commercio con il Nemico di 1917, parte fondazionale delle leggi e regolazioni che compongono il blocco contro Cuba, allegando interessi di politica estera.

Nonostante il nuovo scenario, nel periodo si è mantenuto l’inasprimento del blocco nella sua dimensione finanziaria ed extraterritoriale, il che si evidenzia nell’imposizione di multe milionarie contro banche ed istituzioni finanziarie, come risultato della persecuzione delle transazioni finanziarie internazionali cubane. L’esclusione di Cuba della spuria lista di Stati patrocinatori del terrorismo internazionale, il 29 maggio  2015, alla quale non dovette appartenere mai, non coinvolge il resto delle leggi e regolazioni che compongono il blocco, e continua l’assedio finanziario a Cuba.

Ancora Cuba è impossibilitata di esportare ed importare liberamente prodotti e servizi verso o dagli USA, non può utilizzare il dollaro statunitense nelle sue transazioni finanziarie internazionali o avere conti nella suddetta moneta in banche di paesi terzi. Non gli è neanche permesso di avere accesso a crediti di banche negli USA, delle sue filiali in paesi terzi e delle istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, o la Banca Interamericana di Sviluppo (BID). In conseguenza, il normale sviluppo del paese in tutte le sfere della vita economica, sociale e culturale, continua seriamente ostacolato.

Molte delle limitazioni che impone il blocco contro Cuba potrebbero sparire, se il Presidente degli USA applicasse ancora con determinazione le ampie facoltà esecutive di cui dispone a tale scopo, quando lo smantellamento totale di questa politica richiede di una decisione del Congresso.

Questo rapporto espone la portata limitata delle misure adottate di recente dal Dirigente statunitense e l’ampio spettro di azioni che lo stesso potrebbe intraprendere per l’eliminazione del blocco. Ugualmente, si presentano numerosi esempi dei danni economici e sociali cagionati dal blocco nel periodo indicato.

In questo senso, segnala che il danno economico causato al popolo cubano dall’applicazione del blocco economico, commerciale e finanziario dell’USA contro Cuba, considerando il deprezzamento del dollaro di fronte al valore dell’oro nel mercato internazionale, ammonta a 833, 755 miliardi di dollari, nonostante la riduzione del prezzo dell’oro in paragone con il periodo anteriore. A prezzi correnti, durante tutti questi anni, il blocco ha provocato danni per più di 121, 192 miliardi di dollari.

Finalmente, il governo degli USA si è deciso a conversare dopo anni durante i quali il governo cubano ha espresso la sua disposizione a dialogare sulla base del rispetto mutuo, l’osservanza dei principi del Diritto Internazionale e della Carta delle Nazioni Unite  e la discussione rispettosa delle discrepanze esistenti tra tutti e due paesi. In questo nuovo contesto,risulta indispensabile che si rispettino le 23 risoluzioni adottate dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che chiedono di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario dell’USA contro Cuba. Il blocco contro Cuba non dovette esistere mai e deve cessare d’una volta per sempre.

Nonostante le misure annunciate dal presidente Barack Obama il 17 dicembre 2014 e la sua dichiarata disposizione a coinvolgersi in un dibattito con il Congresso per eliminare il blocco, le leggi e regolazioni che supportano questa politica continuano vigenti e sono applicate con tutto il  rigore dalle agenzie del governo degli USA, specialmente dai Dipartimenti del Tesoro e quello del   Commercio e, in particolare, l’Ufficio per il Controllo degli Attivi Stranieri (OFAC, per le sue sigle in inglese).

Le principali leggi del Congresso e disposizioni amministrative che stabiliscono la politica del blocco sono:

· Legge di Commercio con il Nemico di 1917 (TWEA): la sezione 5, b, delegò al massimo dirigente la possibilità di applicare sanzioni economiche in tempo di guerra o in qualunque altro periodo di emergenza nazionale e proibì il commercio con il nemico o alleati del nemico durante conflitti bellici. In 1977, la Legge di Poteri Economici di Emergenza Internazionale restrinse le facoltà del Presidente di imporre nuove sanzioni adducendo situazioni di emergenza nazionale. Tuttavia, la TWEA continuò applicandosi nel caso di Cuba, anche se la Casa Bianca non ha mai dichiarato un’emergenza nazionale rispetto all’Isola. Da 1959, i successivi presidenti statunitensi hanno prorogato l’applicazione della TWEA per Cuba. Alla difesa di questa legge, la più antica del suo tipo, si adottarono le Regolazioni per il Controllo di Attivi Cubani (CACR) in 1963, in virtù delle quali si proibì a nazionali statunitensi o a persone soggette alla giurisdizione degli USA di realizzare transazioni finanziarie con Cuba, si bloccarono gli attivi cubani, si proibì l’importazione di beni d’origine cubana agli USA, tra altre restrizioni. Cuba è l’unico paese nei cui confronti è in vigore questa legislazione. Il presidente Obama rinnovò per un anno in più le sanzioni contro Cuba in virtù della TWEA, il 5 settembre 2014.

· Legge di Assistenza Esterna (1961): autorizzò il Presidente degli USA a stabilire e mantenere un “embargo” totale al commercio con Cuba e proibì il conferimento di qualunque aiuto al governo cubano. Stabilisce che i fondi del governo degli USA destinati all’aiuto internazionale e consegnati agli organismi internazionali, non potranno essere utilizzati per programmi riferiti a Cuba. Proibisce la concessione di qualunque assistenza prevista da questa legge o di qualunque altro beneficio previsto in un’altra legge relativa a Cuba, finché il Presidente non ritenga che Cuba abbia realizzato azioni avviate alla restituzione a cittadini ed imprese statunitensi di non meno del 50% del valore, o una giusta compensazione, delle proprietà nazionalizzate dal governo cubano dopo il trionfo della Rivoluzione.

· Proclama Presidenziale 3447:  Emessa il 3 febbraio 1962 dal presidente John F. Kennedy, decretò “l’embargo” totale del commercio tra USA e Cuba, in adempimento della sezione 620, a, della Legge di Assistenza Esterna.

· Regolazioni per il Controllo di Attivi Cubani del Dipartimento del Tesoro (1963): stipularono il blocco di tutti gli attivi cubani in USA; la proibizione di tutte le transazioni finanziarie e commerciali salvo che siano approvate da una licenza;  la proibizione di esportazioni cubane agli USA; la proibizione, a qualunque persona naturale o giuridica degli USA o di paesi terzi di realizzare transazioni in dollari statunitensi con Cuba;  tra altre disposizioni

· Legge per l’Amministrazione delle Esportazioni (1979): la Sezione 2401 (b) (1), di “Controllo della Sicurezza Nazionale”, “Politica” verso determinati Stati, stabilisce la Lista di Controllo del Commercio, nella quale il Presidente degli USA mantiene un numero di paesi sui quali si potrebbero applicare controlli di esportazione speciali per considerazioni di sicurezza nazionale. Cuba è compresa in questo elenco.

· Regolazioni per l’Amministrazione delle Esportazioni (EAR, sigle in inglese)1979,: stabiliscono le basi dei controlli generali per articoli e attività sottoposte al controllo delle EAR, in consonanza con le sanzioni imposte dal governo degli USA. Statuiscono una politica generale di denegazione delle esportazioni e riesportazioni verso Cuba.

· Legge per la Democrazia Cubana o Legge Torricelli (1992): Proibisce alle imprese sussidiarie di compagnie statunitensi in paesi terzi, di commerciare beni con Cuba o con cittadini cubani. Proibisce alle navi di paesi terzi che abbiano approdato a porti cubani di entrare in territorio statunitense in un termine di 180 giorni, eccetto quelli che abbiano licenza del Segretario del Tesoro.

· Legge per la Libertà e la Solidarietà Democratica Cubane o Legge Helms-Burton (1996): Codificò le disposizioni del blocco, ampliando la sua portata extraterritoriale e limitando le prerogative del Presidente per sospendere questa politica. Tuttavia, il testo della legislazione stabilisce che il Presidente conserva le sue prerogative per autorizzare transazioni con Cuba mediante l’emissione di licenze.

· Sezione 211 della Legge di Assegnazioni Supplementari e di Emergenza per l’anno fiscale 1999:  Proibisce il registro negli USA di marchi associati a proprietà nazionalizzate, così come il riconoscimento da parte dei tribunali statunitensi dei diritti di imprese cubane sui suddetti marchi.

· Legge di Riforma alle Sanzioni Commerciali ed Ampliazione delle Esportazioni (2000): Autorizzò l’esportazione di prodotti agricoli a Cuba, condizionata al pagamento in contanti, in anticipo e senza finanziamento degli USA. Proibì i viaggi di statunitensi con fini turistici a Cuba, stabilendo 12 categorie di viaggi autorizzate.

Nell’annuncio del 17 di dicembre di 2014, il presidente Barack Obama riconobbe il fallimento della politica verso Cuba e si impegnò a ingaggiare un dibattito con il Congresso per eliminare il blocco. In corrispondenza con questo approccio, il Presidente annunciò varie misure dirette a modificare l’applicazione di alcuni aspetti del blocco. Il 16 gennaio entrarono in vigore gli emendamenti alle regolazioni dei Dipartimenti del Tesoro e del Commercio per implementare la decisione del Presidente. Sebbene costituiscono un passo positivo, queste misure hanno limitazioni.

Nell’ambito dei viaggi, le 12 categorie di statunitensi autorizzati a visitare Cuba potranno farlo sotto una licenza generale e i viaggiatori non saranno più soggetti a barriere di spese nel paese e potranno usare carte di credito e debito. Tuttavia, persiste la proibizione dei viaggi con fini turistici, così come le restrizioni agli scambi educativi “paese a paese” che mantengono l’obbligo di viaggiare in gruppi con un programma di attività di stretto compimento.

Nel settore delle telecomunicazioni sono stati autorizzati le esportazioni di prodotti e servizi a Cuba, come il finanziamento per la creazione di agevolazioni d’infrastruttura. La sua principale limitazione è l’esigenza di pagamento in contanti e in anticipo, anche se esiste la possibilità che banche straniere o statunitensi radicate fuori degli USA possano provvedere finanziamento per questi acquisti. Ciò non è conforme alle pratiche del commercio internazionale, dove non si usa questa forma di pagamento e sono le proprie società che concedono i crediti al compratore per assicurare la vendita dei propri prodotti e servizi. La possibilità di concretare queste operazioni diventa più complessa per la paura delle banche di realizzare transazioni relative a Cuba, a causa della politica d’incalzamento finanziario applicata sotto il governo del presidente Obama.

Sulla questione del commercio, la lista di prodotti statunitensi che, a partire dalle nuove misure, possono esportarsi a Cuba senza necessità dell’autorizzazione del Dipartimento di Commercio degli USA, si limita a prodotti e servizi di telecomunicazioni, materiali della costruzione nonché attrezzi,  equipaggiamento e strumenti per l’uso del settore non statale dell’economia, compresa l’attività agricola. Si proibisce la vendita a Cuba di altri prodotti e servizi statunitensi, a meno che siano autorizzati dal Dipartimento di Commercio mediante l’approvazione di licenze specifiche, le quali scadono in un termine specifico.  I termini di pagamenti continuano a essere discriminatori se si confrontano con le pratiche del commercio internazionale e di fronte alla proibizione di utilizzare il dollaro come moneta di pagamento e l’impossibilità di ricevere crediti per l’acquisto dei prodotti e i servizi autorizzati. Entrambe le limitazioni potrebbero essere eliminate da misure esecutive senza necessità di ricorrere al Congresso.

D’altra parte, l’autorizzazione per importare beni e servizi cubani provenienti dal settore non statale, esclude prodotti chiave per l’economia cubana come i sigari. L’esclusione da questa lista del settore statale, provocò l’omissione di altri beni e servizi cubani di riconosciuto prestigio internazionale come il rhum, il nichel, i prodotti biotecnologici ed i servizi medici ed educativi. Unito a ciò, i dazi che sarebbero applicabili ai prodotti cubani, in caso che gli stessi potessero entrare nel territorio degli USA, sarebbero i più elevati della Lista Doganale Armonizzata del Dipartimento del Tesoro, poiché soltanto Cuba e la Repubblica Popolare Democratica della Corea si trovano nel livello più restrittivo di gravami all’importazione negli USA e non hanno il trattamento di nazione più favorita.

