L’OPPORTUNISTA E TRADITORE TSIPRAS VA AL VOTO. UN GATTOPARDO AL GUINZAGLIO DEL CAPITALE.

20 agosto 2015 di

“Gli alberi della foresta quando vedono la scure avanzare per tagliarli dicono: il manico era uno di noi”

Mentre assistiamo alla sceneggiata in diretta delle dimissioni di Tsipras, il Partito Comunista esprime dall’Italia il suo pieno appoggio e solidarietà al partito fratello KKE (Partito Comunista di Grecia) e ritiene utile e proficuo soffermarsi su alcune considerazioni riguardo agli ultimi sviluppi della situazione socio-politica in Grecia.

Oggi, riferendoci alla situazione e al governo della cosiddetta sinistra, possiamo affermare con certezza che il “re è nudo”.

Il governo di sinistra/destra, Syriza-Anel, insieme ai partiti borghesi Nuova Democrazia, Pasok e Potami, votano nel parlamento greco il terzo memorandum di ulteriori tagli, sacrifici e massacro sociale contro il già martoriato popolo greco.

Certo verbalismo sinistroide – le “dure” trattative con le Istituzioni (che poi è sempre la Troika), gli appelli all’orgoglio nazionale, il NO al referendum per il Memorandum europeo, (trasformatosi da parte del governo in SI’ dopo appena 48 ore) – ha avuto un unico effetto: tentare di ingannare e disorientare una parte dei lavoratori e del popolo greco.

La cruda e terribile situazione è sotto gli occhi di tutti. Le durissime misure, i provvedimenti antipopolari e le dolorose conseguenze per il popolo sono i risultati della firma e l’accettazione del terzo Memorandum, il Memorandum Tsipras.

Riportandoci alla concreta realtà materiale, da nessuna parte viene messo in discussione il fatto che il terzo Memorandum si traduca per la classe operaia e il popolo greco (popolo martoriato e già esausto socialmente ed economicamente dai precedenti due Memorandum), in ulteriori forti tagli ai salari, stipendi e pensioni, in cancellazioni degli ultimi diritti lavorativi rimasti in piedi, in intensificazioni e ampliamento delle privatizzazioni e nella svendita delle ricchezze nazionali a favore degli interessi del capitale interno ed internazionale, in tagli intensivi e profondi della spesa pubblica e sociale (scuola, sanità, previdenza ecc.), in aumento della tassazione diretta ed indiretta per lavoratori, pensionati e lavoratori autonomi, fino al colpo di grazia definitivo per i contadini e l’economia agricola attraverso le direttive e le quote UE, in aumento dell’età pensionabile ai 67 anni e a una lunga serie di varie altre misure antipopolari. (Per una completa esposizione delle misure antipopolari rimandiamo all’articolo del compagno Giorgos Marinos Sulla situazione in Grecia e il ruolo anti-popolare di Syriza, tradotto in http://www.criticaproletaria.it/?p=331)

Questi sono la vera essenza e i risultati reali della politica socialdemocratica del governo della cosiddetta “sinistra”, Syriza-Anel: politica di subordinazione e sottomissione agli interessi e alla redditività del capitalismo greco ed europeo.

Significativa per la ulteriore comprensione della gravità politica sono le manovre militari congiunte tra l’aviazione greca e quella israeliana, nonché la proposta-offerta del governo Syriza, tramite il suo ministro della difesa Kammenos (Anel), della concessione all’imperialismo USA di una nuova basa militare sull’isola di Karpathos. Altro che “smantellamento delle basi militari USA-NATO dal suolo greco”! Queste realtà confermano la totale integrazione del governo greco, in continuità coi precedenti, all’interno del blocco imperialista occidentale, azioni che aumentano i gravissimi pericoli per la pace nella regione. Persino il timido tentativo di giocare un ruolo internazionale meno dipendente con l’altro blocco imperialista dei BRICS, sì è rivelato una sceneggiata. La Russia si è occupata esclusivamente del problema che ad essa più interessa, riguardante lo sviluppo delle reti di distribuzione del gas. La Cina ha addirittura espresso formalmente il suo favore, in linea coi suoi interessi nelle reti di distribuzione delle merci (porti), a che la Grecia trovasse una soluzione all’interno del blocco imperialista europeo.

