CHI NON COMBATTE IL CAPITALISMO FINISCE PER PERDERE IL POPOLO. Sabato 28 Febbraio i Comunisti in piazza ad Atene contro l’accordo tra UE e governo.

27 febbraio 2015 di

La coalizione SYRIZA, come frettolosamente è stata unita, altrettanto frettolosamente si sta disgregando. La ragione è evidente ed è sotto gli occhi di tutti. Tzipras non solo si è piegato alla Troika stringendo accordi che non sono che l’estensione del memorandum approvato dai precedenti governi con tutte le leggi antipopolari e gli accordi di strozzinaggio che ne conseguono, ma ha anche tentato di presentare la capitolazione come una vittoria. I delusi e i traditi ovviamente si ribellano e quella variegata coalizione che comprendeva però al suo interno molti membri del famigerato PASOK si squaglia come neve al sole: oggi la protesta degli anarchici e di altri pezzi della sinistra interna della formazione politica. Molti si spingeranno a votare il progetto di legge del Partito Comunista di Grecia (KKE) che chiede la completa abolizione del memorandum, dei nuovi accordi e di tutte quelle leggi antipopolari ed antioperaie (oltre trecento) fatte approvare in Parlamento dai precedenti governi che sinora la coalizione governativa SYRIZA-ANEL (sbugiardando i suoi stessi slogan) ha lasciato praticamente intatti.
Il KKE coerentemente non ha mai fatto ingresso nella coalizione populista, non l’ha mai sostenuta e ne ha da sempre smascherato la sostanziale aderenza al sistema che diceva di combattere o migliorare.

I disinformati ed i non attenti non hanno percepito che le ambigue manovre di SYRIZA avevano avuto inizio anche prima delle elezioni. Il PAME, sindacato di classe tra i più combattivi e vicino al KKE, lo aveva chiaramente denunciato (“Il ruolo negativo di SYRIZA nel movimento sindacale della Grecia – Resistenze n. 527http://www.resistenze.org/sito/te/pr/mo/prmofa19-015653.htm). Oggi lo documenta l’adesione alle politiche antipopolari della Troika attraverso i nuovi accordi.

Il panico serpeggia anche nei sinistri e sinistrati italiani che vedevano uno spin off poltronistico anche nel belpaese, magari appoggiandosi su gambe scontente del PD.
Gli insediamenti di questi giorni insegnano la vecchia ed usuale canzone: lo spazio del riformismo è finito, il popolo difende veramente i suoi interessi solo attraverso la lotta al capitalismo ed ai rapporti di produzione che ne determinano il servaggio. Tutto il resto è la continuazione di schiavitù sotto altre forme oppure, nel politipo italiano, sotto altre poltrone. Eppure vi sarà chi si spingerà a parlare di ritrovare “l’unità della sinistra”. Così come ci sarà chi proverà a dire che ci vuole più democrazia in streaming, controllo di portavoce e scontrini e condivisione dei lavori. Come se piegarsi alla Troika in diretta televisiva, dopo un consulto in rete o in una stanza chiusa facesse la differenza del risultato finale. Anche gli sconfitti onesti, restano sempre sconfitti.
A questi malandati od ingenui epigoni potrà e dovrà essere risposto con l’esempio della Grecia. Uniti per cosa? Vi è un solo modo di lottare contro il capitalismo: agire per abbatterlo. Vi è una sola democrazia possibile per la classe dei proletari, quella che la porta al potere. Le coalizioni improvvisate e le formazioni nate senza unità ideologica politica ed organizzativa per occupare il consenso ed il parlamento (senza una valida alternativa volta alla presa ed all’esercizio del potere con la sostituzione dei rapporti di produzione capitalistici col socialismo) segnano una doppia sconfitta: da un lato nei confronti del sistema che si voleva riformare, il quale rimane intatto, dall’altro nei confronti del popolo, che sempre abbandona l’ultimo dei suoi pifferai.

Unica alternativa rimane quella di costruirla, quella unità ideologica, politica ed organizzativa: idonea allo scopo e che non serva solamente alla scampagnata temporanea nel potere. Diversamente la barbarie: gli italiani proletari di giusta volontà lo capiscano ora prima che sia troppo tardi.

Enzo Pellegrin

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