Meeting dei Partiti Comunisti nel Donbass: la lotta contro il fascismo è indissolubilmente legata alla lotta contro il capitalismo!

14 maggio 2015 di

Il 5 maggio 2015 una riunione di partiti e organizzazioni comunisti si è svolta nella regione del Donbass per lo scambio di opinioni sulla situazione che si sta creando nel sud-est dell’Ucraina e i compiti dei comunisti.

L’incontro si è tenuto su invito del Partito Comunista Operaio Russo (PCOR-PCUS), dell’Organizzazione dei Lavoratori Comunisti di Lugansk e del Partito Comunista di Donetsk, e hanno partecipato partiti comunisti e operai da alcune ex Repubbliche Sovietiche, nonché i rappresentanti del Partito Comunista di Grecia (KKE) e del Partito Comunista (Italia).

Il  PARTITO COMUNISTA è stato rappresentato dal Compagno Guido Ricci, membro dell’Ufficio Politico e Presidente della Commissione Centrale di Controllo e Garanzia.

Il KKE è stato rappresentato all’incontro da Elisseos Vagenas, membro del CC del KKE e Responsabile della Sezione Relazioni Internazionali del CC del KKE. Di seguito l’intervento del KKE in occasione della riunione dei Partiti Comunisti nel Donbass:

Alla vigilia del 70° Anniversario della Vittoria Antifascista

Vi ringraziamo per il vostro invito a partecipare alla riunione odierna dei Partiti Comunisti, e da questa tribuna vogliamo esprimere, prima di tutto, la nostra solidarietà ai comunisti della regione, che operano in condizioni particolarmente difficili e senza precedenti. La nostra presenza qui è una dimostrazione pratica della nostra solidarietà.

Il nostro incontro odierno si svolge tra due date importanti: il 1° maggio, il giorno internazionale della classe operaia, che è legato alle lotte dei lavoratori per i loro diritti e il potere politico, e il 9 maggio, che quest’anno segna il 70° Anniversario della fine della seconda Guerra Mondiale e la Vittoria Antifascista dei Popoli.

Chi si sarebbe aspettato qualche decennio fa che saremmo stati qui, sul territorio dell’ex Unione Sovietica, e che tali enormi conquiste sociali, come il diritto a un lavoro con diritti per tutti, istruzione gratuita, l’assistenza sanitaria gratuita, la sicurezza sociale, la certezza per il futuro, e molte altre cose sarebbero state perse per i lavoratori? Chi si sarebbe aspettato pochi anni fa che saremmo tornati in questa regione a un’epoca in cui i parlamenti vietano la diffusione degli ideali e dei simboli comunisti, appena pochi giorni prima del 1° Maggio e del 70° anniversario della Vittoria Antifascista? Chi si sarebbe aspettato che ci saremmo trovati in questa terra a sentire ancora una volta il suono dell’artiglieria e delle armi automatiche e vedere fiumi di sangue che viene versato? Chi si sarebbe aspettato che le forze apertamente fasciste avrebbero marciato a Kiev, demolito i monumenti sovietici e che simili forze provenienti dalla Russia e da altri paesi europei avrebbero tenuto un loro congresso a Leningrado, che la reazione ha ormai ribattezzato “San Pietroburgo”?

Sopravvalutazione dei risultati della 2aGuerra Mondiale

Per molti anni la visione errata, che la Vittoria Antifascista nella 2a Guerra Mondiale avesse cambiato definitivamente i rapporti di forza tra le forze del capitale e del lavoro, è stata diffusa anche nel movimento comunista internazionale. Questo punto di vista si è basato sulla vittoria dell’Unione Sovietica, l’emergere di paesi socialisti nell’Europa orientale, la vittoria della rivoluzione in Cina, e la formazione di nuovi stati negli anni ‘50 – ’60 che hanno rotto le catene del sistema coloniale e hanno stabilito relazioni economiche, militari e politiche con l’URSS. I rapporti di forza internazionali sono stati sopravvalutati e sono stati ritenuti a favore dell’Unione Sovietica e dei paesi socialisti. Infatti, si sottolineavano alcune conquiste tecnologiche, come ad esempio l’acquisizione di un arsenale nucleare e missili intercontinentali. Nei primi anni ‘60 A. Gromyko, il Ministro degli Affari Esteri dell’URSS nel periodo 1957-1985, e B. Ponomariov, membro del PB del PCUS e responsabile della Sezione Relazioni Internazionali del PCUS dal 1955 al 1986, valutavano che: “La costruzione di missili intercontinentali di alta precisione e razzi spaziali, il lancio dei primi satelliti e l’invio di un razzo sulla Luna, dimostrano gli enormi successi del paese dei Soviet nei settori più importanti della scienza moderna e della tecnologia, tra cui quella militare. La comparsa del missile intercontinentale ha reso la relativa invulnerabilità strategica degli Stati Uniti una cosa del passato. Il rapporto di forza strategico è cambiato in favore del campo socialista”. [1]