Per finire, è anche di questi giorni il gravissimo atteggiamento, degno dei governi più reazionari, che il governo greco sta tenendo nei confronti di centinaia e centinaia di profughi che scappano dalle guerre imperialiste.

Basandoci su  tali fatti e realtà incontestabili si dimostrano illusorie, false e disorientanti le campagne di “solidarietà con la Grecia”, cioè con il governo Syriza-Anel, tenutesi in vari paesi e promosse da formazioni politiche e partiti politici opportunisti, principalmente aderenti o collegati al Partito della Sinistra Europea (SE) che condivide le posizioni socialdemocratiche di Syriza, la sua strategia di gestione borghese e le sue posizioni di totale sottomissione e integrazione all’imperialismo europeo nell’Unione Europea e nella NATO.

Illusorie ed errate sono anche certe elaborazioni e posizioni di vari saggisti e “cantastorie” aderenti a formazioni italiane dell’opportunismo di sinistra.

Tali soggetti, falsi amici del popolo, travisando in modo caricaturale o celando le posizioni di lotta e classiste del KKE e spesso ignorando il reale contesto sociale della lotta di classe, formulano in modo fumoso e astratto soluzioni della crisi sistemica, quali proposte per “la costruzione di una ALBA Euro-Afro-Mediterranea”, o pongono il falso problema, appoggiato da una parte delle borghesie dei paesi in crisi, dell’uscita dall’Euro e dall’Eurozona, rimanendo però all’interno della Unione Europea e del sistema capitalistico.

Ammettendo, per puro gusto della polemica, che il capitalismo monopolistico dei paesi del sud Europa trovasse conveniente staccarsi dal blocco del nord per realizzare un proprio sotto-blocco, al più si ricreerebbe una nuova piccola piramide sub-imperialista con capofila l’Italia (e la Francia, se questa dovesse parteciparvi). Forse alcuni settori monopolistici (quelli più arretrati) dei paesi partecipanti potrebbero trovare una loro convenienza a scapito di quelli più potenti e integrati internazionalmente (motivo per cui questa proposta non troverà mai realizzazione), ma il tutto sarebbe sempre a scapito dei settori popolari sui quali si riverserebbe l’ulteriore peso della nuova e più aspra competizione inter-imperialistica.

Quanto alla ventilata uscita dall’euro, senza la contestuale uscita dall’Unione europea e dalla NATO, si può dire in modo sommario che la povertà con euro, dracma lira, o altra moneta sempre povertà è. Che la schiavitù salariata, lo sfruttamento e la disoccupazione all’interno del sistema capitalista con qualsiasi tipo di moneta in uso, rimangono tali e uguali.

Invece la proposta dei comunisti greci, così come quella nostra, è ben diversa.

Sintetizziamola in modo sintetico con le parole: Uscire dall’euro sì, ma da sinistra.

I comunisti propugnano: svincolarsi dai trattati europei, rinnegare il debito e nazionalizzare le banche e il commercio internazionale e via via tutti i principali mezzi di produzione, a cominciare da quelli più grandi e strategici, con affidamento ai lavoratori. Questo è quello che chiamiamo il governo popolare, ossia un governo che abbia la classe operaia alla direzione del paese.

Non fare queste cose, anzi lasciare il debito tutto da pagare, significa “uscire da destra dall’euro”, significa sostanzialmente lasciare le cose come stanno e anzi aggravarle per i lavoratori.

Immaginiamo infatti cosa significherebbe trovarsi coi vecchi debiti (dello Stato e dei privati, come per esempio i mutui) in euro e doverli ora pagare con una moneta svalutata!

Immaginiamo cosa significherebbe per tutti gli speculatori, che avessero portato i loro capitali all’estero, rientrare ora in un paese dove vige un più basso potere d’acquisto: saccheggiare a man salva e a prezzi scontati tutto, beni pubblici e privati.

Immaginiamo per i piccoli produttori, come i contadini, cosa significherebbe doversi approvvigionare dei prodotti dall’estero, dovendoli pagare molto di più.

