GRECIA. La lotta all’estero.

30 luglio 2015 di

A proposito della lotta all’estero rispetto all’attualità in Grecia

Pubblicata lo scorso 19 luglio su Rizospastis

 

Gli sviluppi in Grecia si trovano ancora una volta al centro delle preoccupazioni mondiali e possono essere utili per trarre conclusioni per il Movimento Comunista Internazionale.

 

Molti partiti comunisti e operai, attraverso le posizioni espresse dal KKE, hanno informato correttamente i lavoratori del loro paese sugli sviluppi in Grecia. Tuttavia contemporaneamente alcuni altri partiti e soggetti hanno fanaticamente sostenuto il governo SYRIZA – ANEL seminando così illusioni fra i lavoratori, in primo luogo nel loro paese, rifiutandosi ostinatamente ancor oggi di vedere la realtà. Anche adesso, anche se “la maschera è caduta”, che il governo di SYRIZA – ANEL ha caricato sulle spalle del popolo greco un terzo memorandum, con gravi misure antipopolari. Un terzo memorandum di “sinistra”, che arriva e si aggiungerà agli altri protocolli dei governi borghesi precedenti del PASOK e di Nuova Democrazia. Un terzo memorandum, con il sostegno dei “tre moschettieri” del sistema: Nuova Democrazia, Pasok e Potami.

Tali forze hanno presentato come un cambiamento enorme e globale, la fiducia mostrata dalla borghesia negli ultimi mesi, a un partito di “sinistra”, SYRIZA, concedendogli la gestione del governo.

Poi hanno presentato i negoziati che ha fatto il governo con le unioni imperialiste, al fine di garantire la redditività del capitale locale, come una presunta “lotta” contro l’UE per gli interessi del popolo. È in questo senso, hanno lanciato le ingannevoli campagne di “solidarietà con la Grecia e il popolo greco”, cioè con il governo di Syriza. Con vari articoli hanno sostenuto l’inganno di Syriza, che i problemi dei lavoratori potrebbero essere risolti nella zona euro, nell’Unione Europea, all’interno della NATO, all’interno del percorso di sviluppo capitalistico.

Hanno sigillato i loro occhi e le loro orecchie verso il KKE e le persone che hanno mostrato il vero ruolo di SYRIZA, i cedimenti tra cui le misure minime promesse prima delle elezioni. Hanno continuato a non vedere la confermata partecipazione del “governo di sinistra” greco ai piani imperialisti della NATO, dell’UE e degli Stati Uniti.

E adesso? Ora se la prendono con la Germania che ha “abolito la sovranità della Grecia” e imposto il terzo memorandum. E Syriza? E il suo governo? Sono completamente scomparsi dalle loro analisi.

 

Sviluppi “senza precedenti”

 

È in questo spirito che Peter Mertens, presidente del Partito del Lavoro del Belgio (PTB) ha agito nel corso del periodo precedente e odierno. Questo è quello che ha scritto nei suoi articoli, mentre in uno dei suoi ultimi, egli osserva che “la Grecia diventa così una sorta di neo-colonia nella zona euro. Si tratta di un nuovo status in un’Unione europea che ci è stata ancora una volta venduta come progetto di pace, di progresso e di solidarietà”.

Ma quello che è successo in Grecia non è una novità, tranne che per il fallimento totale della “sinistra del rinnovamento” della “sinistra di governo”. Quindi questa “sinistra”, che ha promesso ai lavoratori l’umanizzazione del capitalismo, dell’UE e della NATO e che – dice – potrebbe “mettere l’uomo prima del profitto”, ha dimostrato senza dubbio che una tale cosa non può accadere. Finché esiste il modo di produzione capitalistico, il potere verrà esercitato a favore del capitale per aumentare i propri profitti. Fino a quando la NATO continuerà (con la partecipazione dei “governi di sinistra”) ad assassinare i popoli, a promuovere gli interessi dei monopoli euro-atlantici. Il governo di SYRIZA non solo non ha chiuso alcuna base militare USA e della NATO, ma ne ha anche promesso una nuova a Karpathos, dedicando, in questo periodo di crisi, un budget per le necessità della NATO.