Ugualmente, le modificazioni alle regolazioni del trasporto marittimo che permettono alle navi che partecipino al commercio umanitario con Cuba di entrare a porto statunitense prima dei 180 giorni, sono inoperanti. Risulta poco probabile che le navi che trasportano carichi commerciali verso un paese, si limitino a trasportare solamente alimenti, medicine, equipaggiamento medico o altre esportazioni autorizzate dagli USA La pratica internazionale indica che i contratti con le compagnie marittime non si limitano al trasporto di un solo tipo di prodotto.

Anche i cambiamenti nella sfera finanziaria si limitano a facilitare il procedimento delle transazioni autorizzate in materia di viaggi, esportazioni e invii. Anche se le nuove regolazioni permetterebbero l’apertura di conti corrispondenti di banche statunitensi in istituzioni finanziarie cubane, non ci sarebbe reciprocità riguardo alle banche cubane poiché c’è l’obbligo per queste di ottenere una licenza per aprire conti in banche degli USA.

La decisione del presidente Barack Obama di escludere Cuba della lista di Stati patrocinatori del terrorismo internazionale costituì un atto di giustizia storica nei confronti del paese cubano. Tuttavia, la decisione presidenziale non implica l’eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba. La maggioranza delle leggi e regolazioni che stabilirono la politica di asfissia economica furono emesse prima del 1982, quando Cuba fu designata “Stato patrocinatore del terrorismo” e, pertanto, le sanzioni e restrizioni che questa classificazione impone, facevano già parte del blocco contro l’Isola. Ciò è stato riconosciuto dai propri funzionari del governo degli USA, come  Jeff Rathke, Direttore dell’Ufficio Stampa del Dipartimento di Stato quando espresse:  ”Pertanto, la revoca della designazione di Stato patrocinatore del terrorismo non elimina l’embargo, per dirlo in maniera diretta.”

Tutto ciò conferma che il Presidente degli USA possiede ampie facoltà esecutive per modificare in maniera sostanziale l’applicazione delle regolazioni del blocco, in modo molto più importante di quanto è stato fatto finora.

Benché le misure adottate dal governo degli USA in gennaio 2015 costituiscano un passo in avanti nella modificazione dell’applicazione di alcuni aspetti del blocco, affinché le stesse possano essere implementate e rendano risultati è imprescindibile adeguare le regolazioni alle condizioni reali di Cuba e alle pratiche del commercio internazionale. A meno che si modifichino altri aspetti del blocco, come l’accesso a crediti, la possibilità d’importare ed esportare in condizioni normali da e verso gli USA, l’autorizzazione dell’uso del dollaro e la sospensione dell’incalzamento finanziario contro le transazioni internazionali di Cuba, non cambierà sostanzialmente l’assedio economico cui continua sottomessa Cuba dalle leggi e regolazioni del blocco.

Sebbene il Congresso dell’USA sia l’organo autorizzato a revocare le leggi che supportano la politica di blocco contro Cuba e a decretare la sua fine, questo atto può essere preceduto dallo smontaggio della stragrande maggioranza delle restrizioni che la conformano, attraverso azioni esecutive.

Con la firma della Legge Helms-Burton dal presidente William Clinton il 12 marzo 1996, rimasero codificati in una legge il blocco contro Cuba e la matassa di ordini esecutivi che lo supportano. Tuttavia, quella stessa legge preservò le ampie facoltà del Presidente che, attraverso l’emissione di licenze, permette diverse transazioni proibite dal blocco.

Di seguito si elencano varie delle prerogative esecutive cui il Presidente degli USA può ricorrere per modificare l’implementazione della politica di blocco contro Cuba:

1. Autorizzare l’uso del dollaro statunitense nelle transazioni internazionali di Cuba.

2. Consentire che queste transazioni si realizzino attraverso il sistema bancario degli USA.

3. Facilitare a entità cubane (banche) imprese, ecc. di aprire conti corrispondenti in banche degli USA.

4. Indicare ai rappresentanti degli USA nelle istituzioni finanziarie internazionali di non ostacolare il conferimento di crediti o altre agevolazioni finanziarie a Cuba.

5. Eliminare la politica di persecuzione finanziaria contro Cuba.

6. Autorizzare che aerei e imbarcazioni cubani trasportino viaggiatori, carica e posta tra i due paesi.

7. Autorizzare le esportazioni dirette a Cuba di prodotti statunitensi.

8. Permettere che Cuba importi da paesi terzi prodotti che contengano più di un 10 percento di componenti statunitensi.

9. Permettere le importazioni negli USA di servizi cubani o prodotti che costituiscono titoli esportabili dell’economia cubana come il sigaro, il rum, prodotti della biotecnologia, includendo quegli articoli manufatti in paesi terzi che contengano materie prime cubane come il nichel o lo zucchero.

10. Autorizzare le società statunitensi a realizzare investimenti a Cuba.

11. Eliminare il limite al valore dei prodotti cubani che possono essere importati dai viaggiatori statunitensi che visitano Cuba, per uso personale o come regali.

12. Autorizzare cittadini degli USA a ricevere trattamenti medici a Cuba.

13. Permettere la concessione di crediti, prestiti e finanziamenti in generale a Cuba, per l’acquisizione di prodotti nel mercato degli USA, a eccezione di quelli agricoli, che sono proibiti dalla legge.

Queste azioni evidenziano che una modificazione sostantiva della struttura del blocco è possibile se il Presidente utilizza le sue ampie facoltà esecutive. Questo può essere il procedimento a seguire per smontare una buona parte delle restrizioni economiche, finanziarie e commerciali che il governo degli USA mantiene contro Cuba.

Ci sono soltanto quattro aspetti del blocco sui quali il Presidente degli USA non può agire perché richiedono dell’azione congressuale per la loro eliminazione o modifica, giacché sono regolati da leggi. Essi sono:

1. La proibizione a società sussidiarie degli USA in paesi terzi di commerciare beni con Cuba (Legge Torricelli).

2. La proibizione di realizzare transazioni con proprietà statunitensi che furono nazionalizzate a Cuba (Legge Helms-Burton).

3. L’impedimento ai cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba con fini turistici (Legge di Riforma delle Sanzioni Commerciali e Ampliazione delle Esportazioni del 2000).

4. L’obbligo di pagare in contanti e in anticipo gli acquisti di prodotti agricoli da parte di Cuba negli USA (Legge di Riforma delle Sanzioni Commerciali e Ampliazione delle Esportazioni del 2000).

Oltre a questi aspetti che non possono essere modificati dal Presidente, il Congresso potrebbe approvare nuove leggi che rafforzino le regolazioni del blocco contro Cuba o ne ostacolino lo smantellamento. Così lo dimostrano i recenti tentativi di un gruppo di congressisti di promuovere iniziative legislative indirizzate ad annullare le misure del Presidente e a rinforzare l’assedio economico imposto contro Cuba.

Il processo verso la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Cuba e gli USA passa necessariamente dall’eliminazione del blocco, il quale costituisce il maggiore ostacolo per le relazioni economiche, commerciali e finanziarie di Cuba con il suddetto paese e con il resto del mondo, e per lo sviluppo di tutte le potenzialità dell’economia cubana.

Dopo il 17 dicembre 2014, il blocco contro Cuba è rimasto in vigore, come lo dimostrano i seguenti esempi di danni causati da questa politica a entità cubane e di paesi terzi:

· L’impresa statunitense

si rifiutò di vendere cromatografi di Gas

, utilizzati per ricerche e diagnosi nelle aree biochimica, farmaceutica e medica, adducendo la proibizione di vendite a Cuba imposta dal Dipartimento di Stato. Questa risposta fu data giorni dopo che si annunciasse la decisione di ristabilire le relazioni tra Cuba e gli USA

· Il 28 gennaio 2015, si conobbe che la compagnia statunitense

bloccò il conto di

, un matrimonio di orticoltori canadesi, dopo che l’avevano usato per pagare un viaggio di tre settimane all’Isola per imparare sull’agricoltura urbana.

· L’11 febbraio 2015, si conobbe che la sussidiaria della banca Santander in Messico, respinse un trasferimento bancario di euro 68 290, emesso dalla Banca Centrale di Cuba per pagare al Centro di Studi Monetari Latinoamericani (CEMLA) la quota quale membro dell’istituzione.

· Il 26 febbraio 2015, la compagnia statunitense PayPal, respinse un trasferimento di 90 euro emesso dal gruppo di solidarietà con Cuba in Germania,

, a causa delle regolazioni del blocco.

· Il 12 marzo 2015, la banca tedesca Commerzbank accordò con i Dipartimenti del Tesoro e della Giustizia, la Riserva Federale, il Dipartimento di Servizi Finanziari di New York, l’Ufficio del Pubblico Ministero del Distretto Meridionale di New York e l’Ufficio del Pubblico Ministero del Distretto di Manhattan, il pagamento di una multa di 1,71 miliardi di dollari, per violazioni delle regolazioni contro Iran, Sudan, Myanmar e Cuba. Secondo la relazione dell’Ufficio di Controllo di Attivi Stranieri (OFAC), tra settembre 2005 e dicembre 2007, Commerzbank processò 56 transazioni relative a Cuba, per un valore di US dollari 2 283 456.

Come risultato della suddetta multa e a causa della sospensione delle operazioni con Cuba, nella banca di cui sopra sono bloccati fondi cubani pari a lire sterline 50 000 e franchi svizzeri 53 000, che non possono essere cambiati in euro né utilizzati per effettuare pagamenti.

A causa delle leggi del blocco, la banca tedesca non ha trovato la via per trasferire queste risorse ad altri conti in banche europee, di fronte alla loro negativa di realizzare operazioni con Cuba. Questa situazione ha colpito Cuba che non ha potuto disporre di capacità di pagamento esterna durante gli ultimi nove mesi.

· Il 25 marzo 2015, l’OFAC impose una multa di dollari 7 658 300 alla compagnia statunitense

, per violazioni delle regolazioni contro Cuba ed altri programmi di sanzioni. Secondo il rapporto dell’OFAC, tra dicembre 2010 e settembre 2013,

processò 98 transazioni che includevano beni di origine cubana o di interesse nazionale cubano, per un valore di dollari 19 344.

· Il 26 marzo 2015, si conobbe che i fondi trasferiti da Cuba per finanziare le spese correnti delle sue Ambasciate in Kiribati, Guinea Equatoriale e Kazakistan furono respinti da varie banche, a causa delle regolazioni del blocco contro Cuba.

· Il 1º giugno 2015, la compagnia statunitense Sigma-Aldrich, tra i leader mondiali in produzione chimica e biochimica, si rifiutò di somministrare all’impresa cubana

prodotti chimici indispensabili per lo sviluppo dell’industria chimica cubana. Sigma-Aldrich addusse che non può fornire i prodotti né i servizi, né l’informazione tecnica perché Cuba è un paese penalizzato cui non possono esportare, riesportare, vendere o somministrare beni, tecnologie o servizi, in modo  diretto o indiretto, dagli Stati Uniti o da qualunque persona degli Stati Uniti, indipendentemente della luogo dove si trovi l’impresa.

· Il 2 giugno 2015, l’impresa statunitense

specializzata nella fabbricazione di contenitori pressurizzati, si rifiutò di fornire all’impresa cubana

i cilindri necessari per imbottigliare il cloro che si impiega nella potabilizzazione dell’acqua del sistema di acquedotti, indicando che non era loro permesso di inviare prodotti a Cuba. Nella sua risposta segnalò che nonostante avere preso contatto con il Dipartimento del Commercio, fino al momento non aveva ricevuto l’autorizzazione per inviare prodotti all’Isola.