Da ultimo, la proposta più forsennata è quella di una doppia circolazione monetaria (ventilata un certo momento dall’ex ministro Varoufakis, oggi beniamino dei tifosi dell’ala “sinistra” di Syriza), ossia di una emissione di una moneta parallela (una specie di “pagherò”) con la quale lo Stato parzialmente paga i propri dipendenti e creditori. Se questa moneta non avesse il corso forzoso di tutte le monete (per esempio fosse rifiutata dalle multinazionali e quindi se non si potesse pagare la bolletta della luce, la benzina, i medicinali), si innescherebbe immediatamente il più selvaggio mercato nero; insomma si farebbe un ulteriore regalo ai padroni e al loro Stato di poter pagare i propri salariati ancor meno del livello minimo di sussistenza, una vera tragedia per chi è a reddito fisso e una vera manna per gli speculatori greci e stranieri.

I comunisti devono smascherare questi inganni a danno dei lavoratori che tentano di tessere forze oscure (i cosiddetti “sovranisti”) e meno oscure (come la Lega, che rappresenta settori più arretrati della borghesia italiana).

Nascondendo e travisando le posizioni del KKE, le varie forze filo-Syriza hanno offerto un pessimo servizio al movimento operaio e popolare dei propri paesi. Appoggiando gli inganni e le bugie di Syriza sulla possibilità che all’interno dell’Unione Europea, dell’Eurozona e della NATO, all’interno della via di sviluppo capitalista possano essere risolti i problemi dei lavoratori, hanno contribuito alla dannosa diffusione di illusioni e disorientamento nel movimento popolare. Oltre ciò, hanno nascosto sistematicamente la partecipazione continua del governo ellenico di “sinistra” ai piani imperialisti della NATO, UE ed USA.

Serio e grave è il problema con alcuni partiti o singoli soggetti che hanno assecondato e riprodotto le posizioni di Syriza, dipingendolo e presentandolo come una forza d’urto e di resistenza contro l’UE, tacendo invece sul fatto oggettivo che in realtà esso è un sostenitore dell’imperialismo europeo, della NATO e gestore del sistema della barbarie capitalista.

Noi denunciamo l’azione deleteria dei sopramenzionati partiti schieratisi con la parte della socialdemocrazia. Coloro che perdono l’indirizzo classista e rivoluzionario decadono nella visione di una semplice gestione del sistema capitalistico, anche se conservano ancora il nome “comunista” e in modo puramente formale si riferiscono al “socialismo”. L’esperienza storica e sociale ha confermato in tutto il mondo questa valutazione.

Sono anche da respingere fermamente gli atteggiamenti, che potremmo definire “attendisti”, ma anch’essi in ultima analisi opportunisti, che, evitando di prendere posizione, hanno voluto rappresentare sullo stesso piano le due posizioni, quella di Syriza e del suo governo e quella del KKE e del PAME, accostandole l’una all’altra, come se fossero parte di una componibile dialettica all’interno dello stesso schieramento.

Gli schieramenti sono due e incompatibili: il proletariato e i suoi alleati e le forze rivoluzionarie, che indicano la strada del rovesciamento del capitalismo, da un lato, e dall’altro tutte le forze filo-borghesi, da quelle più reazionarie e filo-fasciste a quelle dipinte di rosso che hanno dimostrato di essere, in continuità con tutta la storia della socialdemocrazia, la stampella del potere borghese, che cerca di “gestire” la crisi capitalistica sempre e solo a favore dei monopoli nazionali e internazionali.

Il nostro Partito rimane fermamente ancorato all’insegnamento leninista secondo il quale non può esistere una efficace e risolutiva lotta contro il capitalismo senza una altrettanto efficace e risolutiva lotta contro l’opportunismo.

Un’altra questione importante e centrale, valida per la lotta di classe in ogni paese capitalista, è la questione della lotta autonoma e indipendente del movimento operaio e dei lavoratori in generale.

Spesso nelle elaborazioni politiche di varie forze opportuniste della sinistra troviamo la valutazione critica di certi paesi imperialisti, come ad esempio la “cattiva” Germania che impone politiche di austerità e di sacrifici ai popoli europei, in contrasto con un altro tipo di gestione, come quella che esercita l’amministrazione Obama negli USA o quella del “socialista” Hollande. Ma, come è noto, l’altro tipo di gestione del capitalismo non ha fermato lo sfruttamento e le sofferenze dei lavoratori, non ha trovato soluzione per le insanabili contraddizioni e le vie senza uscita del sistema capitalistico. Il dilemma di optare per la Germania, gli USA, (od anche la Russia), o per qualsiasi altro schieramento capitalista-imperialista, non deve riguardare il movimento dei lavoratori. Compito e dovere del movimento operaio e dei lavoratori non è quello di scegliere un imperialismo contro gli altri ma di organizzare la lotta popolare contro di esso, di sconfiggerlo e di abbatterlo cominciando a lottare contro quello del proprio paese.