Gli sviluppi hanno confutato tali valutazioni in modo tragico. La Risoluzione sul Socialismo del 18° Congresso del Partito Comunista di Grecia, contiene la seguente valutazione: “Entrambe le sezioni del movimento comunista (al potere o no) sopravvalutarono la forza del sistema socialista e sottovalutarono la dinamica della ricostruzione post-bellica del capitalismo”. [2]

Si sono sviluppate su questo terreno posizioni utopistiche, politiche opportuniste per quanto riguarda la “transizione pacifica”, le“tappe”, “il percorso non capitalistico di sviluppo”, sui “sistemi di sicurezza” internazionali e regionali, “il diritto internazionale”, la “democratizzazione” delle unioni imperialiste, come l’UE, così come la verbosità genericamente pacifista sullo “scioglimento della NATO”, senza sollevare la questione di come ogni paese avrebbe potuto uscirne, ecc… che purtroppo ancora influenzano dei Partiti Comunisti. Anche ora, quando si sta rilevando il ruolo delle Nazioni Unite, che a volte opera attivamente a sostegno dell’aggressione imperialista in vari parti del pianeta e in altri momenti rimane uno “spettatore”, a causa dell’acutizzarsi delle contraddizioni inter-imperialiste, come avviene nel caso dell’Ucraina, che costituisce la nuova “frontiera” tra le unioni imperialistedella NATO e l’Unione Europea da un lato, e la Russia e le alleanze economiche e politico-militari euroasiatiche, in formazione, dall’altro.

Sulle cause del conflitto in Ucraina

Compagni, questa è la ragione per la quale a nostro avviso gli sviluppi che si svolgono qui, nella regione del Donbass, hanno le loro radici nel rovesciamento del socialismo e nella dissoluzione dell’URSS. Il conflitto in corso in Ucraina è condotto sul terreno del capitalismo. I mezzi di produzione sono tornati a essere di proprietà privata, passando da un gruppo di imprese a un altro, che nelle condizioni del capitalismo monopolistico sono indissolubilmente legate a Stati capitalisti e anche al sostegno delle associazioni di stati capitalisti. In questo quadro abbiamo visto l’intervento aperto degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e della NATO in Ucraina, nel contesto della loro competizione con la Russia per il controllo delle materie prime, delle reti di gasdotti, delle vie di trasporto e quote di mercato. Questa competizione è effettuata con tutti i mezzi possibili: politici, diplomatici, economici e anche militari. Noi non dimentichiamo la massima leninista che “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi violenti”. Di conseguenza, gli USA e l’Unione europea non hanno alcuna esitazione nel sostenere, finanziare e addestrare forze perfino fasciste in Ucraina.

La posizione del KKE

Il KKE, fin dal primo momento, ha denunciato l’intervento imperialista in Ucraina, l’anti-comunismo, l’utilizzo del mostro fascista che, allora come oggi, è una creazione del sistema capitalista, nasce nelle profondità del sistema, e non è qualcosa di estraneo ad esso, come vogliono presentarlo. Il fascismo è usato come la punta di lancia del potere capitalista contro il movimento operaio e anche come strumento della borghesia di cooptare il popolo nei suoi sforzi per raggiungere obiettivi geopolitici nel quadro del rafforzamento della propria posizione nella “piramide” imperialista globale. Questo non significa che gli Stati Uniti e l’Unione Europea, sostenendo il governo reazionario di Kiev e persino le forze fasciste come “Settore Destro”, sono fascisti ed “esportano il fascismo”. Essi sostengono queste forze, non solo in Ucraina, ma anche in precedenza le hanno sostenute nei paesi baltici. Inoltre, anche in passato hanno sostenuto tali forze, per esempio, il Regno Unito ha sostenuto la dittatura di Metaxas in Grecia. Lo fanno per realizzare i loro piani contro i loro concorrenti.