· In giugno 2015, la succursale giapponese della catena di negozi statunitense

, informò che sospendeva l’iscrizione di una funzionaria dell’Ambasciata di Cuba in Giappone, invocando la legge degli USA.

“Il diritto allo sviluppo è un diritto umano inalienabile in virtù del quale ogni essere umano e tutti i popoli sono autorizzati a partecipare a uno sviluppo economico, sociale, culturale e politico nel quale possano realizzarsi pienamente tutti i diritti umani e le libertà fondamentali, a contribuire a questo sviluppo e a goderne.

Il blocco continua a essere una politica assurda e moralmente insostenibile che, come riconosce il presidente degli USA non è servito al proposito di piegare la decisione del paese cubano di scegliere il proprio sistema politico e controllare il proprio avvenire. In questo capitolo si espone un riassunto dei danni ai diritti dei cubani in settori di vitale importanza per il paese.

Sin dal trionfo rivoluzionario di 1959, il diritto alla salute e all’alimentazione del popolo cubano sono stati una massima priorità come parte dell’essenza della Rivoluzione Cubana, il che si evidenzia nei risultati raggiunti durante questi anni, che vantano indicatori riconosciuti internazionalmente. Perfino nei momenti economici più avversi, il governo rivoluzionario ha investito abbondanti risorse finanziarie, materiali e umane per garantire la sostenibilità dei servizi di salute e di alimentazione indispensabili, ciò che è stato ostacolato dal massacrante blocco economico, finanziario e commerciale degli USA contro Cuba.

Nel settore della Sanità,  i danni monetari accumulatisi dall’inizio del blocco è di 2,5 miliardi di dollari, mentre nel periodo che analizza questa relazione i danni ammontarono a 76 897 734 di dollari. Nonostante, è difficile calcolare l’impatto umanitario che ha avuto il blocco se si tengono in conto le persone e famiglie colpite da questa ingiusta politica, nonostante gli ingenti sforzi dei medici, specialisti, tecnici e altri professionisti dedicati a salvare vite.

Questi danni si manifestano in maniera puntuale nella necessità di acquistare in luoghi geograficamente lontani medicine, reattivi, pezzi di ricambio per impianti di diagnosi e trattamento, strumenti, ed altri input.  A essi si aggiunge l’obbligo di ricorrere a intermediari, incrementando in modo innecessario le spese nel settore, e ritardando in occasioni il trattamento ai pazienti.

A causa del blocco si violano anche i diritti dei cittadini statunitensi cui viene limitata la possibilità di ricevere a Cuba, servizi medici, a un costo minore e di eccellente qualità. Ugualmente, in occasioni i cittadini del suddetto paese affrontano difficoltà per iscriversi a corsi autofinanziati di laurea o di postlaurea nelle Università mediche cubane.

Le suddette difficoltà colpiscono anche i cittadini di altri paesi e incidono in maniera negativa sull’economia cubana. Solo per concetto di attenzione a pazienti a Cuba e servizi accademici, il blocco ci ha impedito di percepire 27 645 dollari, nel periodo che comprende questo rapporto.

Di seguito si espongono alcuni dei numerosi esempi di danni cagionati dal blocco al diritto alla salute del popolo cubano:

- Il Complesso Ortopedico Internazionale Frank País, informa che il centro è limitato nell’acquisto di protesi per le articolazioni del polso e mano in pazienti con artrite reumatoide, poiché il mercato di questo tipo di protesi lo dominano imprese statunitensi come Small Bone Innovation, Inc (SBI). La succursale in Europa di SBI si rifiutò di vendere questo prodotto a Cuba.  A causa del suddetto ostacolo, i pazienti che richiedono di queste protesi devono viaggiare all’estero o subire interventi palliativi nei trattamenti delle loro malattie, il che implica che possibilmente il loro problema non sarà risolto e che ci sarà un incremento delle spese.

- Il Centro Internazionale di Ricostituzione Neurologica, CIREN, informa che secondo la guida di Buone Pratiche Cliniche, il trattamento con Tossina Botulinica è quello preferito per il trattamento della spasticità, segno presente in più dell’80 percento dei pazienti con malattie neurologiche. Oggi la Tossina Botulinica è una medicina indicata nel trattamento di oltre 50 malattie. Il CIREN non può comprare Tossina Botulinica marchio

direttamente dagli USA.  Per acquistarla deve farlo mediante un paese terzo, operazione che incrementa il prezzo da 200 a 500 dollari.  Nonostante si siano diversificati le imprese che producono Tossina Botulinica nel mondo e che sul mercato internazionale ci sono marchi come

continua ad essere la tossina di maggiore qualità.

- L’Istituto di Neurologia e Neurochirurgia “Dr. Rafael Estrada” informa che durante il periodo analizzato da questa relazione, il suo dipartimento di Neurobiologia ricevette la negativa di vendita del kit di laboratorio

dalla società statunitense

. Questo kit si usa per il rilevamento della proteina Enolasa Neuronale Specifica in siero e in liquido cefalorachideo, elemento che può essere utilizzato marker per la diagnosi e la prognosi in casi di malattie cerebrovascolari di tipo ischemico, che portano ad alti indici di morbi-mortalità a Cuba.

Ugualmente, il suddetto Istituto non ha potuto acquistare impianti di elettromiografia della ditta canadese

perché la stessa fu acquistata dalla compagnia degli USA,

. Ciò ha reso impossibile la realizzazione di determinati esami, come la valutazione dell’attività elettrica dei muscoli scheletrici in pazienti con danni neuromuscolari, che è una dalle valutazioni cliniche più frequenti che si realizzano nei servizi d’assistenza di detto Istituto.

- L’Istituto di Ematologia e Immunologia non può realizzare il monitoraggio degli effetti della droga

applicata per il trattamento di leucemie e altri sindromi linfoproliferativi, poiché l’Istituto non ha potuto accedere a sistemi di diagnosi tali come

, della firma

, della California che, essendo statunitense, non può commerciare con Cuba.

- Il Centro Nazionale di Elettromedicina informa difficoltà per acquistare pezzi di ricambio e rifrazioni per gli impianti marchio

che ci sono a Cuba, perché non c’è il servizio di messaggeria diretta online “eparts.philips.com” tra gli USA e Cuba, che funziona insieme a

, si rincara e rallenta l’arrivo di qualunque pezzo al paese. Oggi i pezzi devono essere portati in Europa per essere riparati e dopo riportati Cuba, sebbene l’origine degli stessi, nella maggioranza dei casi, sia statunitense.

Ugualmente, emerge che la maggioranza degli impianti medici di immagini sono controllati, o includono nella sua composizione, computer basati nel sistema operativo

di 64 bits, il quale richiede essere attivato con

entro i 30 giorni dalla installazione. Siccome nessuna delle opzioni di attivazione di questo sistema è disponibile per Cuba, ciò genera molteplici sconvenienti tecnici che danneggiano il servizio e prolungano l’attesa del paziente.

- Siccome non si dispone dell’equipaggiamento tecnologico necessario a conseguenza degli ostacoli che impone il blocco, il Centro Nazionale di Genetica Medica ha dovuto inviare dei campioni a laboratori stranieri per realizzare la diagnosi di malattie genetiche, il che ha causato enormi spese per l’invio e la realizzazione delle analisi.

Esempio di ciò lo costituì il rifiuto da parte della compagnia

all’offerta d’acquisto da parte di Cuba di un Analizzatore Genetico. In assenza di questo impianto, l’attività investigativa e di servizio assistenziale del laboratorio di Biologia Molecolare del Centro è stata lesa, non potendosi realizzare studi clinici come quello di cancro ereditario di mammella, la Poliposi Adenomatosa Familiare, il cancro colon-rettale ereditario non poliposio, sindrome di

, la malattia di

, la Fibrosi Cistica, la malattia di

, la Galattosemia Classica, le malattie di origine mitocondriale, la retinite pigmentosa  legata al cromosoma X e la malattia di

r, tra altri. Come conseguenza di questa situazione fu necessario inviare i campioni ad altri paesi per la realizzazione delle diagnosi.

Dall’anno 2008, questo laboratorio ha utilizzato il programma gratuito

sviluppato dall’impresa danese

, leader nello sviluppo di programmi bio-informatici. Quest’applicazione permette di analizzare i cambiamenti prodotti a livello di proteina per distinte mutazioni nel DNA, realizzare analisi di restrizione, allineamento di sequenze e la costruzione di alberi filogenetici, tra altre scelte che risultano importanti nel lavoro di diagnosi molecolare. In ottobre 2013,

fu acquistato dalla società di origine statunitense

e da allora non si è potuto accedere agli aggiornamenti del programma. Ciò ha limitato l’accesso dell’istituzione cubana alle nuove prestazioni aggiunte e all’aggiornamento dei database di enzimi di restrizione.

In gennaio  2015 si chiese nuovamente di accedere all’aggiornamento del programma, ma la risposta ricevuta è stata che il blocco degli USA contro Cuba impediva di promuovere servizi di appoggio tecnico e di fornire licenze per software.

- I danni cagionati dal blocco al Cardiocentro Pediatrico “William Soler”, si incrudirono a partire dal suo inserimento da parte dell’OFAC, in aprile 2007, nella categoria di “ospedale rifiutato”.  Quest’azione impose condizioni alla vendita di prodotti che richiedono licenza previa. Da allora le imprese

non poterono continuare a vendere i dispositivi che si usano nelle procedure di diagnosi e trattamento mediante cateterismo interventista, ciò che costringe a sottomettere i bambini a chirurgia cardiaca a cuore aperto con maggiore rischio di complicanze e mortalità nonché e incrementa i costi.

Questa istituzione non può nemmeno disporre di materiali biologici di impianto cardiaco di ottima qualità provenienti dagli USA, come le valvole cardiache biologiche. Ciò ha costretto il Cardiocentro a utilizzare, in occasioni, valvole meccaniche che hanno bisogno di anti-coagulazione, il che suppone un maggiore rischio e predispone i pazienti ad altre complicanze.

Non ha neanche accesso ai set di gastrostomia percutanea fabbricati negli USA, necessari in alcuni pazienti molto denutriti, senza possibilità di adeguata alimentazione per via orale. Siccome non può disporre di questo prodotto, il Cardiocentro è costretto a realizzare una gastrostomia chirurgica ai suoi pazienti.

- A conseguenza del blocco, l’Istituto di Cardiologia e Chirurgia Cardiovascolare non può disporre del set estrattore di cavi o di elettrodi dello stimolatore cardiaco o di defibrillatori automatici da impiantare, della ditta statunitense

L’assenza di questo impianto obbliga a realizzare interventi chirurgici con circolazione extracorporea per estrarre gli elettrodi, incrementando i rischi di complicanze dei pazienti.

- L’Impresa MEDICUBA segnala che a causa del blocco, gli impianti di brachi-terapia per il trattamento oncologico non possono funzionare normalmente perché non hanno l’isotopo radioattivo Iridio-192, il cui principale fornitore nel mondo è la società statunitense

Il settore dell’Alimentazione si mantiene come uno dei più danneggiati dalla politica del blocco degli USA Gli ostacoli imposti all’accesso delle imprese cubane importatrici di alimenti ai mercati internazionali, compresi i produttori statunitensi, continuano a violare il diritto all’alimentazione del popolo cubano.

Nonostante ciò, Cuba dispone di uno dei programmi di protezione sociale più integrali del mondo, che ha garantito l’eliminazione della fame, mentre si mantiene la sicurezza alimentaria della popolazione come una priorità strategica del paese. Ciò si manifesta in modo più evidente nel sistema educativo cubano, dove si garantisce la disponibilità di alimenti nei centri d’istruzione speciale, primario e secondario, e si realizzano sforzi educativi per promuovere il consumo di una dieta sana e nutritiva.

Questo risultato è stato riconosciuto, per la seconda volta, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), in occasione del 39º periodo di sessioni della sua Conferenza Generale, celebrato a Roma, Italia, in giugno di 2015, sottolineando che Cuba è uno dei pochi paesi in sviluppo che ha raggiunto l’obiettivo di sviluppo del millennio, riferito a questo tema, prima del termine convenuto del 2015.