I lavoratori non devono essere trascinati sotto “le bandiere altrui”, sotto le bandiere delle classi borghesi, che servono interessi di classe diametralmente opposti ai loro e che sempre si rivolgono contro di essi.

Spesso forze e partiti della sinistra internazionale usano l’errata classificazione della Grecia (e persino a volte dell’Italia) come “colonia” o come “nuova colonia nella zona dell’ euro”. La Grecia (e certamente anche l’Italia) non è una colonia, ma uno stato membro di due potenti unioni imperialiste: l’Unione Europea e la NATO.

La classe borghese greca, così come quella italiana, spagnola ecc., ha fatto coscientemente tale scelta, considerando che queste alleanze avrebbero aumentato il proprio potenziale nella competizione internazionale con altri capitalisti e l’avrebbero assistita nel mantenimento del suo potere all’interno del paese, aumentando la propria forza nei confronti della classe operaia del proprio paese.

All’interno di queste unioni imperialiste del capitale vige la legge, come in tutto il sistema capitalista, dei rapporti di interdipendenza diseguale e non di rapporti del tipo colonia-metropoli.

Per stare ancora al caso greco, il programma del III memorandum prevede privatizzazioni per circa 50 miliardi. Di questi (ma ci sono molti dubbi sul fatto che riusciranno a ottenere questi volumi, probabilmente svenderanno a molto meno), andranno:

- 25 miliardi alla ricapitalizzazione delle banche greche (capitalisti greci, nascosti dietro i piccoli risparmiatori a cui hanno tagliato in modo ricattatorio l’accesso al proprio risparmio)

- 12,5 miliardi alla riduzione del debito (anche verso le banche greche che ora sono le più esposte, dopo che le altre banche europee hanno avuto tutto il tempo di uscire dal debito greco e scaricarlo sugli Stati)

- 12,5 miliardi agli investimenti per la crescita … dei profitti dei capitalisti greci (o qualcuno ancora crede alla favoletta crescita=benessere per tutti?).

Inoltre quanto ai principali asset messi in vendita, citiamo alcuni fatti:

- la tedesca Fraport, che si è aggiudicata le concessioni sugli aeroporti regionali greci, è in consorzio con la Sentel (una divisione del gruppo energetico greco Copelouzos, di proprietà di una delle famiglie più ricche di Grecia);

- l’area ormai abbandonata del vecchio aeroporto di Atene è stata acquistata dalla società greca Lamda Development, gruppo Latsis dal nome dell’omonima famiglia di armatori ellenici. Tramite la Lamda, i Latsis hanno fatto da intermediario per due investitori stranieri, il gruppo di Abu Dhabi al Maabar e la società cinese Fosun;

- per le società ferroviarie Rosco e Trainose c’è in gara per la Rosco la russa Rzd in consorzio con la greca Terna, la Siemens tedesca e la Alstom francese in consorzio con la danese Damco; per la Trainose ancora Rzd-Terna, i francesi di Sncf e i romeni di Gfr;

- per il 66% della Admie, la società che gestisce la rete elettrica greca, in gara c’è l’italiana Terna, la cinese State grid corporation of China, la belga Elia e il fondo pensionistico del Canada Psp.

Questi fatti fanno escludere che la borghesia greca sia una borghesia asservita a interessi stranieri. Invece essa è una borghesia monopolistica, pienamente e consapevolmente integrata negli interessi imperialistici europei e internazionali.

Quando quindi si straparla di “recupero della sovranità” nazionale, per la Grecia così come per l’Italia, a cosa si fa riferimento?

Tutti questi termini interclassisti – sovranità monetaria, sovranità nazionale – sono solo uno specchietto per le allodole che distolgono la classe operaia dal focalizzarsi sul proprio compito storico, ossia la conquista dell’unica sovranità che dal punto di classe può fare la differenza coi governi borghesi di destra o di “sinistra”: la sovranità popolare, che significa il governo esercitato dalla classe operaia e dai suoi alleati, per la socializzazione e il controllo dei beni di produzione.