Il KKE ha denunciato la partecipazione, inizialmente del governo di ND-PASOK e poi del governo SYRIZA-ANEL, ai piani dell’UE e della NATO nella regione, tra cui le sanzioni imposte contro la Russia.

Il nostro partito, inoltre, ha espresso la sua solidarietà con i comunisti di Ucraina, che sono perseguitati. Ha denunciato la legislazione anti-comunista. Ha realizzato dimostrazioni di massa e proteste davanti all’ambasciata ucraina di Atene e ha sollevato tali questioni nel Parlamento europeo e nel Parlamento nazionale.

Inoltre, il KKE ha espresso la sua solidarietà con il popolo ucraino che è stato coinvolto in una guerra con migliaia di vittime. Abbiamo sottolineato che il vero dilemma per il popolo ucraino non è quello di scegliere tra due unioni interstatali capitaliste, vale a dire, tra l’unione capitalista interstatale europea, l’Unione Europea, o tra gli Stati dell’unione capitalista dell’Eurasia, che viene fondata dalla Russia. Nella nostra valutazione queste associazioni non si formano per servire gli interessi del popolo lavoratore, ma per promuovere gli interessi del capitale. Naturalmente i capitalisti possano combattere tra di loro. Un settore può valutare che i suoi interessi sarebbero meglio serviti attraverso l’integrazione del paese nell’Unione Europea e un altro che la loro redditività sarebbe meglio servita dall’adesione del paese all’Unione Eurasiatica. I capitalisti possono avere tali dilemmi e polemiche corrispondenti. Tuttavia questo non ha nulla a che fare con i lavoratori. Abbiamo sottolineato nelle dichiarazioni che i lavoratori hanno la loro bandiera, i propri interessi, che non coincidono con gli interessi di alcun settore della classe borghese o potenza imperialista. Gli interessi della classe operaia e degli altri strati popolari stanno nella socializzazione dei mezzi di produzione, la pianificazione centralizzata dell’economia, nel potere operaio. Questa è la loro“bandiera”, che non deve esser ammainata in alcun caso, ma deve esser difesa ferocemente. In particolare qui, sul terreno dell’ex Unione Sovietica, dove i lavoratori hanno sperimentato le grandi conquiste storiche del socialismo e sanno cosa significa il socialismo, dove anche i mass-media borghesi devono ammettere che nei sondaggi d’opinione, alla domanda: “Quando si viveva meglio?”, la stragrande maggioranza risponde che vivevano meglio durante il periodo socialista. E questo nonostante la calunnia e il fango gettato costantemente sul socialismo, e non solo dai politici ucraini, come il primo ministro ucraino Yatsenyuk, ma anche da russi, come il giornalista Svanidze, che presenta molti programmi di prima serata nella TV di Stato russa.

Sulla situazione in Donbass

Comprendiamo molto bene quali sono i pericoli che comporta per la popolazione della regione, la vendetta e l’odio di questa sezione della borghesia che governa a Kiev. Sappiamo che questa sezione è sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea e che cerca di eliminare tutte le forze politiche che ostacolano l’assimilazione nell’Unione Europea e nella NATO, comprese le minoranze nazionali e linguistiche, in particolare quelle che sono considerate essere a favore di un’alleanza con la Russia capitalista.

Allo stesso tempo, vediamo che le nuove strutture di potere che si sono formate nelle “Repubbliche Popolari” sono borghesi e i rapporti di produzione rimangono capitalisti. Prendiamo atto che il potere è stato trasferito dagli oligarchi ucraini alla borghesia locale, che è strettamente connessa con la Russia. È caratteristico che i nuovi governi delle Repubbliche Popolari di Donetske Lugansk continuino a inviare all’Ucraina Centrale e Occidentale il carbone estratto nelle miniere di carbone del Donbass. Anche se il popolo delle Repubbliche Popolari del Donbass è stato lasciato senza carbone per l’inverno, hanno rifornito i territori sotto il controllo di Kiev. Le imposte delle imprese che ancora operano nel Donbass sono versate a Kiev. Inoltre i proprietari delle imprese riscuotono le imposte di guerra dai lavoratori del sud-est dell’Ucraina per le cosiddette operazioni contro il terrorismo!