Secondo il Ministero dell’Industria Alimentaria e il Ministero dell’Agricoltura della Repubblica di Cuba, l’importo totale dei danni cagionati dal blocco al settore dell’alimentazione, uno stimato conservatore, ammonta a 592 269 000 dollari. Questa cifra si deve alla ricollocazione di mercati per l’importazione degli input per l’industria alimentaria, con il conseguente rincaro dei costi e delle spese addizionali per il nolo marittimo;  per i tassi di cambio onerosi dovuti alla proibizione di utilizzare il dollaro statunitensi nelle transazioni commerciali, tra altre ragioni.

Come illustrano i seguenti esempi, questo settore, per la sua particolare natura, è stato uno dei principali obiettivi della politica del blocco:

- L’industria risiera cubana presentò nel periodo danni pari a 3 306 900 dollari, con diminuzione dei livelli di produzione a conseguenza dell’impossibilità di acquistare pezzi di ricambio, accessori e impianti tecnologici dal mercato statunitense, di migliore qualità e prezzo di quelli che promuovono altri mercati.

- Nel 2014, l’importazione di semi, fondamentalmente di patata e di ortaggi, da mercati distanti dell’Europa e dal Giappone, rappresentò un danno di 1 175 900 dollari per concetto di nolo marittimo. Le misure del blocco ostacolano l’acquisto di questi prodotti nel mercato statunitense, il che implica, inoltre, ritardi nei programmi di semina di alcune colture importanti.

- Ugualmente, durante il periodo in analisi, le attività di allevamento porcino ha subito danni pari a 6 572 400 dollari, poiché hanno dovuto acquistare gli alimenti per maiali in paesi terzi, a prezzi superiori a quelli del mercato degli USA.  L’impossibilità di accedere al mercato statunitense ha limitato anche l’accesso alle tecnologie avanzate per l’allevamento dei maiali, i sistemi di fabbricazione e distribuzione di alimenti, le medicine e altri input.

-   Il settore avicolo cubano ha subito un danno di 23 mila dollari perché non ha potuto  applicare vaccine al pollame ed evitare perdite causate dalla Malattia di

mentre si mantiene la proibizione del governo degli USA ai produttori di vaccini, medicine e kit di diagnosi per la prevenzione e cura delle malattie che colpiscono il pollame, di realizzare vendite dirette a Cuba.

La Costituzione della Repubblica di Cuba vidima il diritto inalienabile dei cubani all’educazione, allo sport e alla cultura come principio fondamentale della Rivoluzione. Tuttavia, il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA, attenta in maniera significativa contro questo diritto del popolo cubano.

Sebbene siano stati riconosciuti internazionalmente i risultati raggiunti dalla Rivoluzione Cubana in questi ambiti nonché il suo contributo al benessere di altri paesi del mondo, è anche vero che gli stessi sono stati lesi nella loro qualità e portata dalla politica di blocco

I principali danni nel settore dell’Educazione sono determinati dal pagamento di  ingrossate tariffe per concetto di nolo per il trasporto dei prodotti acquistati nei mercati lontani, dalla mancanza o insufficienza di alcuni mezzi e risorse necessari all’istruzione e alla ricerca a causa degli elevati costi in altri mercati lontani, dall’accesso limitato all’informazione scientifica e all’equipaggiamento informatico necessari per la produzione di multimedia educative, nonché dagli ostacoli nella riscossione dei pagamenti per i servizi professionali di specialisti cubano che si promuovono all’estero, tra altri.

Di seguito si espone una sintesi degli esempi dei danni cagionati a questo settore:

- Soltanto il trasporto di contenitori con mezzi per l’educazione da mercati lontani è costato al Ministero di Educazione 1 942 800 dollari. Acquistare e trasportare queste merci dal sud degli USA significherebbe una notevole diminuzione della distanza e del costo del nolo, riducendo del 39.72 percento l’importo erogato.

Per avere un’idea più precisa del significato sociale della perdita per questo concetto, basta dire che con questi soldi si potrebbero comprare mezzi didattici molto necessari per 162 asili nido. A causa dei danni economici prima descritti si comprarono soltanto mezzi per 60 asili nido.

- Il Centro Nazionale di Sanità Agricola e Allevamento, CENSA, informa perdite per il rincaro degli acquisti in paesi terzi del 30 e del 45 percento sul prezzo del mercato mondiale dei reattivi che producono le compagnie

di origine statunitense, che sono di uso obbligatorio nei laboratori di questa istituzione.

- L’Università dell’Avana non può accedere a impianti di purificazione di proteine necessarie al Centro di Studi della Proteina, perché gli stessi sono prodotti soltanto dalla società statunitense

.

- L’Organizzazione Internazionale di Energia Atomica (OIEA), è stata impossibilitata di comprare, in due occasioni, l’equipaggiamento necessario all’esecuzione del progetto del Reattore-Laboratorio per Internet, (IRL) che esegue in collaborazione con l’Istituto Superiore di Tecnologie e Scienze Applicate (INSTEC), poiché i suddetti impianti contengono più di un 10 percento di componenti statunitensi.

- Dai siti web cubani non si può accedere alle immagini del satellite, tipo LANDSAT, che appaiono nei servitori statunitensi, le quali sono imprescindibili per ottenere informazione spaziale in tempo reale sul territorio cubano. Ciò ostacola lo sviluppo delle attività scientifiche e docenti.

Il blocco economico commerciale e finanziario a Cuba impone anche severi danni allo sviluppo dello Sport nell’isola.

Di seguito si riferiscono alcuni esempi di danni provocati dal blocco in questo settore:

- Le istituzioni sportive cubane non possono acquistare sul mercato statunitense attrezzi, strumenti, impianti e vestiario sportivi come materassi per la pratica del salto con pertiche e di altezza, cerchi con molle ribaltabili marchio

per la ginnastica artistica, biciclette speciali marchio

, equipaggiamento di rilevamento elettronico per l’atletica, tra altri.

- La squadra cubana di Pinar del Río, Campione della Serie dei Caraibi di Baseball, celebrato in febbraio 2015, e Frederick Cepeda, selezionato il migliore giocatore dell’evento, non poterono riscuotere i loro premi per le restrizioni imposte dal blocco. Non poterono farlo neanche gli atleti cubani che ottennero premi nel Campionato del Mondo di Corse di Staffetta e nella Coppa del Mondo Sottotetto della stessa disciplina, celebrati nel 2014, poiché la banca che usa la Federazione Internazionale di questo sport appartiene agli USA e sequestrò i fondi. L’importo dei premi ammontava a 70 mila dollari.

- Per la celebrazione della Serie Nazionale di Baseball di Cuba si comprarono migliaia di palle da baseball giapponesi marchio

, con un costo per unità di 9,5 dollari. Tuttavia, il marchio giapponese si sarebbe sostituire per palle marchio

, con un costo di 5,8 dollari per unità. I tentativi cubani per acquistarle in Costa Rica furono infruttuosi. I fabbricanti addussero che non potevano commerciare con Cuba poiché loro fabbricano questa palla per il suddetto marchio statunitense.

- Tra giugno e settembre 2014 si cancellarono 4 visite di gruppi di sportivi statunitensi interessati a realizzare incontri di confronto con sportivi cubani, ma l’OFAC si rifiutò di conferire le relative autorizzazioni agli organizzatori.

- L’Istituto di Medicina Sportiva, al fine di garantire lo sviluppo sostenibile dello sport cubano nell’area della Medicina dello Sport e raggiungere i livelli massimi di salute e rendimento sportivo negli sportivi attivi e ritirati, ha bisogno di un supporto tecnologico che si produce negli USA in una quantità considerabile. Le circostanze che impone il blocco impediscono od ostacolano all’Istituto l’acquisto dei prodotti:

- Reattivi e Sostanze di Riferimento per il lavoro nel Laboratorio Antidoping, e pezzi di ricambio necessari alla riparazione di un Cromatografo Liquido ad Alta Pressione (HPLC), uno Spettrometro di Massa e un Cromatografo di gas con identificatore NPD della ditta statunitense

.

- Pezzi per la riparazione dell’impianto di spettrometria di massa di relazioni isotopiche utilizzato nel rilevamento di steroidi endogeni di origine sintetica, della ditta tedesca

sussidiaria della ditta

, con sede in Austin, Texas.

- Anticorpi monoclonali per la determinazione dell’Eritropoietina umana, prodotti unicamente da imprese statunitensi, così come nutrienti e supplementi per gli sportivi, che devono essere acquistati in paesi terzi con il conseguente rincaro dei costi.

Nonostante i grandi risultati del paese nel

, non si può ignorare l’impatto e le limitazioni che provoca il blocco in questo settore. Solo nel periodo analizzata detta politica ha causato perdite totali pari a 24 727 300 dollari in questo ambito.

La base materiale di studio per la formazione degli artisti è tra i mezzi educativi più costosi del mondo. Il blocco si è caratterizzato dall’imposizione di continue difficolta per ottenere i mezzi di insegnamento, strumenti e materiali imprescindibili per garantire la formazione artistica a Cuba. Strumenti musicali, olii, acrilici e pennelli per le arte plastiche, scarpette da ballerina e vestiari per gli studenti di balletto e danza, tra tanti altri, sono nella lunga lista di mezzi e materiali di cui il blocco cerca di privare gli studenti dell’educazione artistica a Cuba.

Il mercato degli USA potrebbe essere anche la fonte principale di rifornimento di un gruppo importante delle materie prime, materiali, attrezzi e impianti di lavoro degli artisti, artigiani, restauratori e progettisti nei loro sforzi per riscattare il patrimonio nazionale. L’impossibilità di acquistare questi prodotti negli USA costringe alle istituzioni cubane a erogare maggiori risorse al fine di acquisirli in altri mercati, anche a prezzi e costi di nolo più elevati.

Il blocco impone limitazioni agli scambi accademici e alla partecipazione di artisti cubani in concorsi ed eventi negli USA, proibisce lo stabilimento di Accordi Culturali tra istituzioni docenti omologhe di entrambi i paesi che facilitino lo sviluppo culturale e la creazione artistica del popolo cubano. In aggiunta, le personalità della cultura cubana che sono invitate agli eventi culturali, tante volte non possono parteciparvi per il ritardo o l’impossibilità di acquisire il visto statunitense. Ugualmente, il blocco ostacola che istituzioni e lettori statunitensi si abbonino e siano liberi di ottenere pubblicazioni cubane d’interesse per le Università e le Istituzioni Culturali e Scientifiche.

Di seguito si riferiscono alcuni esempi dell’impatto negativo del blocco sullo sviluppo della cultura cubana:

- L’impossibilità di accedere in maniera diretta a imprese statunitensi di distribuzione all’ingrosso di musica digitale e l’obbligo di utilizzare imprese intermediarie, ha portato come conseguenza una diminuzione del margine commerciale del Servizio di Distribuzione all’Ingrosso di Musica Digitale “Soy Cubano”, appartenente all’impresa ARTEX S.A. A. I danni per questa ragione raggiungono i 50 mila dollari.

. Se si potessero acquistare articoli nel mercato statunitense ci sarebbe un risparmio notevole da investire nello sviluppo culturale del paese.  Ciò si evidenzia mediante i seguenti esempi:

- Nel mercato statunitense, i sassofoni marchio

hanno un prezzo di 249 dollari, mentre i

costa 250,06 dollari. Oggi, Cuba acquista ogni strumento in paesi terzi per un valore di 356 dollari. Garantire un sassofono comprato negli USA ad ognuno dei 334 alunni che usano questo strumento a Cuba, implicherebbe un risparmio di 35 mila dollari.