La Grecia non è una colonia, come affermato, ma un membro di due potenti unioni imperialiste: la UE e la NATO. La borghesia greca ha deliberatamente scelto che il nostro paese stia lì, considerando che queste alleanze aumentano la sua forza, sia nel contesto della sua concorrenza con altri paesi capitalisti, che per mantenere il suo potere all’interno Paese. All’interno di queste unioni, come in tutto il sistema capitalistico, ci sono configurazioni e interdipendenze di natura ineguale piuttosto che relazioni colonia – metropoli. Né, naturalmente, l’UE è “un progetto di pace, di progresso e di solidarietà”, che ora è “andato storto”. L’Unione europea, e ben prima la CEE, è sempre stata un’alleanza di lupi, una “fossa dei leoni”, come l’aveva stigmatizzata il Partito Comunista di Grecia durante il periodo della sua illegalità, 60 anni fa. Questa unione è stata realizzata per gli interessi del grande capitale europeo e non per i popoli europei. Può diventare ancora più reazionaria, ma non sarà mai a favore dei popoli.

 

La Germania o gli Stati Uniti?

 

Valutando gli ultimi sviluppi in Grecia, ci sono analisi che dicono che “la Germania impone l’austerità in Europa” e si evoca la possibilità di un’altra gestione come quella esercitata da B. Obama negli Stati Uniti.

Syriza ha seminato illusioni simili in Grecia. (Per inciso, il 17/7, G. Dragasakis, il vice primo ministro, ha detto senza vergogna: “Dobbiamo ringraziare pubblicamente il governo degli Stati Uniti e il presidente Obama perché, senza il loro contributo e la loro insistenza affinché l’accordo includa punti su obiettivi di debito e di crescita, non avremmo avuto successo”)

Tuttavia, conosciamo anche l’altra “ricetta” della gestione del capitalismo praticata negli USA da Obama, che è ben lungi dall’aver migliorato la sorte dei lavoratori, di aver fermato l’aumento dell’impoverimento relativo e assoluto della classe operaia, l’impasse del capitalismo. Il dilemma tra “Merkelisti” e “Obamisti” non dovrebbe riguardare i lavoratori. Essi non devono, ovviamente, scegliere un lato nel confronto Stati Uniti – Germania, su chi avrà il “sopravvento” nella UE, o preoccuparsi per la stabilità o la divisione dell’asse franco-tedesco all’interno dell’UE.

I lavoratori non devono farsi trascinare dietro le “bandiere” della borghesia, dei vari “esempi” di gestione borghese che servono gli interessi a loro “estranei” e, in ogni caso, diretti contro di loro.

 

La prospettiva della nostra lotta

 

Si sostiene che “in Europa abbiamo bisogno di un fronte forte per opporci alla dittatura economica e politica della Troika e della Commissione europea” per imporre “l’Europa dell’uguaglianza, dello sviluppo economico regionale e della solidarietà” (P. Mertens).

Sarebbe, però possibile, che il movimento operaio possa avere come obiettivo assicurare pari relazioni tra gli Stati, “democrazia” e “solidarietà” nel quadro del capitalismo? Ma, come dimostrato a livello internazionale dalla “lezione” di SYRIZA al governo, è del tutto inutile aspettarsi questo dall’UE. In effetti, si deve capire che i rapporti ineguali e lo sviluppo ineguale sono inerenti al sistema imperialista. Così il movimento comunista e dei lavoratori possono invocare qualcosa che non ha alcun fondamento.

In che direzione deve muoversi la nostra lotta in Europa? A questa domanda, 29 Partiti Comunisti e Operai, tra cui il Partito Comunista di Grecia, hanno risposto insieme, riuniti sotto la “Iniziativa europea comunista”, la cui dichiarazione di fondazione mette in evidenza, tra l’altro, che: “Consideriamo l’Unione europea il centro imperialista europeo, che sostiene piani aggressivi contro altri popoli e si allinea con gli Stati Uniti e la NATO; il militarismo è il suo elemento strutturale.

 

Consideriamo che ci sia un cammino di sviluppo differente per i popoli. Attraverso le lotte dei lavoratori si proietta la prospettiva di un’Europa differente, della prosperità dei popoli, del progresso sociale, dei diritti democratici, della cooperazione paritaria, della pace, del socialismo.”

Nel nostro paese, questa “via” è attraverso il sostegno al KKE, la ricomposizione del movimento sindacale, il rafforzamento del movimento operaio, una forte alleanza popolare, che rivendichi misure di soccorso immediato, il recupero delle perdite, che metta il popolo in atteggiamento combattivo, avendo come punto di riferimento la lotta contro i monopoli e il capitalismo, affinché la rottura diventi la sola realtà a beneficio del popolo: la proprietà sociale, l’uscita dalla UE e dalla NATO, la cancellazione unilaterale del debito, il potere popolare dei lavoratori.

 

Eliseos Vagenas, membro del CC del KKE, Capo del Dipartimento delle Relazioni Internazionali

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