LA SCOMPARSA DI INGRAO NON PUO’ AZZERARE LE SUE PESANTI RESPONSABILITA’. Dichiarazione di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista.

29 settembre 2015 di

Il rispetto per morti e’ dovuto. Ma la morte non cancella errori e posizioni sbagliate. Specialmente in politica.

La morte di Pietro Ingrao viene vissuta  dai mass media, ma ancor di più sui social-network  con grande superficialità trasformandolo in un’icona del comunismo; cosa sbagliata e che forse lui stesso non avrebbe apprezzato.

Pietro Ingrao è stato un grande dirigente del PCI ma non si è mai discostato fattivamente dalla “mutazione genetica” che ne ha portato poi allo scioglimento.

La sua “battaglia” contro la cosiddetta destra migliorista interna (quella sì è riuscita concretamente ad arrivare ai risultati che si era e che le erano stati attribuiti!) di fatto altro non era che un doppione speculare che divergeva dai richiami (movimentismo ed ecletticità teorica e formale) ma era uniforme nella valutazione (negativa) del marxismo-leninismo, della Rivoluzione d’Ottobre, dell’esperienza sovietica e tanto più dell’opera di Stalin. Anzi per certi versi, quasi a giustificare l’opposizione ai miglioristi, si lanciava con maggiore veemenza contro i capisaldi del comunismo.

La teoria, così come l’ideologia erano assolutamente distanti dal pensiero e dalla pratica (limitatissima peraltro , votò a favore dell’espulsione –giusta- del gruppo del Manifesto, restò nel PDS quando nacque Rifondazione Comunista) di Ingrao che si cullò eternamente alla ricerca di vezzi semantici totalmente privi di incisività: “il dubbio”, quando contribuiva alla demolizione della teoria comunista; “il grumo” quando definiva la stessa esperienza comunista; “stare nel gorgo” quando opportunisticamente evitò di aderire a Rifondazione restando nel PDS (magari la storia non sarebbe cambiata di molto, ma certo era una scelta prioritaria che la dice lunga sul suo pensiero). L’ingraismo come “forma più raffinata di rinuncia alla battaglia politica”.

Invece se proprio si volesse capire quale fu la sua influenza, anche al di fuori delle sue scelte partitiche, non si può non evidenziare il carattere antipartito, eclettico e movimentista con cui caratterizzò i suoi insegnamenti, peraltro sempre da cariche istituzionali prestigiosissime.

Non è un caso che nel 2006 si prestò come testimonial del nascente Partito della Sinistra Europea, di cui abbiamo nefasta traccia da Bertinotti a Tsipras. I suoi seguaci furono molti, moltissimi nei gruppi dirigenti: da Tortorella a Magri, da Rossanda a Parlato, ed oggi da Bertinotti a Vendola. Non è un caso che il tratto di unione per tutti loro sia l’antisovietismo, l’unica forma politico ideologica che ha saputo battere il capitalismo e costruire una società alternativa.

Questo è stato Ingrao. Questo il nostro ricordo a monito nell’evitare errori di memoria di cui devono essere coscienti in primo luogo le nuove generazioni.

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