- Negli USA un piano

ha un valore di circa 1 100 dollari. Attualmente, Cuba acquista ogni piano a un prezzo di 4 442 dollari marchio

, di minore qualità. Considerando che per l’attuale quantità di musicisti si necessitano circa 40 unità, il danno che provoca il blocco raggiunge i 133 700 dollari.

tra altri, sono settori dell’economia cubana il cui sviluppo è ostacolato dal blocco. In questa epigrafe si abbordano alcuni dei casi nei quali si dimostra che questa ingiusta politica degli USA incide negativamente sul diritto allo sviluppo di Cuba.

, nel periodo in analisi, continuò a subire severi danni in importanti sfere riguardanti i servizi, le operazioni e le assicurazioni logistiche, decisivi per questa attività economica. I danni ammontarono a 1 506 000 dollari.

Anche se gli accordi tra i governi di Cuba e gli USA, annunciati dai presidenti di entrambi i paesi, lo scorso 17 di dicembre, crearono condizioni favorevoli per un incremento significativo delle visite di cittadini statunitensi all’Isola, è pertinente sottolineare che il blocco mantiene la proibizione dei viaggi turistici a Cuba. Le misure adottate in quest’area dall’esecutivo statunitense sono indirizzate soltanto a concedere licenze generali alle dodici categorie di viaggi autorizzate che non dovrebbero, in conseguenza, chiedere permesso specifico per viaggiare

Se non ci fossero le regolazioni del blocco, Cuba beneficerebbe delle 140 crociere che operano settimanalmente nell’area dei Caraibi e il cui mercato principale è quello statunitense. L’Isola potrebbe approfittare della capacità operativa creata per ricevere approssimativamente 1 200 000 turisti di crociera, con 1 092 scali di crociere in un anno.  Ciò genererebbe guadagni pari a 139 882 795 dollari.

Per l’acquisto di impianti, parti e pezzi di ricambio e altri strumenti automotrici in mercati lontani, il Gruppo di Trasporto per il Turismo TRANSTUR stimò un danno di circa 207 540 dollari.

Dovuto al blocco, gli hotel cubani possono utilizzare soltanto il sistema di riserve

, uno dei quattro grandi Sistemi Globali di Distribuzione, GDS, di portata internazionale. Tre di questi sistemi -

- sono di origine statunitense. Altri fornitori di questi servizi evitano i rapporti con le entità cubane per paura di essere multati e, quindi, minacciate le sue vendite negli USA.

svolge un ruolo primordiale nello sviluppo del paese. Durante il periodo analizzato, le perdite causate a questo ramo dell’economia si stimano in 73 416 529 dollari, importo equivalente al programma investitore dell’industria cubana per l’anno 2014.  Le cause principali di questi danni sono la ricollocazione geografica dei mercati, l’immobilizzazione di risorse in inventari, e le variazioni cambiarie per operazioni del commercio estero e finanziario, dovendo evitare l’uso del dollaro.

Soltanto nel periodo che comprende questa relazione, l’impresa cubana

ebbe perdite per 33 494 647 dollari a conseguenza dei danni subiti descritti in precedenza. Con questa somma si sarebbe potuto acquistare 31 628 tonnellate di lastre di acciaio galvanizzato per il programma di costruzione in proprio di 69 582 abitazione e risolvere così il problema dell’alloggio di 278 328 con una media di 4 persone per ogni casa.

Nel periodo cui si riferisce questa relazione, il Gruppo Imprenditoriale dell’Industria Siderurgica e Meccanica (GESIME) informa danni pari a 48 471 438 dollari. Con questa somma di spesa addizionale avrebbe potuto acquistare:

- 454 545 dischi di alluminio lega 1050 per la fabbricazione di cucine di induzione o,

- 7 mila kits di componenti per la fabbricazione o riparazione di letti di ospedali o,

- 3 500 kits di componenti per la fabbricazione o riparazione di letti di terapia intensiva o,

- 154 mietitrice di canna da zucchero o,

- 15 900 refrigeratori domestici per il piano di rifornimento alla popolazione.

L’impresa cinese

, produttrice leader di pannelli solari, respinse una richiesta di offerta di materiale fotovoltaico, adducendo che detta impresa quota nella borsa statunitense e che qualunque rapporto diretto con un’impresa cubana li metterebbe in una situazione difficile. Quest’acquisto era destinato alla produzione di moduli fotovoltaici per i campi di energia solare, come parte degli sforzi che realizza il paese per incrementare l’uso di fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica.

L’acquisizione del

dalla compagnia statunitense

in alleanza con

provocò come conseguenza che questo Gruppo decidesse di ritirare all’impresa importatrice cubana FICUBA S.L, senza avviso previo, la fornitura di inchiostri per la stampa, mettendo in rischio la pubblicazione del giornale Granma, mezzo di portata nazionale di alta domanda nel paese.

continua a essere gravemente colpita dalla politica di asfissia economica. Durante il periodo analizzato in questa relazione, i danni provocati raggiunsero circa sono i 520 541 000 dollari.

Ciò è conseguenza della proibizione di accedere ai porti degli USA, imposta agli armatori internazionali sulle cui navi viaggiano equipaggi cubani.    Le penalità per ogni giorno di permanenza in porto di marinai cubani continua a essere di 1 500 dollari, oltre alla proibizione di scendere a terra che costituisce una violazione degli accordi stabiliti dalle organizzazioni internazionali del settore marittimo.

Un altro esempio è la cancellazione da parte della nave

dei servizi di riparazione che si realizzerebbero nel cantiere navale cubano

perché la stessa non potrebbe toccare poi nessun porto degli USA, una volta conclusa la riparazione navale a Cuba.  Ciò cagionò la perdita di circa 350 mila dollari.

è il settore del trasporto più colpito dalle proibizioni e regolazioni del blocco. Durante il periodo che si analizza, in danni all’aviazione civile si stimarono in 288  386 591 dollari.

Tra le limitazioni che impone questa politica al settore dell’aviazione si trovano la proibizione imposta alle imprese aeree cubane di operare negli USA, l’applicazione di leggi che proibiscono l’acquisto di tecnologia di punta, equipaggiamenti, parti, pezzi di ricambio ed altri accessori per aeronavi e la limitazione alle linee aeree cubane di sorvolare il territorio degli USA vietando alle stesse di seguire rotte dirette e più economiche.

Ugualmente, l’impresa

è impossibilitata di usufruire delle bontà dei sistemi di distribuzione di Prenotazioni Aereo computerizzati perché gli stessi sono, nella stragrande maggioranza, di proprietà o con interessi statunitensi.

Gli impianti d’emergenza fabbricati dalla ditta

installati in aeronavi cubane, come scivoli, zattere e gilet salvagente, di vitale importanza per la protezione e il salvataggio di vite umane, non possono essere acquistati né controllati negli appositi centri che sono in territorio statunitense né in stazioni di mantenimento della regione. I suddetti mezzi devono essere portati nella Russia, causando enormi spese di nolo e ispezioni doganali.

, l’impresa

., soffrì pregiudizi pari a 16 299 648 dollari, non potendo importare dall’impresa

, l’acido solforico che si addiziona al nichel per estrarre maggiore quantità dei prodotto, poiché detta impresa fu acquistata da una azienta statunitense.

a causa delle limitazioni nella disponibilità di reattivi chimici e microbiologici e di impianti di bio-protezione radiologica, il laboratorio di biotecnologia dell’Istituto di Ricerche Agricola e dell’Allevamento

dovette chiudere parzialmente. Come conseguenza, dovettero ricollocare il proprio personale, sospendere le attività e gli impegni assunti con altre entità produttrici di alimenti. Acquistare l’equipaggiamento necessario a quest’attività negli USA costerebbe 2 volte meno di che in paesi terzi. La situazione prima descritta generò all’Istituto pregiudizi pari a 54 760 dollari.

Nel

, comprese

, si registrano nel periodo danni che ammontano a 57 122 900 dollari.

Le perdite associate alle entrate non percepite e quelle derivate dalla ricollocazione geografica del commercio nell’Impresa di Telecomunicazioni di Cuba, ETECSA S.A. superano i 38 milioni di dollari, per l’impossibilità di accedere a marchi e/o equipaggiamenti di alte prestazioni e leader nel mercato delle telecomunicazioni, distribuiti da entità statunitensi. Per cause simili, l’impresa cubana

, che si occupa del rifornimento e la riparazione di impianti di telecomunicazioni, soffrì perdite pari a 2 500 000 dollari.

Il blocco continua a essere il principale ostacolo per lo sviluppo di un’infrastruttura a Cuba che permetta un migliore accesso a Internet. Gli USA costituiscono l’emporio mondiale delle tecnologie informatiche ed esercita un controllo egemonico sulla rete di reti.

che fornisce direzioni IP e nomi al resto del mondo, è soggetta alle leggi dell’Ufficio Federale per le Comunicazioni ed al Dipartimento di Stato degli USA, quindi, è limitata di offrire servizi a Cuba.

Nonostante le visite all’Isola di alti dirigenti di Google, ed l’evidente interesse di introdurre i suoi prodotti e servizi nel mercato cubano, ancora il blocco ostacola l’uso senza restrizione di servizi e applicazioni come

Il blocco colpisce anche le capacità di Cuba per sviluppare la sua

. Per acquisire il polietilene ad alta densità per la fabbricazione di tubature, Cuba deve chiedere crediti con un anno di ammortamento e alti interessi, a causa dell’influenza del blocco sella percezione di rischio del paese.

In novembre di 2014, l’impresa spagnola

comunicò al

fornitore di

, la cancellazione della richiesta di 15 pompe idrauliche quando conobbe che Cuba era la destinazione delle medesime, argomentando l’esistenza del blocco.

Il cloro comprato ad un’impresa colombiana dovette essere trasportato a Cuba attraverso un paese terzo, per paura di possibili multe e rappresaglie. Questa situazione non solo mise in pericolo la continuità nella consegna di questo vitale prodotto per il trattamento dell’acqua di consumo umano, ma implicò anche l’incremento nei costi dell’operazione in 120 950 dollari, solamente per concetto di nolo.

subì perdite nel periodo che si analizza pari a 80 540 000 dollari. Nonostante gli sforzi nazionali per ridurre gli impatti del blocco su questo settore, l’aumento dei danni economici provocati da questa politica ha limitato le possibilità di accesso della popolazione a servizi gastronomici, alimenti, prodotti d’igiene e pulizia, confezioni tessili, calzatura, articoli di ferramenta, giocattoli, profumeria, vernice e materiali di costruzione.

Il danno complessivo cagionato dal blocco nella sfera del

durante il periodo in analisi, ammonta a 3 850 916 429 dollari.

L’indicatore più colpito, è quello riferito ai proventi non percepiti derivati dall’esportazione di beni e servizi che rappresentano il 70 percento del totale dei danni, cioè 2 698 663 842 dollari.

A sua volta, l’indicatore che registrò l’incremento percentuale più significativo fu l’impossibilità di accedere al mercato dell’USA con un aumento del 196 percento. Questa cifra si basa nell’immobilizzazione di abbondanti risorse in inventari per coprire i lunghi periodi di trasporto da mercati lontani, l’utilizzo di intermediari ed il conseguente rincaro delle merci, con un incremento del 282 percento, e l’aumento dei costi del nolo e le assicurazioni che crebbero un 45 percento.

furono i più colpiti poiché in questi si concentrarono il 50 percento, il 13 percento ed il 12 percento, rispettivamente, dei danni complessivi nel commercio estero.

La guerra economica imposta a Cuba dagli USA, ha inciso direttamente sui ridotti flussi dell’investimento straniero verso l’Isola. Da una parte, l’impossibilità di far sì che flussi di capitali statunitensi accedano al mercato cubano e, da un’altra, la paura di importanti investitori di altre regioni riguardante la possibilità che gli investimenti in Cuba colpiscano i suoi interessi di commercio con gli USA, continua ad essere un freno per il raggiungimento di maggiori livelli di investimento straniero.