Tutto ciò dimostra, ancora una volta, che il potere o sarà nelle mani della classe borghese o nelle mani della classe operaia. Non vi è alcun governo intermedio, “patriottico” o “anti-fascista” o “di sinistra”.

Il nostro partito esprime la sua solidarietà con la lotta dei lavoratori del Donbass, e in generale dell’Ucraina e valuta che questa lotta, così come la lotta contro il fascismo, per la difesa dei diritti dei lavoratori e i benefici popolari non può esser disgiunta dalla lotta contro i monopoli, contro lo sfruttamento capitalista e il potere borghese, che non devono scivolare in alleanza con le forze borghesi e opportuniste che cercano di salvare la forma parlamentare della dittatura capitalista. L’obiettivo dell’alleanza popolare come alleanza sociale con una direzione antimonopolista-anticapitalista, come opposizione di classe del popolo lavoratore contro il potere borghese, non deve cambiare la sua direzione o il suo contenuto. Solo in questo modo la lotta del popolo può salvaguardare la propria prospettiva.

Non è una questione legata ai rapporti di forza, ma è una questione che sorge dall’attualità e la necessità del socialismo, per il fatto che viviamo ancora in un’epoca di transizione dal capitalismo al socialismo, che è stata annunciata dalla Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Nonostante le controrivoluzioni, il carattere della nostra epoca non è cambiato, perché la contraddizione fondamentale del capitalismo tra capitale e lavoro rimane, come tutti i vicoli ciechi sociali del capitalismo. L’unica soluzione è il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo. Certo, dobbiamo tenere conto della correlazione di forze, che oggi è molto negativa, ma non per rinunciare ai compiti del Partito Comunista, ma per migliorare i nostri argomenti e tattiche, che devono essere integralmente collegate alla nostra strategia.

Sulla posizione dei comunisti davanti all’acutizzarsi delle contraddizioni inter-imperialiste

Soprattutto oggi, quando la crisi economica ha acuito la concorrenza e le contraddizioni tra gliStati capitalisti e le loro varie alleanze imperialiste che stanno diventando sempre più aggressive contro i popoli al fine di rafforzare la loro posizione geopolitica, per la ripartizione dei mercati, il controllo delle risorse energetiche e delle vie di trasporto.

È molto importante l’esistenza di forze comuniste, come fece il partito di Lenin, che non si allineino con alcuna delle potenze imperialiste. Ci devono essere le forze comuniste in prima linea nella lotta per i diritti del popolo lavoratore, contro il terrore fascista e la guerra imperialista, contro i monopoli e il capitalismo. Che non cadono nella “trappola” di sostenere una potenza imperialista, a prescindere dai pretesti, o nella “palude” del pacifismo. Per questo motivo le posizioni di Lenin continuano a essere attuali: “In tali condizioni, gli slogan del pacifismo, del disarmo internazionale sotto il capitalismo, degli arbitrati, ecc. non rivelano solamente l’utopismo reazionario, ma costituiscono anche per i lavoratori un inganno palese volto a disarmare il proletariato e allontanarlo dal compito di disarmare gli sfruttatori.

Soltanto la rivoluzione proletaria socialista può trarre l’umanità dal vicolo cieco in cui l’hanno condotta l’imperialismo e le guerre imperialistiche. Quali che siano le difficoltà della rivoluzione e le sue eventuali sconfitte temporanee, quali che siano le ondate della controrivoluzione, la vittoria finale del proletariato è immancabile”[3].

[1] “La storia della politica estera sovietica 1917-1980”, a cura di Andrei Gromyko, B N PONOMAREVA, Volume 2 (1945-1985), p. 370.

[2] Risoluzione sul Socialismo del 18 ° Congresso del KKE: Valutazioni e conclusioni sull’edificazione del socialismo nel corso del XX secolo, con particolare attenzione all’URSS. La concezione del KKE sul socialismo.

[3] V.I. Lenin: “Programma del Partito Comunista di Russia (bolscevico)” 1919

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