Decine di Partiti Comunisti, fedeli al marxismo-leninismo e ai principi dell’internazionalismo proletario, utilizzando le posizioni, le elaborazioni e le informazioni del KKE, e tra questi anche il nostro Partito, hanno informato correttamente in questo periodo i lavoratori dei propri paesi sugli avvenimenti politici e le lotte popolari e di classe in Grecia. Lotte dove i nostri compagni del KKE e del PAME hanno svolto e svolgono un ruolo di combattiva, effettiva e reale avanguardia.

Noi, come Partito Comunista, dopo l’ennesima débâcle del riformismo opportunista, che dimostra, se ancora ce ne fosse la necessità, l’impossibilità e la dannosità di qualunque forma di mediazione e trattativa col capitalismo monopolista, ribadiamo e indichiamo l’unica via realmente alternativa alla barbarie capitalista. È quella dell’organizzazione e della lotta del movimento operaio-popolare per l’abbattimento del capitalismo e per l’instaurazione del potere rivoluzionario della classe operaia e di tutti i lavoratori. Per il Socialismo-Comunismo!

Si tratta non solo di una proposta realistica nella fase odierna del capitalismo monopolistico/imperialismo, ma anche storicamente e socialmente necessaria, valida non solo per il nostro paese ma per tutti i paesi e i popoli sfruttati e oppressi che si trovano sotto la dittatura del capitale.

Riteniamo utile riprendere alcuni punti fondamentali nella nostra proposta e prospettiva politica che sono:

- Il rafforzamento dei partiti comunisti basati sulla dottrina rivoluzionaria del marxismo-leninismo e sui principi dell’internazionalismo proletario.

- Diffusione capillare fra le masse proletarie della proposta politica comunista e della indicazione di lotta per una reale alternativa sociale.

- Ricostruzione, organizzazione e potenziamento del movimento operaio e delle masse popolari nell’indirizzo della lotta anticapitalista.

- Socializzazione dei monopoli e dei grandi mezzi di produzione. Pianificazione scientifica dell’economia dove al centro della politica economica stanno le necessità e i bisogni del popolo lavoratore e non i profitti dei capitalisti.

- Svincolamento dall’Unione Europea e dalla NATO. Smantellamento di tutte le basi militari straniere in Italia e il ritiro dei nostri soldati da tutte le missioni Imperialiste all’estero.

- Potere operaio-popolare.

Il socialismo oggi nel contesto della profonda crisi capitalista rappresenta l’unica soluzione

per la reale liberazione ed emancipazione dei popoli. Solamente il socialismo e la rottura con le organizzazioni imperialiste del capitale possono aprire la via per un futuro senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo, guerre e oppressione per i popoli. Il Partito Comunista rivoluzionario era e rimane lo strumento indispensabile e insostituibile per la sua realizzazione.

Significativo a riguardo, e utile qui riproporlo, è un brano estratto dalla Premessa del Documento Politico approvato al Congresso Nazionale del nostro Partito il Dicembre del 2014:

“Da sempre gli oppressi cercano di emanciparsi dai loro oppressori, ma oggi dall’esito della lotta di classe dipende la sopravvivenza stessa del pianeta. Il Socialismo-Comunismo è l’unica vera soluzione alternativa, ma per sconfiggere l’imperialismo, tanto degli USA, quanto dell’UE e degli altri paesi, il cui capitalismo è recentemente entrato in fase monopolistica, non basta la denuncia. La teoria rivoluzionaria deve trovare applicazione in una prassi altrettanto rivoluzionaria: Il Partito Comunista è appunto lo strumento che unisce e organizza teoria e prassi”.

In conclusione, rivolgendoci agli operai e alle masse popolari ribadiamo l’invito a rendersi partecipi e protagonisti delle lotte anticapitaliste, avendo piena coscienza e convinzione che per ogni conquista, ogni avanzamento popolare, per ogni modificazione a favore del proletariato dei rapporti di forza (oggi sfavorevoli), è indispensabile l’impegno e la lotta di tutti e di ciascuno.

Nel nostro futuro storico e sociale ci sono due alternative: o la perpetuazione della barbarie capitalista o la liberazione socialista-comunista. Noi ci impegniamo e lottiamo con tutte le nostre forze per la seconda alternativa. Per la società Socialista-Comunista!

Condividi
  • Twitter
  • Facebook
  • email
    RUBRICHE

    Autore

    L'autore non ha ancora aggiunto informazioni al suo profilo
    Commenti Chiusi.