Se non ci fosse il blocco, si amplierebbero considerevolmente le potenzialità di Cuba per ricevere maggiori volumi di investimento straniero, nonostante un contesto regionale segnato dalla decelerazione nell’entrata di capitali. C’è nel paese un ambiente propizio per incrementare i flussi di investimento:  la posizione geografica del mercato che Cuba offre, le potenzialità di ampliazione dei suoi porti e la creazione di una zona speciale di sviluppo, l’apertura di nuovi settori economici, gli incentivi ed il livello di istruzione delle risorse umane.

La stragrande maggioranza dei settori prioritari a Cuba desta un notevole interesse tra gli investitori degli USA.  Con l’eliminazione del blocco, Cuba potrebbe avere accesso a materie prime, prodotti e servizi necessari per intraprendere nuovi investimenti pubblici o con capitale straniero. Faciliterebbe anche l’apertura del mercato statunitense all’esportazione di beni e servizi cubani.

L’eliminazione del blocco può colpire anche positivamente lo sviluppo del settore agroindustriale, di generazione di energia, la modernizzazione ed ampliazione della pianta alberghiera e l’esecuzione di progetti di ricerca e sviluppo, tra altri.

Altro importante ostacolo al settore esterno dell’economia cubana è costituito dai divieti relativi al riconoscimento di marchi e brevetti di Cuba negli USA In questo senso, uno degli scogli più importanti è stato la validità ed applicazione della conosciuta Sezione 211, della Legge Omnibus di Assegnazioni Consolidate Supplementari e di Emergenza degli USA di1999.

L’Organo di Soluzione di Differenze (OSD), dell’Organizzazione Mondiale di Commercio (OMC), ratificò, ormai tredici anni fa, che questa norma viola gli obblighi in materia di trattamento nazionale e trattamento di nazione più favorita, contratte dagli USA nell’ambito dell’Accordo dell’OMC sugli Aspetti dei Diritti di Proprietà Intellettuale relativi al Commercio (ADPIC), e l’Accordo di Parigi per la Protezione della Proprietà Industriale.

Questa opinione prevale nel seno dell’OMC, dove si genera un rifiuto sempre maggiore nei confronti della Sezione 211, date le sue serie implicazioni per il sistema multilaterale di commercio, del quale gli USA dicono di essere difensori. Ogni mese nell’OSD si reitera che conforme al Diritto Internazionale, il suddetto paese ha la responsabilità di far sì che le sue leggi, regolamenti e procedimenti giudiziari e amministrativi siano in conformità dei suoi obblighi, degli accordi dell’OMC e dei trattati internazionali di marchi e brevetti di cui sono parte gli Stati Uniti.

Nell’apparato legislativo statunitense sono state sono state presentate bozze di legge indirizzate ad abrogare o emendare la sezione 211, com’è il caso del progetto S-757 presentato nel Senato degli USA, lo scorso 17 marzo. Come i suoi predecessori questo progetto ha poche possibilità reali di trasformarsi in legge e non altererà la permanenza della Sezione211.  Nonostante ciò, e il fatto che l’esistenza della Sezione 211 possa prolungarsi nel tempo, il presidente Obama può lavorare co il Congresso affinché sia abrogata di forma definitiva.

In virtù della Sezione 211 è stata negata per molti anni all’entità cubana

una licenza specifica al fine di rinnovare il registro del prestigioso marchio

, per considerazioni di carattere politico.

In virtù di questa Sezione e della Legge di Assicurazioni contro Rischi del Terrorismo, approvata nel 2002, reggono le intenzioni di alcuni querelanti contro lo Stato cubano negli USA di appropriarsi, come mezzo di compensazione, di marchi commerciali e brevetti cubani.,

Da parte sua, Cuba ha rispettato invariabilmente, senza la minore discriminazione, gli obblighi assunti in virtù degli strumenti giuridici internazionali relativi alla proprietà industriale, il che ha garantito che oltre cinque mila marchi e brevetti statunitensi  beneficino del registro nell’Isola.

Di seguito, alcuni esempi di come questa politica incide negativamente sul settore esterno dell’economia cubana:

- Il mercato di sigari Premium negli USA è il più importante del mondo, comprende il 65 percento del mercato globale. Si stima che se fosse possibile esportare liberamente negli USA i sigari cubano, famoso per la sua elevata qualità, in un primo anno di esportazione le vendite totali raggiungerebbero i 50 milioni di unità, vale a dire che fino adesso il blocco ha impedito Cuba di percepire 133 400 000 dollari.

- Il miele di api prodotto a Cuba ha un buon prestigio internazionale per l’esistenza di una flora mellifera molto ricca in sapori e colori. In questo ambito, i principali danni causati dal blocco si quantificano in 14  279 000 dollari, dovuto alla ricollocazione del miele nel mercato Europeo.

- Per lo stesso concetto, l’impresa

produttrice di burro di cacao e altri derivati, soffrì perdite stimate in 320 mila dollari, e l’impresa

. subì pregiudizi pari a 915 055 dollari.

- Nonostante la possibilità di importare prodotti agricoli e alimenti dagli USA, l’impresa

affronta le difficoltà generate dalle condizioni onerose e con regolamentazioni estreme in cui si realizzano questi acquisti dal 2001.  E’ colpita anche dalle limitazioni finanziarie e la perdita di opportunità logistiche rispetto ad altri mercati. I danni a questa entità furono cagionate da:

- L’impossibilità di accedere a crediti di entità degli USA, ad agenzie multilaterali e ad altre istituzioni simili.

- I costi finanziari associati alla percezione di rischio paese e le erogazioni concernenti i crediti, con interessi tra il 5 percento ed il 6 percento annuo..

- L’inesistenza di relazioni tra le banche cubane e statunitensi e l’obbligo di ricorrere ad intermediari. Questa situazione provocò erogazioni pari a 4 milioni di dollari.

- L’impossibilità di realizzare pagamenti in dollari a paesi terzi. A causa di questo ostacolo e alla necessità di cercare alternative per compiere gli obblighi con i fornitori, l’impresa subì un pregiudizio di 6 milioni di dollari.

- Data l’impossibilità di disporre di risorse finanziarie per mantenere e incrementare gli acquisti di alimenti negli USA, si richiede ubicare le stesse in paesi dove si disponga di liquidità per le esportazioni cubane, o di crediti. Ciò implica l’allontanamento della fonte di rifornimento con il conseguente rincaro dei noli marittimi.

- L’impossibilità di esportare prodotti cubani al mercato statunitense provoca che la flotta che viaggia a Cuba ritorni negli USA senza carico. Per questa ragione, si stima un danno pari a 28 milioni di dollari, ciò equivarrebbe al acquisto di 52 mila tonnellate di quarti di pollo surgelato, che rappresenta il 49 percento dell’alimentazione basilare della popolazione

· L’impresa commerciale

non potendo accedere al mercato statunitense, alla Borsa di Futuri di New York, unito all’impossibilità di utilizzare il dollaro quale moneta nelle sue transazioni, soffrì perdite economiche pari a 78 593 665 dollari.

- Nel caso del nichel, una delle principali esportazioni di beni di Cuba, continuò in questa tappa la proibizione dell’importazione negli USA di ogni prodotto elaborato totale o parzialmente con nichel cubano, anche di quelli fabbricati in paesi terzi.

Solo una delle firme cubane produttrici di nichel, l’Impresa Maggiore

, esportò 17 253,60 tonnellate di Niquel+Cobalto, per un’entrata lorda pari a 270 200 000 dollari. Se si potesse vendere negli USA, il prezzo medio sarebbe stato di 16 440,61 dollari per tonnellata, generando entrate di circa 283 700 000 dollari. Siccome non si può accedere al mercato statunitense ci sono state perdite pari a 13 500 000 dollari.

Durante il periodo che si analizza si incrudirono le misure punitive del governo degli USA vincolate alla persecuzione degli attivi cubani all’estero e, in particolare, al mantenimento della proibizione dell’utilizzo del dollaro statunitense.

Tra aprile 2014 e marzo 2015, diverse banche corrispondenti realizzarono azioni che colpirono l’operatività delle istituzioni bancarie cubane. Sebbene diventa difficile quantificare le perdite monetarie, il fatto che le entità nazionali siano costrette a modificare i canali usuali per realizzare le loro riscossioni e pagamenti, genera difficoltà, ritardi e costi addizionali nelle operazioni commerciali.

A ciò si aggiunge la storica megamulta applicata alla banca francese BNP Paribas in giugno 2014 pari a 8,9 miliardi di dollari, la quale ebbe anche un effetto moltiplicatore del rischio paese che ingiustamente rappresenta Cuba per il settore finanaziario. Molte banche e istituzioni finanziarie che avevano relazioni con Cuba, dopo questa multa preferirono evitare di addentrarsi nella complessa rete delle regolazioni e licenze richieste per la gestione delle operazioni finanziarie internazionali cubane.

A modo di esempio si menzionano alcune delle principali difficoltà che hanno leso l’attività quotidiana delle istituzioni bancarie del paese:

- Rischio cambiario per i differenziali nei tassi di cambio, mantenendosi l’impossibilità di utilizzare il dollaro statunitense come moneta di pagamento e riscossione.

- La chiusura di conti in banche straniere, il che implica l’eliminazione delle relazioni con i corrispondenti. Ciò accadde in quattro banche dell’Europa

- La cancellazione di chiave RMA di messaggeria SWIFT. Questo ebbe luogo in 15 istituzioni bancarie, di cui undici europee, due latinoamericane, una dell’Asia ed una dell’Oceania.

- Il rifiuto a prestare servizi bancari, presente in otto entità;  di esse cinque europee e tre latinoamericane.

- Undici istituzioni finanziarie e banche straniere si rifiutarono di confermare e/o avvisare su operazioni di lettere di credito, di cui sei dell’Europa, quattro dell’Asia ed una dell’America Latina.

- Le entità cubane devono accedere al finanziamento esterno in condizioni eccessivamente onerose come risultato del rischio paes, che è l’elemento principale nella determinazione della fattibilità e dei costi delle operazioni finanziarie.

- L’impossibilità di utilizzare il dollaro provocò l’incremento delle difficoltà operazionali associate alle esistenze di banconote e traveller’s check denominati in quella e in altre monete, emessi da agenzie di American Express in altri paesi. Fino al momento non è stato possibile trovare una soluzione soddisfacente a queste difficoltà, ciò che ha rappresentato un costo di opportunità non potendo accreditare gli importi nei conti nelle banche cubane all’estero. Questa situazione potrebbe alterare la continuità del servizio di accettazione degli assegni di viaggiatori nel paese, con il conseguente pregiudizio ai visitatori che li portano.

In sintesi, durante il periodo che si analizza si registrarono danni al sistema bancario cubano da parte di 38 banche straniere.

Come si dimostra nel capitolo precedente, durante il periodo cui fa riferimento questo rapporto continuò la persecuzione delle operazioni commerciali e finanziarie internazionali di Cuba, così come l’incalzamento e le rappresaglie contro paesi terzi che mantengono relazioni normali con Cuba. Queste azioni hanno il proposito di continuare a imporre la legislazione statunitense sul resto del mondo.  In questo modo, gli USA continuano a violare le norme del Diritto Internazionale e i principi e propositi della Carta delle Nazioni Unite.

Soltanto tra gennaio 2009 e giugno 2015, il blocco ha costretto 42 entità statunitensi e straniere a pagare 13 279 148 196 dollari, per il fatto di avere rapporti con Cuba ed altri paesi.

Nonostante la giusta decisione dell’eliminazione di Cuba dall’illegale lista di Stati patrocinatori del terrorismo, il 29 maggio 2015, nella quale non dovette stare mai, ciò non elimina la reticenza delle banche e istituzioni finanziarie del mondo a stabilire relazioni con Cuba, né la proibizione a Cuba di utilizzare il dollaro nelle sue transazioni internazionali.

Il 6 maggio 2015, l’OFAC, nella sua relazione sui fondi bloccati durante il 2014 a paesi patrocinatori del terrorismo internazionale, informò che gli importi accumulati appartenenti a Cuba ammontano a 270 milioni di dollari.

- La Sezione di Interessi di Cuba a Washington rimase per 15 mesi senza istituzione bancaria che garantisse il suo normale funzionamento. Ciò limitò l’adempimento delle responsabilità e le mansioni di codesto ufficio e lese i servizi consolari ai cubani residenti negli USA e ai cittadini statunitensi interessati in visitare Cuba.

- Vari istituti bancari di un paese asiatico respinsero l’iter di 181 operazioni di lettere di credito emesse da una banca cubana, pari a 55 milioni di dollari, sotto l’argomento che Cuba si trovava nella lista di paesi patrocinatori del terrorismo confezionata unilateralmente e arbitrariamente dal governo degli USA.  Anche se con posteriorità alcuni di queste banche accettarono i documenti prima scartati e che in altri casi si riuscì che altre istituzioni li inoltrassero, ciò causò importanti ritardi nella ricevuta delle merci da parte di imprese cubane.

· In agosto dell’anno 2014, un bonifico dall’Haiti all’impresa cubana

, per pagare i servizi di assistenza tecnica offerta da questa impresa, dovette realizzarsi attraverso una banca corrispondente situata nella Germania, poiché il

del Canada, si rifiutò di inviarlo a Cuba. Questa operazione implicò un incremento nel costo per commissioni bancarie pari a 18 486 dollari.

- Le esportazioni del Centro di Isotopi, CENTIS, verso l’Ecuador si trattennero durante vari mesi del 2014, con la conseguente perdita di 80 mila dollari, poiché il cliente

non aveva opzioni bancarie alternative per realizzare i pagamenti a Cuba.

- In Luglio 2014, l’Associazione del World Trade Center si rifiutò di accettare il pagamento per l’iscrizione della Camera di Commercio di Cuba in quell’organizzazione, adducendo che doveva chiedere l’autorizzazione alle autorità agli USA

- Nel mese di novembre 2014 si conobbe che la compagnia

si rifiutò di assicurare la residenza del secondo Capo Missione dell’Ambasciata di Cuba in Giappone poiché il suddetto gruppo è parte della compagnia di assicurazione statunitense AIG.

- Come risultato dell’incalzamento finanziario, la compagnia Cubana di Aviazione S. A., non poté trovare una banca che processasse nel suo nome i fondi dellle carte di credito Visto e MasterCard. Per questo motivo, continuò sviluppando il commercio elettronico mediante i servizi dael’entità

, incorrendo in elevate spese operazionali e finanziarie.

- Nel periodo che si analizza l’operatore turistico cubano

fu colpito dalla chiusura del conto di

dalla

e impossibilitato di aprire un nuovo conto in altre banche in Cile. Ugualmente, affrontò la negativa della banca HSBC di trasferire a Cuba pagamenti di

e ritenzioni di bonifici di altre banche.

- In novembre 2014, il

si rifiutò di realizzare i bonifici dell’Ambasciata cubana alla compagnia telefonica

, argomentando l’impossibilità di realizzare transazioni che includano Cuba o il governo cubano.

· L’entità cubano

è stato leso dall’impossibilità di usare il dollaro nella riscossione dei pagamenti per i suoi servizi. Ciò ha provocato la dilazione nella riscossione dell’entità e disturbi ai suoi clienti che dovettero cercare banche non legate agli USA I pregiudizi ammontarono a 60 161 dollari.

· Il 12 dicembre 2014, The New York Times informò che il

negò al borsista cubano nell’Università di Harvard, Elaine Díaz, mantenere il suo conto bancario aperto perché ciò violava le disposizioni degli USA contro Cuba.

- Come conseguenza della multa record di 8,9 miliardi di dollari imposta alla banca francese

, una impresa cubana ha fondi bloccati in questa banca pari a 1 milione di dollari ed è dovrà attendere la chiusura del conto finché non le saranno restituite i soldi di cui sopra.

- Il 19 marzo 2014, il

si rifiutò di ricevere il bonifico che mensilmente invia il governo cubano per garantire il sostegno della brigata medica che lavora in Catar, il che provocò che il Ministero della Sanità della Repubblica di Cuba dovesse cercare alternative per il suo invio, causando problemi nello svolgimento delle mansioni dei professionista della sanità cubani lì presenti.

- Il 14 novembre 2014, la Banca Santander di Madrid si rifiutò di fungere quale banca corrispondente nel bonifico emesso a beneficio dell’Ambasciata di Cuba in Portogallo, per il sostegno della brigata medica cubana in quel paese.

- In dicembre 2014, si conobbe che durante approssimativamente un mese, Cuba dovette pagare per l’alloggio e l’alimentazione dei suoi medici convocati per combattere l’ebola in Africa Occidentale, poiché le sanzioni degli USA intorpidirono i tentativi dell’Organizzazione Mondiale della Salute, OMS, di pagare i viatici al personale medico. Ciò colpì la brigata di 165 medici spiegati in Sierra Leona.

- In questo periodo, una banca dell’Etiopia ha mantenuto bloccati 26 686 dollari corrispondenti al pagamento per i servizi prestati da un gruppo di professionisti cubani dell’Istruzione Tecnico e Professionale nella specialità di Elettricità, perché i bonifici sono stati fatti in dollari statunitensi.

- L’Università di Sancti Spíritus, UNISS, presenta ritardi nei pagamenti che riceve dal governo angolano per gli studi a Cuba di giovani di quel paese perché i relativi bonifici si realizzano attraverso banche di paesi terzi che adducono il rischio di pene e multe che applica il Dipartimento del Tesoro degli USA4.

  • In giugno 2014, la banca ING si rifiutò di realizzare i bonifici dell’impresa

  • . all’impresa olandese

  • con i quali dovevano pagare il sorvolo degli aeroplani cubani AN -158.

  • In Luglio 2014, la banca britannico

  • impedì il bonifico di 7 250 euro che l’organizzazione non governativa di origine spagnolo

  • cercò di inviare per l’acquisto di zucchero organico prodotto a Cuba.

  • In novembre di 2014,

  • si rifiutò di pagare l’assicurazione viaggi a residenti in Irlanda che volevano viaggiare a Cuba. La banca addusse che non poteva realizzare questo tipo di scambi con paesi castigati dall’OFAC.

  • Nello stesso mese,

  • , si rifiutò di accettare un bonifico del Fondo Internazionale per lo Sviluppo dell’Organizzazione di Paese Esportatori di Petrolio, OPEP, alla Banca Nazionale di Cuba e alla Banca Finanziaria Internazionale. A causa delle sanzioni dell’OFAC,

  • , spiegò la sua impossibilità di realizzare bonifici, persino in euro, per evitare che lo collegassero con le istituzioni bancarie cubane.

  • Anche in novembre  2014, la Banca Bissa in Bolivia si rifiutò di realizzare a Cuba i bonifici richiesti dall’impresa KARIVET, che importa prodotti di origine cubana, adducendo che non erano autorizzati a trasferire fondi a Cuba in virtù delle sanzioni dell’OFAC.

  • Il 13 novembre 2014, l’OFAC impose una multa di 2 057 540 dollari alla compagnia statunitense

  • con sede in Portland, Oregon, poiché tra novembre 2007 e giugno 2011, una società sussidiaria di ESCO comprò bricchette fabbricate con nichel di origine cubana.

  • In dicembre 2014, la succursale della

  • in Brasile annunciò l’impossibilità che cittadini cubani trasferissero denaro a Cuba, a meno che dimostrassero la loro residenza nel paese dal quale si realizza l’invio.

Il rifiuto all’assurda politica di blocco è stato una costante in vari settori della società statunitense per molti anni. A causa degli annunci del 17 dicembre 2014 e dello sviluppo di conversazioni tra Cuba e gli USA per stabilire le relazioni diplomatiche, questo rifiuto si è moltiplicato considerevolmente in quel paese.

I sondaggi realizzati da istituzioni statunitensi, tra cui l’intervistatrice

, tra altre, mostrano un stato di opinione degli elettori statunitensi di uno o un altro partito, favorevole all’eliminazione del blocco imposto contro Cuba. Ugualmente, le inchieste che quelle istituzioni hanno applicato a cittadini di origine cubana nati negli USA dimostrano che, nella stragrande maggioranza, favoriscono anche l’eliminazione delle barriere commerciali imposte contro Cuba. Ugualmente, le eliminazione delle proibizioni per viaggiare a Cuba, l’inefficacia del blocco, la liberazione del commercio con Cuba, il ristabilimento di relazioni diplomatiche, tra altri, sono aspetti riguardo ai quali questi sondaggi di opinione mostrano l’appoggio che prevale dentro la cittadinanza statunitense.

Sono molti e vari i settori della società statunitense che, lungo gli anni, hanno appoggiato eliminazione del blocco, e numerose le dimostrazioni di solidarietà col popolo cubano e la sua Rivoluzione. Come esempio di questa opposizione al blocco in USA, si presentano i seguenti casi:

· Il 26 settembre 2014, si fece conoscere nel blog della Casa Bianca una petizione in favore della fine del blocco contro Cuba, nella quale si definisce questa politica come “fallita” e si afferma che la sua implementazione danneggia essenzialmente il popolo cubano. Segnala che benché il presidente Obama ne abbia accettato l’inefficacia, prorogò ancora di un anno la stessa.

· Il 12 ottobre 2014, il giornaliero The New York Times pubblicò un editoriale intitolato “Tempo di finire l’embargo contro Cuba” che chiese la fine immediata del blocco e il ristabilimento delle relazioni diplomatiche, e fece riferimento al beneficio che significherebbe per i due paesi eliminare l’”embargo” e aumentare gli scambi culturali, esprimendo che gli USA avrebbero molto da imparare su Cuba e viceversa.

· Il 23 ottobre  2014, il reverendo Jesse Jackson scrisse un articolo nel

, nel quale respinse il blocco e sottolineò il lavoro di Cuba nella lotta contro l’ebola e la possibile cooperazione che gli USA potevano stabilire con Cuba in questo luogo comune.

· Il 17 dicembre 2014, si registrarono dichiarazioni da parte della Conferenza di Vescovi Cattolici dell’USA, l’arcivescovo di Miami, Thomas Werski, il presidente del Consiglio Nazionale di Commercio Estero, Bill Reinsch, il presidente di American Farm Bureau Federation, Guidoslitta Stallman, così come di riconosciuti accademici statunitensi e membri dell’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza (AAAS),in favore delle misure annunciate dal presidente Obama su Cuba. Il presidente della Camera di Commercio degli USA, Thomas Donohue, diede il benvenuto a queste misure ed espresse che la sua organizzazione continuerà a esercitare pressione fino a raggiungere l’eliminazione del blocco.

· Il 18 dicembre 2014, l’ex-segretario di Stato, Colin Powell, affermò che era ora di passare la pagina della storia nel relazioni USA – Cuba.

· Ugualmente, la segretaria di Commercio, Penny Pritzker, in intervista alla CNN sulle relazioni USA – Cuba, espresse che questo era il cambiamento più profondo nella politica verso Cuba visto in tutta la sua vita. Rispetto al commercio, affermò che si aprivano nuove opportunità attraverso le telecomunicazioni, il settore agricolo e i nuovi imprenditori privati, ma riconobbe che nonostante le nuove misure annunciate, c’è ancora un embargo che dev’essere eliminato.

· Il 7 gennaio 2015, si celebrò un dibattito nel Congresso in appoggio al ristabilimento delle relazioni tra Cuba e gli USA, promosso dalla rappresentante Barbara Legge (D-CA). I rappresentanti Bárbara Legge, Sam Johnson (D-TX), Kathy Castor (D-FL), Sheila Jackson Legge (D-TX), Gregory Meeks (D-NY), Jared Polis (D-CO), Sam Farr (D-AB), Steve Cohen, D-TN, e Rosa DeLauro (D-CO) appoggiarono l’annuncio del Presidente e riconobbero il fallimento della politica tradizionale. Segnalarono che anche la nuova politica promuoverebbe benefici economici per gli USA.

· L’8 gennaio 2015, la Coalizione Agricola degli USA per Cuba realizzò una conferenza stampa nel

in favore dell’eliminazione del blocco. Il segretario di Agricoltura, Tom Vilsack, partecipò all’evento. Un altro dei presenti, il senatore Jerry Abitano (R-KS), reiterò che la politica del blocco era inefficace e fece un appello a eliminare il blocco per stimolare le esportazioni agricole degli USA verso Cuba. Da parte sua, la senatrice Amy Klobuchar (D-MN) dichiarò che Cuba rappresenta l’opportunità di un nuovo mercato di 11 milioni di consumatori.

· Il 19 gennaio 2015, un gruppo di 78 personalità del settore del commercio, accademici, ex-funzionari del governo, ex-congressisti, ex-militari e figure influenti favorevoli al cambiamento della politica verso Cuba, inviarono una lettera al presidente Obama per fargli i complimenti per le azioni prese. La lettera riferisce l’ampio appoggio che questi cambiamenti hanno avuto da tutto lo spettro politico, riconoscendo il fallimento del blocco mantenuto da oltre cinquanta anni. Chiesero, inoltre, al Presidente di lavorare con il Congresso per aggiornare la cornice legislativa su Cuba, in corrispondenza con le realtà del secolo XXI.

· Il 24 febbraio  2015, in conferenza stampa svoltasi nel Congresso degli USA, il leader democratico nella Camera di Rappresentanti, Nancy Pelosi (D-CA), insieme a un gruppo di congressisti democratici che viaggiarono a Cuba, concordarono che c’è “un compromesso bipartito molto forte” nel Congresso in favore di un cambiamento nelle relazioni che aiuterà a consolidare la nuova politica verso Cuba.

· Il 3 marzo  2015, la presidentessa della Coalizione Agricola degli USA per Cuba, Devry Boughner, considerò che la fine del blocco favorirebbe le esportazioni statunitensi verso Cuba e genererebbe opportunità in entrambi i paesi. Commentò che l’aspirazione era quella di stabilire relazioni commerciali reciproche.

· IL 1º aprile 2015, un gruppo bipartito di cinque ex-segretari di Agricoltura integrato da Clayton Yeutter, Danno Glyckman, Ann Veneman, Mike Espy e John Block inviarono una lettera ai presidenti e leader della minoranza dei Comitati di Agricoltura del Senato e della Camera di Rappresentanti, nella quale domandarono l’eliminazione del blocco. Segnalarono che le sanzioni unilaterali causano svantaggi competitivi alle esportazioni e al commercio statunitense.

· Il 7 aprile 2015, un gruppo di 13 rappresentanti presieduti da Karen Bass (D-CA) e Barbara Legge (D-CA) inviarono una lettera al sottosegretario John Kerry instandolo ad autorizzare la richiesta per commerciare negli USA il farmaco cubano Heberprot-P.

· L’ 8 aprile 2015, il presidente della Camera di Commercio degli USA, Thomas Donohue, dichiarò in Panama che sentiva “ottimismo” riguardo alla possibilità reale che il Congresso alzi il blocco a Cuba prima delle prossime elezioni presidenziali di 2016.  Segnalò che l’opposizione repubblicana sarebbe vinta prima della campagna.

Nel Congresso degli USA, si incrementò il numero di legislatori che promuovono l’eliminazione del blocco. A causa degli annunci presidenziali del 17 dicembre 2014, membri della Camera di Rappresentanti e membri del Senato hanno presentato 12 bozze di legge che dimostrano l’opposizione al blocco nell’organo legislativo statunitense.

Nella maggioranza dei casi queste bozze di legge chiedono direttamente l’eliminazione del blocco o l’eliminazione dei pilastri di questa politica, come sono le due le restrizioni concernenti i viaggi dei cittadini residenti negli USA a Cuba e il commercio tra entrambi i paesi. Di tutti essi i più significativi sono i seguenti:

  • Indirizzate a eliminare tutte le restrizioni del blocco:

  • H.R. 274 o Legge di Normalizzazione tra gli Stati Uniti e Cuba, presentata il 12 gennaio 2015.

  • H.R. 735 o Legge di riconciliazione con Cuba, presentata il 2 aprile 2015.

· Indirizzate a eliminare le restrizioni in materia di commercio:

- H.R 403 o Legge di Libero Commercio con Cuba, presentata il 16 gennaio 2015.

- H.R.634 o Legge per l’Esportazione della Libertà a Cuba di 2015, presentata il 2 febbraio 2015.

- S. 491 o Libertà per esportare a Cuba del Senato, presentata il 12 febbraio 2015.

- S. 1543 o Legge di commercio con Cuba, presentata il 16 giugno 2015.

· Indirizzate a eliminare le restrizioni in materia di viaggi:

- H.R.664 o Legge per la Libertà di Viaggi a Cuba, presentata nel Senato il 2 di febbraio 2015 e la sua bozza similare S. 299, dello stesso nome.

L’obsoleta, illegale e moralmente insostenibile politica di blocco verso Cuba ha provocato il forte rifiuto della comunità internazionale. Questa unanimità di pensiero si è evidenziata nei comunicati speciali e nelle dichiarazioni approvate in fori internazionali e regionali che chiedono di porre fine al blocco. Di seguito alcuni esempi:

· Durante il Dibattito Generale corrispondente all’inizio del 69º periodo di sessioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 43 capi di Delegazioni, includendo 19 Capi di Stato o di Governo, si pronunciarono in favore dell’eliminazione del blocco.

· Il 28 ottobre 2014, l’Assemblea Generale approvò, per la ventitreesima  volta consecutiva, la risoluzione intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, con 188 voti a favore, 2 contro e 3 astensioni.

Durante il dibattito generale della suddetta risoluzione, intervennero 23 oratori, tra cui spiccano 7 rappresentanti di gruppi di concertamento e organizzazioni regionali e subregionali:  il Gruppo dei 77 più Cina, il Movimento dei Paesi Non Allineati, la Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi, la Comunità dei Caraibi, il Gruppo Africano, l’Organizzazione della Cooperazione Islamica ed il Mercato Comune del Sud. Altre 15 delegazioni spiegarono la loro posizione contro il blocco, una volta approvata la risoluzione.

· Il 30 settembre 2014, a New York, i Ministri di Affari Esteri del Gruppo del 77 e Cina, dopo la loro riunione annua realizzata nell’ambito del 69º Periodo di sessioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, respinsero nella loro Dichiarazione Ministeriale, l’applicazione del blocco contro Cuba e l’imposizione di misure coercitive unilaterali contro paesi in sviluppo.

· La XL Riunione Ordinaria del Consiglio del Sistema Economico Latinoamericano (SELA), riunita in sessione ministeriale nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, approvò il 28 di novembre 2014, la Dichiarazione “Fine del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba.”

· Il XXIV Vertice Ibero-americano di Capi di Stato e di Governo, celebrato a Veracruz, Messico, i giorni 8 e 9 di dicembre 2014, accordò un Comunicato Speciale sulla necessità di porre fine al blocco, compresa la Legge Helms-Burton, reiterando “il più energico rifiuto all’applicazione di leggi e misure contrarie al diritto internazionale” ed esortando al governo statunitense a porre fine a questa politica e ad adempiere le 23 successive risoluzioni promosse nelle Nazioni Unite sul tema.

· IL III Vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), celebrata a Betlemme, Costa Rica, tra il 28 e il 29 gennaio 2015, oltre a ratificare nella sua Dichiarazione Politica l’appello al governo degli USA a porre fine al blocco, adottò un Comunicato Speciale.  Il medesimo riconosce l’annuncio realizzato il 17 dicembre e chiede al presidente Obama “di adottare tutte le misure comprese nelle sue facoltà esecutive per modificare sostanzialmente l’applicazione del blocco contro Cuba, e al Congresso degli Stati Uniti di iniziare, alla minore brevità possibile, una discussione sull’eliminazione dello stesso.”

· Nel XXIV Vertice dell’Unione Africana (UA) celebrata in Addis Abeba, Etiopia, dal 30 al 31gennaio 2015, i Capi di Stato e di Governo dell’UA, adottarono una risoluzione nella quale chiedono l’eliminazione del blocco degli USA contro Cuba.

· IL II Vertice Unione Europea – CELAC celebrato a Bruxelles, Belgio, i giorni 10 e 11 giugno 2015, adottò la Dichiarazione di Bruxelles nella quale i Capi di Stato e di Governo di queste due organizzazioni, accogliendo con soddisfazione l’annuncio realizzato dai Presidenti della Repubblica di Cuba e degli Stati Uniti d’America, Raúl Castro Ruz e Barack Obama, sul ristabilimento delle relazioni diplomatiche, esprimono che sperano siano realizzati tutti i passi necessari verso la pronta fine dell’embargo.  In riferimento alla Risoluzione A/RES/69/5 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ratificarono le loro conosciute posizioni di rifiuto alle misure coercitive di carattere unilaterale e all’applicazione delle disposizioni extraterritoriali della Legge Helms-Burton. Riconobbero, ugualmente, che le suddette misure hanno provocato conseguenze umanitarie indebite per il popolo cubano e che stanno pregiudicando lo sviluppo legittimo dei rapporti commerciali tra Cuba, l’Unione Europea e altri paesi

CONCLUSIONI

Nonostante il pronunciamento realizzato dal dirigente statunitense secondo cui si deve porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto contro Cuba, questa politica si mantiene e continua causando profonde perdite all’economia cubana e limitando il diritto allo sviluppo del popolo di Cuba. Le misure promulgate fino al momento dalla Casa Bianca evidenziano la loro limitata portata e di quanto può ancora fare il Presidente degli USA per modificare sostanzialmente l’applicazione del blocco, facendo uso delle sue prerogative esecutive.

Il danno economico causato al popolo cubano dall’applicazione del blocco economico, commerciale e finanziario degli USA contro Cuba, considerando il deprezzamento del dollaro rispetto al valore dell’oro nel mercato internazionale, ammonta a 833 755 000 000,00 di dollari nonostante la riduzione del prezzo dell’oro in confronto con il periodo anteriore. A prezzi correnti, durante tutti questi anni, il blocco ha provocato danni per più di 121 192 000 000, 00 di dollari.

Questa cifra non potrà mai rispecchiare il dolore e le penurie che nonostante gli sforzi del governo di Cuba, il blocco ha causato al popolo cubano. Oggi, questa ingiusta politica continua a colpire tutte le aree della vita economica, sociale e culturale del popolo cubano e, limita le possibilità del paese di raggiungere uno sviluppo sostenibile.

Si è riconosciuto che il blocco non è meramente una questione bilaterale. Il suo carattere extraterritoriale, evidente nelle sanzioni applicate a paesi terzi ancora dopo gli annunci del 17 dicembre 2014, mostra come questa politica viola con totale impunità il Diritto Internazionale e, in particolare, mette in questione il principio di uguaglianza sovrana degli Stati consacrato nella Carta delle Nazioni Unite.

Nel seno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in 23 occasioni consecutive, una stragrande maggioranza di Stati ha riconosciuto il blocco contro Cuba come una politica assurda, illegale e moralmente insostenibile. Dopo più di cinque decenni d’implementazione, il suo carattere, spirito e i suoi propositi si mantengono incolumi, generando mancanze e sofferenze innecessarie al popolo cubano.

Il proprio presidente Obama ha riconosciuto giustamente che si deve porre all’antiquato approccio di questa politica verso Cuba. Ciononostante, oggi, con lo stesso rigore degli ultimi decenni, gli effetti del blocco restringono le possibilità economiche di Cuba e ne ostacolano il diritto a elevare gli standard di vita del proprio popolo.

Il Presidente degli USA dovrebbe fare realtà la sua volontà e utilizzare le sue ampie prerogative esecutive per svuotare il blocco del suo contenuto più sostanziale e negativo, essendo conseguente e rispettando il richiamo della comunità internazionale rispetto a questa politica.

Un’altra volta, Cuba e il suo popolo sperano di poter contare sull’appoggio della comunità internazionale nel suo legittimo richiamo per porre fine al blocco economico commerciale e finanziario imposto dal governo degli Stati Uniti.

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